Visualizzazione post con etichetta esegesi coranica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esegesi coranica. Mostra tutti i post

sabato 25 agosto 2012

Corano, Femminismo e Manipolazione Patriarcale

di Nasreen Amina

Sono mussulmana, perché sono femminista. Dopo tre anni di studi dell'Islam, di ricerca sull'ermeneutica e l'esegesi del Corano,posso affermare in tutta tranquillità che le sole idee come religione misogina e radicata in un machismo vendicativo nei confronti delle donne, provengono da due fonti extra-coraniche: l'ignoranza della gente e gli sforzi del patriarcato per assicurare la sua egemonia dentro le nostre comunità. L'Islam è l'unica religione che stabilisce espressamente la parità tra uomo e donna e regola norme di convivenza con persone di altre religioni.Tuttavia l'Islam è stato oggetto di manipolazione da parte di quei potenti alleati con i veri nemici dell'uguaglianza.Ad una parte del mondo conviene una immagine dell'Islam come nemico per antonomasia dei diritti umani e come principale oppressore delle donne; questa idea può essere usata per  giustificare così,invasioni, occupazionie l'esportazione dell'ideologia  " Democrazia-cerca-petrolio" che non ha portato né sviluppo, né pace né più rispetto dei diritti umani, né tantomeno ha migliorato la situazione delle donne mussulmane.


D'altra parte  a certi potenti mussulmani conviene questa idea dell'Islam, perché così mantengono il loro  business del petrolio, che a sua volta, alimenta le guerre e gli permette la supremazia politica, ideologica e finanziaria nel mondo islamico. La sfrontatezza con la quale si manipola l'Islam nei confronti del suo messaggio è avvolta da uno strato di petrolio e fondata su accordi geo-politici.

Non c'è alcuna contraddizione tra Islam e femminismo. Può essere contraria al femminismo una religione che stabilisce l'uguaglianza tra i membri dell'umanità come base fondamentale della convivenza sociale? Può essere in contrasto con l'Islam una prospettiva a favore della Giustizia Sociale di Genere?  Credo di no, assolutamente no. Questa idea è un trucco del patriarcato in cui cadono, purtroppo, molte donne, con l'unico risultato che alcune escludono altre e promuovono la diffidenza nei confronti di quelle che sono diverse.

Di seguito mostro alcuni miti sull'Islam,la verità del Corano e l'insegnamento su di essi. Mi baso per questo di un articolo sul tema, al quale ho aggiunto le mie considerazioni.

1. Islam come una religione intollerante.

Il Corano dice che " nessuno ha il diritto di imporre agli altri le asserzioni di fede. Inoltre, la stessa citazione coranica  stabilisce che il Profeta durante la sua missione condannò un mussulmano per avere ucciso un cristiano ed esiste un hadith (detto del Profeta),che afferma " il mussulmano che si comporta male nei confronti di un non-mussulmano non odorerà il paradiso". L'islam infatti dice che " uccidere un essere umano è come uccidere tutta l'umanità".La violenza e l'intolleranza non fanno parte della nostra etica. L'unica volta in cui un mussulmano è autorizzato a rispondere alla violenza è per legittima difesa e per causa manifesta. Tutti coloro che non la pensano come noi non sono nemici, quindi, tutti gli atti di violenza, provocazione e il terrorismo, sono fuori dalla nostra fede.


2. La jihad o yihad,e la guerra santa
Il termine Jihad in arabo significa sforzo. Il Profeta chiese ai suoi compagni un patto con il quale essi si impegnavano a fare jihad, cioè lo sforzo di resistere alle aggressioni sia morali che fisiche.  Il Corano parla di jihad sempre in questo senso, non ha nessun legame con la Guerra.La jihad è una lotta interiore contro gli aspetti del nostro essere che ci impediscono di vivere pienamente e in armonia con il resto della creazione. Purtroppo, questo concetto è stato manipolato per strumentalizzare la rabbia e il risentimento degli strati più poveri ed emarginati delle popolazioni mussulmane, per fargli credere che sono gli altri e non i propri governanti i colpevoli della loro miseria e, pertanto, l'unica soluzione giusta per uscirne è la violenza " per la causa di Allah", morendo in nome  del fondamentalismo religioso, per andare in Paradiso, dove troverà il cibo che non hanno nella vita reale.

3. Il velo e il burqa.

Il velo appare solo una volta nel Corano come raccomandazione all'interno del  comportamento della decenza. Ma questa raccomandazione serve allo stesso tempo,sia per gli uomini che per le donne. Il problema risiede nella sua interpretazione maschilista, imponendo che il velo è un principio fondamentale per una "buona" moglie mussulmana, quando invece il Corano non specifica nulla in merito. Gli uomini e le donne devono essere liberi di utilizzarlo o no,  ed è per questo che  anche la proibizione del velo è contro il diritto di decidere sul corpo.
Essere donna musulmana va al di là di un pezzo di stoffa.
Il concetto di hijab è più che  il velo islamico. Riguarda la modestia nel comportamento, il rispetto della vita privata, e con il tenere un atteggiamento dignitoso in ogni momento. Il velo è solo un modo di esteriorizzare un elemento dell'identità della donna mussulmana; non ha il potere magico di proteggerla contro le cattive intenzioni delle persone - come dicono alcuni - né di trasformarla automaticamente in una persona pia -  come sostengono altri. Solamente il patriarcato piò creare queste cose e si dedica a promuoverle con lo stesso entusiamo - che vorrei -  usasse per porre fine a pratiche che non sono islamiche, anche se vengono identificate con l'Islam, come le mutilazioni genitali femminili e il matrimonio forzato delle bambine. 

Per quanto riguarda il burqa, è una tradizione che esisteva prima dell'arrivo dell'Islam, e quindi ha nulla a che fare con la religione. Nessun testo del Corano parla sull'uso del burqa. Infatti, per l'algerina Wassyla Tamazli, la sua origine non è che un simbolo di dominazione e di privazione della libertà delle donne.

 4. Islam e violenza contro le donne

Il 17 marzo 2012, centinaia di donne sono scese per le strade di Rabat per denunciare la legge che obbliga le minori a sposare il loro stupratore. La settimana prima, Amina, di 17 anni, si suicidò  per essere stata costretta a sposare un uomo che l'aveva violentata.I suoi genitori preferivano questo matrimonio, ad avere una figlia disonorata. . Il Corano condanna lo stupro e lo stupratore, tuttavia, il marito di Amina è libero e senza nessuna  accusa. Questo a causa di una legge che colpevolizza la vittima e lascia in libertà lo stupratore.

In Spagna ha suscitato molto clamore il caso dell'imam di Fuengirola, che dalla moschea autorizzava a picchiare le donne con stracci bagnati per non lasciare segni.Queste azioni, seppur realizzate in nome dell'Islam non hanno nulla a che vedere con l'Islam. Secondo il Corano, le ultime parole del Profeta prima di morire furono : trattare bene le donne", promuovere l'uguaglianza tra donne ed uomini, il rispetto e la tolleranza. Nulla a che vedere con la religione elaborata dal Corano che, viceversa, condanna la violenza contro le donne e questo tipo di azioni.
Ma c'è di più. Il sonetto ayat (versetto) 04:34 dove secondo alcuni si ordina di battere le donne è la conseguenza di una cattiva traduzione dell'arabo. La parola araba usata nell'originale è Daraba, un verbo polisemico  con oltre 300 significati; solamente uno di questi è picchiare. Dall'esegesi dell'ayat in particolare e della sua comparazione con l'uso della parola Daraba in altre ayat del Corano, con lo spirito generale dello stesso e con l'esempio di vita del Profeta Muhammad, la logica conclusione è che mai il significato possa essere "picchiatele".
Piuttosto ciò che sembra suggerire il Corano è che se come conseguenza del disaccordo coniugale non c'è possibilità di comprensione è possibile " dare una impressione". E che tipo di impressione? L'esempio del Profeta è la guida per l'interpretazione. Davanti ad un momento di grave disaccordo con le sue spose egli si ritirò a meditare lontano da esse, senza visitarle, parlarle, né cercarle e in questo modo ha dato  ad esse modo di riflettere. Se anche i problemi continuano il Corano dà la possibilità di divorziare, quindi, la violenza non è mai la soluzione accettabile. Lo scorso febbraio, 34 imam insieme a diversi leader islamici legati al Supremo Consiglio Islamico del Canada hanno emesso una fatwa dove si spiegava che la violenza contro le donne è contro i principi islamici:" Ricordare ai mussulmani che i delitti d'onore, la violenza domestica e l'odio contro le donne sono atti non mussulmani, che sono considerati dall'Islam come crimini [...]Questi crimini sono grandi peccati all'interno dell'Islam e  vengono censurati dai tribunali e da Allah l'Onnipotente. "

5. La poligamia
I versetti 3 e 129 della sura quarto del Corano, An-Nisa, danno all'uomo la possibilità di sposare le orfani e le vedove per proteggere i loro interessi e proprietà con giustizia.
Questo frammento è stato rivelato dopo la battaglia di Uhud, quando secondo il Corano, molti compagni del Profeta furono martirizzati. Così, la poligamia ha senso in questo caso, perché promuove lo spirito di giustizia e protezione. Ma non in tutti i casi, in quanto il Corano afferma anche  che si può avere più di una moglie, ma solamente se si trattano in modo euguale. Qualcosa che è raro che avvenga. Allo stesso modo,  il Corano afferma (al-Ahsad: 4):" Dio non ha dato a nessun uomo due cuori in un solo corpo". il Profeta si riferisce al fatto che un uomo non può amare due donne in modo euguale, dimostrando così che per il Corano, la poligamia non sempre è giusta visto che non offre uguaglianza a tutte le spose. In conclusione, la poligamia potrebbe essere accettata solamente nel caso che le donne fossero orfane o vedove dovendo proteggerle e salvaguardare i loro interessi e la giustizia sociale.

6. Sesso e Omosessualità
Il Corano dice che  sia gli uomini che le donne hanno il diritto alla soddisfazione sessuale.  In tema di omosessualità ci  sono molte idee diverse.  La società sessista e patriarcale ha sempre detto che l'omosessualità è vietata dall'Islam e alludono alla storia di Sodoma, come dimostrazione che Dio non approva l'omosessualità. Ma  vi sono altri studiosi musulmani che credono che l'Islam e l'omosessualità siano perfettamente compatibili.  Amanullah De Sondy, professore di teologia di origine pakistana, dopo una ricerca in materia, ha concluso che la storia Sodoma non domostra che Dio non approva l'omosessualità, ma  che Dio non approva lo stupro.  E l'Imam Muhsin Hendricks, ha un'opinione simile a favore dell'omosessualità nell'Islam: ""Nella storia coranica su Lot e la sua gente, gli uomini rappresentati sono eterosessuali e sposati con donne che disprezzavano per un desiderio guidato dalla cupidigua e avidità. La distruzione divina di Sodoma aveva più a che fare con il fatto che erano politeisti, ladri, intrusi ..." L'Imam afferma che nella storia di Sodoma spiegata dal Corano i suoi abitanti furono condannati da Dio perché cattive persone non perché omosessuali.

7. Matrimonio
L'Islam permette il matrimonio tra musulmani, cristiani ed ebrei, mentre vi è rispetto tra le religioni (sura 5, versetto 5). L'interpretazione sessista del Corano afferma che solamente gli uomini mussulmani possono sposarsi con donne di altre religioni e non viceversa, perché se il marito non è mussulmano non rispetterà  le credenze della moglie. Questa è un'interpretazione machista ed erronea, dato che il matrimonio deve basarsi secondo il Corano,nel rispetto e quindi in un matrimonio in cui entrambe le parti si rispettano reciprocamente.

8. Divorzio
Ndeye Andujar,  la vice presidente della Giunta Islámica Catalana, coodirettora del Congresso Internazionale sul Femminismo islamico e direttora del corso UNED “Esperto in Cultura e Religión islamica”, ha scritto qualche anno fa un articolo intitolato "Il divorzio e la Legge Islamica"che si occupa di questo argomento.


" La donna deve ottenere l'autorizzazione dell'uomo per includere le condizioni nel contratto matrimoniale e la Talaq ( lasciare libero) può continuare esercitata dal marito senza avocare i tribunali, mediante una semplice formulazione unilaterale. Pertanto, la donna non ha il diritto di divorziare in modo completo ed autonomo ".

Il diritto alla casa e alla manutenzione è molto meno sicuro. La maggior parte dei codici di famiglia non rispettano questo diritto anche se è stabilito nel Corano e nella Sunna.E 'incredibile che tali leggi così importanti come quelle che fanno riferimento ai diritti delle donne divorziate che si basano sul Hadith siano manipolate nascondendo il loro vero senso, come è la storia di Fatima bint Qays ".

Per coloro che vogliono  recuperare il messaggio di liberazione che ha segnato l'arrivo di Islam è un dovere esigere la parità tra uomini e donne. Il che non significa distruggere la famiglia islamica, al contrario,ciò che si tenta è rimuovere tutto ciò che è stato aggiunto nel corso dei secoli e che ha finito per essere codificato in leggi ingiuste e discriminatorie.

La convinzione che il femminismo è un nemico dell'Islam nasce dall'idea che si tratta di un'invenzione occidentale. E se guardiamo da vicino le politiche di genere e la posizione delle donne in molti paesi mussulmani, sembrerebbe che è l'Islam il peggiro nemico delle donne. Entrambe le posizioni sono sbagliate.

Coloro che sostengono la prima tesi sono molto ignoranti sulla loro stessa fede. L'Islam è stata la prima rivoluzione femminista nella storia del genere umano. Grazie alla rivelazione coranica le donne sono passate dall'essere creature vergognose che meritavano di essere sepolte vive ad esseri umani con dignità e pieni diritti. Nell'Islam non vi è alcuna assegnazione di ruoli sociali in base al sesso biologico. L'Islam consacrò prima di qualsiasi legislazione dell'antichità, il diritto della donna all'eredità, al divorzio, a godere dei frutti del loro lavoro, a ricevere l'istruzione e partecipare all'amministrazione della cosa pubblica. Se ciò non fu una rivoluzione femminista, allora che cosa è stata?

I sostenitori della seconda, si sbagliano anche loro. Quello che si vede non è l'applicazione della rivelazione coranica, ma una miscela di regole del patriarcato, errata interpretazione della sharia e leggi occidentali al tempo della colonizzazione europea.

La Sharia non è ciò che vediamo per televisione o quello che ci arriva attraverso le campagne anti-lapidazione.  La Sharia è lo spirito del Corano,che è, Giustizia Sociale,  Ragione, Libertà: questa è la giustificazione della rivelazione. Coloro che accusano la sharia di essere la colpevole dell'oppressione delle donne, in realtà stanno indicando il Fiqh, che è la giurisprudenza, le leggi basata sulla interpretazione della Sharia, le quali naturalmente possiedono un terribile pregiudizio di genere nei confronti delle donne. Il Fiqh che si applica attualmente e che viene identificato con la Sharia ha in alcuni casi, più di quattro secoli. Essendo l'Islam la religione della Fede ragionata e l'etica della vita pratica è assurdo ed inaccettabile che il Fiqh non sia oggetto di revisione e aggiornamento, considerato che questa deliberata negligenza attacca le basi dell'uguaglianza e dignità che il Corano instaurò a favore delle donne.


Mariposa en la tormenta

traduzione di Lia Di Peri

                                                              
                                                                     

venerdì 14 ottobre 2011

Il femminismo islamico. Parte terza.

Prima e seconda parte qui e qui
**************************************************
Il femminismo islamico nel sud e nord Mediterraneo

Quando termina il secolo che vide l'ascesa del femminismo secolare, appare il femminismo islamico. Entrambi rappresentavano una sfida, ma anche un'estensione del femminismo laico di stampo nazionale e facevano presagire un universalismo differente. Il nuovo discorso del femminismo islamico apparve nei primi anni Novanta in aree molto diversi,come l'Iran,Egitto,Malesia, Sud Africa e Stati Uniti sotto i seguenti contesti:


in uno Stato islamico, la Repubblica Islamica dell'Iran posteriore a Khomenini,quando si aprì un piccolo spazio;


nella diffusione dei movimenti islamici africani ed asiatici;


nel Sud-Africa, post apartheid, quando le attiviste si concentrarono nella critica al conservatorismo della società mussulmana;


nell'ambito dei convertiti e della prima generazione degli immigrati del Nord America ed Europa.


Nelle società mussulmane laiche, il femminismo islamico si è scontrato con il discorso reazionario degli islamisti, in quanto considera l'islam come una religione ugualitaria in tema di genere e di giustizia sociale. In questi contesti, il femminismo islamico si confronta con lo Stato secolare, autorità religiose, movimenti islamisti della società conservatrice, che insieme ostacolano i diritti delle donne e dell'uguaglianza di genere in nome di quello stesso Islam che le islamiste assicurano essere garante di tali diritti.


Le condizioni differiscono da uno Stato all'altro,con l'Algeria  da un lato ( essendo uno dei terreni più pericolosi per il femminismo islamico,data la violenza islamista locale) ed Egitto dall'altro ( dove storicamente c'è un'apertura ed una chiusura costante dello spazio per un discorso alternativo, a seconda del ruolo dello Stato in un determinato momento)16.
Nella sempre più crescente comunità mussulmana dell'Occidente,le mussulmane già immigrate che risiedono in un nuovo ambiente o trasformato, che vivono in una relazione diversa con la società d'origine, chiedono di trovare forme di comprensione dell'Islam secondo le loro necessità spirituali e sociali.
Gli ostacoli sono particolarmente difficili per le giovani.Se non vogliono soccombere alle pratiche sessiste imposte in nome della religione, molte della quali importate dalla società d'origine,necessitano di un approccio all'Islam secondo la loro nuova vita e circostanze.
Nel ventesimo secolo, i discorsi sull'uguaglianza di genere in Europa e negli Stati Uniti,la rottura con la diseguaglianza patriarcale, sono stati elaborati da un linguaggio laico all'interno dei paradigmi dell'illuminismo, democrazia e dei diritti umani. ( Molte mussulmane trovano questi discorsi coerenti anche con il messaggio ugualitario dell'Islam). Le femministe occidentali (non mussulmane) sono state per la maggior parte laiche  e la religione non ha giocato un ruolo significativo nelle loro vite. In ogni caso, durante la seconda ondata femminista,negli anni sessanta, settanta e ottanta, alcune intellettuali cristiane ed ebree riesaminarono i testi religiosi e la storia per contrastare le letture misogine che sviliscono la donna.


Agli inizi del XX secolo, nelle società mussulmane dell'Africa e del'Asia,la donna ha dovuto ricorrere alla giustificazione religiosa per aprire la strada ad un nuovo agire per ottenere libertà di movimento e autonomia personale. Ha anche utilizzato  il discorso religioso per aprire spazi nella società civile e nelle istituzioni statali, mescolato insieme al  discorso nazionalista e in favore della democrazia e dei diritti umani. Nelle società mussulmane ( di Stato, maggioritario o comunità di minoranza), il discorso femminista islamico o religioso è diretto a tutta la società. Esso ha così più impatto tra tutte le classi  rispetto a  quello laico che comprendeva principalmente la privilegiata classe urbana.


Sinceramente io sono convinta che il femminismo islamico possa contribuire alla realizzazione di una cultura più pluralista e ricca nel nuovo Mediterraneo. Questo movimento presuppone un'articolazione di diversi ideali,al centro dei quali si trova la giustizia sociale e la totale uguaglianza di tutti gli esseri umani, espressa in un linguaggio religioso in armonia con la vita laica e mondana di tutti i giorni.
I discorsi e i linguaggi differenti possono contenere ideali simili e significativi per i diversi gruppi interni ad una comunità religiosa.
Su entrambi i lati del Mediterraneo, il femminismo islamico sta diventando uno dei molti elementi che chiedono l'applicazione dell'uguaglianza di genere. Al nord sta trovando un posto tra i femminismi europei. Al sud, cresce la sua connessione con il femminismo laico, per far fronte comune 17.


L'obiettivo principale molteplici discorsi è quello di raggiungere una società più pluralista,egualitaria e rispettosa delle differenze. Il femminismo islamico è importante per la costruzione di queso nuovo Mediterraneo, dato che rivendica un islam egualitario che appoggia il pluralismo e la cultura democratica. A questo proposito differisce enormemente dall'islam fondamentalista e misogino che si incastra perfettamente con la volontà islamofoba.
Perché quell'Islam reazionario degli imam (senza porli tutti allo stesso livello) del sud -mediterraneo ( ed oltre) è diventato l'unico del quale  parla l'Europa e l'Occidente in generale? Perché il femminismo islamico è così sconosciuto o se arriva in Occidente lo si accoglie con derisione o come se fosse un surrogato?
Assistiamo ad un movimento che è passato dall'esorcizzare l'Islam a calunniarlo,dove l'argomento fondamentale per attaccarlo è il trattamento degradante che riceve "la donna" nell'Islam.
In questo senso non parlerò della strana coalizione tra islamisti patriarcali e i fanatici islamofobi nel loro ostruzionismo alla creazione di nuove culture nazionali in Occidente. Mi concentrerò invece sul come il femminismo islamico in entrambe le sponde del Mediterraneo ed oltre, con altri femminismi e movimenti progressisti,stanno contribuendo a creare culture trans-nazionali nel Mediterraneo. In effetti. è una tematica che stiamo ancora imparando ad esplorare.
In questo capitolo mi concentro sullo Stato spagnolo che recentemente ha svolto un ruolo significativo nel processo di consolidamento del femminismo islamico, perché illustra alla perfezione le vicissitudini globali e locali nella costruzione e  pratica del femminismo islamico. 

Il femminismo islamico in Spagna


Il femminismo islamico e l'islam liberale apparvero in Spagna,negli anni Novanta,iniziato dai convertiti provenienti per la maggior parte dalla sinistra politica. Tra questi  c'era Mansur Escudero,uno psicologo che divenne il presidente della Giunta Islamica e l'avvocata Jadicha Candela, che fondò l'Associazione An Nisá.
Nella prima riunione delle donne mussulmane, organizzata a Barcellona nel 1999,Candela tenne un discorso intitolato "La rivoluzione egualitaria dell'Islam" dove articolò il messaggio coranico sulla fondamentale uguaglianza tra tutti gli esseri umani,chiamandola" la prima dichiarazione universale dei diritti umani e cittadini" 18.
Inoltre Candela denunciò la manipolazione di questa dottrina egualitaria mediante letture misogine da parte degli ulema conservatori. A questo proposito,mise in risalto l'opera della nota scrittora e sociologa marocchina Fátima Mernissi,la sua denuncia di questa misoginia coperta nell'Islam e come si stesse riproducendo in Occidente.
 Consapevole della storia spagnola, Candela rileva che questa versione sessista venne utilizzata per screditare i mussulmani da parten dello stesso Occidente che aveva beneficiato della trasmissione del pensiero razionale sviluppato dagli andalusi. In tal modo, espresse ciò che è diventato un segno distintivo del femminismo islamico in Spagna: i riferimenti alle loro profonde radici storiche. Candela stessa si è posta tra quelli il cui approccio al Corano ed alte fonti religiose, fu elaborato dall'ijtihad o interpretazione intellettuale personale e lascia chiaramente intendere che non proviene da una formazione tradizionale nelle scienze religiose. Quindi, fa parte del gruppo di professionisti istruiti, che analizzano il Corano e altre fonti per conto loro e che stanno diventando nuove autorità o persone influenti,visto che le loro conclusioni rapidamente fanno eco tra i mussulmani.
Fa parte di questo nuovo gruppo Abdennur Prado,promotore del primo Congresso Internazionale del Femminismo Islamico (Barcellona, 2005).
Nella sua conferenza," Jihad di Genere", Prado mette in evidenza il messaggio ugualitario dell'Islam,rilevando che attualmente sta passando la convinzione che la discriminazione contro la donna sia insita nell'Islam, distorcendone il messaggio.
Prado è convinto che il femminismo islamico fornisca ai mussulmani immigrati, tanto donne che uomini, una via per l'integrazione nella società.
Sono le letture patriarcali dell'Islam e le sue attuazioni che confliggono con le leggi spagnole, non i principi islamici di pluralismo ed uguaglianza. La Giunta Islamica Catalana, il cui presidente è Prado si è posta il compito di promuovere questa interpretazione, soprattutto tra i nuovi mussulmani arrivati nello Stato spagnolo 19.
Non sarà nel breve periodo un compito facile,giacché alcuni immigrati per lo più poveri e senza istruzione,provenienti dalle aree rurali del Marocco,portano con sé pratiche culturali difficilmente separate dalla religione. In questo senso, il comportamento della donna (nei suoi semplici gesti quotidiani) è intimamente legato alle sue nozioni di moralità e di onore e gli uomini sentono il dovere di mantenere la loro autorità e disciplina su di esse.
Questo controllo può risultare più esagerato nel contesto dell'immigrazione e l'anomia della vita quotidiana in situazioni sconosciute e in territori non mussulmani.
Il femminismo islamico in Spagna è stato influenzato dal lavoro di due femministe marocchine.La prima, che abbiamo già citata è Fátima Mernissi, autora di un'estesa opera degli ultimi tre decenni,tra queste la sua nota critica ai hadith misogini nel suo influente libro " L'harem politico" 20. La maggior parte del suo lavoro è stato tradotto in spagnolo. Inoltre il portale virtuale WebIslam e la rivista Verde islam hanno pubblicato molti suoi articoli. Menissi è anche valutata tra le femministe laiche e i circoli progressisti spagnoli, arrivando ad ottenere il prestigioso Premio Principe delle Austurie nel 2004.
Più recentemente ha cominciato a emergere come femminista islamica Asma Lambaret, medico di professione, coinvolta anch'essa nell'interpretazione personale del Corano e dei testi religiosi. Ha pubblicato due libri,Musulmane tout simplement (2002) e Aïcha, épouse du prophète ou l'islam au féminin (2004) 21 che hanno richiamato l'attenzione delle femministe islamiche spagnole.
Nel primo Congresso Mondiale delle Mussulmane di lingua spagnola,tenutosi a Siviglia (2003) presentò una conferenza intitolata provocatoriamente " Femminismo islamico?"
Lambaret, come la Mernissi prima di lei è una delle voci del Mediterraneo meridionale( comprendendo anche l'islamista marocchina  Nadia Yassine) che lamentano secoli di patriarcato che si è appropriato dell'Islam - che la femminista islamica egiziana Zainab Radwan chiama categoricamente " il patriarcato non islamico" -  e la sua naturalizzazione nel tempo fino a considerare l'Islam egualitario come un'aberrazione. Le donne  sono state assenti dal dibattito a causa di questo sessismo culturale.
Nel Congresso di Siviglia Lambaret ricordò " la fede passiva non è utile  per la nostra emancipazione islamica" e continuando " Non abbiamo altra scelta se non quella di continuare a mobilitarci come mussulmane per recuperare i nostri diritti 22.


Come possiamo notare  il femminismo islamico in Spagna si ispira a due fonti: la re-interpretazione progressista del Corano elaborata dai nuovi esegeti e la tradizione intellettuale di un passato islamico quando al Andalus (nome mussulmano della penisola Iberica) era il centro del pensiero in Europa 23. Come afferma Prado " il femminismo islamico nello Stato spagnolo è radicato in al Andalus, ispirazione e referente simbolico, segno della nostra peculiarità" 24.


La luce del pensiero islamico in Spagna è stata eclissata da un periodo buio della storia, quando alla fine del XV secolo i mussulmani furono espulsi  o messi a tacere e la sua religione vietata. Alcuni nuovi movimenti mussulmani ispanici, oggi, costruiscono un Islam liberale ed egualitario radicato nel suo illustre passato.



L'attivismo del femminismo islamico (ultima parte)
continua.


webislam


(traduzione di Lia Anita Di Peri Silviano)





martedì 11 ottobre 2011

Il femminismo islamico nel Nuovo Mediterraneo. Parte prima

(Vista la lunghezza dell'articolo,per economia della lettura ho deciso di dividerlo in più parti.)
*************************************************************************
 da Margot Badran

Capitolo del libro " La nascita del femminismo islamico" (una selezione dei lavori del Congresso Internazionale del Femminismo Islamico) (Oozebap 2008)

In Europa come nel resto dell'Occidente una delle principali sfide è come costruire società più ricche e pluraliste, che rispettino le libertà e i diritti dei cittadini di entrambi i sessi, senza distinzione di razza, religione, origine e allo stesso tempo riconoscere le differenze nei contesti dinamici.

In Africa e in Asia, la sfida è come i cittadini, siano essi mussulmani o di altre religioni, uomini e donne, appartenenti alla comunità di maggioranza o di minoranza, continuino ad attuare le loro costituzioni garantiste, ma che le leggi, le convenzioni religiose e le pratiche tradizionali spesso negano.

Come possono le affollate coste del " mar del mezzo" ( al-bahr al-abiyad al-mutawassit " o mare bianco del mezzo" in arabo, Mediterraneo dal latino " tra la terra"), con la sua posizione unica col nesso di culture convulse , creare una cultura per un nuovo Mediterraneo del XXI secolo?

Il genere femminile sovente rappresenta l'ideale astratto o il simbolo della nazione, pur essendo allo stesso tempo vissuto come simbolo negativo dell'"altro" 1 . 
Non esiste un modo più crudele di rappresentare l'Islam, la religione e la umma (la comunità dei credenti) come attraverso l'immagine di genere della donna oppressa. Raramente in Occidente e nel resto del mondo,l'Islam e le donne appaiono come immagini positive. Gli stereotipi, come si ripete spesso, si diffondono,in quanto contengono qualche verità.
Effettivamente la maggior parte delle interpretazioni maggioritarie dell' Islam (del Corano) sono pregiudizievoli alle donne e le pratiche oppressive in mome della religione si considerano per se stesse islamiche.Nell'emigrare verso l'Occidente,alcuni si portano queste idee e pratiche repressive. Nonostante esistano mussulmane di ogni  estrazione con una diversa comprensione dell'Islam, più sensibili alla parità di genere e che lottano per la sua attuazione. Questa posizione può qualificarsi come femminismo islamico.

L'argomento centrale di questo capitolo è che il femminismo islamico gioca un ruolo determinante nella configurazione della cultura del nuovo Mediterraneo(così come stabilisce un nuovo Islam). Mi permetto di suggerire che il femminismo islamico aiuta i paesi o le culture nazionali, per la formazione di una cultura mediterranea più ampia, dove si potrà dare maggiore pluralismo per le libertà, i diritti e la dignità, dove non ci sarà posto per il razzismo, il sessismo e lo sciovinismo religioso e nazionalista.

Io definisco il femminismo islamico come un discorso di uguaglianza di genere e di giustizia sociale che nasce dalla comprensione del mandato coranico. Il suo principale obiettivo è quello di attuare i diritti e la giustizia per tutti gli esseri umani, nella totatità delle loro esistenze, mediante un continum tra pubblico e privato. E' importante ricordare che questo femminismo è un discorso laico e religioso allo stesso tempo, proprio come l'Islam (din wa dunya, la religione e il mondo). Questo femminismo rompe con diverse dicotomie, non solo quella tra laici e religiosi, ma anche quella tra Oriente ed Occidente, maschile-femminile, pubblico e privato.
Le donne mussulmane, in diverse parti dell' Africa e dell'Asia, nell'osservare questo nuovo paradigma hanno cominciato a nominarlo "femminismo islamico". Così contrariamente a quanto da alcuni affermato,il termine non è stato concepito in Occidente 2.

Ma chi sono le femministe islamiche? Ogni essere umano od Insan è incoraggiato a leggere(iqra) il messaggio del Corano. Iqra significa leggere in entrambe le direzioni prendendo la parola e anche il suo significato. Il processo di discernere questo significato si chiama tafsir (esegesi). Coloro che leggono il Corano e trovano un messaggio di uguaglianza fondamentale per tutti gli esseri umani (compresa l'uguaglianza razziale e di genere) ed elaborano un femminismo basato su questa lettura, così come quelle che accettano questo pensiero come me, formano il femminismo islamico.
Tuttavia,ho notato che non tutte le persone che contribuiscono a creare questo discorso o che lo accettano, utilizzano questo termine e, di conseguenza, non si autodefiniscono femministe islamiche. Tra quelle che lo sottoscrivono troviamo mussulmane praticanti e non e per scelta, ad esempio,  le convertite delle quali la maggior parte sono donne occidentali 3.
Per essere femminista islamica non è necessario essere mussulmana ( anche se la maggior parte lo sono) ma spetta a tutte quelle che condividono questo discorso. Troviamo sia uomini che donne (sebbene quest'ultime siano in maggioranza) in Africa, Asia o in Occidente. Credo sia importante ricordare che ci sono mussulmane tanto occidentali che orientali ( per usare il contesto Oriente-Occidente) e come ho già detto entrambi hanno contribuito alla formazione del femminismo islamico dai suoi inizi. Sebbene i termini "Occidente" ed "Islam" non riflettono l'ampia realtà, nel contesto del femminismo islamico servono come referenti per trascenderli.

Un patrimonio dell'attivismo femminista trasnazionale in entrambi i lati del Mediterraneo.

continua.

web islam

(traduzione Lia Anita Di Peri Silviano)

Shirin Neshat