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lunedì 11 aprile 2016

Il vittimismo femminile e la violenza romantica.

Coral Herrera Gómez, scrittrice e ricercatrice. Dottore in Teoria di genere.




Il vittimismo è una strategia per dominare le persone intorno a noi, per manipolare gli altri, per modificare la realtà, per raggiungere i nostri obiettivi.
Il romanticismo del XIX ha usato molto questa strategia e l’ha portata all’estremo: i geni romantici arrivarono ad auto lesionarsi e a suicidarsi al fine di diventare martiri dell'amore. Non solo volevano procurare dolore o passare alla posterità ma anche far sentire colpevoli l’amata o l’amato che non corrispondeva il loro amore.

Il vittimista o la vittimista romantica soffrono ma non in silenzio. Moltiplicano sempre la sofferenza e la diffondono affinché soffra anche la persona amata.  Con questa perversa idea: “. "Se non fai quello che voglio, io soffro. E se io soffro, anche tu devi offrire”, il suo scopo è far sentire l’altro responsabile del suo dolore e tristezza.
Che cosa vuole ottenere il vittimista dando dolore?  Che tu ti senta colpevole , che tu ti faccia responsabile del suo benessere o della sua felicità. Che non te ne vada, che tu t’innamori di lui, che non ti disinnamori, che lo pensi, che gli dedichi più tempo, che non lo lasci.

Le vittime romantiche sembrano più sensibili e premurose ma possono arrivare a essere molto violente. Vanno dall’amore all’odio in un secondo, elemosinano amore, se non lo ottengono, esigono amore e se non raggiungono il loro obiettivo, hanno un'altra causa per cui combattere: distruggere psicologicamente ed emotivamente il colpevole delle loro disgrazie.

Nelle guerre romantiche usano tutti i tipi di strategie: rimproveri, umiliazioni, accuse, insulti, ma le loro armi migliori sono i ricatti e le minacce.
Alcuni dei ricatti più comuni sono: “ Sono triste perché non mi ami”, “Senza di te non sono niente”, “La mia felicità dipende da te”, “ Voglio che tu mi pensi, la mia vita non ha senso senza il tuo amore”, “Ho bisogno che tu ti prenda cura di me”, “Tu sei colpevole di tutte le mie sofferenze”, “Sono giorni che non mangio e non dormo per colpa tua”, “Non posso vivere senza di te”.

Se i ricatti non funzionano, iniziano le minacce: "Se mi lasci, nessuno ti amerà come ti amo, io/ti vorrò per sempre/non vedrai più i tuoi figli/ti rovinerò economicamente/ resterai senza amici/ti distruggerò la vita.
La peggiore minaccia è: “ Se mi lasci, mi uccido”. Ed è una minaccia reale: ogni anno si suicidano persone in tutti i paesi che lasciano lettere in cui spiegano che lo fanno "per amore", o meglio, per mancato amore.  E molti e molte colpevolizzano direttamente i loro partner, ex partner o le persone delle quali si erano innamorate e che non li avevano corrisposti.

I vittimisti che si uccidono responsabilizzano l’altro del loro atto violento. Non si assumono i loro sbagli, la chiave della loro violenza è sempre negli altri , così prima di agire, minacciano sempre: “ Se mi suicido, non ti potrai mai perdonarti/mai dimenticarmi/ti rammaricherai tutta la vita/ ti sentirai in colpa fino al giorno della tua morte/ rimarrà per sempre nella tua coscienza”.

Ci sono poi quelli che invece di suicidarsi, preferiscono ammazzare chi dicono di amare.  Questo è molto comune nei processi per femminicidio, dove gli assassini delle donne fanno cadere sempre la colpa della loro violenza sull’assassinata: “ Lei mi ha lasciato, lei se n’è andata con un altro,lei mi ha fatto male, lei mi ha fatto uscire pazzo”. Nella nostra cultura patriarcale, le uniche colpevoli della violenza che subiscono sono le donne  “ perché qualcosa avranno fatto”. Per questo, quando si commettono stupri, si sospetta che la colpa è nostra per camminare da sola in strada di notte o per vestire in questo o quel modo.

Perché le vittime romantiche siano “ i buoni”, gli altri devono apparire “ cattivi”Ogni volta che c'è una vittima, ci deve essere un colpevole e con questa logica patriarcale della dicotomia, si costruisce la loro versione della realtà. Lo scopo finale è modificare sempre la realtà che non ci piace : la vittima romantica non sopporta di sentirsi dire di no, non accetta il rifiuto, o la rottura, né la fine.
Ciò significa che se non corrispondi alla tipologia del romantico o della romantica diventi cattivo o cattiva. I cattivi sono tutte quelle persone che non ti amano o che hanno smesso di amarti o quelli che si stanno disinnamorando. Sono malvagi anche gli infedeli e i traditori insomma, tutti quelli che ti fanno male e devono pagarla  cara.
In questa logica, i cattivi sono persone egoiste. insensibili e crudeli, mentre i buoni sono persone sensibili, amorevoli, premurose e molto vulnerabili. Tuttavia, i buoni sono molto superbi, orgogliosi e molto vendicativi: il loro più grande desiderio è punire l’oggetto del loro “amore”, che dal giorno alla notte è diventato il nemico, la nemica.
Molti romantici vittimisti sono ossessionati dalla punizione o dalla vendetta, così fanno le loro campagne in modo che l’ambiente circostante alla coppia collabori nel difficile compito di far sentire colpevole: famiglia, amici e amiche, vicini e vicine di casa. Quanto più persone solidarizzano con il sofferente o la sofferente, meglio è: da qui ci sono persone che sono solidali a suo favore, contro il colpevole che gli ha spezzato il cuore.
Se il cattivo o la cattiva vogliono separarsi, per esempio, si parlerà di “ abbandono del tetto coniugale”: la vittima non riconosce la libertà dell’altro coniuge di andare, lasciare, di prendere le sue decisioni. In questo senso, la vittima non ammette realtà che non lo beneficiano.

La vittima romantica espone la sua tristezza per suscitare il senso di colpa nell’altro e la compassione negli altri. La sua tristezza romantica è toccante, perché appare come un essere fragile, il cui unico scopo nella vita è di amare ed essere amata. Sembra che abbia sempre ragione per l'ingiustizia di cui è soggetto, soprattutto perché tutti danno per scontato che il vero amore è per sempre e che i contratti romantici sono eterni e non possono essere spezzati. La tirannia della vittima consiste nella mancanza di scrupoli nel momento della vendetta e di costringere l'altro a pentirsi e correggere.

Storicamente, la manipolazione vittimista è una strategia che abbiamo adottato più le donne degli uomini: le bambine apprendono fin da piccole a risvegliare la tenerezza degli altri e sappiamo che il pianto può realizzare tutto ciò che ci proponiamo. Gli adulti non sopportano di vederci piangere e danno accesso ai nostri capricci finché cancelliamo la faccia triste: per questo da grandi continuiamo a fare lo stesso.

In quasi tutti i film, cartoni animati, serie TV, le donne piangono e piangono. Piangere e soffrire sono dimostrazioni di femminilità nella nostra cultura, una vera donna è quella che si commuove fino alle lacrime, a tutto ciò che è collegato con l’amore, la maternità, i fiori e un sacco di cose stupide.
Le ragazze imparano presto che se ti presenti debole, gli uomini reagiscono sempre dando accesso ai tuoi desideri , perché si sentono responsabili del loro benessere: essi sono i protettori, i realizzatori,essi sono i forti e gli intelligenti, esso sono i guerrieri. Noi siamo quelle dolci, le emotive, le bamboline carine che aspettano e chiedono cose. Sono uomini d'azione, sono i cavalieri che salvano le principesse.

Ai bambini s’insegna, che gli uomini sono il contrario delle donne.  Gli uomini non piangono, gli uomini agiscono, e l'unico modo per raggiungere i loro obiettivi o risolvere il loro conflitto è con la violenza.
Utilizzando i pugni, un arco e frecce, una mitragliatrice, una pistola, un bazooka, un'ascia, un martello, una granata, un cacciabombardiere , un carro armato, un fucile, machete ... in tutte le produzioni culturali, gli eroi usano la violenza per salvare l'umanità, per risolvere un problema, o per ottenere un tesoro.

Il maschio violento e la marmocchia piagnucolosa, questi sono i modelli di femminilità e mascolinità che ci vendono. La femminilità consiste nell’essere una bambina capricciosa, despota, un poco tonta, egoista, però, molto bella. Gli uomini cedono al suo fascino e si commuovono con le sue lacrime, per questo rischiano la vita per salvarla dalla sua prigionia, per salvarla dalle grinfie del drago o per tirarla fuori dalla povertà e dallo sfruttamento.
Questo modello di femminilità basata sul vittimismo romantico ha recato molto danno a noi donne, perché ci fa credere che l’unico modo per ottenere ciò che vogliamo o desideriamo è il ricatto emotivo e minacciando gli altri. Non solo in campo amoroso, ma in qualunque circostanza, noi donne usiamo quest’arte della manipolazione: diventiamo povere indifese davanti alla polizia che ci vuole multare per eccesso di velocità, all’insegnante che ci vuole sospendere l’esame di matematica, al capo che ci vuole assumere per lavorare. Usiamo il vittimismo in ogni occasione perché funziona nella maggior parte dei casi ... tranne che nell'amore.

Anche se ci fanno credere il contrario, non c’è modo di costringere qualcuno ad amarti se non ti ama. Può darsi che il tuo amato rimanga un po’ più a lungo con voi, ma non si può pretendere che torni a innamorarsi di te. Non vi è alcun modo per risvegliare l'amore attraverso il vittimismo: quando qualcuno ti fa compassione, è molto difficile sentire ammirazione, desiderio o passione per qualcuno.

 Eppure, nei film continuano ancora a convincerci che, le donne che piangono sempre, otterranno di risvegliare la tenerezza nell’amato. Così le principesse Disney sono sempre sole e indifese: se si alleassero con altre donne per unire le forze, l'esistenza del principe non avrebbe senso. I principi azzurri hanno bisogno di donne fragili senza iniziativa proprio per uscire dalla loro situazione: hanno bisogno di donne vergini, innocenti, sensibili e delicate capaci di commuoversi con qualsiasi regalo del loro principe.
Donne che poiché non hanno amiche, sorelle, zie, cugine, madri né vicine parlano con gli animali della foresta e raccolgono fiori, mentre sospirano sognando il Salvatore.
Ed è così che noi donne impariamo presto che ci ameranno se sfruttiamo il nostro ruolo di vittime. Cenerentola era vittima della matrigna e delle sorellastre. Biancaneve della strega cattiva. La Bella Addormentata dell’incantesimo che l’ha fatta dormire per cento anni, la Bella rapita dal suo stesso Salvatore, e  tutte le donne che non poterono uscire dalla loro situazione fino a quando qualcuno ebbe pietà e andò a salvarle.
E da qui viene tutto il resto: il cristianesimo e il romanticismo esaltano e mitizzano la donna che soffre. La Vergine Maria soffre, la principessa chiusa nel castello soffre, la poeta tormentata soffre... tutte soffrono per amore di un uomo, il che le trasforma nelle eroine della nostra cultura.
Alcune delle eroine si uccidono per mostrarci che il loro regno non è di questo mondo. Le donne che non si adattano alla cruda realtà soccombono a essa: le ribelle, le anticonformiste, le disobbedienti, tutte finiscono malamente, quelle delle finzioni e quelle in carne e ossa. Così la maggior parte di loro si consegna all’autodistruzione (quanto più drogate e alcoliste, più sexy si sentono) o si ammazzano: il patriarcato non ha bisogno di finirle, s’incaricano esse stesse di sparire.
La lista delle donne che soffrono nella nostra cultura è infinita: Virginia Woolf, Sylvia Plath, Marilyn Monroe, Frida Kahlo, Alfonsina Storni, Janis Joplin, Amy Whinehouse. E ci sono anche molti personaggi di fantasia che si auto-mutilano, si autodistruggono o si suicidano: Ana Karenina, Emma Bovary.

Il suicidio femminile è romantico e lo idealizziamo perché crediamo che ci rende eterne, speciali, divine. E sono molte le adolescenti che imitano queste stelle per vendicarsi del loro ambiente: si tolgono la vita per rimproverare i loro cari di non aver ricevuto amore o la comprensione di cui avevano bisogno, ma anche per punire i loro amati.

Per terminare con tutto questo vittimismo e così tanta violenza contro di noi, dobbiamo smetterla di idealizzare l’autodistruzione delle donne, eliminare le lotte di potere in amore, demistificare la violenza romantica, potenziare tutte e rivendicare la figura di donne felici, allegre, combattive e di successo: molto meglio Madonna che la Whinehouse.  Perché la prima è viva, la seconda, no.
Dobbiamo abbattere questi miti romantici che legittimano la violenza romantica e costruire altre eroine che raggiungono i loro obiettivi grazie alle loro capacità, alla loro forza, intelligenza, la loro empatia, la loro capacità di solidarizzare e lavorare con altre donne.
Protagoniste che si amano come adulte che sono responsabili per i loro sentimenti e le emozioni, in grado di costruire relazioni amorose senza dipendere da nessuno, dalla libertà e autonomia personale.
Abbiamo bisogno di altri modelli di femminilità nella nostra cultura donne allegre, coraggiose, attive, sensibili e amorevoli che siano in grado di unirsi e separarsi, senza drammi e senza guerre romantiche. Altre storie, altri finali e altre forme di amare sono possibili ...

(traduzione a cura di Lia Di Peri)



http://haikita.blogspot.it

                                                                                               

domenica 16 agosto 2015

Perché gli uomini uccidono le donne?

Coral Herrera Gómez





Gli uomini uccidono le donne in tutto il mondo, perché sono stati educati e continuano a essere educati, in modo che risolvano i loro conflitti mediante la violenza; per questo la maggior parte di loro la usa per tutta la loro vita per ottenere ciò che vogliono o per risolvere i loro problemi.


Gli uomini uccidono le donne perché si credono i padroni delle loro compagne dei loro figli e figlie, della sua casa, della sua auto, del suo cane. Si sentono molto superiori e come proprietari fanno ciò che vogliono con loro.
Gli uomini uccidono le donne perché sono stati educati fin dall’infanzia per essere i Re assoluti della famiglia e dittatori in casa. I bambini imparano che i veri uomini sono sempre rispettati, obbediti e adorati e che, solo per essere uomini godono dell’amore incondizionato ed eterno, specialmente se gli/le altr* dipendono dalle loro risorse economiche.


Gli uomini uccidono le donne, perché in televisione siamo rappresentati come oggetti di possesso
che possono essere comprati e venduti, che possono essere violati e maltrattati, che provano abitualmente piacere nell’obbedire e assoggettarsi e che sono qui per soddisfare i desideri di qualsiasi uomo che possegga denaro. E come qualunque oggetto se non serviamo o non obbediamo, ci possono distruggere impunemente, perché la stampa lo chiamerà “ crimine passionale” e spiegherà “le sue ragioni”.
Gli uomini uccidono le donne perché la maggior parte non sa gestire le loro emozioni e vivono prigionieri della loro sofferenza, delle loro paure, del loro dolore, dei loro traumi, delle loro insicurezze, dei loro brutti ricordi, delle loro carenze affettive e dei loro più intimi problemi. Quanto più paura e dolore accumulano più drammaticamente si pongono. Quanto più insicuri si sentono più violenti sono.

Gli uomini uccidono le donne perché sono machisti : credono che nel mondo alcune persone siano migliori di altre e nessuno più di loro si colloca dalla nascita in cima alla gerarchia socio-economica e gli si regala una serie di privilegi: migliori salari, posti politici e imprenditoriali più alti, la proprietà di tutte le terre del pianeta è nel loro possesso (oltre l'80%). Essi governano in maggior misura rispetto alle donne, essi sono i padroni delle banche, delle imprese, dei mezzi di comunicazione; essi hanno i beni e le risorse che danno potere sugli altri e in particolare, sulle donne. Noi siamo per i machisti, come gli animali: un oggetto che si vende, si compra, si affitta, si scambia come bestiame, del quale si gode, si sfrutta, si mutila e si maltratta.


Gli uomini uccidono le donne perché la nostra cultura amorosa è patriarcale e si fonda sull’egoismo,sulla sofferenza, sulla disuguaglianza, sulle relazioni verticali, sulle lotte di potere. Il capitalismo romantico ci fa egoisti, il romanticismo patriarcale perpetua i miti romantici ed esalta il dolore come via per raggiungere l’amore. Il romanticismo patriarcale si basa sulla doppia morale sessuale, sul piacere della sofferenza, sulla dipendenza emozionale femminile, sulla violenza di genere, sull’odio come forma di relazione , sullo schema del dominio e sottomissione o su quella del padrone e dello schiavo.  Gli uomini si sono convinti che le donne sono buone o cattive e continuano ad avere paura della nostra libertà e autonomia, della nostra sessualità ed erotismo, perché non sanno come rapportarsi a noi come eguali. Sono stati educati a sentirsi adorati, rispettati e necessari, non per costruire relazioni egualitarie.
Gli uomini uccidono le donne perché non sopportano le sconfitte.  Non sanno gestire una rottura sentimentale, non gli hanno insegnato che la gente può liberamente seguire il proprio percorso, che nulla ci appartiene,che tutt* siamo liberi di unirci e separarci.  I bambini che sono educati patriarcalmente alla competitività più spietata non hanno gli strumenti per interagire sul piano dell’uguaglianza, hanno necessità di sentirsi vincitori e per questo una rottura sentimentale la vivono come un fallimento. Non dispongono di strumenti per superare il dolore, non possono parlare con nessuno per non sentirsi deboli o perdenti, non hanno nessuno cui rivolgersi quando si sentono disperati, perché si preoccupano più di dare un’immagine di forza e potenza. Non possono sfogarsi, non sanno chiedere aiuto e la televisione non smette di inviare loro messaggi di legittimazione e normalizzazione dell’uso della violenza quando si è costretti a difendersi o difendere le loro proprietà.




Gli uomini uccidono perché gli eroi maschili ammazzano e sono pieni di gloria. Il dio della nostra epoca è un dio guerriero, un maschio mitizzato per la sua forza e violenza. Nella pubblicità, nei fumetti, nei film, nei videogiochi, si rende culto ai guerrieri assassini siano essi androidi o cavalieri medievali.  Tutti i nostri eroi raggiungono i loro obiettivi mediante la violenza, per questo i film si sviluppano fra proiettili, bombe, frecce, colpi, pugni, machete e scene di tortura e dolore. La maggior parte dei film nelle sale cinematografiche rappresentano maschi alfa, armi e sangue, urla e violenza. In tutti, l’eroe esibisce la sua forza, il suo coraggio e la sua capacità di annientare chiunque nel suo cammino… gli effetti speciali e la musica della spettacolare fiction aumentano il suo potere seducente sugli spettatori e spettatrici, che ammirano la sensualità della violenza patriarcale e la poesia del virile sacrificio.


Gli uomini uccidono le donne perché sentono di aver sacrificato molto per essere quello che sono e che ciò gli dia il potere sulla vita di altre persone.  
Ai bambini insegniamo che se vogliono essere eroi e avere potere e fama , se vogliono essere il numero uno, se vogliono essere i migliori in tutto, devono sacrificarsi per ottenerlo. Il premio è molto seducente: se sei un macho patriarcale vincente avrai l’ammirazione e il rispetto di tutti gli altri machi e molte donne sospireranno per te e per la tua bellezza, per il tuo coraggio, il tuo potere, le tue risorse. Il sacrificio, però, è terribile: dovranno mutilarsi emotivamente, imparare a non piangere in pubblico, imparare a nascondere la loro vulnerabilità, a non esprimere emozioni e apparire freddi come un iceberg. Essi possono scatenare la loro rabbia o la loro frustrazione ma non emozioni come la tenerezza, l’affetto, la tristezza, la paura o l’amore. Queste sono cose da donne, queste persone imperfette, deboli e vili alle quali nessuno vuole somigliare.

Gli uomini uccidono le donne perché anche gli altri uomini uccidono le donne e perché nella guerra tra i sessi, le donne sono le nemiche.  Il sacrificio patriarcale comporta abbandonare il mondo delle donne per diventare un “vero uomo”, abbandonare il nido materno e unirsi solo ai propri pari, vale a dire, ai maschi che dimostrano di essere tali. Per non scendere nella gerarchia sociale gli uomini devono fornire costante prova della loro mascolinità per non essere paragonati alle donne, ai bambini agli omosessuali. Per evitare di perdere l'onore o di essere preso in giro nell'ambiente maschile, i giovani devono dimostrare costantemente la loro virilità: l'obiettivo è di guardare e sentire all'opposto di una donna. Da giovanissimi, gli si insegna a proteggere la loro libertà e a difendersi dall'enorme potere sessuale delle donne. Gli uomini machisti credono che innamorandosi perdano il loro potere, per questo hanno bisogno di sentire che controllano i loro sentimenti, che non si lasceranno manipolare dal nemico e che possono ucciderlo se non riescono a dominarlo. Se il nemico non si sottomette, si uccide, come in tutti i film e i racconti patriarcali, come in tutte le guerre tra i popoli.

Gli uomini che uccidono le donne per prima cosa sono terroristi: seminano il terrore in casa per anni e instaurano una sorta di guerra in cui lui è l’unico soldato armato. Essi impongono le norme e le fanno rispettare, esigono obbedienza e sottomissione, prendono decisioni e stabiliscono punizioni, pretendono che una o più donne soddisfino le loro necessità di base(sesso, cibo, igiene, cura e coccole, discendenza). Gli uomini machisti vogliono essere rispettati, ammirati, obbediti e hanno bisogno di sapersi necessari e imprescindibili, per questo esigono amore eterno e incondizionato, per questo vogliono essere i padroni assoluti, per questo credono di meritare il perdono quando si comportano male.

Gli uomini uccidono le donne perché godono di impunità e perché alla pubblica opinione non sembra così grave che, un uomo, ammazzi la “sua donna”,per questo pubblicano la notizia nella sezione “avvenimenti”, nonostante non sia un evento straordinario, perché le donne muoiono ogni settimana. Per perdere questa impunità è necessario che gli uomini condannino la violenza di genere e che i governi smettano di girarsi dall’altro lato, come se fosse una cosa da poco.

Gli uomini uccidono le donne perché non chiedono aiuto né lavorano per smettere di essere violenti e dominanti. Né i governi sembrano preoccuparsi per la quantità di adolescenti che dominano e maltrattano le loro compagne né per i bambini che sono assassinati in ogni femminicidio né per i bambini che riproducono il comportamento violento dei loro padri con le loro partner quando crescono. Né le istituzioni né la società puntano a insegnare la cultura del buon trattamento e l’uguaglianza agli uomini e i Media ci bombardano con immagini violente. Solo quando gli uomini fanno molto danno e causano molto dolore gli si offre la terapia o il carcere o entrambi.
Proposte per porre fine  al terrorismo machista e alla violenza di genere.

Io credo sia essenziale porre l’accento sulla responsabilità che hanno gli uomini per la violenza in tutto il mondo, chiedere che imparino a relazionarsi in altri modi e a comunicare per risolvere i conflitti senza violenza .  Essi non possono più rinviare il lavoro su di sé per de-patriarcalizzarsi e acquistare strumenti propri per affrontare la vita senza paura e senza violenza.
Gli uomini devono disporsi in mucchio, muoversi e unirsi al cambiamento che si avvicina : l’uguaglianza e il femminismo giunsero per affermarsi e i progressi sono inarrestabili. Sono sempre più i gruppi di uomini egualitari e anti-patriarcali che hanno cominciato a lavorare individualmente e collettivamente ma sono ancora una piccola minoranza (che ammiro).

La velocità con cui stiamo cambiando, implica che gli uomini debbano adattarsi e mettere da parte la tradizione dei privilegi machisti e il sogno molliccio di possedere una serva – moglie che lo esaudisca devotamente e all’infinito.
Devono smantellare tutto il patriarcato individuale e, collettivamente, imparare a fare autocritica amorosa,imparare a esprimere le loro emozioni, a comunicare orizzontalmente e trattare le donne come uguali, rinunciare a sentirsi superiori o inferiori gli altri, sbarazzarsi dalla necessità di vincere, conoscersi meglio e lavorare per essere persone migliori. I compiti che gli uomini hanno davanti sono molti e vari ma quanto prima iniziamo a detronizzare il macho alfa, prima la finiremo con gli stupri, gli abusi, le aggressioni e gli omicidi compiuti dagli uomini machisti.
Penso che possiamo porre fine a questo massacro di donne e bambini solo se la smettiamo con la disuguaglianza e il machismo e l’esaltazione poetica della violenza nei film e fiction. Abbiamo bisogno di rivoluzionare tutte le nostre strutture, porre fine alla cultura che celebra la violenza e il potere maschile per creare altra cultura più equa e pacifica, che promuova il bene comune, il buon trattamento, la diversità e l’amore.

Altre proposte per porre fine ala violenza di genere:

- Educare i bambini e le bambine ai valori del femminismo, dell’uguaglianza, diversità e solidarietà.

 -Imparare fin dall'infanzia a lavorare alla gestione delle emozioni. Allontanare i bambini dalle armi, insegnarli a divertirsi senza competere, insegnarli a condividere e a non discriminare.
- Demitizzare e depatriarcalizzare l’amore romantico per porre fine alle relazioni di dipendenza fondate sull’asse dominio/sottomissione.
 - Porre fine alle lotte di potere nelle nostre relazioni personali, con l’egoismo e lo sfruttamento degli uni sulle altre. Imparare a condividere, a lavorare insieme e relazionarci in modo orizzontale in uguaglianza.

- Consapevolizzare e formare i media e i giornalisti affinché evitino di fomentare la violenza contro le donne attraverso i miti e gli stereotipi machisti inclusi nelle loro notizie.

 - Richiedere ai governi che aumentino la tutela delle vittime e mettere in atto politiche di uguaglianza, che permettano alle donne di raggiungere l’autonomia economica e la garanzia dell’esercizio delle sue libertà.
 - Chiedere che i Media e le industrie culturali smettano di mitizzare la violenza come qualcosa di sublime e di grande.
  - Porre fine all'impunità degli aggressori e dei femminicidaEsigere dal governo politiche educative di prevenzione, assistenza e appoggio agli uomini che vogliano uscire dalla spirale della violenza in cui sono mediante la terapia e la formazione.
-   - Sensibilizzare le persone creative che scrivono racconti, sceneggiature, opere teatrali, canzoni, video-giochi, ecc., affinché non continuino ad adorare la figura sacralizzata del macho che ammazza e abbiano il coraggio di detronizzare gli eroi che uccidono, inventando altre trame, altri finali, altri protagonisti, altre mascolinità e altre femminilità che non siano patriarcali.

- Rendere visibili gli uomini femminista che lottano contro la violenza di genere, unirci tutt* nell’estirpamento di questa piaga sociale.


(traduzione di Lia Di Peri)