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martedì 4 settembre 2012

Judith Butler: "Affermo un ebraismo non associato alla violenza di Stato"

La risposta di Judith Buttler, inviata alla rivista digitale  Palestina libre, ad un gruppo di israeliani che si oppongono all'aggiudicazione  di un prestigioso premio per il suo sostegno al boicottaggio di Israle.


Il Jerusalem Post ha di recente pubblicato un articolo dove afferma che alcune organizzazioni si oppongono a che mi venga assegnato il Premio Adorno,un premio che si dà ogni tre anni, ad una persona nella tradizione della teoria critica in generale. Le accuse contro di me sono che sostengo Hamas e Hizbolá ( che non è vero) che appoggio il BDS (parzialmente vero) e che sono antisemita ( palesemente falso). Forse non dovrebbe sorprendermi che coloro che si oppongono al ricevimento del Premio Adorno ricorrano a queste accuse infamanti e diffamatorie, senza alcun fondamento per esprimere il loro punto di vista. Io sono un'accademica che è arrivata all'introduzione della filosofia  attraverso il pensiero ebraico e mi considero difensora e continuatora di una tradizione etica ebraica che comprende figure come Martin Buber e Hannah Arendt. Ho ricevuto un'educazione ebraica a Cleveland, Ohio, nel tempio, sotto la guida del rabbino Daniel Silver dove ho sviluppato forti convinzioni etiche sulla base del pensiero filosofico ebraico. Ho appreso e sono arrivata ad accettare che siamo chiamati per gli altri e per noi stessi a reagire e attenuare la sofferenza. Ma per farlo abbiamo bisogno di ascoltare la chiamata, trovare le risorse con le quali rispondere e, talvolta, subire le conseguenze del nostro parlare. Nel cammino della mia educazione ebraica mi hanno insegnato che non è accettabile rimanere in silenzio davanti all'ingiustizia. Questo comando è qualcosa di difficile, perché non ci dice esattamente quando e come parlare o come parlare in modo da non creare un'altra ingiustizia o del come parlare in una forma che venga ascoltata e interpretata in modo corretto. Questi detrattori non ascoltano la mia attuale posizione e, forse, non deve sorprendermi, visto che la loro tattica consiste nel distruggere le condizioni del percettibile.

Ho studiato filosofia nell'Università di Yale e ho continuato a riflettere sul tema dell'etica ebraica durante tutta la mia educazione. Sento ancora gratitudine per queste risorse etiche, per la formazione ricevuta e che mi incoraggia. E 'falso, assurdo e doloroso per chiunque sostenere che formulare una critica allo stato di Israele è essere antisemiti o, se sei ebreo, sei uno che odia se stesso. Queste accuse cercano di demonizzare una persona che esprime un punto di vista critico e, quindi, squalificare in anticipo la sua opinione. E' la tattica del silenziamento : questa persona è squalificata e qualunque cosa dica si scarta in anticipo o la si distorce in modo tale che da annullare l'atto di espressione. L'accusa si rifiuta di prendere in considerazione il punto di vista,per discuterne la validità,a prendere in considerazione i mezzi di prova e raggiungere una solida conclusione sulla base dell'ascolto della ragione. L'accusa non è solamente un attacco alla persona che ha un punto di vista che alcuni trovano sgradevole, ma che è un attacco allo scambio ragionevole,alla possibilità stessa di ascoltare e parlare in un contesto che potrebbe davvero prendere in considerazione ciò che l'altro ha da dire.Quando un gruppo di ebrei cataloga un altro gruppo di ebrei col marchio "antisemita", sta cercando di monopolizzare il diritto a parlare in nome degli ebrei. Così che realmente l'accusa di antisemitismo è un coperchio di una disputa interna ebraica.

Negli Stati Uniti mi ha allarmata la quantità di ebrei che essendo indignati per la politica di Israele, compresa l'occupazione, le pratiche di detenzione a tempo indefinito e il bombardamento delle popolazioni civili a Gaza,tentano di rifiutare il loro ebraismo. Commettono l'errore di pensare che lo Stato d'Israele rappresenti il giudaismo del nostro tempo e che, se si identifica come Ebreo, sostiene Israele e le sue azioni.Eppure, ci sono sempre state tradizioni ebraiche che si oppongono alla violenza di Stato, affermando la coesistenza multiculturale e difendendo i principi di uguaglianza. Questa tradizione etica viene dimenticata o messa da parte, ciascuno di noi accetta Israele come la base di identificazione ebraica o dei suoi valori. Così, da un lato, gli ebrei che criticano Israele pensano che non possono continuare a dirsi ebrei se Israele rappresenta il giudaismo e, dall'altra parte, quelli che cercano di distruggere chiunque critichi Israele identificandolo con il giudaismo, che li porta alla conclusione che il critico è antisemita o un ebreo che odia se stesso.I miei sforzi accademici e pubblici sono stati diretti ad uscire da questo pasticcio. Secondo il mio giudizio esistono forti tradizioni ebraiche, comprese quelle del primo sionismo,che avvalorono la convivenza e offrono modi di opporsi alla violenza di qualsiasi tipo, compresa quella di Stato.E' importante che queste tradizioni vengano rivalutate e incoraggiate,perché rappresentano i valori della diaspora, le lotte per la giustizia sociale e l'importantissimo concetto di " riparare il mondo"(Tikun).

E' chiaro che le forti passioni coinvolte in questi problemi sono ciò che rende così difficle ascoltare e parlare. Si prendono poche parole fuori dal contesto, si distorce il loro significato portando ad etichettare o a marchiare un individuo. Questo accade a molte persone quando offrono una visione critica di Israele, sono accusati di antisemitismo o di collaboratori dei nazisti. Questo tipo di accuse hanno l'obiettivo di rendere stabili le forme più persistenti e tossiche  di stigmatizzazione e di demonizzazione. Accusano la persona estrapolando le sue parole fuori dal contesto, invertendone il senso e facendo che permangano al posto della persona, annullando di fatto, il punto di vista di quella persona, senza tener conto dei contenuti di quel punto di vista. Per quelli di noi che sono discendenti di ebrei europei che furono distrutti durante l'Olocausto (la famiglia di mia nonna fu distrutta in una piccola città a sud di Budapest), l'insulto più doloroso e dannoso è essere chiamato complice dell'odio verso gli ebrei o essere qualificata come una persona che odia se stessa. E ancora più difficile da sopportare il dolore di questa accusa quando si cerca di affermare ciò che è più prezioso nel pensiero ebraico circa l'etica contemporanea,comprendendo  la relazione etica con i diseredati della terra e il diritto all'autodeterminazione, con coloro che cercano di mantenere viva la memoria della loro oppressione, a coloro che cercano di vivere una vita che sta per essere, e dovrebbe essere degna di essere sofferta. Io sostengo che tutti questi valori derivano da importanti fonti ebraiche, che non vuol dire che derivano solo da queste fonti. Ma per me, data la storia di cui provengo, è della massima importanza come ebrea denunciare l'ingiustizia e combattere ogni forma di razzismo. Questo non fa di me una ebrea che odia se stessa.  Ciò mi fa diventare in qualcuna che vuole affermare un ebraismo che non si identifica con la violenza di Stato e che si identifica con l'ampia lotta per la giustizia sociale.


Le mie osservazioni su Hamas e Hizbolá sono state estrapolate dal contesto e distorti i miei punti di vista. Sono sempre stata a favore dell'azione politica non violenta e questo principio ha caratterizzato sempre le mie opinioni. Un membro di una pubblica accademia mi chiese qualche anno fa se credevo che Hamas e Hezbollah appartenessero alla "sinistra mondiale" e gli ho risposto con due punti. Il primo era puramente descrittivo. Queste organizzazioni politiche sono definite come anti-imperialista e l'anti-imperialismo è una caratteristica della sinistra mondiale, così su questa base potrebbero descriversi come parte della sinistra mondiale. Poi il secondo punto fu critico.  Come per qualsiasi gruppo a sinistra, si deve decidere se si è a favore o contro questo gruppo, per il quale si deve valutare criticamente la sua posizione. Non accetto né approvo tutti i gruppi della sinistra mondiale.Di fatto, a queste osservazioni seguì quella notte  una chiaccherata  dove sottolineai l'importanza del dolore pubblico e delle pratiche politiche della non violenza, un principio che ho elaborato e difeso nei miei tre libri più recenti,Precarious Life , Frames of War y Parting Ways.Altre pubblicazioni di Internet mi hanno intervistata circa le mie opinione sulla non violenza e queste opinioni sono facili da rintracciarsi se qualcuno vuole conoscere la mia posizione su queste questioni. In realtà, a volte,le persone si burlano del mio essere di sinistra, le quali appoggiano forme di resistenza violenta e pensano che non capisco queste pratiche. E' vero: non sostengo le pratiche di resistenza violenta e ancora meno la violenza di Stato. Questo punto di vista forse mi fa più ingenua che pericolosa, ma è la mia opinione. Pertanto mi è sempre parso assurdo che si si tergiversasero i miei commenti in direzione del sostegno o appoggio ad Hamas e Hizbolá! Non ho mai preso una posizione su nessuna delle due organizzazioni, così come non ho mai appoggiato nessuna organizzazione che potrebbe far parte della sinistra mondiale. Non dò il mio pieno sostegno a tutti i gruppi che oggi costituiscono la sinistra mondiale.Affermare che queste organizzazioni appartengono a sinistra non significa che è  necessario appartenerne, o darne approvazione o supporto in qualsiasi forma.

Aggiungo due punti.Sostengo il movimento  per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) in modo molto specifico. Rifiuto alcune versioni e ne accetto altre. Per me, il BDS significa che sono contraria agli investimenti in imprese che fabbricano attrezzature militari la cui finalità è la demolizione della case. Ciò significa anche che non parlo con le istituzioni israeliane a meno che non prendano una ferma posizione contro l'occupazione. Non accetto nessuna versione del BDS che discrimini gli individui sulla base della cittadinanza nazionale e mantengo stretti rapporti di lavoro con molti accademici israeliani.Un motivo per il quale sostengo il BDS e non approvo Hamas e Hizbolá è che BDS è il più grande movimento civico e politico non violento che cerca di stabilire l'uguaglianza e i diritti all'autodeterminazione per i palestinesi. La mia opinione è che i popoli di quei territori, ebrei e palestinesi devono trovare un modo per convivere in condizioni di uguaglianza. Come molti altri, aspiro ad una politica veramente democratica in quelle terre e affermo i principi dell'autodeterminazione e la convivenza  di entrambi i popoli, di fatto, di tutti i popoli. E il mio desiderio, come il desiderio di un numero crescente di ebrei e non-ebrei è che l'occupazione volga al termine,che cessi la violenza di ogni tipo e che una nuova struttura politica assicuri i diritti politici sostanziali per tutte le persone su questa terra.

Il gruppo che promuove questo allarmismo è  Accademici per la Pace in Medio Oriente che afferma nel suo sito web, che " l'Islam" è una religione "intrinsecamente antisemita (sic)". Non è come ha riportato il  Jerusalem Post,di un folto gruppo di studiosi,ebrei in Germania, ma di una organizzazione internazionale con sede in Australia e California. E' un'organizzazione di destra e, pertanto, è parte di una guerra civile ebraica. Un ex membro del consiglio di amministrazione, Gerald Steinberg, è noto per attaccare entrambe le organizzazioni per i diritti umani in Israele, come Amnesty International e Human Rights Watch.

In ultimo, io non sono uno strumento di nessuna "ONG": appartengo  al comitato consultivo di Jewish Voice for Peace, sono membro della Sinagoga Kehillah a Oakland, in California, e membro esecutivo del Facoltà di pace israelo-palestinese negli Stati Uniti e il Teatro di Jenin, in Palestina. Le mie idee politiche hanno affrontato una serie di argomenti non limitati al Medio Oriente o allo Stato di Israele. Ho anche scritto sulla violenza  e ingiustizia nelle altre parti del mondo e mi sono concentrata principalmente sulle guerre intraprese dagli Stati Uniti. Ho anche scritto sulla violenza contro le persone transgender in Turchia, la violenza psichiatrica,la tortura a Guantánamo e sulla violenza della polizia contro i manifestanti pacifisti negli Stati Uniti,solo per citare alcuni argomenti. Ho anche scritto  contro l'antisemitismo in Germania e contro la discriminazione razziale negli Stati Uniti.


Judith Butler è docente “Maxine Elliot”nei Dipartimenti di Retorica e Letteratura comparata e co-direttora del Programma di Teoria Critica presso l'Università della California, Berkeley. E anche docente " Hannah Arendt"di Filosofia presso la European Graduate School a Saas-Fee, Svizzera. Ha scritto molti libri, tra i più recenti, Il potere della religione nella vita pubblica.

palestina libre.org

(traduzione di Lia Di Peri)


                                                                     

domenica 16 ottobre 2011

Cinquant'anni fa, il massacro dei lavoratori algerini.

Il 17 ottobre del 1961, a Parigi, mentre proseguiva la guerra in Algeria,centinaia di lavoratori algerini furono massacrati dalla polizia francese su ordine del prefetto Maurice Papon, al quale il governo aveva dato carta bianca per agire contro la manifestazione algerina prevista per quel giorno.

Dodici giorni prima, il prefetto di polizia aveva vietato agli algerini di circolare per le strade di Parigi e nella provincia parigina dalle 20,30 alle 5,30 del mattino e ordinato che i locali che vendevano bibite dovevano chiudere alle 19,00. Aveva anche proibito di uscire in gruppo, anche piccolo,ma soltanto uno alla volta.
Per rispondere a questo coprifuoco l'FLN, indisse una manifestazione pacifica a Parigi per il 17 ottobre. Alle porte di Parigi, all'arrivo degli autobus dalla periferia,i poliziotti erano pronti a riceverli. Gli algerini furono picchiati selvaggiamente con i calci dei fucili e manganellati in testa, sui denti, sugli occhi, sul ventre. Ovunque i manifestanti si concentravano per sfilare, senza un'arma, né bastoni i poliziotti li attendevano per colpirli selvaggiamente, molestarli  e aprire il fuoco sui gruppi che si andavano via via formando. In una notte, più di diecimila algerini furono arrestati, ammassati nei furgoni della polizia e visto che non erano sufficienti, negli autobus requisiti alla Rete municipale come diciannove anni prima, per la retata del Velodromo  d'inverno di sinistra memoria.
Nel Palazzo dello Sport, nel  Parc des Expositions, nello stadio Coubertin,a Vicennes,i lavoratori algerini furono ricoverati per diversi giorni in spaventose condizioni igienico- sanitarie, rmanendo sempre bersaglio della  violenza della polizia.
Alcuni furono giustiziati, strangolati, impiccati nei boschi parigini, altri non sopravvissero alle ferite e nei giorni seguenti, decine di cadaveri furono trovati nella Senna alcuni con le mani e i piedi legati.
Il governo il giorno dopo dava un bilancio ufficiale di due morti tra i manifestanti e di due feriti  da arma da fuoco tra le forze dell'ordine!
Non si sa con esattezza quanto   siano stati i lavoratori algerini brutalmente assassinati, certamente più di duecento.
Nell'autunno del 1961, la guerra d'indipendenza durava già da sette anni, da quando il primo novembre 1954,i nazionalisti algerini scatenarono la lotta armata contro il colonialismo francese. La guerra aveva già causato centinaia di migliaia di vittime sul fronte algerino. Ma già nel mese di ottobre del '61 i due campi sapevano che l'indipendenza algerina era soltanto una questione di mesi. Le negoziazioni ufficiali erano state aperte tra il governo francese e  quello provvisorio della Repubblica algerina ( GPRA)

Il massacro occultato.


La guerra coloniale e le sue atrocità tuttavia continuavano. Il governo francese voleva restare in una posizione di forza per proteggere gli interessi  dei suoi capitalisti nella futura Algeria indipendente. L'FLN dal canto suo doveva dimostrare di essere capace di molbilitare gli algerini,anche in Francia e questo fu uno degli obiettivi della manifestazione del 17 ottobre. La guerra fece irruzione in  Francia con la brutale repressione della polizia di Papon.
Centocinquantamila lavoratori algerini vivevano a Parigi e dintorni, per lo più uomini le cui famiglie erano in Algeria. Vivevano in baracche, molti in una sola stanza, spesso isolati dalla popolazione e dai lavoratori francesi.
(...)
Dopo il 17 ottobre, l'FLN invitò la sinistra francese ad organizzare il 1° novembre, una manifestazione di protesta contro la repressione ed esigere la fine della guerra. Nessuno rispose. Si dovette aspettare l'8 febbraio 1962 per vedere convocata una manifestazione, in risposta all'attentato dell'OAS, dove la sinistra dovette affrontare lo scoppio della violenza della polizia, che causò otto morti nella metrò di Charonne.
Cinquant'anni dopo, i crimini della polizia francese di quel 17 ottobre  sono tuttora occultati dal silenzio dello Stato.
E' necessario che non siano dimenticati.

Un gruppo di associazioni e di partiti politici ha convocato una manifestazione per ricordare quel 17 ottobre  e chiedere " che le più alte autorità della Repubblica riconoscano il massacro commesso dalla polizia parigina il 17 ottobre del 1961  e nei giorni seguenti, come crimine di Stato.

Lutte ouvrière appoggia questa manifestazione.

Lutte ouvriere

(traduzione di Lia Anita Di Peri Silviano)


domenica 9 ottobre 2011

Messico: Aumentati del 500 per cento i femminicidi - Protesta Virtuale per la giustizia per tutte le vittime del femminicidio

In quattordici anni, dal 1993 al 2007 ,Ciudad Juárez aveva una media di 33 donne assassinate ogni anno, ma in questi ultimi quattro anni si è raggiunta la  media di 200 donne assassinate, fatto che rappresenta un aumento dei femminicidi del 500 per cento - ha dichiarato Julia Monárrez ricercatrice del  Colegio della Frontera Norte in tema di femminicidi in questa regione.

La specialista ha affermato che si deve intendere per femminicidio l'assassinio di donne per il semplice fatto di essere donne commesso da un uomo in una discriminazione di genere, che dal 2008 rappresentava già un problema sociale e di sicurezza.

Le statistiche della violenza contro le donne dicono che la loro  morte è legata al narcotraffico, anche se non tutte sono coinvolte in ciò che vengono considerate vittime circostanziali.
I dati ottenuti presentano circa 47 donne assassinate ogni 100.000 abitanti, tra queste, per la maggior parte, bambine e donne madri di famiglia.

La ricercatrice ha aggiunto che dopo la risoluzione del  caso di Algodonero, con la  quale la Corte Interamericana aveva richiamato l'attenzione nel paese e dello Stato di Chihuahua, per non aver affrontato i femminicidi e le sparizioni forzate, la Corte nuovamente nel 2008, avvertì lo Stato messicano e in particolar modo Chihuahua, sul problema delle donne scomparse. Ha inoltre affermato la Monarrez che a partire dal 2008 è cresciuta in maniera tragica la scomparsa delle donne,la quale deve essere affrontata immediatamente.
Tanto più che in base ai dati si segnalano 187 casi di ragazze scomparse in tre anni,il che ha causato la richiesta delle Organizzazioni Non Governative e dei familiari attraverso proteste, compresa l'installazione di cartelloni pubblicitari nella città in cerca delle giovani disperse, allertando  così la cittadinanza di fronte all'assenza  del Governo e dello Stato messicano che è completamente disarticolato ed inefficiente a risolvere i casi, anche se è stato più volte ribadito di rendere operativo il Protocollo Alba per la ricerca delle giovani sparite in un determinato settore.

 Focalizzando l'attenzione sul tema delle donne e delle ragazze uccise dalla criminalità organizzata, la studiosa  ha spiegato che è stato difficile ottenere i dati di queste vittime  perché a  Ciudad Juarez, durante il 2010  veniva eseguita un'autopsia ogni due ore e perchè  gli uffici di medicina legale(Semefos) collasavano davanti alle questioni delle morti violente.
" Delle 454 donne -  ha spiegato la ricercatrice -  che erano state assassinate per problemi col narcotraffico ( anche se non tutte erano coinvolte in queste attività) fino all'ottobre del 2010, 21 di queste morti furono ascritte per debiti di droga, anche se  tra 15/17 furono presenze circostanziali, perché si trovavano nel posto sbagliato a momento sbagliato; ciò che  vengono chiamati effetti collaterali e che non dovrebbere esistere".

"Le donne  che vengono coinvolte nel narcotraffico, sempre ai più bassi livelli, sono per la maggior parte donne povere che vivono in quartieri emarginati e che vengono assassinate e  abbandonate in spazi pubblici".

(...)

La ricercatrice ha affermato che per potere contribuire a migliorare le prospettive ,prima bisogna capire che " la teoria femminista è molto chiara, quando ci dice che la violenza sessuale o contro le donne, non solo la troviamo negli atti sessuali che si esercitano sul corpo della donna, ma anche dalla violenza di genere e coinvolge un'ampia gamma di atti violenti diretti contro le donne per il semplice fatto di essere donne".

Dal 1993 al 2011 è stato creato  un database di conoscenza teorica sul femminicidio, che ha  permesso di costruire una tipologia degli omicidi delle donne. Uno di questi è che il femminicidio sistematico, che è stato portato a conoscenza  a livello internazionale da parte  dei familiari delle vittime e delle Ong aveva dei codici, perché erano donne economicamente emarginate e i loro omicidi portavano la stessa firma che le collegavano: avevano meno di 17 anni quando venivano sequestrate, erano torturate e i loro corpi violentati venivano abbandonati nel deserto o in lotti vuoti.
" In quel momento i femminicidi avevano un marchio  e gli assassini agivano in modo sistematico  perché avevano  un qualche nesso con la criminalità organizzata, ma adesso la situazione di violenza contro le donne che viviamo è differente"
A partire dal 2008 con l'operazione militare, notiamo che le donne che sono state assassinate dal crimine organizzato sono passate da una media di quattro a 67 e siamo così arrivati al settembre di quest'anno con 617 donne uccise...

http://www.nortedigital.mx/noticias/local/35226



PROTESTA VIRTUALE PER LA GIUSTIZIA PER  TUTTE LE VITTIME DEL FEMMINICIDIO

CONDIVIDITE NELLE VOSTRE RETI SOCIALI

C. Felipe Calderón
Presidente de México

C. Francisco Blake Mora
Secretario de Gobernación

C. César Duarte Jáquez
Gobernador de Chihuahua



RichiedendoLe  di assolvere ai suoi  ineludibili doveri di proteggere la vita e i diritti delle donne e delle bambine, così come previsto dagli strumenti dei diritti umani di cui il Messico è firmatario Le chiediamo:

Giustizia immediata per gli omicidi delle nostre compagne, le attiviste dei diritti umani Marisela Escobedo e Susana Chávez; così come per la protezione e il risarcimento dei danni necessari alle loro famiglie;

Intraprendere azioni immediate che permettano la trasformazione socio-culturale necessaria per denaturare la violenza contro le donne;

Far cessare la violenza e in particolare la violenza sessista in tutto il Paese

NO + SANGRE!

Firma e invia

(traduzione di Lia Anita Di Peri  Silviano)



venerdì 23 settembre 2011

Colombia: Uccisa la giudice che indagava su un sottotenente accusato di stupro e di omicidio di tre bambini.

Sono intoccabili i militari in Colombia?

Ieri, 22 settembre è stata assassinata Gloria Constanza Gaona, la giudice istruttore di Saravena, Auraca (Colombia) che stava indagando su di un sottoufficiale dell'esercito per la morte di tre bambini e lo stupro di una di essi.
Diversi  altri casi nei quali vedono coinvolti membri delle Forze Armate, gli investigatori hanno subito minacce, attacchi, o molestie da fonti non sempre identificate ( o identificabili).
Anche se ciò non si verifica in tutte le indagini che vedono coinvolti militari o  sono accusati dei militari,eppur vero che in diverse occasioni chiunque abbia iniziato a processarli ha avuto problemi.

Questo ultimo caso si aggiunge agli altri in cui giudici, pubblici ministeri e testimoni che hanno avuto un ruolo contro i militari sono andati incontro ad un fatale destino.


Gloria Gaona Constanza


La giudice uccisa che si occupava  di processi per terrorismo e ribellione nella regione, aveva raggiunto notorietà quando iniziò ad occuparsi del caso di tre bambini uccisi lo scorso anno ad Arauca.

Nell'ottobre del 2010 due fratelli, rispettivamente di 6 e  9 anni e la loro sorella di 14 anni furono trovati morti in una fossa comune nel villaggio di Caño Tembladores. Il corpo della ragazza mostrava segni di violenza sessuale. Il padre dei bambini, Alvaro Torres, ha sempre  sostenuto  che l'assassino e stupratore faceva parte dell'Esercito e che poco prima dell'assassinio aveva ricevuto una visita sospetta da membri dell'unità militare di Tame. Il 3 novembre, un sottotenente della Brigada Móvil No. 5, Raúl Muñoz, confessò di avere avuto rapporti sessuali con la ragazza uccisa e con un'altra bambina,Flor Amarillo di 13 anni sostenendo che erano stati rapporti consensuali e che nulla aveva a che fare con l'omicidio. Dopo la confessione fu arrestato dagli agenti del CTI del procuratore.

Nel mese di dicembre, il Pm che aveva avviato l'inchiesta a fine ottobre, rinviò a giudizio Munoz davanti al Tribunale penale Circuito Saravena. Da allora  la giudice Gaona si occupò del caso. Respinse  la domanda degli avvocati della Difesa militare di applicazione della scadenza dei termini e li accusò di utilizzare tattiche dilatorie, alla fine due degli avvocati rinunciarono al mandato. Inoltre 'rimproverò' pubblicamente la difesa di usare "trucchi". Per questo pochi giorni fa aveva annunciato che avrebbe inviato copie dei fascicoli  al Consiglio Superiore di Giustizia affinché indagasse sugli avvocati di Mundoz, membri del Difesa Militare DEMIL.

Il Mediatore del Popolo, Volmar Perez, aveva chiesto che il processo venisse spostato in altro paese per motivi di sicurezza, ma la giudice Gaona non aveva segnalato minacce o chiesto una protezione. Il governo ha offerto una ricompensa di 500 milioni a chi fornirà informazioni sugli assassini,mentre Luis Eduardo Ataya, Governatore  di Arauca, ha dichiarato che è stato identificato già il killer responsabile.

Gli altri casi

Maria Stella Jara

E' stata la giudice che ha condannato a trent'anni di carcere il colonello Alfonso Plazas Vega nel giugno dell'anno scorso quando era giudice della Terza Sezione Penale Specializzata di Bogotá. Dopo questa sentenza sono aumentate le minacce cominciate nel 2009, quando il caso era arrivato a lei. Nell'agosto di quest'anno è stata costretta ad esiliare. Aveva denunciato  pubblicamente nel 2009  di essere vittima  di intimidazioni  per influenzarla nella decisione finale nel caso di Plazas Vega.  Degli sconosciuti avevano tentato di penetrare nella sua casa. Nel settembre dello stesso anno aveva  riferito che le intimidazioni erano divenute minacce. Ha ricevuto un epitaffio per il suo funerale e una lettera attribuita ad un paramilitare che le faceva le condoglianze per la sua morte e  quella della sua famiglia allegando una colonna dove criticava la sua parzialità nel processo.
Era inoltre apparso un rapporto falsificato nel quale un presunto testimone aveva dichiarato che una rete di narco-trafficanti aveva corrotto la giudice Jara affinché si pronunciasse a favori dei suoi membri. A gennaio del 2010 furono stabilite misure di protezione per la giudice e la sua famiglia che però sono diventate esecutive quando la giudice denunciò i suoi problemi di sicurezza in una pubblica udienza. inoltre la stessa Jara ha dichiarato che è dovuta ricorrere alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani per chiedere misure cautelari, dato che in Colombia nessuno credeva che la sua vita fosse in pericolo. Due settimane dopo la sentenza è esiliata in Germania da dove ha criticato la persecuzione che subisce il potere giudiziario.

I Procuratori dei falsi positivi.

Alla fine del 2008 si scoprì che dal 2003 alcuni membri dell'esercito camuffavano i civili morti come scontri con guerriglieri in maniera da aumentare le statistiche di efficacia e l'accesso a determinati benefici. Diversi organismi di controllo hanno cominciato ad investigare  e dal 2009 la Procura sta indagando su 943 persone e il procuratore 1043 casi. Nel marzo del 2010,Christian Salazar rappresentante in Colombia dell'Alto Commissario per i diritti umani presso le Nazioni Unite, ha presentato il  rapporto  del 2009 sulla situazione dei diritti umani in Colombia. La relazione indica che in quell'anno ci furono minacce di morte e la pressione sui pubblici ministeri e investigatori relative a cause di falsi positivi, così come dichiarato da alcuni soldati che hanno deciso di collaborare con il processo.

Ángela María Buitrago

Buitrago è stata la procuratora incaricata davanti alla Commissione di Giustizia dal 2005. Ha sbloccato  il processo e chiesto la condanna a trent'anni di Alfonso Plazas Vegas. Per la fermezza con la quale ha condotto questo caso, i media l'hanno soprannominata " la procuratora di ferro". Nel settembre dello scorso anno è stata sollevata dall'incarico per ordine del procuratore Guillermo Mendoza Diago nel momento in cui la Buitrago chiamò a deporre tre generali in pensione per l'omicidio del giudice Carlos Horacio Uran durante il ritorno al  Palazzo di Giustizia.
Mendoza Diago ha dichiarato che la giudice è stata sollevata a causa della sua inefficienza, perché aveva 54 indagini che non aveva toccato dal 2008 anche se si è scoperto che la congestione della sua attività non era maggiore a quella di altre procure.

Javier Giraldo

Nel 2005 un Comitato di procuratori dell'Unità nazionale dei Diritti Umani  si era recato a a San Jose de Apartado, Antioquia, due mesi dopo la strage nella quale vennero uccisi tre bambini e cinque adulti e fu ricevuto a colpi di fucile e fuochi di mortaio, mentre cercava di investigare sul fatto.
Inoltre la ex sindaca Gloria Cuartas e il sacerdote gesuita Javier Giraldo resero pubbliche le minacce alla loro vita dopo aver denunciato il coinvolgimento dei militari nel massacro.  Giraldo ha anche accusato nel 2008,il generale  in pensione Rito Alejo del Rio di complicità in almeno 200 crimini commessi dall'esercito nella zona di Uraba. Dal 2008 la Commissione interclessiastica di Giustizia e Pace della quale fa parte Giraldo subisce minacce. In più nel 2010 sono apparsi graffiti a Bogotà nei quali si chiede la morte di Giraldo acusandolo di "Curia marxista".

Jorge Lara

Nel 2002 fu assassinato a  Medellín il giudice penale militare Jorge Lara. Lara era capo responsabile dell'indagine sulla morte di sei bambini per un errore militare a Puerto Rico, Antioquia. Per due anni, l'esercito aveva accusato la guerriglia per l'uccisione di bambini, però tre mesi prima dell'assassinio di Lara i militari confessarono la loro responsabilità.


Kaos en la red

(Traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)



Gaona, la giudice assassinata