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mercoledì 16 novembre 2011

La strada nella quale sarà violentata

Delle sofferenze delle migranti centroamericane che decidono di mettersi in cammino per andare negli Stati Uniti, ne sa molto  Marcela Zamora, una regista salvatoregna di origine nicaraguena che ha fatto per quattro volte il tragitto che ogni giorno percorrono migliaia di centroamericane nella speranza di attraversare il confine verso il 'sogno americano'.  E' un viaggio straziante attraverso il Messico di 5.000 chilometri nel quale le donne migranti subiscono ogni tipo di abusi.

Queste storie includono abusi e stupri e contro i quali queste donne, prima di lasciare i loro paesi, prendono le loro precauzioni: molte di esse si iniettano il  *Depo- Provera, un contraccettivo di un solo ormone chiamato medrossiprogesterone, che impedisce la liberazione dell'ovulo per tre mesi con un'efficenza fino al 97 per cento. Il farmaco è venduto liberamente nelle farmacie del Centro America. Gli esperti chiamano il Depo- Provera la " iniezione anti-Messico".

La maggior parte delle persone che lasciano il Centroamerica per tentare di arrivare negli Stati Uniti sono donne: il 57% provengono da Guatemala e il 54% da El Salvador e Honduras,secondo l'Ufficio Nazionale per le Migrazioni del Guatemala.
Marcela Zamora è sicura che l'uso di questa iniezione è relativamente nuovo. Nei suoi primi viaggi la cineasta ha notato che le donne portavano preservativi femminili, unica protezione contro gli abusi che subiscono dai cosiddetti sciacalli, dalle autorità messicane o dai contrabbandieri che aggrediscono queste donne e  poi le abbandonano.

I preservativi sono come amuleti che molte donne  del Centro America possiedono. " Una donna - racconta Argan Aragon, uno specialista in tema di migrazione, che ha fatto il viaggio delle migranti e sta facendo il tirocinio del dottorato in Sociologia di Sorbona - nella Casa del Migrante del Guatemala -  aveva nella sua borsa dodici preservativi".
Quando gli è stato chiesto il perché, ha risposto:  "perché so già a cosa vado incontro" . E lo sanno veramente. Si stima che otto su dieci donne del Centro America sono violentata nel loro cammino attraverso il Messico" conclude Aragona.

Coscienti di non potere evitare di essere violentata,le migranti centroamericane decidono di iniettarsi il Depo- Provera, per evitare almeno una gravidanza derivante dalla violenza. Anche se ciò - avverte la regista - non impedirà malattie come l'AIDS.  Zamora ricorda che nel Chiapas, al sud del Messico, conobbe la storia di un uomo che era il terrore delle donne centroamericane. Presumibilmente portatore di AIDS, violentava le donne impunemente. " Ha commesso i crimini - continua Zamora -  per un anno e mezzo, fino a quando  è stato arrestato dalle autorità messicane".

Oltre ad utilizzare il Depo- Provera,alcune centroamericane hanno scelto la via del cercare " marito" durante il tragitto, continua la regista.
Si uniscono a gruppi di uomini migranti ,ne scelgono uno e vanno con lui mediante un semplice accordo: protezione in cambio di sesso durante il percorso. Altre usano il loro corpo come un biglietto di viaggio per arrivare in America.
" Il sesso - spiega Aragona - diventa allora una strategia. Alcune pensano di liberarsi  così dal controllo delle autorità  di migrazione o di polizia, ottenere assistenza durante il viaggio o andare con un camionista da confine e confine , in cambio di favori sessuali".
Lo fanno in molte- afferma il sociologo." Tante honduregne si vestono con abiti sex (scollature e gonne corte) per sedurre e così superare  gli ostacoli. Ho conosciuto una ragazza molto carina che viaggiava con un contrabbandiere e con tutta la sua famiglia che la seguiva di camion in camion quando diventava la fidanzata di un nativo,affinché la polizia non chiedesse i ruoli. Inoltre avrebbe dovuto accettare tutto quello che le autorità le chiedevano e darsi anche al contrabbandiere. Non so come è arrivata a Los Angeles, ma è arrivata, però tutto questo le ha alterato la percezione di se stessa e dei suoi genitori, con i quali viaggiava".

L'abuso proviene anche dalle autorità messicane - dichiara Sara Lovera, una giornalista messicana che ha studiato il fenomeno. " Nessuno si prende cura delle migranti. Esse soffrono una enorme catena di violazione dei diritti umani e l'estorsione è la peggiore: per lasciarle passare, il sesso è la forma di pagamento per le autorità" ha spiegato Lovera.

La regista Marcela Zamora ha aggiunto alla lista delle vessazioni,la  estorsione alla quale sono assoggettate dal cartello dei Los Zetas, organizzazione criminale messicana che semina il terrore in tutto il paese e nel nord del Centro America. Los Zetas, spiega, rapiscono i migranti che attraversano il Messico e impongono ai familiari il pagamento di una forte somma, che molti non possono sostenere: se non si paga, vengono uccisi.

Nel suo documentario Maria in terra di nessuno, la Zamora intervista una migrante che fu catturata da Los Zetas. La donna in lacrime,racconta alla regista che in cambio della sua vita le fu chiesto di lavorare per un mese come cuoca e dipendente di un "macellaio": Era colui che uccideva le persone che non avevano  nessuno che potesse rispondere per esse. Smembrava la gente, la metteva in una botte e dava fuoco", racconta la donna.
" Adattarsi a questa realtà - dichiara il sociologo Aragona - è adesso iniettarsi il Depo - Provera" " Davanti all'assoluta disperazione  e all'incertezza del viaggio, le donne cercano di controllare quel poco che dipende da esse. Le migranti sanno che avranno relazioni sessuali, che è molto probabile che gli uomini, anche nel caso di rapporto consenziente, non accetteranno di mettere il preservativo".

Il Depo -Provera, un famaco disponibile.

Per le donne centroamericane è facile accedere ad un anticoncezionale come il Depo-Provera, che è stato utilizzato per decenni dalle autorità sanitarie per il trattamento della pianificazione familiare. In Nicaragua, le cliniche Profamiglia assegnano ogni anno 15.000 iniezioni  a più di 4.000 donne, delle quali l'80% risiedono nelle aree rurali. E' diffuso in tutta l'America Latina  ed è stato riconosciuto dalla FDA ( l'Agenzia del Farmaco statunitense).

In Nicaragua è stato usato dagli anni settanta ed è il terzo metodo di pianificazione familiare comunemente utilizzato. Nelle farmacie si acquista a novanta cordobas, circa tre euro.
" La contadina lo usa molto dichiara Freddy Cardenas, direttore di Profamiglia -  perché vive lontana dai centri sanitari. Acquista le quattro iniezioni ch necessitano in un anno e il centro le spiega come usarle".

Alcune ONG in America Latina, tuttavia, sostengono che si tratta di un farmaco pericoloso, per le possibili conseguenze alle ossa e per i problemi ormonali ed è stato introdotto nella regione dai paesi ricchi , come metodo di sterilizzazione di massa per evitare la crescita della popolazione delle nazioni povere.


 (traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)



martedì 18 ottobre 2011

Guatemala, il femminicidio taciuto

Più di centomila donne sono state violentate durante i 36 anni di conflitto in Guatemala. Quelle aggressioni hanno segnato un presente nel quale la violenza di genere si è naturalizzata.

 Il Guatemala continua ad essere un territorio ostile per una donna: 685 morte nel 2010; Centoventi solamente quest'anno.
I dati delle violenze e torture superano qualunque altro angolo del Sud America. Anche la stessa Cidad Juarez. Questa statistica è una sequenza del periodo più nero del conflitto vissuto da questo paese per trentasei anni (1960 - 1996),quando più di centomila donne furono violentate e torturate in seguito al programma di sterminio dell'etnia maya.
Tutto ciò ha naturalizzato una cultura dell'impunità della violenza contro la donna, per la quale c'è solamente l'1% di possibilità che il suo caso riceva giustizia. In questo contesto, una causa istruita dalla Corte nazionale spagnola è diventata l'unica possibilità di cambiare il destino delle donne guatemalteche.

La guerra interna tra il Governo e la guerriglia ha causato più di 200.000 morti in gran parte indigene di origine Maya. Lo stupro, la mutilazione, la schiavitù sessuale, il feticidio ( l'uccisione dei feti) sono stati usati come mezzi per sterminare le comunità maya: distruggere la donna è stato lo strumento per annientare il popolo.
Un piano  organizzato perfettamente, per il quale l'esercito fu accuratamente addestrato, secondo i dettagliati rapporti  della Commissione per il Chiarimento Storico del Guatemala.
Una di queste vittime è stata Tersa Sic: " Quando incontrai i soldati mi presero con la forza, mi portarono vicino ad un fiume e mi violentarono. Erano più di cinquanta. Quel giorno sono state violentate  più donne del villaggio. Hanno bruciato tutto.Mi hanno legata  e sono riuscita a salvarmi grazie all'aiuto di mia figlia di cinque anni. Cercai aiuto. Avevo fame e paura, però nessuno ci trovava".
La Corte Nazionale spagnola dichiarò ammissibile nel 1999, il reclamo presentato dalla Fondazione Rigoberta Menchu, nel quale si accusava per la prima volta,l'ex capo di Stato Rios Montt e altri sette ufficiali, di terrorismo,genocidio e uso sitematico della tortura.
Cinque anni dopo,la Corte emana un atto di accusa nei confronti di otto generali, ma le autorità guatemalteche rifiutarono la loro estradizione. Per le autorità, gli stupri di massa avvenuti durante il conflitto erano da considerarsi " semplici danni collaterali".

"Qualche giorno dopo - continua raccontare Teresa Sic -  mi portarono con la forza al distaccamento militare di El Chol,dove mi violentarono tantissimi soldati, per quindici giorni di fila, dove mi lasciavano dormire soltanto per brevissimo tempo. (...) Ci hanno dato da bere,sangue di toro e carne cruda da mangiare".
Nel dipartimento di Quiché, al nord della capitale del Guatemala,i verdi campi di semina e i suoi colorati mercati nascondono uno di macabri segreti della storia del paese. Questa è la zona dove la violenza durante il conflitto fu estrema soprattutto negli anni Ottanta. Le donne sopravvissute al genocidio hanno deciso di rompere il silenzio, guardare in faccia il governo e accusare i colpevoli. " Abbiamo bisogno di chiarire i fatti -dice Feliciana  - e che lo Stato riconosca la verità, questo è il mio più grande desiderio. Siamo senza parole, la violenza sessuale durante il conflitto armato sembra che non sia esistita".
Le donne parlano del rifiuto che devono affrontare nelle loro comunità, per dire la verità. " Ci additano, ci insultano,fino a ridere di noi coloro che ci hanno violentate - afferma Maria Castro che non riesce a evitare di crollare, quando racconta che,dopo la sua testimonianza davanti all'Alta Corte, nel 2008, suo figlio fu assassinato.

Patricia Yoj, un'avvocata di etnia maya che lavora alle denunce, dichiara che " il rappresentante del Programma Nazionale di Risarcimento ( piano statale che si occupa della riparazione alle vittime del conflitto) disse che non credeva agli stupri e questo è stato pubblicato nei media. E' umiliante"

Il rifiuto da perte dei loro mariti è la cosa più difficile per queste donne che hanno sofferto le peggiori torture. Maria Castro non vuole ricordare, ma sa che farlo può salvare molte vite: " I soldati mi tesero un'imboscata, presero pure mia figlia, lei aveva paura, piangeva urlava, ma i soldati spararono  al mio carro e mi buttarono giù. Ricordo che erano tre coloro che mi violentarono, ma non so in quanti lo fecero  perché ci fu un momento nel quale sono svenuta. Quando mi svegliai li vidi raccogliere le  loro armi in fretta e andare verso un altro posto. Mia figlia mi ha aiutata portando il fratellino, però piangeva molto, aveva visto tutto". Il suo racconto si interrompe, i suoi occhi si riempiono di lacrime, quando riprende a raccontare ciò che successe dopo, il rifiuto del marito che le diceva che era rimasta viva perché aveva permesso ai soldati di abusarla.

Maria Toj non si separa dalla nipote:è il suo tesoro più prezioso, è l'unica che la tiene in vita. Sua nipote e la sua lotta affinché le riconoscano ciò che ha subito  : " hanno torturato me e mio figlio. Mi hanno bruciato tutto,mi hanno lasciata senza niente, solamente con mio marito morto e il mio dolore". I criminali vagano  soddisfatti per  le strade, compreso il convivere nello stesso villaggio e la cosa peggiore è che le situazioni di violenza si susseguono ancora tutti i giorni. Maria Toj racconta come una settimana fa " ad una donna le tagliarono i seni, la torturarono, la violentarono e dopo la bruciarono viva, proprio qui accanto".

La Spagna darà voce a queste donne.

Il giudice Pedraz ha ammesso l'estensione del reclamo del 1999 nel quale viene contemplato  come crimine internazionale, la violenza di genere in Guatemala durante il conflitto armato. L'estensione presentata dalle ONG Women's Link attraverso l'avvocata Almudena Bernabeu, l'unica donna spagnola che lavora sui casi di Giustizia Universale presso l'Alta Corte  e negli Stati Uniti (nel Centro di Giustizia e Responsabilità)include per la prima volta l'orrore al quale furono sottoposte queste donne.
Perito della causa sarà Patricia Sellers, la prima donna che ottenne di dichiarare lo stupro come arma di guerra nei tribunali internazionali speciali dell'ex Jugoslavia e Ruanda.
" Quando si viola un essere umano lo si trasforma in un morto vivente, le si ruba la sua preziosa intimità e si uccide il suo futuro. Se si vuole annientare un popolo questo è il modo migliore per farlo. La tortura sessuale è la più distruttiva delle armi", ha dichiarato Maria Sellers.

Questo processo - spiega Almudena Bernabeu - aprirà un dibattito, perché la mancanza di giustizia è ciò che fa aumentare la violenza di genere.

Paloma Soria l'avvocata dell'Ong, Women's Link, afferma che " la società guatemalteca equipara la violenza sessuale e la tortura alle donne al furto di bestiame, all'incendio del campo di grano. E' necessario cambiare ciò e che le donne non siano più invisibili di fronte alla società"


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)

Link: 

Genocidio in Guatemala, ammessi i crimini di genere



Maria Toj, vittima e testimone delle aggressioni con la nipote






martedì 27 settembre 2011

Femminicidio in Guatemala : Cronologia dell'impunità

di Mercedes Hernandez

Maria Isabel Veliz Franco di 15 anni fu rapita e assassinata nel dicembre del 2001.Il suo corpo martoriato da stupri e torture multipli venne abbandonato in un terreno.
Questo non è un caso isolato. Rientra tra i cinquemila casi di femminicidi commessi in meno di un decennio in Guatemala,un paese nel quale l'impunità raggiunge il tasso del  98% secondo la Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala.

Questa realtà solitamente taciuta e occultata nel panorama della violenza quotidiana, rivela l'enorme misoginia e capacità operativa degli assassini che hanno la sicurezza di non essere sottoposti a giudizio o di essere puniti.

Tuttavia sempre più, grazie alle voci di centinaia di attivist* una domanda comincia a porsi: perché questi uomini si organizzano per torturare e uccidere donne nella forma più spietata possibile per poi esporre i loro corpi in determinate zone?

Le risposte cominciano ad esserci in seguito alle analisi cronologiche determinate da due punti essenziali: il primo è descritto dal termine stesso di femminicidio che la sua autora Marcela Lagarde definisce come " una frattura dello Stato di diritto che favorisce l'impunità".
Il secondo punto è che qualsiasi sistema ideologico-autoritario e patriarcale necessita di imporre i suoi principi come verità indiscutibili.

Secondo Walda Barrios, accademica ed attivista per i diritti delle donne in Guatemala, tradizionalmente, la maggior parte delle donne sono state considerate proprietà di un uomo, padre, marito, fratello, fidanzato, autorità religiosa o qualunque uomo al quale è stata delegata la sua tutela. Questi guardiani sono legittimati socialmente e -in alcune occasioni - legalmente a decidere sul comportamento produttivo e ri-produttivo, sull'accesso sessuale e ad altri ruoli di controllo sulle donne che considerano di loro proprietà.

Questo senso di proprietà ha fatto sì che in tutto il mondo " la casa è il luogo più pericoloso per le donne", perché a porte chiuse si decide sulla sua vita e sulla sua morte. Negli ultimi anni la violenza contro le donne è stata utilizzata come arma di terrore dai gruppi criminali per intimidire la popolazione.
Sui corpi delle donne si sono sugellati patti di sangue e si sono mandati molteplici messaggi ai gruppi avversari e agli abitanti dei territori contesi.
In questi casi il legame tra gli aggressosri e le loro vittime era inesistente (...) Storicamente questi crimini e il loro utilizzo come strategia di guerra hanno un importante precedente nel conflitto armato interno che ha devastato il Guatemala per quarant'anni,dove fu proprio lo Stato che definì le donne come un nemico interno.
Sui corpi delle donne indigene venne firmato il discorso dei gruppi di potere, si stabilì la sconfitta e il genocidio del popolo Maya,ordinato dalle più alte cariche dello Stato. Il passato non è svincolato dal presente.

Malgrado gli allarmanti dati di oggi, i femminicidi sono stati una costante in Guatemala. L'oggettivizzazione dei corpi delle donne è stata la regola e non l'eccezione storica, come afferma l'antropologa Marcela Gereda : " Prima i loro corpi sono stati invasi e ingravidati dalla pelle bianca ed europea. Poi furono trasportati in camion come bestiame e sfruttati per tagliare il caffé nella grandi cascine (...) Negli anni ottanta i loro corpi furono in molti casi, massacrati, bruciati o fatti sparire dall'esercito".
Come spiega  Caterina Mackinnon - non c'è mai  stato un tempo di pace per le donne. Al patriarcato centroamericano pre-colombiano hanno fatto seguito le forme di subordinazione fondate sulla dominazione razziale imposta dall'invasione spagnola.
Durante il conflitto armato interno le forze dello Stato usarono la violenza sessuale come una pratica di sterminio individuale e collettivo. Come in altri genocidi, la violenza sessuale divenne prassi  ricorrente per sottomettere i popoli e forze avversarie mediante il corpo delle donne con la complicità della leadership  del Governo.

La ricerca Breaking the Silence( Rompendo il silenzio) del 2006, del Consorzio Actoras de cambio ( Agenti del cambiamento) rilevò che in molte comunità i soldati violentarono le sopravvissute dopo il massacro degli uomini, mentre in altre, le donne furono violentate e torturate pubblicamente davanti ai familiari e alla popolazione, prima di essere assassinate. Nelle comunità dove gli uomini erano fuggiti o erano stati uccisi, alcune vedove e orfani rimasero per anni come schiave sessuali dei comandanti dell'Esercito e delle Pattuglie di Autodifesa Civile (PAC) " Essi non solo arrivarono,ma istallarono degli avamposti e a noi vedove, perché avevano ucciso o giustiziato i nostri mariti, ci costrinsero a preparargli da mangiare. Siamo state messe in gruppi con turni per preparare il pranzo e dopo aver assolto a tutto ciò che ordinavano ci hanno violentate una ad una" ( Testimonianza di una delle sopravvissute dinnanzi al Tribunale della Coscienza contro la violenza sessuale durante il conflitto armato. Marzo, 2010).
La violenza sessuale fu una pratica di massa, sistematica e pianificata dentro la strategia contro-insurrezione dello Stato, diretta in modo particolare contro la popolazione indigena durante la politica della terra bruciata (1982-1983). Secondo la Commissione del Chiarimento Storico (CEH) il 99% delle vittime furono donne e di esse l'88,7% erano maya.

Sui loro corpi furono praticati ogni tipo di umiliazioni sessuali destinate "ad alzare il morale della truppa". Come ha rilevato Kate Doyle nella sua analisi sill'Operazione Sofia,un'offensiva militare dell'esercito guatemalteco nell'Area Ixil (formata da tre Comuni, Nebai, Cotzal e Chajul nel dipartimento di Quiché) tra luglio e agosto del 1982, con l'obiettivo di sterminare gli/le indigeni/ne considerati sovversivi : " le operazioni dei soldati sul campo furono una conseguenza diretta degli ordini degli ufficiali superiori che quelli eseguirono molto accuratamente..." Nelle conclusioni della Corte di Coscienza si legge "La violenza sessuale fu commessa in combinazione con altri gravissimi delitti, come il genocidio e altri crimini contro i doveri di umanità"
Si tratta di fatti imputabili direttamente allo Stato , perché furono commessi da funzionari o dipendenti pubblici e da organismi statali, militari e civili ai quali si delegò di fatto e di diritto, il potere di agire in suo nome.
Tuttavia, la violenza sessuale è stata una politica di Stato che la maggior parte delle analisi ha minimizzato e travisato come una pratica isolata commessa da ufficiali militari in cerca di piacere.

Dopo trentasei anni di conflitto armato che ha causato oltre 200.000 vittime e che generato la diaspora di più di mezzo milione di persone, arrivò la firma tanto attesa degli accordi di pace nel 1996. Purtroppo i carnefici hanno beneficiato di norme giuridiche e sociali che possono essere considerate il punto finale che ha permesso che neanche uno degli autori intellettuali o materiali di questi delitti siano stato processato o punito.


Le vecchie forme di femminicidio sono alimentate da nuove modalità e motivazioni.


Se nel passato la capacità produttiva delle donne fu sfruttata nei latifondi dei coloni e dei criollos(?) insediatisi in Guatemala, oggi non lo è meno per gli eredi di questi, né per i nuovi offerenti di lavoro nelle fabbriche e domestico, dove le donne sono pezzi intercambiabili e corpi ai quali si può accedere sessualmente con facilità, sempre sostituibili e con caratteristiche simili. Allo stesso tempo l'economia criminale trasforma le donne in prodotti vendibili, così come le si usano per manodopera a basso costo. Migliaia di donne sono trasformate ogni anno in merce del mercato della prostituzione, in esattore delle tasse di guerra stabilite dalle bande,in corriere della droga,in uteri produttori di bambini/ne per l'adozione(la maggior parte illegale), in tratta, così come fornitrici dei propri e altrui organi.
Attualmente queste corporazioni nazionali ed internazionali sono formate da gruppi della criminalità organizzata, da certi settori dell'oligarchia tradizionale guatemalteca, dalla polizia e dell'esercito,compresi alcuni membri dei partiti politici. I corpi delle donne sono distrutti ed esibiti come un meccanismo di dialogo tra i destinatari - diretti e indiretti - delle zone in contesa, messaggi letali carichi di misoginia dimostrata dall'autore o dagli autori di questi crimini contro le donne. Torture che sono iniziate in forma pubblica durante il conflitto armato e che non terminavano con la morte,perché si proibiva di seppellire i cadaveri, esibendoli a tutta la comunità e oggi pratiche utilizzate  nelle stesse forme dalle bande ed altri gruppi criminali.
Oggi i ricavi ottenuti mediante il terrorismo sessuale sono la conquista del territorio,la sconfitta morale del nemico attraverso la depositaria dell'onore della famiglia o del gruppo, il dialogo e la coesione delle fratrie criminali,mediante i patti di sangue con i quali si uccidono  donne giovani e lavoratrici e le donne che hanno il coraggio di uscire di casa ed occupare lo spazio pubblico, donne come Maria Isabel sono sacrificate tutti i giorni. Il silenzio e l'impunità percorrono i tempi come guardiani dello status quo.

La trasmissione e il dominio della conoscenza sui loro corpi e sulla loro sessualità sono state storicamente negate alle donne con l'imposizione del silenzio come garanzia del non sapere (Consorcio Actoras del cambio, 2010).
(...) Per questa ragione, rompere il silenzio è estremamente pericoloso per lo status quo, dato che come sostiene Ana Carcedo: "può sovvertire il rapporto di dipendenza che pianifica la sottomissione e l'obbedienza al potere supremo".

L'impunità fomentata dallo Stato,utilizzando il silenzio e l'occultamento di informazioni essenziali per l'approccio e il trattamento del femminicidio rimane una costante.
Non ci sono informazioni attendibili,neanche sulla quantità di donne assassinate ogni anno. Secondo l'esperta Hilda Morales direttora dell'Ufficio Assistenza alla Vittime del Ministero Pubblico : " c'è irresponsabilità dello Stato nel  fornire dati statistici affidabili"
 (...)
Carlos Castresana, ex direttore della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG) dichiarò nel suo intervento davanti al Tribunale della Coscienza: " L'impunità è un invito alla ripetizione dei reati. I crimini che non si puniscono sono crimini che prima o poi si ripetono (...)  Con i crimini del conflitto armato succede la stessa cosa. Se le persone che hanno commesso questi abusi durante il conflitto armato non sono stati puniti sono liberi e continuano con gli abusi".

Politica femminicida: istituzionalizzare la misoginia per atto od omissione.

... Nell'informazione occultata dallo Stato del Guatemala si nasconde un sottotesto comuni a molti paesi, che rivela che l'egemonia del potere maschile si sta sgretolando perché le donne occupano ogni volta di più e in modi diversi, lo spazio pubblico.
Secondo Giovanna Lemus, directora del Grupo Guatemalteco de Mujeres: " Queste resistenze statali sono evidenti quando esiste un rifiuto diretto a porre l'eguaglianza di genere come uno degli elementi centrali del programma politico" Questo programma incompiuto, volontariamente pendente, istituzionalizza la misoginia nei settori del potere.


(...)

La violenza contro le donne aumenta in scenari dove lo Stato è debole. In Guatemala una delle grandi cause di questo declino risiede nella privatizzazione. Molte delle obbligazioni statali sono state spostate, tacitamente o esplicitamente e formalmente ad individui e gruppi di persone estranei ai settori ufficiali. Come spiega Naomi Klein,con gli attacchi strutturali si sono eliminati o limitati determinate funzioni, adempiute storicamente dagli Stati, tra queste possedere il monopolio della violenza  e la protezionere dei suoi membri. Una buona parte di funzionari statali, allo stesso tempo, costituiscono una risosrsa integrata nello Stato al servizio dei gruppi criminali privati. "La polizia nazionale civile è considerata oggi la principale fonte delle violazioni dei diritti umani" ( Yakin Erturk, 2006).
La privatizzazione funge anche da scudo ai femminicidi quando permette che vengano messi a tacere - con ciò li depoliticizzandoli - e trasformandoli in crimini sessuali.   Questo spostamento delle funzioni statali ha contribuito a creare l'emergenza e la proliferazione delle mafie e del mercato privato della sicurezza nazionale.

A questa privatizzazione si unisce il cerchio dei familiari delle vittime e della società in generale, che si aspettano che si parli il meno possibile delle vessazioni sessuali e preferiscono mantenere questa informazione nella più stretta intimità per evitare una sanzione sociale che continua ad infierire sulla vittima anche dopo la sua morte.

" Niente è più difficile quanto parlare della violenza commessa su una figlia. Solo la sua assenza e l'impunità della sua morte sono un dolore più grande", ha dichiarato Rosa Franco, madre di Maria Isabel.

Le politiche femminicide consentono il collasso istituzionale dove lo Stato è responsabile per i crimini misogini : per azione, quando i suoi agenti eseguono femminicidi e per omissione quando non si implementano politiche di prevenzione, punizione ed eliminazione della violenza contro le donne. La politica femminicida  è rinuncia costante alla volontà di verità e di obiettività che devono guidare le indagini.
Porre fine all'impunità generata dalle politiche femminicide richiede lo smantellamento dei meccanismi del silenzio: devono aprirsi dibattiti circa l'utilizzo del corpo delle donne, ciò che Rita Segato ha definito " il linguaggio del femminicidio" o che Victoria Sanford definisce come le minacce dirette ad un individuo o ad un gruppo mediante i corpi delle donne nel loro ambiente.

Per combattere l'impunità del femminicidio è necessario capire che la violenza esercitata sul corpo delle donne "soprattutto nelle zone di guerra non è violenza sessuale, ma violenza mediante mezzi sessuali.
Julia Monàrrez che si dedica ad analizzare i femminicidi da oltre dieci anni, afferma: " Per capire come nascono i femminicidi è indispensabile comprendere come funziona la politica della sessualità nel sistema patriarcale" i quali sono meccanismi che generano queste forme sessualizzate di aggressione, che devono essere deprivatizzate per svelare le identità delle fazioni che dominano le giurisdizioni in contesa, la cui superiorità si afferma mediante la combinazione dei crimini di lesa umanità con l'uccisione di bambine e donne - che come Maria Isabel  - sono state utilizzate per inviare un messaggio che, dopo nove anni, la giustizia guatemalteca non riesce ancora a decifrare,né tanto meno punire chi lo ha emesso attraverso la distruzione del corpo di Isabel e del suo femminicidio.


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)