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giovedì 13 giugno 2013

Marcela Lagarde : Le donne devono imparare a non educare tiranni


domenica 26 maggio 2013

Femminicidio e femicidio: concettualizzazione ed appropriazione

di Rita Laura Segato*



   




Per poter iscrivere il reato di " femminicidio"nel lessico della legge sono necessari due requisiti.
Il primo è quello di identificare una dimensione generica e sistematica completa di questi crimini, e il secondo ,il compito di ridefinire la guerra dai nuovi scenari bellici che si moltiplicano nel mondo contemporaneo.
La prima dimensione risponde all'imperativo della sistematicità e carattere generico che richiede la definizione del reato nel Diritto Penale Internazionale, per poter accogliere il concetto di "femminicidio" come " l'insieme di violenze rivolte specificatamente all'eliminazione delle donne, per la loro condizione di donne". Questo sarà possibile solo, come ho sostenuto in precedenza (Segato 2006 e 2007), se saremo in grado di:

1. accedere cognitivamente al fatto che sebbene il mezzo dell'aggressione è sessuale, la sua finalità non è di ordine sessuale, ma dello sterminio o eliminazione di una categoria o genere di persone;

2. fondare la sua "impersonalità" caratterizzando la sua dimensione soggettiva in termini di un'intenzione generica e non personalizzabile, sia in relazione ai motivi e personalità dell'aggressore sia in relazione alla sua vittima.
Dobbiamo cioè sviluppare una strategia retorica per convincere i giudici, i pubblici ministeri e la gente che i femminicidi sono un reato contro il genere.

Un problema sorge, pertanto,come motivo per un dibattito tra le fila dei femminismi:  dobbiamo includere nella categoria femminicidio tutti gli omicidi di donne, sia domestici, sia seriali, sia quelli che ho denominato "pubblici" o dobbiamo selezionare specificamente i "pubblici"affinché la categorizzazione possa essere efficace?  Naturalmente è possibile sostenere che,tutti e ognuno dei crimini di genere hanno una dimensione di impersonalità e antagonismo generico che proviene dalla struttura del potere gerarchico e patriarcale.

Questa struttura che chiamiamo " relazioni di genere"è per se stessa, violenta-genica e potenzialmente genocida, per la supremazia della posizione maschile, l'unica che deve essere riprodotta e potenzialmente genocida per la posizione privilegiata del maschile, che esercita più dimensioni di dominio in forme intrecciate: sessuale, intellettuale,economica, bellica. Questo fa sì che la mascolinità come attributo,comprovata e ribadita ciclicamente (e, per garantire questo fine, quando la posizione di dominio appare minacciata da un comportamento che può nuocerle), sospende l'emozionalità individuale e l'affetto che può esistere in un rapporto tra un uomo e una donna nel vincolo "amoroso". Il ricorso all'aggressione, pertanto, anche in ambito domestico,implica la sospensione di qualunque altra dimensione personale del legame,per dar vita  al suo  mandato di dominio. Ed è questo che ci fa dubitare insieme a Katherine MacKinnon, che per il genere esistano " tempi di pace. 3

Tuttavia,a meno di sfoggiare una capacità retorica, finora sconosciuta, sarà difficile nel nostro lavoro convincere in questa direzione. D'altra parte,anche a volere includere questi crimini familiari nella categoria giuridica del "femminicidio"provandone il carattere impersonale e sistemico,dovrebbe essere chiesto - per raggiungere la necessaria efficacia investigativa -  protocolli dettagliati e in grado di acquisire informazioni differenziati per identificare gli  autori - tipo ( domestico-coniugale, sociopatici seriali e sistemici di tipo impersonale).
Pertanto,penso ad una più efficace selezione delle caratteristiche per tipificare il reato di femminicidio, che possa caratterizzarlo agli occhi del senso comune (patriarcale) dei giudici, procuratori e  il pubblico come un reato comune, sistematico, impersonale.

Il secondo elemento da prendere in considerazione sono i cambiamenti degli scenari bellici nel mondo di oggi. Una più accurata discriminazione  della categoria "femminicidio"come un particolare tipo di crimine di sterminio contro le donne diventa evidente nei cambiamenti delle pratiche belliche e delle conseguenze per i corpi delle donne. Occorre pertanto capire e rappresentare le rotture storiche nel campo dei conflitti.

Le nuove forme di guerra, descritti come non convenzionale, di terza o quarta generazione, informali, non contemplano né uniformi, né distintivi o bandiere, né territori di Stato definiti,né rituali e cerimonie di vittoria e sconfitta e queste ultime sono sempre provvisorie ed instabili. I gruppi che si scontrano  in questo nuovo tipo di guerra sono bande, fazioni, gruppi tribali, mafia e forze para-statali e statali di vario tipo.

Il diritto internazionale dovrà contemplare i crimini di guerra che questo di scontro bellico genera, in particolare le forme sistematiche di aggressione al corpo delle donne, che abitano le giurisdizioni in disputa. Ciò che accade in questo tipo di scenario non è l'annessione o l'occupazione dei corpi delle donne, come parte dei territori conquistati,ma la sua tortura e distruzione.
In queste guerre di bassi livelli di formalizzazione, sembra diffondersi un codice: l'affermazione della letalità delle fazioni in lotta in quello che ho chiamato "la scrittura sul corpo delle donne", 4  in forma generica e per la sua associazione con la giurisdizione nemica, come documento efficace dell'effimera vittora sulla morale dell'antagonista.
Perché sulle donne e attraverso le forme sessualizzate di aggressione? Perché è con la violenza esercitata per via sessuale che si afferma la distruzione morale del nemico,quando non può essere rappresentato dalla firma pubblica di un documento formale di resa.In questo contesto, il corpo femminile è il telaio o il supporto nel quale si scrive la sconfitta morale del nemico. È necessario ricordare e ribadire che questi  non sono crimini sessualmente motivati, come i media e le autorità insistono sempre per banalizzare le pratiche, ma crimini di guerra,di una guerra che deve essere urgentemente ridefinita.

Concludo ribadendo la convinzione che è necessario elevare la categoria del femminicidio al rango equivalente del "genocidio".5
Per questo si rende necessario fare uno sforzo per chiarire questa categoria. Precisarla significa assumere il requisito dell'impersonalità che ci consente di evidenziare giuridicamente l'intenzione di uno sterminio delle donne per il solo fatto di esserlo, come gruppo,come categoria, come genere di ordine sessuale.


* Docente del Consiglio Nazionale di Ricerca Scientifica e Tecnologica del Brasile


NOTE


(Libera traduzione di Lia Di Peri)


lunedì 16 luglio 2012

Il modello androcentrico

L'androcentrismo è un sistema che è collegato e derivato dalle pratiche di forme di dominio di alcuni popoli sugli altri.

Intervista ad Amparo Moreno Sardá*

Signora Moreno potrebbe definire cos'è l'androcentrismo e in cosa è diverso dal patriarcato?

Io preferisco parlare sempre di androcentrismo e non di patriarcato. L'androcentrismo è un sistema collegato e derivato dalle pratiche  di forme di dominio di alcuni popoli sugli altri. I popoli che esercitano un dominio su altri popoli, hanno necessità di gerarchizzarsi internamente, per poter porre in essere, questa stessa formulazione in tutte le relazioni.Quindi, l'androcentrismo legittima questo sistema di gerarchizzazione che articola il sessismo, l'età,l'etnocentrismo e il classismo.




E cos'è  "l'archetipo virile" questo concetto da Lei sviluppato, che struttura la maggior parte delle sue ricerche?

L'archetipo virile sarebbe il modello costruito per costruire maschi adulti, di classi e popoli dominanti.Inizialmente, la sua prima prassi è quella di  essere come guerrieri che dominano il mondo, che dominano altri popoli.Devono essere trasformati in guerrieri in grado di uccidere altre persone e per saccheggiare altri popoli, con lo scopo di portare tutto ciò che accumulano nei luoghi di origine, cose di cui godranno più tardi con le donne e i bambini del proprio popolo. Così, l'archetipo del virile è collegato all'accesso degli uomini,dei popoli dominanti, all'Esercito. Quando queste società diventano più complesse, c'è una divisione più specializzata del lavoro e, in più, della guerra, questi maschi gestiranno la politica, il mercato e altre forme di dominio come il proprio pensiero accademico. Questo è un archetipo storicamente definito per la costruzione di maschi. E' ciò che fino a pochi anni ha si insegnava  ai ragazzi quando gli veniva detto " Andrai militare e diventerai un uomo" Il che significava che prima di allora non lo era,almeno non con determinate caratteristiche e che l'addestramento militare gli sarebbe servito per trasformarsi in ciò che doveva essere. Quando per accedere al governo, oltre l'addestramento militare,c'è bisogno di istruzione alfabetica, accademica, compreso il dominio economico,questo modello si adatta ai nuovi tipi di bisogni e, proprio per essere un modello, può essere assunto da qualunque donna  o uomo, di qualsiasi colore di pelle , razza o provenienza. Basta che si  sia seguito  questo modello di istruzione proprio della scena pubblica e della possibilità di vivere con le risorse dei popoli dominanti, cioè dei popoli che vivono del saccheggio della ricchezza di altri popoli.

Lei pensa che i mezzi di comunicazione rafforzino, trasmettino e perpetuino l'archetipo virile? Come?

I media sono costruzioni di rappresentazioni simboliche della realtà, così come la Chiesa o le Scienze Sociali. Sono sistemi per costruire spiegazioni sul mondo che si realizzano, impostando e trattando le persone in determinati modi. Il modello di cui stiamo parlando non è permanente, inamovibile,o statico, ma viene modificato e adattato perché la logica del dominio e la necessità di espandersi dei popoli dominanti costringe sistematicamente il popolo che pratica la dominazione a trasformarsi, pena la perdita della sua capacità egemonica.  Fin dall'inizio,per estendere il controllo territoriale deve anche aumentare il numero di persone e il consenso tra la gente di differenti condizioni.
I mass media obbediscono ad una cultura di massa e ad una democrazia di massa. Ciò significa che,se  prima il potere era gestito dalle minoranze, per tutto il XX secolo,nelle società occidentali sono state inserite maggioranze fino ad allora escluse. I media, oltre che ad inscenare il modello puramente androcentrico, si rivolgono al maschile, fabbricando anche modelli rivolti alle donne e uomini di diverse età e condizioni. Si tratta di modelli che si occupano di questi processi di mobilità, di promozione di spazi privilegiati per le persone, ad esempio, la migrazione dalle campagne alle città,passando da una classe senza risorse ad una classe media e benestante e da dentro casa a fuori casa. Ci sono un certo numero di processi di mobilità e di modelli comportamentali più pluralisti, più vari, anche nei media, facendo appello non solo alla razionalità, ma anche sentimenti. Analizzare i mezzi di comunicazione costringe a re-impiantare un pensiero così restrittivo com'è il pensiero androcentrico.

C'è un archetipo femminile?  Se sì, come e attraverso quali meccanismi si perpetua?
 
Esiste un archetipo femminile o, meglio, più archetipi femminili,che ho studiato poco e mi piacerebbe studiare meglio. Ma sappiamo che tra le donne c'è una classificazione fondamentale tra quelle considerate "legittima" e "l'altra". In questa classificazione la "legittima" è la donna legata alla gestione della proprietà, agli interessi delle famiglie che hanno proprietà e che è rappresentata nella nostra cultura, dall'archetipo della donna-madre che, in più, nella sua massima espressione è una vergine. Chiaramente c'è un archetipo di madre-vergine che non è un modello semplicemente contingente, ma che, dal mio punto di vista,assume il  modello diffuso e la responsabilità di educare i figli e le figlie, affinché perpetuino il sistema di dominio e dell'accumulazione della ricchezza;che controlla le relazioni coniugali, per a sua volta, controllare questo sistema; che si dà caratteristiche proprie, come può essere questa idea di verginità pur essendo madre, che è una cosa tremenda. Questo modello si  costruisce mostrando negativamente quelle donne che non accettano questi parametri,ma, soprattutto, non dispongono di risorse economiche. Queste saranno "l'altra"e così nella nostra cultura c'è anche una tradizione che distingue i figli legittimi, cioè, concepiti in conformità con la legge, e quelli che sono definiti come figli naturali, che sono i figli de"l'altra", gli esclusi dalla eredità del patrimonio (anche se questa legge è cambiata, culturalmente è prevalente). Io penso che  siano questi  i modelli di donna  riprodotti dai mass-media.Penso che siano i modelli in cui le donne delle classi dominanti hanno avuto un interesse a partecipare,che hanno difeso e perpetuato. E su questa tematica il femminismo ha da fare una revisione del pensiero, perché a volte parla di un solo modello di donna, con delle tinture vittimistiche molto nascoste.

A suo parere, le politiche di parità sono utili per trasformare le relazioni di uomini e donne negli spazi nei quali si  svolge la vita delle persone? Mi riferisco alle sfere domestiche, pubbliche e private.

E' chiaro che porre sul tavolo la necessità che ci sia più eguaglianza, direi più equità, nelle relazioni sociali,può trasformare la realtà sociale, ma a volte le definizioni hanno dei limiti. Anche se questo non si confessa, questi limiti fanno si,che certi progressi si fermino a beneficio solo di certi gruppi e questi sono le limitazioni e contraddizioni nelle quali cadiamo.Le politiche di uguaglianza possono aiutare, sempreché non finiamo col trasformare queste proposte di uguaglianza,  dei diritti e di equità in qualcosa di restrittivo che colpisce solo poche classi, caste o gruppi che sono poi, coloro che ne beneficiano a scapito de "l'altro".Pertanto, per avere davvero una società egualitaria - anche se è una parola che non mi piace perché il più egualitario che esiste è un esercito uniformato e, quindi, non si  parla di uguaglianza, ma di equità, di giustizia sociale - per questo ribadisco che abbiamo bisogno di rivedere soprattutto, i nostri progetti etnocentrici e classisti e da qui, dimostrare che non c'è necessità di questa gerarchizzazione interna. Concentrarci solo sul tema della donna mi sembra un errore del femminismo delle classi medie, che beneficiano dello status quo, ma che non portano ad un cambiamento reale e che può essere ridotto ad un femminismo molto conservatore.

Come pensa si debba intervenire sulla cittadinanza,affinché la società sia più equa?


(...) Io credo che sia assolutamente indispensabile aprire la possibilità della partecipazione per il controllo democratico degli attuali sistemi di potere. Dal Laboratorio che abbiamo chiamato di Giornalismo e Comunicazione per la Cittadinanza Plurale, stiamo lavorando su come possiamo sviluppare strumenti per partecipare a questo controllo democratico  e tirare fuori il meglio da ogni persona, non soltanto ciò che abbiamo appreso circa i parametri per dominare l'altro, ma anche i parametri per comprenderci, per convivere e per attuare in concreto forme di equità, di giustizia sociale e relazioni di conoscenza.

Infine, come docente di giornalismo, cosa ritiene debba cambiare nella Comunicazione in generale e nei Media di comunicazione, in particolare,affinché la percezione degli uomini e delle donne sia più equa, equilibrata e giusta?

Per quello che sto facendo e da  quello che vedo, la prima cosa che dovrebbe cambiare è il paradigma androcentrico che sta portando attualmente ad una forma di comunicazione e della conoscenza verticale, restrittiva, gerarchizzata, escludente e che si riproduce in alcune attività di genere, perché a volte, dallo stesso  genere non si mettono discussione tutti questi pregiudizi. Quindi penso che è indispensabile sostituire il paradigma verticale,restrittivo ed escludente e sostituirlo con uno orizzontale che ci permetta pensare la pluralità da diverse prospettive e avere forme di comunicazione cooperative, diffuse territorialmente.Tutto questo è possibile ed è esattamente ciò che propongono le attuali tecnologie. La tecnologia dell'informazione e della comunicazione ci sollecitano a cambiare questo paradigma, il problema è che le istituzioni  puramente androcentriche, come il mondo accademico e dei mass media, in particolare del giornalismo considerato più grave, persistono in uno schema che ha più a che fare con il XIX secolo o con la prima metà del XX piuttosto che il XXI secolo. Ci stiamo lavorando, di fatto stiamo sviluppando e applicando strumenti in Internet per cambiare questo paradigma.

*Amparo Moreno Sardá  è professora emerita di Storia della Comunicazione  del Dipartimento di Giornalismo e Scienze della Comunicazione presso l'Università Autonoma di Barcellona e direttora del Laboratorio di Giornalismo e Comunicazione per la cittadinanza plurale. La critica all' androcentrismo del pensiero accademico e del giornalismo l'ha portato all'utilizzo di risorse digitali per costruire spiegazioni non androcentriche,pluraliste, posizionate, distribuite territorialmente, in Rete e in forme cooperativistiche


(traduzione di Lia Di Peri)


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