mercoledì 27 giugno 2012

Donne bruciate e sfigurate: la peggiore espressione della violenza machista

Donne bruciate con l'acido, una forma di violenza che lascia conseguenze permanenti,in continua crescita
In Argentina,  una giovane di 18 anni, gridava aiuto mentre  scendeva le scale, avvolta nelle fiamme perché il suo compagno di 38 annile aveva dato fuoco. Oggi, Daiana è in pericolo di vita.

Ore prima di questo tragico evento, Paula González (21 anni) moriva in ospedale per le gravi ustioni provocate dal suo compagno. La giovane che era incinta di tre mesi e aveva perso il bambino, ha lottato una settimana prima di morire.

In Colombia Gloria Piamba aveva chiuso la sua relazione. Uno sconosciuto le spruzzò dell'acido in strada. la temoia, i capelli e gli occhi hanno subito ustioni e le hanno lasciato il segno.Il suo ex partner non è stato condannato né arrestato.

Nel sud di Miami, l'11 giugno scorso, una donna di 34 anni, aspettava l'ex partner, che doveva riportargli il figlio di 4 anni. L'ex  compagno è arrivato da solo, le ha gettato benzina e le ha dato fuoco.

A Madrid, María Ángeles,una donna di 24 anni, è stata aggredita con acido solforico da uno sconosciuto che le ha bruciato il viso. La giovane è ricoverata in ospedale de La Paz,mentre la polizia sta indagando sul suo ex partner.

Questi recenti casi indicano chiaramente che il danno che si cerca di infliggere ad una donna supera la violenza machista dell'abuso ed anche della violenza di genere.

Lo scopo di questi attacchi è quello di lasciare una ferita indelebile sul viso e sul corpo di una donna.

" I motivi più frequenti per questi tipi di attacchi sono il rifiuto da parte delle donne alle avances sessuali o alle proposte di matrimonio"dichiara John Morrison,direttore di ASTI (Acid Survivors Trust International), un'organizzazione che indaga su questi casi drammatici che in tutto il mondo raggiungono i  1.500 l'anno.

Nel 40% dei casi le vittime sono donne al di sotto dei 18 anni e le aggressioni hanno a che vedere non solamente con problemi di coppia, ma anche con casi di vendetta familiare o di clan, quindi è frequente che siano bambine o adolescenti  quelle alle quali si vuole rovinare la vita.

 Di recente il caso di Patricia Lefranc, aggredita con acido solforico nel 2009 che le ha  lasciato conseguenze  permanenti sulla sua vita, ha avuto un finale insperato: il suo  ex compagno, Ronald Remes, autore dell'aggressione è stato condannato a 30 anni di carcere.

Le conseguenze fisiche e psicologiche di questi attacchi richiedono che la legislazione di ciascun paese debba contemplare la crudeltà di questa forma di violenza che supera ogni limite.

Come spiega ad ElPaís.com la direttora della Fondazione Quemado a Bogotà, Linda Guerrero,le vittime di queste attacchi " hanno bisogno di molte operazioni di ricostruzione e impianti di pelle. Tutte sono state aggredite sul viso, dove i segni sono più visibili e molte hanno perso l'occhio.
E rimangono colpite per sempre a tal punto, che hanno paura ad uscire da sole, vivono una depressione permanente e la loro sfigurazione produce rifiuto in vari settori della società.
infobae.com

(traduzione di Lia Di Peri)



                                                                   

martedì 26 giugno 2012

Shinoda Bolen: E' ora di finirla con il patriarcato

L'unico modo per raggiungere la pace sulla terra è che le donne prendano il comando e diano priorità alle loro visioni e preoccupazioni personali.

"Il patriarcato ha paura",  per questo attacca i diritti riproduttivi della popolazione femminile con l'intenzione di eliminare conquiste vinte da due decenni fa, ha detto Jean Shinoda Bolen, promotora della Quinta Conferenza Mondiale sulle donne delle Nazioni Unite.

In un'intervista alla rivista Cimacnoticias, l'analista junghiana ha dichiarato che l'umanità è  ad un passo da un grande cambiamento in cui il patriarcato non sarà più il sistema prevalente. "Sempre prima di un profondo cambiamento ha aggiunto -  chi è al potere cerca di  rafforzarsi o colpire più forte: con repressione e la violenza. Questo sta accadendo adesso nei confronti  delle donne ".

Il potere, dentro al quale troviamo i leader religiosi e fondamentalisti  sta eliminando l'accesso alla contraccezione, all'educazione sessuale e ai diritti riproduttivi, compresa l'interruzione della gravidanza.

" Questi uomini al potere  vogliono mantenere le donne in una condizione di assoggettamento  e di dominio" ha denunciato la femminista, autora del libro "Saggia come un albero"
La dottora in Medicina,Shinoda Bolen, ha dichiarato che questo è il momento giusto per spingere al cambiamento e " far pendere la bilancia per la sopravvivenza e la salvezza del mondo".

La professora di Psichiatria Clinica dell'Università della California ha avvertito le donne e le difensore dei Diritti Umani che in questo " momento di crisi, non c'è tempo per tornare indietro e avere paura del potere patriarcale che minaccia il nostro diritto di decidere sui nostri corpi e i progressi che abbiamo raggiunto".

L'autora del best seller " Le dee in ogni donna" ha riferito che davanti a questa crisi dei diritti è urgente realizzare la Quinta Conferenza Mondiale della Donna, nel 2015, in modo che le organizzazioni femministe del mondo si riuniscano.


Shinoda Bolen ha criticato che le super potenze affermino che non ci sono risorse per organizzare la Conferenza Mondiale, mentre gli Usa hanno speso un milione di dollari per ogni soldato in Afghanistan. Ha precisato che per le 30 mila persone delle truppe che si trovano nel paese asiatico sono stati investiti 30 miliardi di dollari l'anno.

Va notato che le Conferenze internazionali sono il quadro giuridico per garantire i diritti e sono da stimolo per la creazione di politiche pubbliche.

" Sembra non esserci interesse  per i programmi delle donne, da parte di molti paesi, ma questo è il lavoro che spetta alle donne delle organizzazioni della società civile: manifestare e realizzare l'interesse : che si sappia che vogliamo che la Conferenza diventi realtà" ha aggiunto Bolen.

La IV Conferenza Mondiale sulla Donna si tenne a Pechino, nel 1995.Lì  si stabilì la promozione dell'uguaglianza, dello sviluppo e della pace per tutte le donne del mondo: promozione e potenziamento, compresa la partecipazione ai processi decisionali  e l'accesso al potere.



La Ciudad de las Diosas

(traduzione di Lia Di Peri)

                                                                              

                                                                         




domenica 17 giugno 2012

La verità su alcuni miti popolari legati all'aborto

Gli attivisti anti-abortisti nei loro sforzi per indebolire la capacità delle donne di decidere sulle questioni riproduttive,deformano le informazioni sull'aborto. Riportiamo alcune delle falsità, le più diffuse, seguite da un'analisi delle risposte delle comunità mediche,scientifiche e di sanità pubblica.

MITO : Le donne avranno meno  aborti se si vieta o limita l'aborto. [1] Le attiviste contro l'aborto sostengono che vietare o limitare la possibilità di abortire incoraggerà le donne a portare a termine gravidanze indesiderate.

REALTA':  Le donne che hanno bisogno di interrompere una gravidanza indesiderata troveranno un modo per farlo, non importa se  l'aborto è legale o no. Dei circa 46 milioni di aborti ogni anno nel mondo, 19 milioni sono illegali. [2]

In Indonesia dove l'aborto è proibito, tranne quando si tratta di salvare la vita della donna, si stima che annualmente si praticano da uno a due milioni di aborti.[3]

In Irlanda, dove  egualmente è vietato l'aborto 7.000 donne irlandese viaggiano  per l'Inghilterra o  il Galles ogni anno, per poter abortire illegalmente. [4]

Negli Stati Uniti, dove l'aborto era essenzialmente illegale prima del 1973,i dati del decennio  '50 e '60  rivelano che si praticavano  circa 700.000/800.000 aborti clandestini  ogni anno.[5]

Si noti che nei posti dove l'aborto è limitato o vietato,le donne che affrontano gravidanze indesiderate sono costrette a ricorrere a procaciatori non addestrati o autoinducono l'aborto, che le pone ad alto rischio di lesioni o di morte. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che l'aborto  in condizioni di rischio rappresenta il 13% degli oltre mezzo milione di decessi materni che si verificano ogni anno nel mondo.[6]

Non sono le leggi liberali sull'aborto che hanno spinto le donne ad avere aborti. È piuttosto la realtà di vivere con una gravidanza indesiderata. Quasi il 40% di tutte le gravidanze non sono pianificate. [7]

L'accesso alla pianificazione familiare dovrebbe fare di più per ridurre i tassi di aborto piuttosto che legislazioni restrittive contro di esso.

Nell'Europa orientale e nelle ex repubbliche sovietiche, fino a poco tempo la diffusa mancanza di moderni metodi contraccettivi  ha portato a tassi elevati di aborto. [8]

In paesi come il Kazakistan, tuttavia, il maggiore uso della contraccezione nel corso dell'ultimo decennio sta registrandoi tassi di aborto significativamente più bassi. [9]

I governi possono aumentare i loro sforzi per prevenire gravidanze indesiderate, garantendo nel contempo  chel'aborto legale e sicuro sia disponibile per ogni donna che decide di interrompere una gravidanza.


MITO: L'aborto aumenta il rischio di tumore al seno.[10]

Per indebolire il sostegno pubblico all'aborto legale e per dissuadere le donne dal voler sottoporsi alla procedura, alcuni anti-abortisti sostengono che l'aborto aumenta il rischio di cancro al seno.

REALTA' : La prova scientifica indica che l'aborto non aumenta il rischio del cancro al seno.Diversi studi hanno esaminato il presunto legame tra aborto e cancro al seno. Le prove hanno dimostrato che l'aborto non aumenta il rischio di questa malattia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e diverse associazioni mediche statunitensi hanno raggiunto la stessa conclusione. [11]

Ad oggi, lo studio più rigoroso dal punto di vista metodologico sul tema è stato condotto da ricercatori danesi alla fine degli anni 90. [12]
Lo studio ha esaminato i registri medici  ufficiali di oltre un milione di donne danesi e ha concluso che gli aborti indotti non hanno alcun effetto complessivo sul rischio di cancro al seno. [13]

Diversi studi a livello internazionale posteriorio utilizzati anche metodi di ricerca basati sui registri per studiare la questione in diverse popolazioni. Come lo studio danese, tutti questi studi  hano concluso  che non c'è un collegamento tra aborto e tumore della mammella. [14]

MITO: Le donne che hanno praticato un aborto hanno problemi psichiatrici come la depressione grave e disturbo bipolare, chiamato anche "sindrome post-aborto" [15]

REALTA': I pareri medici concordano sul fatto che non esiste  tale "sindrome post-aborto."
Gli studi sui possibili effetti dell'aborto sul benessere emotivo delle donne hanno dichiarato più volte che non vi è alcuna prova scientifica o medica per sostenere l'esistenza di una "sindrome post-aborto". [16]

Gli studi hanno dimostrato che il fattore principale che permette di predire il benessere di una donna dopo un aborto è il suo livello di  benessere prima di rimanere incinta. [17]

Hanno inoltre concluso che, mentre alcune donne possono provare sentimenti di rimpianto, tristezza o senso di colpa dopo un aborto, la maggior parte delle reazioni corrispondono a sentimenti positivi di sollievo e di gioia. [18]

MITO:.  La contraccezione d'emergenza è una forma di aborto [19]

Gli attivisti che si oppongono alla scelta riproduttiva non solo hanno cercato di bloccare l'accesso ai servizi di aborto sicuro, ma hanno cercato di negare i servizi alle donne per prevenire gravidanze indesiderate. Per esempio, come  strategia per limitare l'accesso alla contraccezione d'emergenza (CE), hanno paragonato questo metodo di contraccezione all'aborto.

REALTA': La contraccezione d'emergenza è utilizzata per prevenire la gravidanza dopo un rapporto sessuale, mentre l'aborto si pratica per interrompere una gravidanza.L'OMS definisce la CE come "metodo contraccettivo che può essere utilizzato dalle donne nei primi giorni dopo un rapporto sessuale non protetto per prevenire una gravidanza indesiderata". [20]

La CE comprende le pillole contraccettive di emergenza, che sono di solito ingerite entro 72 ore dopo un rapporto non protetto, e il dispositivo intrauterino T di rame, che può essere inserito fino a cinque giorni dopo un rapporto non protetto. [21 ]

Una recente ricerca scientifica indica che il metodo più popolare della CE sembra si attui bloccando l'ovulazione. [23]

Nessuna forma di CE è efficace quando l'impiantamento è iniziato, cioè,la CE non interferisce con una gravidanza, a differenza di aborto, nel qual caso quella viene interrotta.[24]

Paesi di tutto il mondo hanno adottato la CE come misura contraccettiva, sia dando licenza ai farmaci esistenti o  approvando nuovi farmaci usati come CE,AE a incorporandola nei servizi di pianificazione familiare regolati dal governo o ai protocolli per il trattamento delle vittime di violenza sessuale o di supporto alla CE attraverso la  diffusione di campagne di informazione [25].

Diversi paesi che consentono l'impiego della CE, tra cui Brasile, El Salvador, Kenya, Pakistan, Thailandia e Venezuela, hanno leggi contro l'aborto molto restrittiva, rivelando così la differenza tra la CE e l'aborto. [26]


traduzione di Lia Di Peri

" Com'è che la gravidanza è mia e l'aborto di uno psichiatra, un prete e un giudice?
                                           




giovedì 14 giugno 2012

Tutto ciò che non bisogna fare sugli studi di genere in Medio Oriente.

Uno: Il genere non è lo studio di ciò che è evidente; è un'analisi di come ciò che è evidente ha continuato ad esserlo.

Due:  prima della decisione di scrivere sul genere, sessualità o qualsiasi altra pratica o aspetto della soggettività in Medio Oriente,bisogna definire qual è esattamente l'oggetto di studio. Siate specifici. Che paese, regione e periodo di tempo sono gli antecedenti storici del vostro studio? Inoltre, parole come "Medio Oriente", "mondo islamico" e "mondo arabo" non si riferiscono allo stesso luogo, allo stesso popolo, alla stessa storia, quantunque i legami tra loro siano fondamentali. In più, lo "Stato" è un fenomeno relativamente nuovo in Medio Oriente. Al fine di studiare l'economia politica di genere in Siria, per esempio, si deve tener conto della storia ottomana e locale che ha prodotto quell'economia politica di genere nella zona che oggi chiamiamo " Siria".

Tre: Uno studio di genere deve tener conto della sessualità. Analogamente, gli studi sulla sessualità non possono prescindere dalle analisi di genere. Farlo sarebbe come studiare la politica e la storia del Partito Comunista Iracheno ( PCI), senza fare riferimento al ruolo dell'ideologia o della politica socio-economica dello Stato dell'Iraq.

Quattro: Il genere è un aspetto della soggettività individuale e di gruppo. Allo stesso tempo è solamente una tecnologia della governabilità - la produzione e la regolazione dei rapporti tra il corpo individuale,le popolazioni e le strutture di potere e di quantificazione. D'altra parte, gli studi su Politica, Storia e Diritto devono tenere conto del genere e del sesso nello stesso modo che gli studi su questi devono considerare i fattori di classe, razza, economia politica e, fondamentalmente, il modo in cui interagiscono.

Cinque: Non c'è corpo senza lo status di genere, come non c'è corpo senza condizione di classe. Tale disarticolazione riproduce le false trasposizioni di corpi senza genere e politiche sprovviste di genere e di corpi  e politiche senza classe. Sono queste false trasposizioni  che rafforzano la posizione di pratiche mormative maschili universali. Tale equazione nasconde che il genere non è qualcosa al quale uno/una possa essere estraneo/a. Non si tratta di una lente analitica che si può chiudere o aprire a seconda dei genitali e/o delle pratiche sessuali delle persone oggetto di studio. Quando,  riflettere sul genere in Medio Oriente si riduce alla popolazione femminile e/o LGBTQ, si riproduce lo studio di genere in quanto studio di come gli altri uomini trattano le "loro" donne e i "loro" omosessuali.

Sei:  Evitate gli stereotipi e le generalizzazioni. A volte, un hijab è soltanto un hijab e alcune volte no.

Sette: Non date per scontato che la politica di genere o le preoccupazioni femministe siano disponibili  in pacchi semplici e familiari. Al contrario permettete che la vostra ricerca ampli le vostre visioni di ciò che può essere una "politica femminista". Potrebbe essere, ad esempio, che le proteste contro la ristrutturazione neoliberista del mercato in Egitto è compresa in un quadro politico più ampio, che comprenda nozioni di giustizia di genere. Come Saba Mahmoud e Lila Abu Lughod ci hanno insegnato, le ipotesi del femminismo liberale  su ciò che è la "politica femminista" o le "cause femministe" sono nel migliore dei casi, imperfette. Nel peggiore, sono esercizi di egemonia epistemologica e di ricostruzione violenta del mondo secondo i canoni dei diritti laici e neoliberali. Inoltre, non è affatto scontato che ciò che chiamiamo "canone femminista" sia esaustivo o non si crei attraverso una serie di esclusioni, gerarchie e storie imperialiste. Dopo tutto, Simone de Beauvoir, che ha insegnato a tutte che" donna non si nasce lo si diventa" ha anche scritto in termini che oggi chiamiamo "islamofobi" sulle donne "sotto l'Islam" in Algeria, in un 'epoca in cui l'Algeria era una colonia francese. Questo non significa che dobbiamo respingere la Beauvoir,alla stessa maniera che non rifiutiamo Hegel o Marx per le loro "opinioni" sull'Africa. Piuttosto risulta indispensabile vivere ed esplorare criticamente la realtà di un canone (occidentale) che si è costituito (e continua ) dalla produzione di una serie di "noi" e di "altri".

Otto: So che ciò può risultare incredibile, ma l'Islam può non essere il fattore più importante o il più importante al momento di studiare il genere nei paesi o comunità a maggioranza mussulmana. Per esempio, io sto analizzando da anni, il sistema giuridico del Libano, concentrandomi sulla Legge dello Status personale, del Codice Penale e del Codice Civile.Nonostante gli intricati percorsi con cui questi inter-connessi corpi legali producono cittadinanza in Libano, ogni volta che parlo del mio lavoro, i miei interlocutori, vogliono sapere sempre della Sharia e della presunta "oppressione" delle donne. Queste domande nascono sempre dopo aver accuratamente spiegato che, in Libano, alcune leggi cristiane ed ebraiche dello status personale sono più rigide nella loro produzione e regolazione dei ruoli normativi di genere, che quelle codificate dagli status personali mussulmani ( che storicamente parlando, non sono la stessa cosa della Sharia). Inoltre, le leggi civili producono "effetti di genere"di vasta portata di qualsiasi legge religiosa dello status personale. Più in generale, l'Islam non è l'unica religione della regione, anche se spesso nella copertura dei media di comunicazione tradizionali, parrebbe essere tale. Quando un'azione nei quartieri ultra-ortodossi di Gerusalemme o nei quartieri conservatori di Riad gli uomini che picchiano le donne, perché non si conformano ai ruoli "adeguati" di genere viene manipolata in termini totalmente diversi, allora il lettore deve fare una pausa. In quei momenti non state leggendo sull'Islam,ma state leggendo un discorso sull'Islam.

Nove: Le questioni dei diritti e di giustizia di genere non sono nuove in Medio Oriente,come non lo sono le lotte  su ciò che adesso leggiamo sotto il segno di "femminismo". In realtà gran parte delle leggi che sono spesso viste come oppressive per le donne e la comunità LGBTQ arabe e/o mussulmane sono relativamente nuove. Esse furono introdotte nella regione attraverso il codice napoleonico e mediante la codificazione e lo svuotamento della Sharia nella storia moderna.L'aborto, per esempio, considerato per molto tempo una questione di diritto delle donne, nel mondo occidentale a causa della sua storia gemellata con il cattolicesimo e il cristianesimo, non era illegale  nel mondo arabo, fino alla creazione dello Stato-nazione. Alcune tradizioni del figh ( diritto coranico) continuano ad avere una posizione sull'aborto che le femministe americane vorrebbero fosse estesa agli Stati Uniti di oggi. Inoltre, i giuristi hanno lottato e lottano per far comprendere e promuovere concetti "progressisti" sulle relazioni tra donne e uomini e per accogliere nella regione le persone che non si sentono conformi al loro genere. In realtà, studiosi come Paula Sanders hanno dimostrato che molti secoli fa, giuristi islamici stavano sviluppando un sistema di accoglienza per le persone ermafrodite e per quelle di genere non binario nelle comunità islamiche.

Dieci: Non date per scontato che conoscete  gli agenti e i fattori che influenzano il genere in Medio Oriente o il ruolo produttivo che il vostro studio può svolgere in questa dinamica. Istituzioni come il Fondo monetario Internazionale ed Human Rights Watch si sono dedicati da tempo, per esempio,a produrre eterosessualità normativa e famiglie eterosessuali. La colonizzazione israeliana della Palestina interviene anche nella struttura sessuale e di genere dei palestinesi autoctoni come i militanti di pinkwatcing hanno recentemente ricordato. Allo stesso modo le invasioni e occupazioni dell'Iraq e dell'Afganistan funzionano in parte, grazie alla creazione di piattaforme interventiste in nome dei diritti delle donne e dei LGBT. Altri fattori che influenzano la pratica di genere e della sessualità in Medio Oriente hanno a che fare con le innovazioni tecnologiche come la fecondazione artificiale, il viagra e la chirurgia ricostruttiva dell'imene,così come la cultura pop, la rapida trasformazione dell'economia mondiale e la circolazione internazionale delle persone, merci e dibattiti.
           
traduzione di Lia Di Peri

                                                                         

giovedì 7 giugno 2012

NE' MACHI NE' FASCI

Gli uomini antipatriarcali a favore dell'aborto legale, sicuro e gratuito


Il Collettivo degli Uomini Antipatriarcali è la prima aggregazione composta solo da uomini dell'Argentina ed America Latina,che rivendicano fianco a fianco, con le donne,il diritto all'aborto sicuro, legale e gratuito. Partecipano con azioni nelle strade, seminari e concerti musicali. Condividiamo il manifesto lanciato lo scorso aprile, nel quale rispondono al " perché gli uomini devono essere coinvolti in questa lotta".
Una delle loro parole d'ordine è " Né machi né fasci". Il femminismo non è solo una cosa di donne. Ci sono uomini che mettono in dubbio la mascolinità associata alla forza e alla violenza. Uomini che rifiutano l'eterosessismo. Uomini attivisti impegnati nella lotta contro la violenza di genere.  Partecipano al Collettivo degli Uomini Antipatriarcali, un raggruppamento che è nato a La Plata, Buenos, Aires, Argentina, ma alcuni membri e attività arrivano fino alla capitale atraverso le reti sociali. Il gruppo al momento è impegnato nella campagna per la legalizzazione dell'aborto in Argentina, una materia pendente nel governo di Cristina Fernández Kirchner.
Uomini Antipatriarcali è il primo gruppo di uomini in America Latina che rivendica questo diritto per le donne.
Luciano Fabbri uno dei portavoci dichiara che" negli uomini è naturalizzato il problema dell'aborto come problema femminile; ciò accade anche durante il rapporto sessuale, nel quale l'uomo delega alla donna la prevenzione della gravidanza. Tra le pratiche sessiste troviamo: non concordare i metodi contraccettivi con la donna, rifiutare l'uso del preservativo o disinteressarsi del problema. Nessuno pensa alla vasectomia come risoluzione del problema. Per cui chi deve occuparsene e mettere il corpo è sempre la donna".

Un altro slogan del gruppo è " Educazione sessuale per decidere, anticontraccettivi per non abortire, aborto legale per non morire", che denuncia la vulnerabilità nella quale si trovano le donne in America Latina, per non avere una legislazione che permetta di abortire: " Le istituzioni dello Stato e della corporazione medica, farmaceutica,Chiesa cattolica e i gruppi anti-diritti pretendono di perpetuare le condizioni di sottomissione supportati dai dogmi morali, che non fanno che riprodurre i pilastri del sistema patriarcale e capitalista" denunciano gli attivisti dell'associazione, che cercano di affrontare una discussione matura" che ci coinvolga tutti e tutte come soggetti di diritto" Essi afermano che il Diritto all'Aborto Legale, Sicuro e Gratuito fa parte di un dibattito contemporaneo in America Latina : " già altre esperienze hanno dimostrato che la legalizzazione dell'aborto non comporta un aumento dell'interruzione della gravidanza, ma produce una forte riduzione della mortalità delle donne". Questo è il punto centrale che i settori conservatori cercano di nascondere erigendosi a difensori della vita".

Riportiamo qui di seguito il Manifesto pubblicato lo scorso aprile, dal Collettivo, augurandoci che questo ispiri altri gruppi di uomini. La lotta per l'uguaglianza tra uomini e donne e l'eliminazione della violenza di genere è una questione di tutti e tutte.

UOMINI PER IL DIRITTO ALL'ABORTO LEGALE, SICURO E GRATUITO.

Criminalizzare l'aborto non è difendere la vita, e' moltiplicare le morti.

Il dibattito sulla legalizzazione dell'aborto è attraversato da opinioni politiche, ideologiche, religiose, etiche, ma anche dagli interessi economici delle società mediche e farmaceutiche. Tutta la questione intorno alla criminalizzazione dell'aborto presuppone profitti milionari di pochi e centinaia di migliaia di donne che muoiono lungo il cammino, soprattutto perché non possono pagare la somma di denaro che sottostà al "diritto di decidere".

Vi sono molti discorsi di verità su queste tematiche,ma c'è una realtà indiscutibile: le donne abortiscono per una varietà di motivi e circostanze e la criminalizzazione dell'aborto non è mai stata una misura efficace per impedirlo. Se una donna decide di non volere una gravidanza utilizzerà tutti i mezzi a sua diusposizione per interromperla.
 Ci sono sufficienti casi e studi che dimostrano che la legalizzazione dell'aborto non aumenta le interruzioni di gravidanza, ma produce una drastica riduzione delle morti delle donne. I settori conservatori anti-aborto ( auto-proclamatesi  pro-vita) lo sanno ma non gliene importa.La loro politica non è quella di difendere la vità di alcuno, ma di mantenere lo statuto repressivo della sessualità, eterosessuale e a scopi  riproduttivi e insegnare così alle donne ( e uomini) che la loro essenza naturale è quella di essere madri e spose e che sfidare questo mandato presuppone lo stigma e, anche, la morte.
La penalizzazione dell'aborto, anche per quelle donne che possono farlo in modo sicuro, le sottomette ugualmente ad una politica che le infantilizza, negando ad esse l'autonomia e sovranità che ogni soggetto deve esercitare in quanto  diritto umano inalienabile.


PERCHE' GLI UOMINI DEVONO COINVOLGERSI IN QUESTA LOTTA

Gli uomini devono appoggiare la lotta per il diritto all'aborto legale, sicuro e gratuito, come atto di solidarietà con il movimento delle donne. Questa rivendicazione è un imperativo per le donne, per un'infinità di motivi che hanno posto in essere pubblicamente dopo decenni di lotta.  In più, il dibattito sulla depenalizzazione dell'aborto, può anche essere strategico per gli uomini, se partiamo dal punto di vista di riflessione critica sul nostro ruolo nella società patriarcale,realizzando la messa in discussione della nostra mascolinità egemone.

In primo luogo, l'accesso all'aborto è una questione di diritti e la distribuzione dei diritti è una questione di potere. Allora dobbiamo chiederci, quale potere esercitiamo sulle donne, negendo ad esse la sovranità sui loro corpi. Questo potere è ciò che il femminismo è stato capace di denunciare e del quale gli uomini dobiamo farci carico.

L'apprendimento della mascolinità nel sistema patriarcale si basa sull'interiorizzazione dell'idea di superiorità che plasma le relazioni assimetriche di potere esercitato da noi sulle altre e gli altri.
L'intera gamma delle pratiche inique che distribuiamo nella nostra vita,le pratiche sessuali maschili, influenzano notevolmente verso la  negazione della parità di genere. L'esperienza della sessualità maschile come fonte di potere, competitiva e ridotta alla genitalità si accompagna ad una grande irresponsabilità  che si riflette nella convinzione che la cura sia relegata all'universo femminile e nell'idea che le conseguenze  del non curarsi non rigurdino il corpo degli uomini.Questa onnipotenza si traduce in pratiche di rischio e anche di violenza.
... Dall'altro lato, e al di là delle nostre pratiche sessuali, il coinvolgimento degli uomini in questa lotta è un processo poco visibile ma di profonda incidenza nelle nostre vite. L'empatia con una lotta dalla quale storicamente siamo stati ai margini, darebbe la possibilità di decostruire l'egocentrismo e l'indifferenza di fronte al dolore delle nostre compagne.
I fidanzati, mariti e amanti che non assumono la responsabilità delle conseguenze dei loro atti, quelli che abusano sessualmente delle donne e ragazze, quelli che le prostituiscono,quelli che violentano le donne nei servizi sanitari,coloro che negano l'aborto negli ospedali pubblici, mentre lo praticano nelle cliniche private, quelli che giudicano  e criminalizzano le donne che scelgono di non essere madri, quelli che gridano assassine, tutti questi nella maggior parte dei casi sono uomini.

Le circostanze ci permettono di dimostrare in pratica che essere un macho egemone  non è un destino inesorabile per gli uomini, e, che  se come donna non si nasce, ma lo si diventa, neanche noi abbiamo essenzialmente  il ruolo di carcerieri della storia.

Per queste ragioni gli uomini firmatari siamo a favore del diritto dell'aborto legale, sicuro e gratuito e contro ogni forma di violenza sulle donne.


(traduzione di Lia Di Peri)

 feminicidio.net 


Colectivo Varones Antipatriarcales