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giovedì 13 aprile 2017

Sull'uso del femminismo da parte del colonialismo e le conseguenze sul femminismo islamico


" L'uso da parte del colonialismo del femminismo per promuovere la cultura dei colonizzatori e indebolire quella nativa ha attribuito da allora, al femminismo delle società occidentali, l'onta di essere stato strumento del dominio colonialista. Rendendolo sospettoso agli occhi arabi e vulnerabile alle accuse di essere un alleato degli interessi coloniali." Leila Ahmed, scrittrice, docente of Women's Studies in Religion at Harvard University.

martedì 31 gennaio 2017

Loca del coño * e musulmana





Non ho mai amato le etichette perché limitano i miei sguardi.
Il linguaggio ha molta carica politica che una semplice parola è sufficiente per castrare un sano dialogo, fondamentalmente perché una delle parti ha già predefinito nella sua mente un'idea monolitica che non sempre corrisponde alla definizione che l'altra persona ha di se stessa. Dire “ sono musulmana” può essere una prigionia del pensiero, perché parte da una idea costruita dalla colonialità. Dedico, quindi, questa mia prima pubblicazione alla mia presentazione.
Sono una pazza per la fica e di condizione musulmana (sì, ho scritto condizione e non identità).
Mi piace iniziare la mia presentazione dicendo che “sono una eusko-mora*, sovversiva, anarco-femminista, islamica”. Sono musulmana per convinzione, nata in una famiglia, "cattolica romana".
Con orgoglio mi definisco figlia dell’emigrazione galiziana a Parigi, nata in un momento storico in cui questo paese chiamato Spagna era sommerso in un processo privo di libertà e di poco pane per sfamare tante bocche affamate. Mi piace ricordarlo, perché penso sia importante non dimenticare la nostra memoria storica e per comprendere che le migrazioni sono parte della nostra tradizione. E’ bene che assumiamo che come noi siamo andati alla ricerca di prosperità e sicurezza, altre persone fanno lo stesso adesso che dichiarano che siamo una democrazia sviluppata.
Sono stata educata sotto i parametri binari, dove la eteronormatività era "normale". Ho sviluppato durante la adolescenza una evidente contraddizione sociale volendo veder realizzato il mio sogno di “essere un bambino”, non tanto per desiderio di identità ma per l’ansia di godere dei privilegi che a essi erano riconosciuti.
A quattro anni presi coscienza dei loro privilegi, quando ho desiderato possedere la macchina rossa a pedali, che ammiravo ogni giorno nella vetrina del negozio di giocattoli mentre andavo nel parco. La risposta era sempre la stessa: "Le macchine sono per i maschietti."
E’ così che è cominciato il mio desiderio di essere un bambino per possedere la macchina rossa, giocare a calcio, a rugby o, anche, non dovere indossare gli scomodi vestiti che mi impedivano di giocare in libertà. Anche se nonostante ciò finivano per essere usati come paracadute, mentre tiravo la cima di un albero, slogandomi anche qualche caviglia. Volevo essere un bambino per potermi sedere come più mi piaceva, correre e urlare quanto volessi, giocare alla Playmobil o avere la mia collezione di Transformer.
A occhi alieni è ciò che la nostra società ha comunemente descritto come un maschiaccio.
Anche se sono nata all'estero, dopo la morte di Francisco Franco, dovetti ritornare e adattarmi alla nuova realtà.
 Sono passata dal vivere in uno Stato laico a uno a-confessionale, con chiari favoritismi verso la Chiesa cattolica, un fatto che continua da quattro decenni dopo la rottura di un monotelismo religioso imposto con la forza nel corso degli ultimi cinque secoli, tranne nelle due repubbliche.
A sei anni ho preso coscienza del mio ateismo, quando ho detto nell’ora di religione che se Gesù era figlio di Dio e, quindi, Dio ero io, essendo allora figlia di Dio, potevo essere benissimo io Dio.
Ho ancora nei miei occhi lo stupore della insegnante, una affettuosa suora, che in quel momento, mostrò tutta la sua rabbia di fronte a una simile dichiarazione. Trentacinque anni dopo, sostengo ancora la stessa idea.
Io non credo alla costruzione che la nostra società fa di Dio né credo nel suo concetto di religioni e neppure nelle strutture verticali in cui le donne sono state espulse dalla leadership spirituale. Tendo a rifiutare le definizioni che, terze persone, fuori dall’Islam, fanno sulla mia condizione di musulmana come se fosse verità inconfutabile, razionale e da libera postura colonialista. Perché condizione? Perché, come ho capito la condizione musulmana è lo stato naturale degli esseri viventi, non solo degli animali umani.
Dal mio modo di intenderlo, l’Islam, non è una religione né monoteista né Allah è chiamato Dio. Non mi identifico con il concetto di “credente”, così come lo vivo, non c'è scelta di credere o non credere in Allah. Allah lo sento o non lo sento. Sì, lo so. Non ha nulla a che fare con la costruzione di parole che ha limitato il pensiero della nostra società. Forse, perché, durante questi ultimi cinque secoli, chi si è appropriato del diritto all'interpretazione e alla epistemologia dell'Islam, sono stati uomini bianchi eterosessuali non musulmani.
Per questo credo in un femminismo decoloniale e alla necessità che noi, le protagoniste, recuperiamo il nostro legittimo diritto di definire noi stesse, senza interferenze, senza aggiunte né cariche soggettive che arrivino da una prospettiva teologica antropocentrica, lontana dalla cosmologia islamica.
A noi tocca decostruire, decolonizzare lo sguardo e imparare a fare della diversità un potente strumento di sinergie per porre fine a questa piaga violenta chiamato sistema patriarcale.
Ti unisci alla mia jihad di genere?
P.S. Essere musulmana non è sinonimo di araba. Quando mi inviti a casa tua, non è necessario che mi prepari un cus-cus, per farmi contenta, perché se anche mi piace, continuo a decantare una frittata di patate o di verdure bollite. Non è neppure necessario che mi offri un tè alla menta, che è molto ricco ma preferisco un succo naturale di frutta di stagione.
Per quanto riguarda la musica, mi rendo conto che si desideri deliziarmi con ritmi del Maghreb ma, a essere sincera, mi piace di più il rock e il metal.

venerdì 30 maggio 2014

Il tuo spirito libertario mi violenta: Lettera al mio Macho progressista preferito.


Vanessa Rivera de la Fuente






Ti ho trovato su Facebook – il tuo avamposto di battaglia - difendendo i diritti delle donne e… Zac, ti sei rivolto a me indignato. Mi hai chiesto, con l’arroganza del saggio, unico depositario della Libertà: “Qual è l’argomento teologico per cui usi l’hijab (velo islamico)?" devi spiegarlo al mio ombelico occidentale, universalista, omnicomprensivo libertario. Perché ti vesti così? "A me non piace.”
Ok, macho progressista: Come va? Che ovaie! A me non interessano le opinioni teologiche, né culturali di altri machi come te, su come devo o non devo vestirmi. Sulla mia vita io non ti devo alcuna spiegazione.
Dimmi perché dovrei farlo? A quanto pare ciò che manca è che io debba giustificare il mio guardaroba. Piuttosto, dalla tua presunta superiorità di genere e culturale, spiegami tu, perché le donne si sottopongono alla chirurgia plastica e s’iniettano il Botox da rimanere così tirate? Perché non si è approfondita la storia delle colonizzazioni e la predazione brutale sull’eco-sistema e i corpi delle donne e tutto ciò che n’è conseguito? Perché non parliamo della responsabilità della tua società “ civile e progressista” nello sfruttamento lavorativo e traffico sessuale di quelle donne che vuoi salvare dal loro abbigliamento? Perché non sei ugualmente indignato per la diminuzione dei diritti riproduttivi delle donne nel mondo sviluppato al quale ti fregi di appartenere?

Il Patriarcato esiste solo in direzione delle donne mussulmane e degli uomini dalla pelle scura e barbuta?Tutta l’oppressione femminile si spiega con un pezzo di stoffa di 70X150 centimetri? Da dove viene quest’aria di superiorità e la convinzione che tu non faccia parte di tutto questo?
Ah già. Ora mi tiri fuori l’argomento che, in alcuni paesi mussulmani, le donne sono punite per non indossare l’hijab. E 'vero. E ti dico di più. Sono punite se guidano, se scrivono sui blogs, se sono dissidenti politiche e se difendono i diritti umani. Io penso che sia terribile costringere le donne a usare un vestiario che non vogliono, che le nostre opinioni siano censurate o sia delegittimato il nostro attivismo, che ci obblighino a fare sesso o ad avere figli che non vogliamo o a ricevere una retribuzione iniqua. Mi spaventa l’idea di finire in prigione per aver praticato un aborto terapeutico in Cile o per ballare sui tetti in Iran.
Quello che la tua superbia non ti permette di vedere, è che in tutti questi casi, non è l’apparenza delle donne, né la loro fede, né la loro razza o cultura, ma l’obbligo che pesa su di noi di dover essere in un modo o nell’altro, di compiacere i maschi dell’uno e dell’altro lato, te compreso. Il problema non siamo noi e le nostre scelte, ma voi e le vostre imposizioni. Il problema è il Patriarcato.
Il tuo spirito libertario mi violenta. Il tuo progressismo è così egemonico e androcentrico quanto l’islam dogmatico. Tu vuoi comandare sulla mia libertà, sul mio corpo tanto quanto l’islamista, tanto quanto il politico pro-vita, tanto quanto il femminicida.
Anche se la tua opposizione al mio modo di vestire, non è paragonabile a quella di ricevere 40 pugnalate per gelosia, è comunque parte dello stesso modo di concepire la donna come soggetto minorato e turbato, debole e passivo, incapace di decidere, senza forza di resistenza, bisognoso di protezione, per antonomasia. Tu vuoi annullare la mia voce tanto quanto il clerico che mi proibisce di parlare nella moschea. Tu sei parte del problema.

Non ti parlo con rispetto. Tu mi manchi di rispetto ogni volta che mi parli come se fossi incapace di capire la realtà e c’è bisogno del tuo catechismo, che impoverisce la mia visione, la mia esperienza e i miei obiettivi riguardo a me stessa e alla realtà che vivo. No. Non ti parlo con rispetto, perché il rispetto si dà tra uguali, non a qualcuno che mi considera inferiore. Gli uguali non mettono in discussione le decisioni degli altri con spirito poliziesco: le analizzano insieme.
Dimmi: Che cosa stai facendo in concreto per riaffermare il nostro diritto a vestirci come vogliamo, senza che pesino gli argomenti maschili di convalida nell’essere a favore o contro? Se non parlare dal tuo ombelico, che ti detta che la tua salvezza bianca, atea, bionda ed europea, è la soluzione ai problemi intersezionali… Che cosa stai facendo di là del negare il nostro diritto all’identità, resistenza e smantellamento delle strutture di oppressione che ci hanno imposto come vivere e perfino come essere liberi? Ciò che noi donne facciamo o non facciamo con i nostri corpi, vita e credenze, finirà di essere un problema politico, e sarà una questione personale, quando tu e i machismi di ogni tipo, siano essi mussulmani, cattolici, atei, marxisti, trotzkisti o anarco-socialisti, si zittiranno e lasceranno risolvere alle donne, poiché soggetti: le uniche legittimamente autorizzate a esprimerci sulle nostre realtà e a decidere si di esse.
Da lungo tempo le donne del “terzo mondo”, mussulmane, nere, latine, migranti o lavoratrici domestiche del tuo quartiere, hanno imparato a far uscire la voce e parlare per noi. Tu e la tua vanità sono parte del sistema che ci opprime. Lo sappiamo. Non ci inganni. Tu sei un figlio sano del Patriarcato, tiranneggi noi donne che non pensiamo, né viviamo come tu, pensi dovremmo, sotto una falsa bandiera di rispetto e libertà, usando la violenza con la tua arroganza, che non libera nessuno, se non il tuo virile orgoglio. Sei un figlio di tuo padre. (Le puttane non hanno nulla a che vedere).
Ti senti offeso se uso la parola “ Fica”? Ti senti insultato dalle immagini della sessualità femminile? Come stiamo a misoginia? Ah, se dico fica, sono maleducata? Vedi, questa è una classica strategia machista di delegittimazione. Attaccare la forma di fronte all’incapacità di riuscire a contro-battere. Chiaro, sono una donna e dire parolacce è poco “femminile”.
Che libertario che sei, macho progressista, accurato quando usi gli estremismi del libertinaggio dei tuoi sessismi e stereotipi.


Vanessa Rivera de la Fuente


(traduz. Lia Di Peri)

sabato 25 agosto 2012

Corano, Femminismo e Manipolazione Patriarcale

di Nasreen Amina

Sono mussulmana, perché sono femminista. Dopo tre anni di studi dell'Islam, di ricerca sull'ermeneutica e l'esegesi del Corano,posso affermare in tutta tranquillità che le sole idee come religione misogina e radicata in un machismo vendicativo nei confronti delle donne, provengono da due fonti extra-coraniche: l'ignoranza della gente e gli sforzi del patriarcato per assicurare la sua egemonia dentro le nostre comunità. L'Islam è l'unica religione che stabilisce espressamente la parità tra uomo e donna e regola norme di convivenza con persone di altre religioni.Tuttavia l'Islam è stato oggetto di manipolazione da parte di quei potenti alleati con i veri nemici dell'uguaglianza.Ad una parte del mondo conviene una immagine dell'Islam come nemico per antonomasia dei diritti umani e come principale oppressore delle donne; questa idea può essere usata per  giustificare così,invasioni, occupazionie l'esportazione dell'ideologia  " Democrazia-cerca-petrolio" che non ha portato né sviluppo, né pace né più rispetto dei diritti umani, né tantomeno ha migliorato la situazione delle donne mussulmane.


D'altra parte  a certi potenti mussulmani conviene questa idea dell'Islam, perché così mantengono il loro  business del petrolio, che a sua volta, alimenta le guerre e gli permette la supremazia politica, ideologica e finanziaria nel mondo islamico. La sfrontatezza con la quale si manipola l'Islam nei confronti del suo messaggio è avvolta da uno strato di petrolio e fondata su accordi geo-politici.

Non c'è alcuna contraddizione tra Islam e femminismo. Può essere contraria al femminismo una religione che stabilisce l'uguaglianza tra i membri dell'umanità come base fondamentale della convivenza sociale? Può essere in contrasto con l'Islam una prospettiva a favore della Giustizia Sociale di Genere?  Credo di no, assolutamente no. Questa idea è un trucco del patriarcato in cui cadono, purtroppo, molte donne, con l'unico risultato che alcune escludono altre e promuovono la diffidenza nei confronti di quelle che sono diverse.

Di seguito mostro alcuni miti sull'Islam,la verità del Corano e l'insegnamento su di essi. Mi baso per questo di un articolo sul tema, al quale ho aggiunto le mie considerazioni.

1. Islam come una religione intollerante.

Il Corano dice che " nessuno ha il diritto di imporre agli altri le asserzioni di fede. Inoltre, la stessa citazione coranica  stabilisce che il Profeta durante la sua missione condannò un mussulmano per avere ucciso un cristiano ed esiste un hadith (detto del Profeta),che afferma " il mussulmano che si comporta male nei confronti di un non-mussulmano non odorerà il paradiso". L'islam infatti dice che " uccidere un essere umano è come uccidere tutta l'umanità".La violenza e l'intolleranza non fanno parte della nostra etica. L'unica volta in cui un mussulmano è autorizzato a rispondere alla violenza è per legittima difesa e per causa manifesta. Tutti coloro che non la pensano come noi non sono nemici, quindi, tutti gli atti di violenza, provocazione e il terrorismo, sono fuori dalla nostra fede.


2. La jihad o yihad,e la guerra santa
Il termine Jihad in arabo significa sforzo. Il Profeta chiese ai suoi compagni un patto con il quale essi si impegnavano a fare jihad, cioè lo sforzo di resistere alle aggressioni sia morali che fisiche.  Il Corano parla di jihad sempre in questo senso, non ha nessun legame con la Guerra.La jihad è una lotta interiore contro gli aspetti del nostro essere che ci impediscono di vivere pienamente e in armonia con il resto della creazione. Purtroppo, questo concetto è stato manipolato per strumentalizzare la rabbia e il risentimento degli strati più poveri ed emarginati delle popolazioni mussulmane, per fargli credere che sono gli altri e non i propri governanti i colpevoli della loro miseria e, pertanto, l'unica soluzione giusta per uscirne è la violenza " per la causa di Allah", morendo in nome  del fondamentalismo religioso, per andare in Paradiso, dove troverà il cibo che non hanno nella vita reale.

3. Il velo e il burqa.

Il velo appare solo una volta nel Corano come raccomandazione all'interno del  comportamento della decenza. Ma questa raccomandazione serve allo stesso tempo,sia per gli uomini che per le donne. Il problema risiede nella sua interpretazione maschilista, imponendo che il velo è un principio fondamentale per una "buona" moglie mussulmana, quando invece il Corano non specifica nulla in merito. Gli uomini e le donne devono essere liberi di utilizzarlo o no,  ed è per questo che  anche la proibizione del velo è contro il diritto di decidere sul corpo.
Essere donna musulmana va al di là di un pezzo di stoffa.
Il concetto di hijab è più che  il velo islamico. Riguarda la modestia nel comportamento, il rispetto della vita privata, e con il tenere un atteggiamento dignitoso in ogni momento. Il velo è solo un modo di esteriorizzare un elemento dell'identità della donna mussulmana; non ha il potere magico di proteggerla contro le cattive intenzioni delle persone - come dicono alcuni - né di trasformarla automaticamente in una persona pia -  come sostengono altri. Solamente il patriarcato piò creare queste cose e si dedica a promuoverle con lo stesso entusiamo - che vorrei -  usasse per porre fine a pratiche che non sono islamiche, anche se vengono identificate con l'Islam, come le mutilazioni genitali femminili e il matrimonio forzato delle bambine. 

Per quanto riguarda il burqa, è una tradizione che esisteva prima dell'arrivo dell'Islam, e quindi ha nulla a che fare con la religione. Nessun testo del Corano parla sull'uso del burqa. Infatti, per l'algerina Wassyla Tamazli, la sua origine non è che un simbolo di dominazione e di privazione della libertà delle donne.

 4. Islam e violenza contro le donne

Il 17 marzo 2012, centinaia di donne sono scese per le strade di Rabat per denunciare la legge che obbliga le minori a sposare il loro stupratore. La settimana prima, Amina, di 17 anni, si suicidò  per essere stata costretta a sposare un uomo che l'aveva violentata.I suoi genitori preferivano questo matrimonio, ad avere una figlia disonorata. . Il Corano condanna lo stupro e lo stupratore, tuttavia, il marito di Amina è libero e senza nessuna  accusa. Questo a causa di una legge che colpevolizza la vittima e lascia in libertà lo stupratore.

In Spagna ha suscitato molto clamore il caso dell'imam di Fuengirola, che dalla moschea autorizzava a picchiare le donne con stracci bagnati per non lasciare segni.Queste azioni, seppur realizzate in nome dell'Islam non hanno nulla a che vedere con l'Islam. Secondo il Corano, le ultime parole del Profeta prima di morire furono : trattare bene le donne", promuovere l'uguaglianza tra donne ed uomini, il rispetto e la tolleranza. Nulla a che vedere con la religione elaborata dal Corano che, viceversa, condanna la violenza contro le donne e questo tipo di azioni.
Ma c'è di più. Il sonetto ayat (versetto) 04:34 dove secondo alcuni si ordina di battere le donne è la conseguenza di una cattiva traduzione dell'arabo. La parola araba usata nell'originale è Daraba, un verbo polisemico  con oltre 300 significati; solamente uno di questi è picchiare. Dall'esegesi dell'ayat in particolare e della sua comparazione con l'uso della parola Daraba in altre ayat del Corano, con lo spirito generale dello stesso e con l'esempio di vita del Profeta Muhammad, la logica conclusione è che mai il significato possa essere "picchiatele".
Piuttosto ciò che sembra suggerire il Corano è che se come conseguenza del disaccordo coniugale non c'è possibilità di comprensione è possibile " dare una impressione". E che tipo di impressione? L'esempio del Profeta è la guida per l'interpretazione. Davanti ad un momento di grave disaccordo con le sue spose egli si ritirò a meditare lontano da esse, senza visitarle, parlarle, né cercarle e in questo modo ha dato  ad esse modo di riflettere. Se anche i problemi continuano il Corano dà la possibilità di divorziare, quindi, la violenza non è mai la soluzione accettabile. Lo scorso febbraio, 34 imam insieme a diversi leader islamici legati al Supremo Consiglio Islamico del Canada hanno emesso una fatwa dove si spiegava che la violenza contro le donne è contro i principi islamici:" Ricordare ai mussulmani che i delitti d'onore, la violenza domestica e l'odio contro le donne sono atti non mussulmani, che sono considerati dall'Islam come crimini [...]Questi crimini sono grandi peccati all'interno dell'Islam e  vengono censurati dai tribunali e da Allah l'Onnipotente. "

5. La poligamia
I versetti 3 e 129 della sura quarto del Corano, An-Nisa, danno all'uomo la possibilità di sposare le orfani e le vedove per proteggere i loro interessi e proprietà con giustizia.
Questo frammento è stato rivelato dopo la battaglia di Uhud, quando secondo il Corano, molti compagni del Profeta furono martirizzati. Così, la poligamia ha senso in questo caso, perché promuove lo spirito di giustizia e protezione. Ma non in tutti i casi, in quanto il Corano afferma anche  che si può avere più di una moglie, ma solamente se si trattano in modo euguale. Qualcosa che è raro che avvenga. Allo stesso modo,  il Corano afferma (al-Ahsad: 4):" Dio non ha dato a nessun uomo due cuori in un solo corpo". il Profeta si riferisce al fatto che un uomo non può amare due donne in modo euguale, dimostrando così che per il Corano, la poligamia non sempre è giusta visto che non offre uguaglianza a tutte le spose. In conclusione, la poligamia potrebbe essere accettata solamente nel caso che le donne fossero orfane o vedove dovendo proteggerle e salvaguardare i loro interessi e la giustizia sociale.

6. Sesso e Omosessualità
Il Corano dice che  sia gli uomini che le donne hanno il diritto alla soddisfazione sessuale.  In tema di omosessualità ci  sono molte idee diverse.  La società sessista e patriarcale ha sempre detto che l'omosessualità è vietata dall'Islam e alludono alla storia di Sodoma, come dimostrazione che Dio non approva l'omosessualità. Ma  vi sono altri studiosi musulmani che credono che l'Islam e l'omosessualità siano perfettamente compatibili.  Amanullah De Sondy, professore di teologia di origine pakistana, dopo una ricerca in materia, ha concluso che la storia Sodoma non domostra che Dio non approva l'omosessualità, ma  che Dio non approva lo stupro.  E l'Imam Muhsin Hendricks, ha un'opinione simile a favore dell'omosessualità nell'Islam: ""Nella storia coranica su Lot e la sua gente, gli uomini rappresentati sono eterosessuali e sposati con donne che disprezzavano per un desiderio guidato dalla cupidigua e avidità. La distruzione divina di Sodoma aveva più a che fare con il fatto che erano politeisti, ladri, intrusi ..." L'Imam afferma che nella storia di Sodoma spiegata dal Corano i suoi abitanti furono condannati da Dio perché cattive persone non perché omosessuali.

7. Matrimonio
L'Islam permette il matrimonio tra musulmani, cristiani ed ebrei, mentre vi è rispetto tra le religioni (sura 5, versetto 5). L'interpretazione sessista del Corano afferma che solamente gli uomini mussulmani possono sposarsi con donne di altre religioni e non viceversa, perché se il marito non è mussulmano non rispetterà  le credenze della moglie. Questa è un'interpretazione machista ed erronea, dato che il matrimonio deve basarsi secondo il Corano,nel rispetto e quindi in un matrimonio in cui entrambe le parti si rispettano reciprocamente.

8. Divorzio
Ndeye Andujar,  la vice presidente della Giunta Islámica Catalana, coodirettora del Congresso Internazionale sul Femminismo islamico e direttora del corso UNED “Esperto in Cultura e Religión islamica”, ha scritto qualche anno fa un articolo intitolato "Il divorzio e la Legge Islamica"che si occupa di questo argomento.


" La donna deve ottenere l'autorizzazione dell'uomo per includere le condizioni nel contratto matrimoniale e la Talaq ( lasciare libero) può continuare esercitata dal marito senza avocare i tribunali, mediante una semplice formulazione unilaterale. Pertanto, la donna non ha il diritto di divorziare in modo completo ed autonomo ".

Il diritto alla casa e alla manutenzione è molto meno sicuro. La maggior parte dei codici di famiglia non rispettano questo diritto anche se è stabilito nel Corano e nella Sunna.E 'incredibile che tali leggi così importanti come quelle che fanno riferimento ai diritti delle donne divorziate che si basano sul Hadith siano manipolate nascondendo il loro vero senso, come è la storia di Fatima bint Qays ".

Per coloro che vogliono  recuperare il messaggio di liberazione che ha segnato l'arrivo di Islam è un dovere esigere la parità tra uomini e donne. Il che non significa distruggere la famiglia islamica, al contrario,ciò che si tenta è rimuovere tutto ciò che è stato aggiunto nel corso dei secoli e che ha finito per essere codificato in leggi ingiuste e discriminatorie.

La convinzione che il femminismo è un nemico dell'Islam nasce dall'idea che si tratta di un'invenzione occidentale. E se guardiamo da vicino le politiche di genere e la posizione delle donne in molti paesi mussulmani, sembrerebbe che è l'Islam il peggiro nemico delle donne. Entrambe le posizioni sono sbagliate.

Coloro che sostengono la prima tesi sono molto ignoranti sulla loro stessa fede. L'Islam è stata la prima rivoluzione femminista nella storia del genere umano. Grazie alla rivelazione coranica le donne sono passate dall'essere creature vergognose che meritavano di essere sepolte vive ad esseri umani con dignità e pieni diritti. Nell'Islam non vi è alcuna assegnazione di ruoli sociali in base al sesso biologico. L'Islam consacrò prima di qualsiasi legislazione dell'antichità, il diritto della donna all'eredità, al divorzio, a godere dei frutti del loro lavoro, a ricevere l'istruzione e partecipare all'amministrazione della cosa pubblica. Se ciò non fu una rivoluzione femminista, allora che cosa è stata?

I sostenitori della seconda, si sbagliano anche loro. Quello che si vede non è l'applicazione della rivelazione coranica, ma una miscela di regole del patriarcato, errata interpretazione della sharia e leggi occidentali al tempo della colonizzazione europea.

La Sharia non è ciò che vediamo per televisione o quello che ci arriva attraverso le campagne anti-lapidazione.  La Sharia è lo spirito del Corano,che è, Giustizia Sociale,  Ragione, Libertà: questa è la giustificazione della rivelazione. Coloro che accusano la sharia di essere la colpevole dell'oppressione delle donne, in realtà stanno indicando il Fiqh, che è la giurisprudenza, le leggi basata sulla interpretazione della Sharia, le quali naturalmente possiedono un terribile pregiudizio di genere nei confronti delle donne. Il Fiqh che si applica attualmente e che viene identificato con la Sharia ha in alcuni casi, più di quattro secoli. Essendo l'Islam la religione della Fede ragionata e l'etica della vita pratica è assurdo ed inaccettabile che il Fiqh non sia oggetto di revisione e aggiornamento, considerato che questa deliberata negligenza attacca le basi dell'uguaglianza e dignità che il Corano instaurò a favore delle donne.


Mariposa en la tormenta

traduzione di Lia Di Peri

                                                              
                                                                     

giovedì 14 giugno 2012

Tutto ciò che non bisogna fare sugli studi di genere in Medio Oriente.

Uno: Il genere non è lo studio di ciò che è evidente; è un'analisi di come ciò che è evidente ha continuato ad esserlo.

Due:  prima della decisione di scrivere sul genere, sessualità o qualsiasi altra pratica o aspetto della soggettività in Medio Oriente,bisogna definire qual è esattamente l'oggetto di studio. Siate specifici. Che paese, regione e periodo di tempo sono gli antecedenti storici del vostro studio? Inoltre, parole come "Medio Oriente", "mondo islamico" e "mondo arabo" non si riferiscono allo stesso luogo, allo stesso popolo, alla stessa storia, quantunque i legami tra loro siano fondamentali. In più, lo "Stato" è un fenomeno relativamente nuovo in Medio Oriente. Al fine di studiare l'economia politica di genere in Siria, per esempio, si deve tener conto della storia ottomana e locale che ha prodotto quell'economia politica di genere nella zona che oggi chiamiamo " Siria".

Tre: Uno studio di genere deve tener conto della sessualità. Analogamente, gli studi sulla sessualità non possono prescindere dalle analisi di genere. Farlo sarebbe come studiare la politica e la storia del Partito Comunista Iracheno ( PCI), senza fare riferimento al ruolo dell'ideologia o della politica socio-economica dello Stato dell'Iraq.

Quattro: Il genere è un aspetto della soggettività individuale e di gruppo. Allo stesso tempo è solamente una tecnologia della governabilità - la produzione e la regolazione dei rapporti tra il corpo individuale,le popolazioni e le strutture di potere e di quantificazione. D'altra parte, gli studi su Politica, Storia e Diritto devono tenere conto del genere e del sesso nello stesso modo che gli studi su questi devono considerare i fattori di classe, razza, economia politica e, fondamentalmente, il modo in cui interagiscono.

Cinque: Non c'è corpo senza lo status di genere, come non c'è corpo senza condizione di classe. Tale disarticolazione riproduce le false trasposizioni di corpi senza genere e politiche sprovviste di genere e di corpi  e politiche senza classe. Sono queste false trasposizioni  che rafforzano la posizione di pratiche mormative maschili universali. Tale equazione nasconde che il genere non è qualcosa al quale uno/una possa essere estraneo/a. Non si tratta di una lente analitica che si può chiudere o aprire a seconda dei genitali e/o delle pratiche sessuali delle persone oggetto di studio. Quando,  riflettere sul genere in Medio Oriente si riduce alla popolazione femminile e/o LGBTQ, si riproduce lo studio di genere in quanto studio di come gli altri uomini trattano le "loro" donne e i "loro" omosessuali.

Sei:  Evitate gli stereotipi e le generalizzazioni. A volte, un hijab è soltanto un hijab e alcune volte no.

Sette: Non date per scontato che la politica di genere o le preoccupazioni femministe siano disponibili  in pacchi semplici e familiari. Al contrario permettete che la vostra ricerca ampli le vostre visioni di ciò che può essere una "politica femminista". Potrebbe essere, ad esempio, che le proteste contro la ristrutturazione neoliberista del mercato in Egitto è compresa in un quadro politico più ampio, che comprenda nozioni di giustizia di genere. Come Saba Mahmoud e Lila Abu Lughod ci hanno insegnato, le ipotesi del femminismo liberale  su ciò che è la "politica femminista" o le "cause femministe" sono nel migliore dei casi, imperfette. Nel peggiore, sono esercizi di egemonia epistemologica e di ricostruzione violenta del mondo secondo i canoni dei diritti laici e neoliberali. Inoltre, non è affatto scontato che ciò che chiamiamo "canone femminista" sia esaustivo o non si crei attraverso una serie di esclusioni, gerarchie e storie imperialiste. Dopo tutto, Simone de Beauvoir, che ha insegnato a tutte che" donna non si nasce lo si diventa" ha anche scritto in termini che oggi chiamiamo "islamofobi" sulle donne "sotto l'Islam" in Algeria, in un 'epoca in cui l'Algeria era una colonia francese. Questo non significa che dobbiamo respingere la Beauvoir,alla stessa maniera che non rifiutiamo Hegel o Marx per le loro "opinioni" sull'Africa. Piuttosto risulta indispensabile vivere ed esplorare criticamente la realtà di un canone (occidentale) che si è costituito (e continua ) dalla produzione di una serie di "noi" e di "altri".

Otto: So che ciò può risultare incredibile, ma l'Islam può non essere il fattore più importante o il più importante al momento di studiare il genere nei paesi o comunità a maggioranza mussulmana. Per esempio, io sto analizzando da anni, il sistema giuridico del Libano, concentrandomi sulla Legge dello Status personale, del Codice Penale e del Codice Civile.Nonostante gli intricati percorsi con cui questi inter-connessi corpi legali producono cittadinanza in Libano, ogni volta che parlo del mio lavoro, i miei interlocutori, vogliono sapere sempre della Sharia e della presunta "oppressione" delle donne. Queste domande nascono sempre dopo aver accuratamente spiegato che, in Libano, alcune leggi cristiane ed ebraiche dello status personale sono più rigide nella loro produzione e regolazione dei ruoli normativi di genere, che quelle codificate dagli status personali mussulmani ( che storicamente parlando, non sono la stessa cosa della Sharia). Inoltre, le leggi civili producono "effetti di genere"di vasta portata di qualsiasi legge religiosa dello status personale. Più in generale, l'Islam non è l'unica religione della regione, anche se spesso nella copertura dei media di comunicazione tradizionali, parrebbe essere tale. Quando un'azione nei quartieri ultra-ortodossi di Gerusalemme o nei quartieri conservatori di Riad gli uomini che picchiano le donne, perché non si conformano ai ruoli "adeguati" di genere viene manipolata in termini totalmente diversi, allora il lettore deve fare una pausa. In quei momenti non state leggendo sull'Islam,ma state leggendo un discorso sull'Islam.

Nove: Le questioni dei diritti e di giustizia di genere non sono nuove in Medio Oriente,come non lo sono le lotte  su ciò che adesso leggiamo sotto il segno di "femminismo". In realtà gran parte delle leggi che sono spesso viste come oppressive per le donne e la comunità LGBTQ arabe e/o mussulmane sono relativamente nuove. Esse furono introdotte nella regione attraverso il codice napoleonico e mediante la codificazione e lo svuotamento della Sharia nella storia moderna.L'aborto, per esempio, considerato per molto tempo una questione di diritto delle donne, nel mondo occidentale a causa della sua storia gemellata con il cattolicesimo e il cristianesimo, non era illegale  nel mondo arabo, fino alla creazione dello Stato-nazione. Alcune tradizioni del figh ( diritto coranico) continuano ad avere una posizione sull'aborto che le femministe americane vorrebbero fosse estesa agli Stati Uniti di oggi. Inoltre, i giuristi hanno lottato e lottano per far comprendere e promuovere concetti "progressisti" sulle relazioni tra donne e uomini e per accogliere nella regione le persone che non si sentono conformi al loro genere. In realtà, studiosi come Paula Sanders hanno dimostrato che molti secoli fa, giuristi islamici stavano sviluppando un sistema di accoglienza per le persone ermafrodite e per quelle di genere non binario nelle comunità islamiche.

Dieci: Non date per scontato che conoscete  gli agenti e i fattori che influenzano il genere in Medio Oriente o il ruolo produttivo che il vostro studio può svolgere in questa dinamica. Istituzioni come il Fondo monetario Internazionale ed Human Rights Watch si sono dedicati da tempo, per esempio,a produrre eterosessualità normativa e famiglie eterosessuali. La colonizzazione israeliana della Palestina interviene anche nella struttura sessuale e di genere dei palestinesi autoctoni come i militanti di pinkwatcing hanno recentemente ricordato. Allo stesso modo le invasioni e occupazioni dell'Iraq e dell'Afganistan funzionano in parte, grazie alla creazione di piattaforme interventiste in nome dei diritti delle donne e dei LGBT. Altri fattori che influenzano la pratica di genere e della sessualità in Medio Oriente hanno a che fare con le innovazioni tecnologiche come la fecondazione artificiale, il viagra e la chirurgia ricostruttiva dell'imene,così come la cultura pop, la rapida trasformazione dell'economia mondiale e la circolazione internazionale delle persone, merci e dibattiti.
           
traduzione di Lia Di Peri

                                                                         

mercoledì 7 marzo 2012

Il linguaggio non sessista nel Corano

di M. Laure Rodríguez Quiroga

Non mi sorprendono le facce perplesse di quelle persone che non danno credito quando affermo che l'ascesa dell'Islam è stata una rivoluzione liberale in chiave egualitaria.Ovviamente le loro riflessioni si rifuggiano nell'ignoranza. Per questo dedicono questo articolo al mostrare e dimostrare che per qindici secoli nel contesto islamico si sono utilizzati rivendicazioni femministe per costruire un linguaggio inclusivo nei confronti delle donne.

Il linguaggio è lo strumento per delimitare e costruire l'identità sociale degli esseri umani. Pensiamo con parole,immaginiamo la realtà e la società che ci circonda in base alla rappresentazione cognitiva che abbiamo di essa attraverso il linguaggio. Quindi, la nostra idea di realtà si basa sul modo in cui ne parliamo,su ciò che scriviamo di essa,sulla base di ciò che leggiamo sulla stessa.

Storicamente,il linguaggio si è costruito da una prospettiva androcentrica, definendo e nominando la realtà secondo i suoi interessi. La nostra identità di genere si costruisce attraverso il nome che la società ci assegna, da come ci include o ci ignora, di ciò che si dice sugli uomini e di ciò che si dice sulle donne. Questo è il potere del patriarcato essendo riuscito a invisibilizzare le donne, degradarle ed escluderle dal linguaggio e perciò stesso dalla socializzazione storica.

E' proprio qui che mi ritrovo a riflettere sui discorsi femministi emersi dalla rivelazione coranica. Mi torna in mente l'esempio potente di una donna piena di iniziativa e ribelle, Umm Salama, che fece una domanda chiave al profeta Maometto: "Perché si citano gli uomini nel Corano e le donne no?"

Come risposta nasce una prima rivelazione assolutamente rivoluzionaria, risultato di un'agitazione delle donne e che ha segnato il preludio delle altre in chiave di uguglianza:

" I mussulmani e le mussulmane, gli uomini e le donne credenti,gli uomini onesti e le donne oneste,gli uomini sinceri e le donne sincere, gli uomini pazienti e le donne pazienti,gli uomini consapevoli di Allah e le donne consapevoli di Allah, gli uomini che fanno l'elemosina e le donne che fanno l'elemosina, gli uomini che digiunano e le donne che digiunano, quelli che proteggono e quelle che proteggono le loro parti intime, quelli che invocano molto Allah e quelle che fanno lo stesso,/ Per essi -esse Allah ha disposto perdono e grande ricompensa" (Corano 33:35).

Continuo avvertendo della differenza tra il Corano ( testo originale in arabo) e le traduzioni interpretative che si attuano del testo, le cui tendenze si centrano nell'uso del maschile generico, dando l'impressione che i suoi versi si dirigano esclusivamente agli uomini. Nulla di più lontano dalla realtà.
Come ha detto Shirín Ebadi, Premio Nobel per la Pace " Per essere femminista non c'è bisogno di smettere di essere mussulmana", perché l'essenza islamica contiene anche le chiavi per eliminare tutti i tipi di diseguaglianza, compreso il linguaggio sessista.


mlaurerodriguezquiroga.wordpress.com

(traduzione di Lia Di Peri)


mercoledì 25 gennaio 2012

Uomo, femminista ed islamico

Intervista ad  * Abdennur Prado, direttore del Congresso Internazionale del Femminismo Islamico.

di Lucia El Asri

 Lucia El Asri : Può un uomo mussulmano essere femminista e perché?


Abdennur Prado : Il femminismo è la lotta contro la discriminazione di genere,per la giustizia nei rapporti tra i sessi e contro il patriarcato ( l'ordine che sostiene che le capacità delle donne sono limitate e che devono stabilirsi ruoli differenti per l'uomo e per la donna, dato che quest'ultima sarebbe più dotata per la maternità e la cura della casa). In questo senso non vedo nessun impedimento per nessuno ( sia ateo o credente, uomo o donna di qualsiasi razza o nazione) per essere femminista.

Inoltre, considero che l'islam sia essenzialmente anti-patriarcale, perché nega il fondamnto stesso del patriarcato: l'equiparazione di Dio al padre.
Dal punto di vista islamico, Allah trascende la dualità maschile-femminile. Il Corano afferma l'origine egualitaria di uomini e donne a partire da una sola nafs o anima e la piena autonomia morale delle donne, come rappresentanti di Allah sulla terra. Così un uomo mussulmano non solo può, ma deve essere femminista.


Ci sono persone che considerano l'Islam una religione sessista che opprime le donne,cosa ne pensa?

Ci sono molti motivi perché queste persone abbiano questa convinzione. In primo luogo,il fatto che la religione è stata storicamente legata al patriarcato. In secondo luogo,le realtà sociologiche di molti paesi di popolazione mussulmana, nei quali c'è un testardo sessismo, che si manifesta legalmente e nei costumi.
In terzo luogo,l'esistenza di discorsi fortemente patriarcali in molte istituzioni mussulmane. Infine, il bombardamento di immagini negative sulle donne mussulmane realizzate dal mondo accademico e dai mass-media.

Quindi, non li biasimo. Ciò che è deplorevole è la pigrizia intellettuale di coloro che rifiutano di prendere in considerazione il lavoro delle mussulmane che lottano per l'uguaglianza di genere, sia come attiviste, che al livello teologico.
Se si prendessero la briga di ascoltarle,si renderebbero conto che il femminismo islamico ha fondamenta molto solide, sia nella visione del mondo che di etica coranica e che esso è una risposta all'interno del maschilismo imperante. Purtroppo, esistono intellettuali laici occidentali che danno per buona la visione  dell'islam patriarcale, come se fosse la sola ortodossia indiscussa. In questo senso, questi intellettuali si comportano esattamente come i fondamentalisti.


Dal punto di vista maschile, come vede il coinvolgimento della donna nell'Islam? Bisogna assumere questo coinvolgimento come imposizione? Si può fare in libertà?

Un principio base dell'antropologia coranica è il califfato: ogni essere umano è un/una potenziale califfo/ffa di Dio sulla terra. La parola califfato allude alla responsabilità individuale di fronte a Dio,la società e la creazione nel suo complesso. Si riferisce ad uomini e donne senza distinzione. Il califfato presuppone la libertà individuale e la autonomia morale ed esclude il cieco perseguimento di una morale codificata.Il Corano dice : "non c'è imposizione nell'Islam".  Per questo non credo che ci sia un coinvolgimento nell'islam distinto per uomini e donne. Il differente coinvolgimento attiene a ciascun individuo a seconda delle circostanze, priorità e capacità personali.
Comunque, non sono sicuro che il mio punto di vista sia unicamente maschile. Piuttosto cerco di vedere le cose come essere umano che ha integrato tanto il maschile che il femminile, considerando le differenze biologiche solo secondarie.

Attualmente, ci sono molti uomini coinvolti nel femminismo islamico?

No, non abbastanza. Cercare di coinvolgere gli uomini mussulmani in questa lotta è un compito che atende al femminismo islamico. Una sfida molto grande dato che il femminismo è presentato nel mondo mussulmano come un'ideologia occidentale che attenta alla loro identità culturale e religiosa. Da qui l'urgente necessità di dimostrare le radici coraniche della lotta per l'uguaglianza di genere.

Che pensa dell'uso dell'hijab?

Lo considero un diritto di quelle che lo vogliono portare. Francamente però non riesco a capire il perché si dia tanta importanza a questo tema. L'unica spiegazione che mi dò è l'esistenza di un'agenda politica occulta, che mira a distogliere l'attenzione dai veri problemi che interessano le donne mussulmane. Un'agenda, certamente condivisa dagli islamofobi e wahabiti, con il loro puritanesimo e la loro ossessione per le manifestazioni sterne della religiosità. Tutta questo distorce ed esagera il tema, in modo che la libertà delle donne mussulmane venga rimandata


Che ne pensa della volontà di limitare l'uso del velo nei luoghi pubblici in alcuni paesi occidentali?

Io sono contro ogni divieto o imposizione che limita le libertà individuali senza una seria ragione. Se il divieto viene motivato dall'argomento che l'hijab sia discriminatorio nei confronti delle donne, questo dovrebbe essere dimostrato sulla base delle fonti coraniche... il che è impossibile. Inoltre, significa trattare le donne mussulmane con assoluto disprezzo nei confronti del suo processo decisionale, con un atteggiamento paternalistico. Salta agli occhi  che una parte significativa del movimento femminista ha rinunciato ai suoi principi, cercando di imporsi in uno Stato repressivo attraverso leggi che restringono le libertà individuali e impongano l'ortodossia femminista. Anche in questo caso, non c'è molta differenza tra questo atteggiamento e quello dei fondamentalisti mussulmani,che cercano di imporre l'hijab con la forza.

* Presidente del Consiglio Islamico Catalano e Direttore del Congresso Internazionale sul Femminismo Islamico. E' autore dei libri 'Le sfide dell'Islam nel ventunesimo secolo', 'Islam e anarchismo mistico', 'Il linguaggio politico del Corano', 'Il ritorno delll'Islam' in Catalogna',  'Prima delll'Islam e L'Islam', 'l'Islam democratico', e di  numerosi articoli su giornali e riviste. Impegnato nel dialogo interreligioso e dei diritti civili dei musulmani in Spagna. Ha tenuto oltre 100 conferenze dal 2002.

Nurain magazine

(traduzione di Lia Di Peri)

venerdì 13 gennaio 2012

" E' il momento ideale per il femminismo islamico"

Garazi Mugertza

Intervista a Asma Lambaret

 Asma Lamrabet è nata a Rabat ( Marocco) dove risiede attualmente e lavora presso l'Ospedale universitario Ibn Sina. Medico ematologa è autora di diversi libri e articoli ed è una rappresentante di spicco del femminismo islamico. Inoltre è anche presidente del GIERFI ( Gruppo Internazionale di Studio e Riflessione sulla Donna nell'Islam) e direttora del Centro Studi Femminili nell'Islam.


In piena rivoluzione araba, Asma Lambaret ha girato vari luoghi per parlare sul femminismo islamico,un movimento sempre più esteso tra le donne mussulmane. Nell'intervista concessa alla rivista GARA, smantella il discorso dell'Occidente sulle donne e l'Islam.

 - Su quali concezioni si basa il femminismo islamico?
Il femminismo islamico è il femminismo come lo conosciamo nel resto del mondo, con principi universali, che rivendicano libertà, emancipazione e dignità per la donna. E' islamico perché si riferisce ad uno dei principi propri della nostra cultura in relazione al messaggio spirituale che contiene l'Islam. A questo proposito vorrei chiarire due cose. La gente quando sente i termini femminismo e islam insieme,rimane imbarazzata e si chiede il perché del femminismo e l'islam, dal momento che l'islam è visto come una religione discriminatoria nei confronti della donna. Ciò che voglio chiarire è che quando parliamo di religione,parliamo di un sistema, di un'ideologia religiosa e di un'istituzione religiosa, però dentro tutte le religioni c'è un messaggio spirituale. Ciò che ha portato alla discriminazione della donna sono le istituzioni religiose e il sistema religioso, non il messaggio. Noi vogliamo rivendicare i diritti a partire da questo messaggio spirituale e lottare contro le istituzioni religiose, che sono quelle che hanno fatto una lettura patriarcale del messaggio spirituale.

Alla domanda del perché femminismo islamico e non semplicemente femminismo, devo sottolineare che esistono diverse correnti femministe. Non venitemi a dire che il femminismo occidentale è un femminismo monolitico, che c'è  un solo  femminismo, unico, perché non è vero. Dentro il femminismo ci sono differen ti modelli e anche principi universali che tutti condividiamo. Bisogna saper distinguere tra modelli e principi. I principi universali sono la lotta per l'emancipazione della donna, per la dignità e per l'uguaglianza. Ecco perché come esiste il femminismo radicale, il femminismo degli Stati Uniti o il femminismo nero, esiste anche il femminismo islamico. L'Islam e la donna mussulmana sono così stereotipati, che è difficile capire come una donna mussulmana rivendichi i suoi diritti a partire dalla sua tra virgolette, religione.

- Come nasce il femminismo islamico?
Come movimento è relativamente nuovo e plurale, non c'è un unico femminismo islamico, in quanto esistono diverse correnti. Così, per esempio, vi sono correnti femministe islamiche che non vogliono chioamarlo " femminismo" perché ha una connotazione negativa occidentale. Quando sono in Europa, dichiaro che rivendico il mio femminismo, perché so che la gente capisce questo, ma quando sono nel mondo arabo lo dico in altro modo per non scontrarsi o traumatizzare. E' una questione di concetto,non di principi e ciò deve essere rispettato.
Questo movimento è nato negli anni '90, ma non è un movimento nato in una sola parte del mondo. E' nato in Egitto, ma anche in Iran, Marocco, Tunisia, senza dimenticare i paesi più grandi del mondo mussulmano: Indonesia e Malesia, dove c'è un movimento molto importante del femminismo islamico. Ha anche preso corpo nelle comunità islamiche di altri paesi come, per esempio,  negli Stati Uniti, dove le donne hanno  istruzione superiore.
Sebbene è nato negli anni '90, non ha fatto nulla: è la continuazione del femminismo nazionalista che ebbe molta importanza tra gli anni '40 e '50 nel quale le donne combatterono fianco a fianco con gli uomini per la decolonizzazione. ma dopo l'indipendenza, furono emarginate e il femminismo nazionalista rimase assente. negli anni '50 nacque il femminismo laico che non aveva nulla a che fare con la religione, perché era l'epoca del marxismo e della sinistra radicale. Il femminismo laico non diede frutti perché il popolo arabo è un popolo che fonda le sue radici nell'islam, che costituisce una memoria, una storia, una secolare esperienza che la gente non vuole abbandonare. La generazione più giovane che ha continuato e avuto accesso allo studio dell'islam, ha visto che tutto quello che dicevano le femministe laiche non era del tutto vero,che la lettura che le istituzioni hanno fatto dei testi sacri,tutti controllati dagli uomini sono responsabili della marginalizzazione della donna.

Qual è la situazione attuale?
Le donne hanno cominciato a rileggere i testi sacri e si sono resi conto che  è presente un messaggio spirituale, che, contrariamente a quanto si dice, è liberatorio e liberato le donne. E 'liberatorio ed emancipatorio. Ecco perché ora le donne hanno argomenti religiosi per contrastare i mullah e imam che sostengono il contrario.


 - Cosa pensa il movimento femminista islamico della sharia ?
Quando si parla della sharia, la gente  si spaventa e pensa a un codice penale per tagliare le mani e lapidare le donne. Ma la Sharia non esiste nel testo sacro. Il Corano parla della sharia come regola, come guida. Letteralmente, la sharia parola significa "via". Il messaggio spirituale del Corano dice: "Ti offro una via ." La via è un percorso, un'etica da seguire e non c'è nulla nel Corano che si  chiami sharia che si riferisca alla punizione corporale. Solo il 3% del Corano parla esclusivamente di punizione, ma deve essere letto bene. Nel Corano appaiono solo taglio della mano del ladro e frustare l'uomo o la donna sorpresa in adulterio, la lapidazione non esiste è  pre-islamica, una tradizione giudaica. Ma, come ho detto, è necessario leggere bene, poiché per tagliare la mano del ladro dovremmo essere in una società ideale in cui non ci siano poveri che hanno  bisogno di rubare. Cioè, è una metafora piuttosto che una punizione vera e propria. Inoltre, tenete a mente che prima esistevano solo punizioni corporali, senza prigioni o qualcosa di simile, e questo versetto dovrebbe essere analizzato tenendo conto di questa situazione. In breve, lo scopo di questo versetto è che laddove c'è giustizia, non ci sono poveri che abbisognano di rubare. Per quanto riguarda la flagellazione, la cosa importante è dire che  per frustare l'uomo o la donna  c'è bisogno di quattro testimoni che hanno assistito all'atto sessuale. Cosa significa questo? Che è impossibile dimostrare l'adulterio. Questo, nel Corano,ha svolto una funzione  pedagogia per educare il popolo arabo, che era un popolo  primario-tribale a rispettare l'intimità altrui. Però si è fatta lettura patriarcale  e le  istituzioni hanno deciso che in tutto il Coranosia questa il 3%. Ciò deriva dalla cultura wahabita, che è un'ideologia dell'Arabia Saudita. Tutta ideologia estremista radicale religiosa proviene da questo paese. L'imam e i mullah parlano dell'Islam e il popolo arabo musulmano, che è di solito molto analfabeta, credono a quello che dicono perché quelli  hanno i mezzi e il denaro per diffondere il loro messaggio: sono come il papa. Questo è il grande problema. Naturalmente, non riconoscono il femminismo islamico e ci accusano di essere traditrici e occidentaliste.


 - Come le rivolte arabe interessano il movimento?

Penso che sia il momento ideale per il femminismo islamico. Sono molto contenta perché abbiamo visto le donne che non erano riconosciute, che avevano trascorso anni di lavoro per la rivoluzione. Il fatto che il premio Nobel è stato dato ad una  rivoluzionaria yemenita, giornalista, sconosciuta, povera, madre di tre figli ... che è scesa in strada a parlare in un microfono, chiamando gli uomini e le donne a combattere.

Sono molto felice di dare dei premi a giovani donne come lei che ne hanno bisogno (...) O in Egitto, quando la prima donna ha scritto in un blog chiamando uomini e donne a uscire in strada continuando a farlo tutti i giorni.

Sono felice di vedere queste donne che escono. E ci sono milioni di donne come esse. Sono ottimista sulla rivoluzione araba perché sono uomini e donne che non hanno nessuna ideologia. Si tratta di un movimento spontaneo il cui unico obiettivo è la libertà, l'onore e la dignità. Questi sono i tre slogan che abbiamo visto in tutti i paesi.

- E la tendenza islamista alle elezioni, dopo le rivolte?

Il problema è che quando i giovani hanno vinto, arrivano le elezioni e la maggior parte dei partiti  che si presentano sono stabiliti dallo Stato despota. Gli unici che erano lì, che avevano una qualche verginità politica, perché sono sempre stati all'opposizione od oppressi  sono gli islamisti e così la gente non aveva scelta, non volendo votare sempre per gli stessi ha votato per gli islamisti. Questa è una ragione, ma non l'unica, perché non dobbiamo dimenticare che l'Islam è ancora un riferimento indispensabile. La domanda è: quale sarà il progetto di questi partiti islamici. Non credo che abbiano  un particolare progetto sociale,hanno fatto opposizione per opposizione, ma non hanno un discorso moralizzatore,non  hanno un progetto di riforma, porre le  fondamenta reali della democrazia. Posso sbagliarmi, il futuro lo dirà.

"Il velo è una questione tra Dio e me"

 - In Occidente si tende a mostrare il velo come un esempio di oppressione della donna nella religione islamica. Qual è la sua opinione su questa valutazione?

Il velo non è culturale, o politico o ideologico, né significa una sottomissione agli uomini. E 'una convinzione personale che è legata alla fede. Il velo è menzionato nel Corano una sola  volta e in modo sottile, come una semplice raccomandazione nel comportamento etico di decenza e si riferisce a uomini e donne. Il problema è che un discorso islamico sessista e patriarcale  ha fatto di questo unico versetto il principio fondamentale di come deve essere una musulmana. Io come persona indipendente, libera e musulmana ho il diritto di decidere quello che voglio indossare e tutti devono avere questo diritto. Il velo è qualcosa tra Dio e me. Ma l'Occidente vive questa molto male e non è stato in grado di comprendere tutte queste diversità. Il divieto del velo va contro il diritto della donna sul loro corpo. Io critico allo stesso modo coloro che usano il corpo nudo della donna per la pubblicità, che i radicali musulmani che vogliono che  la donna vada coperta da cima a fondo e lasciarla invisibile.

 - Quali sono le priorità della vostra lotta?

La nostra lotta è focalizzata verso il raggiungimento della parità tra uomini e donne in tutte le sfere della vita politica, sociale e legale. Ci sono stati personali un po 'ovunque nel mondo arabo musulmano nei la donna è ancora minorenne, a livello legale con contraddizioni enormi. Per esempio, in Arabia Saudita, una  donna può essere direttora di una società finanziaria, ha tutti i media che vuole, ma, tuttavia, non ha permesso di viaggiare senza il marito, e se non ha marito non può viaggiare senza  suo figlio, anche se è minore di 14 anni. Né ha il diritto di guidare. D'altra parte, le riforme attuate in Tunisia sono molto positive quantunque non sufficienti se a sua volta non si riforma l'istruzione, perché il popolo la interpreta come antislamica. Bisogna cambiare  le mentalità e l'educazione.

(traduzione di Lia Di Peri)


mercoledì 19 ottobre 2011

L'attivismo del femminismo islamico. Ultima Parte.

 Le altri parti : quiqui e qui

Il caso dell'imam di Fuengirola

da Margot Badran

Continuo in questa descrizione dell'esperienza spagnola commentando un incidente che ha richiamato l'attenzione,tanto al livello locale che globale, relativo alla violenza di genere nel nome dell'Islam  e dei suoi derivati: Chi ha l'autorità e l'autenticita? o in altre parole, quale Islam  e in quale contesto politico  e sociale?
Questi temi sono al centro della preoccupazione femminista islamica transnazionale.
Prima di continuare, vorrei accennare brevemente agli sforzi delle femministe laiche e islamiche per lottare contro la violenza di genere. Nel sud del Mediterraneo, la egiziana Nawal al-Saadawi, medico e femminista, scrisse nel 1972 un libro intitolato al-wa al-Jins mar'a ( la donna e il genere) che creò un grande scandalo e le costò la perdita del lavoro. l'autora affronta la questione della violenza di genere nell'ambito della famiglia,con particolare attenzione ai casi che aveva seguito come medico. Al Saadawi afferma categoricamente in questo libro che l'islam si oppone a questa violenza, ma che tuttavia non fornisce nessun argomento religioso specifico che condanni questa pratica 28.
Tre decenni più tardi, le teoriche del femminismo islamico, specialmente Riffat Hassan, Amina Wadud e Asma Barlas, insieme ad altre hanno fornito gli argomenti mediante il loro tafsir del Corano. Concentrandosi sulla violenza di genere di tutti i giorni,la violenza domestica, queste autore esaminano gli stessi versi che gli uomini hanno utilizzato per giustificare il maltrattamento della moglie.Come previsto arrivarono ad una conclusione completamente opposta.
L'organizzazione malese Sisters in Islam ha portato questo messaggio  ad un pubblico più vasto attraverso un libro scritto in modo semplice e facile da capire intitolato  E' permesso nell'Islam colpire la moglie? 29. L'episodio accaduto in Spagna ha portato alla luce  una serie di questioni e la conseguente opposizione, quando Mohamed Kamal Mustafa pubblicò il libro La donna nell'Islam, dove nel capitolo " Questioni dubbiose" afferma che picchiare  la moglie è consentito nel Corano 30. Questa affermazione nel suo lobro che ha venduto tremila copie, causò una risposta da diversi settori, incluse le organizzazioni   mussulmane An-Nisá, l' Asociación Cultural Inshal-lâh e l' Asociación Baraka. La Federazione Spagnola dell'Entità Religiose Islamiche  (FEERI) gli chiese una correzione, che egli rifiutò sostenendo che era una delle poche persone in Spagna qualificate per elaborare una fatwa o pronunciamenti religiosi ( Mustafa è docente in Studi Religiosi presso l'Università di al-Azhar ). Inoltre ha anche accusato di eresia chiunque lo criticasse.
Vaie organizzazioni mussulmane  e di difesa dei diritti umani portarono il caso fino in tribunale, accusandolo di incitare alla violenza di genere. A sua difesa l'imam  dichiarò che aveva agito in base alla sua religione e che il Corano permette di picchiare la moglie. Egli aveva semplicemente trascritto questo sacro permesso. Nella sua dichiarazione ha cercato di apparire affabile con la donna,assicurando che raccomandava che bisogna picchiarla dolcemente e come mezzo di disciplina, in modo che la donna sia obbedienete al marito.

Il tribunale  ha chiesto di chiarire la posizione dell'Islam in questa materia. I testimoni, tra le quali  Khadija Candela, presidente di An-Nisa, Mariam Cabezas, presidente di Inshal-lâh e Medhi Inshala Flores, segretario della FEERI, portarono solidi argomenti contro l'approvazione islamica della violenza domestica basandosi sulle  loro letture del Corano e hadith (detti del Profeta Muhammad). Il manifesto redatto alla terza conferenza dei musulmani, svoltosi a Cordoba nel 2002, che garantiva  che gli abusi fisici e psicologici erano stati proibiti dall'Islam, è stato uno dei documenti depositati presso il tribunale. Era chiaro che c'era un altro modo, ben documentato, per capire l'Islam e la sua posizione in materia. Il giudice concluse che Mustafa Kamal aveva fornito  la sua opinione personale e che non si trattava di  una posizione conclusiva dell'Islam, né  della sua  dottrina, come aveva assicurato l'accusato. Sulla base del codice penale e sull'articolo 15 della Costituzione, che vieta trattamenti inumani e degradanti, l'imam fu condannato.

Per i mussulmani progressisti, il giudizio è stato considerato una vittoria per la giustizia di genere e i diritti umani. L'incidente è anche servito perché molti spagnoli ribadiscono la loro convinzione che l'Islam sia una religione maschilista e ha tirato fuori antiche paure e stereotipi e considerevoli umiliazioni per l'islam e i mussulmani. La realtà del femminismo islamico è molto difficle da accettare per la maggior parte delle occidentali, tra queste le cosiddette liberali,così come per i mussulmani conservatori,quantunque ovviamente, differiscano nei motivi.
Questo caso ha evidenziato una serie di elementi critici. Oppone l'interpretazione della religione ( attraverso la lettura del Corano, l'hadith e il fiqh o giurisprudenza) ad una dottrina chiara e indiscutibile. Ha anche causato una ri-articolazione dell'interpretazione elaborata in forma lucida dell'esegesi del femminismo islamico come Barlas e Wadud, che dimostrano che il Corano non permette la violenza fisica,né psichica nei confronti di qualsiasi essere umano. La loro interpretazione rileva che i più alti principi dell'uguaglianza e dignità di ogni essere umano scritti nel Corano prevalgono su alcuni passaggi che potrebbero suggerire il contrario. Le tre religioni abramiche possono essere lette in maniera da giustificare il patriarcato o, al contrario, in modo egualitario, come hanno dimostrato le teologie della liberazione cristiana ed ebrea.
Se l'Islam deve rispondere a un tempo e luogo particolare,come le altre religioni,mentre deve restare coerente con i suoi obiettivi,deve essere letto in modo che abbia senso nel contesto sociale del momento. Molte pratiche, comuni nelle società patriarcali sono oggi intollerabili, molte delle quali vietate dalla legge.Il verdetto nel caso dell'imam di Fuengirola mostra come un'interpretazione illuminata dell'islam,insieme alla legge spagnola,possono fornire giustizia  e prevenire la violenza di genere.
La questione dell'autoritità è diventata l'epicentro. Mustafa aveva citato le sue credenziali dell'Università di al- Azhar e il suo status di 'alim ( singolare di ulema) o di esperto religioso con autorità.Aveva affermato che era una delle poche persone nel paese autorizzato a parlare di Islam. Ma nell'Islam non esiste un clero istituzionalizzato e tutti i credenti sono invitati attraverso la ijtihad o sforzo intellettuale a leggere il Corano e arrivare a capirlo.E' stato grazie a questo disconoscimento dell'autorità dell'imam che altri mussulmani hanno testimoniato nel processo.
Come già accennato,negli ultimi decenni sono sorte nel mondo mussulmano persone che non sono specialiste in scienze religiose, ma che provengono da varie discipline ( scienze sociali,medicina, ingegneria, scienze naturali...) che sono riuscite ad interpretare con cura il Corano  e più fonti religiose i cui risultati sono diventati autorità accettate. Alcune di queste persone, uomini e donne,hanno anche ricevuto un'istruzione di più alto livello nelle scienze religiose. Nel paese di Mustafa, l'Egitto, le donne sono professore di scienze religiose all'Università di al-Azhar, la stessa istituzione che dato il dottorato alimam di Fuengirola.
L'apologia al maltrattamento delle donne dovrebbe essere letto nel contesto della lettura patriarcale dell'Islam. Se un marito picchia la moglie è per sottometterla alla sua autorità. Come dice il Corano - entrambi i coniugi - chiamati zawj o partner sono amici e potettori reciproci. In Marocco, uno dei paesi d'origine della maggior parte dei migranti in Spagna, il Codice Penale (Mudawwana) basato sulla sharia fu riformato nel 2004 per assicurare che entrambi i coniugi fossero egualmente capifamiglia.. Ampliò anche le possibilità della donna di divorziare (così come è stato fatto nel 2002 in Egitto).
Se una moglie è "testarda" probabilmente riguarda un problema nella coppia. Nel Corano e nelle leggi fondate su di esso, applicabili nel Mediterraneo meridionale è possibile che la moglie possa chiedere di annullare il matrimonio. Che un marito forzi l'obbedienza della moglie mediante violenza o con  la minaccia di abusarla, sfida i codici penali e quelli islamici e le letture della sharia che le supportano.
Le leggi marocchine basate sulle letture dell'islam, per esempio, si allontanano dal punto di vista di Mustafa. Tuttavia è vero che continuamente nascono pronunciamenti a favore del maltrattamento della moglie in nome dell'Islam, fatti normalmente da ulema conservatori dei paesi a maggioranza mussulmana e che circolano nei mezzi di comunicazione mondiali. Tra questi si trova Yusuf al-Qaradawi (anch'egli originario dell'Egitto ed istruito ad al-Azhar). Fondatore del Consiglio europeo per la Fatwa e l'Indagine, con sede a Dublino,attualmente residente nel Qatar. Le interpretazioni di al-Qaradawi sono promosse attraverso il suo sito web Islamonline e nel suo libro The lawful and the prohibited: The future civilization, pubblicato nel 1984 e tuttavia ancora frequentemente citato.
Questo tipo di opinioni sono state perpetuate da Mustafa nel suo libro pubblicato in Spagna, che a loro volta, sono le opinioni della maggioranza conservatrice delle società mussulmane, sia nei loro luoghi di origine,sia nei paesi dove sono emigrati. Il femminismo islamico, distrugge questa struttura, senza denigrare l'islam.
Pertanto considero i suoi principi e la loro attuazione il percorso che devono seguire le mussulmane.
Abdennur Prado rileva che il caso dell'imam di Fuengirola ha segnato una svolta nel femminismo islamico in Spagna. I mussulmani sono stati capaci di fare un passo avanti ed affermare la loro posizione aperta ed inequivocabile su ciò che pensavano circa la violenza contro la donna in nome dell'Islam. Le donne mussulmane non hanno nulla da perdere se rendono pubblica la loro posizione. Ma gli uomini mussulmani, che continuano ancorati alla cultura patriarcale, se la rifiutano, devono adottare una ferma posizione.

Conclusioni

Nella considerazione di come il femminismo islamico contribuirà alla creazione di una cultura nel nuovo Mediterraneo, mi sono concentrata sulla Spagna, dato che ha ospitato il Congresso Internazionale del Femminismo Islamico ed è un posto dove il femminismo cresce tra le nuove mussulmane, che in passato fu il centro di una civilizzazione islamica brillante dove fiorìil pluralismo culturale.
Esistono due forme di islam he concorrono in Spagna: la patriarcale conservatrice, rappresentata per esempiodall'imam di Fuengirola; un islam progressista introdotto da alcuni dei "nuovi" mussulmani.
A sua volta,ciascuna di queste correnti si è rafforzata all'esterno. Abbiamo visto come la promozione di un pensiero inaccettabile, che legittima la violenza contro la donnanel nome dell'islam viene sempre più contrastato con successo da un islam illuminato, promosso soprattutto dalle donne, insieme all'apparato legale dello Stato. L'Islam e la libertà religiosa devono essere rispettati, ma non gli atteggiamenti inaccettabili in nome di questa.
Inoltre il processo all'imam ha messo in discussione gli stereotipi sui mussulmani, quando è stato dimostrato che i principi dell'Islam difendono l'uguaglianza di genere - e non permette il maltrattamento delle donne, un fatto che viene spesso identificato con l'islam nella sua percezione negativa. Attraverso l'esposizione degli ideali islamici e la lotta contro la sua distorsione,l'islam nei paesi del nord del Mediterraneo potrà svolgere un ruolo nella c reazione di una nuova cultura molto più pluralista.
Utilizzando l'esempio di unico paese, mi chiedo come il femminismo islamico contribuirà a creare una cultura pan-mediterranea. Nel nord l'esperienza spagnola ci dà una via. Considero che questa versione dell'islam sia la via perseguibile verso la civile convivenza dei mussulmani come cittadini nei nuovi paesi, che permette di godere della loro libertà religiosa nel contesto del loro nuovo ambiente ( senza nascondere i problemi specifici di ciascun luogo). I mussulmani convertiti del nord Mediterraneo sono in una posizione particolare per aiutare a costruire questi ponti,come stanno già succedendo tra alcuni mussulmani ed altri,mentre che progettano e vivono un islam coerente per entrambi.
Nel sud, il femminismo islamico (insieme a quello secolare) vive in un contesto di regimi autoritari e repressivi e in società dove l'islamismo patriarcale guadagna terreno politico. Tuttavia, poco a poco contibuisce a geneare una società più democratica ed egualitaria.Cio si riflette in particolar modo sulle riforme del diritto di famiglia basato sulla sharia, così come sull'ingresso delle donne nelle professioni religiose di alto livello, dove si possono creare nuovi modi di comprensione dell'Islam.
L'islam del Mediterraneo consiste in maggioranza di comunità tradizionali nel sud e di nuove minoranze nel nord che influenzano il modo di essere mussulmano, il modo e il percorso del cambiamento.
Mediante lo scambio del pensiero femminista islamico e delle lezioni apprese dall'attivismo, si sta creando un nuovo islam su entrambe le sponde, a sua volta parti del nuovo Mediterraneo.

Note:


(traduzione di Lia Anita Di Peri Silviano)




martedì 11 ottobre 2011

Il femminismo islamico nel Nuovo Mediterraneo. Parte prima

(Vista la lunghezza dell'articolo,per economia della lettura ho deciso di dividerlo in più parti.)
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 da Margot Badran

Capitolo del libro " La nascita del femminismo islamico" (una selezione dei lavori del Congresso Internazionale del Femminismo Islamico) (Oozebap 2008)

In Europa come nel resto dell'Occidente una delle principali sfide è come costruire società più ricche e pluraliste, che rispettino le libertà e i diritti dei cittadini di entrambi i sessi, senza distinzione di razza, religione, origine e allo stesso tempo riconoscere le differenze nei contesti dinamici.

In Africa e in Asia, la sfida è come i cittadini, siano essi mussulmani o di altre religioni, uomini e donne, appartenenti alla comunità di maggioranza o di minoranza, continuino ad attuare le loro costituzioni garantiste, ma che le leggi, le convenzioni religiose e le pratiche tradizionali spesso negano.

Come possono le affollate coste del " mar del mezzo" ( al-bahr al-abiyad al-mutawassit " o mare bianco del mezzo" in arabo, Mediterraneo dal latino " tra la terra"), con la sua posizione unica col nesso di culture convulse , creare una cultura per un nuovo Mediterraneo del XXI secolo?

Il genere femminile sovente rappresenta l'ideale astratto o il simbolo della nazione, pur essendo allo stesso tempo vissuto come simbolo negativo dell'"altro" 1 . 
Non esiste un modo più crudele di rappresentare l'Islam, la religione e la umma (la comunità dei credenti) come attraverso l'immagine di genere della donna oppressa. Raramente in Occidente e nel resto del mondo,l'Islam e le donne appaiono come immagini positive. Gli stereotipi, come si ripete spesso, si diffondono,in quanto contengono qualche verità.
Effettivamente la maggior parte delle interpretazioni maggioritarie dell' Islam (del Corano) sono pregiudizievoli alle donne e le pratiche oppressive in mome della religione si considerano per se stesse islamiche.Nell'emigrare verso l'Occidente,alcuni si portano queste idee e pratiche repressive. Nonostante esistano mussulmane di ogni  estrazione con una diversa comprensione dell'Islam, più sensibili alla parità di genere e che lottano per la sua attuazione. Questa posizione può qualificarsi come femminismo islamico.

L'argomento centrale di questo capitolo è che il femminismo islamico gioca un ruolo determinante nella configurazione della cultura del nuovo Mediterraneo(così come stabilisce un nuovo Islam). Mi permetto di suggerire che il femminismo islamico aiuta i paesi o le culture nazionali, per la formazione di una cultura mediterranea più ampia, dove si potrà dare maggiore pluralismo per le libertà, i diritti e la dignità, dove non ci sarà posto per il razzismo, il sessismo e lo sciovinismo religioso e nazionalista.

Io definisco il femminismo islamico come un discorso di uguaglianza di genere e di giustizia sociale che nasce dalla comprensione del mandato coranico. Il suo principale obiettivo è quello di attuare i diritti e la giustizia per tutti gli esseri umani, nella totatità delle loro esistenze, mediante un continum tra pubblico e privato. E' importante ricordare che questo femminismo è un discorso laico e religioso allo stesso tempo, proprio come l'Islam (din wa dunya, la religione e il mondo). Questo femminismo rompe con diverse dicotomie, non solo quella tra laici e religiosi, ma anche quella tra Oriente ed Occidente, maschile-femminile, pubblico e privato.
Le donne mussulmane, in diverse parti dell' Africa e dell'Asia, nell'osservare questo nuovo paradigma hanno cominciato a nominarlo "femminismo islamico". Così contrariamente a quanto da alcuni affermato,il termine non è stato concepito in Occidente 2.

Ma chi sono le femministe islamiche? Ogni essere umano od Insan è incoraggiato a leggere(iqra) il messaggio del Corano. Iqra significa leggere in entrambe le direzioni prendendo la parola e anche il suo significato. Il processo di discernere questo significato si chiama tafsir (esegesi). Coloro che leggono il Corano e trovano un messaggio di uguaglianza fondamentale per tutti gli esseri umani (compresa l'uguaglianza razziale e di genere) ed elaborano un femminismo basato su questa lettura, così come quelle che accettano questo pensiero come me, formano il femminismo islamico.
Tuttavia,ho notato che non tutte le persone che contribuiscono a creare questo discorso o che lo accettano, utilizzano questo termine e, di conseguenza, non si autodefiniscono femministe islamiche. Tra quelle che lo sottoscrivono troviamo mussulmane praticanti e non e per scelta, ad esempio,  le convertite delle quali la maggior parte sono donne occidentali 3.
Per essere femminista islamica non è necessario essere mussulmana ( anche se la maggior parte lo sono) ma spetta a tutte quelle che condividono questo discorso. Troviamo sia uomini che donne (sebbene quest'ultime siano in maggioranza) in Africa, Asia o in Occidente. Credo sia importante ricordare che ci sono mussulmane tanto occidentali che orientali ( per usare il contesto Oriente-Occidente) e come ho già detto entrambi hanno contribuito alla formazione del femminismo islamico dai suoi inizi. Sebbene i termini "Occidente" ed "Islam" non riflettono l'ampia realtà, nel contesto del femminismo islamico servono come referenti per trascenderli.

Un patrimonio dell'attivismo femminista trasnazionale in entrambi i lati del Mediterraneo.

continua.

web islam

(traduzione Lia Anita Di Peri Silviano)

Shirin Neshat