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lunedì 3 settembre 2012
Chi ha paura del Cappuccetto Rosso cattivo?
Il femminismo, fin dagli albori, è stato spesso oggetto di scherno e di attacchi viscerali da parte di un conformismo machista e sessista. Negli ultimi anni assistiamo a una vera e propria recrudescenza dell'odio verso il femminismo, soprattutto quello militante, che proviene non solo dalle storiche sacche di maschilismo (ambiti cattolici, conservatori, di destra), ma anche da settori più radicali (v. complottisti, dietrologi e rossobruni) o meno sospetti (v. mass media). Il mondo dei social network e dei blog non è immune a questa tendenza. Ma che cos'è che fa così paura del femminismo organizzato?
Chi ha paura del Cappuccetto Rosso cattivo?
Le Arrabbiate
giovedì 27 ottobre 2011
Più in là del femminismo, più in là del genere
Un interessante riflessione (critica) delle anarco-femministe sulle derive del/dei femminismo/smi.
La sessualità è un'espressione fondamentale dei desideri e delle passioni individuali, fiamma che può accendere tanto l'amore come la rivolta. Così può essere una importante forza dei desideri di ciascuno/na di noi che può sollevarci al di là della massa come esseri unici ed indomabili. Il genere d'altro canto è un intermediario costruito dall'ordine sociale per inibire l'energia sessuale,opprimerla e limitarla,indirizzandola verso la riproduzione di questo ordine di dominazione e sottomissione. In questo modo diventa un impedimento alla libertà di decidere, di come vogliamo vivere e relazionarci. Nonostante ciò, finora,all'uomo è stata data maggiore libertà per affermare la sua volontà dentro questi ruoli,rispetto alle donne,il che spiega perché abbiamo più anarchici, rivoluzionari e persone che agiscono fuori dalla legalità che sono uomini e non donne. Le donne forti,quelle che si sono ribellate sono state quelle che hanno oltre-passato la loro femminilità.
Purtroppo,il Movimento di Liberazione della Donna (MLD) sorto negli anni '60,non è riuscito a sviluppare un'analisi approfondita della natura della dominazione nella sua interezza e del ruolo giocato dal genere nella sua riproduzione. Un movimento nato dalla necessità di liberarsi dai ruoli di genere per essere così individuale, completo e indipendente, venne trasformato in una specializzazione come la maggior parte delle lotte parziali di quel tempo. Garantendo così l'impossibilità di effettuare un'analisi globale all'interno di questo contesto.
Questa specializzazione è nel femminismo attuale contemporaneo,che iniziò a svilupparsi al di fuori del MLD, alla fine degli anni '60. Il suo obiettivo non era tanto la liberazione della donna come individualità limitata imposta dai ruoli assegnati al suo genere, quanto la liberazione della "donna" come categoria sociale. Insieme alle correnti politiche principali, questa progettualità ebbe la finalità di ottenere diritti, riconoscimento e protezione per le donne come una categoria sociale, riconosciuta dalla legge. In teoria,il femminismo radicale si mosse più in là della legge per liberare le donne, come categoria sociale, dalla dominazione maschile. Dato che questa dominazione (maschile) non è sufficientemente esplorata, come parte della dominazione totale (comprese le anarco-femministe) la retorica del femminismo radicale,assume spesso uno stile simile alle lotte di liberazione nazionale. Per cui nonostante le differenze di metodo e di teoria, la pratica del femminismo liberale (principalmente borghese) e il femminismo radicale coincidono. Ciò non è casuale.
La specializzazione del femminismo radicale consiste nel concentrarsi interamente sulla sofferenza delle donne per colpa dell'uomo. Se questa catalogazione fosse completa, la specializzazione non sarebbe durata più del necessario e sarebbe arrivato il momento di andare al di là della lista delle sofferenze subite, verso un tentativo reale ed attuale di analizzare la natura dell'oppressione della donna in questa società ed intraprendere azioni reali e meditate per porre fine a questa oppressione. Così il mantenimento di questa specializzazione richiede che le femministe amplino questo catalogo all'infinito, fino al punto di dare spiegazioni delle azioni oppressive poste in essere da quelle donne in posizioni di potere,come espressione del potere patrircale,così da liberare queste donne dalla responsabilità delle loro azioni.
Qualsiasi seria analisi delle complesse relazioni di dominazione, come quella che esiste attualmente, viene lasciata fuori a favore di una ideologia in cui l'uomo domina e la donna è la vittima di questo dominio.
Però la creazione di una identità in base della propria oppressione, sulla vittimizzazione sofferta, non fornisce la forza o la indipendenza. A lungo andare si crea invece un bisogno di protezione e sicurezza che eclissa il desiderio di libertà e di indipendenza. Nel regno del teorico e dello psicologico, un'astratta e universale " sorellanza del femminile" può soddisfare questa necessità, ma allo scopo di fornire un fondamento a questa sorellanza di "mistica femminile", la quale fu esposta negli anni '60 come una costruzione culturale che appoggiava la dominazione maschile, essa rivive in forma di spiritualità femminile, culto della dea e in una varietà di altre ideologie femministe. Il tentativo di liberare la donna come categoria sociale raggiunge la sua apoteosi nella ri-creazione dei ruoli del genere femminile in nome di un'esclusiva solidarietà di genere. Il fatto che molte femministe radicali si sono rivolte alla polizia, ai tribunali e ad altri programmi statali di protezione delle donne (imitando così il femminismo borghese) serve solo a sottolineare la falsa natura della "sorellanza" proclamata. Anche se ci sono stati tentativi di muoversi al di là di questi limiti, nel contesto del femminismo, questa specializzazione è stata la migliore definizione per tre decenni.Nella forma in cui è stata praticata non è stata capace di presentarsi come una sfida rivoluzionaria tanto contro il genere che contro la dominazione. Il progetto anarchico di liberazione globale ci ha chiamato a muoverci al di là di questi limiti fino al punto di attaccare il genere stesso, con l'obiettivo di diventare esseri completi, definibili non come un agglomerato di identità sociali, ma come unici/che e completi/te individui.
E' uno stereotipo ed un errore affermare che gli uomini e le donne hanno subito uguale oppressione dentro i loro ruoli di genere. I ruoli del genere maschile hanno lasciato all'uomo una grande libertà di azione per l'affermazione della sua volontà. Pertanto la liberazione della donna dai suoi ruoli di genere non consiste nell'essere più maschile, ma andare oltre la sua femminilità, così per gli uomini la questione non è essre femminile ma andare oltre la propria mascolinità. La questione è scoprire che il centro dell'unicità che c'è in ognuna/uno di noi, va al di là di tutti i ruoli sociali e della forma che ciascun* di noi attua, vive, e pensa nel mondo,sia nel dominio sessuale come in tutti gli altri.
Separare il ruolo di genere in funzione della sessualità,dalla totalità del nostro essere,fissando caratteristiche specifiche secondo il genere di appartenenza, serve a perpetuare l'attuale ordine sociale. Di conseguenza, l'energia sessuale, che potrebbe essere uno straordinario potenziale rivoluzionario viene incanalata verso la ri-produzione delle relazioni di dominio e sottomissione, di dipendenza e disperazione. La miseria sessuale che tutto ciò ha prodotto e lo sfruttamento commerciale si trova ovunque. La fallace chiamata alle persone di " abbracciare tanto la mascolinità come la femminilità" cade sull'assenza di analisi sopra questi concetti, dato che entrambi sono costruzioni sociali che servono gli interessi del potere.
Così cambiare la natura dei ruoli di genere,aumentare il loro numero o modificare la loro forma è inutile da una prospettiva rivoluzionaria, perché questo serve solamente a regolare meccanicamente la forma dei nostri condotti che canalizzano la nostra energia sessuale. Questo non è un compito terapeutico, ma una rivolta insolente,quella che deriva dalla nostra forza e dal nostro rifiuto a tornare indietro. Se il nostro desiderio è quello di distruggere ogni dominazione,allora è necessario che andiamo oltre tutto ciò che ci reprime, più in là del femminismo, più in là del genere, perché è qui che troviamo la possibilità di creare la nostra irriducibile individualità che ci condurrà contro ogni dominazione senza esitazione. Se desideriamo distruggere la logica della sottomissione, ciò dovrebbe essere il nostro minimo obiettivo.
portal libertario oaca
(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)
martedì 6 settembre 2011
Il femminismo di destra non esiste
di Beatriz Gimeno
La scorsa settimana la femminista e saggista Naomi Wolf ha pubblicato
un articolo nel giornale 'Publico' intitolato " Il femminismo
reazionario" nel quale sosteneva incredibilmente, che le donne
repubblicane, vicine al Tea Party sono femministe e che il femminismo
fa male ad ignorarle.
L'articolo era di una povertà concettuale allarmante ancor più che proveniva da un'autora che è una prestigiosa saggista.
Dal
momento che la Naomi Wolf è una donna intelligente e finora ancora
femminista, può essere che sia diventata essa stessa di destra ed abbia
cominciato ad allungare il termine femminismo più in là di dove può
allungarsi. Può essere un altro tentativo di appropriarsi di un termine
di sinistra socialmente prestigioso da parte della destra. O, forse,
nient'altro che una pazzia. Vedremo...
Naturalmente queste politiche repubblicane, reazionarie, - così come le definisce la stessa Wolf - non sono femministe.
Il femminismo non è una condizione naturale delle donne che stanno in politica o sono in possesso di un lavoro.
Il
femminismo è una teoria critica, è un movimento sociale e politico, è
un'etica, è un paradgma ideologico con minimi normativi fuori dai quali
non si può essere femminista. Inutile quindi dire che si può essere uomo
e femminista e donna e antifemminista. Altra cosa è che è vero che
queste donne reazionarie stanno dove stanno grazie al femminismo, che
possono votare grazie al femminismo, che possono lavorare, avere i figli
che desiderano, non essere proprietà del marito, guadagnare denaro
proprio, avere le loro proprietà, grazie al femminismo.
Ciò
significa che alcuni dei principi fondamentali del femminismo sono
diventati parte di ciò che sono considerati diritti umani, sociali e
politici indispensabili : il femminismo ha ampliato le possibilità
vitali, di uguaglianza e felicità per tutti e tutte.
Questo è un
successo del femminismo e dimostra che quest'ultimo è una delle
rivoluzioni di maggiore successo del XX secolo in quanto è riuscito a
conseguire che alcuni dei suoi postulati siano stati considerati
patrimonio comune. Ma anche così,questo non fa femminista chiunque li
utilizzi , come non è socialista chiunque usi la sanità pubblica
.Perché il femminismo è molto di più di questo.
Dichiara
Naomi Wolf che la libertà di scelta è la base del femminismo. Non è
vero, la falsa libertà di scelta sarà la base del neoliberismo,non del
femminismo. La base del femminismo è la uguaglianza tra uomini e donne.
Nonostante le perversioni alle quali è esposta la parola "libertà",
chiunque che non abbia un'deologia neoliberista sa che la libertà di
scelta non esiste senza una precedente uguaglianza che la garantisca.
Senza uguaglianza non c'è libertà, se non per pochi, tra i quali
raramente sono donne.
Al contrario, è sempre più evidente
che essere femminista, cioè puntare sulla parità tra uomini e
donne,esige non solo non essere di destra, ma essere anticapitalista.
La
verità è che il capitalismo globalizzato e il patriarcato (che è
capitalista), due sistemi di oppressione interdipendenti sono alleati;
il primo esige manodopera a basso costo, flessibile,impoverita, quasi
schiava e il secondo sceglie il sesso di questa manodopera. Il primo
esige un tributo in povertà umana, il secondo mette il sesso a questa
povertà. La povertà è femminile, la manodopera a basso costo in
condizioni di semi-schiavitù è composta da donne; i tagli ai servizi
sociali di base sono sostituiti dai lavori gratuiti o sotto-pagati delle
donne; la proprietà dei mezzi di produzione, della terra, della
ricchezza è degli uomini,coloro che non hanno terra sono le donne, che
lavorano gratis sono donne, le precarie, le sotto-pagate sono le donne;
coloro che sono rapite e ridotte in schiavitù per essere vendute come
schiave sessuali o cameriere domestiche al mondo ricco sono donne; colro
che non sono padroni dei loro corpi sono donne; coloro che sono
costrette ad abortire o ad essere sterilizzate se vi è sovrapopolazione
sono donne, ma coloro che sono obbligate a partorire contro la loro
volontà se la popolazione è scarsa sono donne; coloro che sono
analfabete perché non hanno soldi per istruirsi sono donne; coloro che
rimangono fuori dagli ospedali perché non ci sono soldi per i medici
sono donne; coloro che lavorano dall'alba al tramonto sono donne; coloro
che emigrano in cerca di un futuro migliore che può trasformarsi in un
incubo sono donne; colro che vengono uccise perché chiedono un sindacato
in una fabbrica (maquila) sono donne; coloro che non hanno diritti
lavorativi sono donne, ecc.
Questo è ciò che il capitalismo richiede alle sue vittime e il patriarcato si incarica che queste vittime siano donne.
Così
che essere femminista,lottare per l'uguaglianza, la libertà, le
opportunità per le donne richiede un cambiamento delle strutture
sociali, culturali, simboliche, ma anche economiche.
Cospedal,
Sarah Paulin, Esperanza Aguirre, Margaret Thatcher e tutte queste donne
di destra non sono femministe, perché pur essendo donne, le loro
politiche peggiorano drammaticamente la condizione della maggior parte
delle donne.
Ciò è incompatibile con il femminismo.
Così che non si può essere femminista e di destra.
Così
come si può essere donne e reazionarie e di fatto quelle presentate da
Naomi Wolf ne sono un esempio: reazionarie si, femministe no.
Beatriz Gimeno, scrittrice ex presidente de la FELGT (Federación Española de Lesbianas, Gays y Transexuales)
(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)
giovedì 1 settembre 2011
Il femminismo non morde
"Ci sono stadi nei quali si perde la memoria storica del femminismo"
Intervista all'antropologa messicana e femminista, Marcela Lagarde.
Con
poco più di un secolo di esistenza, il femminismo prosegue in America
Latina e nel mondo, ma il suo percorso come movimento di rivendicazione
dei diritti delle donne ricrea l'effetto onde increspate con picchi
elevati e vertiginose cadute.
...
" Il femminismo
non morde" ha sottolineato Lagarde, docente nell' Universidad Nacional
Autónoma de México e una delle promotore della Ley General de Acceso de
las Mujeres a una Vida Libre de Violencia, in vigore dal febbraio del
2007 e dell'introduzione del reato di femminicidio nel Codice Penale.
Marcela Lagarde presidente della Red de Investigadoras por la Vida y la
Libertad de las Mujeres ha rilasciato all'Agenzia IPS un' intervista
durante la sua visita a Cuba.
IPS: Quali
sono le cause della persistenza dei pregiudizi nei confronti del
femminismo, anche tra gli stessi movimenti delle donne o in paesi come
Cuba che promuovono politiche a favore delle donne?
Marcela Lagarde:
Non c'è stata una continuità nella trasmissione del ruolo del
femminismo nella cultura moderna. Sembrano esserci fasi nelle quali se
ne perde la memoria storica e poi si torna a recuperarla.
Dato che
il femminismo è una critica della società patriarcale è stato percepito
come pericoloso da chi non è d'accordo o assume come inevitabile nella
società la cultura e il potere patriarcale.
Il femminismo critica
il patriarcato come una costruzione meta-politica che attraversa società
ed epoche e propone alternative concrete. Il potere patriarcale è un
potere monopolizzato dagli uomini. Inoltre ha proposto altri valori e
alternative che sono stati sentiti come pericolosi, che mordono, perché
indirizzati ad eliminare la dominazione di genere.
Coloro che non
sono stati d'accordo hanno fatto ciò che si fa di solito nella lotta
politica: disprezzare il nemico, in questo caso, le donne e le
femministe .Attribuendo caratteristiche pericolose e molte
falsificazioni. Dinnanzi c'è una cultura misogina, sessista,
maschilista. A questa misoginia sociale si aggiunge la misoginia
politica che è l'antifemminismo.
IPS: Come si definisce l'antifemminismo? Quanto è diffuso?
ML:
E' la delegittimazione dell'apporto del femminismo all'umanità.Viene
trasmessa ora nelle donne e negli uomini, perché le donne nelle società
patriarcali siamo state educate e socializzate per funzionare in maniera
patriarcale. Alcune diventiamo femministe,però questo implica una
conoscenza differente per criticare la nostra stessa cultura,identità e
condizione di genere, che possiede una enorme impronta patriarcale.
Tutta questa diffusa ignoranza contribuisce a creare l'antifemminismo.
Dentro il potere dominante c'è sempre una diffusa ed estesa politica antifemminista.
Ripetiamo
pregiudizi che non abbiamo mai confermato, ma sono parte delle nostre
ideologie e cultura nelle quali viviamo. L'atteggiamento è carico di
misoginia e di misoginia politica, con i confronti permanenti, che la
gente ripete ed entrano a far parte della cultura di massa. Non abbiamo
la forza culturale per contrastarla ad ogni passo con un discorso
proprio.
IPS: Cosa ha significato per le donne contemporanee l'invisibilità del femminismo?
Determinati
gruppi di donne sono nati o si sono sviluppati sui progressi compiuti
dal femminismo fin dal XVIII secolo... Abbiamo dovuto imparare sul
femminismo indagando per conto nostro, per sapere ciò che era successo,
perché non lo si insegna nelle scuole né all'Università. Non si
trasmette da una generazione all'altra come la scienza ingegneristica o
la fisica.
Questo schema molto androcentrico causa un'ignoranza
enorme negli uomini e nelle donne sul femminismo ed il suo contributo
alla modernità. Adesso stiamo arrivando a integrare questa conoscenza
nelle università, ma non ancora nella scuola primaria e secondaria. In
molti paesi, non c'è una specializzazione che abbia materiali, seminari,
cattedre di genere e femminismo.
IPS: In pratica? Si può parlare del femminismo come cambiamento di vita e alleanza tra donne?
ML:
Aiuta a superare la misoginia contro le altre donne e allo stesso tempo
favorisce l'approccio e lo scambio di idee sui progressi nella propria
vita. Noi femministe abbiamo imparato molto dalle altre donne per il
nostro modo di lavorare.
In più, tra docenti abbiamo molte
opportunità di incontri personali tra donne,dove impariamo a sostenerci
le une con le altre. E ciò ci arricchisce e ci dà una forza interiore e
sociale molto importante: una forte affermazione di genere che ti
autorizza e ti avvalora come donna in un mondo che ci attacca tutto il
tempo.
(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)
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