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domenica 16 agosto 2015

Perché gli uomini uccidono le donne?

Coral Herrera Gómez





Gli uomini uccidono le donne in tutto il mondo, perché sono stati educati e continuano a essere educati, in modo che risolvano i loro conflitti mediante la violenza; per questo la maggior parte di loro la usa per tutta la loro vita per ottenere ciò che vogliono o per risolvere i loro problemi.


Gli uomini uccidono le donne perché si credono i padroni delle loro compagne dei loro figli e figlie, della sua casa, della sua auto, del suo cane. Si sentono molto superiori e come proprietari fanno ciò che vogliono con loro.
Gli uomini uccidono le donne perché sono stati educati fin dall’infanzia per essere i Re assoluti della famiglia e dittatori in casa. I bambini imparano che i veri uomini sono sempre rispettati, obbediti e adorati e che, solo per essere uomini godono dell’amore incondizionato ed eterno, specialmente se gli/le altr* dipendono dalle loro risorse economiche.


Gli uomini uccidono le donne, perché in televisione siamo rappresentati come oggetti di possesso
che possono essere comprati e venduti, che possono essere violati e maltrattati, che provano abitualmente piacere nell’obbedire e assoggettarsi e che sono qui per soddisfare i desideri di qualsiasi uomo che possegga denaro. E come qualunque oggetto se non serviamo o non obbediamo, ci possono distruggere impunemente, perché la stampa lo chiamerà “ crimine passionale” e spiegherà “le sue ragioni”.
Gli uomini uccidono le donne perché la maggior parte non sa gestire le loro emozioni e vivono prigionieri della loro sofferenza, delle loro paure, del loro dolore, dei loro traumi, delle loro insicurezze, dei loro brutti ricordi, delle loro carenze affettive e dei loro più intimi problemi. Quanto più paura e dolore accumulano più drammaticamente si pongono. Quanto più insicuri si sentono più violenti sono.

Gli uomini uccidono le donne perché sono machisti : credono che nel mondo alcune persone siano migliori di altre e nessuno più di loro si colloca dalla nascita in cima alla gerarchia socio-economica e gli si regala una serie di privilegi: migliori salari, posti politici e imprenditoriali più alti, la proprietà di tutte le terre del pianeta è nel loro possesso (oltre l'80%). Essi governano in maggior misura rispetto alle donne, essi sono i padroni delle banche, delle imprese, dei mezzi di comunicazione; essi hanno i beni e le risorse che danno potere sugli altri e in particolare, sulle donne. Noi siamo per i machisti, come gli animali: un oggetto che si vende, si compra, si affitta, si scambia come bestiame, del quale si gode, si sfrutta, si mutila e si maltratta.


Gli uomini uccidono le donne perché la nostra cultura amorosa è patriarcale e si fonda sull’egoismo,sulla sofferenza, sulla disuguaglianza, sulle relazioni verticali, sulle lotte di potere. Il capitalismo romantico ci fa egoisti, il romanticismo patriarcale perpetua i miti romantici ed esalta il dolore come via per raggiungere l’amore. Il romanticismo patriarcale si basa sulla doppia morale sessuale, sul piacere della sofferenza, sulla dipendenza emozionale femminile, sulla violenza di genere, sull’odio come forma di relazione , sullo schema del dominio e sottomissione o su quella del padrone e dello schiavo.  Gli uomini si sono convinti che le donne sono buone o cattive e continuano ad avere paura della nostra libertà e autonomia, della nostra sessualità ed erotismo, perché non sanno come rapportarsi a noi come eguali. Sono stati educati a sentirsi adorati, rispettati e necessari, non per costruire relazioni egualitarie.
Gli uomini uccidono le donne perché non sopportano le sconfitte.  Non sanno gestire una rottura sentimentale, non gli hanno insegnato che la gente può liberamente seguire il proprio percorso, che nulla ci appartiene,che tutt* siamo liberi di unirci e separarci.  I bambini che sono educati patriarcalmente alla competitività più spietata non hanno gli strumenti per interagire sul piano dell’uguaglianza, hanno necessità di sentirsi vincitori e per questo una rottura sentimentale la vivono come un fallimento. Non dispongono di strumenti per superare il dolore, non possono parlare con nessuno per non sentirsi deboli o perdenti, non hanno nessuno cui rivolgersi quando si sentono disperati, perché si preoccupano più di dare un’immagine di forza e potenza. Non possono sfogarsi, non sanno chiedere aiuto e la televisione non smette di inviare loro messaggi di legittimazione e normalizzazione dell’uso della violenza quando si è costretti a difendersi o difendere le loro proprietà.




Gli uomini uccidono perché gli eroi maschili ammazzano e sono pieni di gloria. Il dio della nostra epoca è un dio guerriero, un maschio mitizzato per la sua forza e violenza. Nella pubblicità, nei fumetti, nei film, nei videogiochi, si rende culto ai guerrieri assassini siano essi androidi o cavalieri medievali.  Tutti i nostri eroi raggiungono i loro obiettivi mediante la violenza, per questo i film si sviluppano fra proiettili, bombe, frecce, colpi, pugni, machete e scene di tortura e dolore. La maggior parte dei film nelle sale cinematografiche rappresentano maschi alfa, armi e sangue, urla e violenza. In tutti, l’eroe esibisce la sua forza, il suo coraggio e la sua capacità di annientare chiunque nel suo cammino… gli effetti speciali e la musica della spettacolare fiction aumentano il suo potere seducente sugli spettatori e spettatrici, che ammirano la sensualità della violenza patriarcale e la poesia del virile sacrificio.


Gli uomini uccidono le donne perché sentono di aver sacrificato molto per essere quello che sono e che ciò gli dia il potere sulla vita di altre persone.  
Ai bambini insegniamo che se vogliono essere eroi e avere potere e fama , se vogliono essere il numero uno, se vogliono essere i migliori in tutto, devono sacrificarsi per ottenerlo. Il premio è molto seducente: se sei un macho patriarcale vincente avrai l’ammirazione e il rispetto di tutti gli altri machi e molte donne sospireranno per te e per la tua bellezza, per il tuo coraggio, il tuo potere, le tue risorse. Il sacrificio, però, è terribile: dovranno mutilarsi emotivamente, imparare a non piangere in pubblico, imparare a nascondere la loro vulnerabilità, a non esprimere emozioni e apparire freddi come un iceberg. Essi possono scatenare la loro rabbia o la loro frustrazione ma non emozioni come la tenerezza, l’affetto, la tristezza, la paura o l’amore. Queste sono cose da donne, queste persone imperfette, deboli e vili alle quali nessuno vuole somigliare.

Gli uomini uccidono le donne perché anche gli altri uomini uccidono le donne e perché nella guerra tra i sessi, le donne sono le nemiche.  Il sacrificio patriarcale comporta abbandonare il mondo delle donne per diventare un “vero uomo”, abbandonare il nido materno e unirsi solo ai propri pari, vale a dire, ai maschi che dimostrano di essere tali. Per non scendere nella gerarchia sociale gli uomini devono fornire costante prova della loro mascolinità per non essere paragonati alle donne, ai bambini agli omosessuali. Per evitare di perdere l'onore o di essere preso in giro nell'ambiente maschile, i giovani devono dimostrare costantemente la loro virilità: l'obiettivo è di guardare e sentire all'opposto di una donna. Da giovanissimi, gli si insegna a proteggere la loro libertà e a difendersi dall'enorme potere sessuale delle donne. Gli uomini machisti credono che innamorandosi perdano il loro potere, per questo hanno bisogno di sentire che controllano i loro sentimenti, che non si lasceranno manipolare dal nemico e che possono ucciderlo se non riescono a dominarlo. Se il nemico non si sottomette, si uccide, come in tutti i film e i racconti patriarcali, come in tutte le guerre tra i popoli.

Gli uomini che uccidono le donne per prima cosa sono terroristi: seminano il terrore in casa per anni e instaurano una sorta di guerra in cui lui è l’unico soldato armato. Essi impongono le norme e le fanno rispettare, esigono obbedienza e sottomissione, prendono decisioni e stabiliscono punizioni, pretendono che una o più donne soddisfino le loro necessità di base(sesso, cibo, igiene, cura e coccole, discendenza). Gli uomini machisti vogliono essere rispettati, ammirati, obbediti e hanno bisogno di sapersi necessari e imprescindibili, per questo esigono amore eterno e incondizionato, per questo vogliono essere i padroni assoluti, per questo credono di meritare il perdono quando si comportano male.

Gli uomini uccidono le donne perché godono di impunità e perché alla pubblica opinione non sembra così grave che, un uomo, ammazzi la “sua donna”,per questo pubblicano la notizia nella sezione “avvenimenti”, nonostante non sia un evento straordinario, perché le donne muoiono ogni settimana. Per perdere questa impunità è necessario che gli uomini condannino la violenza di genere e che i governi smettano di girarsi dall’altro lato, come se fosse una cosa da poco.

Gli uomini uccidono le donne perché non chiedono aiuto né lavorano per smettere di essere violenti e dominanti. Né i governi sembrano preoccuparsi per la quantità di adolescenti che dominano e maltrattano le loro compagne né per i bambini che sono assassinati in ogni femminicidio né per i bambini che riproducono il comportamento violento dei loro padri con le loro partner quando crescono. Né le istituzioni né la società puntano a insegnare la cultura del buon trattamento e l’uguaglianza agli uomini e i Media ci bombardano con immagini violente. Solo quando gli uomini fanno molto danno e causano molto dolore gli si offre la terapia o il carcere o entrambi.
Proposte per porre fine  al terrorismo machista e alla violenza di genere.

Io credo sia essenziale porre l’accento sulla responsabilità che hanno gli uomini per la violenza in tutto il mondo, chiedere che imparino a relazionarsi in altri modi e a comunicare per risolvere i conflitti senza violenza .  Essi non possono più rinviare il lavoro su di sé per de-patriarcalizzarsi e acquistare strumenti propri per affrontare la vita senza paura e senza violenza.
Gli uomini devono disporsi in mucchio, muoversi e unirsi al cambiamento che si avvicina : l’uguaglianza e il femminismo giunsero per affermarsi e i progressi sono inarrestabili. Sono sempre più i gruppi di uomini egualitari e anti-patriarcali che hanno cominciato a lavorare individualmente e collettivamente ma sono ancora una piccola minoranza (che ammiro).

La velocità con cui stiamo cambiando, implica che gli uomini debbano adattarsi e mettere da parte la tradizione dei privilegi machisti e il sogno molliccio di possedere una serva – moglie che lo esaudisca devotamente e all’infinito.
Devono smantellare tutto il patriarcato individuale e, collettivamente, imparare a fare autocritica amorosa,imparare a esprimere le loro emozioni, a comunicare orizzontalmente e trattare le donne come uguali, rinunciare a sentirsi superiori o inferiori gli altri, sbarazzarsi dalla necessità di vincere, conoscersi meglio e lavorare per essere persone migliori. I compiti che gli uomini hanno davanti sono molti e vari ma quanto prima iniziamo a detronizzare il macho alfa, prima la finiremo con gli stupri, gli abusi, le aggressioni e gli omicidi compiuti dagli uomini machisti.
Penso che possiamo porre fine a questo massacro di donne e bambini solo se la smettiamo con la disuguaglianza e il machismo e l’esaltazione poetica della violenza nei film e fiction. Abbiamo bisogno di rivoluzionare tutte le nostre strutture, porre fine alla cultura che celebra la violenza e il potere maschile per creare altra cultura più equa e pacifica, che promuova il bene comune, il buon trattamento, la diversità e l’amore.

Altre proposte per porre fine ala violenza di genere:

- Educare i bambini e le bambine ai valori del femminismo, dell’uguaglianza, diversità e solidarietà.

 -Imparare fin dall'infanzia a lavorare alla gestione delle emozioni. Allontanare i bambini dalle armi, insegnarli a divertirsi senza competere, insegnarli a condividere e a non discriminare.
- Demitizzare e depatriarcalizzare l’amore romantico per porre fine alle relazioni di dipendenza fondate sull’asse dominio/sottomissione.
 - Porre fine alle lotte di potere nelle nostre relazioni personali, con l’egoismo e lo sfruttamento degli uni sulle altre. Imparare a condividere, a lavorare insieme e relazionarci in modo orizzontale in uguaglianza.

- Consapevolizzare e formare i media e i giornalisti affinché evitino di fomentare la violenza contro le donne attraverso i miti e gli stereotipi machisti inclusi nelle loro notizie.

 - Richiedere ai governi che aumentino la tutela delle vittime e mettere in atto politiche di uguaglianza, che permettano alle donne di raggiungere l’autonomia economica e la garanzia dell’esercizio delle sue libertà.
 - Chiedere che i Media e le industrie culturali smettano di mitizzare la violenza come qualcosa di sublime e di grande.
  - Porre fine all'impunità degli aggressori e dei femminicidaEsigere dal governo politiche educative di prevenzione, assistenza e appoggio agli uomini che vogliano uscire dalla spirale della violenza in cui sono mediante la terapia e la formazione.
-   - Sensibilizzare le persone creative che scrivono racconti, sceneggiature, opere teatrali, canzoni, video-giochi, ecc., affinché non continuino ad adorare la figura sacralizzata del macho che ammazza e abbiano il coraggio di detronizzare gli eroi che uccidono, inventando altre trame, altri finali, altri protagonisti, altre mascolinità e altre femminilità che non siano patriarcali.

- Rendere visibili gli uomini femminista che lottano contro la violenza di genere, unirci tutt* nell’estirpamento di questa piaga sociale.


(traduzione di Lia Di Peri)

venerdì 31 luglio 2015

Il Re Leone e la violenza di genere

Miguel Lorente Acosta, medico forense.


 


Disney è diventato il Samaniego * del XXI secolo, trasformando le favole in film, che spesso usano gli animali per mostrare il volto umano della vita, così assente tra le persone. Cosa che non siamo in grado di apprezzare ogni giorno guardando negli occhi della gente, lo vediamo poi, proiettato in uno schermo protetto dall’oscurità… ma solo durante le due ore che dura la favola e il viaggio di ritorno.
Trascorso questo tempo, lasciamo l’”umanità animale” per tornare alla “brutalità umana”. Almeno questo è quello che si deduce da alcuni dei comportamenti che popolano la nostra giungla sociale.
“ Il Re Leone” è uno dei più grandi successi della Disney, per questo elemento umano che consente di visualizzare una lotta per il potere nel Regno animale.  Non manca nulla, c’è la violenza,  gli omicidi, l’asse del male, il senso di colpa, la minaccia e l'oppressione per evitare di perdere i privilegi di tale ingiustizia, gioia, amicizia, solidarietà, impegno, amore... se non fosse un cartone animato potrebbe essere un documentario sulle scene che accadono ovunque nel mondo.
E anche se fossero poco realisti questi elementi umani del film-favola, tutta la trama ruota intorno all'idea patriarcale su quello che dovrebbe essere la struttura sociale, in cui il potere e il riconoscimento ruotano intorno al macho-uomo, e le donne rimangono nel luogo secondario della maternità e come “carta regalo”, dell’essere la compagna del leader.
 La fiction non supera mai del tutto la realtà, così ora abbiamo un chiaro esempio di questo confine tra l’una e l’altra con la morte di "Cecil", il leone (ovviamente macho) "più grande" dello Zimbabwe.
Come se si trattasse di un film "Tarzan della giungla", "Orzowei" o la stessa "George re della giungla", la storia sembra tratta da Hollywood. In essa, c’è uno di quei cattivi cacciatori, tipo Coronel Tapioca, così vile e malvagio che usa gli stessi nativi per sviluppare la sua trappola e incontrarsi da solo con “Cecil”, il Re leone del posto, per ucciderlo in notturna e con una freccia, perché solo con il buio era complicato. La cosa curiosa è che oltre che “ bracconiere innocente” era un dentista negli Stati Uniti e, dico curiosa, perché forse per la sua professione avrebbe dovuto essere più incline per la caccia agli elefanti, per le loro “zanne” e l’avorio. Anche se sembra che ciò che gli piaccia più degli incisivi e i canini siano i premolari e i molari**, per quel sfoggiare e pencolare” davanti  agli altri, facendosi fotografare con il leone abbattuto e la testa tagliata.
Forse per cacciare gli elefanti bisogna essere Re – non so come vada la gerarchia nella caccia – e un dentista nonostante lavori tutto il giorno con la corona dei denti, non smette di essere un plebeo. È possibile che questa confusione tra corona e regalità sia stato il motivo che l’ha portato a cacciare il Re Leone Non lo so.
Il fatto è che Walter J. Palmer, così si chiama il dentista statunitense, ha ucciso Simba-Cecil, e come nel film della Disney, tutto il mondo si è messo alla ricerca dell’autore di questa morte. Nessuna obiezione a questo proposito, poiché se la caccia si è verificata ai margini della legge, la sua ricerca era abbastanza logica e coerente.
Quello che non è così logico né coerente – almeno non dovrebbe esserlo - è ciò che accade in Africa e in tutto il mondo con la violenza di genere.
Secondo l'OMS, in Africa, 36% delle donne ha subito violenza a un certo punto nella loro vita da parte di uomini con cui hanno una relazione di coppia. E come riferiscono i dati delle Nazioni Unite (UNODC), 13.400 donne sono uccise ogni anno da quegli uomini - partner. Se a questi omicidi nella coppia si aggiungono altre forme di violenza di genere (sessuale, derivata da mutilazioni genitali, per l'onore, per la dote, per il matrimonio forzato, per la violenza contro le donne nei conflitti armati ...) le donne uccise nel continente africano per violenza di genere superano molto le 16.000.
Vale a dire, in Africa ogni anno uccidono più di 16.000 donne per violenza di genere e non si produce nessuna reazione in nessun paese del continente e neppure a livello internazionale, che ponga lo sguardo su questa drammatica situazione. Invece, la caccia e l'uccisione di un leone, ha portato a una risposta internazionale che si è conclusa con l'identificazione del cacciatore, che ha ucciso Cecil dello Zimbabwe", e protesta sociale per quello che ha fatto, critica che ancora continua. Se teniamo anche conto che la percentuale degli omicidi irrisolti di donne è in Africa del 30% è facile capire che l'impunità è coperta da quel silenzio, e che i media si dirigono più a risolvere le morti animali per bracconaggio, che gli omicidi di donne per violenza di genere.
La situazione non è molto diversa nel resto del pianeta, cambiano i numeri secondo la popolazione di ogni continente e le circostanze introdotte quotidianamente dalla cultura maschilista, come parte della normalità.  In ogni continente c'è violenza di genere nelle relazioni, nella misura in cui 30 su ogni 100 donne la subiranno durante la loro vita (OMS, 2013). E tra quelle centinaia di migliaia di donne maltrattate, 43.500 donne sono uccise da uomini con i quali condividevano la relazione (UNODC, 2012). Quando si considera tutti gli omicidi per violenza di genere nonostante la grande impunità esistente in questi crimini, l’espressione del dramma si riflette in ciò che ogni 10 minuti una donna è uccisa per violenza di genere in qualche parte del mondo.
E tutto questo non è il risultato di una guerra o di un tempestivo incidente, ma che si ripete ogni anno e da molti anni e continuerà nel tempo se non cambiamo i riferimenti di una cultura machista che pone gli uomini come Re e referenti e le donne come schiave delle decisioni maschili e dei ruoli, tempi e spazi, che la cultura, come se fosse una "riserva paradisiaca" ha dato a esse.
Il messaggio che si lancia ogni giorno sulla violenza di genere è molto simile a quello che si è dato per spiegare la morte del leone Cecil. E’ stato detto del felino che se fosse rimasto nella riserva sarebbe stato  al sicuro perché il problema è nato quando ha lasciato lo spazio limitato della sua vita. Qualcosa di simile si dice per la violenza di genere: le donne la subiscono perché “ qualcosa avranno fatto”, le “ buone donne, spose, madri e casalinghe”, non subiranno alcuna violenza; al contrario, incontreranno sempre un uomo che si porrà come un leone per proteggerle e difenderle.
Felix de Samaniego sarebbe perso oggi, perché, come ha scritto l'eterno Angel Gonzalez in una delle sue poesie ("Introduzione alle favole degli animali"), alla fine dovremo ricorrere a uomini come esempio di ferocia e brutalità verso gli animali, non al contrario com’è stato finora.
Forse per questo l’essere umano, grazie ai suoi machi, è l’unica specie in pericolo di “auto-estinzione”.


* poeta spagnolo, noto soprattutto come autore di favole in versi.

** gioco di parole del termine Molar, che indica il dente molare e i verbi vantarsi, sfoggiare.

Autopsia

(traduzione di Lia Di Peri)



lunedì 5 agosto 2013

La caccia delle streghe e il capitalismo





Secondo  Silvia Federici* , autrice del libro Calibano e la strega. Donne, corpo e accumulazione originaria,  "la caccia alle streghe è servita a perseguitare una serie di credenze e pratiche popolari". "Fu un’arma per sconfiggere la resistenza alla ristrutturazione economica e sociale".

Silvia Federici analizza il contesto storico che rese possibile la caccia: la peste nera che eliminò un terzo della popolazione europea nel 1348. Quelli che sopravissero, di fronte alla possibilità di una morte improvvisa, rimasero senza voglia di lavorare. “Cercavano di passare il tempo nel miglior modo possibile, regalandosi una festa dopo l’altra, senza pensare al futuro” scrive nel suo libro, Federici

Con la diminuzione del numero dei lavoratori, la gente cominciò a sfidare il potere dei signori feudali: “La combinazione tra popolazione decimata e abbondanza delle terre, fece sì che le minacce dei signori persero efficacia.” "I contadini si mossero liberamente per trovare nuove terre da coltivare”.

Nel corso del XIV secolo, si moltiplicarono le proteste in Europa.  Nel Medioevo, il salario reale crebbe in Europa del 100%, i prezzi sono scesi del 33% e diminuì la giornata lavorativa.
L’aristocrazia fondiaria e i nuovi Stati contrattaccarono con una serie di misure, che posero le basi del capitalismo dei successivi tre secoli. Un esempio delle nuove politiche capitalistiche fu la recinzione delle terre, l’eliminazione del sistema del campo “ Non appena la terra fu privatizzata, si diffusero le proprietà, le relazioni monetarie cominciarono a dominare la vita economica, le donne trovarono maggiori difficoltà rispetto agli uomini di mantenersi. Furono confinate al lavoro riproduttivo, nel momento stesso che questo lavoro cominciava a essere svalutato”.
Le donne che fino allora potevano coltivare i campi (l’agricoltura di sussistenza cominciava a essere malvista, perché non portava benefici a nessun possidente) o anche a lavorare nelle città (settantadue degli ottanta sindacati britannici erano composti di donne) furono confinate tra le mura di casa, dedite al lavoro domestico non retribuito (che approfondì la sua dipendenza dagli uomini). Certamente avrebbe potuto scegliere tra morire povere o finire al rogo “ Le accusate erano povere contadine, che ancora possedevano un pezzetto di terra propria, ma che a malapena le facevano sopravvivere e che suscitavano l’ostilità dei vicini per avere spinto a pascolare il bestiame sulle loro terre o per non aver pagato la rendita”.

Federici sostiene che la nascita del capitalismo fu “ un periodo dei più sanguinosi della storia europea” per la combinazione tra caccia alle streghe, inizio del commercio degli schiavi e la colonizzazione del Nuovo Mondo. Tre processi correlati: si trattava di accrescere a  qualunque costo il mercato del lavoro.
“Davvero non sappiamo che cosa hanno fatto queste donne, perché le confessioni erano ottenute sotto tortura". Questa interpretazione, quindi, non si basa su nessuna prova concreta: è puramente speculativa”.


La scopa che vola

“ L’accusa che queste donne volavano per andare a incontri segreti ha molto a che vedere con, per cominciare, la paura di questi incontri, le assemblee contadine, la riunione di persone, che tramano, che avvenivano di notte perché qualsiasi cosa illecita si collegava con il forte attacco che si svolge in questi momenti, contro la mobilità delle persone”. “Sono incline a vedere l’orrore che provocava l’idea che le donne, volando, coprendo grandi distanze, come un continuo di questa mobilità”.



Gli unguenti

“Qualcuno ha fatto notare anche - ed è un dettaglio interessante – che le immagini di donne coperte di unguenti che ci sono arrivate dal XVI secolo, possano essere state ispirate dalle immagini simili della gente delle colonie americane (“streghe” medici e sciamani del Messico e della regione andina). “Tra la metà e la fine del XVI secolo si ebbe un qualche scambio d’immagini e concetti tra il processo di colonizzazione e la caccia alle streghe in Europa”.

Le congreghe

“I beni comuni non significavano unicamente un mezzo di sussistenza, di attenuazione della diseguaglianza, rappresentavano anche un sistema di organizzazione delle relazioni sociali; erano la base di un tipo di democrazia nella quale la gente prendeva decisioni congiuntamente, mediante assemblee contadine, dove la circolazione della conoscenza era prodotta in modo collettivo. I comuni possedevano un certo potere e per questo il capitalismo doveva eliminarli: non soltanto separare la gente dalla terra, ma distruggere questo tipo di relazioni comunali che comportavano la collettivizzazione del lavoro includendo anche le donne. Le persone decidevano insieme quando piantare e quando raccogliere collettivamente. Questo creava un legame molto profondo, il che spiega perché le lotte fossero molte intense e prolungate”.


Controllo delle nascite

“L’ossessione per l’aumento della popolazione (cioè la forza lavoro) fu uno degli altri motivi che favorì la persecuzione, che demonizzò qualunque forma di controllo della natalità e della sessualità non riproduttiva, accusando le donne di sacrificare i bambini al demonio” L’isteria contro le donne fu alimentata in conformità a tutti i tipi di leggende urbane e rurali. Si diceva che una strega poteva castrare gli uomini o lasciarli impotenti. Alcune addirittura erano in grado di rubare il pene e nasconderlo nei nidi. Un’altra accusa che era ripetuta nei tribunali era quella che le streghe praticavano sesso depravato, come ad esempio, copulare con il diavolo”.
“Se nel Medio Evo, le donne, potevano far uso di metodi contraccettivi e abortivi ed esercitare un controllo incontrastato sul processo del parto, in seguito i loro uteri divennero territorio politico” “ Credo realmente che si esercitò una caccia alle streghe. Alimentata da una campagna ideologica che mirava a controllare la vita delle donne, le loro sessualità, i loro corpi, uno sforzo maggiore per controllare la capacità riproduttiva delle donne” “ Vari Stati criminalizza le donne se possono “provare” che le loro gravidanze pongono a rischio la vita del feto: naturalmente, la questione dell’aborto riveste particolare importanza”.
“ Ci sono molte misure in tutto il mondo adottate per riprendere il controllo sulle donne, perduto dopo appena pochi decenni di apparente libertà (in alcuni paesi). Non è un problema di numero, di quanta gente nasce, perché mentre in alcuni paesi la natalità è limitata, in altri s’incoraggia. Ciò che vuole il sistema è controllare e decidere dove, quando e con quale profilo nascerà nuova manodopera”.


La caccia alle streghe del XX secolo
L’accusa di ‘stregoneria’ riappare alla fine degli anni ’80 inizio ’90 e, ancora oggi, in molti paesi in Africa, India, Nepal. Ci sono stati casi di streghe bruciate di recente in Papua Nuova Guinea, Timor Est. Stiamo parlando di migliaia di donne in Africa, almeno ventimila, e di alcuni uomini soprattutto anziani e bambini.
"Ho un amico che da poco tornato dal Ghana e mi ha spiegato che, di notte, in Tv fanno dei programmi nei quali insegnano come riconoscere una strega. Un documentario molto interessante chiamato The Witches of Gambaga, parla dei campi di streghe appena nel nord Ghana, in cui vivono donne, che hanno dovuto abbandonare i loro villaggi e trasferirsi lì, accusate di essere streghe, per evitare di essere uccise. Questi campi sono finanziati dal governo e, dopo alcuni anni, le lasciano - in alcuni casi- ritornare ai loro villaggi, ma ad altre le uccidono. E questo accade non solo in Ghana, ma in Tanzania, Kenia… “ Le donne sono state espulse dalle terre, dalle compagnie minerarie, di agro carburante, dalle aziende agricole, che si accordano con i capi locali e i governi. Così il sistema delle terre comunali, che ancora prevaleva in Africa, sta per essere distrutto. Questo è il contesto, una situazione molto simile a quella del XVI e XVII secolo ".

“Vi faccio un esempio: la Banca Mondiale ha intrapreso una campagna per dimostrare che l'agricoltura di sussistenza è la causa della povertà." “L’agricoltura e il commercio di sussistenza fanno la differenza tra la vita e la morte, per centinaia di miliardi di persone”. Per logica capitalistica, però, ” la terra è buona solamente se posta sotto il controllo delle banche e delle relazioni monetarie”.
Questo è ciò che è successo con il microcredito. “ I prestiti sono stati concessi a gruppi di donne – vicine, amiche- che antecedentemente ponevano un sistema di reciproco sostegno.  Quando ottengono, quindi, un prestito per il gruppo, ciascuna delle donne è responsabile. Se tu non paghi ed io ti voglio perseguire, io divento il tuo controllore e chi ti perseguiterà. Così si sono trasformate dall’essere un gruppo di mutuo sostegno a un sistema di polizia. Si è dimostrato inoltre che, in molti casi, tutto questo è stato la causa di un aumento della violenza tra le donne, perché quando una non paga, il resto del gruppo andrà a casa sua per criticarla, compreso anche picchiarla. Vi è stata quindi, un aumento della violenza e della violenza tra donne, a seguito del microcredito.”.
“Chiaramente qualsiasi potere possiamo avere, è quello che ci costruiamo, non quello che ci concede lo Stato” “ Il problema è come rivendicare questa ricchezza, senza dare allo Stato il potere di organizzare la nostra vita o convalidarlo come figura protettrice e fonte di coesione e benessere sociale”.

Fonte ed estratti dal libro:

Calibano e la strega. Donne, corpo e accumulazione originaria. Silvia Federici.

Silvia Federici, storica, attivista, scrittrice.


Una antropologa en la luna.

(libera traduzione di Lia Di Peri)


mercoledì 17 luglio 2013

Il Mujerismo* non è femminismo, né embrismo.

di  Shangay Lily,  femminista, scrittore, attivista.

                                                                                                   



Questa corruzione del femminismo che è il mujerismo sta vincendo la partita. E’ chiaro, la destra e il potere hanno di fatto molto interesse che trionfi questa ideologia e, quindi, il sostegno mediatico è impressionante. Basta guardare ogni giorno la televisione, cinema, teatro e, soprattutto avere il giusto umore per farlo. Ogni giorno ci dicono come deve essere una donna perché si possa considerare tale, ignorando il dato che per il mero fatto di possedere una vagina già lo è e tutto ciò che gira intorno a questa vagina è superfluo, discutibile e secondario. Tutto ciò che serve per essere una donna biologica (i parametri sono diversi quando si tratta di transessuali femminili, per chi vuole far deviare la discussione) è avere la vagina e se definiamo il femminile da altre caratteristiche psicologiche, entriamo nel regno della speculazione, mosso ovviamente, da interesse soggettivo.
Naturalmente, la trappola maggiore è ignorare fattori quali la classe, l’istruzione, la posizione, il denaro e razza, per calcolare la vera definizione di un essere umano.  Il mujerismo ha un enorme interesse a che l’unico fattore da utilizzare per definire la donna sia il sesso e preservare così tutte le trappole di genere, classe e razza che non si vogliono riconoscere come ostacoli. Il mujerismo è la nuova strategia per distrarre, annullare e neutralizzare le donne e gli uomini dalla lotta femminista. Per cercare di identificarlo vediamo quali sono le caratteristiche del donnismo.

1. Il mujerismo a differenza del femminismo, invece di mettere in discussione il machismo lo mantiene. Perché come il sessismo si basa sulle trappole dicotomiche, che il patriarcato ha così abilmente presentato come opposte, quando in realtà sono complementari nella sua missione di preservare un sistema egemonico machista: donna/uomo, bene/male, puttana/santa, maschio/effeminato, attivo/passiva, elegante/ordinario.

2. Classificare solamente in base al “genere” (un’invenzione sociale del potere secondo la posizione o classe) ugualmente al machismo che difende tutti gli uomini per il solo fatto, di essere superiori alle donne, il mujerismo sostiene che le donne sono tutte, per il solo fatto di combaciare nella categoria sessuale e generica, vittima, femminista ed eroina. Soprattutto il “ femminile”, vale a dire, le machiste.

3. Il mujerismo non distingue genere di sesso o classe di educazione. Il mujerismo non riconosce che il sesso (vagina/pene) è qualcosa di differente al genere (barba/trucco, attivo/passiva, stivali/tacchi, aggressività/tenerezza, capacità/ goffaggine, intelligenza/fascino, maturità/infantilismo, pubblico/privato e tutto quel lungo elenco di atavici stereotipi destinati a preservare l’egemonia dell’uomo bianco, ricco su qualunque donna o il femminile in generale.) Questa strategia distrae dal fatto che la classe sociale, in particolare, impedisce l’accesso nelle file di rappresentanti o eroine mujeriste, alle donne che dedicano parte della loro economia ad apprendere, a leggere, a studiare. Ergo, a mettere in discussione consapevolmente, invece di comprare ciò che il potere dice o costruisce come donne: profumi, depilazione, borse, vestiti, tintura e tutta la lista di costosissimi beni destinati a certificare la “femminilità”.

4. Il mujerismo riconosce i confini e i limiti imposti tradizionalmente dal machismo per punire qualunque essere umano che ponga in discussione la sua dittatura: omosessuali e donne libere (molte a sua volta, omosessuali) in particolare. In realtà, il mujerismo è la più lucida strategia che il patriarcato ha creato per indebolire il fronte femminista e rafforzare la posizione delle donne definite dalla regola castrante del “femminile”.

5. Il concetto di “femminile” è la pietra angolare su cui si costruisce il mujerismo in opposizione alla "liberazione" che definisce il femminismo.

6. il mujerismo compie letteralmente il grande errore con il quale ha cercato di escludere il femminismo: è solo l'altra faccia del machismo, ossia, applicare le regole del machismo agli uomini.

7. Alcune delle rappresentanti importanti del mujerismo sono Norma Duvall, María Teresa Campos (auto-dichiaratasi femminista, quando le sue preoccupazioni sono quelle del mujerismo: apparenza, femminilità e discorsi grossolani e volgari che crede di attaccare il patriarcato insultando gli uomini con gli stessi meccanismi che questi hanno utilizzato nei confronti delle donne), Merkel, Thatcher e tutto quel lungo elenco di donne politiche che cercano di far credere che qualsiasi donna di potere (anche se è stato delegato, fittizio o di paglia, al servizio del patriarcato) è una femminista che aiuterà davvero le donne ad avanzare con concessioni che confermano il potere dell’uomo bianco (e nero, asiatico o arabo, una volta di più).

Ho più volte fatto quest’analisi del mujerismo come la più pericolosa strategia per distruggere il femminismo, aspettando che si aprisse un dibattito che preoccupasse le nuove generazioni che hanno assimilato questo imbastardimento del femminismo. Al posto di questo sperato dibattito sono scattati invece commenti da squadroni di dispersi che sembrava avessero solo interessi per la semantica e insistevano che avrei dovuto chiamare ciò che denunciavo, embrismo (un termine inventato dalla destra per confondere la discussione) così che sono stato costretto a riprendere la problematica Più concretamente a chiarire l’uso dei termini.
Per cominciare bisogna parlare della trappola dell’equazione femminismo = opposto/contrario machismo. E’ la strategia che il patriarcato, il potere dominante e il machismo hanno utilizzato per svalutare il femminismo o tentare di ridurlo al livello del cavernicolo machismo. La campagna di propaganda è stata così mostruosa come pervasiva, così massiccia che la popolazione abbia finito con l’assimilare questa falsità come caratteristica propria. Una volta che ha questa falsa premessa, tutto ciò che si costruisce su questo sofisma, è destinata al fallimento. Perché se si pensa che il femminismo sia il contrario del machismo stiamo dicendo che il femminismo è uguale al machismo, ma al contrario.  Basterà quindi enumerare uno a uno quei terribili cavernicoli cliché di questo fallace pensiero maschilista, è attribuirli alle donne per ottenere il femminismo. Tutto ciò è un errore (e orrore). Il machismo applicato agli uomini da parte delle donne è ancora machismo.
Il femminismo è un’alternativa che non può essere analizzato con gli stessi parametri si di qualcosa che sorge da un errato pensiero o elaborazione.
Il machismo non è un sistema  ideologico elaborato dopo secoli di pensiero sviluppatosi nel corso dei secoli. Il machismo è semplicemente è un’aggressione, un modo di dominare un sesso, che ha qualcosa di prezioso per la specie umana, per la comunità (la capacità riproduttiva).
Il femminismo è un sistema filosofico, un pensiero che cerca di aiutare tutti gli esseri umani a cambiare questa difettosa società fondata sui precetti guerrieri d’invasione e conquista (da millenni sopravvivenza della razza umana).
Se abbiamo capito quindi che il femminismo non è semplicemente il contrario del machismo, capiamo anche che l’embrismo non è altro che l’altra faccia del sessismo. Pertanto, l’embrismo è il machismo più rudimentale applicato da uomini e donne come una specie di vendetta, che preserva il ciclo aggressore, il sistema, il sessismo. Il femminismo invece distrugge il sistema, lo mette in discussione, offre tutto un nuovo sistema. Questo è ciò che la gente (manipolata dal potere che si è sentito minacciato più che mai dal femminismo, senza dimenticarci che il primo si è costruito sulla schiavitù di un genere umano, le donne) non vuole capire.  Se insisto sul pericolo rappresentato dal mujerismo, è perché questo si è costruito sulla con-fusione, per appropriarsi del discorso femminista. L’embrismo no.  Nessuno accetterebbe un discorso embrista, però il mujerismo è sempre più diffuso. Questo si basa su “Noi donne”.  Si surroga una rappresentatività confusa e impostora che ha rubato visibilità al femminismo, condannandolo come estremista radicale. Il mujerismo appare come l’amabile sorella del femminismo, ma in realtà è sorella del machismo.
Il sessismo non si combatte, si evita. Sembrerebbe questo il motto della donna del XXI secolo (e non diciamo dell’uomo). La rassegnazione è l’unica strategia.
 Rassegnazione che colpisce tutto il mondo lavorativo, cinema e musica inclusi.
Tutto questo non cambierà se non si torna all’atteggiamento delle prime ondate del femminismo. Il machismo si deve combattere, metterlo in discussione, offrire l’alternativa.
Non si può paragonare il femminismo al machismo. Il sessismo è un ordine sociale che privilegia l’uomo in confronto alla donna, ma non pregiudica solo questa (anche se, però è la prima vittima), ma attraversa qualsiasi gruppo che è ai margini dell’uomo bianco, eterosessuale, ricco, che serve da modello egemonico. La misoginia, d’altra parte, s’indirizza esclusivamente alla donna semplicemente per essere detentrice di una vagina e utero. Particolarmente se il secondo è funzionale, perché l’utero è considerato dagli Stati come mezzo di produzione da sfruttare.

In questo stato di cose è davvero importante definire i nostri termini.

Note
Il termine mujerismo dovrebbe tradursi in italiano con donnismo. Preferisco però  continuare ad utilizzare il neologismo spagnolo.



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(libera traduzione di Lia Di Peri)