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domenica 16 febbraio 2014

Femminismo Gitano


Non parola di Gitano ma Gitane con Parole.

“Ci sono tanti stereotipi da dovere abbattere, molta mitologia e la tendenza dei non -gitani europei a considerarsi l’unico modello, le uniche libertà. Le nostre dinamiche sono diverse, vogliamo emanciparci a modo nostro. Perché non può esistere la diversità?” "
Rosa Jimenez, direttore dell'associazione Romi Sinti.



A tutti costa molto sapere chi si è. Cos’è essere gitani? Spagnoli? Europei? Cos’è essere donna? O uomo? L'identità è qualcosa sulla quale tutt* devono lavorare, riflette Araceli Cañadas, dottoranda presso l'Università di Alcalá, dove insegna " Gitani di Spagna, storia e cultura”. "La differenza tra l'identità Romì e le altre, è che se tu volessi approfondire la tua identità non-gitana, trovi argomenti, libri, documenti, professori, ecc, ma se voi voleste approfondire la vostra identità gitana, manchereste di un corpus bibliografico o documentale, manchereste di una tradizione accademica… Per ora, devi riferirti a questi schemi fissi e stereotipati, o questo o nulla.

L' ultimo rapporto della Fundación Secretariado Gitano in collaborazione con il Centro Nacional de Innovación e Investigación Educativa (CNIIE), dà alcuni dati scoraggianti: «Solo il 62,7% ha completato al massimo istruzione primaria, il 24,8% ha conseguito la licenza della scuola secondaria obbligatoria (ESO) e solo il 7,4 % ha raggiunto l'istruzione secondaria superiore completa (liceo e formazione professionale) ".

Il primo documento finora conosciuto, in cui si parla dell’arrivo dei gitani in Spagna, risale al 1425 – cioè, stiamo parlando del XV secolo - spiega Canadas. “ Stiamo forse dicendo che, in sei secoli, la comunità gitana, si è dedicata solo a leggere la mano e a delinquere? E’ assurdo. Ci sarà stata una parte della popolazione gitana, che è stata all’università, però i gitani sono invisibili, perché non si vuole mostrare questa realtà”.
“ Ho visto in alcune classi come i /le professor* trattano i bambini e le bambine gitane, dicendo che dormono, che non leggono… perché questa è l’immagine che si ha del popolo gitano. Come se fossero sempre la causa dei problemi in classe, quando in realtà non è così” dice Gina, una studentessa di Lavoro Sociale.
“ Questo è chiamato effetto Pigmalione", dice Patricia Caro, studente di psicologia e membro dell’Associazione femminista per la diversità zingara.
“E’ fascismo. Al sistema è utile che i gitani siano una frangia sociale dalla quale non si può uscire – afferma Pepi Fernandez, lavoratrice sociale.
Soraya Giménez, che lavora presso l'Istituto di Cultura Gitana, rileva l’importanza di apprezzare e lavorare quanto è stato realizzato: "Se i media ci stereotipizzano e ridono di noi […] realizziamo mezzi di comunicazione gitani e lottiamo. E’ davvero un problema di autostima”.

Isabel Jiménez, Responsabile territoriale FSG in Aragona, sottolinea: “ I programmi televisivi ci hanno recato molto danno. Mostrano la parte più folclorica e lontana dalla realtà “,osserva inoltre che “ gli atti come nozze e rituali che insegna la televisione, hanno fatto il loro tempo per la maggior parte delle famiglie, che preferiscono come tutte le altre, qualcosa di più discreto”.
Celia Gabarri, tecnica nella FSG, è la quinta di sei figli e l'unica che ha deciso di studiare. “ Una è libera se può scegliere. Non si può dire che si sceglie liberamente, se si conosce un solo percorso e la formazione è la strada per le pari opportunità”. “ Il cammino tradizionale, era sposarsi a 16 anni, diventando donna, senza un processo di maturazione emotiva. Adesso, questo è cambiato. Le madri vogliono che le loro figlie scelgano, vedano il mondo e studino”.

…” Ho udito un professore dire a una bambina: “Ma tu, perché sei qui, se puoi vendere al mercato? Non sprecare tempo”, se si demoralizza una bambina, ciò si unisce alle sue paure di essere diversa tra i non-gitani” afferma Rosa Jiménez, direttora dell’associazione Sinti Romí.

Uno dei temi ricorrenti quando si parla di sessismo nella comunità romì è il fazzoletto: un simbolo che raffigura la verginità della sposa il giorno delle nozze. Soraya Motos, anch’essa dell’associazione sostiene che è una questione culturale. “ Anche le cattoliche si vestono di bianco per andare all’altare, simbolo della purezza. Non c'è molta differenza. Le cose sono molto più evolute e modernizzate rispetto a ciò che tutti pensano Preserviamo le cose buone che ha la nostra cultura e lasciamo alle spalle quelle che non ci piacciono, che erano negative e limitavano le libertà”.

Jiménez si lamenta delle “scemenze” che si dicono sulle gitane. “ C’è bisogno di contestualizzare. Il machismo è ovunque, non solo tra il popolo zingaro. Quello che accade è che esso è più stereotipato nella nostra cultura. Ci vedono girare in pantofole a casa e ci assegnano l’emarginazione in alcuni o molti casi può anche essere, ma è anche vero che non si rendono visibili altre forme di essere gitane”.
“ Ci seguono nei negozi, al momento di affittarci un appartamento, danno per scontato che lo distruggerai, se vai a cercarti un lavoro, ti guardano in cagnesco, se chiediamo una sovvenzione, siamo indicati come migranti… racconta ridendo. “Quando sento gli stereotipi, mi chiedo dov’è il rispetto della differenza, perché non si può essere diversi, perché per integrarmi, devo diventare te, Nonostante abbia studiato, conquistato spazi, sia uscita da casa, partecipo alla vita pubblica. Non voglio smettere di essere gitana, perché sono orgogliosa di esserlo”.
“ Siamo sempre più visibili, vedono i nostri volti l’8 marzo, lottiamo mano nella mano con le altre donne. “Ci sono tanti stereotipi da dovere abbattere, molta mitologia e la tendenza dei non -gitani europei a considerarsi l’unico modello, le uniche libertà. Le nostre dinamiche sono diverse, vogliamo emanciparci a modo nostro. Perché non può esistere la diversità?” 
" Vogliamo che capiscano la formazione delle donne come qualcosa di buono per la famiglia e la comunità. Vogliamo che gli uomini ci accompagnino in questo percorso di lotta. Andiamo lentamente, ma arriveremo” (Nelle nostre dinamiche)prevale la collettività sull’individualismo. Intendiamo la libertà in modo diverso”.




"E ' un patrimonio impressionante che non si apprezza, che non è valorizzato. E’ bello il fatto dell’identità, la famiglia, i riti sui defunti, il rispetto tra i gruppi di età, l’amore per i bambini. Ci sono tantissime cose importanti”, afferma Ana Giménez Adelantado, gitana kalé e Dottora in Antropologia.- . " Un essere umano è in primo luogo, la sua cultura e le sue esperienze. Probabilmente l’antropologia mi aiuta a capire meglio il mio mondo gitano, in cui io vivo e posso analizzare la famiglia, i bambini, la scuola, le relazioni o la quotidiana realtà. Essere, però, una zingara è una condizione assolutamente differente. Viviamo in una società pluralistica e multiculturale in molti sensi. A questo proposito, l’astrazione che facciamo della donna zingara è falsa, è teorica, perché non ha nulla a che fare con la vita quotidiana di molte donne. C’è da fare quest’astrazione, ma deve essere spiegata attraverso le esperienze di differenti donne e permettere che esse la spieghino”.

una antropologa en la luna


(traduzione di Lia Di Peri)

lunedì 5 agosto 2013

La caccia delle streghe e il capitalismo





Secondo  Silvia Federici* , autrice del libro Calibano e la strega. Donne, corpo e accumulazione originaria,  "la caccia alle streghe è servita a perseguitare una serie di credenze e pratiche popolari". "Fu un’arma per sconfiggere la resistenza alla ristrutturazione economica e sociale".

Silvia Federici analizza il contesto storico che rese possibile la caccia: la peste nera che eliminò un terzo della popolazione europea nel 1348. Quelli che sopravissero, di fronte alla possibilità di una morte improvvisa, rimasero senza voglia di lavorare. “Cercavano di passare il tempo nel miglior modo possibile, regalandosi una festa dopo l’altra, senza pensare al futuro” scrive nel suo libro, Federici

Con la diminuzione del numero dei lavoratori, la gente cominciò a sfidare il potere dei signori feudali: “La combinazione tra popolazione decimata e abbondanza delle terre, fece sì che le minacce dei signori persero efficacia.” "I contadini si mossero liberamente per trovare nuove terre da coltivare”.

Nel corso del XIV secolo, si moltiplicarono le proteste in Europa.  Nel Medioevo, il salario reale crebbe in Europa del 100%, i prezzi sono scesi del 33% e diminuì la giornata lavorativa.
L’aristocrazia fondiaria e i nuovi Stati contrattaccarono con una serie di misure, che posero le basi del capitalismo dei successivi tre secoli. Un esempio delle nuove politiche capitalistiche fu la recinzione delle terre, l’eliminazione del sistema del campo “ Non appena la terra fu privatizzata, si diffusero le proprietà, le relazioni monetarie cominciarono a dominare la vita economica, le donne trovarono maggiori difficoltà rispetto agli uomini di mantenersi. Furono confinate al lavoro riproduttivo, nel momento stesso che questo lavoro cominciava a essere svalutato”.
Le donne che fino allora potevano coltivare i campi (l’agricoltura di sussistenza cominciava a essere malvista, perché non portava benefici a nessun possidente) o anche a lavorare nelle città (settantadue degli ottanta sindacati britannici erano composti di donne) furono confinate tra le mura di casa, dedite al lavoro domestico non retribuito (che approfondì la sua dipendenza dagli uomini). Certamente avrebbe potuto scegliere tra morire povere o finire al rogo “ Le accusate erano povere contadine, che ancora possedevano un pezzetto di terra propria, ma che a malapena le facevano sopravvivere e che suscitavano l’ostilità dei vicini per avere spinto a pascolare il bestiame sulle loro terre o per non aver pagato la rendita”.

Federici sostiene che la nascita del capitalismo fu “ un periodo dei più sanguinosi della storia europea” per la combinazione tra caccia alle streghe, inizio del commercio degli schiavi e la colonizzazione del Nuovo Mondo. Tre processi correlati: si trattava di accrescere a  qualunque costo il mercato del lavoro.
“Davvero non sappiamo che cosa hanno fatto queste donne, perché le confessioni erano ottenute sotto tortura". Questa interpretazione, quindi, non si basa su nessuna prova concreta: è puramente speculativa”.


La scopa che vola

“ L’accusa che queste donne volavano per andare a incontri segreti ha molto a che vedere con, per cominciare, la paura di questi incontri, le assemblee contadine, la riunione di persone, che tramano, che avvenivano di notte perché qualsiasi cosa illecita si collegava con il forte attacco che si svolge in questi momenti, contro la mobilità delle persone”. “Sono incline a vedere l’orrore che provocava l’idea che le donne, volando, coprendo grandi distanze, come un continuo di questa mobilità”.



Gli unguenti

“Qualcuno ha fatto notare anche - ed è un dettaglio interessante – che le immagini di donne coperte di unguenti che ci sono arrivate dal XVI secolo, possano essere state ispirate dalle immagini simili della gente delle colonie americane (“streghe” medici e sciamani del Messico e della regione andina). “Tra la metà e la fine del XVI secolo si ebbe un qualche scambio d’immagini e concetti tra il processo di colonizzazione e la caccia alle streghe in Europa”.

Le congreghe

“I beni comuni non significavano unicamente un mezzo di sussistenza, di attenuazione della diseguaglianza, rappresentavano anche un sistema di organizzazione delle relazioni sociali; erano la base di un tipo di democrazia nella quale la gente prendeva decisioni congiuntamente, mediante assemblee contadine, dove la circolazione della conoscenza era prodotta in modo collettivo. I comuni possedevano un certo potere e per questo il capitalismo doveva eliminarli: non soltanto separare la gente dalla terra, ma distruggere questo tipo di relazioni comunali che comportavano la collettivizzazione del lavoro includendo anche le donne. Le persone decidevano insieme quando piantare e quando raccogliere collettivamente. Questo creava un legame molto profondo, il che spiega perché le lotte fossero molte intense e prolungate”.


Controllo delle nascite

“L’ossessione per l’aumento della popolazione (cioè la forza lavoro) fu uno degli altri motivi che favorì la persecuzione, che demonizzò qualunque forma di controllo della natalità e della sessualità non riproduttiva, accusando le donne di sacrificare i bambini al demonio” L’isteria contro le donne fu alimentata in conformità a tutti i tipi di leggende urbane e rurali. Si diceva che una strega poteva castrare gli uomini o lasciarli impotenti. Alcune addirittura erano in grado di rubare il pene e nasconderlo nei nidi. Un’altra accusa che era ripetuta nei tribunali era quella che le streghe praticavano sesso depravato, come ad esempio, copulare con il diavolo”.
“Se nel Medio Evo, le donne, potevano far uso di metodi contraccettivi e abortivi ed esercitare un controllo incontrastato sul processo del parto, in seguito i loro uteri divennero territorio politico” “ Credo realmente che si esercitò una caccia alle streghe. Alimentata da una campagna ideologica che mirava a controllare la vita delle donne, le loro sessualità, i loro corpi, uno sforzo maggiore per controllare la capacità riproduttiva delle donne” “ Vari Stati criminalizza le donne se possono “provare” che le loro gravidanze pongono a rischio la vita del feto: naturalmente, la questione dell’aborto riveste particolare importanza”.
“ Ci sono molte misure in tutto il mondo adottate per riprendere il controllo sulle donne, perduto dopo appena pochi decenni di apparente libertà (in alcuni paesi). Non è un problema di numero, di quanta gente nasce, perché mentre in alcuni paesi la natalità è limitata, in altri s’incoraggia. Ciò che vuole il sistema è controllare e decidere dove, quando e con quale profilo nascerà nuova manodopera”.


La caccia alle streghe del XX secolo
L’accusa di ‘stregoneria’ riappare alla fine degli anni ’80 inizio ’90 e, ancora oggi, in molti paesi in Africa, India, Nepal. Ci sono stati casi di streghe bruciate di recente in Papua Nuova Guinea, Timor Est. Stiamo parlando di migliaia di donne in Africa, almeno ventimila, e di alcuni uomini soprattutto anziani e bambini.
"Ho un amico che da poco tornato dal Ghana e mi ha spiegato che, di notte, in Tv fanno dei programmi nei quali insegnano come riconoscere una strega. Un documentario molto interessante chiamato The Witches of Gambaga, parla dei campi di streghe appena nel nord Ghana, in cui vivono donne, che hanno dovuto abbandonare i loro villaggi e trasferirsi lì, accusate di essere streghe, per evitare di essere uccise. Questi campi sono finanziati dal governo e, dopo alcuni anni, le lasciano - in alcuni casi- ritornare ai loro villaggi, ma ad altre le uccidono. E questo accade non solo in Ghana, ma in Tanzania, Kenia… “ Le donne sono state espulse dalle terre, dalle compagnie minerarie, di agro carburante, dalle aziende agricole, che si accordano con i capi locali e i governi. Così il sistema delle terre comunali, che ancora prevaleva in Africa, sta per essere distrutto. Questo è il contesto, una situazione molto simile a quella del XVI e XVII secolo ".

“Vi faccio un esempio: la Banca Mondiale ha intrapreso una campagna per dimostrare che l'agricoltura di sussistenza è la causa della povertà." “L’agricoltura e il commercio di sussistenza fanno la differenza tra la vita e la morte, per centinaia di miliardi di persone”. Per logica capitalistica, però, ” la terra è buona solamente se posta sotto il controllo delle banche e delle relazioni monetarie”.
Questo è ciò che è successo con il microcredito. “ I prestiti sono stati concessi a gruppi di donne – vicine, amiche- che antecedentemente ponevano un sistema di reciproco sostegno.  Quando ottengono, quindi, un prestito per il gruppo, ciascuna delle donne è responsabile. Se tu non paghi ed io ti voglio perseguire, io divento il tuo controllore e chi ti perseguiterà. Così si sono trasformate dall’essere un gruppo di mutuo sostegno a un sistema di polizia. Si è dimostrato inoltre che, in molti casi, tutto questo è stato la causa di un aumento della violenza tra le donne, perché quando una non paga, il resto del gruppo andrà a casa sua per criticarla, compreso anche picchiarla. Vi è stata quindi, un aumento della violenza e della violenza tra donne, a seguito del microcredito.”.
“Chiaramente qualsiasi potere possiamo avere, è quello che ci costruiamo, non quello che ci concede lo Stato” “ Il problema è come rivendicare questa ricchezza, senza dare allo Stato il potere di organizzare la nostra vita o convalidarlo come figura protettrice e fonte di coesione e benessere sociale”.

Fonte ed estratti dal libro:

Calibano e la strega. Donne, corpo e accumulazione originaria. Silvia Federici.

Silvia Federici, storica, attivista, scrittrice.


Una antropologa en la luna.

(libera traduzione di Lia Di Peri)


domenica 4 novembre 2012

Una scuola di empowerment?

Dialogo tra Elena Simón e  Marcela Lagarde

 

Marcela Lagarde, antropologa femminista ed Elena Simón, analista di genere e scrittora sono state invitate dalla Federación de Asociaciones por la Igualdad de Género Guadalhorce Equilibra (Malaga, Spagna) per discutere sull'empowerment delle donne e le scuole che servono a questo fine.

 Qui di seguito alcune loro riflessioni.

Marcela Lagarde



L'empowerment secondo Marcela Lagarde è il "processo di trasformazione con cui ogni donna, poco a poco o a passi da gigante, non è più un oggetto della storia, della politica,della cultura, né oggetto degli altri e diventa protagonista, soggetto della sua vita. In altre parole, è un processo attraverso il quale ogni donna si potenzia,si qualifica e sviluppa la consapevolezza di avere diritto ad avere diritti, a fidarsi della propria capacità nel raggiungere gli obiettivi. Questo processo è necessario se si tiene conto della continua perdita di potere delle donne e delle difficoltà che incontrano per sentirsi valorizzate e riconosciute".


Elena Simón: Una scuola di empowerment serve per conseguire quell'influenza che manca alle donne nel mondo, tanto nelle piccole, come nelle grandi cerchie. Detto in modo radicale, per sovvertire il patriarcato, per togliergli terreno sotto i piedi,perché la cultura femminista - che è una cultura di giustizia,di equità, di uguaglianza e di libertà - impregni settori sempre più vasti. Una scuola è utile anche perché,per combattere le discriminazioni abbiamo bisogno sia di potenziamento personale, che collettivo.Non si può farlo in solitudine - nonostante a volte,nelle notti insonni e di disperazione, pensiamo a come combattere domani in modo più forte di ieri. Ciò presuppone un eccessivo logoramento individuale, che le scuole di empowerment alleviano, nel trovare metodi congiunti e permettendo di imparare insieme.

Marcela Lagarde: Una scuola di empowerment ha la funzione di insegnare femminismo e promuovere la partecipazione politica e sociale delle donne. Per questo è necessario che le studentesse acquisiscano una coscienza femminista e che siano più presenti nella vita pubblica locale,nelle associazioni di quartiere, della comunità,sport,cultura e, naturalmente, nei partiti politici.

Elena Simón: Negli ultimi anni abbiamo pensato che fosse  essenziale fare numero o essere presenti,ma abbiamo anche continuamente osservato che molte donne, femministe comprese,sono al potere senza potere, come cinghie di trasmissione degli ideali del partito politico alle quali appartengono o affette dalla sindrome di Victoria Kent che consiste, come sappiamo, nel mettere al centro gli interessi degli altri prima dei nostri. In politica ciò significa che il partito viene prima del femminismo e che gli interessi di chi ci facilita l'accesso a posti di responsabilità sono sacri e vengono per primi. Tutte le donne del mondo, tuttavia,sono immerse nel depotenziamento patriarcale. Ci sono molte donne potenziate a livello personale, ma senza potere a livello collettivo.

Sono del parere  che dovrebbero chiamarsi "scuole femministe di empowerment"  perché, in realtà, sono luoghi dove si insegna e si apprende femminismo e,di conseguenza,si incentivano processi di potenziamento. In più non ci sarebbe nessun dubbio al riguardo: parliamo di dove veniamo,dove siamo, ciò a cui aspiriamo,che vogliamo trasformare il mondo e la nostra vita.

e

Elena Simón

Marcela Lagarde: Penso che sia molto bello per il nostro potenziamento, il famoso "mentoring", cioè questa tutoria diretta tra donne, questo insegnamento reciproco che è quasi un'adozione e mediante il quale due donne sono coinvolte.  In diversi giorni della settimana, una accompagna l'altra nella sua vita privata e nella vita pubblica, va ad uan sua riunione universitaria o lavorativa o politica e impara così, dall'altra. Alla fine si riuniscono tutte quelle che hanno fatto questa esperienza e la narrano pubblicamente.
Il mentoring è fondamentale anche per rompere le barriere generazionali, di etnia o nei casi di disabilità.

 Pikara Magazine.

(traduzione di Lia Di Peri)

domenica 27 novembre 2011

'Stato' : Visibile

Chiedo scusa, se in alcuni momenti questo articolo presenterà passaggi un pò oscuri. Ciò è dovuto alla difficoltà di tradurre con un sinonimo adeguato il verbo  "Essere" che, in spagnolo si traduce in due modi con 'Ser' nel senso di un status permanente, immutabile, con 'Estar', che indica invece una condizione temporanea, ma anche di stato in luogo. Mi sembrava riduttivo, se non anche errato  usare nel secondo caso il sinonimo apparenza ,anche perché come noterete (qualora lo leggerete) l'Estar non è finzione, ma un divenire che, in alcuni luoghi, diventa un obbligo al cambiamento.
Buona lettura ( mi auguro).



In che modo  influisce sulla soggettività il flusso costante di informazione che arriva quotidianamente attraverso le reti sociali,  l'e-mail, le chat ed altre trame della rete - nella quale tutti e tutte possiamo essere produttori/tore così come contenitori? Quanto dipende l'esistenza di ciascuno/na  da questa minima approvazione che implica l'avere " amici" o "fans"? Cosa si mette in gioco nel costruire un " profilo" con il quale mettersi in contatto con gli altri?

L'antropologa argentina radicata in Brasile, Paula Sibilia, autora tra gli altri de L'intimità come spettacolo si è posta queste ed altre domande per rilevare un cambio di asse: si è cancellato non soltanto il confine tra pubblico e privato, ma anche tra essere come status ed essere mutevole.La cosa essenziale adesso, sembra essere sempre visibile ad occhio nudo.

da Marta Dillon

" Il mio cane ha mangiato il telecomando" " Sono nati gattini sotto il mio letto" " Romina è ora amica di Alessandra". Frasi come queste popolano le pagine di facebook, uno dei social network più grandi del mondo. Affermazioni o descrizioni che vengono sottolineati con un clik su " mi piace" anche quando si parla di problemi, disagi, depressione e altri " stati" . Da uno "stato" tanto fugace quanto un battito di ciglia, si passa al post successivo: a volte fissato dal numero dei " mi piace", conseguente al numero di "amici" che possiede chi scrive.
Sono passati cinque anni da quando la mitica rivista Time  lo elesse pose come personaggio dell'anno - nello stesso posto che occupò Hitler nel 1938, per fare un esempio della lapidaria scelta - che non ha nulla a che vedere con la simpatia o la gentilezza, realizzando  quello che ha significato o significa questa cosa chiamata Web, che trasforma lo/la utente di Internet, non solo in consumatori, ma in produttori o co-produttori di contenuti.
I cambiamenti si succedono vertiginosamente: in questi cinque anni scrivere nei blogs - che hanno poco a che fare con i vecchi diari, perché quelli si nascondevano, mentre questi vivono di letture e commenti, sembra il rifugio della scrittura, mentre la digitazione a tutta velocità delle opinioni e "stati" in 140 caratteri - e non necessariamente da un computer - sembra tessere trame che uniscono una figura presidenziale alla stella del momento, dall'intimità più banale alla condanna politica.
Come interpretare queste novità? Stiamo vivendo uno scoppio di megalomania consentita e addirittura incoraggiata in tutto il mondo? O, viceversa, il nostro pianeta è stato sferzato da un'alluvione improvvisa di estrema umiltà,libero da ambizioni più alte, una modesta rivendicazione di tutti noi e di chiunque? Che cosa significa questo improvviso miglioramento del piccolo e dell'ordinario quotidiano della gente comune? - si chiede l'antropologa argentina Paula Sibilia, nel suo libro L'intimità come spettacolo, parafrasando  quattro decenni dopo,La società come spettacolo di Guy Debord - attenta al periodo di confine nel quale viviamo, per la perplessità che generano le profonde trasformazioni che si succedono  a causa delle nuove forme di comunicazione e nel modo in cui si utilizza la tecnologia. La peoccupazione  - che emerge in questo lavoro di ricerca di Sibilia- riguarda il modo in cui queste mutazioni dinamiche influenzano la soggettività, l'essere e l'essere nel mondo, incarnando un corpo - si vedrà poi quale corpo e quanto di "incarnazione" - e in relazione alla cultura.
Una preoccupazione che ha cominciato a delinearsi nel suo primo libro, L'uomo post-organico, Corpo, soggettività e tecnologia digitale ( ed.Fondo di Cultura Economica, 2005) nel quale analizzava il disagio del corpo, in quanto  limite alla pretesa faustiniana della tecnoscienza e continua ora con un lavoro non ancora pubblicato sul culto del corpo,nel quale affronta non solo la preoccupazione del corpo perfetto,ma anche certe tecniche di purificazione del corpo che si mostra, che si pone in gioco non  già nella scena amorosa, ma come pura immagine che può essere manipolata con gli strumenti a disposizione di chiunque, come il Photoshop.


- Che cosa stiamo diventando?

 - Questo è ciò che mi chiedo anch'io, una domanda che  è la spina dorsale del mio lavoro. Non so se ci sia una risposta, ma la scommessa, l'ipotesi a partire della quale costruisco gli argomenti è che siamo in un fase di transizione, stiamo cessando di essere qualcuno, un tipo di soggetto,un soggetto moderno. Quando dico moderno mi riferisco al tipo di soggettività che si è formata nel mondo e al tipo di corpo storico che si è costruito dopo la rivoluzione borghese  e la rivoluzione industriale,nel secolo XIX e in buona parte del XX secolo, almeno fino agli anni '60 ed è questo che io chiamo soggetto moderno. Tuttavia siamo ancora nel soggetto moderno;ci sono ancora continuità, viviamo in un mondo che ha molta continuità con i secoli XIX e XX: è una società capitalista, industriale. Molti di quei valori persistono: la democrazia, il sistema politico, ecc. A livello politico, economico socio-culturale, e morale, l'etica borghese ha molte continuità, anche se credo però che ci siano differenze importanti che cominciano a gestirsi a partire dagli anni '60. Penso che in molti modi stiamo cessando di essere moderni e ci stiamo trasformando in qualcos'altro.
(...)
Quello che ho individuato sono rotture. Credo che siamo in una transizione verso qualcos'altro. Se pensiamo il soggetto moderno come quello che alcuni autori chiamano homo psicologicus, ossia quel soggetto che si costituisce, si pensa e pensa gli altri come corpo meccanico,una macchina paragonabile ad un orologio,tanto come desiderio, con il desiderio di lavorare bene come una macchina, ma anche come paura, paura di meccanizzarsi, di de-spiritualizzarsi. Il corpo come macchina, sarebbe un elemento importante nel soggetto moderno, abitato da una misteriosa entità, che può essere chiamata anima, coscienza, inconscio, psiche, spirito, in breve, con tutte le definizioni possibili e che una versione laica  e compatibile con i secoli XIX e XX  chiama l'interiorità. Questo è ciò che sta cambiando.  Fondamentalmente quello che vedo è uno spostamento dell'asse intorno alla quale ci costituiamo come soggetti. Quest'asse che si trova dentro ognuno di noi,si sposta  sempre più verso il visibile, non solamente verso l'aspetto fisico,l'apparenza, lo stile, la forma del corpo, ma anche verso ciò che potremmo chiamare performance,ciò che si vede da ciò che siamo, tutto ciò che si vede definisce ciò che uno è.
Ma bisogna sapere utilizzare questi strumenti, bisogna avere la capacità di mostrare chi siamo. Il comportamento visibile e l'apparenza  sono due assi  che spiegano il successo dei networking e dei reality show. Rimanere connessi tutto il tempo,in modo da farci vedere e, con questo, confermare che esistiamo. Questo sarebbe il segno di uno spostamento dell'asse attorno alla quale ci costruiamo, questo sarebbe a sua volta, un'indicazione del fatto che non siamo più quel tipo di soggetto.

(...) Non si tratta solo di essere qualcuno o di fare qualcosa, ma di performare ciò che facciamo e ciò che siamo. Ovviamente il contatto con gli altri è importante ancora oggi, siamo esseri sociali, perché questo fa parte della definizione antropologica dell'essere umano, tuttavia l'io del soggetto moderno è così grande, così gonfiato, così in un certo senso, mostruoso che si poteva sopravvivere anche se avevi il mondo contro e nessuno lo guardava; oggi, lo sguardo dell'altro è importante per assicurarmi che esisto: la visibilità è diventata un requisito per l'esistenza. L' altro deve sostenermi con il suo commento, con il suo " mi piace" col diventare un fan,col seguirmi in Twitter. In questo senso i social network sarebbero un indizio di questo cambiamento.


 - E' sintomatico che ci sia solamente la possibilità,almeno su Facebook, di dire: mi piace e non poter dire,non mi piace. Ha fatto una riflessione su questo?

 - Del pulsante " mi piace" si può fare un'intera filosofia,perché è anche quantitativo, quante volte si può premere il pulsante mi piace, a quanta gente è piaciuto, che è la cosa più importante, molto simile al rating.Non c'è alcuna precisazione: mi piace per questo, per l'altro,mi piace di meno, di più: è rating. Twitter in questo senso è meno cinico di Facebook. In Facebook sono amici, in Twitter sono seguaci, chiaramente è un pubblico, un audience.
C'è un concetto che uso in L'intimità come spettacolo che è l'idea del personaggio che si costruisce nelle reti sociali, anche nei reality show - perché ovviamente è questa logica che passa su Internet. Internet è chiuso, ma è diventato parte delle regole di gioco nella quotidianità: è un personaggio.Questa è l'idea del profilo:il personaggio di sé. - Una finzione dell'io?
 - Non attraverso la differenza tra realtà e finzione, tra maschera e realtà, tra vero o falso. Molto spesso si pongono queste differenze, si dice su Internet si mente, si costruisce un personaggio che non è reale, però io non credo che sia così, non mi pare interessante seguire questa linea, tanto più che l'idea del reality esplora  questo : è realtà e show allo stesso tempo. L'idea del personaggio invece si riferisce a qualcuno che è sempre in vista, ha molto pubblico, ha molti lettori/lettrici, è necessario avere sempre qualcuno che guardi  perché nel momento in cui  nessuno più guarda il personaggio cessa di esistere, allora esiste solo quando è guardato. Quando mi avete rivolto la prima domanda in cosa ci stiamo trasformando, probabilmente in questo, in personaggi e personaggi audiovisivi, non siamo personaggi da romanzo, di romanzo ottocentesco, che parla dell'interiorità, un romanzo psicologico, di sentimenti, di sensazioni, di emozioni, in questo caso no: il personaggio  visibile è un personaggio cinematografico.

- L'essenziale non è più invisibile agli occhi?

 - Uno dei fattori costitutivi  della soggettività che si si è destabilizzata è l'equilibrio  tra essenza ed apparenza. L'idea che ci sia una bellezza interiore,che l'apparenza inganna, ecc.. tutto questo sarebbe obsoleto e formerebbe parte di quel paradigma che stiamo abbandonando. Che autenticità è questa che è così diffusa  in questi giorni?  Anche nel reality show vince il più autentico.
(...) Mi pare sia utile pensare l'idea di autenticità legata alla differenza  che abbiamo in castigliano tra essere e stare. Forse,  questa autenticità nuova, dei reality show, della quotidianità e le reti sociali, non è un'autenticità dell'essenza, dell'essere, ma dello stare e lo stare è più legato alla performativa:  in questo momento io sto con questa intervista giornalistica e abbiamo viaggiato con molta più facilità tra le differenti piattaforme di vita, siamo trans-mediatici perché stiamo su facebook, su Twitter. Penso che la filosofia del Xxi secolo abbia necessità di questa differenza  tra l'essere e lo stare.
E' molto strano, perché il tedesco non ha questa differenza, il francese e l'inglese  lo stesso e tutta la filosofia moderna è iniziata senza questa differenza tra l'essere e lo stare, solo pura essenza.


 - In più di un'occasione ha parlato degli anni '60 come punto di partenza  dei cambiamenti nella soggettività. Perché?

Perché è allora che si comincia a vedere il valore e la possibilità di cambiare, questa stabilità che ha il soggetto moderno di essere fedele a se stesso per tutta la vita, che non può mentire, né può fingere. Fingere non è visto di buon occhio,  compreso il trucco, il simulare. C'era una convinzione nel valore dell'essenza. Ora, negli ultimi tempi,la nostra morale è cambiata molto in questo senso; non solo possiamo cambiare ma siamo obbligati a cambiare tutto il tempo, c'è da aggiornarsi, riciclarsi.
Questi cambiamenti sarebbero considerati non solo tecnicamente impossibili nell'era moderna, ma moralmente impossibili, per esempio, il cambiamento di sesso. Non sto parlando di cambiamento del sesso  nel senso di passare dall'uno all'altro. Parlo della chirurgia plastica,cambiare anche il colore dei capelli e non solo di modifiche fisiche. In breve una serie di modifiche possibili, che hanno plasmato, per tutto il tempo il dover cambiare.

(...)
Bisogna far finta, tra virgolette, abbastanza bene ciò che si sta facendo in quel momento; non è una menzogna vera e propria è un'autenticità di quel momento,di continuare ad essere, che non attiene ad una verità,ma a ciò che sto inventando per continuare ad essere.

Non trova angosciante questa pressione?

Ah, bhe, questa è un'altra cosa (ride). L'essenza genera sempe disagio,talvolta disagio è più collegato con l'essenza che con l'essere; l'essere non genera esattamente disagio, ma ansietà. L'ansia è una condizione più contemporanea del disagio, perché è un peso enorme, bisogna essere performati per tutto il tempo,sul lavoro,nell'aspetto fisico, negli affetti chiedendoti se stai scegliendo ciò che ti rende felice, cose che prima non erano necessarie. (...)

 - E' una enorme offerta del mercato.

  - Infatti, ora si può acquistare un kit completo di un modo di essere. Essere come questo o come quello. Le tribù urbane per esempio, comprano un modo di essere,interiorizzato, romantico,ma nel giro di sei mesi possono acquistarne un altro.

- Ma ci sono tuttavia, forti movimenti identitari: popoli indigeni,minoranza sessuali, nazionalismi e così via.


  - C'è un'autora brasiliana che si chiama Suely Rolnik che ha fatto un articolo molto interessante su questo e che si intitola I farmaci dell'identità. Ciò che spiega è che l'idea di identità, il desiderio e la domanda di identità si sono polverizzati: sono in crisi da tempo. Tuttavia, persiste questa illusione di identità,alla quale ci aggrappiamo, ci afferriamo dinnanzi all'abisso della libertà. L'autora parla di Kit di un profilo modello, come kit di identità prêt-à-porter, pronto all'uso, si compra questa identità e la si indossa come un vestito, per cui è fragile, non assolve alla stessa funzione che svolge l'identità nel soggetto moderno. Ecco perché il mercato sembra sempre pronto con una lista di tutti i tipi da usare; ho fatto l'esempio, piuttosto grossolano delle 'tribù urbane, ma possiamo pensare alle droghe, non soltanto quelle illecite, ma agli psicofarmaci al Rivotril, alle droghe per calmare o eccitare, per dormire o non dormire, per studiare,che appaiono come protesi, come un salva-vita.

- Ed anche come meccanismi di controllo...

  - Esattamente, perché mettono in sintonia con il mondo, non sono droghe per disattivare o per liberare o aprire le porte della percezione,ma per porre all'altezza delle esigenze contemporanee,in definitiva perfomative.


- Avverti una qualche forma di resistenza a questo cambio di asse,di fronte alla fine della privacy?

Vi sono resistenze conservatrici che hanno a che fare con il non connettersi ad Internet. Però mi risultano banali e non durature. Si tratta di individuare forza più complesse che stanno agendo qui, costruendo significati che sono una forma di resistenza. Non si tratta solo di tutelare la privacy, ma anche di come influenzano il poter essere le conquiste sociali: i progressi tecnologici, le conquiste di valori politici, sociali, dentro le quali il più importante è il valore della donna; credo che questo sia innegabile, la situazione della donna prima degli anni '60 e la sua condizione di adesso, al livello di libertà individuale e dei risultati è ovvia, penso che nessuno avrebbe scelto l'homo psicologicus' perché ne siamo state escluse.
Cito Una stanza  tutta per sé di Virgina Woolf proprio per cercare di capire ciò che accade adesso.
Negli anni '20 la Woolf difese il diritto ad una propria stanza o alla privacy, per poter essere qualcuna, che le donne avevano diritto alla soggettività per poter essere un soggetto moderno. Un soggetto dotato di interiorità, costitutiva della sua essenza, che necessita pertanto, di silenzio e solitudine per poter interpretarsi, elaborarsi,in ultima analisi, costruire un'opera, ma anche essere qualcuna, avere il diritto alla soggettività. Oggi, se ci pensiamo in questi termini, almeno la maggior parte delle donne,abbiamo già il diritto ad una stanza per sé, non dobbiamo lottare per essa. Quale sarebbe la domanda paragonabile a questa, oggi? Nei primi anni del XXI secolo, per poter essere qualcuno non occorrono mura,silenzio, solitudine, chiusura. Credo che oggi questa domanda riguardi l'accesso ad Internet, in senso ampio,non solamente accesso fisico.

- Abbiamo iniziato chiedendo cosa stiamo diventando, ma di chi parliamo al plurale?

Della classe medio-alta dei centri urbani, alcuni più degli altri. Pensando alle rivolte e rivoluzioni, per esempio,come nel caso di Londra,in buona parte questa protesta è stata per non poter far parte di ciò,non poter far parte di questo mondo variopinto, delle meraviglie del mercato, come disse Deleuze,che si offre a tutti, ma ovviamente al consumatore e non al cittadino.

- Hai un blog?
- No.

- Utilizzi i social network?
 - No (ride). Ovviamente questa è la resistenza retrograda alla quale mi riferivo prima. Ma ho svariati motivi. Uno di essi, il più importante è il tempo, non ho tempo per la posta.


- Il tuo primo libro, L'uomo post-organico...parla del corpo virtualizzato, di una tendenza a pensare che si possa fare a meno. Com'è che questa volta il tuo lavoro si rivolge al culto del corpo?


L'ipotesi sulla quale lavoro ora è che in realtà questo culto del corpo non è un culto della materialità carnale,ma dell'immagine. Un culto all'immagine del corpo che diventa ogni volta più stilizzata e sempre più eterea
(...)

 - Fotoshop...

Sempre più naturalizzato. Adesso le foto non sono più stampate e chiunque può lavorare sulle sue foto e costruirsene su facebook. (...) Nel momento in cui un corpo mostra la sua coerenza e viscosità organica,  sia per i segni di invecchiamento, che per le rughe o i depositi di grasso è un corpo censurato.
(...) Ci sono molti paradossi: c'è una stimolazione all'erotismo post anni sessanta e, tuttavia, si mostra un corpo d-erotizzato, perché un un corpo bi-dimensionalizzato da consumare visivamente e lo sguardo è nel senso di richiedere più distanza.
Quindi per molti versi non è un corpo erotizzato.  



(traduzione di Anita  Lia Di Peri Silviano)