sabato 19 maggio 2012
venerdì 18 maggio 2012
Tredici mappe sulla condizione della donna nel mondo
In una serie di mappe,l'organizzazione WomanStats rileva attraverso le statistiche che in tutto il mondo c'è ancora " una guerra contro la donna".
Il progetto WomanStats Maps,che comprende il più grande database sullo stato delle donne a livello di ogni Stato-nazione ha tradotto sulle mappe e secondo i colori,quegli aspetti che hanno maggior impatto sulla vita delle donne del mondo, a partire dalla sicurezza, passando per l'istruzione, senza dimenticare anche i diritti riproduttivi.
Qui di seguito alcune spiegazioni.
Qui di seguito alcune spiegazioni.
Donne e sicurezza fisica.
Una radiografia agghiacciante: nella maggior parte del pianeta non esiste o vi sono livelli molto bassi di sicurezza fisica per le donne". Neppure in Europa dove gli indici di uguaglianza di genere si presentano molto alti, secondo quanto riportato da questa organizzazione.
Come si può vedere nella mappa, le regioni dove sono più bassi gli indici di sicurezza per le donne sono l'Africa Orientale, Asia Centrale e Sud-Est asiatico.
Una radiografia agghiacciante: nella maggior parte del pianeta non esiste o vi sono livelli molto bassi di sicurezza fisica per le donne". Neppure in Europa dove gli indici di uguaglianza di genere si presentano molto alti, secondo quanto riportato da questa organizzazione.
Come si può vedere nella mappa, le regioni dove sono più bassi gli indici di sicurezza per le donne sono l'Africa Orientale, Asia Centrale e Sud-Est asiatico.
Preferenza per il maschio e rapporto per sesso.
Per molti paesi sono già conosciute le preferenze sociali per i figli maschi,che esistono comunque in molte parti del mondo. Tanto che in luoghi come India e Cina si è arrivati ad un'allarmante estensione dell'"aborto selettivo",da diventare in un problema demografico.
Tuttavia, occorre sottolineare che, come si nota sulla mappa,la preferenza per il figlio maschio è un fattore che si ripete in ogni Continente ed è particolarmente importante in alcuni paesi europei come la Spagna.
La Tratta delle donne.
Nonostante gli sforzi di molte organizzaioni governative e non governative compiuti per arginare questa piaga, il numero delle donne colpite dalla tratta ha continuato ad aumentare.
Le regioni del mondo dove, nonostante le leggi imposte, il traffico delle donne è più alto sono nuovamente Africa Orientale e Asia Centrale. Tuttavia come mostra la mappa la Tratta è un problema generalizzato e molto pericoloso.
Nonostante gli sforzi di molte organizzaioni governative e non governative compiuti per arginare questa piaga, il numero delle donne colpite dalla tratta ha continuato ad aumentare.
Le regioni del mondo dove, nonostante le leggi imposte, il traffico delle donne è più alto sono nuovamente Africa Orientale e Asia Centrale. Tuttavia come mostra la mappa la Tratta è un problema generalizzato e molto pericoloso.
Il tasso di mortalità materna
Africa, seguita dal Sud-est Asiatico,restano i continenti per eccellenza, con i tassi più alti di mortalità materna. Più di 300 donne morte per 100.000 nascite è l'inquitante cifra che riportano le ultime statistiche realizzate su questa problematica fatale. Di fatto la mortalità materna è considerata una delle principali cause di morte tra le donne in età fertile nei paesi coloniali e semi-coloniali. La maggior parte altamente prevenibile e direttamente collegata alle condizioni di vita e accesso a informazioni e risorse.In realtà, la povertà è un fattore determinante per la sopravvivenza delle donne durante la gravidanza.
Livello di istruzione per sesso.
Africa, Asia Centrale e Sud-est asiatico sono ancora le regioni che rilevano negativamente.Considerando che in molti paesi di queste aree ci sono norme culturali e legali che restringono o limitano l'accesso delle bambine all'istruzione risulta molto più elevato l'analfabetismo femminile rispetto agli uomini. Come si vede dalla mappa non solo nelle regioni sopra nominate, m anche in altre regioni dell'Africa e in America Latina, si osservano differenze di genere nell'istruzione che possono superare il 10%. Nelle regioni su citate la percentuale arriva al 20%.
Partecipazione politica della donna
Nella mappa le cifre parlano da sole. In gran parte dell'Africa, Asia e America Latina, la rappresentanza nei governi delle donne è estremamente limitata: meno del 10% del parlamento sono donne.Questa è una dinamica che interessa, come indicato sulla mappa soprattutto i paesi sottosviluppati e in via di sviluppo, ma anche paesi sviluppati (es. Giappone).
Prevalenza della mutilazione / ablazione genitale femminile.
L'ablazione o la mutilazione genitale femminile comprende una serie di pratiche che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni delle ragazze. Tra le altre conseguenze, le ragazze mutilate soffrono problemi irreversibili, per tutta la vita, di salute.Si stima che 70 milioni di bambine e donne hanno subito MGF /ablazione in Africa e Yemen.
Inoltre, le cifre sono in aumento in Europa, Australia, Canada e Stati Uniti, soprattutto tra gli immigrati provenienti da Africa e Asia sud-ovest, come indicato nella mappa.
L'ablazione o la mutilazione genitale femminile comprende una serie di pratiche che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni delle ragazze. Tra le altre conseguenze, le ragazze mutilate soffrono problemi irreversibili, per tutta la vita, di salute.Si stima che 70 milioni di bambine e donne hanno subito MGF /ablazione in Africa e Yemen.
Inoltre, le cifre sono in aumento in Europa, Australia, Canada e Stati Uniti, soprattutto tra gli immigrati provenienti da Africa e Asia sud-ovest, come indicato nella mappa.
La pratica delle spose bambine.
Questa pratica non è esclusiva di un solo paese, religione o lingua.Anche se il matrimonio precoce è illegale nella maggior parte delle nazioni,essa è una tradizione molto più antica delle leggi che cercano di evitarla.
Ancora una volta vediamo che le regioni in cui si pratica sono solo quelle nelle quali è minore la protezione legale e sociale per le donne: Africa, Asia centrale e Sud-est asiatico.
Tredici mappe sulla situazione della donna nel Mondo, che ci rendono un pò più consapevolidi tutto il lavoro che c'è ancora da fare nel nostro pianeta per raggiungere una vita degna per tutte le donne che lo popolano.
lunedì 7 maggio 2012
L'odierna Inquisizione e le religiose nordamericane
da Ivone Gebara
Roma ha posto nel mirino la Conferenza della Leadership Religiosa Femminile (LRWC). L'inquisizione si impegna a fondo.
Ancora una volta abbiamo assistito terrorizzate alla "valutazione
dottrinale" o la richiamata attenzione o sanzione della Congregazione
per la Dottrina della Fede contro coloro che si pongono fuori dalla
corretta dottrina cattolica. Solo che questa volta il dito è puntato non
contro una singola persona,bensì contro un'istituzione che riunisce e
rappresenta più di 55 mila religiose degli Stati Uniti. Si tratta della
Conferenza Nazionale delle Religiose -conosciuta con la sigla LRWC
(Conferenza della Leadership Religiosa femminile.Queste religiose in
tutta la loro storia hanno sviluppato e continuano a sviluppare un'ampia
missione educativa per la dignità di molte persone e gruppi dentro e
fuori gli Stati Uniti.
La maggior parte di queste donne appartenenti a varie congregazioni
nazionali e internazionali, al di là della loro formazione umanista
cristiana sono intellettuali e professioniste nei diversi campi del
sapere. Sono scrittore, filosofe, biologhe, sociologhe, avvocate ed
hanno un ampio curriculum e competenze riconosciute a livello nazionale
ed internazionale. Sono anche educatrici, catechiste e promuovono la
pratica dei diritti umani.
In molte occasioni hanno rischiato la loro vita a favore delle vittime
delle ingiustizie o si sono opposte ai comportamenti gravemente ingiusti
ed oppressivi assunti dal governo degli Stati Uniti. Ho avuto l'onore
di conoscere alcune di esse che sono state arrestate perché in prima
fila hanno partecipato alle proteste che chiedevano la chiusura della
Scuola delle Americhe, istituzione governativa statunitense, che
addestra i militari latinoamericani per agire nei loro rispettivi paesi
in modo crudele e repressivo. Queste religiose sono donne di riflessione
e di azione con una lunga storia di servizio non solo nel loro paese,
ma anche in molti altri.
Attualmente sono sospettate e controllate
dal Vaticano. Sono criticate per essere in disaccordo con i vescovi,
considerati " I veri maestri della fede e della morale". In più sono
accusate di essere portatrici di un femminismo radicale, di deviazione
dalla dottrina cattolica romana,di complicità nell'approvazione delle
unioni omosessuali e di altre accuse, che ci spaventano per il loro
anacronismo.
Cosa sarebbe il femminismo radicale? Quali sarebbero le sue reali
manifestazioni nella vita delle congregazioni religiose femminili? Quali deviazioni teologiche starebbero ponendo le religiose? Noi
donne siamo sempre sotto controllo, per non essere fedeli alla
tradizione evangelica, attraverso una cieca sottomissione all'ordine
gerarchico maschile? Sarebbero responsabili i capi delle congregazioni vaticane
lontane dalla grande rivoluzione femminista mondiale che ha toccato
tutti i continenti incluse le congregazioni religiose?
Molte donne
religiose negli Stati Uniti e in altri paesi sono le eredi, maestre e
discepole di una delle espressioni più interessanti del femminismo
mondiale,il femminismo teologico, che si è sviluppato negli Stati Uniti a
partire dagli anni Sessanta. le sue idee originali, critiche e di
opinioni libertarie hanno portato ad una nuova lettura teologica, che ha
permesso di accompagnare i movimenti di emancipazione delle donne. Così
hanno potuto contribuire a ripensare la nostra tradizione religiosa
cristiana,in direzione del superamento dell'invisibilizzazione ed
oppressione delle donne. Hanno anche creato spazi alternativi di
formazione, testi teologici e celebrativi perché la tradizione del
Movimento di Gesù non fosse abbandonata dalle migliaia di persone
stanche dal peso delle norme e strutture religiose patriarcali.
Quali atteggiamenti adottare di fronte a questo anacronismo ed alla violenza simbolica della
degli
organi curiali ed amministrativi della Chiesa Cattolica Romana? Che
pensare di fare della sua rigida struttura filosofica che riduce il
meglio dell'essere umano al maschile? Che dire della sua visione
antropologica unilaterale e misogina dalla quale interpretano la
tradizione di Gesù?
Che pensare di tale trattamento amministrativo
punitivo a partire dal quale viene nominato un arcivescovo per
esaminare, orientare ed approvare le decisioni prese dalla Conferenza
delle religiose, come se fossimo incapaci di discernimento e di
lucidità?
E mentre siamo sdegnate,ci invade un sentimento di lealtà verso la nostra
dignità di donna e il Vangelo,annunciato ai poveri e agli emarginati ci
invita a reagire a questo atto di ingiustizia disgustosa.
Non è da ora che i prelati e i funzionari della Chiesa pongono in essere
due pesi e due misure. Da un lato le alte sfere della Chiesa cattolica
sono stati in grado di ospitare ancora una volta, gruppi di estrema
destra, la cui storia dannosa, soprattutto per i giovani e i bambini è
ampiamente riconosciuta. In particolare, mi riferisco ai legionari di
Cristo di Marcial Maciel (México) o ai religiosi di Monseñor Lifevre
(Svizzera) la cui disobbedienza al Papa e i loro metodi coercitivi di
fare proseliti è testimoniata da molti.
La stessa chiesa
istituzionale accoglie e riceve uomini che hanno a cuore solo il loro
potere e ripudiano le donne che vogliono sottomesse. Con il suo
atteggiamento le espone a critiche ridicole diffuse dai mass media
cattolici in malafede. In queste donne i prelati sembrano che le
riconoscano formalmente qualche merito quando le loro azioni esercitano
in quei compiti tradizionali svolti dalle religiose nelle scuole e
negli ospedali. Ma siamo solo questo?
Siamo coscienti che,in nessun
momento,negli Stati Uniti, è nata la minima possibilità che le sorelle
avessero violentato giovani, adolescenti, bambini ed anziani. Nessuna
denuncia pubblica ha macchiato la loro immagine. Di esse non si dice che
si sono alleate con le grandi banche internazionali per il loro
profitto. Nessuna denuncia di traffico di influenza,lo scambio di favori
per mantenere il silenzio dell'impunità. E nonostante ciò nessuna di
esse fu canonizzata,né beatificata dalle autorità ecclesiastiche, così
come hanno fatto per gli uomini di potere. Il riconoscimento di queste
donne proviene dalle molte comunità e da gruppi cristiani e non,che
condividono la loro vita e il loro lavoro con molte di esse. Gruppi che
certamente non rimarranno in silenzio di fronte a questa "valutazione
dottrinale"ingiusta che le colpisce direttamente.
Parafrasandoi Gesù
mi trovo a dire "Ho pietà per questi uomini" che non conoscono le
contraddizioni e le bellezze della vita, che non permettono ai loro
cuori di vibrare apertamente con le gioie e/o le sofferenze delle
persone, che non mano il tempo presente,preferendo la severa legge alla
festa della vita. Hanno solamente imparato le inflessibili regole di una
dottrina chiusa in una razionalità già obsoleta e da essa giudicare la
fede degli altri, soprattutto le donne. Forse pensano che Dio li approvi
si sottometta ad essi e alle loro elucubrazioni così lontane da quelli
che hanno fame di pane e di giustizia, gli affamati, gli abbandonati, le
prostitute, dalle violentate e dimenticate.
Quanto tempo ancora
dobiamo subire sotto il loro giogo? Quale posizione ci ispirerà "lo
Spirito che soffia dove vuole" per rimanere fedeli alla vita presente in
noi?
Alle care sorelle statunitensi della LWRC la mia
gratitudine, amore e solidarietà. Se esse sono perseguitate per il bene
che fanno, probabilmente il loro lavoro produrrà abbondanti e buoni
frutti. Sappiate che, insieme a voi, altre religiose di diversi
continenti, non permetteranno che mettano a tacere la vostra voce. Ma se
vi metteranno a tacere per decreto, noi faremo di questo decreto un
motivo per continuare a combattere per la dignità umana e la libertà che
ci costituisce. Continueremo in molti modi, annunciando l'amore al
prossimo, come la chiave della comunione umana e cosmica, presente nella
tradizione di Gesù di Nazaret e in molte altre.
Seguiteremo tessendo insieme nel nostro momento storico un pezzo più
grande della storia di affermazione della libertà,il diritto ad essere
differenti e pensare in modo diverso e tutto questo cercando di non
avere paura di essere felici.
(traduzione di Lia Di Peri)
mercoledì 2 maggio 2012
Inimicizia e sorellanza: verso una nuova cultura femminista
da Marcela Lagarde
Il femminismo è una cultura che, nel suo insieme, è critica di un soggetto sociale -le donne- alla società e alla cultura dominante. Ma è molto di più. E 'affermazione intellettuale, teorica e giuridica della concezione del mondo, modificazione di fatti,relazioni e istituzioni; è apòprendistato e invenzione di nuovi legami, affetti,linguaggi e norme; si riflette in un'etica e si esprime in forme di comportamenti nuovi sia delle donne che degli uomini.Come nuova cultura, il femminismo è anche movimento politico pubblico e privato che va dal personale alla piazza; movimento che si organizza,con momenti di maggiore successo, per conquistare pezzi di vita sociale e di volontà alla sua causa e per stabilire legami e per trovare il suo posto in altri settori della politica.
In secondo luogo, dobbiamo riconoscere nella cultura femminista la diversità dei vari femminismi derivanti da suoi diversi momenti di di sviluppo di azione, dalle sue storie e dalle peculiarità delle stesse donne che hanno partecipato a questa vitale cultura. Oggi è possibile riconoscere già una cultura femminista. E' possibile inoltre distinguere i suoi diversi femminismi costituiti in forme specifiche nelle quali si organizzano il sapere e la saggezza, i linguaggi, i fatti e le esperienze politiche personali e collettive, che caratterizzano le donne.
Il nostro femminismo si caratterizza :
a) Per essere una critica marxista alla storia,compresa anche quella che hanno elaborato i marxisti.E ciò in due sensi: uno antinaturalista che mette al centro il futuro della società e la cultura come creazioni sociali e analizza l'emergere di uomini e donne come prodotti tardivi e sofisticati nel processo storico. Questo femminismo marxista è caratterizzato dallo sforzo nel rifacimento della storia delle donne e rivela la presenza delle donne nella storia stessa.
b) Per essere una critica etnologica all'androcentrismo, a partire dal quale,il femminismo diviene filosofia il cui asse accoglie la differenza (generica, erotica,etnica,nazionale,linguistica, d'età) integra all'essere donna e permette analisi delle società e culture generalmente stibiliti.
c) Per integrare una critica psicoanalitica di quella cultura che considera storia solo il razionale,l'ovvio: è un concetto che rivela e incorpora dimensioni psichiche dell'esperienza, come la sintesi di inconscio, pre-conscio e coscienza, tra il reale,l'immaginario e il simbolico, al concetto di realtà e la considera determinante nella storia.
d) Nella definizione classista dell'umano, del culturale, del lavoro, si sono aggiunte altre attività creative: al valore attribuito alla razionalità,opponiamo il valore della nostra irrazionalità; alla visione schematica e autoritaria della politica, opponiamo una visione della vita, tutta politica; alla separazione tra corpo e mente,incorporiamo l'integrazione di dimensioni diverse in ciascun soggetto,che coinvolgono il corpo e la mente, gli affetti,le attività intellettuali e la sessualità erotica e procreatora: costruiamo soggetti multidimensionali; all'affermazione del progresso dell'umanità, rispondiamo con l'idea dell'inesistenza dell'umanità a causa dell'alienazione dei soggetti, che ci antagonizza e all'idea del progresso rispondiamo con la dimostrazione che è eticamente inadeguato e teoricamente inconsistente affermare il progresso di una umanità che non esiste - tra le altre cose - a causa dell'oppressione patriarcale delle donne e delle diverse oppressioni con cui si combina: le oppressioni dell'eziologia classista, etnica,nazionale, religiosa, così come quella della violenza e quelle derivanti dalla distruzione imminente di tutti da parte dei pochi o della salvezza in cambio dell'obbedienza.
Con queste approssimazioni della realtà, le donne femminilizziamo, di fatto,le rappresentazioni del mondo e cerchiamo di cambiare le forme di vita.(...) Il femminismo è una voce, è parola diversa che nomina,enuncia,svela,analizza e dubita...
Il femminismo riassume l'esperienza storica di un genere in cui corpo e mente, corpo e affetti, ragione ed affetti non sono separati: le donne siamo i nostri corpi e la nostra soggettività.
Il femminismo è essenzialmente politica in atto. E' critica filosofica e ideologica alla cultura politica autoritaria, al potere cpme dominio e rivendica di fatto il potere come diritto all'esistenza,come affermazione dei soggetti stessi.
Come concezione del mondo incompiuto e diseguale per le donne, il femminismo è soggettivo perché esprime argomenti specifici increduli della verità,del dogma,la perfezione e l'obiettività. E' un insieme di concetti , con diversi livelli di integrazione che sempre va ampliandosi: la sua essenza è il cambiamento. Il femminismo impatta e sorge dai modi diversi di essere donna, di ogni donna.
Così il femminismo si profila come alternativo alla cultura politica, perché contrariamente alle teorie della rivoluzione è una di queste rivoluzioni, che nella sua permanente costruzione/decostruzione, non scoppia, non irrompe: si verifica quotidianamente e nel suo divenire trasforma donne ed uomini, istituzioni, norme, relazioni;sfida e desacralizza le fondamenta dei tabù, dei riti e dei miti e la loro rappresentazione simbolica.
Dalla sua parzialità, il femminismo anticipa la necesaria visione sulla condizione maschile che non emerge negli uomini, in quanto genere che non può rappresentarsi più come stereotipo dell'Umano.
generoconclase.
(traduzione di Lia Di Peri)
In secondo luogo, dobbiamo riconoscere nella cultura femminista la diversità dei vari femminismi derivanti da suoi diversi momenti di di sviluppo di azione, dalle sue storie e dalle peculiarità delle stesse donne che hanno partecipato a questa vitale cultura. Oggi è possibile riconoscere già una cultura femminista. E' possibile inoltre distinguere i suoi diversi femminismi costituiti in forme specifiche nelle quali si organizzano il sapere e la saggezza, i linguaggi, i fatti e le esperienze politiche personali e collettive, che caratterizzano le donne.
Il nostro femminismo si caratterizza :
a) Per essere una critica marxista alla storia,compresa anche quella che hanno elaborato i marxisti.E ciò in due sensi: uno antinaturalista che mette al centro il futuro della società e la cultura come creazioni sociali e analizza l'emergere di uomini e donne come prodotti tardivi e sofisticati nel processo storico. Questo femminismo marxista è caratterizzato dallo sforzo nel rifacimento della storia delle donne e rivela la presenza delle donne nella storia stessa.
b) Per essere una critica etnologica all'androcentrismo, a partire dal quale,il femminismo diviene filosofia il cui asse accoglie la differenza (generica, erotica,etnica,nazionale,linguistica, d'età) integra all'essere donna e permette analisi delle società e culture generalmente stibiliti.
c) Per integrare una critica psicoanalitica di quella cultura che considera storia solo il razionale,l'ovvio: è un concetto che rivela e incorpora dimensioni psichiche dell'esperienza, come la sintesi di inconscio, pre-conscio e coscienza, tra il reale,l'immaginario e il simbolico, al concetto di realtà e la considera determinante nella storia.
d) Nella definizione classista dell'umano, del culturale, del lavoro, si sono aggiunte altre attività creative: al valore attribuito alla razionalità,opponiamo il valore della nostra irrazionalità; alla visione schematica e autoritaria della politica, opponiamo una visione della vita, tutta politica; alla separazione tra corpo e mente,incorporiamo l'integrazione di dimensioni diverse in ciascun soggetto,che coinvolgono il corpo e la mente, gli affetti,le attività intellettuali e la sessualità erotica e procreatora: costruiamo soggetti multidimensionali; all'affermazione del progresso dell'umanità, rispondiamo con l'idea dell'inesistenza dell'umanità a causa dell'alienazione dei soggetti, che ci antagonizza e all'idea del progresso rispondiamo con la dimostrazione che è eticamente inadeguato e teoricamente inconsistente affermare il progresso di una umanità che non esiste - tra le altre cose - a causa dell'oppressione patriarcale delle donne e delle diverse oppressioni con cui si combina: le oppressioni dell'eziologia classista, etnica,nazionale, religiosa, così come quella della violenza e quelle derivanti dalla distruzione imminente di tutti da parte dei pochi o della salvezza in cambio dell'obbedienza.
Con queste approssimazioni della realtà, le donne femminilizziamo, di fatto,le rappresentazioni del mondo e cerchiamo di cambiare le forme di vita.(...) Il femminismo è una voce, è parola diversa che nomina,enuncia,svela,analizza e dubita...
Il femminismo riassume l'esperienza storica di un genere in cui corpo e mente, corpo e affetti, ragione ed affetti non sono separati: le donne siamo i nostri corpi e la nostra soggettività.
Il femminismo è essenzialmente politica in atto. E' critica filosofica e ideologica alla cultura politica autoritaria, al potere cpme dominio e rivendica di fatto il potere come diritto all'esistenza,come affermazione dei soggetti stessi.
Come concezione del mondo incompiuto e diseguale per le donne, il femminismo è soggettivo perché esprime argomenti specifici increduli della verità,del dogma,la perfezione e l'obiettività. E' un insieme di concetti , con diversi livelli di integrazione che sempre va ampliandosi: la sua essenza è il cambiamento. Il femminismo impatta e sorge dai modi diversi di essere donna, di ogni donna.
Così il femminismo si profila come alternativo alla cultura politica, perché contrariamente alle teorie della rivoluzione è una di queste rivoluzioni, che nella sua permanente costruzione/decostruzione, non scoppia, non irrompe: si verifica quotidianamente e nel suo divenire trasforma donne ed uomini, istituzioni, norme, relazioni;sfida e desacralizza le fondamenta dei tabù, dei riti e dei miti e la loro rappresentazione simbolica.
Dalla sua parzialità, il femminismo anticipa la necesaria visione sulla condizione maschile che non emerge negli uomini, in quanto genere che non può rappresentarsi più come stereotipo dell'Umano.
generoconclase.
(traduzione di Lia Di Peri)
mercoledì 4 aprile 2012
Allarme per la criminalizzazione del movimento indigeno in America Latina
Golpisti, terroristi, dissidenti e sabotatori, questi ed altri aggettivi sono stati usati dai governi negli ultimi anni per qualificare le azioni del movimento indigeno in Sudamerica: leaders indigeni/ne, attiviste/ti e organizzazioni in difesa del movimento hanno denunciato di essere vittime di persecuzione politica e giudiziaria, a tal punto che la Commissione Interamericana dei Diritti Umani ( (CIDH) ha fatto una menzione speciale sulla situazione di rischio dei /delle leaders indigen* e ha reso pubblica la sua preoccupazione per i sistematici attacchi, minacce e molestie.
Le cifre dimostrano la gravità di queste affermazioni: organizzazioni indigene dell'Ecuador denunciano la messa sotto accusa di 194 indigeni per sabotaggio e terrorismo; mentre in Bolivia 24 dirigent* indigeni e non - che avevano partecipato ad una marcia nel 2011 - sono indagat* per i reati di sequestro di persona e tentato omicidio.
A tutto ciò si aggiungono altre gravi situazioni come quella peruviana: negli ultimi dieci anni sono stati aperti procedimenti penali contro decine di dirigenti e contadini peruviani per il reato di sequestro, lesioni e danni alla proprietà provocate durante manifestazioni contro imprese private; per lo stesso motivo in Cile più di un centinaio di Mapuche sono stati messi sotto accusa dalla Legge Antiterrorista e sono stati avviati procedimenti contro il popolo Nui.
In questo contesto non suona per nulla strano la posizione pubblica della Coordinazione Andina delle Organizzazioni Indigene ( CAO), che riunisce Bolivia, Ecuador, Colombia e Perù e che ha richiesto pubblicamente il 15 marzo passato la fine della criminalizzazione e persecuzione delle/degli indigen* l'annullamento dei processi e la prestazioni di garanzie per l'esercizio dei loro diritti,compreso il diritto alla protesta. Per la Commissione dei Diriti Umani " la persistenza degli attacchi cercano di ridurre le attività di difesa e protezione dei territori e risorse naturali, così come la difesa del diritto all'autonomia e identità culturale" dei popoli indigeni, aggressioni che si danno mediante la criminalizzazione, l'intimidazione e la stigmatizzazione.
Interessi di sinistra, di destra e delle multinazionali.
Nel corso del tempo è diventato evidente la rottura del patto politico e le alleanze tra il movimento indigeno e i governi come quello boliviano, ecuadoregno, brasiliano e peruviano, i quattro paesi della grande popolazione indigena.
Di fatto presidenti come Evo Morales (Bolivia) e Rafael Correa ( Ecuador) si sono appoggiati a questi movimenti per le elezioni e discorsivamente impegnati nei processi costitutivi, affermando il rispetto dei loro diritti collettivi, però sono stati i primi a porre limiti alle prerogative indigene a beneficio dei progetti di investimento straniero nei loro territori.
In altre parole, non si è modificata la logica di contrapporre gli interessi privati a scapito dei diritti collettivi. In questo senso, il movimento indigeno si scontra con i milionari progetti di infrastruttura, privatizzazione dell'acqua, concessioni petrolifere, del gas, minerarie e forestali, comprese le questioni del possesso e distribuzione della terra: in Bolivia si oppongono al progetto della superstrada di 400 milioni di dollari che attraversa il territorio indigeno TIPNIS; in Perù si scontrano contro lo sfruttamento dell'oro della miniera Yanacocha che investirà 4.800 milioni a Cajamarca e in Brasile tentano di evitare la costruzione di una centrale idroelettrica che costerà 11.000 milioni di dollari.
Per la Commissione è sintomatico che le violazioni dei diritti umani, molestie, attacchi e aggressioni siano in aumento via via che si accrescono i conflitti con " settori di grande potere economico, come le imprese propulsore di progetti minerari" tant'è che la CIDH ha posto i conflitti sui megaprogetti nella stessa categoria dei paesi con ritardi democratici, conflitti armati interni o di scontro con la criminalità organizzata.
Allo stesso tempo, questa situazione di vulnerabilità viene incrementata con la graduale militarizzazione dei territori indigeni e la violenza politica come si nota nei casi del Cile, Bolivia, e Colombia. In Bolivia il territorio indigeno del TIPNIS ha denunciato l'invasione della Marina per intimidire e, per perseguitare i/le leaders indigen*: " Adesso sono venuti a militarizzare il TIPNIS, per mettere paura a gente povera come noi" denuncia la dirigente Miriam Yubanore. Mentre in Cile, il 23 marzo scorso,30 poliziotti e 15 funzionari comunali sfrattavano " in modo molto violento" un membro della comunità di Tekel Mapu, ma questi casi di violenza poliziesca sono frequenti per i mapuche e le organizzazioni che difendono i loro diritti : " è una triste e vergognosa problematica per la società cilena" ha dichiarato la Ong, Commissione Etica contro la Tortura, dato che nel 2010 è accaduta un'altra violenta repressione contro il popolo Rapa nui. In Colombia la situazione del conflitto armato e la militarizzazione delle zone rurali ha provocato morte e sfollamento delle comunità indigene.
Ecuador e Bolivia: due Marce nazionali denunciano la persecuzione.
Le ultime accuse in Ecuador si sono avute in occasione della Marcia per la Vita, l'Acqua e la Dignità dei Popoli, svoltasi a Quito il 22 marzo scorso. nelle operazioni compiute giorni prima
della marcia, il Governo ha arrestato una decina di giovani ( studenti ed attivist*) e li ha accusati di atti sediziosi e di appartenere a gruppi sovversivi irregolari. A loro difesa i detenuti hanno dichiarato che sono simpatizzanti e militanti del Partito Marxista leninista Ecuatoriano ( PMLE), collegato al partito Movimento Popolare Democratico (MPD) come ha dichiarato il dirigente di questo partito, Luis Villacís.
Non sono solamente le organizzazioni politiche che appoggiano il movimento indigeno ad essere accusate, Humberto Cholando,leader della Confederazione della nazionalità Indigena dell'Ecuador (CONAIE) ha dichiarato che una delle richieste della marcia è il mettere fine alla criminalizzazione e repressione di 194 indigeni, rilevando che il governo invece di ascoltare le loro richieste " si è affrettato a qualificarli come golpisti,con lo scopo di destabilizzare il regime e la democrazia". Le stesse lamentele sono state sollevate davanti alla Sorveglianza internazionale del giudice Baltazar Garzón da parte delle organizzazioni indigene CONAIE,Ecuarunari e Pachakutik che rappresentano i popoli indigeni amazzonici della costa e della montagna.
Nella stessa situazione in Bolivia in questo momento si trovano 24 dirigenti donne e uomini indigeni del popolo mojeño, yuracaré, chimán, quechua, aymara, guaraní,più la fondatora dell'Assemblea Permanente dei Diritti Umani di Bolivia (APDHB) ed altre/altri difensor* e attivist* dei diritti indigeni, che sono sotto accusa per il reato di "tentato omicidio" e per "lesioni gravi e lievi". Queste accuse si basano sui fatti accaduti il 24/25 settembre del 2011, mentre si elaborava la VII Marcia del Territorio Indigeno e del Parco Nazionale Isiboro Sécure( TIPNIS) e veniva approvata una legge che proibisce la costruzione della milionaria superstrada che avrebbe attraversato il territorio e distrutto l'habitat; progetto finanziato dal Brasile e svoltodall'impresa brasiliana OAS. Mentre il governo accusa gli indigeni, gli indigeni accusano il governo boliviano della violenta repressione poliziesca del 25 settembre, nella quale 600 poliziotti gasarono, torturarono, aggredirono e sequestrarono più di 800 leader e manifestanti.
Organizzazioni come la Central de Pueblos Étnicos Moxeños del Beni (CPEMB) y la Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia (CIDOB) hanno denunciato risoluzioni le " azioni di intimidazioni e persecuzione della Procura " contro gli indigeni" "per crimini mai commessi, né verificatesi nella realtà". L'ex dirigente dell'Assemblea del Popolo Guaraní (APG), Celso Padilla, ha riferito molestie e persecuzione politica al Consiglio Continentale del Popolo Guaraní che raggruppa il Brasile, Argentina, Paraguay e Bolivia " La Bolivia ha una situazione di repressione nei confronti dei principali leader e chi vi parla è stato fatto segno dal governo" ha dichiarato.
Perù e Cile: le lotte contro gli interessi privati.
La CAOI ha anche denunciato che vi sono decine di dirigenti e membri delle comunità peruviane vittime di persecuzione poliziesca e sottoposti a procedimenti penali, per aver partecipato a manifestazioni anti-miniere. Tra il dicembre del 2011 e marzo di quest'anno sono stati arrestati leaders del Fronte di Difesa Ambientale di Cajamarca e della Piattaforma Istituzionale di Celendinviii, accusati di " attentare contro i pubblici servizi, prodotto della protesta sociale" nei confronti del progetto minerario Conga dell'impresa Yanacocha,che prevede di prosciugare quattro lagune. Il presidente del Consiglio Regionale, Elzer Elera López ha riferito di un piano per arrestare persone, autorità e leader sociali.
Prima di questi nuovi conflitti, la Confederazione nazionale delle Comunità del Perù Colpite dalle Miniere ( CONACAMI) aveva ribadito la sua preoccupazione per il procedimento contro 17 contadini per aver partecipato ad una mobilitazione in difesa di più di 80 sorgenti di acqua a Condorhuain nel 2008, durante il governo di Alan Garcia. La dichiarazione delle organizzazioni sostiene che " come rappresaglia per la nostra difesa dell'acqua, adesso siamo vittime di persecuzione penale. Ci accusano di sequestro, lesioni, danni alla proprietà ed altri crimini, pretendendo di imporci 30 anni di carcere".
Il problema della criminalizzazione e repressione in Cile è acuito al contrario,dagli abusi subiti dalle comunità indigene mapuche: retate poliziesche,perquisizioni e repressioni con l'uso di lacrimogeni e gas. A ciò si aggiunge l'applicazione della legge Antiterrorismo, norma per la quale vengono avviati gran parte dei procedimenti penali contro i mapuche per reati comuni e che invece vengono trattati giudiziariamente come terroristi - ha riferito la Ong, Human Rights Watch.
Uno di questi casi è quello che nel 2008 coinvolse 17 mapuches di una comunità vicina al lago Lleulleu nella regione di Bio Bio per la rivendicazione delle terre che essi considerano come proprietà ancestrale. Casi similari sono la condanna contro un dirigente in conflitto con la chiusa idroelettrica Ralco nell'Alto Bio Bio e del portavoce della comunità Huilliche Pepiukelen, in conflitto con l'impresa del salmone Los Fiordos,accusata di contaminare fiumi e laghi. Questa settimana 10 mapuche (di cui due minorenni) saranno giudicati per " rapina di natura terroristica, incendio terrorista e associazione illecita terrorista" a Victoria e se verrano condannati rischiano 25 anni di carcere.
La Commissione dei Diritti Umani ha denunciato il caso verificatosi nel 2010, quando circa 70 persone del popolo Rapa nui - che occupavano la piazza Riro Kainga, come atto di protesta per i diritti ancestrali del territorio - furono sfrattati da un centinaio di poliziotti armati, donne e bambini picchiati. In questo caso la Commissione ha concesso misure protettive per i Rapa nui e ha ordinato al governo cileno di porre fine alla violenza armata, ai procedimenti penali e agli sfratti.
Brasile e Colombia: altre forme di violenza contro gli indigeni.
In questi due paesi vi è una situazione di abusi dei diritti umani da parte di terzi. In Colombia è persistente la minaccia di esecuzioni,uccisioni di civili ( contadini e indigeni) dai militari che utilizzano i "falsi positivi" facendoli passare per insorti o guerriglieri e ottenendo ricavi e benefici: i casi più noti sono gli omicidi degli indigeni wayúu, anche se per tutto il 2010 la CIDH ha denunciato casi di uccisioni di dirigenti dei popoli nasa, wayúu, sikuani, pasto, embera-chamí e la dirigenta del pueblo u’wa.
Nel mese di marzo, la Corte Costituzionale e la Commissione dei Diritti Umani hanno ordinato allo Stato colombiano di proteggere agli indigeni awá minacciati dai gruppi armati in conflitto nella guerra in Nariño, scontro che quest'anno ha portato a diverse sparizioni e uccisioni e allo sfollamento di più di 800 persone. Ma anche se la risposta del governo è stata la crescita della militarizzazione, gli indigeni la respingono: " Si crede che la soluzione sia militarizzare il territorio, ma ciò invece di darci sicurezza,ci espone ancor di più al pericolo del conflitto" ha dichiarato il leader Alex Guangaxii.
In Brasile il leader dei guaraní-kaiowá nello Stato del Mato Grosso do Sul fu assassinato nel 2003 e quest'anno il giudice ha assolto i presunti assassini accusati di tortura di altri sei dirigenti. La morte si è verificata quando circa 40 uomini armati colpirono diversi dirigenti indigeni che reclamavano le terre di un proprietario terriero, situazione ricorrente in questa regione, . Ma gli indigeni non solo si scontrano con i proprietari terrieri e i gruppi armati mercenari, recentemente gli indigeni kayapó e altre comunità si sono scontrati con il governo brasiliano per fermare la costruzione della centrale idroelettrica Belo Montexiii che compromette il loro habitat, che inonderà un'area, che col tempo, li costringerà ad un massiccio esodo.
La portavoce indigena Vera Glass ha dichiarato: La centrale causerà un danno culturale, sociale e ambientale irreversibile. Siamo trattati come animali". La OIT ( Organizzazione internazionale del Lavoro) ha affermato che il governo ha violato la Convenzione 169 perché i nativi non sono stati consultati su questa costruzione e la lotta continua.
Verso il Movimento Internazionalista Indigeno?
Questi conflitti e la nuova situazione politica nella regione stanno significativamente dimostrando la sfida per l'internazionalizzazione e l'indipendenza del movimento indigeno in America del Sud e il rafforzamento delle alleanze, come ad esempio, il Coordinamento dell'Organizzazione Indigene Andine ( formato da quattro paesi) il Consiglio Continentale del Popolo Guaran ( quattro paesi) e il Coordinamento dell'Organizzazione Indigene del Bacino Amazzonico (nove paesi) che hanno cominciato a rafforzare legami di solidarietà con attivist* artisti/ste, intellettuali ed istituzioni, firmando petizioni, organizzando azioni, ecc...
Allo stesso tempo, gran parte dei conflitti stanno ponendo il movimento indigeno in un contesto non solo di legittima difesa dei loro diritti politici e culturali, dell'etica ambientale,della messa in discussione dei modi di sviluppo sostenibile,ma i popoli indigeni stanno diventando attori fondamentali per " il consolidamento dello Stato di Diritto e per il rafforzamento della democrazia" come ha sostenuto la Commissione dei Diritti Umani (CIDH).
Il movimento indigeno è in un momento decisivo per dimostrare che è capace di costruire la propria agenda di contro-potere, sapendo che i suoi precedenti alleati, i governi progressisti, non gli permettono di rafforzare le loro rivendicazioni storiche della terra, del territorio, sovranità e auto-governo, ma che sono governi di continuità con l'asservimento all'estrattivismo neoliberale a favore delle multinazionali e potenze internazionali, come denunciano quotidianamente i popoli quechuas, guaraníes, aymaras, mapuches, awás, wayús, moxeños, yuracarés o kayapós.
Le cifre dimostrano la gravità di queste affermazioni: organizzazioni indigene dell'Ecuador denunciano la messa sotto accusa di 194 indigeni per sabotaggio e terrorismo; mentre in Bolivia 24 dirigent* indigeni e non - che avevano partecipato ad una marcia nel 2011 - sono indagat* per i reati di sequestro di persona e tentato omicidio.
A tutto ciò si aggiungono altre gravi situazioni come quella peruviana: negli ultimi dieci anni sono stati aperti procedimenti penali contro decine di dirigenti e contadini peruviani per il reato di sequestro, lesioni e danni alla proprietà provocate durante manifestazioni contro imprese private; per lo stesso motivo in Cile più di un centinaio di Mapuche sono stati messi sotto accusa dalla Legge Antiterrorista e sono stati avviati procedimenti contro il popolo Nui.
In questo contesto non suona per nulla strano la posizione pubblica della Coordinazione Andina delle Organizzazioni Indigene ( CAO), che riunisce Bolivia, Ecuador, Colombia e Perù e che ha richiesto pubblicamente il 15 marzo passato la fine della criminalizzazione e persecuzione delle/degli indigen* l'annullamento dei processi e la prestazioni di garanzie per l'esercizio dei loro diritti,compreso il diritto alla protesta. Per la Commissione dei Diriti Umani " la persistenza degli attacchi cercano di ridurre le attività di difesa e protezione dei territori e risorse naturali, così come la difesa del diritto all'autonomia e identità culturale" dei popoli indigeni, aggressioni che si danno mediante la criminalizzazione, l'intimidazione e la stigmatizzazione.
Interessi di sinistra, di destra e delle multinazionali.
Nel corso del tempo è diventato evidente la rottura del patto politico e le alleanze tra il movimento indigeno e i governi come quello boliviano, ecuadoregno, brasiliano e peruviano, i quattro paesi della grande popolazione indigena.
Di fatto presidenti come Evo Morales (Bolivia) e Rafael Correa ( Ecuador) si sono appoggiati a questi movimenti per le elezioni e discorsivamente impegnati nei processi costitutivi, affermando il rispetto dei loro diritti collettivi, però sono stati i primi a porre limiti alle prerogative indigene a beneficio dei progetti di investimento straniero nei loro territori.
In altre parole, non si è modificata la logica di contrapporre gli interessi privati a scapito dei diritti collettivi. In questo senso, il movimento indigeno si scontra con i milionari progetti di infrastruttura, privatizzazione dell'acqua, concessioni petrolifere, del gas, minerarie e forestali, comprese le questioni del possesso e distribuzione della terra: in Bolivia si oppongono al progetto della superstrada di 400 milioni di dollari che attraversa il territorio indigeno TIPNIS; in Perù si scontrano contro lo sfruttamento dell'oro della miniera Yanacocha che investirà 4.800 milioni a Cajamarca e in Brasile tentano di evitare la costruzione di una centrale idroelettrica che costerà 11.000 milioni di dollari.
Per la Commissione è sintomatico che le violazioni dei diritti umani, molestie, attacchi e aggressioni siano in aumento via via che si accrescono i conflitti con " settori di grande potere economico, come le imprese propulsore di progetti minerari" tant'è che la CIDH ha posto i conflitti sui megaprogetti nella stessa categoria dei paesi con ritardi democratici, conflitti armati interni o di scontro con la criminalità organizzata.
Allo stesso tempo, questa situazione di vulnerabilità viene incrementata con la graduale militarizzazione dei territori indigeni e la violenza politica come si nota nei casi del Cile, Bolivia, e Colombia. In Bolivia il territorio indigeno del TIPNIS ha denunciato l'invasione della Marina per intimidire e, per perseguitare i/le leaders indigen*: " Adesso sono venuti a militarizzare il TIPNIS, per mettere paura a gente povera come noi" denuncia la dirigente Miriam Yubanore. Mentre in Cile, il 23 marzo scorso,30 poliziotti e 15 funzionari comunali sfrattavano " in modo molto violento" un membro della comunità di Tekel Mapu, ma questi casi di violenza poliziesca sono frequenti per i mapuche e le organizzazioni che difendono i loro diritti : " è una triste e vergognosa problematica per la società cilena" ha dichiarato la Ong, Commissione Etica contro la Tortura, dato che nel 2010 è accaduta un'altra violenta repressione contro il popolo Rapa nui. In Colombia la situazione del conflitto armato e la militarizzazione delle zone rurali ha provocato morte e sfollamento delle comunità indigene.
Ecuador e Bolivia: due Marce nazionali denunciano la persecuzione.
Le ultime accuse in Ecuador si sono avute in occasione della Marcia per la Vita, l'Acqua e la Dignità dei Popoli, svoltasi a Quito il 22 marzo scorso. nelle operazioni compiute giorni prima
della marcia, il Governo ha arrestato una decina di giovani ( studenti ed attivist*) e li ha accusati di atti sediziosi e di appartenere a gruppi sovversivi irregolari. A loro difesa i detenuti hanno dichiarato che sono simpatizzanti e militanti del Partito Marxista leninista Ecuatoriano ( PMLE), collegato al partito Movimento Popolare Democratico (MPD) come ha dichiarato il dirigente di questo partito, Luis Villacís.
Non sono solamente le organizzazioni politiche che appoggiano il movimento indigeno ad essere accusate, Humberto Cholando,leader della Confederazione della nazionalità Indigena dell'Ecuador (CONAIE) ha dichiarato che una delle richieste della marcia è il mettere fine alla criminalizzazione e repressione di 194 indigeni, rilevando che il governo invece di ascoltare le loro richieste " si è affrettato a qualificarli come golpisti,con lo scopo di destabilizzare il regime e la democrazia". Le stesse lamentele sono state sollevate davanti alla Sorveglianza internazionale del giudice Baltazar Garzón da parte delle organizzazioni indigene CONAIE,Ecuarunari e Pachakutik che rappresentano i popoli indigeni amazzonici della costa e della montagna.
Nella stessa situazione in Bolivia in questo momento si trovano 24 dirigenti donne e uomini indigeni del popolo mojeño, yuracaré, chimán, quechua, aymara, guaraní,più la fondatora dell'Assemblea Permanente dei Diritti Umani di Bolivia (APDHB) ed altre/altri difensor* e attivist* dei diritti indigeni, che sono sotto accusa per il reato di "tentato omicidio" e per "lesioni gravi e lievi". Queste accuse si basano sui fatti accaduti il 24/25 settembre del 2011, mentre si elaborava la VII Marcia del Territorio Indigeno e del Parco Nazionale Isiboro Sécure( TIPNIS) e veniva approvata una legge che proibisce la costruzione della milionaria superstrada che avrebbe attraversato il territorio e distrutto l'habitat; progetto finanziato dal Brasile e svoltodall'impresa brasiliana OAS. Mentre il governo accusa gli indigeni, gli indigeni accusano il governo boliviano della violenta repressione poliziesca del 25 settembre, nella quale 600 poliziotti gasarono, torturarono, aggredirono e sequestrarono più di 800 leader e manifestanti.
Organizzazioni come la Central de Pueblos Étnicos Moxeños del Beni (CPEMB) y la Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia (CIDOB) hanno denunciato risoluzioni le " azioni di intimidazioni e persecuzione della Procura " contro gli indigeni" "per crimini mai commessi, né verificatesi nella realtà". L'ex dirigente dell'Assemblea del Popolo Guaraní (APG), Celso Padilla, ha riferito molestie e persecuzione politica al Consiglio Continentale del Popolo Guaraní che raggruppa il Brasile, Argentina, Paraguay e Bolivia " La Bolivia ha una situazione di repressione nei confronti dei principali leader e chi vi parla è stato fatto segno dal governo" ha dichiarato.
Perù e Cile: le lotte contro gli interessi privati.
La CAOI ha anche denunciato che vi sono decine di dirigenti e membri delle comunità peruviane vittime di persecuzione poliziesca e sottoposti a procedimenti penali, per aver partecipato a manifestazioni anti-miniere. Tra il dicembre del 2011 e marzo di quest'anno sono stati arrestati leaders del Fronte di Difesa Ambientale di Cajamarca e della Piattaforma Istituzionale di Celendinviii, accusati di " attentare contro i pubblici servizi, prodotto della protesta sociale" nei confronti del progetto minerario Conga dell'impresa Yanacocha,che prevede di prosciugare quattro lagune. Il presidente del Consiglio Regionale, Elzer Elera López ha riferito di un piano per arrestare persone, autorità e leader sociali.
Prima di questi nuovi conflitti, la Confederazione nazionale delle Comunità del Perù Colpite dalle Miniere ( CONACAMI) aveva ribadito la sua preoccupazione per il procedimento contro 17 contadini per aver partecipato ad una mobilitazione in difesa di più di 80 sorgenti di acqua a Condorhuain nel 2008, durante il governo di Alan Garcia. La dichiarazione delle organizzazioni sostiene che " come rappresaglia per la nostra difesa dell'acqua, adesso siamo vittime di persecuzione penale. Ci accusano di sequestro, lesioni, danni alla proprietà ed altri crimini, pretendendo di imporci 30 anni di carcere".
Il problema della criminalizzazione e repressione in Cile è acuito al contrario,dagli abusi subiti dalle comunità indigene mapuche: retate poliziesche,perquisizioni e repressioni con l'uso di lacrimogeni e gas. A ciò si aggiunge l'applicazione della legge Antiterrorismo, norma per la quale vengono avviati gran parte dei procedimenti penali contro i mapuche per reati comuni e che invece vengono trattati giudiziariamente come terroristi - ha riferito la Ong, Human Rights Watch.
Uno di questi casi è quello che nel 2008 coinvolse 17 mapuches di una comunità vicina al lago Lleulleu nella regione di Bio Bio per la rivendicazione delle terre che essi considerano come proprietà ancestrale. Casi similari sono la condanna contro un dirigente in conflitto con la chiusa idroelettrica Ralco nell'Alto Bio Bio e del portavoce della comunità Huilliche Pepiukelen, in conflitto con l'impresa del salmone Los Fiordos,accusata di contaminare fiumi e laghi. Questa settimana 10 mapuche (di cui due minorenni) saranno giudicati per " rapina di natura terroristica, incendio terrorista e associazione illecita terrorista" a Victoria e se verrano condannati rischiano 25 anni di carcere.
La Commissione dei Diritti Umani ha denunciato il caso verificatosi nel 2010, quando circa 70 persone del popolo Rapa nui - che occupavano la piazza Riro Kainga, come atto di protesta per i diritti ancestrali del territorio - furono sfrattati da un centinaio di poliziotti armati, donne e bambini picchiati. In questo caso la Commissione ha concesso misure protettive per i Rapa nui e ha ordinato al governo cileno di porre fine alla violenza armata, ai procedimenti penali e agli sfratti.
Brasile e Colombia: altre forme di violenza contro gli indigeni.
In questi due paesi vi è una situazione di abusi dei diritti umani da parte di terzi. In Colombia è persistente la minaccia di esecuzioni,uccisioni di civili ( contadini e indigeni) dai militari che utilizzano i "falsi positivi" facendoli passare per insorti o guerriglieri e ottenendo ricavi e benefici: i casi più noti sono gli omicidi degli indigeni wayúu, anche se per tutto il 2010 la CIDH ha denunciato casi di uccisioni di dirigenti dei popoli nasa, wayúu, sikuani, pasto, embera-chamí e la dirigenta del pueblo u’wa.
Nel mese di marzo, la Corte Costituzionale e la Commissione dei Diritti Umani hanno ordinato allo Stato colombiano di proteggere agli indigeni awá minacciati dai gruppi armati in conflitto nella guerra in Nariño, scontro che quest'anno ha portato a diverse sparizioni e uccisioni e allo sfollamento di più di 800 persone. Ma anche se la risposta del governo è stata la crescita della militarizzazione, gli indigeni la respingono: " Si crede che la soluzione sia militarizzare il territorio, ma ciò invece di darci sicurezza,ci espone ancor di più al pericolo del conflitto" ha dichiarato il leader Alex Guangaxii.
In Brasile il leader dei guaraní-kaiowá nello Stato del Mato Grosso do Sul fu assassinato nel 2003 e quest'anno il giudice ha assolto i presunti assassini accusati di tortura di altri sei dirigenti. La morte si è verificata quando circa 40 uomini armati colpirono diversi dirigenti indigeni che reclamavano le terre di un proprietario terriero, situazione ricorrente in questa regione, . Ma gli indigeni non solo si scontrano con i proprietari terrieri e i gruppi armati mercenari, recentemente gli indigeni kayapó e altre comunità si sono scontrati con il governo brasiliano per fermare la costruzione della centrale idroelettrica Belo Montexiii che compromette il loro habitat, che inonderà un'area, che col tempo, li costringerà ad un massiccio esodo.
La portavoce indigena Vera Glass ha dichiarato: La centrale causerà un danno culturale, sociale e ambientale irreversibile. Siamo trattati come animali". La OIT ( Organizzazione internazionale del Lavoro) ha affermato che il governo ha violato la Convenzione 169 perché i nativi non sono stati consultati su questa costruzione e la lotta continua.
Verso il Movimento Internazionalista Indigeno?
Questi conflitti e la nuova situazione politica nella regione stanno significativamente dimostrando la sfida per l'internazionalizzazione e l'indipendenza del movimento indigeno in America del Sud e il rafforzamento delle alleanze, come ad esempio, il Coordinamento dell'Organizzazione Indigene Andine ( formato da quattro paesi) il Consiglio Continentale del Popolo Guaran ( quattro paesi) e il Coordinamento dell'Organizzazione Indigene del Bacino Amazzonico (nove paesi) che hanno cominciato a rafforzare legami di solidarietà con attivist* artisti/ste, intellettuali ed istituzioni, firmando petizioni, organizzando azioni, ecc...
Allo stesso tempo, gran parte dei conflitti stanno ponendo il movimento indigeno in un contesto non solo di legittima difesa dei loro diritti politici e culturali, dell'etica ambientale,della messa in discussione dei modi di sviluppo sostenibile,ma i popoli indigeni stanno diventando attori fondamentali per " il consolidamento dello Stato di Diritto e per il rafforzamento della democrazia" come ha sostenuto la Commissione dei Diritti Umani (CIDH).
Il movimento indigeno è in un momento decisivo per dimostrare che è capace di costruire la propria agenda di contro-potere, sapendo che i suoi precedenti alleati, i governi progressisti, non gli permettono di rafforzare le loro rivendicazioni storiche della terra, del territorio, sovranità e auto-governo, ma che sono governi di continuità con l'asservimento all'estrattivismo neoliberale a favore delle multinazionali e potenze internazionali, come denunciano quotidianamente i popoli quechuas, guaraníes, aymaras, mapuches, awás, wayús, moxeños, yuracarés o kayapós.
Rebelion
(traduzione di Lia Di Peri)
(traduzione di Lia Di Peri)
venerdì 30 marzo 2012
La violenza simbolica del giornalismo italiano
Abbiamo scritto una lettera che verrà spedita a più quotidiani locali e
nazionali, alle parlamentari e per conoscenza all'Ordine Nazionale dei
Giornalisti. Vi chiediamo di leggerla, firmarla farla girare. Grazie
Firma qui
Diverse sono state le reazioni all'articolo di Massimo Fini
pubblicato dal Fatto Quotidiano dal titolo “L'ossessione per la donna”.
C'è chi si è dissociato, chi si è sentito offeso, chi l'ha insultato.
D'altra parte non è nuovo Fini a certi discorsi su quello che meno conosce, le donne.
Non
ce ne voglia l'ego del giornalista se non ci dilunghiamo sulla sua
persona, un concentrato di misoginia e teorie strampalate tendenti al
dualismo madre/prostituta con una certa predilezione per quest'ultima
categoria.
Il punto centrale del suo articolo non riguarda lo
sproloquio al quale, a malincuore, siamo abituate ma la responsabilità
di introdurre alla realtà e al suo significato, responsabilità di certo
sua ma anche di un certo giornalismo compiacente.
Non ci vogliono
intellettuali e fior fiori di studiosi per realizzare che i media si
sono affiancati, se non addirittura sovrapposti, alla famiglia e alla
scuola nel veicolare educazione e acculturazione diventando il soggetto
di quella rivoluzione che ha cambiato radicalmente il modo in cui
circolano le idee.
Quali sono, dunque, le idee messe in circolo da
Massimo Fini, Il Fatto Quotidiano e la maggior parte della stampa
attuale quando si parla di donne e di quello che le riguarda
direttamente o indirettamente?
L'articolo “incriminato” affrontava
il tema della violenza mantenendo un registro didattico, analizzandone
le cause e anche osando consigliare rimedi arcaici per arginare la
stessa.
Sono state usate parole banalmente sessiste, “vispe terese” e “sora Carfagna” per citarne alcune.
Ma
il meglio del sessismo è stato espresso nei contenuti portando ad
esempio il massacro della Maiella, scomodando Lawrence, utilizzando il
termine “virile” di cui è stata data una libera interpretazione e,
infine, consigliando saggiamente l'elementare prudenza che si confà alle
donzelle sculettanti.
Se all'articolo fosse stata allegata la
classica immagine della donna vittima di violenza, ovviamente fisica
perchè la psicologica non è neanche contemplata, bella, scosciata e
scollacciata avremmo avuto un riassunto fedelissimo del giornalismo
italiano.
In un periodo, uno dei tanti e troppi, in cui
l'incolumità delle donne è praticamente inesistente ci chiediamo quanto
sia umano e civile perpetrare un certo tipo di idee e opinioni.
E',
infatti, innegabile l'ingiuria alle parlamentari che ha citato nei suoi
articoli (al di là dell'affinità politica e di pensiero) così come è
innegabile l'istigazione al femminicidio nel momento in cui lo stupro di
tre donne con l'uccisione di due delle stesse viene banalizzato
nell'immagine delle donzelle sculettanti e nell'istinto, allo stesso
modo è innegabile la violenza (verbale e di pensiero) di cui è intriso
tutto l'articolo se la guerra e la forza fisica sono l'unico argine alla
virilità maschile ignorando gli stessi militari che, tutt'oggi, si
arrogano il diritto di saccheggiare non solo le città ma anche le donne
(mai sentito parlare di stupri di guerra? Rientrano nel pacchetto
virilità?)
Non volendo ledere la libertà di espressione dietro la
quale si nasconde Massimo Fini ( e quasi tutta la stampa italiana)
dimenticando volontariamente o involontariamente che la sua libertà
finisce dove inizia la nostra ed evitando di essere fascista censurando i
suoi pensieri, i quali però censurano i nostri abiti se non vogliamo
correre il rischio di essere “inchiappettate”, e prima di scomodare
anche noi un uomo, vogliamo ricordare in merito alla tanto richiamata
libertà di espressione, che agli inizi del 2009, L'Unesco, in
collaborazione con la Federazione Internazionale della Stampa,
pubblicarono un Manuale che riprendeva le linee guida emanate alla
Conferenza di Pechino del 1995, la quale riconobbe l'importanza di
stabilire un equilibrio nei mezzi di comunicazione per contribuire al
progresso delle donne e per intraprendere azioni contro la
diseguaglianza nell'accesso agli stessi mezzi di informazione.
Il
manuale dell'Unesco, diviso in quattro aree tematiche è uno strumento di
lotta contro la discriminazione, contro i pregiudizi esistenti
all'interno dei mezzi di comunicazione che rappresentano ancora la donna
come " la sofisticata gattina sex, la madre modello, la strega ... la
inflessibile ambiziosa nell'azienda o in politica" e che limitano
l'accesso al potere nella società.
"Il giornalismo deve darsi una
immagine giusta, usare un linguaggio neutro non sessista, ed evitare di
etichettare le donne con le pagine dedicate allo "stile di vita" o
notizie leggere".
Scriveva Pierre Bourdieu ne “Il dominio maschile”:
“Lungi
dall'affermare che le strutture di dominio sono anistoriche, tenterò
invece di stabilire che esse sono il prodotto di un lavoro incessante
(quindi storico) di riproduzione cui contribuiscono agenti singoli (fra
cui gli uomini, con armi come la violenza fisica e la violenza
simbolica) e istituzioni, famiglie, chiesa, scuola, stato”.
E, aggiungiamo oggi - più di tutti i mezzi di informazione.Nei quali -
nonostante i numerosi richiami e raccomandazioni - la violenza
strutturale contro le donne invece di essere rappresenta per quello che è
-vale a dire - un problema politico e di cultura patriarcale, viene
svuotata di contenuto. Stessa sorte per il Femminicidio
naturalizzato"crimine passionale"se, non addirittura normalizzato, a
causa dei nostri "sculettamenti" quotidiani.
Prime Firmatarie:Angela Addorisio
Elisabetta Apparente
Anita SilvianoFirma qui
domenica 25 marzo 2012
Diritti e giustizia economica per il lavoro domestico
Le lavoratrici domestiche contribuiscono notevolmente all'economia mondiale. Rafforzano le economie locali e straniere, assumendo ruoli precari di cura e le lavoratrici migranti inviano alle loro case rimesse che costituiscono una parte sostanziale del prodotto interno lordo dei loro paesi d'origine. Tuttavia per lungo tempo il lavoro domestico non è stato regolamentato e le persone che lo svolgono hanno subito violazioni ai loro diritti economici ed affrontato ostacoli per avere accesso alla giustizia.
Questo articolo è parte di una serie che esamina alcune delle questioni e dibattiti legati al tema del Foro Internazionale dell'AWD 2012 e stabilisce connessioni tra le tematiche riguardanti i diritti delle donne e il potere economico.
Nel giugno del 2011, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT) adottò la Convenzione 189 sul lavoro dignitoso per i/le lavorator* domestici (C189). La ratifica è stata lenta, ma la Campagna 12X12 propone che almeno 12 paesi ratifichino la Convenzione nel 2012.
AWD ha intervistato Marieke Koning, della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) sulle implicazioni del C189 per i diritti e la giustizia economica delle donne.
da Kathambi Kinoti
AWD : Qual è lo stato della Convenzione da quando è stata adottata nel giugno dello scorso anno?
Marieke Koning (MK): "Questa è la fine della schiavitù moderna!" furono le parole dei/delle lavoratori/trici domestic* quando presenziarono alla storica adozione della Convenzione 189 (C189) e la Raccomandazione 201 sul lavoro dignitoso dei/delle lavorator* domestici durante la Conferenza Internazionale del lavoro nel giugno del 2011. Per queste persone e i 50-100 milioni di lavorattori e lavoratrici domestici/che, in tutto il mondo, l'adozione del C189 ha significato il riconoscimento e il rispetto per questo lavoro da parte della comunità internazionale, la disponibilità di uno strumento internazionale che può essere utilizzato per rivendicare i propri diritti e il potenziale per visibilizzare l'economia informale e inserirla nell'occupazione formale.
Due ratifiche permetteranno che il C189 entri in vigore. Si attende di ricevere presto la prima ratifica, dalle Filippine e potrebbero esserci altre 30 ratifiche tra il 2012 e il 2014. Nuove leggi e riforme stanno per essere adottate e contemplate in Spagna, India, Indonesia e Singapore. Però dobbiamo tenere alta l'attenzione perché il Parlamento in Indonesia ha previsto di rinviare i dibattiti;in più le grandi aspettative per la ratifica di alcuni paesi si sono attenuate a causa del cambiamento del clima politico che implicano la concentrazione per le elezioni nazionali.
AWD: Che influenza ha avuto il potere economico esercitato dalle lavoratrici migranti e domestiche nel processo per l'adozione della Convenzione?
MK: Un punto di forza della negoziazione per l'adozione della C189 è stato il fatto che le lavoratrici domestiche migranti stanno contribuendo alle economie dei loro paesi nell'assumere lavoro di cura retribuito,portando così le altre donne a lavorare fuori casa.
I negoziati nella Conferenza Internazionale del Lavoro nel giugno del 2010 e del 2011 sono stati intensi e fin dall'inizio si è avuta l'idea che "bisogna fare qualcosa", ma sia i datori di lavoro che la maggior parte dei governi hanno appoggiato solo una Raccomandazione. Una Convenzione che deve essere ratificata, obbliga i governi ad armonizzare le loro legislazioni nazionali. La delegazione sindacale, compresi i sindacati dei/delle lavorator* domestici/che, ha presentato numerosi esempi ed argomentazioni circa la necessità della Convenzione, evidenziando somiglianze nell'abuso e sfruttamento in molti paesi, si riferirono alle leggi vigenti nei paesi del Nord e Sud. Il sostegno alla Convenzione è aumentato quando governi come il Sud-Africa e il Brasile cominciarono a parlare in nome delle rispettive regioni e mostrarono una forte volontà di difendere la Convenzione.
AWID: La C189 come risolve i problemi dei salari, benefici e condizioni di lavoro eque? Quali implicazioni si hanno per la condizione e il potere economico delle donne?
MK: Dato che tradizionalmente il lavoro domestico è svolto dalle donne in casa,non viene considerato una professione. Non è valorizzato, riconosciuto o rispettato. Per troppo tempo, decine di milioni di lavoratrici domestiche sono state escluse dalla legislazione nazionale, sonostate e sono mal pagate o non vengono pagate affatto, lavorano per lunghe ore e sono sfruttate e subiscono abusi. Il lavoro domestico non è visibile ed è isolato perché svolto all'interno della casa. Molte lavoratrici domestiche sono tenute praticamente come prigioniere o schiave, senza permetterle di uscire di casa o comunicare con le loro famiglie.
L'adozione della C 189 è storica. Riconosce il lavoro domestico come lavoro e stabilisce i diritti minimi di cui devono godere chi lo esercita. Una volta ratificata, la Convenzione rafforzerà il potere economico dei/delle lavoratori/trici domestic*: avranno diritto al salario minimo con deduzioni unicamente in circostanze eccezionali che sono descritte chiaramente.
Il C 189 si riferisce alla [articolo 10] parità di trattamento tra lavoratori e lavoratrici domestici/che e lavoratori e lavoratrici in generale, in relazione al normale orario di lavoro, all'indennizzo per gli straordinari, ai periodi di riposo giornaliero e settimanale e per le ferie annuli pagate. La Convenzione riconosce anche come ore lavorative i periodi durante i quali i/le lavoratori/trici domestic*non dispongono liberamente del loro tempo e rimangono a disposizione del nucleo familiare per rispondere a possibili richieste dei loro servizi.[1] Queste persone avranno accesso alla protezione della sicurezza sociale, anche per quanto riguarda le prestazioni di maternità e i benefici in materia di salute e sicurezza [Articolo 13].
I datori e i /le lavorator* domestici/che devono firmare un contratto in modo che siano chiare le condizioni lavorative [Articolo 7].
Inoltre, i/le lavoratori/trici domestici/che hanno diritto di scelta sul risiedere nella casa per la quale lavorano[Articolo 9] e avranno accesso ai tribunali o altre misure di risoluzione dei conflitti [articolo 16], il che aiuterà a contenere le pratiche abusive di molte agenzie per l'impiego.
In più, la C 189 è destinata a produrre cambiamenti nella vita di milioni di donne e ragazze intrappolate nel lavoro domestico minorile e nel lavoro forzato.
Infine la Convenzione (C189) impone agli Stati Membri l'obbligo di rispettare, promuovere e realizzare i diritti dei/delle lavoratori/trici domestic* alla libertà di associazione, alla libertà sindacale e all'effettivo riconoscimento del diritto di contrattazione collettiva [Artico 3]. Questi diritti fondamentali sono nella maggior parte negati dalle leggi nazionali del lavoro. Oggi, i/le lavoratori/trici domestici/che potranno finalmente difendere e negoziare migliori diritti nella legislazione e in pratica,come anche gli accordi di contrattazione collettiva.
AWID: Che cos'è la Campagna 12X12?
MK: Questa campagna ha lo scopo di far ratificare la Convenzione a 12 paesi entro il 2012. Cerca di organizzare i/le lavorator* domestic* affinché si sindacalizzino e rafforzino i loro sindacati. Dodici ratificazioni nel 2012 è la meta minima - dobbiamo arrivare ad una quantità di ratifiche nel 2012 - per assicurare che la Convenzione mantenga il suo status di valido strumento internazionale.
La Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) ha lanciato la Campagna 12X12 [2] il 19 dicembre del 2011, insieme alla Rete Internazionale dei Lavoratori Domestici (DWN) come membro chiave di questa Campagna per collegare sindacati e reti di lavorator* domestic* in tutto il mondo.
Abbiamo squadre di questa Campagna in 73 paesi! E la quantità dei paesi aderenti aumenta ogni mese. La campagna ha risvegliato l'attivismo in tutto il mondo e ha offerto un ponte per sviluppare coalizioni tra sindacati del lavoro,sindacati dei/delle lavoratic* domestici/che ed organizzazioni di migranti, i diritti umani e donne che massimizzeranno la pressione sui governi. La nostra strategia comprende la collocazione della Convenzione 189 in una alta posizione dentro gli ordini del giorno delle riunioni tripartite dei sindacati, governi e datori di lavoro; organizzare incontri con i/le parlamentar*per incrementare il sostegno alla ratifica; organizzare eventi pubblici e azioni di fronte ai Parlamenti.
AWID: Alcuni Paesi sono sulla buona strada per la ratifica della Convenzione: Belgio, Filippine, Perù, Sudafrica. Perché, hanno particolari dinamciche al loro interno che portano alla Ratifica?
MK: La maggior parte dei paesi che sono vicini alla ratifica della Convenzione sono stati sensibilizzati sulle problematiche del lavoro domestico e hanno intrapreso azioni per riformare le loro legislazioni sul lavoro al fine di affrontare alcune delle necessità più elementari di queste persone. Diverse nazioni hanno giocato un ruolo fondamentale durante le negoziazioni nella Conferenza Internazionale del Lavoro, come Austria, Brasile, Filippine, Sudafrica Namibia e Uruguay. Nel caso delle Filippine, il Governo sa che ratificando la C189 proteggerà milioni di suoi cittadini/ne che svolgono lavoro domestico in altri paesi e che i /le lavoratori/trici di quei paesi beneficeranno significativamente anch'essi/esse della ratifica.
Il Governo filippino ha creato un Gruppo Tecnico di Lavoro con i sindacati, compresi quelli dei lavoratori/trici domestic*, con le organizzazioni delle donne migranti, per facilitare la consultazione sul processo di ratifica. Stessa cosa sta avvenendo in Sudafrica e Brasile.
In altri paesi (per esempio, quelli scandinavi),i sindacati hanno assumto un forte impegno e hanno posto la C189 in una posizione elevata dentro l'ordine del giorno tripartito. Ma nulla può essere dato per scontato. In Perù dove abbiamo molte attese circa la ratifica, il sostegno iniziale alla C189 è quasi scomparso dopo le elezioni governative. Per questo le organizzazioni della Campagna devono tenere desta l'attenzione al fine di arrivare al maggior numero possibile di ratifiche per la fine dell'anno.
AWID: Cosa accadrà adesso con il controllo e l'accesso ai rimedi contro le violazioni?
MK: I Paesi che hanno già ratificato hanno l'obbligo di applicarla nella legge e in pratica,che può essere comunque un lungo processo per alcuni governi. Gli altri governi dei paesi dove le leggi già soddisfano i requisiti avranno poche necessità di adeguamento o nessuna nella loro legislazione nazionale.
Ci sono nazioni che,forse, non ratificheranno la Convenzione 189, ma utilizzano però le norme dell'OIT, come modello per le leggi e orientamenti nelle politiche.
La convenzione 189 è una norma minima. Se ratificata, i/le lavoratori/trici domestic* hanno il diritto di organizzarsi e formare sindacati. Così svilupperanno il loro potere di negoziazione collettiva e possono ottenere ulteriori miglioramenti - nella legge e in pratica - con i datori di lavoro e il governo, che farà accedere ad una migliore giustizia per il lavoro domestico.
Note:
Queste ore fuori dal normale orario lavorativo in cui u/una lavoratore/trice domestic* sono tenuti a tornare nella casa dove lavorano, per esempio, per aiutare ad assistere una persona malata.
La Campagna 12X12 è ora, una piattaforma con più partner: la Rete Internazionale dei Lavoratori domestici (IDWN), l'Unione Internazionale dell'Alimentazione, agricoltura, alberghi, ristoranti, Snuff e Allied Workers (UITA), Servizi Internazionali pubblico (PSI), l'European Trade Union Confederation (ETUC), Human Rights Watch, il Migrant Forum in Asia (MFA), la Caritas, Solidar e la solidarietà mondiale. Si attendono che altre organizzazioni partecipino alla Campagna.
AWID
traduzione italiana : Lia Di Peri
Questo articolo è parte di una serie che esamina alcune delle questioni e dibattiti legati al tema del Foro Internazionale dell'AWD 2012 e stabilisce connessioni tra le tematiche riguardanti i diritti delle donne e il potere economico.
Nel giugno del 2011, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT) adottò la Convenzione 189 sul lavoro dignitoso per i/le lavorator* domestici (C189). La ratifica è stata lenta, ma la Campagna 12X12 propone che almeno 12 paesi ratifichino la Convenzione nel 2012.
AWD ha intervistato Marieke Koning, della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) sulle implicazioni del C189 per i diritti e la giustizia economica delle donne.
da Kathambi Kinoti
AWD : Qual è lo stato della Convenzione da quando è stata adottata nel giugno dello scorso anno?
Marieke Koning (MK): "Questa è la fine della schiavitù moderna!" furono le parole dei/delle lavoratori/trici domestic* quando presenziarono alla storica adozione della Convenzione 189 (C189) e la Raccomandazione 201 sul lavoro dignitoso dei/delle lavorator* domestici durante la Conferenza Internazionale del lavoro nel giugno del 2011. Per queste persone e i 50-100 milioni di lavorattori e lavoratrici domestici/che, in tutto il mondo, l'adozione del C189 ha significato il riconoscimento e il rispetto per questo lavoro da parte della comunità internazionale, la disponibilità di uno strumento internazionale che può essere utilizzato per rivendicare i propri diritti e il potenziale per visibilizzare l'economia informale e inserirla nell'occupazione formale.
Due ratifiche permetteranno che il C189 entri in vigore. Si attende di ricevere presto la prima ratifica, dalle Filippine e potrebbero esserci altre 30 ratifiche tra il 2012 e il 2014. Nuove leggi e riforme stanno per essere adottate e contemplate in Spagna, India, Indonesia e Singapore. Però dobbiamo tenere alta l'attenzione perché il Parlamento in Indonesia ha previsto di rinviare i dibattiti;in più le grandi aspettative per la ratifica di alcuni paesi si sono attenuate a causa del cambiamento del clima politico che implicano la concentrazione per le elezioni nazionali.
AWD: Che influenza ha avuto il potere economico esercitato dalle lavoratrici migranti e domestiche nel processo per l'adozione della Convenzione?
MK: Un punto di forza della negoziazione per l'adozione della C189 è stato il fatto che le lavoratrici domestiche migranti stanno contribuendo alle economie dei loro paesi nell'assumere lavoro di cura retribuito,portando così le altre donne a lavorare fuori casa.
I negoziati nella Conferenza Internazionale del Lavoro nel giugno del 2010 e del 2011 sono stati intensi e fin dall'inizio si è avuta l'idea che "bisogna fare qualcosa", ma sia i datori di lavoro che la maggior parte dei governi hanno appoggiato solo una Raccomandazione. Una Convenzione che deve essere ratificata, obbliga i governi ad armonizzare le loro legislazioni nazionali. La delegazione sindacale, compresi i sindacati dei/delle lavorator* domestici/che, ha presentato numerosi esempi ed argomentazioni circa la necessità della Convenzione, evidenziando somiglianze nell'abuso e sfruttamento in molti paesi, si riferirono alle leggi vigenti nei paesi del Nord e Sud. Il sostegno alla Convenzione è aumentato quando governi come il Sud-Africa e il Brasile cominciarono a parlare in nome delle rispettive regioni e mostrarono una forte volontà di difendere la Convenzione.
AWID: La C189 come risolve i problemi dei salari, benefici e condizioni di lavoro eque? Quali implicazioni si hanno per la condizione e il potere economico delle donne?
MK: Dato che tradizionalmente il lavoro domestico è svolto dalle donne in casa,non viene considerato una professione. Non è valorizzato, riconosciuto o rispettato. Per troppo tempo, decine di milioni di lavoratrici domestiche sono state escluse dalla legislazione nazionale, sonostate e sono mal pagate o non vengono pagate affatto, lavorano per lunghe ore e sono sfruttate e subiscono abusi. Il lavoro domestico non è visibile ed è isolato perché svolto all'interno della casa. Molte lavoratrici domestiche sono tenute praticamente come prigioniere o schiave, senza permetterle di uscire di casa o comunicare con le loro famiglie.
L'adozione della C 189 è storica. Riconosce il lavoro domestico come lavoro e stabilisce i diritti minimi di cui devono godere chi lo esercita. Una volta ratificata, la Convenzione rafforzerà il potere economico dei/delle lavoratori/trici domestic*: avranno diritto al salario minimo con deduzioni unicamente in circostanze eccezionali che sono descritte chiaramente.
Il C 189 si riferisce alla [articolo 10] parità di trattamento tra lavoratori e lavoratrici domestici/che e lavoratori e lavoratrici in generale, in relazione al normale orario di lavoro, all'indennizzo per gli straordinari, ai periodi di riposo giornaliero e settimanale e per le ferie annuli pagate. La Convenzione riconosce anche come ore lavorative i periodi durante i quali i/le lavoratori/trici domestic*non dispongono liberamente del loro tempo e rimangono a disposizione del nucleo familiare per rispondere a possibili richieste dei loro servizi.[1] Queste persone avranno accesso alla protezione della sicurezza sociale, anche per quanto riguarda le prestazioni di maternità e i benefici in materia di salute e sicurezza [Articolo 13].
I datori e i /le lavorator* domestici/che devono firmare un contratto in modo che siano chiare le condizioni lavorative [Articolo 7].
Inoltre, i/le lavoratori/trici domestici/che hanno diritto di scelta sul risiedere nella casa per la quale lavorano[Articolo 9] e avranno accesso ai tribunali o altre misure di risoluzione dei conflitti [articolo 16], il che aiuterà a contenere le pratiche abusive di molte agenzie per l'impiego.
In più, la C 189 è destinata a produrre cambiamenti nella vita di milioni di donne e ragazze intrappolate nel lavoro domestico minorile e nel lavoro forzato.
Infine la Convenzione (C189) impone agli Stati Membri l'obbligo di rispettare, promuovere e realizzare i diritti dei/delle lavoratori/trici domestic* alla libertà di associazione, alla libertà sindacale e all'effettivo riconoscimento del diritto di contrattazione collettiva [Artico 3]. Questi diritti fondamentali sono nella maggior parte negati dalle leggi nazionali del lavoro. Oggi, i/le lavoratori/trici domestici/che potranno finalmente difendere e negoziare migliori diritti nella legislazione e in pratica,come anche gli accordi di contrattazione collettiva.
AWID: Che cos'è la Campagna 12X12?
MK: Questa campagna ha lo scopo di far ratificare la Convenzione a 12 paesi entro il 2012. Cerca di organizzare i/le lavorator* domestic* affinché si sindacalizzino e rafforzino i loro sindacati. Dodici ratificazioni nel 2012 è la meta minima - dobbiamo arrivare ad una quantità di ratifiche nel 2012 - per assicurare che la Convenzione mantenga il suo status di valido strumento internazionale.
La Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) ha lanciato la Campagna 12X12 [2] il 19 dicembre del 2011, insieme alla Rete Internazionale dei Lavoratori Domestici (DWN) come membro chiave di questa Campagna per collegare sindacati e reti di lavorator* domestic* in tutto il mondo.
Abbiamo squadre di questa Campagna in 73 paesi! E la quantità dei paesi aderenti aumenta ogni mese. La campagna ha risvegliato l'attivismo in tutto il mondo e ha offerto un ponte per sviluppare coalizioni tra sindacati del lavoro,sindacati dei/delle lavoratic* domestici/che ed organizzazioni di migranti, i diritti umani e donne che massimizzeranno la pressione sui governi. La nostra strategia comprende la collocazione della Convenzione 189 in una alta posizione dentro gli ordini del giorno delle riunioni tripartite dei sindacati, governi e datori di lavoro; organizzare incontri con i/le parlamentar*per incrementare il sostegno alla ratifica; organizzare eventi pubblici e azioni di fronte ai Parlamenti.
AWID: Alcuni Paesi sono sulla buona strada per la ratifica della Convenzione: Belgio, Filippine, Perù, Sudafrica. Perché, hanno particolari dinamciche al loro interno che portano alla Ratifica?
MK: La maggior parte dei paesi che sono vicini alla ratifica della Convenzione sono stati sensibilizzati sulle problematiche del lavoro domestico e hanno intrapreso azioni per riformare le loro legislazioni sul lavoro al fine di affrontare alcune delle necessità più elementari di queste persone. Diverse nazioni hanno giocato un ruolo fondamentale durante le negoziazioni nella Conferenza Internazionale del Lavoro, come Austria, Brasile, Filippine, Sudafrica Namibia e Uruguay. Nel caso delle Filippine, il Governo sa che ratificando la C189 proteggerà milioni di suoi cittadini/ne che svolgono lavoro domestico in altri paesi e che i /le lavoratori/trici di quei paesi beneficeranno significativamente anch'essi/esse della ratifica.
Il Governo filippino ha creato un Gruppo Tecnico di Lavoro con i sindacati, compresi quelli dei lavoratori/trici domestic*, con le organizzazioni delle donne migranti, per facilitare la consultazione sul processo di ratifica. Stessa cosa sta avvenendo in Sudafrica e Brasile.
In altri paesi (per esempio, quelli scandinavi),i sindacati hanno assumto un forte impegno e hanno posto la C189 in una posizione elevata dentro l'ordine del giorno tripartito. Ma nulla può essere dato per scontato. In Perù dove abbiamo molte attese circa la ratifica, il sostegno iniziale alla C189 è quasi scomparso dopo le elezioni governative. Per questo le organizzazioni della Campagna devono tenere desta l'attenzione al fine di arrivare al maggior numero possibile di ratifiche per la fine dell'anno.
AWID: Cosa accadrà adesso con il controllo e l'accesso ai rimedi contro le violazioni?
MK: I Paesi che hanno già ratificato hanno l'obbligo di applicarla nella legge e in pratica,che può essere comunque un lungo processo per alcuni governi. Gli altri governi dei paesi dove le leggi già soddisfano i requisiti avranno poche necessità di adeguamento o nessuna nella loro legislazione nazionale.
Ci sono nazioni che,forse, non ratificheranno la Convenzione 189, ma utilizzano però le norme dell'OIT, come modello per le leggi e orientamenti nelle politiche.
La convenzione 189 è una norma minima. Se ratificata, i/le lavoratori/trici domestic* hanno il diritto di organizzarsi e formare sindacati. Così svilupperanno il loro potere di negoziazione collettiva e possono ottenere ulteriori miglioramenti - nella legge e in pratica - con i datori di lavoro e il governo, che farà accedere ad una migliore giustizia per il lavoro domestico.
Note:
Queste ore fuori dal normale orario lavorativo in cui u/una lavoratore/trice domestic* sono tenuti a tornare nella casa dove lavorano, per esempio, per aiutare ad assistere una persona malata.
La Campagna 12X12 è ora, una piattaforma con più partner: la Rete Internazionale dei Lavoratori domestici (IDWN), l'Unione Internazionale dell'Alimentazione, agricoltura, alberghi, ristoranti, Snuff e Allied Workers (UITA), Servizi Internazionali pubblico (PSI), l'European Trade Union Confederation (ETUC), Human Rights Watch, il Migrant Forum in Asia (MFA), la Caritas, Solidar e la solidarietà mondiale. Si attendono che altre organizzazioni partecipino alla Campagna.
AWID
traduzione italiana : Lia Di Peri
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