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lunedì 21 luglio 2014

Le figlie rubate del Messico

Jennifer Clement




Lupita ha trent'anni e lavora come lavandaia in diverse case di Città del Messico. Ricorda ancora la prima volta che vide come portarono via una bambina dalla sua città. “Era molto carina” – dice. “ Era lentigginosa". "Aveva 11 anni”.
A quel tempo, Lupita aveva 20 anni. Cinque uomini arrivarono con i loro veicoli in un piccolo quartiere vicino a Dos Bocas, appena fuori il porto di Veracruz.  “ Quando uscirono dal furgoncino, tutto quello che potemmo vedere, furono le mitragliatrici che impugnavano. Volevano sapere, dove era la più bella, la bambina con le lentiggini”. Tutti sapevamo chi fosse. Se la portarono. Lei aveva ancora la sua bambola sottobraccio, quando la caricarono in un furgone come un sacco di mele. Questo è successo più di 12 anni fa. Non abbiamo più saputo nulla di lei”.
Il nome della bambina era Ruth, racconta Lupita. “ E’ stata la prima che hanno rubato. Poi udimmo che questo era successo anche in altre città” aggiunge. Gli uomini che vagavano per i villaggi, lavoravano per i cartelli della droga locali, sequestrando bambine, che diventano vittime della Tratta a scopo di prostituzione. “ Non avevano nelle nostre comunità, nessun luogo dove potersi nascondere”, spiega Lupita. “ Così scavavamo buche nella terra e se sentivamo che i narcos erano vicini, dicevamo alle bambine che entrassero nel buco, che stessero in silenzio, per qualche ora, fino a quando gli uomini si allontanassero”. Ricorda come una madre lasciò carta e penna in un buco per la figlia. “ Questo funzionò per un po’ fino a quando anche i narcos hanno cominciato a trovare le buche”, continua.  Lupita andò via dalla comunità, dirigendosi a Città del Messico in cerca di lavoro.
Negli elenchi preparati dalle agenzie governative e dalle Ong, sulle bambine scomparse in Messico, si possono leggere cose come queste:

Karen Juarez Fuentes, 10 anni. Sesso femminile. Scomparsa mentre andava a scuola ad Acapulco. Pelle bruna. Capelli castani. Occhi marrone.

Morena-Ixel Rivas, 13anni.  Sesso femminile. Scomparsa in Xalapa. Un metro e mezzo di altezza.  Peso, 50 chili.  Bruna. Viso ovale. Lacerato il lobo dell’orecchio sinistro.

Rosa Mendoza-Jimenez, 14 anni.  Sesso femminile. Scomparsa. Magra. Pelle scura. Capelli castani scuri. Non ci sono altri dati.

Le liste si sommano e continuano. Secondo le cifre ufficiali, i rapimenti sono aumentati nel paese del 31% rispetto allo scorso anno. Queste statistiche si riferiscono alle vittime che sono stati rapite in cambio di un riscatto, poiché la gente è più propensa a denunciare il reato quando è richiesto il denaro.
Tuttavia, c’è un altro tipo di violenza che non si denuncia. Quando una bambina è oggetto di “furto”. Così è chiamato questo tipo di sequestro; la catturano in strada, quando si dirige a scuola, quando esce dal cinema, ma anche nella propria casa. Nessuna richiesta di riscatto per lei. Quello che i delinquenti vogliono è il suo corpo. I cartelli della droga sanno che mentre possono vendere un sacchetto di droga solamente una volta, possono invece prostituire una bambina più volte in un solo giorno.

Per ingannare i trafficanti, le famiglie stanno ricorrendo a misure estreme. Alcune donne si nascondono in rifugi e case segrete e mascherano le facciate degli edifici perché somiglino a vetrine di un negozio.  Molte famiglie di contadini poveri hanno nelle loro capanne nascondigli segreti, dove occultare le sorelle e le figlie dalle costanti incursioni dei trafficanti. Una donna che vende collane di perline sulla spiaggia di Acapulco mi racconta di come i suoi genitori siano riusciti ad allargare un piccolo angolo, che esisteva tra la parete e il frigorifero di casa, dove avevano pensato di nasconderla, qualora i trafficanti avessero battuto la zona con i loro enormi SUV o moto. “ Ci sono state sparatorie e rapimenti, per tutto il tempo”- dichiara.  “ Non viviamo più là. Nessuno può vivere in questo paese”- finisce.
Un altro modo che hanno le donne di evitare l’attenzione dei narcos è di essere poco attraenti. Più volte ho udito madri che spiegano perché non permettano alle loro figlie di acconciarsi, truccarsi o profumarsi. Alcune aree rurali che ho conosciute durante manifestazioni e proteste a Città del Messico, deformano le loro figlie tagliandole i capelli o travestendole da maschietto.

“ Avevo detto a mi figlia, di non uscire molto”- mi racconta Sarita, di Chilpancingo, una grande città nello Stato di Guerrero “ mi ha ignorata”. Le lacrime rotolano giù per le guance di Sarita e le pulisce come se volesse cacciarle indietro. “ Abbiamo combattuto tutto il tempo, perché non si truccasse le labbra” “ Non so se sia scappata da casa volontariamente con un uomo o se l’hanno rubata". Non lo so. Andò a scuola una mattina e non è più tornata”, dice singhiozzando.

In una città del sud del paese, visito un convento del XVII secolo, dove si è stabilito uno dei pochi gruppi esistenti nel paese, che lavora in segreto per aiutare le donne a uscire da situazioni pericolose. Qui, le suore, quasi tutte settantacinquenni, tengono nascoste 20 donne con i loro figli scappate dai mariti e fidanzati.
Domando alle religiose, cosa succederebbe se qualcuno di questi uomini apparisse alla porta, con la loro banda, imbracciando fucili d'assalto AK-47. Mi rispondono senza esitazione che, tutte insieme, con i loro corpi formerebbero un muro e che morirebbero per le donne e i bambini che proteggono.
Nel monastero c'è una ragazza abbastanza sottile con i capelli castani, deve avere circa 18 anni, non di più. Il suo nome è Maria e vive lì da più di un anno. Il marito la stuprò, la prima volta, a una festa. “Rimase a guardarmi e, allora, capì che ero perduta”, racconta Maria. “ Mi nascosi in bagno per tutta la notte, mentre lui restò in piedi dietro la porta per ore e ore… Una donna non può dire di no. Infine, lasciai il bagno e lui era lì. Mi ha violentata per diversi giorni”.

Maria spiega come riuscì a scivolare attraverso una finestra mentre l'uomo dormiva e tornare a casa dalla famiglia. “ Quando mia madre mi vide entrare dalla porta, ho pensato che venisse ad abbracciarmi, invece ha preso il telefono e ha chiamato l’uomo per rivelargli dove mi trovavo. Mi ha detto che non voleva morire per causa mia. Quando, lui venne a prendermi mi picchiò selvaggiamente. Mesi dopo, una notte, mi portò nel bosco, perché lo aiutassi a disfarsi di un barile di acido cloridrico, dove era stato sciolto un corpo umano. Voleva essere sicuro che fossi sua complice”.

Non ci sono cifre esatte sul numero di donne e ragazze rubate e vittime della tratta in Messico. Nelle zone rurali, pochi confidano nella polizia, poiché spesso sono in combutta con le mafie locali, per questo molti casi di sparizione non sono registrati.
Una cosa su cui tutti concordano, organismi governativi e Ong, è che i casi di lavoro forzato, schiavitù per debiti e traffico sessuale, stanno crescendo a ritmi allarmanti. Il Governo si è impegnato a trovare metodi più efficaci contro la violenza (lo scontro diretto con i cartelli della droga, ha provocato la morte di 70.000 negli ultimi sei anni), ma deve ancora presentare un piano, qualunque sia, in questa direzione.
Lo scorso novembre, il presidente Enrique Peña Prieto ha accompagnato Rosario Robles, Ministro dello Sviluppo Sociale, in occasione dell'apertura di un centro per donne nella remota e poverissima comunità di Tlapa de Comonfort (Guerrero). “ In Messico, nel XXI secolo la peggiore espressione di discriminazione contro le donne è la violenza” ha affermato Rombles. "In questo moderno Messico ci sono tuttavia Stati dove il castigo è maggiore per aver rubato una mucca, che per aver rubato una donna”.

Nel frattempo, le famiglie continuano a chiedere giustizia con tutti i mezzi disponibili. Nella cattedrale di Xalapa, Veracruz, hanno organizzato lo scorso anno, proteste nella Giornata Internazionale della Donna. Una delle azioni è stato quella di mettere sui gradini della Cattedrale le scarpe delle scomparse con scritto i loro nomi. Accanto a un paio di sandali, 35 di piede, si poteva leggere” ce l’avete levata in vita, la rivogliamo in vita”.

“ Abbiamo smesso di portare le nostre figlie al mercato” mi dice una madre. “ Era troppo pericoloso. Lasci  un attimo la mano di tua figlia per prendere una papaya e, in un secondo, lei svanisce”. “ E’ successo a mia cugina. Si sono portati via la figlia. Ha sentito un movimento, una spinta ed è caduta a terra. L’hanno allontanata con uno spintone e hanno afferrato la bambina. Non aveva più di sette anni. Quando mia cugina ha parlato con la polizia, che si presume, dovrebbe tutelarci, un agente le disse che solo a un idiota potrebbe succedere che si portino via la figlia così”. “ Puoi averne un’altra, sei ancora giovane”.

 Nel carcere femminile di Città del Messico, Santa Marta Acatitla, le carcerate vanno vestite con uno di questi due colori: quelle già condannate di celeste, quelle in attesa di giudizio di beige. Il penitenziario si trova di fronte a quello degli uomini e i prigionieri si vedono attraverso le fessure delle pareti di cemento. Intravedono un pezzo di pelle, l’ombra di un volto, un bacio che vola attraverso un cortile di cemento e filo spinato. Agitano fazzoletti per salutarsi.

L'artista Luis Manuel Serrano organizza da oltre dieci anni, seminari di collage in carcere, aiutando le donne a raccontare le loro storie sulla base d’immagini ritagliate dalle riviste e incollarle su grandi pezzi di cartone. Serrano, spiega che la tecnica permette di esprimersi senza bisogno di  specifiche conoscenze. Le opere narrano una straordinaria quantità di racconti di donne che furono rubate e, successivamente, usate o vendute come prostitute e infine incarcerate per questo.
Racconta Serrano che il collage più spaventoso che avesse mai visto era di una giovane donna chiamata Marcela. Questa donna era di Tijuana e stava camminando dalla scuola alla fermata dell’autobus per tornare a casa, quando fu catturata e gettata dentro una macchina. Aveva 14 anni. Divenne una “ paradità” (prostituta di strada, letteralmente, colei che sta in piedi), in una rinomata zona di Tijuana, chiamata Callejón de Coahuila, dove le donne aspettano i clienti appoggiate alle pareti.

 “ Eravamo tutte piccoline”, raccontò a Serrano. “ Come lo sapevamo?” “ Bastava che ci guardassimo le une con le altre, minuscole, minuscoli seni”. Serrano mi spiega che il collage di quella donna era in bianco e nero ed era pieno di teschi. “ E’ stata l’unica volta che uno di questi lavori, mi ha messo paura”, conclude.

Quasi tutte le donne che hanno la possibilità di parlare in carcere testimoniano che la vita qui è migliore di quanto non fosse fuori. Prova di ciò è che le autorità carcerarie non rivelano alle internate quando usciranno.  (…) Serrano mi dice che le donne rimesse in libertà, spesso commettono reati per rientrare in carcere. "Qui, per la prima volta nella loro vita, molti si sentono sicure e assistite."


“L’attività principale in carcere è di farsi belle. A volte sembra quasi il maggiore salone di bellezza in Messico” aggiunge. “ Lì dentro senti l’odore della lacca, quello del solvente per le unghie e profumi; le prigioniere passano la maggior parte del tempo laccandosi le unghie, tingendosi i capelli con ogni tipo di colore e mettendosi ciglia finte.  Un paio di anni fa, alcuni membri del personale furono licenziati per avere organizzato una festa di botox in infermeria. Forse, essere belle in carcere, sembra abbastanza sicuro per le donne”.

El Mundo.es

( traduzione Lia Di Peri)

martedì 7 agosto 2012

Giornaliste messicane in pericolo di vita

Il Messico è tra i primi paesi al mondo in cui la libertà di stampa è in grave pericolo. Le giornaliste, in particolare, sono doppiamente vulnerabili, per la loro professione e per il fatto di essere donne: l'arma della violenza sessuale si aggiunge alle altre forme di silenziare chi si dedica a investigare e a informare.



                                                                               
Le Arrabbiate

mercoledì 22 febbraio 2012

" In Europa c'è il Femmi-Genocidio da parte della Tratta."

L'accademica argentina Rita Laura Segato, che ha coniato il termine femmigenocidio, riferito a determinati omicidi di donne per motivi di genere, avverte che questo crimine cresce in modo allarmante. E' a Madrid per tenere un corso.

Tra nervosismo,timidezza e stanchezza, Rita Laura Segato ha concesso una recente intervista appena giunta a Madrid. In questi giorni partecipa al corso " Femminicidio e conflitto armato: verità, giustizia e risarcimento contro l'impunità" che si svolge alla Casa Encendida. Mancano pochi minuti  alla presentazione di  " Femmigenocidio: territorio, sovranità e crimini di seconda classe", ma la nevralgia che l'ha colpito durante il lungo viaggio dall'Argentina non le lascia tregua.

Maria Rita Segato è professora di Antropologia e Bioetica della Cattedra UNESCO dell'Università di Brasilia ( Brasile) e membro del Consiglio Nazionale per la Scienza e la Tecnologia del Brasile. Promotrice del termine "femmigenocidio", ne parla in questa intervista oltre a esprimersi sulle leggi, giustizia e Stati,sulle donne che subiscono la violenza nei modi più impensabili.


Definisce il Femminigenocidio come quei" crimini che comportano la distruzione del corpo delle donne con mezzi sessuali, la tortura sessuale fino alla morte, compiuta da molteplici violentatori e la tratta come una forma di rapina e predazione del corpo delle donne" Per questo afferma categoricamente e in opposizione a coloro che sostengono che in Europa non esistono i femminicidi,che la Tratta delle persone a fini di sfruttamento sessuale sia pre-dominante nel nostro Continente,ma in realtà, " anche  Europa ci sono i femminigenocidi".

Durante la conversazione, evidenzia un momento cruciale per la sua vita professionale: il suo rapporto con il (ex) giudice Baltasar Garzón. Quando l'Università di Quilmes,in Argentina ha  consegnato la laurea Honoris Causa al giudice Garzon, la Segato è stata d'accordo. Fu sotto la direzione di Garzon che venne pubblicato il suo saggio sui Diritti Umani " Le strutture elementari della violenza". In seguito fu invitata da  Baltasar Garzon come relatora nel 2003 ad un Corso di Verano " E lì incontro Ciudad Juarez: fu l'intervento del giudice Garzon che mi ha  portato a  Ciudad Juarez”, ricorda Rita Laura Segato visibilmente emozionata " è stato deplorevole ciò che è successo a Garzon. Non dico che fosse un giudice perfetto, ma il giudizio contro di lui è una vergogna mondiale per la Spagna".

I CRIMINI DI CIUDAD JUAREZ SONO INCOMPRENSIBILI, NON OBBEDISCONO AI MOTIVI PIU' NOTI DEI CRIMINI DI GENERE.
Dopo l'incontro con la città messicana, ha lavorato con le organizzazioni e associazioni delle donne, soprattutto con " Nuestras hijas de regreso a casa”, l'organizzazione guidata da Norma Andrade, che recentemente è stata costretta a lasciare Ciudad Juarez dopo l'ennesima aggressione nel Distretto Federale.
 I saggi " La scrittura sul corpo delle donne assassinate a Ciudad Juarez" sono il frutto della ricerca di Rita Segato durante quel periodo.

Sebbene Ciudad Juarez non è il posto del mondo dove vi è più femminigenocidio, l'antropologa sottolinea l'importanza dell'attivismo che fatto sì, che per la prima volta, questi crimini fossero posti all'attenzione mondiale,  "ma anche altrove, come nel  El Salvador, Guatemala e Honduras i numeri sono allarmanti", ha dichiarato.

LE FORZE PATRIARCALI SONO ASSOLUTAMENTE FUNZIONALI AL CAPITALISMO

Tuttavia, nonostante il lungo cammino, Rita Laura Segato si dimostra ottimista, quanto al futuro di questi omicidi; ritiene che la visibilità e il numero di questi  "crimini di massa e genocidi contro le donne" stiano toccando la sensibilità di molta gente,comprese quelle che sono in grado di avanzare proposte a livello internazionale. Però c'è  un grosso ostacolo in questo cammino per l'accettazione del femminigenocidio: l'immaginario collettivo, " c'è una pressione in questo immaginario che tende a privatizzare tutti questi crimini  sessualizzati contro le donne".
L'antropologa ritiene che questo tipo di reati non siano motivati sessualmente " ma " vengono realizzati con mezzi sessuali, la cui paternità è legata al potere". Secondo l'antropologa questi crimini sono vincolati all'economia e alla politica e l'immaginario collettivo fa fatica a crederlo". E' necessario dare una dimensione politica ed economica a questi crimini ", conoscere come sono associati al tardo capitalismo che sta esacerbando la crudeltà e la rapina in relazione al corpo delle donne", ha aggiunto.


ASSOCIAZIONE DELLE DONNE DEL GUATEMALA

Il seminario al quale partecipa Rita Laura Segato è coordinato dall'attivista impegnata nella denuncia internazionale del femminicidio in Guatemala e nativa di questo paese, Mercedes Hernández. Collaborano la Delegazione del Governo per la Violenza di Genere e l'Associazione delle Donne del Guatemala. Si aggiungono le presenze delle teoriche, Rosa Cobo ( "La politica sessuale e la violenza estrema contro le donne"), Victoria Sanford ("Dal genocidio al femminicidio, istituzionalizzazione della politica di sterminio"), Luz Mendez ("La memoria delle donne  Maya sopravvissute alla violenza sessuale durante il conflitto armato e la ricerca della verità, la riparazione e la giustizia ") e Carlos Castresana (" Crimini transnazionali e la lotta contro l'impunità ").
Per tre giorni, sessanta  persone (la maggior parte donne) parteciperanno al Corso, che sarà esteso al pubblico con una tavola rotonda, oggi, 22 febbraio alle 18:30.


L'associazione delle Donne del Guatemala è un'organizzaione femminista,non governativa senza fini di lucro che lavora per una reale ed effetiva uguaglianza e per l'eliminazione della violenza di genere in tutte le sue forme e in particolare per i femminicidi.

Promuove inoltre la difesa e promozione dei Diritti Umani con prospettiva di genere e interculturalità, denuncia le violazioni dei Diritti Umani delle donne, rafforza la presenza sociale delle donne attraverso l'empowerment, promuove e supporta processi di formazione e di istruzione, gestisce e canalizza risorse per la realizzazione dei progetti di cooperazione per lo sviluppo in America Latina, sostiene il popolo guatemalteco e latino che vive in Spagna e visibilizza la situazione delle donne in Guatemala attraverso flussi informativi.
Feminicidio.net


traduzione di Lia Di Peri








martedì 7 febbraio 2012

Un triste riepilogo

Ciudad Juárez,il doppio crimine contro le donne.



Nel 1983, un decennio prima che questa città acquistasse notorietà internazionale per la storia dei femminicidi e della sparizione delle donne, la società juarense fu scossa dal caso di Cynthia Liliana González Rivero, una bambina sequestrata, violentata e assassinata, con particolare sadismo.


L'ufficio della Procura Generale dello Stato, a capo del quale vi era Toribio Porras Villegas, volle chiudere il caso sbrigativamente ed accusò Lucas Juárez Lozano, operaio edile,del delitto senza che vi fossero prove concrete. Lucas Juárez Lozano fu condannato a 35 anni di carcere sulla base di una sola testimonianza fatta sotto pressione  e tortura.


La stampa e la cittadinanza di Juarez si convinsero che si trattava di un "capro espiatorio". Nel 1986 il governatore del PRI,Fernando Baeza Meléndez ordinò l'indulto per Juárez Lozano. Tra l'opinione pubblica prevalse l'idea che i veri responsabili fossero "diversi giovani", figli di personaggi influenti in politica e in economia di Ciudad Juárez.


Nessunò li indagò. Il giudice che condannò Juárez Lozano era José Chávez Aragón.Per i suoi buoni servizi, ascese a giudice della Seconda Camera Penale e divenne tra il 2004 e il 2007,presidente della Corte Suprema dello Stato di Chihuahua.


La catena di impunità iniziata nel 1993 è arrivata fino al 2010 con il caso di  Rubí Marisol Freyre, una ragazza di 17 anni, assassinata a Chihuahua nel 2008. L'ombra del giudice Chávez Aragón era presente in questo omicidio.


Nel maggio del 2010 i giudici Catalina Ochoa Contreras, Nezahualcóyotl  Zúñiga Vázquez e Rafael Baudib Jurado, quest'ultimo protetto da Chávez Aragón, lasciarono libero il reo confesso dell'assassinio di Rubì,Rafael Barraza Bocanegra.


" E come se avessero ucciso due volte mia figlia" affermò Marisela Escobedo quando ebbe notizia della scarcerazione dell'ex fidanzato della figlia. Marisela Escobedo non fidandosi della Procura di Stato investigò per proprio conto, trovando e dichiarando  l'indirizzo di  Barraza Bocanegra a Fresnillo, Zacatecas.


Accusò la magistratura, la procuratrice statale Patricia González e il governatore César Duarte di far parte di una rete di complicità che protegge i veri colpevoli dei femminicidi.


Diede vita inoltre ad una protesta senza precedenti contro il Palazzo del Governo di Chihuahua. Fu lì che il 17 dicembre del 2010, un uomo le sparò a bruciapelo in testa. Il video dell'esecuzione ha fatto il giro del mondo.


Sei mesi dopo l'assassinio di Marisela, la sua memoria stringe una società castigata dalla paura e dall'impunità. " mai avrei immaginato che avrei dovuto consegnare ai figli, il corpo di una madre. E' stata la prima volta in dieci anni" dichiarò Norma Ledezma, durante l'iniziativa il Dialogo per la Pace, guidata da Javier Sicilia,che sosteneva i familiari delle vittime, davanti a Felipe Calderón, il 23 giugno del 2011, in Castillo de Chapultepec. 


La figlia di Ledezma, Paloma Angélica Escobar Ledezma, scomparve  a soli 16 anni nel marzo del 2002. Lavorava come operaia nella fabbrica ( maquiladora) Aerotec  e studiava alla scuola di informatica,Ecco.


Una settimana dopo, il suo corpo fu trovato in un torrente vicino alla strada di Aldana. Accusarono l'ex fidanzato Vicente Cárdenas Anchondo. Ma le prove sembravano fabbricate per incolparlo.


Gli attivisti dei diritti umani, così come i parenti delle vittime dell'ondata di violenza che affligge il Messico, sanno bene che in due decenni di femminicidi a Ciudad Juárez, l'impunità e la costruzione di colpevoli sono una costante.


Lunedì scorso, Ledezma ha annunciato che " davanti all'indolenza dello Stato e dell'insensibilità di fronte al nostro dolore" il caso della figlia arriverà davanti alla Corte Interamericana dei Diritti Umani.


 Cifre nere e falsi colpevoli.


La fabbricazione di colpevoli va di pari passo con l'aumento dei femminicidi e sparizione di donne. Dal 1° gennaio del 1993 al 30 giugno del 2010 sono 887 le vittime del femminicidio a Ciudad Juárez, secondo il computo della ricercatrice del Collegio della Frontiera Nord, Julia Monárrez, che ha monitorato in modo tempestivo i casi. L'associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa enumera 42 giovani donne scomparse  solo tra il 2008 e il 2009.


Da una ricerca emerografica ,Norma Ledezma, ha dichiarato che nel primo semestre del 2011 sono stati commessi 187 femminicidi nello Stato,di cui 117 a Ciudad Juárez.


Il caso più documentato di fabbricazione di un colpevole è quello di Edgar Alvarez Cruz, un operaio edile, migrante messicano che viveva  a Denver, Colorado e al quale furono attribuiti in un primo momento, più di 100 crimini, poi solo 17 ed ora solo l'omicidio di Mayra Juliana Reyes Solís, una delle vittime del campo Algodonero.


Nel rapporto non v'è alcuna prova concreta che lo colleghi a Reyes Solís, ma solo la testimonianza di Jose Francisco Granados de la Paz, un detenuto con problemi di dipendenza e depressione cronica, rinchiuso ad Almoloya.


Nell'agosto del 2006, l'ambasciatore statunietense Antonio Garza  avallò la versione che Alvarez Cruz fosse il responsabile di oltre cento crimini e coinvolse il governo degli Stati Uniti nella costruzione di un colpevole nei femminicidi di Juárez.


Dal 2006, Alvarez Cruz resta in carcere a Ciudad Juárez, per scontare una pena di 26 anni, pur essendo stato assolto in primo grado dalla giudice Catalina Ochoa Contreras,la stessa del caso di Rubi Marisol. Il pubblico ministero si è appellato e un'altra  giudice Flor Mireya Aguilar l'ha condannato.


" Sono stato condannato per ordine della procuratrice Patricia González”,accusa Alvarez Cruz, intervistato nel carcere di Ciudad Juárez. A sua volta, la moglie María Teresa Peinado Portillo, ha dichiarato che l'ex pm nei casi di femminicidio, Connie Velarde, la psicologa Karina Muriel e il comandante Vidal Barraza minacciarono Edgar Alvarez perché si dichiarasse colpevole.


Intervistata  María Teresa Peinado ha dichiarato: " Nessuna delle madri delle vittime accusa  Edgar. La mamma di Mayra ( una delle donne trovate morte nel campo di Algodero) la signora Gloria Solis, ha dichiarato che non crede alle indagini che hanno portato alla colpevolezza di mio marito". María Teresa sostiene che le accuse contro il marito sono prive di fondamento, perché quando Mayra fu assassinata, Edgar Alvarez viveva a Denver , in Colorado, ed è comprovato dai pagamenti a lui effettuati come muratore.


"Mi hanno molestata l'ex procuratora  Patricia González e la giudice  Flor Rocío Munguía González. Sono stata controllata 24 ore al giorno. L'assistente procuratora,María del Pilar Pérez de la Fuente è arrivata a dirmi che Edgar viaggiava da Denver per tutta la notte per commettere i femminicidi a Ciudad Juárez”,racconta  María Teresa.
L'interesse a tenere Edgar Alvarez in prigione non è un interesse da poco. Il governo di Chihuahua aveva bisogno di attribuire i femminicidi di Campo Algodonero.


Nel novembre del 2001 in questo terreno abbandonato furono ritrovati otto scheletri, lasciati alle intemperie, fuori dall'Associazione delle Maquiladoras, in una delle zone più frequentate di Ciudad Juárez, a pochi metri dal consolato nordamericano. Secondo gli esperti, la scoperta del campo di algodonero  si è trasformata nel caso più emblematico del modus operandi dei femminicidi di almeno 94 donne.


Le autorità coinvolsero come presunti colpevoli alcuni autisti che  soprannominarono la Banda degli Autisti. Nel luglio del 2005 è stato rilasciato Víctor García, El Cerillo, che fu accusato insieme a Gustavo González Meza, La Foca, di essere responsabile dei crimini commessi nel campo di algodonero. Alla fine si è provato che sia El Cerillo che La Foca furono torturati affinché si incolpassero. La Foca è stata ucciso in carcere,mentre Víctor García è tornato libero grazie al sostegno delle madri delle vittime del Campo Algodonero.


Accuse


Per quasi due decenni sono stati costruiti molti " capri espiatori" come l'Egiziano, Gli Autisti ed ora Edgar Alvarez, il quale è accusato di far parte della Banda del Carro Rojo (Macchina Rossa),perché si presume che viaggiasse con questo mezzo per commettere gli omicidi.
Torturati, assassinati o rilasciati tardivamente, alla fine tutti questi casi confermano una costante a Ciudad Juárez.
Tra il 1995 e il 1996, quando si commisero svariati crimini con il maggiore sadismo nella storia degli assassini seriali di Juárez, le autorità si inventarono una storia per coinvolgere un cittadino di origine egiziana.


Uno di questi femminicidi è stato quello di  Silvia Irene Rivera Morales, giovane studentessa di 17 anni scomparsa il 17 luglio del 1995. La madre,Ramona Morales, denunciò la scomparsa al Pubblico Ministero, ma le autorità le dissero che " forse, sua figlia è con il suo ragazzo o sarà con una sua amica".


Il 9 settembre dello stesso anno, il corpo di Silvia fu trovato insieme a quello di  Olga Alicia Carrillo e Rosario García Leal in un  terreno abbandonato del Lotto Bravo. I tre corpi presentavano segni di violenza e tortura. L'autopsia rivelò morsi ed amputazioni della mano sinistra e parziale amputazione del capezzolo.
Nella sua testimonianza davanti all'Alto Commissario per i Diritti Umani dell'ONU, nel novembre del 2003,la madre Ramona Morales dichiarò che " gli investigatori trovarono poi un colpevole. L'Egiziano, Latif Sharif Sharif, che era già detenuto per altri presunti omicidi di donne"  l'Egiziano fu incolpato di più di sei brutali femminicidi avvenuti in quegli anni.
Tuttavia le prove erano molto deboli: si basavano sulla testimonianza di una persona che aveva sentito gridare il nome di Silvia dall'Egiziano; che l'agenda della ragazza riportava una annotazione con la lettera Sha che "presumibilmente" era l'abbreviazione di Sharif, secondo quanto dissero i funzionari ministeriali.


Un altro caso emblematico è quello di  Lilia Alejandra García Andrade. Scomparve il 14 febbraio del 2001 mentre attraversava le strade Ejército Nacional e Carretera Panamericana, una delle zone più frequentate di  Ciudad Juárez. Aveva 17 anni, operaia in una maquiladora ( fabbrica) ed era madre di due bambini.


Il giorno dopo,15 febbraio, Norma Andrade mamma di  Lilia Alejandra presentò una denuncia per scomparsa. Sei giorni dopo il corpo di Lilia fu trovato in un lotto abbandonatovicino al centro commerciale Soriana. Nuda dalla vita in giù, i segni di torture e violenza sessuale erano evidenti. Le autorità respinsero i dati forniti dall'FBI degli Stati Uniti che indicava la possibile presenza dei narcotrafficanti nella zona dove fu ritrovato il corpo.


Le autorità ministeriali hanno "nascosto" o "confuso" corpi, come ad esempio quello di Verónica Martínez, in modo che la costruzione di un qualche colpevole non si alterasse. Per cinque anni la procura sostenne che uno degli scheletri trovatinel campo di algodonero fosse della Martinez.


Tuttavia,l'indagine preliminare 26449/02 rileva che il corpo di questa ragazza fu trovato realmente nell'asse viale Gabriele, davanti alla fabbrica R.K.A. vicino agli uffici della procura speciale per i femminicidi. Neppure la sua famiglia conosceva il luogo dove fu ritrovata Verónica Martínez. Lo scopo di questo occultamento posto dalle autorità era quello di evitare che la colpevolezza di de La Foca de El Cerillo venisse a cadere.


Sentenza del Campo Algodonero


La scoperta di otto scheletri nel terreno abbandonato conosciuto con il nome di Campo Algodonero, il 6 novembre del 2001,scosse l'opinione pubblica nazionale ed internazionale. La cittadinanza di Juarez notò che il terreno era confinante con il ranch di Jaime Bermúdez Cuarón conosciuto come " il padre dell'industria maquiladora di Juarez" uno dei personaggi che hanno sostenuto Francisco Barrio nell'elezione per la presidenza del Comune,appartenente al PAN (il maggior partito della destra messicana)nel 1983. Il Campo si trova davanti agli uffici dell'Associazione Maquiladora di Ciudad Juarez, un emblema dello sviluppo industriale degli anni Ottanta e ad un centinaio di metri dal consolato statunitense.


Nel novembre del 2001 governava l'esponente del PRI (altro partito di destra)Patricio Martínez. All'interno della procura statale si ipotizzò che la scoperta costituiva un "morbido messaggio" del Cartello di Juarez al governo di Martínez. La ragione: avrebbe appoggiato il soggiorno di Joaquín “El Chapo” Guzmán,che si nascondeva tra le montagne di Chihuahua,dopo la sua spettacolare fuga dalla prigione di Puente Grande, Jalisco.




Le indagini della procura di Stato nel caso di campo algodonero sono la grande prova  della negligenza ufficiale e di fabbricazione di colpevoli, secondo il rapporto di Amnesty International,messicana: dieci anni di Sparizioni e Femminicidi a Ciudad Juárez a Chihuahua, pubblicato nell'agosto del 2003.
Questo rapporto è stata la più dura documentazione sulla " inefficienza, negligenza e incapacità delle autorità messicane" nell'investigare le sparizioni e i femminicidi di bambine e giovani donne nella frontiera chihuauense.Il rapporto documentò fino a  370 omicidi di donne di Juarez.


Sei anni più tardi nel novembre del 2009, la Corte Interamericana emise la sentenza " González e le  altre contro gli Stati Uniti del Messico" meglio conosciuta come il caso di Campo Algodonero. La sentenza si è basata su tre degli otto degli scheletri ritrovati:  Laura Berenice Ramos Monárrez, Claudia Ivette González ed Esmeralda Herrera Monreal.


La sentenza ordinò 25 misure in materia di risarcimento alle vittime ed ai suoi familiari e fissò un tempo da sei mesi a tre anni, affinché i diversi livelli dello Stato messicano adottassero le seguenti risoluzioni:


Risoluzione 12: Indagare e punire i responsabili materiali e i mandanti della scomparsa, abusi e privazione della vita delle giovani.


Risoluzione 13: Indagare e punire i funzionari pubblici che commisero irregolarità nelle indagini.


Risoluzione 14: Indagare e punire i funzionari pubblici che minacciarono e vessarono le famiglie Monárrez ed Herrera”.


Risoluzione 24: Lo Stato deve offrire aiuto medico, psicologico o psichiatrico gratuito alle vittime.


Un rapporto preliminare sul rispetto di tale sentenza,elaborato il 30 maggio del 2011 e indirizzato a Pablo Saavedra Alesandri, Segretario della Corte Interamericana dei Diritti Umani avverte che " ad un anno dalla sentenza solo una Risoluzione è stata rispettata: la numero 25 relativa all'indennizzo".
Per quanto riguarda l'indagine e la punizione dei funzionari accusati di irregolarità, il rapporto avverte che la Procura Generale di Chihuahua ha appena iniziato un procedimento per la responsabilità amministrativa contro " sei dipendenti pubblici" e " in due casi gli ufficiali sono stati esonerati, mentre in altri due casi, si è adottata l'interdizione  per un anno dalle pubbliche funzioni e di due anni per una funzionaria".


Il Rapporto al quale ha avuto accesso il quotidiano 'Proceso' accusa: "le autorità statali non hanno un chiaro impegno né intenzione di indagare e punire questi funzionari pubblici che hanno violato i diritti umani delle vittime e dei loro familiari". Ha inoltre chiesto di punire 36 funzionari , ma " nessuno di loro ha o ha avuto relazione con le indagini e le violazioni in questo caso".


Per l'Associazione Nazionale dei Giuristi Democratici,  la Rete Cittadini di No Violenza e Dignità Umana e il Centro per lo Sviluppo Integrale della Donna, organismi che hanno elaborato questo rapporto è importante che la Corte Interamericana " analizzi la reale intenzione dello Stato (messicano) per la conformità " alla sentenza e soprattutto " la superficialità e la mancanza di serietà  con le quali viene presentata l'informazione" legata alla Risoluzione 13.


Peggio ancora, queste associazioni avvertono che " non esiste nessuna diligenza che porti a nuove linee di indagini" in particolare ai veri responsabili dei femminicidi di queste tre ragazze. Sono soltanto un campione dei quasi 900 crimini in due decenni.


Una continua impunità


Lo studio più recente dal titolo " Sistema di Informazione Geografica del Femminicidio" a Ciudad Juárez, realizzato dai ricercator*  Julia Monárrez e Luis Cervera avverte che tra il 2006 e il 2008, la crescita dei femminicidi è stata del 584 per cento: sono passati da 19 del 2006 al 111 nel 2008.


Tra il primo gennaio del 1993 e il 30 giugno del 2010 si contano un totale di 887 vittime di cui è stata possibile la localizzazione solamente per 656  di esse. La maggior parte dei crimini sono stati commessi nel Centro storico di Ciudad Juárez “ che presenta una combinazione e partecipazione di luoghi e persone che sono bersagli di questa violenza generata dalla criminalità organizzata" .


Dal 1993 al 2010, la regione è passata da un tasso di 5,19 femminicidi ogni 100mila abitanti ad un tasso medio di 7,79 femminicidi ogni 100mila abitanti.  Tuttavia, nel 2008, l'anno più violento, si arrivò a 26,68 femminicidi ogni 100mila abitanti.


Una delle scoperte statistiche più inquietanti di questa ricerca è la registrazione dei casi di femminicidi di " bambine al di sotto dei 6 anni", mentre 41 vittime aveva 17 anni un anno prima della maggiore età. L'età media  degli 887 casi è di 26 anni.


Lo studio della Monárrez rileva che 91 vittime " hanno ricevuto 210 diverse aggressioni, tra le quali lo stupro e strangolamenti, così come lo strappo del capezzolo a morsi. Tra il 2008 e il 2010 più del 50.6% dei femminicidi sono stati commessi con armi da fuoco.


Una delle prime conclusioni delle indagini è che dal 2008 si registra a Ciudad Juárez " il maggior numero di omicidi di uomini e donne". Dal 1993 la città " occupa l'attenzione degli organismi internazionali dei diritti umani per la grave e impunita problematica del femminicidio".
Tuttavia, la ricerca sostiene che " esistono altre forme di violenza e altre vittime che rimangono invisibili: le/i giovan* che si trovano coinvolti nella violenza giovanile e le bambine e bambini vittime di abuso emotivo, psicologico, fisico,sessuale ed economico".


E' questo il contesto peggiore della storia dei femminicidi e impunità che lungi dal diminuire, aumentano a Ciudad Juárez.



(traduzione di Lia Di Peri)



venerdì 3 febbraio 2012

Messico: Nuovamente aggredita l'attivista Norma Andrade

Norma Andrade, cofondatrice dell'associazione "Nuestras hijas de regreso a casa" che lotta da anni contro il femminicidio, ha subito un secondo attentato. Il governo di Città del Messico le aveva offerto protezione dopo il primo attentato a Ciudad Juárez. È stata ferita con un'arma bianca, è ricoverata in prognosi riservata.

Firma la petizione per l'immediata protezione :


http://actuable.es/peticiones/proteccion-urgente-norma-andrade


mercoledì 1 febbraio 2012

Messico : Accusate e incarcerate per aver " ucciso i figli"

da Patricia Chandomí

Come esempio lampante di esclusione sociale, emarginazione e negazione dei loro diritti riproduttivi da parte del governo, tre donne indigene sono state incarcerate nello stato di Chiapas, accusate di omicidio, per aver  sofferto parti o aborti in pessime condizioni.

Carmen, Juana e Rosario sono donne giovani, povere e analfabete.Non parlano lo spagnolo e hanno patito violenza da parte dei loro partner. Tutte e tre sono detenute nella prigione di Santo Cristobal della Casas per il reato di omicidio aggravato dal grado di parentela.

" Non sono state condannate per aborto, ma per omicido aggravato dal grado di parentela" spiega l'avvocata difensora Martha Figueroa.

" Noi (le donne) chiedevamo di aggravare il femminicidio per grado di parentela, perché non è la stessa cosa che ti uccida uno sconosciuto, invece che una persona che è stata il tuo compagno; tuttavia, per il reato di omicidio per grado di parentela, quando le processate sono donne,si applica con un solo testimone"

L'avvocata Figueroa cita il caso di Carmen, Juana e Rosario: le tre donne sono indigene Choles della zona nord del Chiapas " In realtà  - denuncia Figueroa - queste donne hanno avuto brutti parti, tutte sono state segnalate come cattive madri, quando a fallire fu lo Stato che le ha mantenute in totale emarginazione ed esclusione".

Trattate come bestie.

Nel marzo 2012  Carmen compirà un anno che è nell'ala femminile del carcere numero 5 di San Cristobal della Casas. Essa è in attesa di giudizio.
" Non ho il coraggio di uccidermi" dichiara l'indigena a Cimacnoticias con l'aiuto di un traduttore. Dopo una lunga pausa non vuole più parlare. Le sue compagne di cella la giustificano " E' per i maltrattamenti subiti dal marito: le si avvicinò per picchiarla  in testa con dei bastoni infuocati, l'ha colpita come se fosse un animale, come se non sentisse nulla".
La sua avvocata spiega " Carmen ha subito molta violenza, che le ha provocato una diminuzione cerebrale".
La donna è madre di cinque figli. Il marito - José - l'ha torturata per anni, minacciandola di morte. Carmen l'ha denunciato in ripetute occasioni, però tornava sempre libero,come se non fosse successo nulla".

Durante la sesta gravidanza, l'indigena si è separata dal compagno, iniziando una relazione con il cognato. José le disse  che quel figlio non era suo e la minacciò di ucciderla assieme al nascituro. " Ho vissuto la gravidanza con tanta paura, paura che ci uccidesse" dichiara Carmen.

" Come ogni mattina mi sono recata nei campi;non sapevo che lì avrei partorito...avevo tanta paura che arrivasse lui  e ci uccidesse,ho posato il neonato e mi sono messa a gridare perché ci aiutassero, ma non è venuto nessuno, mi sono trascinata per il campo con molto dolore e paura... nessuno mi ha aiutata, quando sono ritornata a cercare mio figlio non c'era più, poi è arrivata la polizia che mi ha trascinata in carcere per omicidio"

Niente da  mangiare

Juana e suo marito, Caralampio, sono detenuti da 10 mesi. I due sono stati accusati di tentato omicidio aggravato dal grado di parentela.

" Siamo molto poveri - racconta nell'intervista Juana - ci sono state volte che davo ai miei sei figli solo una frittata al giorno. Mi dicevo, i miei figli stanno morendo di fame, questa era la mia preoccupazione di tutti i giorni, piangevamo della nostra povertà, tutti lavoravamo nel campo e non bastava". il parto avvenne in montagna: " Nessun dottore mi ha mai visitata, non riuscivo a riposare, dovevo lavorare tutti i giorni. Il bambino è arrivato mentre lavoravo; è nato lassù in montagna; lo lasciai adagiato sotto alcune piante per correre ad avvisare mio marito; quando siamo ritornati non c'era più,pensai che era caduto nel burrone. Al ritorno a casa ci stava aspettando la polizia che ci ha accusati di aver tentato di ucciderlo".

E continua: Così ho saputo che mio figlio era vivo;ce l'hanno tolto. Il Distretto federale l'ha dato in adozione... Mi sento così impotente, mi preoccupo dei miei figli, se mangiano, ora che i loro genitori sono in carcere"...

Nove anni in carcere.
Rosaria è originaria della comunità di Palenque. Singola, ha lavorato incinta di otto mesi, come cameriera. Nel bar dove lavorava per ordine del suo padrone, doveva accompagnare il cliente a bere.

" Era l'unico posto dove mi accettarono incinta di otto mesi - racconta - questo lavoro mi permetteva di pagarmi la stanza. Quel giorno ho evitato di bere perché mi sentivo un pò stordita. Vivevo in un piccolo solaio che si raggiungeva attraverso una scala di legno. Stavo salendo, quando sono caduta e ho perso il bambino. Appena mi sono ripresa mi hanno detto che dovevo andare in carcere perché avevo ucciso mio figlio".

Rosaria è stata condannata a 15 anni di prigione per "omicidio aggravato per grado di parentela". Sono nove anni che è in carcere.

In tutto questo tempo ha imparato lo spagnolo ed ora può raccontare la sua storia senza l'aiuto di un traduttore. Rosaria è rimasta incinta un paio di volte in prigione, ma nessuna delle gravidanze è arrivata al termine per la sua salute cagionevole. Rosaria si tormenta per i suoi due figli che ha  lasciato al momento di andare in carcere.

L'avvocata Martha Figueroa commenta " Le autorità hanno giudicato Rosaria per il contesto. Siccome era sola, povera e cameriera, un figlio l'avrebbe disturbata. E' assurdo arrivare all'ottavo mese di gravidanza per poi lasciarti cadere da una scala a rischio della tua stessa vita".

Senza diritti
 
La difensora rileva che nei tre casi di queste donne detenute sia chiara la misoginia e la punizione fisica e sociale delle più povere e storicamente emarginate. Per questo l'avvocata chiede l'immediata liberazione.

 E' da notare che con questi arresti lo Stato messicano viola la Convenzione per  la Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna, in riferimento a chi ha l'obbligo di garantire l'accesso ai servizi sanitari e di pianificazione familiare per le donne.

In più fallisce nella concessione di servizi appropriati per la gravidanza, parto e purperio in modo gratuito  - quando sia necessario -  così come nell'adeguata alimentazione per le donne durante la gravidanza e l'allattamento.

 Cimacnoticias.com.

(traduzione di Lia Di Peri)

foto da aliciaguevaraenelmundo.blogspot.com/







domenica 11 dicembre 2011

Donne " conservate" all'orbitorio di Juarez

" Hanno tardato molto per decidersi e consegnarla" ha dichiarato nei corridoi della Procuda di Stato una funzionaria pubblica riferendosi al corpo di Adriana Sarmiento Enriquez, scomparsa a Ciudad Juarez, il 18 gennaio 2008. Le autorità locali avevano tenuto il cadavere della ragazza nelle strutture di Medicina Legale per  tutto questo tempo" senza precisare come e, perché, non avessero informato i  familiari

Adriana aveva 15 anni quando fu sequestrata. Lei e la sua amica Griselda  stavano ritornando a casa in autobus. Griselda era scesa due isolati prima di arrivare al centro città dove vive tuttora. Adriana continuò sola, come tutti i giorni, a due isolati più in là sull'autobus, a camminare poi, per un isolato lungo la strada Francisco Javier Mina, per prendere un secondo autobus fino alla colonia Mariano Escobedo dove viveva con i suoi genitori.A casa non arrivò mai. In quel tratto dove sarebbe stata per soli 12 minuti prima di prendere il secondo trasporto,scomparvero altre tre donne giovani e in momenti diversi, due delle quali uccise e tenute all'orbitorio e un'altra identificata  in un programma televisivo a Los Angeles, California, senza dire nulla sulla sua sorte.

La madre di Sarmiento pubblicò in diversi siti digitali la scomparsa della figlia, aiutata da migliaia di richieste per il centro città. Tuttavia, è stata completamente distrutta dal dolore e non potè continuare  insieme alle altre madri che si sono organizzate per continuare a cercare le loro figlie.

Cadaveri conservati per  anni

" Il corpo di Adriana Sarmiento potrebbe essere stato tenuto all'orbitorio per più di un anno" ha dichiarato una fonte a giornale Los Angeles Press e conservato come anonimo per sicurezza. Così è stato  nel caso di Gabriela Rivas Campos, 16 anni, scomparsa nel febbraio del 2008 e uccisa lo stesso anno. Il suo corpo fu trovato al Km 57 della Valle di Juarez e tenuto all'orbitorio per tre anni fino a quando le autorità decisero di comunicarlo alla madre, il 27 settembre e del 2011,  affermando " che dovevano fare i test del DNA e confrontarli  con i campioni che avevano dato i familiari delle vittime".

Carmen Castillo, madre di Monica Liliana Delgado Castillo, ha aspettato molto meno che le autorità le notificassero e consegnassero il corpo della figlia. Monica, 18 anni, scomparsa nel gennaio del 2011.  Il corpo fu anch'esso trovato al Km 57, dal giorno in cui fu assassinata e, consegnato nove mesi, insieme a quello di Hilda Gabriela, lo stesso 27 settembre, in una conferenza stampa organizzata dalle autorità della Procura di Stato di Chihuahua, alla quale Carmen Castillo ha scelto di non partecipare.

Sono stati "conservati" anche sette corpi di donne senza identificazione e senza informare l'opinione pubblica, che erano state trovate in Loma Blanca , nella Valle di Juarez. Sono sconosciuti il tempo e le circostanze per le quali le conservano all'orbitorio,nonostante che le madri  delle scomparse continuino a cercarle, chiedendo alla Procura lo stato delle indagini.
Il corpo di Jasmine Villa Esparza è un altro di quelli conservato nella camera mortuaria. Jasmine scomparve il 3 ottobre 2010 all'età di 13 anni. Fu trovata morta nella città di Sant'Agostino, secondo quanto affermato dal Los Angeles Press, senza che si sappia con precisione quando fu trovata morta, perché è ancora nei locali della camera mortuaria  e perché non è stata consegnata ai familiari.

La madre Isela Esparza Morales, ha contestato alla Procura nel febbraio 2011,di non cercare la figlia, che " a nessuno interessava, perché non si era fatto nessun controllo". Tuttavia, non ricevette nessun aiuto e nessuna informazione  sui progressi delle indagini e il corpo della figlia poteva  essere gia, allora, all'orbitorio.

Quindici corpi in più

Recentemente, hanno trovato altri 15 corpi di donne sepolte in una fossa comune nella Valle di Juarez. Queste informazioni non ufficiali date dalle autorità, tuttavia non dicono il luogo esatto dove sono tate trovate. I corpi restano trattenuti a Medicina Legale, alcuni sono vestiti, altri nudi. L'età oscilla tra i 17 e i 20 anni. Sono corpi che presentano segni di violenza, di sadismo, alcuni violentati.

" Cercano il modo di come consegnarli" rivela la fonte, " ma sembra che vogliano trattenere i corpi , come se non volessero consegnarli. Forse, per diffondere il terrore, ma è la stessa storia del 1993, nulla è cambiato"  ha lamentato la fonte.

La Procura generale dello Stato deve molte risposte alle madri di Juarez. Per il momento le domande più frequenti sono : dove le hanno trovate? Da quanto tempo erano seppelite? Da quanto tempo si trovavano all'orbitorio? Perché le autorità nascondono le informazioni? Perché scompaiono le tracce?  Chi erano in vita questi corpi massacrati?

Los Angeles Press

(traduzione di AnitaLia Di Peri Silviano)









lunedì 5 dicembre 2011

Appello del Comitato Norma Andrade

Il Comitato NORMA ANDRADE denuncia il tentato omicidio a Ciudad Juárez contro la difensora dei diritti umani Norma Andrade,avvenuto ieri 2 dicembre.
Norma co-fondatora di Nuestras Hijas de Regreso a Casa organizzazione che sostiene le madri delle giovani donne assassinate a Juarz e madre di Lilia Alejandra assassinata nel 2001 è stata colpita da un gruppo di sicari. Norma si trova ricoverata in ospedale in gravi condizioni, anche se stabili. Essa sta dando un esempio di molta forza e dimostra la sua voglia di continuare la sua missione e di curare i figli che che LILIA ALEJANDRA le ha lasciato in custodia.

" Chiediamo ed esigiamo dal governo della repubblica messicana, da Felipe Calderon e dal governatore di Chihuahua,César Duarte di adottare tutte le misure a tutela del trasferimento della famiglia a Città del Messico e li responsabilizziamo degli eventuali danni che possano accadere durante il tragitto. Chiediamo allo stesso tempo, di fornire assistenza medica e alloggio per la famiglia.

Presto pubblicheremo il numero di conto di María Luisa García Andrade per sostenerla finanziariamente.

Il Comitato Norma Andrade

( traduzione di Anita Lia DiPeri Silviano)
Nuestras hijas de regreso a casa

domenica 9 ottobre 2011

Messico: Aumentati del 500 per cento i femminicidi - Protesta Virtuale per la giustizia per tutte le vittime del femminicidio

In quattordici anni, dal 1993 al 2007 ,Ciudad Juárez aveva una media di 33 donne assassinate ogni anno, ma in questi ultimi quattro anni si è raggiunta la  media di 200 donne assassinate, fatto che rappresenta un aumento dei femminicidi del 500 per cento - ha dichiarato Julia Monárrez ricercatrice del  Colegio della Frontera Norte in tema di femminicidi in questa regione.

La specialista ha affermato che si deve intendere per femminicidio l'assassinio di donne per il semplice fatto di essere donne commesso da un uomo in una discriminazione di genere, che dal 2008 rappresentava già un problema sociale e di sicurezza.

Le statistiche della violenza contro le donne dicono che la loro  morte è legata al narcotraffico, anche se non tutte sono coinvolte in ciò che vengono considerate vittime circostanziali.
I dati ottenuti presentano circa 47 donne assassinate ogni 100.000 abitanti, tra queste, per la maggior parte, bambine e donne madri di famiglia.

La ricercatrice ha aggiunto che dopo la risoluzione del  caso di Algodonero, con la  quale la Corte Interamericana aveva richiamato l'attenzione nel paese e dello Stato di Chihuahua, per non aver affrontato i femminicidi e le sparizioni forzate, la Corte nuovamente nel 2008, avvertì lo Stato messicano e in particolar modo Chihuahua, sul problema delle donne scomparse. Ha inoltre affermato la Monarrez che a partire dal 2008 è cresciuta in maniera tragica la scomparsa delle donne,la quale deve essere affrontata immediatamente.
Tanto più che in base ai dati si segnalano 187 casi di ragazze scomparse in tre anni,il che ha causato la richiesta delle Organizzazioni Non Governative e dei familiari attraverso proteste, compresa l'installazione di cartelloni pubblicitari nella città in cerca delle giovani disperse, allertando  così la cittadinanza di fronte all'assenza  del Governo e dello Stato messicano che è completamente disarticolato ed inefficiente a risolvere i casi, anche se è stato più volte ribadito di rendere operativo il Protocollo Alba per la ricerca delle giovani sparite in un determinato settore.

 Focalizzando l'attenzione sul tema delle donne e delle ragazze uccise dalla criminalità organizzata, la studiosa  ha spiegato che è stato difficile ottenere i dati di queste vittime  perché a  Ciudad Juarez, durante il 2010  veniva eseguita un'autopsia ogni due ore e perchè  gli uffici di medicina legale(Semefos) collasavano davanti alle questioni delle morti violente.
" Delle 454 donne -  ha spiegato la ricercatrice -  che erano state assassinate per problemi col narcotraffico ( anche se non tutte erano coinvolte in queste attività) fino all'ottobre del 2010, 21 di queste morti furono ascritte per debiti di droga, anche se  tra 15/17 furono presenze circostanziali, perché si trovavano nel posto sbagliato a momento sbagliato; ciò che  vengono chiamati effetti collaterali e che non dovrebbere esistere".

"Le donne  che vengono coinvolte nel narcotraffico, sempre ai più bassi livelli, sono per la maggior parte donne povere che vivono in quartieri emarginati e che vengono assassinate e  abbandonate in spazi pubblici".

(...)

La ricercatrice ha affermato che per potere contribuire a migliorare le prospettive ,prima bisogna capire che " la teoria femminista è molto chiara, quando ci dice che la violenza sessuale o contro le donne, non solo la troviamo negli atti sessuali che si esercitano sul corpo della donna, ma anche dalla violenza di genere e coinvolge un'ampia gamma di atti violenti diretti contro le donne per il semplice fatto di essere donne".

Dal 1993 al 2011 è stato creato  un database di conoscenza teorica sul femminicidio, che ha  permesso di costruire una tipologia degli omicidi delle donne. Uno di questi è che il femminicidio sistematico, che è stato portato a conoscenza  a livello internazionale da parte  dei familiari delle vittime e delle Ong aveva dei codici, perché erano donne economicamente emarginate e i loro omicidi portavano la stessa firma che le collegavano: avevano meno di 17 anni quando venivano sequestrate, erano torturate e i loro corpi violentati venivano abbandonati nel deserto o in lotti vuoti.
" In quel momento i femminicidi avevano un marchio  e gli assassini agivano in modo sistematico  perché avevano  un qualche nesso con la criminalità organizzata, ma adesso la situazione di violenza contro le donne che viviamo è differente"
A partire dal 2008 con l'operazione militare, notiamo che le donne che sono state assassinate dal crimine organizzato sono passate da una media di quattro a 67 e siamo così arrivati al settembre di quest'anno con 617 donne uccise...

http://www.nortedigital.mx/noticias/local/35226



PROTESTA VIRTUALE PER LA GIUSTIZIA PER  TUTTE LE VITTIME DEL FEMMINICIDIO

CONDIVIDITE NELLE VOSTRE RETI SOCIALI

C. Felipe Calderón
Presidente de México

C. Francisco Blake Mora
Secretario de Gobernación

C. César Duarte Jáquez
Gobernador de Chihuahua



RichiedendoLe  di assolvere ai suoi  ineludibili doveri di proteggere la vita e i diritti delle donne e delle bambine, così come previsto dagli strumenti dei diritti umani di cui il Messico è firmatario Le chiediamo:

Giustizia immediata per gli omicidi delle nostre compagne, le attiviste dei diritti umani Marisela Escobedo e Susana Chávez; così come per la protezione e il risarcimento dei danni necessari alle loro famiglie;

Intraprendere azioni immediate che permettano la trasformazione socio-culturale necessaria per denaturare la violenza contro le donne;

Far cessare la violenza e in particolare la violenza sessista in tutto il Paese

NO + SANGRE!

Firma e invia

(traduzione di Lia Anita Di Peri  Silviano)



sabato 24 settembre 2011

Femminicidio: Trovata morta Gabriela Arlene Benítez Ybarra, la studentessa desaparecida a Jalapa.

Per tre mesi i parenti della giovane e le organizzazioni cittadine avevano cominciato a cercarla immediatamente. 
Il procuratore di giustizia dello Stato di Veracruz minimizzò la vicenda dichiarando che Gabriela aveva abbandonato la sua casa stufa dei rimproveri della madre.

Ieri, 23 settembre, il corpo di Gabriela è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione con segni evidenti di violenza sessuale e mutilazioni. 
La minore è stata assassinata dopo essere stata a lungo oltraggiata sessualmente e seppellita nel Santuario de las Garzas, luogo dove sono state assassinate altre donne soprattutto minorenni i cui assassini sono rimasti tuttora sconosciuti.
 el sexenio

 
 

giovedì 8 settembre 2011

Messico : legalizzare le droghe, non gli omicidi

 di Arnold Kraus

A parlare del problema della droga, la cocciutaggine della maggior parte dei governi di tutto il mondo è immensa.

La ragione è che i governi sono gestita dai politici. Eppur non condividendo la mappa genetica, i politici si comportano in molte aeree nello stesso modo.
Sono molti gli esempi che testimoniano i benefici conseguenti alla legalizzazione di prodotti potenzialmente nocivi.

Così per i casi di alcool e tabacco.

Si è ripetuto fino alla nausea, i vantaggi susseguenti all'abolizione del proibizionismo negli Stati Uniti.
La legge,  che come si sa,proibiva di vendere bevande alcoliche rimase in vigore tra il 1920 e il 1935. Durante il proibizionismo, la mafia  si incrementò, l'aumento della criminalità e della violenza salì alle stelle. Bastano i dati qui riprodotti per comprendere la portata dannosa di quell'iniziativa. Prima del proibizionismo c'era una popolazione carceraria intorno ai 4mila detenuti nelle prigione federali degli Stati Uniti; nel 1935 la popolazione carceraria arrivò sino a 27mila detenuti.
Corollario: il proibizionismo incrementò il numero dei morti, diffuse la violenza e ingrossò le carceri.
Anche per il  tabacco si possono fare delle considerazioni. Nessun paese ha proibito l'uso del tabacco. Si è ristretto il suo utilizzo, sono aumentate le tasse e le innumerevoli campagne per ridurne i consumi. I risultati di queste azioni(anche se molto resta da fare) sono stati positivi, parte delle popolazioni sono consapevoli dei danni prodotti dal fumo e in alcuni luoghi il consumo è diminuito.
Corollario: la prevenzione non richiede il divieto,ma educa e sviluppa campagne ad hoc.

I due precedenti corollari,mi portano alla Svezia e Portogallo.

Entrambi le nazioni hanno depenalizzato il possesso di droghe per uso personale, e gli utenti hanno il diritto di possedere e consumare droghe, non di commercializzarle. Contrariamente alle previsioni degli oppositori alla legalizzazione, il consumo è diminuito ed il numero dei tossicodipendenti che ricorrono ai trattamenti terapeutici è aumentato, il che a sua volta, diminuisce il consumo.
Nuovo corollario:prevenire e trattare è adeguato; reprimere non funziona. L'esempio delle nazioni europee fa rivivere un antico concetto: il consumo di droghe e i loro dannosi effetti attengono all'area della salute, non a quella legale.
Si ottiene di più quando si serve - alcuni politici non servono perché non comprendono - il tossicodipendente in maniera completa che quando lo si stigmatizza e lo si imprigiona.
(...)
Il caso della Svizzera e del Portogallo,anche se appare strano,mi ri-porta al più discusso tema dell'eutanasia e del suicidio assistito.
Dal 1998, nell'Oregon, Stati Uniti, si permette il suicidio assistito, una pratica che consiste nel fornire ai malati terminali, sotto stretta osservanze delle regole mediche, i farmaci adeguati, affinché decidano dove, quando e con chi di porre fine alla propria vita. Così come gli oppositori alla legalizzazione delle droghe, i gruppi conservatori statunitensi previdero che legittimare il suicidio assistito avrebbe aumentato il numero dei casi. Come hanno mostrato le statistiche, il numero dei casi,dal 1998 non è cambiato. Neanche (come avevano previsto gli acerrimi oppositori), si è legalizzata una forma attiva di eutanasia. E' successo ciò che doveva succedere. I malati terminali si sentono protetti, molti non utilizzano droghe e muoino in pace, sapendo che essi contano. Inoltre i medici di quello Stato hanno mostrato  di curare di più questi malati terminali: li accompagnano e gli offrono tutti i farmaci necessari per lenire il dolore e ridurre la sofferenza.
Corollario: proteggere i pazienti terminali e accompagnarli è stata un'esperienza molto gratificante; proteggere i tossicodipendenti e aprirli altre possibilità darebbe buoni risultati.


Felipe Calderón ha dichiarato nell'ultima relazione del governo : " Lotta al narcotraffico fino all'ultimo giorno". Molti statisti la pensano come lui. Io dissento. La guerra alla droga è stata inutile, hanno perso la società e i governi. Si tratta di una guerra avvilente e brutale.
Se si legalizzeranno le droghe, in aggiunta a ciò che ho scritto,i governi avranno l'opportunità di controllare il mercato, di diminuire il potere delle mafie, limitare la vendita di armi ed investire in prevenzione ed istruzione, invece di riempire le carceri,di prendere il denaro dalla vendita della droga per assistere i tossicodipendenti, di educare la società, le forze dell'ordine,e i politici per ridurre la violenza e la corruzione prodotte dal narcotraffico.
Una settimana fa scrissi sul lutto che circonda e soffoca la nostra nazione. In riferimento al  crescente numero delle vittime rilevai : "Ogni mattina la tomba è più profonda" Aggiunsi: " nuove vittime si impilano alle vecchie"  e conclusi: " oggi abbiamo sotterrato i morti di ieri. Domani si seppelliranno quelli della vigilia"
Mi sarebbe piaciuto essermi sbagliato. Non è stato così.

Una sola è la soluzione: legalizzare le droghe.


(traduzione di AnitaLia Di Peri Silviano)




venerdì 2 settembre 2011

L'assassinio delle giornaliste messicane è femminicidio

Bisognerebbe  in-formare il giornalismo italiano...


"La principale linea investigativa nella morte di Ana María Marcela Yarce Viveros y Rocío González Trápaga, punta sul FEMMINICIDIO.
Le due donne entrambi di 48 anni sono state trovate nude, piedi e mani legate, con una corda intorno al collo e colpite in varie parti del corpo. 
Per la violenza esercita sulle due giornaliste la Procura generale ha affermato che la linea investigativa è quella del femminicidio.


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)


martedì 30 agosto 2011

Messico: Calderon e il suo debito con le donne

(L'aumento del femminicidio dimostra la totale fallacia della "guerra" di Calderon e l'ampio disinteresse per la vita delle donne.)


 di Gladis Torres Ruiz

Nel quinto anno dell'amministrazione di Felipe Calderon, la politica di sicurezza e la guerra condotta contro il narcotraffico non si riflettono in una riduzione della violenza contro le donne e in un maggior accesso per esse alla giustizia, al contrario, l'impunità nei casi di femminicidio è in aumento, avvertono attiviste ed accademiche.
Lungi dall'essere più "sicure", dal 2006 le messicane rimangono più esposte alla violenza.

Secondo le statistiche del Ministero della Difesa nazionale ( SEDENA), riprese dalla Banca Dati  del femminicidio dell'Isis Internazionale,dal dicembre 2006 all'ottobre del 2009 sono state assassinate 3.726 donne.
L'Osservatorio Cittadino Nazionale del Femminicidio (OCNF) registra sulla base dei dati delle procure statali che dal gennaio 2009 al giugno 2010,sono stati commessi mille728 omicidi dolosi di donne in solo 18 Stati della Repubblica, di questi 890 sono stati definiti femminicidi.

Più risorse, più armi, più Violenza.

In cinque anni di gestione, il governo federale ha aumentato ogni anno i bilanci per le agenzie che guidano alla "guerra" contro il crimine. Secondo il documento " Elementi per la costruzione di una politica statale per la sicurezza e la giustizia in democrazia", l'Università Autonoma del Messico ( UNAM) e l'Istituto americano di Diritto Costituzionale (IIDC) sottolineano che la spesa pubblica per la sicurezza e dell'ordine pubblico in ambito federale è dal 2007 quasi raddoppiata. Sono stati assegnati quest'anno 66.00031milioni di pesos (mdp). Il bilancio destinato a combattere la violenza contro le donne è anche'esso duplicato passando tra il 2010 e il 2011 passando da 65 milioni di pesos a 110 mpd.

Il paradosso è che la cifra approvata per questa voce rappresenta solo il 10% della spesa totale per combattere la criminalità.

... In questi cinque anni l'opacità nella gestione delle risorse federali è stata costante. Per esempio, nel 2008 furono assegnati alla Segob (Ministero degli Interni) dalla quale dipende la Commissione Nazionale per Prevenire e Sradicare la Violenza contro le Donne (Conavim) 40milioni di pesos per istituire il Fondo Nazionale per Attenzionare la Violenza di Genere e la Diagnosi Nazionale per tutte le forme di violenza contro le donne, tra le altre, compresa la Legge Generale contro la Violenza sulle Donne e Bambine promulgata nel 2007. Nel 2009 il parlamento destinò alla Segob solo 9milioni per l'elaborazione della Diagnosi Nazionale, dopo che le componenti della Commisiione sulla Prità di genere, scoprirono la mancanza di trasparenza nella gestione dei 40milioni originariamente decisi.A tutt'oggi la Diagnosi è un'obbligo di legge ancora inadempiuto.


Senza accesso alla Giustizia.

Nella Diagnosi della Sicurezza Pubblica la ricercatrice Gabriela Perez Garcia ha sottolineato che l'esistenza della sicurezza non si traduce automaticamente nello Stato di diritto o che questa sicurezza si accompagni alla giustizia per la popolazione, in particolare per le donne. "Non è sufficiente - avverte - che la politica garantisca sicurezza, se non crea giustizia,né conformità alle leggi nazionali e ignora i diritti umani e le garanzie costituzionali : è (in questo caso) una politica che non adempie alla sua missione".
Pérez García ha ribadito che la sicurezza deve prendere per mano la giustizia e lo Stato di Diritto.
" Le politiche che non rispondono a questo bisogno - insiste Alejandra Massolo, ricercatrice e consulente in tematiche di parità di genere  e governi locali - non sono coerenti con le norme che disciplinano il rispetto dei diritti della popolazione". E continua agffermando che la violenza di genere attenta in maniera diretta alla cittadinanza delle donne e alle pari opportunità di esercitare i loro diritti, partecipare alla vità pubblica, godere delle prorie libertà democratiche e contribuire allo sviluppo locale e nazionale, rileva anche che la cittadinanza delle donne è più formale che reale,la violenza che la caratterizza sia in ambito privato che pubblico, inibisce e logora i suoi diritti e le aree di empowerment conquistate attraverso infinite lotte," mantenendo la normale supremazia della cittadinanza maschile"

Nella loro proposta di sicurezza presentata questo mese, UNAM e IICD suggeriscono che l'accellerata di bilancio per la polizia  e la magistratura implica una stima di 300 pesos pro-capite, che risulterebbe incompatibile - sostengono - con la stima di 100 pesos pro-capite per il sistema d'ordine pubblico, che comprende le indagini di polizia. " Il che dimostra - spiegano le istituzioni accademiche - la comune tentazione di concentrare lo sviluppo istituzionale solamente in quei settori rilevanti per la lotta alla corruzione e la riduzione della violenza. Esperti nella lotta contro la violenza di genere osservano che esiste" un enorme scollamento" tra gli aumenti in bilancio e i risultati in materia di sicurezza pubblica. Assicurano che non c'è una diminuzione della violenza contro le donne e che invece le due variabili (bilancio e criminalità) sono parimenti aumentate.

Impunità

María de la Luz Estrada, coordinatora general del OCNF, considera che in cinque anni di amministrazione di Felipe Calderón,c'è stato un aumento sostanziale delle morti violente delle donne, attribuendolo al fatto che in questo cinquennio non si è voluto combattere a fondo questo flagello. " (Calderon) si è sforzato di porre fine con violenza alla criminalità organizzata,promuovendo altra violenza:non ha fatto la benché minima cosa per combattere la violenza contro le donne,invece ha aperto molti fronti contro di esse ( aumento del femminicidio e della tratta delle persone),il che favorisce un ambiente di permissività per violentare le donne, negando ad esse l'accesso alla giustizia e violare i loro diritti umani -  ha spiegato.

Luz Estrada ha criticato le agenzie federali create in questo quinquennio per combattere la violenza di genere, come la Commisione Nazionale per Prevenire,Eliminare la  Violenza contro le Donne (Conavim),considerando  " il taglio e nessun reale impegno" per la problematica. "Finora non ci sono registri degli omicidi dolosi di donne,né per le "scomparse", che tenga desta l'attenzione ha dichiarato l'attivista. " Ora - prosegue l'attivista - per colpa della "guerra" di Calderon come politica di Stato, le organizzazioni delle donne hanno nuovi fronti di provenienza della violenza di genere. " Non c'è solo il femminicidio,  -ha sottolineato - ma anche la tratta delle persone legata alla criminalità organizzata".
L'attivista segnala che l'OCNF sta documentando " il rapimento delle donne" a Chihuahua e Sinaloa, e  che nel caso di Guerrero, dove di recente si è tipicizzato il femminicidio,adesso alle abitanti le  "tirano fuori dalle loro case, le uccidono, violentano e commettono ogni tipo di vessazioni  senza fine."


(traduzione di Lia Di Peri)