Visualizzazione post con etichetta discriminazione di genere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta discriminazione di genere. Mostra tutti i post

mercoledì 12 settembre 2012

La controriforma patriarcale in nome dell'ecologia

Sono in pericolo i progressi ottenuti dal femminismo negli ultimi decenni? Un settore dell'ecologismo è diventato il volto verde di ciò che chiamiamo controriforma patriarcale? La sua posizione offre un'aria seducente alla vecchia divisione sessuale del lavoro?  Vengono confermate le vecchie paure delle femministe verso l'ecologismo? E' possibile un ecofemminismo che difenda l'uguaglianza e la libertà delle donne? Queste sono le problematiche  che guidano la riflessione Alicia Puleo, fondatora dell'ecofemminismo e docente di Filosofia morale all'Università di Valladolid, nel breve testo presentato qui di seguito


La controriforma patriarcale e i diritti sessuali e riproduttivi.

 
di Alicia Puleo




Stiamo assistendo alla nascita di fondamentalismi religiosi di vario segno che contribuisocono alla grande controriforma patriarcale in diverse parti del mondo.Le loro ideologie sono contrarie alle libertà individuali e particolarmente allergiche a quelli delle donne. Al momento in cui sto scrivendo queste linee del Ministero Giustizia spagnolo prepara una riforma della legge sull'aborto che comporterà l'abbandono di quella attuale, che fu approvata dal governo del Partito Socialista nel 2010. Tutto indica che l'attuale governo conservatore intende attuare una legge ancora più restrittiva di quella in vigore dal 1983 al 2010. Se tale revisione andrà in porto, non si permetterà l'aborto in caso di malformazione del feto e si perderanno tutti i progressi che sono stati realizzati in questo senso dopo anni di lotta femminista. La legge spagnola sull'aborto perderà tutta la somiglianza con quelle della maggior parte dei paesi europei e si avvicinerà al contrario alle norme esistenti su di esso,in quasi tutti i paesi dell'America Latina. Questa è una cattiva notizia non solo qui, ma anche per tutti coloro che lottano in America Latina per il riconoscimento dei diritti sessuali e riproduttivi e che hanno visto nella legge spagnola degli ultimi anni, un precedente culturalmente vicino su cui appoggiare le loro rivendicazioni. Come in un lontano passato, potranno solamente decidere sul loro corpo in condizioni di sicurezza, le donne che hanno i mezzi finanziari per viaggiare all'estero.


Una delle caratteristiche ideologiche della nuova realtà che hanno lasciato tre decenni di capitalismo neoliberista globalizzato è il costante cattivo uso della nozione di libertà per eliminare la capacità della libera azione.Ben nota è la vecchia strategia capitalistica di ridurre i diritti dei lavoratori in nome della libertà; si riduce la possibilità di trovare riparo nel quadro giuridico-istituzionale e si eliminano le barriere protettive contro il degrado ecologico ed economico. L'imprenditore presumibilmente non ne ha bisogno. Basta a se stesso e ha solo l'intenzione di realizzare i suoi progetti. Meno noto è invece il discorso che invita le donne in nome della libertà, di scegliere le vecchie catene patriarcali contro cui tanto si è combattuto dal femminismo.

Così per giustificare le sue proposte di riforma della legge per l'interruzione  volontaria della gravidanza, il Minitro della Giustizia ha affermato che libererà le donne dalla " strutturale violenza di genere".Con questa espressione si riferisce all'oppressione subita dalle donne per non potersi dedicare pienamente alla maternità a causa dei suoi impegni lavorativi. E 'vero che ci sono difficoltà nel dover conciliare lavoro e vita familiare. Ma risulta evidente che non c'è una legge di maternità forzata che permette alle donne di conciliare la sua legittima aspirazione all'indipendenza economica o alla carriera professionale con l'eventuale desiderio di essere madri. La conciliazione tra vita lavorativa e familiare deve essere facilitata per donne e uomini e passa attraverso una serie di misure proprie dello Stato sociale, che in questo momento sta per essere demolito.
Spesso, fin dalla sua apparizione negli anni ottanta del XX secolo,il neoliberismo economico si è appoggiato u un neoconservatorismo morale. Il Tea Party americano è l'esempio paradigmatico di questa combinazione letale . Il partito repubblicano degli Stati Uniti ha anche incluso nella sua agenda l'eliminazione del diritto all'aborto.E' stato sottolineato, giustamente, che si tratta di compensare con gli appelli ai valori e rappresentazioni tradizionali la disintegrazione effettiva dei legami familiari e sociali svolte dalle leggi inesorabili del profitto capitalista. A questa interpretazione, se ne deve aggiungere un'altra: un elemento essenziale dell'efficacia politica del discorso neoconservatore è il suo anti-femminismo, che soddisfa un incosciente  o non verbalizzato, desiderio di ritornare a situazioni passate di subordinazione del genere femminile. Non è una semplice casualità che nasca questa nostalgia, quando scarseggiano i posti di lavoro e le condizioni di lavoro sono sempre più dure.

Il richiamo della sirena per le donne di tornare a casa non proviene solo  da ciò che è comunemente conosciuta come la destra conservatrice. Si sente anche da parte di un certo ecologismo che parla in nome della sacralità della vita e della saggezza ancestrale, rivendicando per sé il titolo di vero pensiero ribelle e facendo mostra di denunciare le grandi multinazionali che minacciano la Terra.


L'ecologismo conservatore e la "sacralità della vita" (umana).

"La R-Evoluzione del colostro è iniziata" è il significativo titolo della monografia che la rivista The Ecologist per la Spagna e l'America Latina (n°48, gennaio-marzo 2012) ha dedicato alla maternità e all'aborto. Il colostro è il liquido che le ghiandole mammerie secernono durante la gravidanza e dopo il parto. " “Your body is a battleground”,( il tuo corpo è un campo di battaglia) denunciava l'artista plastica Barbara Krugger in un'opera femminista ormai celebre. Ancora una volta, ora dipinto di verde, il corpo della donna è presentato come territorio di battaglia. Gli argomenti della monografia sono eloquenti circa la struttura del discorso: L'usurpazione della fertilità"," La sterilizzazione della popolazione", " Il proselitismo pro-abortista", "Le teconologie Terminator","La mercificazione del maternità ', "Il parto/nascita naturale","Cicli lunari e indianismo". L'importanza di questa monografia può misurarsi attraverso la grande diffusione di questa rivista nel mondo dell'ecologia in lingua spagnola. Purtroppo, con questo numero vediamo la conferma di una deriva  di questa pubblicazione in direzione di posizioni spiritualiste neoconservatrici.

Tutti i suoi contenuti potrebbero essere riassunti nel concetto che l'aborto non è ecologico né ecologista. L'insieme di questi articoli è una lampante dichiarazione di guerra contro l'ecologismo politico, che accetta il diritto all'aborto e l'eutanasia. Questi diritti di libertà individuale sono presentate come forma di oppressione dello Stato "paterno-autoritario, attraverso la tipica retorica che abbiamo visto utilizzata  nella proposta di riforma della legge sull'aborto.

L'eutanasia è solamente oggetto di una breve menzione. La questione centrale, come dimostra la scelta del titolo, è la condanna inappellabile dell'aborto, che viene considerato negazione della fertilità e occulta forma anti-ecologica scelta dai poteri economici e politici per dominare il mondo. Il suo argomento è appropriato per ottenere l'adesione di un pubblico alternativo e ribelle, in  linea di principio più tendente alla affermazione delle libertà individuali. Non chiama alla obbedienza, ma alla sovversione. Afferma che il modo di ribellarsi contro il "tecnopatriarcato" è ( che le donne accettino) il ritorno ai "cicli sacri" della vita. Si mescolano in un'accozzaglia, preoccupazioni che non possiamo non condividere come il dominio economico,la contaminazione con i pesticidi o i pericoli inerenti alle colture transgeniche, con la manipolazione ideologica circa l'aborto e le pratica contraccettive.

Per l'ecologismo neo-conservatore la pianificazione familiare e l'aborto sono qualcosa di irresponsabile e violento come l'agire delle grandi industrie che devastano il pianeta o il genocidio nazista.

Mentre nelle manifestazioni e nelle reti sociali affrontano le nuove minacce sui diritti sessuali e riproduttivi con parole chiavi come " Fuori i rosari dalle nostre ovaie", le ecologiste neoconservatrici hanno deciso di comunicare la buona notizia che nelle ovaie "ruggisce" (sic) la forza vitale della riproduzione e che coloro che aspirano al dominio, lo perdono, secondo il Tao. Al fine di presentarsi come una posizione emancipatoria e progressista che, tuttavia, è contraria alla contraccezione, all'aborto e alla integrazione delle donne nel mondo pubblico, sottolineano al contempo, la differenza che li separa dalla Chiesa cattolica, che considerano una spiritualità gerarchizzata e obsoleta. Tra metafisiche oscure sul potere dell'Eternità e incontri con guaritrici indigene,troviamo riferimenti ad un  ritoccato Sant'Agostino, che poneva tutte le speranze del cambiamento del mondo nel potere delle madri. Come in Sesso e carattere, per il pensatore misogino Otto Weininger,le donne sono ridotte a due grandi figure: la "Madre" e la "Puttana"e afferma che la seconda è ancora più importante della prima. La "Madre" è nutrimento. La "Puttana"che c'è in ogni donna, secondo questa prospettiva unica,è la natura selvaggia, indomita, del piacere sessuale inesorabilmente legato alla riproduzione.


Nonostante l'unanimità del messaggio di tutti gli autori della monografia, tra le donne (meno numerose) vi è una maggiore tendenza ad enfatizzare i presunti poteri della donna naturale, selvaggia, corpo fertile, utero ribelle. Il parto viene presentato come estasi orgasmica, che le madri comuni moderne non sono in grado di godere perché sono profondamente repressi dal patriarcato. Gli autori maschi,invece, sembrano propensi a considerare le donne come esseri infantili incapaci di comprendere ciò che fanno quando abortiscono, così da considerare che il vero colpevole è chi legifera a favore dell'interruzione di gravidanza, chi lo esegue e chi lo giustifica culturalmente. Tutti d'accordo inoltre che la nuova maternità/paternità disciplinata dalla Natura ancestrale e liberata dal "catechismo femminista"sarà in grado di rigenerare l'umanità. Si dice che il femminismo ha introdotto la discordia tra i sessi, diminuendo così la natalità, come se secoli di Storia non ci hanno insegnato che il patriarcato ha ferito e ucciso molto tempo prima che il movimento per i diritti delle donne promuovesse il disordine dell'autonomia femminile e della maternità responsabile.

Secondo l'ecologismo neo-conservatore,la liberazione delle donne consisterà nell'abbandonare la pretesa di essere uguali agli uomini. Ritorna così la teoria del diciannovesimo secolo, della complementarietà per ricordare alle donne quali sono i loro consueti e naturali lavori.Naturalmente, questa non è la prima volta che si utilizza il concetto di Natura per rimettere al suo posto un gruppo ribelle. In piena Rivoluzione francese, i giacobini ricordarono alle loro compagne di partito di sentire la voce della saggia Natura ed abbandonare le velleità politiche. (...) Il trattamento filosofico dei due sessi di Rousseau, che una voltà egli chiamò " discorso di lode"( nessuno può fare i lavori domestici di cura come voi,senza i quali non sareste cittadine di pieno diritto, ma vi limitareste ad far nascere cittadini), riappare in piena rivoluzione borghese in toni più perentori, con il decreto di chiusura dei circoli politici delle donne e resistette per lungo tempo nel rifiuto di accesso all'istruzione superiore, alle professioni liberali e ai diritti civili. Oggi, con l'ecologismo neo-conservatore riacquista i toni adulatori e avvelenati dell'ingannevole discorso della lode: siete meravigliose, possedete virtù e poteri straordinari.
Gli studi universitari rovinano queste innate capacità del vostro sesso,ci viene ricordato delicatezza. C'è da riconoscere,che in altri luoghi, la controriforma patriarcale non è andata tanto per il sottile. In Iran,per esempio,è appena stato introdotto il divieto di accesso alle donne di 77 specializzazioni accademiche, tra le quali Informatica,Lingua Inglese, Letteratura e Biologia ritenute poco adatte alla natura femminile.

Note finali: Ecofemminismo critico per la libertà delle donne.

L'ecologismo neo-conservatore dirige i suoi attacchi all'ecologismo politico e al femminismo. Fa salvo, tuttavia, l'ecofemminismo o, più esattamente, quello che intende con questo termine. Definisce l'ecofemminismo come un ritorno all'ordine naturale, di una femminilità autentica, ancestrale, amorosa, ecc. Consiglia inoltre di cambiargli nome, negando il termine 'femminismo'.

(...) Nel mio libro L'ecofemminismo per un un altro mondo possibile (Cátedra, 2011), ho delineato un ecofemminismo critico che rivendica l'uguaglianza e la libertà delle donne e i loro diritti sessuali e riproduttivi. L'ecofemminismo deve essere un pensiero critico estraneo ai vapori mistici e discorsi di lode, come l'attacco all'eredità emancipatrice  femminista che abbiamo ricevuto. Deve essere una riflessione-azione attenta ai rapporti di potere e alle ontologizzazioni che spesso le occultano. Deve cercare di superare il sessismo come l'androcentrismo nel nostro sguardo e nel nostro agire quotidiano. Noi  che vogliamo un altro mondo possibile, con un orizzonte senza dominazioni, possiamo essere ecofemministe analizzando criticamente gli aspetti anti-ecologici del patriarcato, lottando contro i pregiudizi e le ingiustizie di genere,classe, etnia, orientamento sessuale e specie, sviluppando una prassi solidale e universalizzando la pratica della cura che il patriarcato ha assegnato esclusivamente alle donne. Non c'è bisogno di tornare a vecchi stereotipi di genere né di appellarsi ad una "sacralità della vita"che impegnata nella condanna dell'aborto, si rivela "umana, troppo umana"

Mientras Tanto


(traduzione di Lia Di Peri)


 

mercoledì 21 marzo 2012

Donne malvagie

 da Virginia Vidal 

 Non molto tempo fa, donne cilene dipinsero dei murales per denunciare la brutalità dei mariti che le picchiavano. Questi murales risvegliarono, commossero, fecero infuriare. Avevano disegnato sul muro tutta la storia della violenza familiare. Che denuncia! Misero l'immaginazione e il talento creativo al servizio della causa.

Quella eloquente azione di arte populare mi ha ricordato quando partecipai nel 2003 al Congresso delle Donne Cattive ( Università "Fernando Pessoa",Oporto), felice iniziativa della docente Ana María Toscano, nel quale parlammo delle donne come agenti criminali nella storia e nel mito.

Per molti, basta sentire  "Congresso di Donne" per riferirsi ad un" Congresso di Cattive Donne". Né più che vedere la definizione di donna nel Dizionario del Diavolo:
Compagna dell'uomo descritta da Aristole "maschio mutilato" e da Bossuet come " diminutivo di Adamo"
Le donne furono accusate non solo di essere responsabili della Caduta, ma dai teologi e clericali misogini come attiva alleata del Maligno:

Tertulliano, III secolo: " Donna, tu sei la porta del diavolo. Tu hai toccato l'albero di Satana e sei stata la prima a violare la Legge Divina ( De Cultu feminarum).

Per Bernard Morlas, monaco del XII secolo,questa "leone di Satana" non è altro che una bestia.

Per San Pier Damiani, la donna è veleno per le anime, sanguinaria insaziabile e tigre assetata.

Odon, abate di Cluny si chiede: " Come possiamo desiderare di abbracciare a questo sacco di fiele?".

Secondo San Tommaso d'Aquino è " creatura occasionale ed accidentale"

Secondo Lammenais, " statua vivente della stupidità"

Per Michelet, " femmina deriva da fe e mina che vuol dire meno".

Per i teologi è comune dire: vulva infernale quando si riferiscono al sesso della donna considerandolo vagina castatrice, bocca dei vizi.

Secondo Sprenger, tutta la stregoneria proviene dal desiderio sessuale insaziabile nelle donne.

Inutile dire che  questi santi uomini trovano la donna scabrosamente affine al serpente,la cui qualità erettile simboleggia la voluttuosità. Però l'essenza diabolica femminile affonda le sue radici nell'orgine stessa della vita sulla terra.

Parlare di "la donna" nella storia e nel mito come agente del reato creerà una base errata, perchè non c'è una donna per antonomasia, ma le donne.Ciascuna rappresenta non solo gli interessi el tempo e della società nella quale vive, ma difende anche il potere e se può lo esercita come qualunque uomo. Esempio meraviglioso e tragico, la deputata Phoolan Devi assassinata a Nuova Delhi nel 2001, che lottò fino alla fine per i diritti dei più diseredati.
Per affrontare il tema è interessante tenere in conto alcuni miti,perché fanno parte del ricco patrimonio della memoria e dell'immaginario collettivo (ciò che Freud chiamò inconscio e Barthes 'l'immaginario").

Di Lilitu, la sumera, se ne appropriarono gli ebrei e la trasformarono in Lilith, l'autentica prima donna, fatta di argilla, come Adamo e destinata ad essere la sua inseparabile compagna. Uniti fisicamente - l'unità platonica - prima di Platone - precedente ad Eva. Realmente siamesi, una contraddizione insolubile li obbligava a vivere in perpetuo conflitto. Lilith non sopportò più le ammaccature, le sassate  e gli aghi pungenti conficcati nella schiena e voleva mettersi alzata.
I due personaggi si combattevano continuamente fino a quando Lilith si ribellò e pronunciò la parola che gli permise di staccarsi da lui. Questa non è una parola qualsiasi: Lilitu aveva scoperto il nome segreto del Creatore,dell'Innominabile e lo pronunciò. Per questo fu punita.
Così il primo atto di ribellione fu la parola, la parola che nomina, che nomina la divinità.
Parola contro parola, contro Lilith si esercita un altra punizione: la si condanna ad essere cancellate dalle Sacre Scritture, per essere stata la prima che utilizzò la parola per rompere le catene dell'oppressione. La si punisce facendo sparire il suo nome dalla memoria collettiva. Accenna ad essa solamente la letteratura rabbinica che la riporta all'ancestrale dea di Babilonia e la chiama Lilitu, creatrice di lussuria e la rappresenta come immagine di demone femminile.
Lilith, la sua ribellione e la sua condanna sono il più grande esempio della manipolazione che opera il Potere nel trasformare in una malvagia la ribelle, demone- femmina, per cancellarla finalmente dalla storia della creazione.

Kaosenlared.

(traduzione di Lia Di Peri)






                                                                     

mercoledì 14 marzo 2012

Che cos'è il Patriarcato?

Il Patriarcato è una forma di organizzazione politica, economica,religiosa e sociale basata sul concetto di autorità e leadership del maschile, nella quale si ha il predominio degli uomini sulle donne, del marito sulla moglie,del padre sulla madre e sui figli e figlie e della discendenza paterna su quella materna. Il Patriarcato è nato dall'insediamento del potere storico da parte degli uomini, i quali si sono appropriati della sessualità e riproduzione delle donne e del suo prodotto, i figli e le figlie, creando allo stesso tempo un ordine simbolico mediante i miti e la religione che lo hanno perpetuato come unica struttura possibile. Il Patriarcato è il costrutto primario sul quale poggia l'intera società attuale.

L'ordine patriarcale crea un'impostura fondata sul principio dell'Assoluto Maschile (Unico, Solo) che esclude le donne. Per questo  ciò che è stato riportato, scritto e interpretato  nel passato del genero umano è solo un'annotazione parziale, che ha omesso la metà dell'umanità. Anche le donne hanno "fatto la storia", quantunque non ci sia alcuna traccia di essa, al di là di quello che attualmente le donne hanno riscattato. Le donne sono state sistematicamente escluse dal compito di elaborare sistemi di simboli, filosofie scienze e diritto.
Va sottolineato che attualmente esistono diversi gradi di oppressione patriarcale sostanzialmente differenti a seconda dell'evoluzione e sviluppo di ciascuna società nella storia, che trovano parallelismo nella maggiore o minore accettazione e rispetto della " Dichiarazione dei Diritti Umani" approvata e proclamata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948.

Nelle analisi sul Patriarcato esistono quattro caratteristihe importanti da rilevare:

1 - Il Patriarcato non è SCRITTO nelle nostre società.
Essendo una istituzione iscritta ma non SCRITTA così come lo sono il Codice di Hammurabi, i Dieci Comandamenti, il Corano o le Costituzioni dei paesi moderni, esso non prevale nella memoria collettiva universale. In altre parole, la sua esistenza è invisibile e, pertanto,si inibisce alla memoria e al lavoro educativo.
In questo modo la parola e il concetto " Patriarcato" è escluso dal linguaggio comune. Quasi mai affiora sulla bocca di filosofi, politici, ecc., proprio perché non fa parte della convenzione.

Il Femminismo è l'antitesi del Patriarcato, ma non è il contrario dell'Androcentrismo, anche se il concetto è ampiamente diffuso.
Il Femminismo è un movimento sociale e politico differente dal progetto patriarcale, e cerca un cambiamento del paradigma globale con alternative di sviluppo umano e di libertà tanto per le donne che per gli uomini. E' evidente che sia in questo secolo come negli ultimi decenni del secolo scorso è stata una delle tra le più grandi rivoluzioni di tutti i tempi,socialmente, politicamente e culturalmente. Oltre ad essere stata l'unica che si è prodotta in modo incruento.

2 - La mascolinità è EGEMONICA o Oggettivazione del dominio maschile

L'universalizzazione dell"io" maschile è uno dei fondamenti del dominio patriarcale. La sua mascolinità egemonica afferma la sua oggettività.
L'uomo si presenta come un termine neutro, oggettivo, soggetto universale, fagocitando la donna. Nel processo di formazione di questo ordine, l'uomo ha creato un mondo a sua immagine, che genera a sua volta, la patologia sia dell'"uno" come dell'"altro" polo della differenza sessuale. Questa svalutazione simbolica delle donne in relazione all'"Altro" è diventata una delle metafore fondamentali della maggior parte delle civiltà del mondo. Il concetto di virilità e di lignaggiosi si collega al concetto di "Onore" versus " Verginità nella donna". La maggior parte dei crimini contro le donne hanno questa origine.
Un problema attuale e universale come l'abuso sulle donne e i crimini di "onore" non si risolveranno definitivamente senza estirpare prima la radice del nucleo che li genera. Tutto ciò senza disprezzare le politiche preventive e l'applicazione delle leggi che su queso tema sono in corso e sono necessarie.
Attraverso le " sopravvivenze culturali" questa sottomissione delle donne si vede come naturale e ri-torna quindi invisibile. Questa naturalizzazione è stata istituzionalizzata e normativizzata.
La violenza simbolica e strutturale che si trasmette nella società patriarcale come "inavvertito culturale" o " inconscio collettivo" attraverso la Filosofia, i Miti, le Religioni, la Scienza serve a legittimare la presenza universalmente riconosciuta delle sue strutture sociali, produttive e ri-produttive fondate sulla divisione sessuale. La somma totale di norme e valori che dominano in una data società integrate nelle sue istituzioni, si traduce nelle relazioni umane.

3 - Si UNIVERSALIZZA il nucleo primario della relazione gerarchica.

Il Dis-ordine nella prima gerarchia uomo-donna genera il nucleo delle altre patologie sociali. La classificazione tra " superiore" e "inferiore" tradotta in "uomo" e "donna" si estende mimeticamente ad altri gruppi basandosi sulla differenza gerarchizzata dell'"uno" contro l'"altro".

La prima discriminazione è pertanto la matrice che permette le altre discriminazioni e, a sua volta, in tutte queste si ri-trova la prima. Infatti, in ogni classe o gruppo antagonista,la donna è oppressa dall'uomo.
La sua azione predatoria fa sì che l'ordine patriarcale si ramifichi oltre l'indicibile.
Essendo il Patriarcato , una società Agonistica (di lotta e competitività) la sua ricerca è diretta verso un'egemonia di ordine piramidale.

4 - Il Patriarcato  NON E' INAMOVIBILE

Il Patriarcato giace inscritto nella civiltà umana da migliaia di anni. Si è avuto  prima della formazione della proprietà privata e della società di classe. Nasce a partire da un'epoca determinata, dopo le società anteriori chiamate da alcuni storici "matriarcali" che non erano il contrario del patriarcato, anche se del loro studio non ci se ne occupa in questo momento, ci dobbiamo riferire ad esse per contrastare l'idea di un patriarcato astorico,invisibile,eterno, immutabile e, pertanto, inamovibile. Il Patriarcato essendo una convenzione culturale e sociale è soggetto a revisione, riforma o sostituzione con altro costrutto culturale e sociale.
Se vogliamo cambiare e sostituire questo Ordine Patriarcale e tirare fuori dall'invisibilità la logica del dominio che assimila sia il dominatore che il dominato è necessario fare due passi importanti: Nominarlo/Riconoscerlo secondo la sua Esegesi, che in pratica consentirebbe:

1) l'accettazione della sua esistenza/ passando dall'essere INSCRITTO a SCRITTO;

2) La  SPIEGAZIONE e divulgazione per la sua eliminazione ( aggiunta al testo dell'autora)


Mujer del mediterraneo

Fonte: Breve spiegazione del Patriarcato

(traduzione di Lia Di Peri)











                                                                                             
                                                                        


domenica 11 marzo 2012

Il capitalismo rende la donna più vulnerabile alla violenza.

Durante la sua partecipazione al seminario Sul femminicidio a La Casa Encendida (Madrid) a fine febbraio, Rosa Cobio, docente incaricata di Sociologia di Genere all'Università di A Coruña ( Galizia) è stata intervista sulla definizione di femminicidio e della sua esistenza in Americana Latina ed in Europa.

di Elena La Porta

- Si dice che il femminicidio sia ancora una  categoria in costruzione. Qual è la sua posizione in merito?

- Rosa Cobo:  Il femminicidio è un concetto coniato dalla teoria femminista per visibilizzare una realtà che esiste in diversi contesti e nelle diverse società. Da qui l'utilità di questa categoria, che dà conto di un tipo di violenza contro le donne che non era stata identificata dal punto di vista analitico né dal punto di vista politico.

Il femminicidio è un tipo di violenza sessuale contro le donne, che si  accompagna spesso alla crudeltà e tortura. Allo stesso tempo, questo tipo di violenza è frequentemente impersonale,in quanto gli aggressori solitamente non conoscono le loro vittime, semplicemente le aggrediscono e uccidono perché sono donne e perché ricevono una qualche utilità nel farlo.

In situazioni di conflitto armato,in più, le violenze, torture e le uccisioni hanno l'obiettivo di distruggere il tessuto sociale delle comunità del nemico. Le donne vengono considerate oggetti di transazione delle lotte tra gli uomini di entrambi le parti. Nella misura in cui esse rappresentano simbolicamente la proprietà indiscussa degli uomini, torturarle e ucciderle mira a distruggere una proprietà fondamentale di questi uomini,disgregare la comunità e rompere il patto sessuale che afferma che ogni uomo sarebbe il padrone indiscusso di una donna.

- A livello internazionale si parla più dei femminicidi nei paesi come il Guatemala o il Messico. Ritiene che esistano femminicidi in Spagna o in Europa?- RC.: Credo che esistano oggettivamente femminicidi nei paesi europei ,perché ogni volta che si uccide una donna dopo aver esercitato contro di lei, violenza sessuale, tortura, crudeltà e spersonalizzazione siamo di fronte ad un femminicidio. Da questo punto di vista, non sarei d'accordo a chiamare femminicidio  tutti gli omicidi di donne da parte degli uomini nel contesto di una relazione di coppia. Ora, se ci atteniamo alle caratteristiche di cui sopra possiamo dire, senza dubbio, che esistono femminicidi nei paesi più ricchi del mondo.
Per quanto riguarda la Spagna è evidente che il concetto non è consolidato. Probabilmente, l'essere il femminicidio una realtà  molto meno rilevante nel nostro paese, il femminismo non ha sentito la necessità di dargli un nome e, forse, per questo non ci si è appropriati di questo concetto.

Verso una qualificazione giuridica internazionale del femminicidio.

 - Ritiene necessario qualificare internazionalmente il femminicidio?

- RC.: Il femminicidio è una categoria utile per l'analisi femminista e per la pratica politica, ma sarebbe una tipologia molto meno efficace se non si traducesse in un reato penale. Le violenze estreme contro le donne devono essere punite e le società debbono prendere coscienza che queste brutali aggressioni, meritano di essere punite.

- Quale impatto ha la crisi globale del capitalismo sulla violenza contro le donne?

- RC: Non sono sicura che si debba parlare di crisi del capitalismo, ma piuttosto di crisi degli Stati e, in particolare, di crisi indotta degli Stati del Benessere. Il capitalismo sta avendo il suo momento storico migliore, perché si è sbarazzato delle politiche redistributive keynesiane, che sono state imposte dopo la Seconda Guerra Mondiale. La voracità del capitalismo neoliberista sta iniziando a rompere  la propria idea di soggetto, in quanto il soggetto Moderno si caratterizzava per avere più diritti che doveri; oggi assistiamo ad un processo inverso: i diritti si riducono e gli obblighi aumentano.

In questa situazione, chi ha i diritti meno consolidati, come le donne, sono coloro che devono sopportare maggiori obblighi così come la riduzione dei diritti e risorse. Le donne sono la maggioranza dei salari di povertà, dei part-time, del lavoro nero... Questi elementi rendono la donna più vulnerabile davanti alla violenza da parte dei settori dominanti della società,che in questo caso sono gli uomini.

Feminicidio.net

(traduzione di Lia Di Peri)









venerdì 3 febbraio 2012

La giustizia non è donna

Contrariamente a quanto si possa pensare, la sentenza della Corte di Cassazione non  riguarda, a parer mio, la contrapposizione tra garantisti e giustizialisti, ma rileva dal punto di vista dell'egemonia del potere maschile, che alimentandosi delle gerarchie di genere impregna tanto la sfera privata che quella pubblica, le istituzioni, la cultura, il mondo lavorativo,la sessualità.

Infatti, la  lettura  della sentenza  mi ha fatto subito venire in mente Michael Kaufman  e le sue sette P della violenza di genere, in particolare,  la numero  2 e  la numero 3: 

 - Privilegi :  la violenza è spesso il risultato di aver diritto a certi privilegi.


- Permesso : la violenza non solo è permessa, ma viene celebrata e ricompensata.

Ridurre come si sta facendo in queste ore, il dibattito tra garantisti e giustizialisti  è un altro modo per distogliere l'attenzione sulla problematica vera della violenza di genere: l'assimetria di potere tra uomini e donne, che fonda l'organizzazione patriarcale delle società.

 La violenza di genere come l'assenza dell'equità di genere, della giustizia sono alcune delle conseguenze di questa mascolinità egemonica.








mercoledì 1 febbraio 2012

Messico : Accusate e incarcerate per aver " ucciso i figli"

da Patricia Chandomí

Come esempio lampante di esclusione sociale, emarginazione e negazione dei loro diritti riproduttivi da parte del governo, tre donne indigene sono state incarcerate nello stato di Chiapas, accusate di omicidio, per aver  sofferto parti o aborti in pessime condizioni.

Carmen, Juana e Rosario sono donne giovani, povere e analfabete.Non parlano lo spagnolo e hanno patito violenza da parte dei loro partner. Tutte e tre sono detenute nella prigione di Santo Cristobal della Casas per il reato di omicidio aggravato dal grado di parentela.

" Non sono state condannate per aborto, ma per omicido aggravato dal grado di parentela" spiega l'avvocata difensora Martha Figueroa.

" Noi (le donne) chiedevamo di aggravare il femminicidio per grado di parentela, perché non è la stessa cosa che ti uccida uno sconosciuto, invece che una persona che è stata il tuo compagno; tuttavia, per il reato di omicidio per grado di parentela, quando le processate sono donne,si applica con un solo testimone"

L'avvocata Figueroa cita il caso di Carmen, Juana e Rosario: le tre donne sono indigene Choles della zona nord del Chiapas " In realtà  - denuncia Figueroa - queste donne hanno avuto brutti parti, tutte sono state segnalate come cattive madri, quando a fallire fu lo Stato che le ha mantenute in totale emarginazione ed esclusione".

Trattate come bestie.

Nel marzo 2012  Carmen compirà un anno che è nell'ala femminile del carcere numero 5 di San Cristobal della Casas. Essa è in attesa di giudizio.
" Non ho il coraggio di uccidermi" dichiara l'indigena a Cimacnoticias con l'aiuto di un traduttore. Dopo una lunga pausa non vuole più parlare. Le sue compagne di cella la giustificano " E' per i maltrattamenti subiti dal marito: le si avvicinò per picchiarla  in testa con dei bastoni infuocati, l'ha colpita come se fosse un animale, come se non sentisse nulla".
La sua avvocata spiega " Carmen ha subito molta violenza, che le ha provocato una diminuzione cerebrale".
La donna è madre di cinque figli. Il marito - José - l'ha torturata per anni, minacciandola di morte. Carmen l'ha denunciato in ripetute occasioni, però tornava sempre libero,come se non fosse successo nulla".

Durante la sesta gravidanza, l'indigena si è separata dal compagno, iniziando una relazione con il cognato. José le disse  che quel figlio non era suo e la minacciò di ucciderla assieme al nascituro. " Ho vissuto la gravidanza con tanta paura, paura che ci uccidesse" dichiara Carmen.

" Come ogni mattina mi sono recata nei campi;non sapevo che lì avrei partorito...avevo tanta paura che arrivasse lui  e ci uccidesse,ho posato il neonato e mi sono messa a gridare perché ci aiutassero, ma non è venuto nessuno, mi sono trascinata per il campo con molto dolore e paura... nessuno mi ha aiutata, quando sono ritornata a cercare mio figlio non c'era più, poi è arrivata la polizia che mi ha trascinata in carcere per omicidio"

Niente da  mangiare

Juana e suo marito, Caralampio, sono detenuti da 10 mesi. I due sono stati accusati di tentato omicidio aggravato dal grado di parentela.

" Siamo molto poveri - racconta nell'intervista Juana - ci sono state volte che davo ai miei sei figli solo una frittata al giorno. Mi dicevo, i miei figli stanno morendo di fame, questa era la mia preoccupazione di tutti i giorni, piangevamo della nostra povertà, tutti lavoravamo nel campo e non bastava". il parto avvenne in montagna: " Nessun dottore mi ha mai visitata, non riuscivo a riposare, dovevo lavorare tutti i giorni. Il bambino è arrivato mentre lavoravo; è nato lassù in montagna; lo lasciai adagiato sotto alcune piante per correre ad avvisare mio marito; quando siamo ritornati non c'era più,pensai che era caduto nel burrone. Al ritorno a casa ci stava aspettando la polizia che ci ha accusati di aver tentato di ucciderlo".

E continua: Così ho saputo che mio figlio era vivo;ce l'hanno tolto. Il Distretto federale l'ha dato in adozione... Mi sento così impotente, mi preoccupo dei miei figli, se mangiano, ora che i loro genitori sono in carcere"...

Nove anni in carcere.
Rosaria è originaria della comunità di Palenque. Singola, ha lavorato incinta di otto mesi, come cameriera. Nel bar dove lavorava per ordine del suo padrone, doveva accompagnare il cliente a bere.

" Era l'unico posto dove mi accettarono incinta di otto mesi - racconta - questo lavoro mi permetteva di pagarmi la stanza. Quel giorno ho evitato di bere perché mi sentivo un pò stordita. Vivevo in un piccolo solaio che si raggiungeva attraverso una scala di legno. Stavo salendo, quando sono caduta e ho perso il bambino. Appena mi sono ripresa mi hanno detto che dovevo andare in carcere perché avevo ucciso mio figlio".

Rosaria è stata condannata a 15 anni di prigione per "omicidio aggravato per grado di parentela". Sono nove anni che è in carcere.

In tutto questo tempo ha imparato lo spagnolo ed ora può raccontare la sua storia senza l'aiuto di un traduttore. Rosaria è rimasta incinta un paio di volte in prigione, ma nessuna delle gravidanze è arrivata al termine per la sua salute cagionevole. Rosaria si tormenta per i suoi due figli che ha  lasciato al momento di andare in carcere.

L'avvocata Martha Figueroa commenta " Le autorità hanno giudicato Rosaria per il contesto. Siccome era sola, povera e cameriera, un figlio l'avrebbe disturbata. E' assurdo arrivare all'ottavo mese di gravidanza per poi lasciarti cadere da una scala a rischio della tua stessa vita".

Senza diritti
 
La difensora rileva che nei tre casi di queste donne detenute sia chiara la misoginia e la punizione fisica e sociale delle più povere e storicamente emarginate. Per questo l'avvocata chiede l'immediata liberazione.

 E' da notare che con questi arresti lo Stato messicano viola la Convenzione per  la Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna, in riferimento a chi ha l'obbligo di garantire l'accesso ai servizi sanitari e di pianificazione familiare per le donne.

In più fallisce nella concessione di servizi appropriati per la gravidanza, parto e purperio in modo gratuito  - quando sia necessario -  così come nell'adeguata alimentazione per le donne durante la gravidanza e l'allattamento.

 Cimacnoticias.com.

(traduzione di Lia Di Peri)

foto da aliciaguevaraenelmundo.blogspot.com/