Visualizzazione post con etichetta violenza sessista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta violenza sessista. Mostra tutti i post

sabato 21 dicembre 2013

Corpi, spazi e violenze. La costruzione del " femminile" nei regimi biopolitici.

Uno studio dell'Universidad Complutense de Madrid
Almudena Cabezas, David Berná
Definiamo " femminile" un ampio spazio, un esterno costitutivo, nel quale si colloca come negativo tutto ciò che non ha le caratteristiche distintive di mascolinità.
Mediante il dialogo tra le geo-politiche critiche femministe, la teoria queer e il pensiero decoloniale analizziamo le finzioni politiche della mascolinità e femminilità come artefatti violenti, manipolatori e creatrici di disuguaglianze.
Le tecnologie della razza, del sesso e del corpo,modellano gli individui nella diseguaglianza e violenza, legittimando le gerarchie spaziali che potenziano l'egemonia occidentale e le forme di circolazione del sapere-potere. Siamo interessati ai processi politici e discorsivi attraverso cui si sono costruiti i corpi e le identità posizionate nel femminile e come agiscono generando violenza nei confronti dei soggetti non uomini  (donne , omosessuali , disabili , prostitute, ecc.). Per questo, prestiamo attenzione agli apparati bio-politici che danno avvio a tecnologie e dispositivi soma-politici addomesticanti, frenano e disciplinano la vita delle popolazioni con l'obbiettivo di costruire corpi nazionali docili, forti e riproduttivi a partire dalle finzioni politiche identitarie. Allo stesso modo della genealogia affrontiamo la costruzione dell'artefatto "femminile", la creazione dell'identità omosessuale e le differenti forme di violenza, dal consolidamento degli Stati-nazione europei e le forme dell'imperialismo decimonono.

Testo Completo

revistas.ucm.es

lunedì 12 novembre 2012

Eliminare la misoginia

A Lima (Perù), gli attacchi contro la sindaca Susana Villarán, offrono lo spunto per una riflessione sull'odio di genere.

di  Rosa Montalvo Reinoso


Negli ultimi tempi siamo stati testimoni del trattamento di alcuni mass-media dei casi in cui erano implicate donne,come ad esempio, quello di Rosario Ponce alla quale sembra non sia stato perdonato di essere sopravvissuta in condizioni talmente dure nelle quali invece è morto il fidanzato. Se l'uomo è morto, come mai lei più"debole" vive, sembra essere la domanda che sta dietro la persecuzione di questa ragazza, che non solo ha rotto gli stereotipi di genere, rimanendo in vita, ma in più, affronta in modo altezzoso e quasi insolente gli assalti della procura, del padre del ragazzo, della gente influenzata dall'incalzare dei Media, da più di un anno e che fa del padre del ragazzo un eroe instancabile e in cerca di giustizia. Recentemente la magistrata María del Rosario Lozada, che secondo le dichiarazioni di Rosario, avrebbe detto che cercherà Ciro, (1)come se fosse suo figlio e con  questa agitazione le attività investigative sarebbero andate in direzione favorevoli al padre,ha aperto una nuova inchiesta, riportando il caso nei Media, da dove non era uscito del tutto.

L'ha uccisa perché aveva invidia del pene, come appare scritto nella sentenza per Abencia Meza, condannata a 30 anni di prigione con l'accusa di aver ucciso la sua compagna,reato che non è stato provato in tutti i suoi aspetti." Si stabilisce un primo movente passionale e si parla di una teoria molto discussa di Sigmund Freud: l'invidia del pene. Si presume che Abencia va in collera e decide di uccidere Alicia Delgado perché ha una relazione con un arpista  (Miguel Salas), perché possiede ciò che lei non ha ( un pene), per questo decide di ucciderla, (2) ha commentato l'avvocato della cantante in uno show televisivo, lasciandoci perplessi davanti a questa affermazione della perizia psicologica,eseguita da professionisti che sembrano vivere in epoca vittoriana.


A trent'anni di prigione è' stata condannata anche Eva Bracamonte per la morte della madre, senza che si sia potuto provare esattamente che aveva commesso il reato. Anche in questo caso, la giudice Carmen Choquehuanca aveva chiesto una perizia psicologica e psichiatrica per determinare il suo comportamento sessuale e se era predisposta a commettere crimini. Lesbofobia, manifestata nei comportamenti di coloro che sono stati incaricati della gestione della giustizia in alcuni casi, una chiara evidenza di misoginia in altri,come  nel caso di Rosario Ponce.

La misoginia, questa espressione di odio per le donne, che le considera inferiori,incapaci, anormali, incomplete, mostruose,sorelle di Pandora e prima ancora delle orripilanti Arpie, è una delle espressioni dell'ideologia patriarcale che nutre la nostra società e che si esprime su molti fronti, quasi senza che si noti,si metta in discussione, si rilevi. La misoginia non è esclusiva degli uomini, ma anche di molte donne. Rimproveri come quelli del congressista  Kenji Fujimori al Presidente fanno il giro e generano risate tra il pubblico: " Assuma la leadership e parli con voce più chiara e maschile"  gli disse in uno dei suoi discorsi al Congresso, sottolineando la visione che ha del femminile, senza autorità per il fatto di essere donna,essendo quindi necessario che si alzi la voce dell'uomo per far valere l'ordine stabilito.

L'ordine di genere è così radicato nella nostra mentalità che è molto difficile sottrarsi alla costruzione del femminile come inferiore e svalutato, perpetuando un ordine gerarchico,ingiusto, pagabile solo con la sofferenza, la violenza, mantenendo la sottomissione e bruciando le donne che mangiano la mela, in nuovi e moderni falò, immagini che fomentano il così vecchio,ma tanto vivo patriarcato.

La misoginia è quella che è dietro la ferrea opposizione all'approvazione del protocollo dell'aborto terapeutico,legale dal 1924 e che secondo il Piano per la Parità di Genere 2012-2017, viene lasciato in sospeso fino al 2017, perché incontra resistenza in diversi settori,la maggior parte dominati dagli uomini, che si arrogano le prerogative di controllare i nostri corpi,come se si trattassero dei loro territori. Misoginia è anche aspettarsi che le donne siano sottomesse, devote, riproduttrici fedeli della specie,assoggettate al potere maschile,schiave devote, figlie di Maria.


Per questo, quando una donna esce fuori dalla norma, cioè quando protesta, vuole rompere con una relazione violenta o partecipa a spazi considerati maschili è esposta a diverse forme di violenza, che vanno dalle aggressioni fino al femminicidio. Così abbiamo che,nel paese,secondo quanto denunciato da differenti organizzazioni di donne, due su cinque donne politiche  sono vittime di molestia e violenza politica. Il Centro della Donna Flora Tristán ha rilevato venti casi di aggressione a donne politiche a livello nazionale. Tra queste, l'assessora Ruth Paz,colpita dal sindaco Guido Ayerbe della provincia di  Cotabambas in Apurimac (3) o  Edita Laguna Zerpa,assessora di San Marcos aggredita da un gruppo di coloni alleati del sindaco congedato negli stessi uffici del Comune.(4)


Questa forma di espressione della violenza di genere,non si manifesta solo fisicamente ma forme più sottili, come obbligare ad esempio le consigliere a pulire i bagni o servire uno spuntino,perché queste sono funzioni da donna, insultarle per abbassare l'autostima, viene denominato molestia politica, che è definita nella legge boliviana come lo "atto o un insieme di atti di pressione,persecuzioni, molestie o minacce, commessi da una persona o gruppo di persone, direttamente o tramite terzi,contro le donne candidate, elette, nominate o nell'esercizio della funzione  pubblica-politica o contro le loro famiglie, al fine di ridurre, sospendere, limitare od ostacolare le funzioni del suo ufficio, di indurla o costringerla a eseguire, contro la loro volontà, un atto o un'omissione nell'esercizio sue funzioni o nell'esercizio dei suoi diritti. "(5)

Negli ultimi avvenimenti a Lima alla richiesta di revoca della sindaca,abbiamo visto gli insulti che le sono stati rivolti, chiaro indizio di misoginia collettiva, che ha la sua massima espressione in un gruppo di Facebook " Anch'io firmo per Q S Largue La Vieja Puta De Susana Villaran”,che per fortuna non ha molti seguaci, però ci serve per tracciare come nel caso delle donne la squalificazione che subiscono non riguarda le loro azioni nella gestione politica, ma le si accusa di essere qualcosa che nella società viene considerato abietto, che si riferisce non solo al sesso per denaro, ma alla mala-femminina. Questa espressione accompagnata in più da "vecchia", termine più usato nella rete dagli anoninmi oppositori, configura immagini che ci riportano a ciò che è indesiderabile socialmente, perché il disprezzo che circonda attualmente le persone anziane è in aumento. Si noti che il termine puttana, come espressione carica di misoginia è quella più comunemente usata contro le donne in politica o se escono fuori dal modello di genere o rivendicano i loro diritti. Sandra Fluke,una studente di Washington fu chiamata puttana dall'annunciatore radiofonico ultraconservatore Rush Limbaugh perché rivendicava la copertura sanitaria per la pillola del giorno dopo.
" E' per te, è per te, Cristina puttana, la puttana che ti ha partorito!" gridavano alla presidente argentina in una manifestazione. Puttana è chiamata anche Hilary Clinton in Rete, come anche Michele Bachelet ed ho l'impressione che nessuna donna politica si salvi da questa s-qualifica.

Nel caso della sindaca Susana Villarán sin dall'inizio del suo mandato è stato oggetto di espressioni misogine e di molestia politica da parte di un gruppo di oppositori che vogliono impedire che il suo governo dimostri ciò che le donne possono fare quando c'è impegno ed onestà. Ovviamente non si tratta di fronte alle donne di nascondere le eventuali incapacità, ma di analizzare come, in questo caso gli attacchi alla sindaca, che hanno raggiunto il culmine con la richiesta di revoca sono parte di un piano di destabilizzazione, che risponde  ad interessi politici ed economici,siano l'espressione della squalifica permanente, l'intenzione di minare il suo potere di decisione, di evitare che possa conquistare spazio politico in futuro e con essa altre donne che vorranno partecipare all'azione politica. Pertanto, questo processo di revoca a Lima non è solo una possibilità di combattere per sconfiggere gli interessi economici e politici, che stanno dietro alla richiesta di revoca del mandato,ma anche a sostenere l'eliminazione della misoginia individuale e collettiva che impera nel paese, nei mass-media,nelle reti sociali, nelle aule giudiziarie, nella Chiesa e nelle nostre case.

Note:
1) http://it.wikinoticia.com/lifestyle/socio-critica/98080-peru-la-morte-di-uno-studente-nelle-ande-divide-media-e-social-network


2)   L'avvocato di Abencia Meza: "Accusano la mia cliente con la teoria dell'invidia del pene" http://peru.com/entretenimiento/tv/abogado-abencia-meza-acusan-mi-client...

3) .http://grupoiniciativaanticorrupcionilo.blogspot.com/2012/02/regidora-fu...


4) http://www.primerapaginaperu.com/article/ancash/6804/1/print/

5) Legge contro la molestia politica alle donne, Assemblea Legislativa Plurinazionale
http://constituyentesoberana.org/3/leyesdecretos/042012/190412_1.pdf



La Ciudad de las Diosas

(traduzione di Lia Di Peri)


venerdì 3 febbraio 2012

La giustizia non è donna

Contrariamente a quanto si possa pensare, la sentenza della Corte di Cassazione non  riguarda, a parer mio, la contrapposizione tra garantisti e giustizialisti, ma rileva dal punto di vista dell'egemonia del potere maschile, che alimentandosi delle gerarchie di genere impregna tanto la sfera privata che quella pubblica, le istituzioni, la cultura, il mondo lavorativo,la sessualità.

Infatti, la  lettura  della sentenza  mi ha fatto subito venire in mente Michael Kaufman  e le sue sette P della violenza di genere, in particolare,  la numero  2 e  la numero 3: 

 - Privilegi :  la violenza è spesso il risultato di aver diritto a certi privilegi.


- Permesso : la violenza non solo è permessa, ma viene celebrata e ricompensata.

Ridurre come si sta facendo in queste ore, il dibattito tra garantisti e giustizialisti  è un altro modo per distogliere l'attenzione sulla problematica vera della violenza di genere: l'assimetria di potere tra uomini e donne, che fonda l'organizzazione patriarcale delle società.

 La violenza di genere come l'assenza dell'equità di genere, della giustizia sono alcune delle conseguenze di questa mascolinità egemonica.








lunedì 31 ottobre 2011

" Per essere la voce di quelle che tacciono"


"Splendidi cortometraggi che trasmettono la durezza della violenza di genere in modo chiaro e semplice.

Ottimi per un cineforum e un dibattito su questa piaga ".



I cinque cortometraggi  spagnoli più premiati :

1° premio " Vivi o muori"





Si racconta il processo dell'abuso in quattro momenti temporali che formano un'unica scena . Il tragico finale viene sospeso quando di riavvolge la storia  e la protagonosta decide di dire la verità all'amica. Il cortoevidenzia la capacità della donna di decidere.


2° premio " Non è mai troppo tardi per farsi valere"


L'azione si concentra sull'intensapreoccupazione di un'operatrice telefonica di un cemtro antiviolenza che aspetta di ricevere una chiamata. La storia lascia intravedere un tragico finale. Il corto sottolinea la tendenza della vittima a perdonareil suo aggressore e dargli una seconda opportunità.



3° premio "Senza ragione"

Racconta la storia di una coppia nella quale  si intreccia una sequenza  di abusi nelle diverse scene di  rapporto armonioso. Mette in evidenza l'atteggiamento delle donne a volte 'con ragione' altre 'senza ragione' per concludere nell''ingiustizia' il silenzio della vittima.
4° premio  " Senza pensarci due volte" 



Si descrivono gli atteggiamenti di sessismo in una relazione tra giovani. Il  finale rileva il sostegno sociale alla vittima.
5° premio  " Giù la maschera"
Begoña va in ospedale vittima " di un incidente domestico". Grazie all'aiuto di un 'amica riuscirà ad uscire dalla spirale del maltrattamento.


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)

lunedì 24 ottobre 2011

Vittime

di  Molla Teresa Castells

Abbiamo vissuto una settimana dove le notizie si sono affollate.

La morte di Gheddafi, la morte di un campione del motociclismo,l'abbandono delle armi da parte dell'organizzazione terrorista dell'ETA e alcune notizie ci hanno portato a trascorrere qualche giornata di reale voragine informativa.

Ogni notizia, naturalmente, aveva corrispondenti opinioni e opinioni contrarie da parte delle persone che formano i diversi forum di discussione e dei media e va da sé che le diverse reti sociali"'bruciano".

Forse, la notizia  più seguita  è stata l'abbandono delle armi da parte dell'ETA che è stata annunciata lo scorso giovedì. Appena un mese prima delle prossime elezioni generali.

L'analisi di detta notizia è stata fatta da molte voci: politici, parti sociali,dalle differenti associazioni delle vittime, ecc... e ciascuno con i suoi interessi, non sempre pubblici.

Alla fine, come sempre, i numeri. A quanto pare l'ETA ha ucciso un migliaio di persone nei suoi cinquant'anni di lotta armata come riportato da tutte le fonti,la quale è una verità sanguinosa per qualsiasi società.
Per tutto il tempo che sono rimasta "inchiodata" davanti alla televisione e radio ascoltando le differenti opinioni, continuavo a pensare la stessa cosa: Dove sono quelli che  dovrebbero difendere le vittime di un terrorismo ancora più sanguinoso:il terrorismo sessista?
Non era il momento di interagire con il momento informativo che si stava vivendo, ma mi rifiuto di perdere ancora tempo,anche se in alcune reti sociali cominciavano a dare questi dati anche la sera stessa.

Continuo a chiedermi molte cose al riguardo.E tra queste :  perché si rivendica il terrorismo solamente quando proviene da organizzazioni e non da singoli individui? Perché non si dà lo stesso trattamento informativo della vittima del terrorismo ad una vittima del terrorismo sessista? Perché ai terroristi che uccidono le loro partner non viene dato il nome corrispondente di, per esempio, assassino, terrorista ecc...e sempre si cerca di limitare la sua (loro) responsabilità ad ambiti più privati e meno sociali, nonostante i progressi in questa direzione?
Continua ad essere molto doloroso per me affrontare questo tema che fa male all'anima, soprattutto dopo che rivendicai la condizione di vittima, non solamente per le donne aggredite ma anche per le sue figlie ed i suoi figli e gli altri parenti più stretti,e alcune persone delle associazioni delle vittime del terrorismo politico sono arrivate  ad insultarmi per aver fatto tale comparazione.

Non mi importa degli insulti. Mi interessa  del perché si continui a dichiarare lo status di vittima solamente per coloro che sono morti per mano di quelli che comunemente vengono nominati terroristi in ambito sociale e non privato.
Bisogna ricordare che negli ultimi dodici anni (che è il periodo nel quale i dati sono disponibili) sono morte una media di sessantacinque  donne ogni anno, il che è una cifra abbastanza elevata. E parlo solo della morte, senza considerare tutte le denunce che, pur essendo molte, secondo gli esperti, sono soltanto il dieci per cento (il dieci per cento!!!) di tutte le aggressioni che si verificano.

Chi, a parte le persone coinvolte nella lotta contro questo flagello, parla di far cessare questo terrorismo? Quando potremo celebrare la cessazione delle attività armate di questo terrorismo?

Esse sono vittime, ci piacca o no,di un terrorismo con una maggiore accettazione sociale a causa di tutte le componenti culturali acquisite nel corso di centinaia o migliaia di anni.

Sono vittime accettate e giustificate socialemente perché il sistema androcentrico possa sopravvivere.
E nonostante tutti i progressi degli ultimi anni,rimangono ancoa troppi interessi nel non riconoscerlo come tale in troppi ambiti e siamo stanche che questo accada.

Per quanto tempo le loro voci continueranno a essere taciute e le loro morti solo una questione di numeri statistici?
Vittime. Sono vittime di un terrorismo silenzioso, molto più dannose delle organizzazioni terroriste, perché  dietro ogni aggressione alla partner, vi è un terrorista.


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)

martedì 13 settembre 2011

Il corpo di tua madre

Un giudice (César Adán García Cú), di fronte alla mutilazione del corpo di una donna - Ruth Noemí Elías Top - recisi i genitali, decapitata, tagliate entrambi le mani e con profondi segni di machete sui polpacci  ha dichiarato che la mutilazione fu effettuata " con lo scopo preciso da parte di Francisco Chocoj(il femminicida)  di evitare che la vittima fosse riconosciuta" e che non si è trattato di un atto di perversione. Il sadismo secondo il giudice fu un comportamento esasperato che non merita ulteriore punizione.
Davanti a questa dichiarazione è difficile non chiedersi: e se la vittima fosse stata sua madre?

di Carolina Vásquez Araya

Questo caso uno tra migliaia di casi, serve per illustrare fino a che punto la violenza contro la donna - per il solo fatto di esserlo - che è definita come femminicidio - sia una condotta ammessa e giustificata.

...Tra le questioni in sospeso che dovrebbero ricevere tutta l'attenzione c'è il compimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio la cui terza sezione recita: " Promuovere l'uguaglianza tra i sessi e l'empowerment delle donne"
 Questa dichiarazione ha una enorme portata. Significa promuovere un equilibrio di forze in seno agli organi decisionali e una completa consapevolezza del ruolo svolto dalle donne nello sviluppo nazionale, il loro contributo in termini di educazione, salute e qualità della vita, ma stabilisce anche l'obbligo della società di rispettare la sua condizione di donna come essere completo con identici diritti e responsabilità.

Negli ultimi anni la società civile ha fatto un passo importante per affrontare le tematiche di genere, con una visione di reinserimento sociale,allo scopo di combattere stereotipi e pregiudizi radicati, idee sessiste e discriminatorie, che sono stati il terreno di coltura dei comportamenti misogini che si trasmettono di generazione in generazione.

Tuttavia, non è bastato. Il problema della violenza contro le donne non è un tema di moda, ma una patologia sociale la cui persistenza nelle azioni quotidiane di milioni di esseri umani segna le società e impedisce di raggiungere lo  sviluppo.
La prosperità economica o l'accesso alla tecnologia non possono considerarsi un indicatore di evoluzione, mentre le donne non sono rispettate nella loro interezza.
Le istituzioni dello Stato, gli apparati di sicurezza e il sistema di amministrazione della giustizia sono istanze che abbisognano di un cambiamento radicale del comportamento nei confronti di questo problema.
Giudici, magistrati, pubblici ministeri, polizia e investigatori hanno l'obbligo di trattare i casi di femminicidio con un atteggiamento comprensivo e rispettoso.

Una società funzionale e autenticamente democratica, rispetta in modo assoluto  i diritti di tutti i suoi membri e senza eccezione di classe.

Partiamo da qui.


(traduzione di AnitaLia Di Peri Silviano)
Doña Basilia Top, madre de Ruth Noemí Elías Top, durante la lettura della sentenza lo scorso 8 settembre.

domenica 14 agosto 2011

La rinuncia ai privilegi maschili

Mariano Nieto Navarro*

La maggior parte degli uomini che conosco di età e condizioni diverse, affermano che le donne in Spagna, ora hanno quasi le stesse opportunità degli uomini di fare ciò che vogliono. Implicitamente, ciò che viene detto è che la disuguaglianza è una cosa del passato e che le donne che si lamentano si lamentano vizio.


Questa visione riflette una profonda resistenza, conscia o inconscia, a riconoscere che gli uomini continuano ad avere molti privilegi odiosi ("che pregiudicano gli altri," Drae, 22 ° edizione) per il semplice fatto di essere uomini. O, in altre parole, in un mondo di supremazia maschile o patriarcale, ci sono cose di cui godiamo tutti gli uomini che sono ingiuste perché le otteniamo a spese e a scapito delle donne. Molti di questi benefici li godiamo indipendentemente dal fatto che ci piaccia o no, e si sovrappongono ad altri tipi di privilegi che ognuno può avere  per la sua origine, estrazione sociale, razza, ecc. C'è abbondante letteratura in materia, non solo specializzata, ma anche di divulgazione, in modo che coloro che non sono ancora esperti dei vari meccanismi sociali e abilità apprese, perfezionati e tramandata di generazione in generazione, permettono agli uomini di mantenere la supremazia e approfittarne, anche se non si vuole.


Anche se gli uomini non siamo colpevoli di ereditare questi privilegi, siamo responsabili di ciò che facciamo con quello che abbiamo ricevuto. E questa  responsabilità comincia con il riconoscere la  propria posizione di odioso privilegio.E continua col cercare di cambiare le cose rinunciando agli ingiusti vantaggi che possediamo  e denunciare pubblicamente quegli altri dei quali beneficiceremo comunque. La rinuncia presuppone assumere le preoccupazioni e compiti non desiderati  (a partire per il 50% almeno, dai  lavori domestici, la cura dei bambini, anziani e malati), perdere potere, denaro, status sociale e occupazione (rinunciare ad una promozione per restare più a casa  mentre promuovono una donna?), ecc.


E la denuncia  impegnata (ma non presuntuosa, perché questo potrebbe accadere) può sicuramente portare a seri problemi con molti altri uomini. Un esempio di privilegio che può sembrare irrilevante, ma non lo è: agli uomini, da piccoli,  gli si presta molta più attenzione quando parlano in pubblico e in generale si  dà più credito alle nostre parole (al contrario, le donne "sono più silenziose. ")


Le considerazioni di cui sopra, la rinuncia  e denuncia dei privilegi maschili odiosi, non  presuppone una nuova edizione della tipica attitudine eroica maschile di  salvare le povere donna. Le donne sono stufe e con ragione, di uomini salvatori, che fanno cose "per esse". D'altra parte, le donne hanno dimostrato e continuano a dimostrare di poter salvare se stesse perfettamente. La questione è che gli uomini, ciascun uomo,ci salvi dalla nostra indegnità. Secondo decennio del secolo: è tempo per gli uomini di guardare la realtà in faccia e di  impegnarci in massa nel percorso di uguaglianza. Naturalmente, è necessario stimolare il cambiamento "da fuori", con leggi,  strumenti politici, campagne di educazione e comunicazione. Ma il vero cambiamento deve venire dall'interno di ciascuno di noi (necessità etica) e nella participacizione sociale degli uomini dietro le donne femministe (necessità politica).

PLANTA CARA A LA VIOLENCIA MACHISTA
PONLE CARA A LA IGUALDAD
Manifestación contra la
violencia machista.
Sevilla, 21 octubre 2011
Red de Hombres por la Igualdad

*collaboratore di cambio16.

http://cambio16.es/not/467/la_renuncia_a_los_privilegios_masculinos/
(traduzione di Lia Di Peri)