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mercoledì 1 gennaio 2014

Misoginia e reazione

ALICIA MIYARES, filosofa e insegnante spagnola.

L’adesione alla democrazia è radicata in un sistema di governo che efficacemente combatta l’ingiustizia sociale e garantisca meglio l’equa distribuzione della ricchezza, ma anche (nelle democrazie avanzate) al riconoscimento e consolidamento dei diritti civili, politici, economici, sociali, sessuali e culturali. La qualità di una democrazia si misura per il potenziamento dei diritti di cittadinanza. Tuttavia, oggi questo ideale è completamente minacciato.
In tempi di crisi tutto è malleabile e in grado di essere riplasmato. In un contesto di crisi economica la democrazia ne risente, perché la cittadinanza ha la percezione, che la crisi economica ha portato una crisi sociale e politica.  La deriva è conseguenza della trascuratezza dei principi di uguaglianza, libertà e giustizia come valori-guida della coesione sociale. L'abbandono delle politiche pubbliche il cui referente sia l’eguaglianza, le limitazioni all’uso e godimento dei nostri diritti e la sostituzione del paradigma della giustizia sociale, verso un significato di giustizia coercitiva e punitiva, finisce per influenzare i gruppi sociali più vulnerabili o collettivi che, proprio di recente, sono riusciti a guadagnare qualche posizione di uguaglianza sociale.
La crisi economica è servita come pretesto per espropriare la forza della democrazia, la difesa della maggioranza e anche della sua efficacia, il bene comune. Nel contesto attuale, in cui le decisioni discendono dalle autorità transnazionali poco rappresentative e in cui la razionalità economica sembra prevalere su qualsiasi altro tipo di considerazione sociale, la democrazia diventa un sistema politico troppo formale. Se inoltre l'ideale di uguaglianza è soppiantato dal sacrificio, quello di libertà dall’ordine e la giustizia dall’autorità, le vittime saranno in grande quantità. I valori arcaici di "sacrificio ", "ordine" e "autorità", che piacciono molto all’ideologia politica conservatrice contribuiscono non solo all’infantilizzazzione della popolazione nel suo complesso, ma tendono a riposizionare i vari gruppi sociali o collettivi in condizioni culturali e valutative pre-democratiche.
 Niente di tutto questo avviene casualmente o inconsciamente, ma, al contrario, il ritorno alle "essenze" obbedisce a una "strategia di contenimento democratico", se per esempio, siamo sopraffatti dalla perdita di potere d'acquisto, non chiederemo qualità nei servizi, compreso il fatto che alcune persone accetteranno che si mantengano tra rapporti di causa-effetto. Affinché però si produca nella cittadinanza una relativa accettazione di questo nuovo modello di “ contenimento democratico”, i governi, soprattutto quelli d’ideologia conservatrice, tendono a concentrarsi sulla repressione delle attese di alcuni gruppi sociali: tra essi quello delle donne.
Il “contenimento democratico” esercitato sulle donne assolve una doppia funzione: non solo ostacola il consolidamento dei diritti di uguaglianza e di libertà delle donne, ma in più, dispone la cittadinanza tutta, verso l’assunzione dei valori più tradizionali. I mezzi per ritardare le aspettative delle donne sono la misoginia e la reazione politica.
Culturalmente, l'universo misogino rappresenta un contro-valore ai principi di uguaglianza e di riconoscimento. Per misoginia intendiamo l’avversione o l’odio per le donne che consiste nel disprezzarle come sesso. La misoginia rivela una tendenza ideologica retrograda, ma che può essere associata anche a un generalizzato sentimento di disprezzo: l’avversione per le donne è in alcuni casi un sintomo di misantropia. Misoginia e misantropia si uniscono per invalidare le politiche di riconoscimento, per negare i meccanismi inclusivi, per ingiuriare il "politicamente corretto " per rendere la democrazia in un sistema politico cinico e formale: la misoginia ha come unico paradigma l’elitismo.
Il canale di trasmissione della misoginia è il costante ricorso agli stereotipi, alle percezioni e convinzioni che i sessi sono fondamentalmente differenti. Oggi, come oggi, la misoginia si diffonde più in là delle colonne degli opinionisti, dove era riuscita a sopravvivere, per essere presente nei manifesti, manuali di vita, raccomandazioni religiose, per citare solo alcune delle più recenti manifestazioni misogine.
A sua volta, per reazione dobbiamo intendere l'atteggiamento di opposizione alle innovazioni politiche, sociali e culturali. Una delle innovazioni politiche che ha causato più cambiamenti tanto nei valori come nel modo di relazionarci socialmente, così come l’articolazione politica è stata la sfida per un’effettiva uguaglianza tra donne e uomini. La reazione all’innovazione politica dell’uguaglianza ha dimorato in istanze estranee al potere politico, ma, sfortunatamente, adesso si annida in seno a chi esercita il potere.
… Trasformare i " diritti delle donne " in tabù, non è solo una distorsione della realtà, ma una perversione reattiva.

In conclusione, sappiamo che questo governo (spagnolo) lavora contro l'uguaglianza e il riconoscimento, sceglie le donne come gruppo sociale di riferimento su cui applicare la "strategia di contenimento democratico". Per questo è pratica del femminismo, come teoria politica qual è denunciare quest’arretramento: quando si oscurano i diritti delle donne, arretra tutta la cittadinanza.

revista.con la a

martedì 13 dicembre 2011

Le donne di fronte alla reazione patriarcale . " Verso una nuova politica sessuale"

Il libro, forse, non arriverà mai da noi. Mi interessava far rilevare l'approccio complessivo di temi e argomenti che generalmente vediamo argomentati  separatamente o marginalmente.O, spesso, non trattati.


Nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito come spettatori passivi allo smantellamento dei nostri Stati, sia politicamente che economicamente.
Negli ultimi anni,questa strategia del sistema capitalista si è presentata più dura davanti a nostri occhi. Una strategia malamente chiamata " crisi del capitalismo" dato che si tratta di un'alleanza di più poteri economici a livello mondiale che ha causato una crisi profonda nel modello di società e del welfare che era stato costruito.

In questo contesto di smantellamento dello Stato, si osserva l'esistenza di un grande silenzio, su come influenzuerà e influenza la lotta per la parità tra donne e uomini, occorre chiedersi allora,la natura di questi cambiamenti e gli effetti sulle donne.

Questo è l'inizio del nuovo libro della professora di sociologia dell'Università della Coruña, Rosa Cobos*" Verso una nuova politica sessuale. Le donne davanti alla reazione patriarcale" nel quale mostra che uno degli effetti più categorici dei programmi di aggiustamento strutturale è la crescita del lavoro domestico non retribuito delle donne. Questo è il risultato diretto dei tagli alle prestazioni sociali da parte dello Stato, la rinuncia a quelle funzioni ( tra le altre,  salute, o alimentazione) che ricadono immancabilmente sulla famiglia e nuovamente sono assunte dalle donne.

Anche le politiche macroeconomiche hanno un'influenza significativa sul lavoro non retribuito e sulle condizioni di vita delle donne. Il sistema fiscale, le politiche monetarie e del cambio influiscono sulle condizioni materiali di queste. A tutto questo si aggiunge che le donne lavorano di più e in condizioni peggiori, ed essendo uno dei settori di popolazione più povera sono quelle che più hanno beneficiato dei programmi sociali e perciò sono quelle che più accusano le misure di aggiustamento strutturale, dal momento che a questi servizi vengono applicati i tagli nei bilanci nazionali.

I risultati di queste politiche economiche hanno un impatto immediato e visibile sulla vita delle donne e lo Stato  che ridefinisce ed amplia il "privato" per così rende così invisibili i costi del trasferimento dall'economia retribuita a quella non retribuita. La necessità di estendere il salario per poter far fronte alle necessità fondamentali quasi sempre comporta un aumento del lavoro domestico: più necessità di cucinare o cambiamenti nelle abitudini di acquisto, tra le altre cose. Il lavoro invisibile delle donne aumenta ogni volta che lo Stato non riesce a svolgere le funzioni relative alle prestazioni sociali, visto che sono le donne quelle che sostituiscono lo Stato.

Un altro aspetto negativo che questa sociologa mostra nel suo libro è l'ambigua inclusione delle donne nel mercato del lavoro globale. Ci dimostra come i nuovi sistemi di produzione flessibile, consistenti in un rapido cambiamento di una linea di produzione, richiedono un nuovo profilo di lavoratori/ trici. Devono essere persone flessibili,in grado di adattarsi ai rapidi cambiamenti, che possono essere facilmente licenziati, che siano disposti a orari di lavoro irregolari, ecc. Questo segmento del mercato lavorativo si sta trasformando in forza lavoro eterogenea, flessibile e temporanea, lavoratrici/tori senza posto fisso, mal pagate, con impiego a tempo parziale, lavoratrici/tori a domicilio, lavoratrici/tori a contratto per le piccole aziende semi-informali che si incaricano delle parti decentralizzate dei settori dominanti, ecc.

In tutti i paesi si tende alla deregolamentazione del mercato del lavoro, eliminando le norme di protezione e istituzionali con la scusa che sono ostacoli alla flessibilità e competitività.

Il mercato globale del lavoro mostra una crescente differenziazione tra uno strato di lavoratori,maggiormente uomini,altamente qualificati e con alti redditi e una "periferia" crescente, sempre più rappresentata da donne e migranti con occupazioni non permanenti, a contratto,sotto precarie condizioni lavorative e con un reddito basso ed instabile. In quasi tutte le regioni del mondo, la partecipazione delle donne sul mercato è aumentata, ma le condizioni sotto le quali si inseriscono in quel mercato sono sfavorevoli.
Il libro mostra anche da casi e circostanze concrete, come la globalizzazione, nella sua versione economica e neo-liberale sia un processo  che va sempre più approfondendo il divario tra ricchi e poveri e sta portando al limite la logica del profitto al di sopra di ogni progetto etico e politico di sviluppo umano. In questo contesto di vincitori e vinti, le donne non sono tra i vincitori, perché la loro inclusione nella nuova economia si attua in una zona segnata dalla disuguaglianza di genere.

Il capitalismo neo-liberale sta rinnovando il patto storico e inter-classista con il patriarcato a partire da alcuni nuovi termini.Sta eliminando una gran parte delle clausole,ma lascia intatto il nucleo di tale accordo che si traduce nella sottomissione agli uomini e allo sfruttamento capitalista e patriarcale. Sta gradualmente scomparendo la figura dell'uomo come fornitore economico della famiglia, ma appare una nuova figura, la "fornitrice frustrata" E' la donna che si inserisce nel mercato lavorativo globale, intrappolata in una giornata senza fine, a causa dell'aumento del lavoro domestico gratuito e invisibile ed ora, accede anche,al mercato del lavoro come lavoratrice " generica", flessibile, con la capacità di adattarsi a orari e compiti diversi, sostituta di un'altra che non accetta le condizioni di super-sfruttamento. Due sistemi egemonici - patriarcato e capitalismo neo-liberista- secondo l'autora- hanno patteggiato nuovi e più ampi spazi di lavoro per le donne, che si concretizzano nella rinnovata subordinazione agli uomini e nuove aree di sfruttamento economico e domestico.
In aggiunta a quanto sopra esposto,  troviamo nel libro, un tema che viviamo la maggioranza delle donne nei nostri paesi: la riflessione  sui rapporti tra  differenti culture. Negli ultimi decenni si sono intensificati i dibattiti e le discussioni suule relazioni tra le diverse culture. Il multiculturalismo, lo scontro di civiltà, il dialogo transculturale o la interculturalità, sono diventati oggetto di ricerca  e di discussione politica. La migrazione, l'informazione globalizzata,la povertà o i crescenti processi di uniformità culturale sono fenomeni sociali che stanno alimentando questo dibattito.

L'autora afferma che si sta producendo un rafforzamento delle identità culturali e di altre minoranze come risposta resistente ad una globalizzazione, che sembra voler eliminare qualunque specificità culturale e qualsiasi soggetto collettivo critico. E si interroga sul ruolo che giocano le donne all'interno delle culture e ciò che queste culture chiedono alle donne in esse inserite.

Secondo Rosa Cobos è un fatto che viviamo in una società multiculturale e che le donne sono la rappresentazione metaforica della cultura e su di esse cade il peso di difendere la sopravvivenza della comunità culturale. Esse sono le depositarie della tradizione  e le guardiane dell'essenza culturale. Pertanto risulta importante distinguere tra le pratiche culturali che devono essere rispettate  e protette  da quelle altre che devono essere demolite. Qui il femminismo, per l'autora, è una voce autorevole al momento di rilevare i limiti legittimi della tradizione.

Un altro punto che trova eco nel libro è come perdura, compresa la sua rivitalizzazione, la violenza sessuale. L'autora dichiara che la situazione delle donne è di grande ambivalenza, perché in gran parte del mondo, le donne hanno conquistato formalmente diritti individuali facendone anche uso. L'accesso a forme di indipendenza economica e di autonomia personale hanno permesso ad esse di negare qualche privilegio maschile all'interno delle sue relazioni familiari e di coppia. Le relazioni tra uomini e donne da una prospettiva micro-sociale sono cambiate significativamente in molte parti del mondo.
Ma la reazione del patriarcato si percepisce oggi, vedendo forme inedite di violenza, dal come i settori più intolleranti e fanatici delle società patriarcali stanno rispondendo con inusitata virulenza. Solo così può essere inteso il femminicidio o il diffondersi dello sfruttamento della prostituzione fino al punto di diventare la seconda o terza fonte dei profitti, dopo il commercio di armi e droga nel mondo. O, forse, afferma l'autora, tutto ciò è possibile perché in questo processo di riarmo ideologico del capitalismo e di riarmo ideologico del patriarcato, si sta verificando un processo di re-naturalizzazione della diseguaglianza. La prova di ciò è quel trasmettere attraverso tutti i livelli e mezzi di socializzazione e mediatici, l'iidea che la diseguaglianza è parte della condizione umana.
Sta guadagnando forza il concetto che la diseguaglianza non ha a che vedere con i processi sociali e politici, né con le strutture di dominio,né con il sistema egemonico, ma che la disegualglianza è parte ed è inerente all'esistenza umana.
Questa reazionaria forma di pensare si installa tra noi in modo totalmente silenzioso e sotterraneo, così da rendere possibile la perdita o la riduzione dei diritti lavorativi duramente conquistati o inserire la migrazione come cittadinanza di seconda o terza categoria.
In questo contesto che si sta diffondendo la perversa idea che la prostituzione è una pratica sociale neutra e un lavoro come un altro che non ha alcun rapporto con il patriarcato.

Questo libro dà voce e illumina sul come i cambiamenti che si stanno verificando nelle nostre società in base a questo nuovo dominio capitalista-patriarcale che ha un impatto diretto sulle condizioni di vita, libertà e uguaglianza delle donne. Ci mette in guadia su come l'ideologia della disuguaglianza i stabilisce nella composizione della nostra ssocietà e le conseguenze che ciò comporta.


Professora di Sociologia di genere presso l'Università di A Coruña, fondatora e direttora del Seminario Interdisciplinare di Studi Femministi della stessa Università, tra il 200o e il 2003.
(...)

Editoria Los libros de la Catarata
240 páginas
Formato: 13,5x21 cm
ISBN: 978-84-8319-602-1
Ref: 1CM365


(traduzione di Lia Di Peri )

giovedì 27 ottobre 2011

Più in là del femminismo, più in là del genere

Un interessante riflessione (critica) delle anarco-femministe sulle derive del/dei femminismo/smi.


Al fine di creare una rivoluzione che ponga fine a questo tipo di dominazione è necessario porre fine  in primo luogo,alle tendenze alle quali siamo tutt* sottomessi. Ciò richiede la consapevolezza del ruolo che la società ci impone, cercando i suoi punti deboli, scoprire i suoi limiti ed oltrepassarli.

La sessualità è un'espressione fondamentale dei desideri e delle passioni individuali, fiamma che può accendere tanto l'amore come la rivolta. Così può essere una importante forza dei desideri di ciascuno/na di noi che può sollevarci al di là della massa come esseri unici ed indomabili. Il genere d'altro canto è un intermediario costruito dall'ordine sociale per inibire l'energia sessuale,opprimerla e limitarla,indirizzandola verso la riproduzione di questo ordine di dominazione e sottomissione. In questo modo diventa un impedimento alla libertà di decidere, di come vogliamo vivere e relazionarci. Nonostante ciò, finora,all'uomo è stata data maggiore libertà per affermare la sua volontà dentro questi ruoli,rispetto alle donne,il che spiega perché abbiamo più anarchici, rivoluzionari e persone che agiscono fuori dalla legalità che sono uomini e non donne. Le donne forti,quelle che si sono ribellate sono state quelle che hanno oltre-passato la loro femminilità.

Purtroppo,il Movimento di Liberazione della Donna (MLD) sorto negli anni '60,non è riuscito a sviluppare un'analisi approfondita della natura della dominazione nella sua interezza e del ruolo giocato dal genere nella sua riproduzione. Un movimento nato dalla necessità di liberarsi dai ruoli di genere per essere così individuale, completo e indipendente, venne trasformato in una specializzazione come la maggior parte delle lotte parziali di quel tempo. Garantendo così l'impossibilità di effettuare un'analisi globale all'interno di questo contesto.

Questa specializzazione è nel femminismo attuale contemporaneo,che iniziò a svilupparsi al di fuori del MLD, alla fine degli anni '60. Il suo obiettivo non era tanto la liberazione della donna come individualità limitata imposta dai ruoli assegnati al suo genere, quanto la liberazione della "donna" come categoria sociale. Insieme alle correnti politiche principali, questa progettualità ebbe la finalità di ottenere diritti, riconoscimento e protezione per le donne come una categoria sociale, riconosciuta dalla legge. In teoria,il femminismo radicale si mosse più in là della legge per liberare le donne, come categoria sociale, dalla dominazione maschile. Dato che questa dominazione (maschile) non è sufficientemente esplorata, come parte della dominazione totale (comprese le anarco-femministe) la retorica del femminismo radicale,assume spesso uno stile simile alle lotte di liberazione nazionale. Per cui nonostante le differenze di metodo e di teoria, la pratica del femminismo liberale (principalmente borghese) e il femminismo radicale coincidono. Ciò non è casuale.

La specializzazione del femminismo radicale consiste nel concentrarsi interamente sulla sofferenza delle donne per colpa dell'uomo. Se questa catalogazione fosse completa, la specializzazione non sarebbe durata più del necessario e sarebbe arrivato il momento di andare al di là della lista delle sofferenze subite, verso un tentativo reale ed attuale di analizzare la natura dell'oppressione della donna in questa società ed intraprendere azioni reali e meditate per porre fine a questa oppressione. Così il mantenimento di questa specializzazione richiede che le femministe amplino questo catalogo all'infinito, fino al punto di dare spiegazioni delle azioni oppressive poste in essere da quelle donne in posizioni di potere,come espressione del potere patrircale,così da liberare queste donne dalla responsabilità delle loro azioni.
Qualsiasi seria analisi delle complesse relazioni di dominazione, come quella che esiste attualmente, viene lasciata fuori a favore di una ideologia in cui l'uomo domina e la donna è la vittima di questo dominio.

Però la creazione di una identità in base della propria oppressione, sulla vittimizzazione sofferta, non fornisce la forza o la indipendenza.  A lungo andare si crea invece un bisogno di protezione e sicurezza che eclissa il desiderio di libertà e di indipendenza. Nel regno del teorico e dello psicologico, un'astratta e universale " sorellanza del femminile" può soddisfare questa necessità, ma allo scopo di fornire un fondamento a questa sorellanza  di "mistica femminile", la quale fu esposta negli anni '60 come una costruzione culturale che appoggiava la dominazione maschile, essa rivive in forma di spiritualità femminile, culto della dea e in una varietà di altre ideologie femministe. Il tentativo di liberare la donna come categoria sociale raggiunge la sua apoteosi nella ri-creazione dei ruoli del genere femminile in nome di un'esclusiva solidarietà di genere. Il fatto che molte femministe radicali si sono rivolte alla polizia, ai tribunali e ad altri programmi statali di protezione delle donne (imitando così il femminismo borghese) serve solo a sottolineare la falsa natura della "sorellanza" proclamata. Anche se ci sono stati tentativi di muoversi al di là di questi limiti, nel contesto del femminismo, questa specializzazione è stata la migliore definizione per tre decenni.Nella forma in cui è stata praticata non è stata capace di presentarsi come una sfida rivoluzionaria tanto contro il genere che contro la dominazione. Il progetto anarchico di liberazione globale ci ha chiamato a muoverci al di là di questi limiti fino al punto di attaccare il genere stesso, con l'obiettivo di diventare esseri completi, definibili non come un agglomerato di identità sociali, ma come unici/che  e completi/te individui.

E' uno stereotipo ed un errore affermare che gli uomini e le donne hanno subito uguale oppressione dentro i loro ruoli di genere. I ruoli del genere maschile hanno lasciato all'uomo una grande libertà di azione per l'affermazione della sua volontà. Pertanto la liberazione della donna dai suoi ruoli di genere non consiste nell'essere più maschile, ma andare oltre la sua femminilità, così per gli uomini la questione non è essre femminile ma andare oltre la propria mascolinità. La questione è scoprire che il centro dell'unicità che c'è in ognuna/uno di noi, va al di là di tutti i ruoli sociali e della forma che ciascun* di noi attua, vive, e pensa nel mondo,sia nel dominio sessuale come in tutti gli altri.

Separare il ruolo di genere in funzione della sessualità,dalla totalità del nostro essere,fissando caratteristiche specifiche secondo il genere di appartenenza, serve a perpetuare l'attuale ordine sociale. Di conseguenza, l'energia sessuale, che potrebbe essere uno straordinario potenziale rivoluzionario viene incanalata verso la ri-produzione delle relazioni di dominio e sottomissione, di dipendenza e disperazione. La miseria sessuale che tutto ciò ha prodotto e lo sfruttamento commerciale  si trova ovunque. La fallace chiamata alle persone di " abbracciare tanto la mascolinità come la femminilità" cade sull'assenza di analisi sopra questi concetti, dato che entrambi sono costruzioni sociali che servono gli interessi del potere.

Così cambiare la natura dei ruoli di genere,aumentare il loro numero o modificare la loro forma è inutile da una prospettiva rivoluzionaria, perché questo serve solamente a regolare meccanicamente la forma dei nostri condotti che canalizzano la nostra energia sessuale. Questo non è un compito terapeutico, ma una rivolta insolente,quella che deriva dalla nostra forza e dal nostro rifiuto a tornare indietro. Se il nostro desiderio è quello di distruggere ogni dominazione,allora è necessario che andiamo oltre tutto ciò che ci reprime, più in là del femminismo, più in là del genere, perché è qui che troviamo la possibilità di creare la nostra irriducibile individualità che ci condurrà contro ogni dominazione senza esitazione. Se desideriamo  distruggere la logica della sottomissione, ciò dovrebbe essere il nostro minimo obiettivo.


portal libertario oaca 

(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano) 




 




giovedì 29 settembre 2011

Il trattamento giornalistico della violenza di genere .

Crimine passionale, spazio domestico e i diritti fondamentali delle donne.

da María Isabel Menéndez Menéndez

I media sono un elemento chiave nella formazione dell'opinione pubblica, creano modelli e  offrono forme comportamentali: oggi le persone costruiscono la loro specifica percezione del mondo dalle informazioni provenienti dai mass-media.

Tuttavia, le donne appaiono ancora con modelli stereotipati e relegate in uno spazio marginale, escluso dalla informazione prestigiosa, prestando poca attenzione alla problematica considerata tradizionalmente come femminile. In altre parole, non sono presenti nelle agende dei mass-media e non vengono considerate come audience.
 I media della comunicazione, per nascondere le notizie sulle aggressioni alle donne utilizzano pregiudizi e valutazioni paternalistiche, presentando gli eventi come fatti isolati e non come parte della violenza generalizzata e accettata dalla società. Non si mette mai in discussione la struttura sociale come veicolo di questa patologia né l'aggressore come prodotto di questa struttura.
Questa divisione è particolarmente importante perché è l'argomento adottato per giustificare la tolleranza sociale del maltrattamento delle donne, e che queste  aggressioni sono fatti privati da risolvere all'interno della casa.

Questa specifica forma di violenza di genere è riconosciuta in Spagna laddove all'articolo 153 del Codice Penale si fa riferimento all'abituale abuso, articolo che, tuttavia, è poco utilizzato data la difficoltà di dimostrare detta abitudine per le vittime e anche in tutti i casi, per l'assenza di informatizzazione delle denunce, dell'inesistenza di un registro statistico o di una Procura speciale per i casi di abuso.

Va tenuto presente, che oltre agli abusi esiste una violenza di genere basata sulla costruzione culturale che condanna le donne e giustifica gli uomini violenti. Questa cultura rafforzata dai detti popolari è riprodotta dai media, soprattutto da parte degli opinionisti. Le persone che creano correnti di opinione sulle pagine dei giornali sovente banalizzano il problema o si permettono il lusso di dichiarare che si esagera quando si parla della violenza di genere.
Il cliché più impiegato è quello di incolpare la vittima sollevando dalla responsabilità gli aggressori. La ricerca della giustificazione degli atti violenti è una costante nella maggior parte degli articoli d'opinione, inclusa la informazione giornalistica.

Analisi delle caratteristiche degli articoli sulla violenza di genere:

- Motivi inprecisati come cause delle aggressioni.

- Contraddizione tra il titolo della notizia e il corpo della stessa.

- Stereotipi e pre-giudizi che giustificano le aggressioni e normalizzano il comportamento violento maschile.

- Utilizzazione di luoghi comuni e affermazioni di detti popolari.

- Minimizzazione dell'aggressione e incidenza della cosiddetta " relazione d'amore" come causa delle lesioni.

Molte notizie insistono sulla presentazione dell'aggressione come un fatto isolato, come se fosse una logica conseguenza della passione amorosa di alcuni soggetti e non come un attacco ai diritti fondamentali delle vittime; attacco che è parte di un continum di violenza che subiscono le donne a tutti i livelli sociali. Gli aggressori, nella maggior parte dei casi,né sono persone che vivono in ambiti marginali, né sono esseri patologici.

La violenza sessuale è messa a tacere nella nostra società il che ci rende complici di un'ideologia che vede la donna come essere inferiore e subordinato. Mentre la definizione di mascolinità  continua a fondarsi sulla forza fisica, il dominio e il disprezzo della/per la donna e gli abusi sessuali concepiti ancora come una prova di forza e di potenza.


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)

giovedì 28 luglio 2011

L'Inghilterra vieta la pubblicità dell'Oreal con Julia Roberts

L'Authority della Pubblicità del Regno Unito ha accusato l'azienda di "ritoccare in maniera esagerata" le fotografie dell'attrice.

L'impresa cosmetica dell'Oreal è stata costretta a ritirare dalle strade del Regno Unito una campagna pubblicitaria con l'attrice Julia Roberts e la modella Christy Turlington,dopo la denuncia di una parlamentare dell'eccessivo uso di ritocco delle immagini.

La parlamentare Jo Swinson  ha chiesto il ritiro dei manifesti dopo aver  sollecitato il garante della pubblicità - ha riferito ' The Guardian'.

Il presidente dell'organismo regolatore della pubblicità  Guy Parker ha spiegato alla BBC che la decisione è stata presa dopo aver verificato che le foto erano " esagerate e violavano il codice etico".

La parlamentare da parte sua  ha sottolineato che i ritocchi nella pubblicità hanno provocato un aumento di interesse per la chirurgia plastica e portato a problemi di alimentazione.

"La metà delle donne - ha dichiarato la parlamentare - di età compresa tra i 16 e i 21 anni hanno preso in considerazione la possibilità di interventi di chirurgia estetica, mentre i disturbi alimentari sono aumentati del doppio negli ultimi quindici anni. Il ritocco eccessivo contribuisce ad aggravare questo problema".

L'Oreal ha ammesso che i volti delle modelle sono stati alterati nelle fotografie per arrivare ad un risultato più attraente.
Nella pubblicità della Maybelline, alla modella Christy Turlington, la società ha schiarito la pelle, ha reso più scure le ciglia, ha delineato le labbra  e sfumato il contorno occhi.

Mentre i manifesti della Roberts per la Lancome - che appartiene all'Oreal hanno il ritocco riguarda la brillantezza della pelle.

http://laciudaddelasdiosas.blogspot.com/

(tradotto da Lia Di Peri)