Visualizzazione post con etichetta sessismi e razzismi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sessismi e razzismi. Mostra tutti i post
venerdì 6 dicembre 2013
martedì 12 febbraio 2013
Perché sono un uomo femminista
Come un uomo è passato da aggressore a difensore dei diritti delle donne.
di Byron Hurt*
Quando ero piccolo, mio padre e mia madre discutevano molto. Certe mattine mi svegliavo al suono allarmante delle grida dei miei genitori.La discussione continuava fino a quando mio padre urlava: "E' questo è tutto!Non voglio continuare più a parlare di questo". La disputa finiva lì. Mia madre non ha mai avuto l'ultima parola. Le urla di mio padre facevano rabbrividire mi madre; io volevo fare qualcosa per fermare la furia contro di lei. In quei momenti, mi sentivo impotente perché ero troppo giovane per affrontare mio padre. Ho imparato presto che la forza e il potere intimidivano mia madre. Non ho mai visto mio padre colpirla, ma ho assistito ai dannosi colpi verbali che cadevano sulla psiche di mia madre.
Mio padre non maltrattava sempre di mia madre, ma quando lo faceva, mi identificavo con il suo dolore,non con l'aggressività di lui. Quando le faceva male, faceva male anche a me. Con mia madre avevamo un legame molto speciale. Era divertente, intelligente, amorevole e bella. Era un'ottima ascoltatrice e mi faceva sentire importante. Ogni volta che le cose si mettevano male, lei era la mia roccia e il mio pilastro.
Una mattina, dopo le grida di mio padre durante una discussione,lei ed io, ci siamo chiusi in bagno, soli, preparandoci per il giorno davanti a noi. La tensione nella casa era spessa come una nube di fumo nero. Sapevo che mi madre era nauseata. " Ti voglio bene mamma,ma vorrei che tu avessi un pò più di coraggio quando discuti con papà", le dissi a voce bassa, perché non potesse sentirmi.Lei mi guardò, mi accarezzò la schiena e si sforzò di sorridere.
Avevo tanto desiderio che mia madre difendesse se stessa...Non capivo perché doveva arrendersi ogni volta che discutevano. Chi era lui per mettere le regole in casa? Che cosa lo rendeva tanto speciale?
Sono cresciuto risentito del dominio di mio padre in casa, anche se gli volevo tanto bene quanto ne volevo a mia madre. La sua rabbia e la sua intimidazione impedirono che mia madre, mia sorella ed io, potessimo esprimere la nostra opinione ogni qualvolta fosse in contrasto con la sua. Qualcosa nella disuguaglianza della loro relazione mi sembrava ingiusta, ma in un'età così giovane,non sapevo dire cosa.
Un giorno, mentre eravamo seduti al tavolo della cucina dopo una delle loro discussioni, mia madre mi disse: "Byron mai, trattare una donna come tuo padre tratta me." Vorrei averla ascoltata.
Quando sono diventato grande ed ho avuto le mie relazioni con le ragazze e le donne,a volte, mi sono comportato come ho visto comportare mio padre. Anch'io sono diventato verbalmente aggressivo ogni volta che una ragazza o una donna con le quali uscivo, mi criticava o sfidava. Screditavo le mie compagne controllando il loro peso o l'abbigliamento che avevano scelto di indossare. In una relazione in particolare, ai tempi dell'università, usavo spesso la mia corpulenza per intimidire la mia ragazza, gettandomi su di lei e urlandole per difendere il mio punto di vista.
Avevo assimilato ciò che avevo visto a casa e mi stavo lentamente trasformando in ciò che avevo disprezzato fin da piccolo. Anche se mia madre aveva cercato di insegnarmi il meglio io, come molti ragazzi ed uomini,mi sentivo in diritto di maltrattare il genere femminile.
Dopo la laurea,avevo bisogno di un lavoro. Seppi di un nuovo programma di sensibilizzazione che si stava lanciando. Si chiamava i Mentori nel Progetto di Prevenzione della Violenza. Essendo uno studente-atleta avevo fatto sensibilizazione comunitaria in precedenza e questo Progetto mi sembrava un buon piano,mentre aspettavo di lavorare nel mio campo, il giornalismo.
Fondato da Jackson Katz, il progetto MPV fu creato per usare il prestigio degli atleti nel rendere inaccettabile la violenza di genere. Quando mi incontrai con Katz non sapevo che il progetto era un programma di prevenzione della violenza di genere. Se lo avessi saputo, probabilmente non sarei andato al colloquio.
Così quando Katz mi spiegò che stava cercando un uomo per aiutarlo ad istituzionalizzare il progetto basato sulla prevenzione della violenza di genere, nelle scuole ed università di tutti i paesi, quasi me ne stavo andando da dove ero venuto. Però durante l'intervista,Katz, mi pose una interessante domanda: “Byron, secondo te,quali vantaggi può ricevere la nostra comunità,dalla violenza degli afro-americani sulle afro-americane?"
Nessuno mai mi aveva posto questa domanda. Come uomo afro-americano profondamente preoccupato delle questioni di razza, non avevo mai pensato del come l'abuso emotivo, le percosse, le violenze sessuali, le molestie per strada e le violazioni, colpissero un'intera comunità così come il razzismo.
Il giorno dopo, partecipai ad un seminario sulla prevenzione alla violenza di genere organizzato da Katz, il quale pose agli uomini in sala, la seguente domanda: " Che cosa avete fatto per proteggervi dall'essere violentati o aggrediti sessualmente?"
Non un solo uomo, me compreso, potè rispondere prontamente alla domanda. Infine,un uomo alzò la mano e disse: "Niente."
Poi, Katz domandò alle donne: " Che cosa avete fatto per proteggervi dall'essere violentate o aggredite sessualmente? Quasi tutte le donne in sala alzarono la mano. Una dopo l'altra ciascuna donna testimoniò:
"Non stabilisco nessun contatto visivo con uomini, quando cammino per la strada" disse una.
"Non lascio incustodito il mio bicchiere alle feste" disse un'altra.
"Attraverso la strada quando vedo un gruppo di ragazzi che vengono verso di me"
"Uso le mie chiavi come una potenziale arma"
" Porto con me uno spray da difesa"
" Guardo ciò che mi metto".
Le donne hanno continuato per qualche minuto, fino a quando la parte della loro lavagna era completamente riempita. Mentre il lato della lavagna degli uomini era totalmente bianco.
Ero sbalordito. Non avevo mai sentito un gruppo di donne dire queste cose. Ripensai a tutte le donne della mia vita (compresa mia madre, mia sorella, la mia fidanzata) e mi resi conto che avevo molto da imparare riguardo al genere.
Giorni dopo, Katz mi offrì il lavoro di specialista consigliere-formatore ed io lo accettai. Anche se non ero ben informato, da un punto di vista professionale, imparai rapidamente sul lavoro. Lessi libri e saggi di Bell Hooks, Patricia Hill Collins, Angela Davis ed altre scrittore feministe.
Come la maggior parte degli uomini avevo assorbito lo stereotipo che tutte le femministe erano bianche, lesbiche, attacca-maschi, poco attraenti, che odiavano gli uomini. Ma dopo aver letto le opere di tutte queste femministe nere, mi resi conto che ciò era lontano dalla realtà. Dopo aver indagato a fondo il loro lavoro, arrivai a rispettare davvero l'intelligenza, il coraggio e l'onestà di queste donne.
Le femministe non odiavano gli uomini. Infatti li amavano. Ma,come mio padre aveva messo a tacere mia madre durante le loro discussioni per non sentire le sue lamentele, gli uomini avevano messo a tacere le persone femministe screditandole e facendo orecchie da mercanti su chi siamo realmente.
Ho imparato che le femministe hanno prodotto una critica importante di una società dominata dagli uomini che normalmente e universalmente trattavano le donne come cittadine di seconda classe.
Esse dicevano la verità e, pur essendo un uomo, la loro verità mi stava parlando. Attraverso il femminismo, ho sviluppato un linguaggio che mi ha aiutato ad esprimere meglio cose che avevo sperimentato crescendo come uomo.
Gli scritti femministi sul patriarcato, sul razzismo,capitalismo e sessismo strutturale si relazionavano con me, perché ero stato testimone in prima persona del dominio maschilista, che esse sfidavano. L'ho visto da bambino in casa mia e l'ho perpetuato da adulto. Le loro analisi della cultura e comportamento degli uomini mi ha aiutato a porre il patriarcato di mio padre in un più ampio contesto sociale e, al contempo, mi ha aiutato a capire meglio me stesso.
Decisi che mi affascinavano le femministe ed abbracciai il femminismo. Il femminismo non solo dà voce alle donne, ma apre la strada agli uomini per liberarli dal dominio della mascolinità tradizionale. Quando feriamo le donne nelle nostre vite, noi ci feriamo e feriamo anche la nostra comunità.
Una volta diventato adulto, il comportamento di mio padre nei confronti di mia madre cambiò. Si addolcì e smise di essere irrazionale e verbalmente aggressivo. Mia madre arrivò a farsi valere quando erano in disaccordo.
Mi stupì nel sentirla dire l'ultima parola che mio padre ascoltava senza infuriarsi. E' stato un grande cambiamento. Nessuno di loro si considerava femminista,ma credo che entrambi hanno imparato con il tempo a diventare individui più completi, che si trattavano con reciproco rispetto. Quando mio padre morì di cancro nel 2007,portava orgogliosamente per la città un cappellino da baseball che gli avevo regalato e sul quale c'era scritto: " Basta con la violenza sulle donne".
Chi dice che gli uomini non possono essere femministi?
* Byron Hurt, regista, scrittore e produttore musicale.
Proyecto Kahlo.
(traduzione di Lia Di Peri)
.
di Byron Hurt*
Mio padre non maltrattava sempre di mia madre, ma quando lo faceva, mi identificavo con il suo dolore,non con l'aggressività di lui. Quando le faceva male, faceva male anche a me. Con mia madre avevamo un legame molto speciale. Era divertente, intelligente, amorevole e bella. Era un'ottima ascoltatrice e mi faceva sentire importante. Ogni volta che le cose si mettevano male, lei era la mia roccia e il mio pilastro.
Una mattina, dopo le grida di mio padre durante una discussione,lei ed io, ci siamo chiusi in bagno, soli, preparandoci per il giorno davanti a noi. La tensione nella casa era spessa come una nube di fumo nero. Sapevo che mi madre era nauseata. " Ti voglio bene mamma,ma vorrei che tu avessi un pò più di coraggio quando discuti con papà", le dissi a voce bassa, perché non potesse sentirmi.Lei mi guardò, mi accarezzò la schiena e si sforzò di sorridere.
Avevo tanto desiderio che mia madre difendesse se stessa...Non capivo perché doveva arrendersi ogni volta che discutevano. Chi era lui per mettere le regole in casa? Che cosa lo rendeva tanto speciale?
Sono cresciuto risentito del dominio di mio padre in casa, anche se gli volevo tanto bene quanto ne volevo a mia madre. La sua rabbia e la sua intimidazione impedirono che mia madre, mia sorella ed io, potessimo esprimere la nostra opinione ogni qualvolta fosse in contrasto con la sua. Qualcosa nella disuguaglianza della loro relazione mi sembrava ingiusta, ma in un'età così giovane,non sapevo dire cosa.
Un giorno, mentre eravamo seduti al tavolo della cucina dopo una delle loro discussioni, mia madre mi disse: "Byron mai, trattare una donna come tuo padre tratta me." Vorrei averla ascoltata.
Quando sono diventato grande ed ho avuto le mie relazioni con le ragazze e le donne,a volte, mi sono comportato come ho visto comportare mio padre. Anch'io sono diventato verbalmente aggressivo ogni volta che una ragazza o una donna con le quali uscivo, mi criticava o sfidava. Screditavo le mie compagne controllando il loro peso o l'abbigliamento che avevano scelto di indossare. In una relazione in particolare, ai tempi dell'università, usavo spesso la mia corpulenza per intimidire la mia ragazza, gettandomi su di lei e urlandole per difendere il mio punto di vista.
Avevo assimilato ciò che avevo visto a casa e mi stavo lentamente trasformando in ciò che avevo disprezzato fin da piccolo. Anche se mia madre aveva cercato di insegnarmi il meglio io, come molti ragazzi ed uomini,mi sentivo in diritto di maltrattare il genere femminile.
Dopo la laurea,avevo bisogno di un lavoro. Seppi di un nuovo programma di sensibilizzazione che si stava lanciando. Si chiamava i Mentori nel Progetto di Prevenzione della Violenza. Essendo uno studente-atleta avevo fatto sensibilizazione comunitaria in precedenza e questo Progetto mi sembrava un buon piano,mentre aspettavo di lavorare nel mio campo, il giornalismo.
Fondato da Jackson Katz, il progetto MPV fu creato per usare il prestigio degli atleti nel rendere inaccettabile la violenza di genere. Quando mi incontrai con Katz non sapevo che il progetto era un programma di prevenzione della violenza di genere. Se lo avessi saputo, probabilmente non sarei andato al colloquio.
Così quando Katz mi spiegò che stava cercando un uomo per aiutarlo ad istituzionalizzare il progetto basato sulla prevenzione della violenza di genere, nelle scuole ed università di tutti i paesi, quasi me ne stavo andando da dove ero venuto. Però durante l'intervista,Katz, mi pose una interessante domanda: “Byron, secondo te,quali vantaggi può ricevere la nostra comunità,dalla violenza degli afro-americani sulle afro-americane?"
Nessuno mai mi aveva posto questa domanda. Come uomo afro-americano profondamente preoccupato delle questioni di razza, non avevo mai pensato del come l'abuso emotivo, le percosse, le violenze sessuali, le molestie per strada e le violazioni, colpissero un'intera comunità così come il razzismo.
Il giorno dopo, partecipai ad un seminario sulla prevenzione alla violenza di genere organizzato da Katz, il quale pose agli uomini in sala, la seguente domanda: " Che cosa avete fatto per proteggervi dall'essere violentati o aggrediti sessualmente?"
Non un solo uomo, me compreso, potè rispondere prontamente alla domanda. Infine,un uomo alzò la mano e disse: "Niente."
Poi, Katz domandò alle donne: " Che cosa avete fatto per proteggervi dall'essere violentate o aggredite sessualmente? Quasi tutte le donne in sala alzarono la mano. Una dopo l'altra ciascuna donna testimoniò:
"Non stabilisco nessun contatto visivo con uomini, quando cammino per la strada" disse una.
"Non lascio incustodito il mio bicchiere alle feste" disse un'altra.
"Attraverso la strada quando vedo un gruppo di ragazzi che vengono verso di me"
"Uso le mie chiavi come una potenziale arma"
" Porto con me uno spray da difesa"
" Guardo ciò che mi metto".
Le donne hanno continuato per qualche minuto, fino a quando la parte della loro lavagna era completamente riempita. Mentre il lato della lavagna degli uomini era totalmente bianco.
Ero sbalordito. Non avevo mai sentito un gruppo di donne dire queste cose. Ripensai a tutte le donne della mia vita (compresa mia madre, mia sorella, la mia fidanzata) e mi resi conto che avevo molto da imparare riguardo al genere.
Giorni dopo, Katz mi offrì il lavoro di specialista consigliere-formatore ed io lo accettai. Anche se non ero ben informato, da un punto di vista professionale, imparai rapidamente sul lavoro. Lessi libri e saggi di Bell Hooks, Patricia Hill Collins, Angela Davis ed altre scrittore feministe.
Come la maggior parte degli uomini avevo assorbito lo stereotipo che tutte le femministe erano bianche, lesbiche, attacca-maschi, poco attraenti, che odiavano gli uomini. Ma dopo aver letto le opere di tutte queste femministe nere, mi resi conto che ciò era lontano dalla realtà. Dopo aver indagato a fondo il loro lavoro, arrivai a rispettare davvero l'intelligenza, il coraggio e l'onestà di queste donne.
Le femministe non odiavano gli uomini. Infatti li amavano. Ma,come mio padre aveva messo a tacere mia madre durante le loro discussioni per non sentire le sue lamentele, gli uomini avevano messo a tacere le persone femministe screditandole e facendo orecchie da mercanti su chi siamo realmente.
Ho imparato che le femministe hanno prodotto una critica importante di una società dominata dagli uomini che normalmente e universalmente trattavano le donne come cittadine di seconda classe.
Esse dicevano la verità e, pur essendo un uomo, la loro verità mi stava parlando. Attraverso il femminismo, ho sviluppato un linguaggio che mi ha aiutato ad esprimere meglio cose che avevo sperimentato crescendo come uomo.
Gli scritti femministi sul patriarcato, sul razzismo,capitalismo e sessismo strutturale si relazionavano con me, perché ero stato testimone in prima persona del dominio maschilista, che esse sfidavano. L'ho visto da bambino in casa mia e l'ho perpetuato da adulto. Le loro analisi della cultura e comportamento degli uomini mi ha aiutato a porre il patriarcato di mio padre in un più ampio contesto sociale e, al contempo, mi ha aiutato a capire meglio me stesso.
Decisi che mi affascinavano le femministe ed abbracciai il femminismo. Il femminismo non solo dà voce alle donne, ma apre la strada agli uomini per liberarli dal dominio della mascolinità tradizionale. Quando feriamo le donne nelle nostre vite, noi ci feriamo e feriamo anche la nostra comunità.
Una volta diventato adulto, il comportamento di mio padre nei confronti di mia madre cambiò. Si addolcì e smise di essere irrazionale e verbalmente aggressivo. Mia madre arrivò a farsi valere quando erano in disaccordo.
Mi stupì nel sentirla dire l'ultima parola che mio padre ascoltava senza infuriarsi. E' stato un grande cambiamento. Nessuno di loro si considerava femminista,ma credo che entrambi hanno imparato con il tempo a diventare individui più completi, che si trattavano con reciproco rispetto. Quando mio padre morì di cancro nel 2007,portava orgogliosamente per la città un cappellino da baseball che gli avevo regalato e sul quale c'era scritto: " Basta con la violenza sulle donne".
Chi dice che gli uomini non possono essere femministi?
* Byron Hurt, regista, scrittore e produttore musicale.
Proyecto Kahlo.
(traduzione di Lia Di Peri)
.
domenica 30 settembre 2012
Angela Davis : " Fui usata per incutere paura".
Intervista ad Angela Davis in occasione della presentazione del documentario Free Angela & All Political Prisoners, della regista Shola Lynch, al Toronto International Film Festival.
di Luciano Monteagudo
" Non credo che i miei principi siano cambiati nel corso degli anni. Né tantomeno il mio impegno politico".Chi parla è Angela Davis, una delle attiviste politiche più famose degli anni 60/70, una figura emblematica non soltanto per il suo discorso fortemente rivoluzionario e per la sua rilevante militanza nei BlacK Panters, ma anche per il suo famoso taglio di capelli "afro", che divenne popolare a suo tempo, tra le donne nere. Oggi, all'età di 68 anni, questa intellettuale e docente universitaria, formatasi all'Università di Francoforte sotto la guida di Herbert Marcuse, è arrivata a Toronto all'International Film Festival per sostenere il lancio del documentario Free Angela & All Political Prisoners.
Diretto da Shola Lynch,il film racconta la storia della Davis, quaranta due anni fa quando fu coinvolta dall'FBI nel rapimento ed omicidio del giudice Harold Haley, del Marin County, California. Coinvolgimento dal quale fu poi assolta, nonostante la pressione posta a suo tempo dal governatore dello stato, Ronald Reagan,che nel 1969 era riuscito a espellerla dall'Università della California (UCLA) per la sua aperta militanza nel Partito Comunista .
Latitante per la Giustizia della quale ovviamente era sospettosa, Angela Davis rientrò a 24 anni, nell'elenco dei dieci fuggitivi più pericolosi dell'FBI, fino a quando fu arrestata nel mese di ottobre del 1970. Si scatenò allora una campagna internazionale per la sua liberazione alla quale parteciparono John Lennon e Yoko Ono, che composero anche la canzone "Angela" nell'LP Some Time in New York City e dei Rolling Stones, che registrarono il singolo “Sweet Black Angel”, incluso poi, nell'album Exile on Main Street.
"Non ho mai cercato questo grado di esposizione pubblica ed è stato molto difficile da accettare allora",ricorda Angela Davis in un'esclusiva intervista con Página/12, in una suite al Metrotel Soho di Toronto. " Il mio approccio era esclusivamente politico e neppure nei miei sogni più selvaggi ho mai pensato che sarebbe stato spinto in quella direzione. Ma allo stesso tempo ero consapevole che si trattava di qualcosa con il quale dovevo imparare a vivere. Quindi, si trattava di usarlo, non tanto in mio nome quanto per tutte quelle persone che non avevano voce in quel momento. "
- Si riferisce ai suoi compagni attivisti nei Black Panters?
- Esattamente. Perché la campagna nazionale per la mia libertà iniziò originariamente con lo slogan " Free Angela", ma io ho pensato che sarebbe dovuto essere " Liberate Angela Davis e tutti i prigionieri politici"che è la frase che ora Shola Lynch ha scelto per il suo documentario.
- Nel film si dice che la tripla condanna a morte chiesta dal pubblico ministero, non tanto era diretta a lei personalmente, quanto a tutto ciò che lei incarnava. Può chiarire questa idea?
- Mi resi subito conto che tutto questo accanimento verso di me, eccedeva la mia figura e la mia situazione personale. In primo luogo, perché non potevano ammazzarmi tre volte. Ed ho anche capito la gravità di tutta la situazione. Erano decisi ad uccidere la costruzione di questo nemico immaginario. Ed io incarnavo questo nemico, perchè nera,donna e comunista. Quando l'FBi cominciò a perseguitarmi ne approfittò per incarcerare centinaia di giovani donne nere come me. Hanno approfittato della situazione per cercare di instillare la paura in tutta la comunità nera.
- Cosa è cambiato da allora?
- Penso che molte cose siano cambiate. E credo che siano cambiate grazie alla lotta che abbiamo fatto. Quando sono arrivata all'università ero una delle pochissime fortunate donne nere. Oggi,non è più così, anche se dobbiamo riconoscere che c'è ancora un enorme divario tra il numero degli studenti bianchi e neri. Ciò che mi rattrista molto è che in quel momento, quando lottavamo per la liberazione di tutti i prigionieri politici nella fattispecie e contro l'istituzione carceraria in generale, ci sorprese la quantità di gente che erano in prigione nel paese,però oggi ci sono negli Stati Uniti, più persone in carcere di allora.Oggi, nel mio paese ci sono due milioni e mezzo di persone in prigione. Uno ogni 37 adulti è sotto il controllo del sistema carcerario. Ed è una percentuale molto alta. E' il paese con la maggiore popolazione carceraria del mondo.
- A cosa attribuisce questo?
- Ai tassi di povertà, senza dubbio. La maggior parte degli uomini neri giovani sono disoccupati.Questo è ovviamente un problema politico e anche di razzismo. E 'vero che i libri di testo non si esprimono apertamente il razzismo come succedava prima e che ufficialmente non c'è segregazione razziale,ma per molti versi la situazione è peggiore oggi che mezzo secolo fa.
- Anche con un presidente nero come Barack Obama?
- Sí, es triste dirlo, ma le cose sono peggiorate con un presidente afroamericano alla Casa Bianca.Questa è l'ironia. Perché mezzo secolo fa sarebbe stato impensabile che che un uomo nero potesse diventare presidente degli Stati Uniti, cosa che oggi è possibile. Ma oggi nessuno alla Casa Bianca si preoccupa che un milione di uomini neri sono imprigionati. E questo ha una relazione diretta con il completo smantellamento del sistema di protezione sociale e la de-industrializzazione che il paese sta vivendo,con la conseguente perdita dei posti di lavoro. Prima la popolazione nera aveva nel settore siderurgico, automobilistico e nelle altre industrie la sua fonte lavorativa, che ora sono state trasferite in altri paesi dove la manodopera è molto più economica. Sono nata e cresciuta a Birmingham, in Alabama, dove l'industria siderurgica era la principale fonte di lavoro. Anche se continua a d esserlo ha sempre meno posti di lavoro. E se si aggiunge la mancanza di sostegno sociale, la mancanza di istruzione, l'assenza di un buon sistema di sanità pubblica,accade che il carcere si trasforma nella soluzione per difetto di tutti i problemi sociali che non vengono affrontati politicamente.
- Parlando di prigioni ... Perché pensi che Obama non abbia mantenuto la promessa di chiudere la prigione di Guantanamo?
-Questo è quello che avrebbe dovuto fare fin dall'inizio,ma non ha assunto bene il governo. In molti modi si dice che la cosiddetta " guerra al terrorismo" è superata. Ma dobbiamo anche riconoscere che il primo motivo per cui Guantanamo non è stato chiuso è perché noi scendemmo in strada a rivendicarlo. In molti casi, la gente che ha eletto Obama non è rimasta vigile e attenta. Viceversa si sarebbe creato un movimento di pressione tale da far chiudere Guantanamo. Un movimento per creare anche un miglior sistema per la salute pubblica, migliore istruzione, educazione,ecc. Questo è ancora quello che dobbiamo fare.
- Per le prossime elezioni?
-Assolutamente. Dobbiamo uscire ad occupare spazi, acquisire una dimensione di ciò che è possibile e necessario fare.
(traduzione di Lia Di Peri)
Pagina 12
di Luciano Monteagudo
" Non credo che i miei principi siano cambiati nel corso degli anni. Né tantomeno il mio impegno politico".Chi parla è Angela Davis, una delle attiviste politiche più famose degli anni 60/70, una figura emblematica non soltanto per il suo discorso fortemente rivoluzionario e per la sua rilevante militanza nei BlacK Panters, ma anche per il suo famoso taglio di capelli "afro", che divenne popolare a suo tempo, tra le donne nere. Oggi, all'età di 68 anni, questa intellettuale e docente universitaria, formatasi all'Università di Francoforte sotto la guida di Herbert Marcuse, è arrivata a Toronto all'International Film Festival per sostenere il lancio del documentario Free Angela & All Political Prisoners.
Diretto da Shola Lynch,il film racconta la storia della Davis, quaranta due anni fa quando fu coinvolta dall'FBI nel rapimento ed omicidio del giudice Harold Haley, del Marin County, California. Coinvolgimento dal quale fu poi assolta, nonostante la pressione posta a suo tempo dal governatore dello stato, Ronald Reagan,che nel 1969 era riuscito a espellerla dall'Università della California (UCLA) per la sua aperta militanza nel Partito Comunista .
Latitante per la Giustizia della quale ovviamente era sospettosa, Angela Davis rientrò a 24 anni, nell'elenco dei dieci fuggitivi più pericolosi dell'FBI, fino a quando fu arrestata nel mese di ottobre del 1970. Si scatenò allora una campagna internazionale per la sua liberazione alla quale parteciparono John Lennon e Yoko Ono, che composero anche la canzone "Angela" nell'LP Some Time in New York City e dei Rolling Stones, che registrarono il singolo “Sweet Black Angel”, incluso poi, nell'album Exile on Main Street.
"Non ho mai cercato questo grado di esposizione pubblica ed è stato molto difficile da accettare allora",ricorda Angela Davis in un'esclusiva intervista con Página/12, in una suite al Metrotel Soho di Toronto. " Il mio approccio era esclusivamente politico e neppure nei miei sogni più selvaggi ho mai pensato che sarebbe stato spinto in quella direzione. Ma allo stesso tempo ero consapevole che si trattava di qualcosa con il quale dovevo imparare a vivere. Quindi, si trattava di usarlo, non tanto in mio nome quanto per tutte quelle persone che non avevano voce in quel momento. "
- Si riferisce ai suoi compagni attivisti nei Black Panters?
- Esattamente. Perché la campagna nazionale per la mia libertà iniziò originariamente con lo slogan " Free Angela", ma io ho pensato che sarebbe dovuto essere " Liberate Angela Davis e tutti i prigionieri politici"che è la frase che ora Shola Lynch ha scelto per il suo documentario.
- Nel film si dice che la tripla condanna a morte chiesta dal pubblico ministero, non tanto era diretta a lei personalmente, quanto a tutto ciò che lei incarnava. Può chiarire questa idea?
- Mi resi subito conto che tutto questo accanimento verso di me, eccedeva la mia figura e la mia situazione personale. In primo luogo, perché non potevano ammazzarmi tre volte. Ed ho anche capito la gravità di tutta la situazione. Erano decisi ad uccidere la costruzione di questo nemico immaginario. Ed io incarnavo questo nemico, perchè nera,donna e comunista. Quando l'FBi cominciò a perseguitarmi ne approfittò per incarcerare centinaia di giovani donne nere come me. Hanno approfittato della situazione per cercare di instillare la paura in tutta la comunità nera.
- Cosa è cambiato da allora?
- Penso che molte cose siano cambiate. E credo che siano cambiate grazie alla lotta che abbiamo fatto. Quando sono arrivata all'università ero una delle pochissime fortunate donne nere. Oggi,non è più così, anche se dobbiamo riconoscere che c'è ancora un enorme divario tra il numero degli studenti bianchi e neri. Ciò che mi rattrista molto è che in quel momento, quando lottavamo per la liberazione di tutti i prigionieri politici nella fattispecie e contro l'istituzione carceraria in generale, ci sorprese la quantità di gente che erano in prigione nel paese,però oggi ci sono negli Stati Uniti, più persone in carcere di allora.Oggi, nel mio paese ci sono due milioni e mezzo di persone in prigione. Uno ogni 37 adulti è sotto il controllo del sistema carcerario. Ed è una percentuale molto alta. E' il paese con la maggiore popolazione carceraria del mondo.
- A cosa attribuisce questo?
- Ai tassi di povertà, senza dubbio. La maggior parte degli uomini neri giovani sono disoccupati.Questo è ovviamente un problema politico e anche di razzismo. E 'vero che i libri di testo non si esprimono apertamente il razzismo come succedava prima e che ufficialmente non c'è segregazione razziale,ma per molti versi la situazione è peggiore oggi che mezzo secolo fa.
- Anche con un presidente nero come Barack Obama?
- Sí, es triste dirlo, ma le cose sono peggiorate con un presidente afroamericano alla Casa Bianca.Questa è l'ironia. Perché mezzo secolo fa sarebbe stato impensabile che che un uomo nero potesse diventare presidente degli Stati Uniti, cosa che oggi è possibile. Ma oggi nessuno alla Casa Bianca si preoccupa che un milione di uomini neri sono imprigionati. E questo ha una relazione diretta con il completo smantellamento del sistema di protezione sociale e la de-industrializzazione che il paese sta vivendo,con la conseguente perdita dei posti di lavoro. Prima la popolazione nera aveva nel settore siderurgico, automobilistico e nelle altre industrie la sua fonte lavorativa, che ora sono state trasferite in altri paesi dove la manodopera è molto più economica. Sono nata e cresciuta a Birmingham, in Alabama, dove l'industria siderurgica era la principale fonte di lavoro. Anche se continua a d esserlo ha sempre meno posti di lavoro. E se si aggiunge la mancanza di sostegno sociale, la mancanza di istruzione, l'assenza di un buon sistema di sanità pubblica,accade che il carcere si trasforma nella soluzione per difetto di tutti i problemi sociali che non vengono affrontati politicamente.
- Parlando di prigioni ... Perché pensi che Obama non abbia mantenuto la promessa di chiudere la prigione di Guantanamo?
-Questo è quello che avrebbe dovuto fare fin dall'inizio,ma non ha assunto bene il governo. In molti modi si dice che la cosiddetta " guerra al terrorismo" è superata. Ma dobbiamo anche riconoscere che il primo motivo per cui Guantanamo non è stato chiuso è perché noi scendemmo in strada a rivendicarlo. In molti casi, la gente che ha eletto Obama non è rimasta vigile e attenta. Viceversa si sarebbe creato un movimento di pressione tale da far chiudere Guantanamo. Un movimento per creare anche un miglior sistema per la salute pubblica, migliore istruzione, educazione,ecc. Questo è ancora quello che dobbiamo fare.
- Per le prossime elezioni?
-Assolutamente. Dobbiamo uscire ad occupare spazi, acquisire una dimensione di ciò che è possibile e necessario fare.
(traduzione di Lia Di Peri)
Pagina 12
Iscriviti a:
Post (Atom)

