sabato 24 settembre 2011

Femminicidio: Trovata morta Gabriela Arlene Benítez Ybarra, la studentessa desaparecida a Jalapa.

Per tre mesi i parenti della giovane e le organizzazioni cittadine avevano cominciato a cercarla immediatamente. 
Il procuratore di giustizia dello Stato di Veracruz minimizzò la vicenda dichiarando che Gabriela aveva abbandonato la sua casa stufa dei rimproveri della madre.

Ieri, 23 settembre, il corpo di Gabriela è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione con segni evidenti di violenza sessuale e mutilazioni. 
La minore è stata assassinata dopo essere stata a lungo oltraggiata sessualmente e seppellita nel Santuario de las Garzas, luogo dove sono state assassinate altre donne soprattutto minorenni i cui assassini sono rimasti tuttora sconosciuti.
 el sexenio

 
 

venerdì 23 settembre 2011

Colombia: Uccisa la giudice che indagava su un sottotenente accusato di stupro e di omicidio di tre bambini.

Sono intoccabili i militari in Colombia?

Ieri, 22 settembre è stata assassinata Gloria Constanza Gaona, la giudice istruttore di Saravena, Auraca (Colombia) che stava indagando su di un sottoufficiale dell'esercito per la morte di tre bambini e lo stupro di una di essi.
Diversi  altri casi nei quali vedono coinvolti membri delle Forze Armate, gli investigatori hanno subito minacce, attacchi, o molestie da fonti non sempre identificate ( o identificabili).
Anche se ciò non si verifica in tutte le indagini che vedono coinvolti militari o  sono accusati dei militari,eppur vero che in diverse occasioni chiunque abbia iniziato a processarli ha avuto problemi.

Questo ultimo caso si aggiunge agli altri in cui giudici, pubblici ministeri e testimoni che hanno avuto un ruolo contro i militari sono andati incontro ad un fatale destino.


Gloria Gaona Constanza


La giudice uccisa che si occupava  di processi per terrorismo e ribellione nella regione, aveva raggiunto notorietà quando iniziò ad occuparsi del caso di tre bambini uccisi lo scorso anno ad Arauca.

Nell'ottobre del 2010 due fratelli, rispettivamente di 6 e  9 anni e la loro sorella di 14 anni furono trovati morti in una fossa comune nel villaggio di Caño Tembladores. Il corpo della ragazza mostrava segni di violenza sessuale. Il padre dei bambini, Alvaro Torres, ha sempre  sostenuto  che l'assassino e stupratore faceva parte dell'Esercito e che poco prima dell'assassinio aveva ricevuto una visita sospetta da membri dell'unità militare di Tame. Il 3 novembre, un sottotenente della Brigada Móvil No. 5, Raúl Muñoz, confessò di avere avuto rapporti sessuali con la ragazza uccisa e con un'altra bambina,Flor Amarillo di 13 anni sostenendo che erano stati rapporti consensuali e che nulla aveva a che fare con l'omicidio. Dopo la confessione fu arrestato dagli agenti del CTI del procuratore.

Nel mese di dicembre, il Pm che aveva avviato l'inchiesta a fine ottobre, rinviò a giudizio Munoz davanti al Tribunale penale Circuito Saravena. Da allora  la giudice Gaona si occupò del caso. Respinse  la domanda degli avvocati della Difesa militare di applicazione della scadenza dei termini e li accusò di utilizzare tattiche dilatorie, alla fine due degli avvocati rinunciarono al mandato. Inoltre 'rimproverò' pubblicamente la difesa di usare "trucchi". Per questo pochi giorni fa aveva annunciato che avrebbe inviato copie dei fascicoli  al Consiglio Superiore di Giustizia affinché indagasse sugli avvocati di Mundoz, membri del Difesa Militare DEMIL.

Il Mediatore del Popolo, Volmar Perez, aveva chiesto che il processo venisse spostato in altro paese per motivi di sicurezza, ma la giudice Gaona non aveva segnalato minacce o chiesto una protezione. Il governo ha offerto una ricompensa di 500 milioni a chi fornirà informazioni sugli assassini,mentre Luis Eduardo Ataya, Governatore  di Arauca, ha dichiarato che è stato identificato già il killer responsabile.

Gli altri casi

Maria Stella Jara

E' stata la giudice che ha condannato a trent'anni di carcere il colonello Alfonso Plazas Vega nel giugno dell'anno scorso quando era giudice della Terza Sezione Penale Specializzata di Bogotá. Dopo questa sentenza sono aumentate le minacce cominciate nel 2009, quando il caso era arrivato a lei. Nell'agosto di quest'anno è stata costretta ad esiliare. Aveva denunciato  pubblicamente nel 2009  di essere vittima  di intimidazioni  per influenzarla nella decisione finale nel caso di Plazas Vega.  Degli sconosciuti avevano tentato di penetrare nella sua casa. Nel settembre dello stesso anno aveva  riferito che le intimidazioni erano divenute minacce. Ha ricevuto un epitaffio per il suo funerale e una lettera attribuita ad un paramilitare che le faceva le condoglianze per la sua morte e  quella della sua famiglia allegando una colonna dove criticava la sua parzialità nel processo.
Era inoltre apparso un rapporto falsificato nel quale un presunto testimone aveva dichiarato che una rete di narco-trafficanti aveva corrotto la giudice Jara affinché si pronunciasse a favori dei suoi membri. A gennaio del 2010 furono stabilite misure di protezione per la giudice e la sua famiglia che però sono diventate esecutive quando la giudice denunciò i suoi problemi di sicurezza in una pubblica udienza. inoltre la stessa Jara ha dichiarato che è dovuta ricorrere alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani per chiedere misure cautelari, dato che in Colombia nessuno credeva che la sua vita fosse in pericolo. Due settimane dopo la sentenza è esiliata in Germania da dove ha criticato la persecuzione che subisce il potere giudiziario.

I Procuratori dei falsi positivi.

Alla fine del 2008 si scoprì che dal 2003 alcuni membri dell'esercito camuffavano i civili morti come scontri con guerriglieri in maniera da aumentare le statistiche di efficacia e l'accesso a determinati benefici. Diversi organismi di controllo hanno cominciato ad investigare  e dal 2009 la Procura sta indagando su 943 persone e il procuratore 1043 casi. Nel marzo del 2010,Christian Salazar rappresentante in Colombia dell'Alto Commissario per i diritti umani presso le Nazioni Unite, ha presentato il  rapporto  del 2009 sulla situazione dei diritti umani in Colombia. La relazione indica che in quell'anno ci furono minacce di morte e la pressione sui pubblici ministeri e investigatori relative a cause di falsi positivi, così come dichiarato da alcuni soldati che hanno deciso di collaborare con il processo.

Ángela María Buitrago

Buitrago è stata la procuratora incaricata davanti alla Commissione di Giustizia dal 2005. Ha sbloccato  il processo e chiesto la condanna a trent'anni di Alfonso Plazas Vegas. Per la fermezza con la quale ha condotto questo caso, i media l'hanno soprannominata " la procuratora di ferro". Nel settembre dello scorso anno è stata sollevata dall'incarico per ordine del procuratore Guillermo Mendoza Diago nel momento in cui la Buitrago chiamò a deporre tre generali in pensione per l'omicidio del giudice Carlos Horacio Uran durante il ritorno al  Palazzo di Giustizia.
Mendoza Diago ha dichiarato che la giudice è stata sollevata a causa della sua inefficienza, perché aveva 54 indagini che non aveva toccato dal 2008 anche se si è scoperto che la congestione della sua attività non era maggiore a quella di altre procure.

Javier Giraldo

Nel 2005 un Comitato di procuratori dell'Unità nazionale dei Diritti Umani  si era recato a a San Jose de Apartado, Antioquia, due mesi dopo la strage nella quale vennero uccisi tre bambini e cinque adulti e fu ricevuto a colpi di fucile e fuochi di mortaio, mentre cercava di investigare sul fatto.
Inoltre la ex sindaca Gloria Cuartas e il sacerdote gesuita Javier Giraldo resero pubbliche le minacce alla loro vita dopo aver denunciato il coinvolgimento dei militari nel massacro.  Giraldo ha anche accusato nel 2008,il generale  in pensione Rito Alejo del Rio di complicità in almeno 200 crimini commessi dall'esercito nella zona di Uraba. Dal 2008 la Commissione interclessiastica di Giustizia e Pace della quale fa parte Giraldo subisce minacce. In più nel 2010 sono apparsi graffiti a Bogotà nei quali si chiede la morte di Giraldo acusandolo di "Curia marxista".

Jorge Lara

Nel 2002 fu assassinato a  Medellín il giudice penale militare Jorge Lara. Lara era capo responsabile dell'indagine sulla morte di sei bambini per un errore militare a Puerto Rico, Antioquia. Per due anni, l'esercito aveva accusato la guerriglia per l'uccisione di bambini, però tre mesi prima dell'assassinio di Lara i militari confessarono la loro responsabilità.


Kaos en la red

(Traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)



Gaona, la giudice assassinata

martedì 20 settembre 2011

Terremoti giapponesi

Una bella pagina di storia della libertà femminile.


Terremoti giapponesi

di Riccardo Venturi 

Itō Noe era nata il 21 gennaio 1895 a Imajuku, sull'isola di Fukuoka. La aspettava, come tutte le giapponesi, una vita di obbedienza assoluta ad ogni tipo di autorità in una società rigidamente gerarchica, codificata, ritualizzata. Giapponesi come geishe, come complemento portafigli, come prigioniere, come escluse; Itō è una deviazione.

Dotata di temperamento artistico, si iscrive alla scuola femminile di Ueno, a Tokyo; non le sarebbe del resto stato possibile fare altrimenti, in un'epoca in cui non esistono classi miste (né in Giappone, e né altrove). A 15 anni, mentre è ancora a scuola, sposa un tale Fukutaro, di vent'anni più vecchio di lei; costui si impegna a sostenere la sua formazione artistica e culturale, ma non è minimamente in grado di tenere fede a quanto sottoscritto. Del resto, Itō non era minimamente innamorata di lui; lo aveva sposato con la speranza di emigrare negli Stati Uniti. In seguito, confiderà alla sorella che, una volta arrivati in America, lo avrebbe immediatamente lasciato. Poco dopo il matrimonio, Itō stringe una grande amicizia con il suo insegnante di inglese, Jun Tsuji.

Jun Tsuji è a sua volta uno che ha preso un'altra strada, e assolutamente impervia. E' un anarchico dichiarato, e il primo traduttore in giapponese dell'Unico e la sua proprietà di Makusu Sutiruneru, vale a dire Max Stirner. Una sedicenne giapponese che si avvicina all'anarchismo è qualcosa di assolutamente impensabile nel Giappone dei primi anni del '900; l'amicizia con Jun Tsuji si trasforma in amore e impegno politico. Diplomatasi a 17 anni, Itō Noe entra nella Seitō-sha, una scuola artistica semiuniversitaria femminile; quasi immediatamente inizia a collaborare con la rivista di blanda avanguardia pubblicata dalla scuola, e che reca lo stesso nome.

A 18 anni e mezzo lascia il marito, che non è più nemmeno in grado di sostenerla economicamente; sei mesi dopo sposa Jun Tsuji, dal quale ha due figli. A vent'anni è già redattrice capo della rivista, alla quale imprime subito una svolta radicale. Da blanda rivista artistica femminile, seppure "tenuta d'occhio" e invisa alle autorità, Seitō diviene una pubblicazione di critica sociale radicale e femminista. Uno dei primi atti, è la traduzione e la pubblicazione di The Tragedy of Woman's Emancipation di Emma Goldman; nel frattempo, Itō ha conosciuto uno dei principali anarchici giapponesi, Osugi Sakae, che la aiuta nella traduzione e nella pubblicazione. Osugi è, a sua volta, il redattore capo della rivista libertaria Heimin Shinbun ("Giornale dell'uomo del popolo"), in sostituzione del suo fondatore, Sanshiro Ishikawa. Lo sostituisce perché Sanshiro si trova in carcere, fin dal 1908, per atti sovversivi e incitamento alla rivolta sociale. Nel 1916 la rivista viene chiusa d'autorità, e Itō Noe ne prende le difese dalle pagine di Seitō. 

Traducendo insieme Emma Goldman, Itō Noe e Osugi Sakae (che hanno rispettivamente, all'epoca, 21 e 30 anni) instaurano un rapporto basato sul libero amore, che trova coerentemente d'accordo anche Jun Tsuji. Nel Giappone tradizionale e conservatore, quello che piace tanto ai fascisti di casa nostra, la cosa provoca un autentico terremoto; lo scandalo si accresce ancora quando Osugi viene ferito a coltellate in una casa del thè dalla sua prima amante, Masaoka Itsuko, a sua volta militante femminista. Osugi era peraltro sposato; ma sua moglie, Hori Yasuko, era amica di Itō Noe.

Come è prevedibile attendersi, se lo scandalo non risparmia nessuno dei protagonisti, un accanimento ancor maggiore viene riservato a Itō Noe, per l'elementare fatto che si tratta di una donna. Invece delle cazzate sulla preparazione del thè, costei si dedica alla fondazione e alla crescita del movimento femminista anarchico giapponese; nel 1921 fonda un gruppo di donne socialiste a Sekirankai, e continua a tradurre le opere di Emima Goruduman e di Kuropotikin (Kropotkin). Il movimento anarchico giapponese assume ad un certo punto dimensioni tali da preoccupare seriamente le autorità; e quando le autorità sono preoccupate, la cosa fa rima con liquidazione.

Il 1° settembre 1923, Tokyo viene rasa al suolo da un terremoto che provoca oltre 100.000 morti; una delle primissime preoccupazioni del governo e delle forze armate giapponesi è quella di dichiarare ai superstiti che gli anarchici ne avrebbero approfittato per prendere il potere e rovesciare l'Imperatore. Nelle ore immediatamente successive al disastroso sisma, squadre della polizia militare vengono inviate non a prestare soccorso, ma a dare la caccia ai pericolosi sovversivi; una di esse raggiunge Itō Noe e Osugi Sakae.

La squadra è guidata dal tenente Masahiko Amakasu, che arresta Itō, Osugi e il nipotino di costui, un bambino di soli sei anni. Il 16 settembre, tutti e tre sono ammazzati di botte; i cadaveri vengono gettati in un pozzo, dove vengono ritrovati il giorno dopo. Succede qualcosa di difficilmente immaginabile fino a poco prima: pur nel caos del dopo terremoto, il Giappone intero insorge per l'assassinio dei due anarchici e di un bambino. Le autorità, prese alla sprovvista, sono costrette ad arrestare il tenente Amakasu, che viene condannato a dieci anni di carcere da scontare nel penitenziario di Chiba. Dopo soli due anni, però, Amakasu viene liberato, beneficiando dell'amnistia generale in occasione dell'ascesa al trono dell'imperatore Hiro Hito.

Il fatto viene definito, naturalmente, un incidente. Così, infatti, è passato alla storia: l'Incidente di Amakasu. Per fare fronte all'indignazione popolare, le autorità militari giapponesi ricorsero ad espedienti che è facile immaginare: mele marce, episodio isolato, tragica fatalità; vorrei dedicare tutto questo a chi si diletta, ancora oggi, a cianciare ammirato di Giappone tradizionale, di "codici d'onore", di Bushido e di Yukyo Mishima.

La storia sarebbe finita qui; ci sono però da dire due o tre altre piccole cose.

Il tenente Amakasu, una volta liberato, fu alla chetichella mandato in Francia a studiare; nel 1931 lo ritroviamo, con la sua bella faccina di merda da dalai lama, a Mukden, in Manciuria. Non è un posto a caso: proprio con un altro incidente (l'incidente di Mukden, appunto), il Giappone ne ha approfittato per invadere la Cina e per instaurare lo stato-fantoccio del Manchukuo. Direttamente alle dipendenze del locale capo dello spionaggio giapponese, Kenji Doihara, Amakasu si occupa della produzione e dello spaccio di oppio e del contrabbando di ogni sorta di generi nel resto della Cina. Ad un certo punto prende ad occuparsi di altre due cose solo apparentemente molto diverse l'una dall'altra: organizza la polizia nella nuova capitale del Manchukuo, Hsinking, e diviene il capo della Manchukuo Film, potentissimo strumento di propaganda.

Non è un caso se la figura di Masahiko Amakasu, il liquidatore extragiudiziale degli anarchici giapponesi, si ritrova quindi in un celebre film: sto parlando, naturalmente, de L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, dove è interpretato dall'attore Ryuichi Sakamoto. Lo stesso Amakasu, del resto, ebbe un ruolo decisivo nel mettere sul trono del Manchukuo l'ultimo imperatore della dinastia Qing, Aisin Gioro Pu Yi. Il 20 agosto 1945 Masahiko Amakasu si suicidò; nel film di Bertolucci si spara un colpo alla testa, mentre in realtà ingerì del cianuro di potassio.

Nel 1969, la vicenda di Itō Noe e Osugi Sakae era stata trasposta in un film che è considerato uno dei primi capolavori della New Wave nipponica. Diretto da Yoshishige Yoshida, si intitola Erosu purasu gyakusatsu, ovvero "Eros e massacro". Nel film, considerato all'epoca una sorta di terremoto in Giappone, due studenti svolgono una ricerca storica sui fatti, riflettendo soprattutto sulle tematiche del libertarismo e del libero amore. Ad un certo punto, i personaggi del passato e del presente si mischiano impegnandosi in quelle tematiche; Itō Noe ritorna, e assieme a lei una storia che ci presente un Giappone lontanissimo dai samurai e dai luoghi comuni.













giovedì 15 settembre 2011

Hasta siempre compagno Jara!

Trentotto anni fa, il 16 settembre 1973 viene ucciso da assassini, criminali e fascisti,il rivoluzionario cantante, poeta, regista e attore teatrale Victor Jara, ferito, fatto prigioniero e rotte ambedue le mani. Scrisse nel suo ultimo messaggio prima di essere assassinato allo stadio nazionale del Cile, "siamo cinquemila . Su di un pezzo di carta, di quelli che provengono dalle sigarette. Quì plasmò la sua ultima idea, il suo lamento, il suo desiderio e la sua visione.
Così si perpetrava uno tanti crimini della nascente dittatura fascista e criminale di Pinochet, che in pochi giorni avrebbe ucciso migliaia di cileni. In primo luogo seguaci e sostenitori di Allende, leader rivoluzionari,dirigente d'avanguardia,fino ai nemici ed avversari.

Víctor fu una voce all'interno del processo rivoluzionario cileno, dalle diverse sfaccettature di lotta, un esempio per la causa e della causa. Nato nella campagna ne seppe apprezzare la natura e le sue radici. Nel 1966 incise il suo primo album, il vero amore fu per i lavoratori agricoli, la maggior parte delle sue canzoni rispecchiano le ingiustizie e gli abusi commessi contro il popolo, parlò, cantò della disuguaglianza di classe.

Direttore teatrale fino al 1970, quando inizia la sua dedizione a tempo pieno nelle attività sociali. Marxista convinto, comunista che ri-prendeva gli elementi della situazione cilena del momento. Realizzò una serie di documentari contro il fascismo, nella guerra civile.

Victor si integra immediatamente nella campagna di Salvador Allende con cui collabora e partecipa, credeva nel nuovo uomo aveva un sogno. Il sogno di un Cile molto diverso, dove tutti avevano un posto e dove non vi erano differenze di classe.

E' triste e doloroso leggere il racconto della sua amata; Joan Jara, che descrive la condizione in cui lo trovò, il suo stato così deteriorato dalle tante torture subìte. Ma questo non gli ha impedito da lì di continuare ispirandosi e descrivendo i militari che lo picchiavano e torturavano, che non riuscivano stroncare il suo morale, né assassinare le sue speranze.

Victor continua a cantare oggi da dove si trova, indicando ancora con la sua voce, la lotta , il suo fucile la canzone, i suoi proiettili le lettere. Insieme con Ali, Mercedes, Violeta, Facundo, Fonseca, formano un coro di speranza e con Pablo,Ruben, Martí, scrive una poesia di incoraggiamento per l'America. Che sarà l'ispirazione per la nuova vita,la nuova patria. Allende e tu,guiderai con Manuel e Paolo le lotte che devono venire.

Mi rimane poco,troppo poco per parlare con te, scrivendo su di te. Tutto quello che posso dire è: Victor vive senza stancarsi della sua lotta, la sua musica, le sue canzoni sono guida di lotta, per sempre. Victor Jara, i tuoi assassini anche se non hanno pagato per questo, lo faranno a un certo punto, ciò non può essere dimenticato e dovunque succederà sarà fatta giustizia.

Hasta siempre compagno Jara!
 
 
(Traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano) 


 

martedì 13 settembre 2011

Il corpo di tua madre

Un giudice (César Adán García Cú), di fronte alla mutilazione del corpo di una donna - Ruth Noemí Elías Top - recisi i genitali, decapitata, tagliate entrambi le mani e con profondi segni di machete sui polpacci  ha dichiarato che la mutilazione fu effettuata " con lo scopo preciso da parte di Francisco Chocoj(il femminicida)  di evitare che la vittima fosse riconosciuta" e che non si è trattato di un atto di perversione. Il sadismo secondo il giudice fu un comportamento esasperato che non merita ulteriore punizione.
Davanti a questa dichiarazione è difficile non chiedersi: e se la vittima fosse stata sua madre?

di Carolina Vásquez Araya

Questo caso uno tra migliaia di casi, serve per illustrare fino a che punto la violenza contro la donna - per il solo fatto di esserlo - che è definita come femminicidio - sia una condotta ammessa e giustificata.

...Tra le questioni in sospeso che dovrebbero ricevere tutta l'attenzione c'è il compimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio la cui terza sezione recita: " Promuovere l'uguaglianza tra i sessi e l'empowerment delle donne"
 Questa dichiarazione ha una enorme portata. Significa promuovere un equilibrio di forze in seno agli organi decisionali e una completa consapevolezza del ruolo svolto dalle donne nello sviluppo nazionale, il loro contributo in termini di educazione, salute e qualità della vita, ma stabilisce anche l'obbligo della società di rispettare la sua condizione di donna come essere completo con identici diritti e responsabilità.

Negli ultimi anni la società civile ha fatto un passo importante per affrontare le tematiche di genere, con una visione di reinserimento sociale,allo scopo di combattere stereotipi e pregiudizi radicati, idee sessiste e discriminatorie, che sono stati il terreno di coltura dei comportamenti misogini che si trasmettono di generazione in generazione.

Tuttavia, non è bastato. Il problema della violenza contro le donne non è un tema di moda, ma una patologia sociale la cui persistenza nelle azioni quotidiane di milioni di esseri umani segna le società e impedisce di raggiungere lo  sviluppo.
La prosperità economica o l'accesso alla tecnologia non possono considerarsi un indicatore di evoluzione, mentre le donne non sono rispettate nella loro interezza.
Le istituzioni dello Stato, gli apparati di sicurezza e il sistema di amministrazione della giustizia sono istanze che abbisognano di un cambiamento radicale del comportamento nei confronti di questo problema.
Giudici, magistrati, pubblici ministeri, polizia e investigatori hanno l'obbligo di trattare i casi di femminicidio con un atteggiamento comprensivo e rispettoso.

Una società funzionale e autenticamente democratica, rispetta in modo assoluto  i diritti di tutti i suoi membri e senza eccezione di classe.

Partiamo da qui.


(traduzione di AnitaLia Di Peri Silviano)
Doña Basilia Top, madre de Ruth Noemí Elías Top, durante la lettura della sentenza lo scorso 8 settembre.

sabato 10 settembre 2011

Mentre le donne continuano ad essere uccise...

Cassandra Bouvier, Houria Mounmi due giovani studiose francesi dell'Istituto di Studi Superiori dell'Americana Latina della Nouvelle Sorbonne - Paris III, che a quanto pare indagavano la deviazione dei fondi della Cooperazione per gli aiuti alle indigene del Chaco, che subiscono quotidianamente la violenza e la violazione dei loro diritti collettivi, per mano di chi vuole appropriarsi delle loro terre per la produzione intensiva di soia, furono uccise a San Lorenzo nel mese di luglio,  a colpi di pistola,picchiate, ed una di esse violentata, secondo quanto riportato dalla stampa.

Marcela Yarce Vivero e Rocío González Trápaga ,giornaliste, la prima responsabile delle relazioni pubbliche della rivista Contralinea,la seconda giornalista indipendente, " voce pubblica invisa al sistema" come dice Francesca Gargallo(1) sono state trovate uccise a Iztapalapa, Méssico,strangolate e colpite come le due francesi a Salta.

Queste quattro donne uccise,le prime in Argentina e le altre in Messico, ingrossano le statistiche dei femminicidi che per tutta la nostra America continuano a riempire le pagine dei giornali, soprattutto quelle della cronaca di polizia.

Migliaia di giovani donne  vengono uccise annualmente per mano dei loro partners ed ex partners, ma anche da sconosciuti, crimini individuali o di gruppo, per motivi diversi, che vanno dal tentativo di controllarne la sessualità, di appropriarsi dei loro corpi e della loro vita di moglie o amante, crimini che hanno - come nel caso delle giornaliste e delle studiose universitarie menzionate - l'obiettivo di mettere a tacere le loro voci e inviare un messaggio alla società su ciò che può accadere alle donne che osano sovvertire l'ordine di genere costituito, addentrandosi nei mondi dove gerarchie e potere non devono essere messi in discussione. Si tratta di uno dei più crudeli componenti di questa serie di dispositivi di disciplina che hanno i poteri: chi non si terrorizza di fronte alla possibilità di essere assassinata in modo così brutale? Chi non rimane paralizzata e si comporta come socialmente previsto sia in casa che in strada?

 I femminicidi ci dicono che la messa in discussione della gerarchia costituita si paga con il sangue, che le donne che osano rompere gli schemi uscire da ciò che è già stabilito per il suo genere, come indagare sui crimini contro le donne o la violazione dei diritti umani,lasciare il partner violento o non volere ri-tornare con un ex che non si ama più,amare un'altra persona, fa correre il richio di ricevere come punizione la pena di morte.

Il femminicidio dice la sociologa guatemalteca Ana Leticia Aguilar " ha la funzione finale di controllare, disciplinare e punire dal momento in  cui avviene l'esecuzione di una donna al trattamento successivo da parte dei mass-media e degli organismi incaricati di fare giustizia" (2).
E'  - come nei casi segnalati - un tentativo di posizionamento e di critica nei confronti dello Stato, che vuole evidenziarne l'incapacità a garantire la sicurezza delle donne e l'esercizio dei loro diritti negli spazi territoriali.

" Nel corpo femminile - annota Rita Sagato,studiosa della problematica del femminicidio in America Latina - violato e giustiziato che nelle guerre contemporanee si riduce e nemico,  lo (Stato) si discredita e lo si demoralizza. Questo antagonista è colui che ha la responsabilità o dovrebbe avere il ruolo di tutore, guardiano o protettore della vittima, ruolo che- come l'aggressione prova - non riesce ad assolvere, cadendo pertanto disonorato nel suo ruolo di autorità virile" (3).

 E' a Marcela Lagarde che dobbiamo lo sviluppo del concetto di femminicidio. Lo propose per differenziarlo dal termine femmicidio usato da Diana Russell ed Hill Radford nel loro libro  "Femicide: The Politics of Woman Killing, come traduzione letterale dall'inglese e considerare la necessità di un termine che approfondisse i significati che hanno gli omicidi delle donne nelle società dove la esclusione,l'iniquità e la disuguaglianza per motivi di genere rappresentano la norma. " In castigliano, femicidio è una voce omologa all'omicidio ed ha solo il significato di omicidio di donne. Quindi per differenziare, ho preferito la parola femminicidio per denominare così tutte le violazioni dei diritti umani delle donne che hanno i crimini e le sparizioni delle donne e questi fossero identificati come crimini contro l'umanità" (4).

(...)

Anche se è un passo importante tipicizzare il crimine contro le donne come femminicidio ed aumentare le pene, se tali misure non vengono accompagnate da cambiamenti sostanziali nelle diverse istituzioni dello Stato non possono avere un forte impatto.

Mentre le donne continuano ad essere viste oggetti di proprietà e non come soggetti di diritti; mentre i nostri corpi vengono considerati come campi di battaglia per combattere il nemico; mentre l'immagine che si trasmette nei mass-media è soprattutto quella di oggetti sessuali o di strega come succede quando una donna è coinvolta in una questione pubblica; mentre lo Stato non garantisce la sicurezza e i diritti, le pari opportunità per uomini e donne; mentre continuiamo ad essere invisibili come protagoniste e mentre non cambia il concetto che hanno molti funzionari e funzionarie che la violenza contro le donne ce la  andiamo a cercare; mentre persiste l'idea che le donne sono usa e getta; mentre non si sensibilizzano le società sull'impatto della violenza di genere,mentre le donne stesse non vediamo che il dolore di una donna in qualsiasi parte del mondo è anche il nostro dolore. Potranno aumentare le pene, però le donne continueremo ad essere vittime della violenza femminicida che come uno spettro si aggira in America, nel nostro paese.

E - aggiungo io -  per tutto il mondo.


Note:

1. Francesca Gargallo, “Marcela Yarce y Rocío González Trápaga: periodistas asesinadas”, blog de la autora, 2 de septiembre del 2011. http://lacalleesdequienlacamina.blogspot.com/

2. Ana Leticia Aguilar, Feticidio: La pena capital por ser mujer, Diálogo, Nueva época, Año 4, No.44 Flacso, Guatemala, octubre 2005

3. Mariana Carbajal, “La agresión sexual es un arma como cualquier otra”, Entrevista a Rita Segato, Página 12, 23 de agosto de 2011. http://www.pagina12.com.ar/diario/sociedad/3-175139-2011-08-23.html

4. Marcela Lagarde y de los Ríos, “Antropología, feminismo y política: violencia feminicida y derechos humanos de las mujeres”, en Margaret Bullen y Carmen Diez Mintegui (coord.), Retos teóricos y nuevas prácticas, Ankulegi, 2008. http://hedatuz.euskomedia.org/5336/1/14209239.pdf.

5. Defensoría del Pueblo, Feminicidio en el Perú: Estudio de expedientes judiciales, Serie Informes de Adjuntía, Informe No 04-2010/DP-ADM, 2010. http://www.defensoria.gob.pe/modules/Downloads/informes/varios/2010/informe-feminicidio.pdf

6. Observatorio de crimimalidad del Ministerio Público, El Registro de Feminicidio del Ministerio Público: Enero-Diciembre 2010, Lima, 2011.

7. “ALDF tipifica feminicidio como delito”, Vanguardia, 29 de junio del 2011
http://www.vanguardia.com.mx/aldftipificafeminicidiocomodelito-1035103.html

la ciudad de las diosas

(traduzione di AnitaLia Di Peri Silviano)

Cassandra Cassandra Bouvier, Houria Mounmi, le due ricercatrici assassinate a Salta (Argentina)