venerdì 13 gennaio 2012

" E' il momento ideale per il femminismo islamico"

Garazi Mugertza

Intervista a Asma Lambaret

 Asma Lamrabet è nata a Rabat ( Marocco) dove risiede attualmente e lavora presso l'Ospedale universitario Ibn Sina. Medico ematologa è autora di diversi libri e articoli ed è una rappresentante di spicco del femminismo islamico. Inoltre è anche presidente del GIERFI ( Gruppo Internazionale di Studio e Riflessione sulla Donna nell'Islam) e direttora del Centro Studi Femminili nell'Islam.


In piena rivoluzione araba, Asma Lambaret ha girato vari luoghi per parlare sul femminismo islamico,un movimento sempre più esteso tra le donne mussulmane. Nell'intervista concessa alla rivista GARA, smantella il discorso dell'Occidente sulle donne e l'Islam.

 - Su quali concezioni si basa il femminismo islamico?
Il femminismo islamico è il femminismo come lo conosciamo nel resto del mondo, con principi universali, che rivendicano libertà, emancipazione e dignità per la donna. E' islamico perché si riferisce ad uno dei principi propri della nostra cultura in relazione al messaggio spirituale che contiene l'Islam. A questo proposito vorrei chiarire due cose. La gente quando sente i termini femminismo e islam insieme,rimane imbarazzata e si chiede il perché del femminismo e l'islam, dal momento che l'islam è visto come una religione discriminatoria nei confronti della donna. Ciò che voglio chiarire è che quando parliamo di religione,parliamo di un sistema, di un'ideologia religiosa e di un'istituzione religiosa, però dentro tutte le religioni c'è un messaggio spirituale. Ciò che ha portato alla discriminazione della donna sono le istituzioni religiose e il sistema religioso, non il messaggio. Noi vogliamo rivendicare i diritti a partire da questo messaggio spirituale e lottare contro le istituzioni religiose, che sono quelle che hanno fatto una lettura patriarcale del messaggio spirituale.

Alla domanda del perché femminismo islamico e non semplicemente femminismo, devo sottolineare che esistono diverse correnti femministe. Non venitemi a dire che il femminismo occidentale è un femminismo monolitico, che c'è  un solo  femminismo, unico, perché non è vero. Dentro il femminismo ci sono differen ti modelli e anche principi universali che tutti condividiamo. Bisogna saper distinguere tra modelli e principi. I principi universali sono la lotta per l'emancipazione della donna, per la dignità e per l'uguaglianza. Ecco perché come esiste il femminismo radicale, il femminismo degli Stati Uniti o il femminismo nero, esiste anche il femminismo islamico. L'Islam e la donna mussulmana sono così stereotipati, che è difficile capire come una donna mussulmana rivendichi i suoi diritti a partire dalla sua tra virgolette, religione.

- Come nasce il femminismo islamico?
Come movimento è relativamente nuovo e plurale, non c'è un unico femminismo islamico, in quanto esistono diverse correnti. Così, per esempio, vi sono correnti femministe islamiche che non vogliono chioamarlo " femminismo" perché ha una connotazione negativa occidentale. Quando sono in Europa, dichiaro che rivendico il mio femminismo, perché so che la gente capisce questo, ma quando sono nel mondo arabo lo dico in altro modo per non scontrarsi o traumatizzare. E' una questione di concetto,non di principi e ciò deve essere rispettato.
Questo movimento è nato negli anni '90, ma non è un movimento nato in una sola parte del mondo. E' nato in Egitto, ma anche in Iran, Marocco, Tunisia, senza dimenticare i paesi più grandi del mondo mussulmano: Indonesia e Malesia, dove c'è un movimento molto importante del femminismo islamico. Ha anche preso corpo nelle comunità islamiche di altri paesi come, per esempio,  negli Stati Uniti, dove le donne hanno  istruzione superiore.
Sebbene è nato negli anni '90, non ha fatto nulla: è la continuazione del femminismo nazionalista che ebbe molta importanza tra gli anni '40 e '50 nel quale le donne combatterono fianco a fianco con gli uomini per la decolonizzazione. ma dopo l'indipendenza, furono emarginate e il femminismo nazionalista rimase assente. negli anni '50 nacque il femminismo laico che non aveva nulla a che fare con la religione, perché era l'epoca del marxismo e della sinistra radicale. Il femminismo laico non diede frutti perché il popolo arabo è un popolo che fonda le sue radici nell'islam, che costituisce una memoria, una storia, una secolare esperienza che la gente non vuole abbandonare. La generazione più giovane che ha continuato e avuto accesso allo studio dell'islam, ha visto che tutto quello che dicevano le femministe laiche non era del tutto vero,che la lettura che le istituzioni hanno fatto dei testi sacri,tutti controllati dagli uomini sono responsabili della marginalizzazione della donna.

Qual è la situazione attuale?
Le donne hanno cominciato a rileggere i testi sacri e si sono resi conto che  è presente un messaggio spirituale, che, contrariamente a quanto si dice, è liberatorio e liberato le donne. E 'liberatorio ed emancipatorio. Ecco perché ora le donne hanno argomenti religiosi per contrastare i mullah e imam che sostengono il contrario.


 - Cosa pensa il movimento femminista islamico della sharia ?
Quando si parla della sharia, la gente  si spaventa e pensa a un codice penale per tagliare le mani e lapidare le donne. Ma la Sharia non esiste nel testo sacro. Il Corano parla della sharia come regola, come guida. Letteralmente, la sharia parola significa "via". Il messaggio spirituale del Corano dice: "Ti offro una via ." La via è un percorso, un'etica da seguire e non c'è nulla nel Corano che si  chiami sharia che si riferisca alla punizione corporale. Solo il 3% del Corano parla esclusivamente di punizione, ma deve essere letto bene. Nel Corano appaiono solo taglio della mano del ladro e frustare l'uomo o la donna sorpresa in adulterio, la lapidazione non esiste è  pre-islamica, una tradizione giudaica. Ma, come ho detto, è necessario leggere bene, poiché per tagliare la mano del ladro dovremmo essere in una società ideale in cui non ci siano poveri che hanno  bisogno di rubare. Cioè, è una metafora piuttosto che una punizione vera e propria. Inoltre, tenete a mente che prima esistevano solo punizioni corporali, senza prigioni o qualcosa di simile, e questo versetto dovrebbe essere analizzato tenendo conto di questa situazione. In breve, lo scopo di questo versetto è che laddove c'è giustizia, non ci sono poveri che abbisognano di rubare. Per quanto riguarda la flagellazione, la cosa importante è dire che  per frustare l'uomo o la donna  c'è bisogno di quattro testimoni che hanno assistito all'atto sessuale. Cosa significa questo? Che è impossibile dimostrare l'adulterio. Questo, nel Corano,ha svolto una funzione  pedagogia per educare il popolo arabo, che era un popolo  primario-tribale a rispettare l'intimità altrui. Però si è fatta lettura patriarcale  e le  istituzioni hanno deciso che in tutto il Coranosia questa il 3%. Ciò deriva dalla cultura wahabita, che è un'ideologia dell'Arabia Saudita. Tutta ideologia estremista radicale religiosa proviene da questo paese. L'imam e i mullah parlano dell'Islam e il popolo arabo musulmano, che è di solito molto analfabeta, credono a quello che dicono perché quelli  hanno i mezzi e il denaro per diffondere il loro messaggio: sono come il papa. Questo è il grande problema. Naturalmente, non riconoscono il femminismo islamico e ci accusano di essere traditrici e occidentaliste.


 - Come le rivolte arabe interessano il movimento?

Penso che sia il momento ideale per il femminismo islamico. Sono molto contenta perché abbiamo visto le donne che non erano riconosciute, che avevano trascorso anni di lavoro per la rivoluzione. Il fatto che il premio Nobel è stato dato ad una  rivoluzionaria yemenita, giornalista, sconosciuta, povera, madre di tre figli ... che è scesa in strada a parlare in un microfono, chiamando gli uomini e le donne a combattere.

Sono molto felice di dare dei premi a giovani donne come lei che ne hanno bisogno (...) O in Egitto, quando la prima donna ha scritto in un blog chiamando uomini e donne a uscire in strada continuando a farlo tutti i giorni.

Sono felice di vedere queste donne che escono. E ci sono milioni di donne come esse. Sono ottimista sulla rivoluzione araba perché sono uomini e donne che non hanno nessuna ideologia. Si tratta di un movimento spontaneo il cui unico obiettivo è la libertà, l'onore e la dignità. Questi sono i tre slogan che abbiamo visto in tutti i paesi.

- E la tendenza islamista alle elezioni, dopo le rivolte?

Il problema è che quando i giovani hanno vinto, arrivano le elezioni e la maggior parte dei partiti  che si presentano sono stabiliti dallo Stato despota. Gli unici che erano lì, che avevano una qualche verginità politica, perché sono sempre stati all'opposizione od oppressi  sono gli islamisti e così la gente non aveva scelta, non volendo votare sempre per gli stessi ha votato per gli islamisti. Questa è una ragione, ma non l'unica, perché non dobbiamo dimenticare che l'Islam è ancora un riferimento indispensabile. La domanda è: quale sarà il progetto di questi partiti islamici. Non credo che abbiano  un particolare progetto sociale,hanno fatto opposizione per opposizione, ma non hanno un discorso moralizzatore,non  hanno un progetto di riforma, porre le  fondamenta reali della democrazia. Posso sbagliarmi, il futuro lo dirà.

"Il velo è una questione tra Dio e me"

 - In Occidente si tende a mostrare il velo come un esempio di oppressione della donna nella religione islamica. Qual è la sua opinione su questa valutazione?

Il velo non è culturale, o politico o ideologico, né significa una sottomissione agli uomini. E 'una convinzione personale che è legata alla fede. Il velo è menzionato nel Corano una sola  volta e in modo sottile, come una semplice raccomandazione nel comportamento etico di decenza e si riferisce a uomini e donne. Il problema è che un discorso islamico sessista e patriarcale  ha fatto di questo unico versetto il principio fondamentale di come deve essere una musulmana. Io come persona indipendente, libera e musulmana ho il diritto di decidere quello che voglio indossare e tutti devono avere questo diritto. Il velo è qualcosa tra Dio e me. Ma l'Occidente vive questa molto male e non è stato in grado di comprendere tutte queste diversità. Il divieto del velo va contro il diritto della donna sul loro corpo. Io critico allo stesso modo coloro che usano il corpo nudo della donna per la pubblicità, che i radicali musulmani che vogliono che  la donna vada coperta da cima a fondo e lasciarla invisibile.

 - Quali sono le priorità della vostra lotta?

La nostra lotta è focalizzata verso il raggiungimento della parità tra uomini e donne in tutte le sfere della vita politica, sociale e legale. Ci sono stati personali un po 'ovunque nel mondo arabo musulmano nei la donna è ancora minorenne, a livello legale con contraddizioni enormi. Per esempio, in Arabia Saudita, una  donna può essere direttora di una società finanziaria, ha tutti i media che vuole, ma, tuttavia, non ha permesso di viaggiare senza il marito, e se non ha marito non può viaggiare senza  suo figlio, anche se è minore di 14 anni. Né ha il diritto di guidare. D'altra parte, le riforme attuate in Tunisia sono molto positive quantunque non sufficienti se a sua volta non si riforma l'istruzione, perché il popolo la interpreta come antislamica. Bisogna cambiare  le mentalità e l'educazione.

(traduzione di Lia Di Peri)


giovedì 12 gennaio 2012

Simone, 104 anni di femminismo

da Marianny Sánchez

" Non si nasce donna,lo si diventa" dichiarò nel 1949 nella sua opera più importante : Il secondo sesso. Precursora del cosiddetto femminismo della seconda ondata, la filosofa francese Simone de Beauvoir aveva compreso giovanissima  la necessità di liberarsi dei conservatori valori borghesi perché l'autonomia delle donne si realizzasse.

A 104 anni dalla sua nascita - il 9 gennaio 1908 - l'impegno politico e di genere che ha guidato sia il suo lavoro che la sua vita, continua. Ancora oggi la sottile efficacia del sistema patriarcale rappresenta un ostacolo per la pari oppoertunità tra i sessi.

Le cifre lo dimostrano. Secondo i dati forniti dall'Organizzazione delle Naxzioni Unite, il 70% fri poveri del mondo sono donne e i due terzi dell'analfabetismo mondiale ha il nome di donna.

Allo stesso modo, le donne rappresentano un terzo della forza lavoro del pianeta,e rappresentano i quattro quinti del lavoro informale.Tuttavia, solo il 10% accedono ai conti (economici)globali  e meno dell'1% alle poprietà

Fedele seguace del patrimonio filosofico di Friedrich Engels, l'opera della Beauvoir ritorna e allo stesso tempo denuncia i limiti  di una delle idee esposte da questo  rivoluzionario tedesco: " La prima e fondamentale forma di lotta di classe è l'antagonismo tra i generi"
Lo scopo di dimostrare l'artificiosità di questo antagonismo tra uomini e donne per raggiugere la giustizia, fu il motivo che. per anni, alimentò la scrittura di uno dei saggi più importanti del XX secolo e testo fondante del femminismo contemporaneo, Il Secondo Sesso.

In esso, l'autora contrasta l'argomento dominante dell'epoca, secondo il quale, citando Sigmund Freud - la biologia è destino.

Con precisione investigativa e argomentativa, la Beauvoir distrugge ogni concetto di immanenza biologica che determina la femminilità o la mascolinità.  
E' l'esperienza vissuta,il patrimonio storico - afferma - che struttura le conoscenze degli uomini e delle donne e, quindi, il differente modo di sperimentare il mondo.
Il sesso - come concetto latente di genere - non è per l'autora il marchio differenziale che la natura inscrive nei corpi mediante la genitalità: è l'insieme delle caratteristiche economiche, politiche, sociali e argomentative che attraversano l'esistenza delle donne - e deifferentemente - degli uomini - la cui interiorizzazione le relega ad occupare il secondo posto del tessuto sociale.

" (...) Ciò che esiste concretamente non è il corpo - oggetto descritto dagli scienziati, ma il corpo vissuto per il soggetto. La femmina è una donna nella misura in cui si vive come tale" afferma la filosofa.
La sottomissione delle donne da parte degli uomini costituisce, poi,un fenomeno non naturale e non quantitativo che è stato giustificato come conseguenza della razionalizzazione delle differenze fisiologiche tra i sessi.

Che cos'è una donna? e inoltre, è davvero inferiore la donna? sono due delle domande alle quali aspira dare risposte Simone de Beavoir nella sua opera. Per questo ricorre ad Hegel e al suo concetto dinamico dell'essere " è fatto così come lo vediamo manifestarsi" Così in quanto dinamico e storico, l'essere è malleabile e mutevole secondo le possibilità esistenziali che offre la realtà.

Il presunto carattere di sesso inferiore della donna non si deve allora al suo essere, ma alla limitazione delle possibilità imposte dal sistema ideologico, sociale, economico e politico dominante, che frena la sua capacità di trascendenza, la tiene prigioniera.

Al momento della pubblicazione del saggio, la lotta femminista aveva perso molto della sua forza. Il periodo tra le due guerre mondiali aveva significato il declino del femminismo: era in un certo senso morto di successo, avendo conquistato il  diritto al voto e l'istruzione superiore, molte donne avevano abbandonato la militanza o più semplicemente avevano sottomesso la causa femminsta ad una battaglia riformista del sistema economico. Ritornava allora alla domesticità obbligatoria, propria del nazismo, i cui danni si replicavano anche dopo la caduta del regime.

Il Secondo sesso ossigenò il femminismo del dopoguerra,offrendo con un discorso di rigorosità analitica, filosofica, e scientifica, che ha permesso, partendo da lì di costruire la Teoria di Genere, ramo accademico che ha reso possibile non solo la messa in discussione delle iniquità tra uomini e donne, ma anche il disegno di politiche pubbliche con l'integrazione di genere e l'applicazione delle cosiddette " azioni positive",  misure elaborate dagli Stati per garantire la partecipazione delle donne agli spazi di potere e governabilità.

La militanza politica di sinistra con la quale si impegnò Simone de Beauvoir non fu che un conseguenza logica del suo impegno come intelletuale e rappresentante di un femminismo che non era arrivato ad dichiararsi fino al 1962.

Mantenne  sempre comunicazione costante con i movimenti socialisti e comunisti internazionali ed sottolineò la necessità di superare il modo di produzione capitalista per liberare le donne dal giogo economico che le teneva legate agli uomini con rapporti dispotici.

Come militante riconobbe la necessità di rendere l'esplicito il disagio delle donne e aprire il dibattito sul sistema patriarcale nella sfera pubblica,non di elite illuminata, ma di massa. Per questo nel 1977 fondò e assunse la direzione della rivista Questions Féministe ( Questioni Femministe), pubblicazione pioniera in materia e una delle più importanti ancora oggi.

Nella sua veste di romanziera è stata sempre presente una critica alla società borghese e una messa in discussione dell'idea egemonica della femminilità. L'ospite, I Mandarini, Tutti gli uomini sono mortali, La donna spezzata sono alcuni dei titoli che sottolineano questa tematica.

Come saggista ha pubblicato anche i testi " Il pensiero politico di destra, L'esistenzialismo e la morale del popolo, Per una morale dell'ambiguità, La vecchiaia, ecc.

Il pensiero della Beauvoir ha alimentato le elaborazioni teoriche di autore significative come Monique Wittig e, più recentemente, di Judith Buttler.

Simone de Beauvoir morì a Parigi, il 14 aprile del 1986. Sulla  sua tomba si trovano lettere delle femministe di tutto il mondo che la riconoscono come mentore e guida nella lotta al sistema capitalista e patriarcale, che iscrive  ancora oggi a lettere di fuoco, la sua sceneggiatura sui corpi delle donne.


traduzione di Lia Di Peri


martedì 27 dicembre 2011

Si chiama FEMMINICIDIO

 non "delitto passionale".






LUTTO PER STEFANIA: COMPAGNA, VITTIMA DEL SESSISMO

 http://www.officinarebelde.org/spip.php?article638

 

 

 







Daniel Rey Piuma : Il fotografo della morte

Le 130 scarne fotografie sui " voli della morte" e i documenti dei servizi segreti dell'Uruguay consegnati pochi giorni fa dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani al giudice federale argentino, Jorge Torres, non sono solo un caso. Il materiale trovato dal segretario della Commissione,Santiago Canton, esiste perché trent'anni fa il marinaio Daniel Rey Piuma disertò e denunciò al mondo la verità sui corpi "apparsi" lungo la costa uruguayana.

Daniel Rey Piuma è tuttora esule in Olanda. Solo sette volte è tornato nel suo paese da quell'ottobre del 1980, quando, con centinaia di negativi cuciti dentro i vestiti attraversò la frontiera con il Brasile e lasciò una madre, una famiglia, una vita. La sua testimonianza fu pubblicata in un libro ' Un marinaio accusa', che commosse le organizzazioni internazionali dei diritti umani con la sua documentata denuncia su ciò che era accaduto nel Rio della Plata.

Nel 2007 Rey Piuma si recò a Montevideo per testimoniare davanti al giudice Luis Charles e alla procuratora Mirtha Guianze nel processo dei " terzi trasportati" che portò in prigione  il dittatore Gregorio Alvarez, il capitano della nave Juan Carlos Larcebeau ed  alla fuga di Jorge Triccoli. Nella sua testimonianza Rey Piuma spiegò  l'uso sistematico della tortura usata in Marina e indicò i nomi dei principali responsabili che per la maggior parte non sono stati ancora processati.

Rey Piuma aveva lavorato tra il 1977 e il 1980 presso la Direzione dell'Intelligence della Prefettura Nazionale Navale(Dipre) e aveva raccolto documenti e prove sulla verità di quei corpi che il mare aveva ridato e che le autorità della dittatura uruguayana ( che collaborava con quella argentina) presentava come persone di origine asiatica organizzatrici di un ammutinamento in pescherecci in oltremare.. un ammutinamento che, a quanto pare, si pèrotrasse per anni.

Nella sua denuncia, Rey Piuma, accusa gli ufficiali  più il personale subalterno.
Tutti questi potranno essere coinvolti prossimamente in un processo per tortura che presenteranno le vittime.


In contatto con l'Olanda

la voce di Rey piuma è angosciata. Ci siamo scambiati messaggi su Internet ed ha accettato di rendere pubblico ciò che ha provato quando i mass-media internazionali hanno mostrato le immagini della documentazione fornita dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) consegnata al giudice Torres di Buenos Aires.
Un pò di rabbia per l'ignoranza sull'origine di questo materiale, ma ancora più rabbia per il tempo trascorso, quando tutto era già stato archiviato in Uruguay... e un pò di speranza per coloro che hanno sofferto in tutti questi anni.

Da quanto tempo aspettavi questo momento?

Da tanto... dal settembre del 1977,sottraendo e copiando documenti, registrando le torture,conducendo una doppia vita tutto il giorno. Nell'ottobre del 1980 scappai dal paese. Ho trascorso tre mesi in Brasile cercando di sfuggire ai servizi segreti argentini, brasiliani, uruguayani. Sono arrivato in Olanda il 22 dicembre del 1980,invitato dalla corona olandese.

Nel gennaio del 1981 ho comprato la mia prima macchina da scrivere ed ho cominciato a battere il mio rapporto in una città chiamata Berg aan Zee, nel nord dell'Olanda. Nel marzo dello stesso anno ho lavorato  con Amnesty International, a Londra e con la Colarch a Bruxelles. attraverso incredibili e complicate trame ho presentato finalmente la mia relazione nel novembre del 1982 alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani.

La tua denuncia ha avuto un grande impatto internazionale, poi...
Prima di quel momento avevo lavorato anche con il Sijau e con la lega dei giuristi democratici e altri. Il presidente della CIDH dichiarò nella sessione plenaria della Commissione, che il mio rapporto era la documentazione più completa e minuziosa finora ricevuta. Poi, alla fine della sessione, in una conferenza stampa, vennero dei teppisti armati che mi minacciarono di morte. Da allora, mi sono sempre guardato le spalle, così come un profugo, incluso soffrire di malattie.

Ho pensato, ingenuo come sono, che alla fine della dittatura, la macchina della giustizia si sarebbe messa in moto. Nel 1987, per intervento di Raul Sendic è stato pubblicato il mio libro. Non v'era altra intenzione che quella di stimolare affinché si indagasse sulle torture nella marina uruguayana e sull'origine di quei corpi trovati lungo le coste del nostro paese. Dopo una carriera professionale piena di successi - il direttore dello studio grafico più grande di Amsterdam, docente presso la Facoltà di Utrech- mi fece iniziare una terapia con vari psicologi che mi diagnosticarono un PTS ( Post Traumatic Stress Syndrome). Fino ad ora...
 

- Il tuo ritorno in Uruguay è stato quasi clandestino

In 34 anni sono stato in Uruguay solo sette volte, tre delle quali attraverso altri paesi e, ogni volta, che ritorno nel mio paese devo essere armato.

- Pochi anni fa hai viaggiato e testimoniato davanti alla giustizia uruguayana nella causa per la quale è ora in carcere Goyo Alvarez, adesso, il tuo rapporto davanti alla Commissione Interamericana è stato consegnato in mano alla giustizia argentina. Non erano questi gli obiettivi?

 
Tutto quello che sta succedendo in questo momento mi stordisce un pò. Mi dona un pò di speranza, ma allo stesso tempo mi acceca di rabbia e di impotenza. Nessuna delle lacrime versate da mia madre, tre giorni prima della mia partenza, baciandomi i piedi, perché non anadassi in esilio, vale la pena davanti all'apatia e indifferenza di coloro che, conoscendo questi documenti da molto tempo, non hanno mai fatto nulla. Io l'ho fatto per i nostri compagni, per mio zio scomparso, Carlo Arevalo e, perché no, per mia madre.


Cosa ti aspetti che accada adesso?

Spero che i compagni assassinati e le loro famiglie trovino pace.
Spero che non mi facciano visita con tanta frequenza, alcune notti, nella stanza degli ospiti dove mi rifuggio quando sono stanco di scaricare lo zaino e cerco di riposare.
Spero che dopo averli abbracciati e curati durante questi anni - come un padre con i suoi figli, come un fratello maggiore , come una madre gelosa e arrabbiata, li possa lasciare.
Spero che anch'essi mi liberino, affinché io possa per la prima volta nella mia vita,ballare. Non l'ho mai fatto, perché essi non potevano più farlo.
Spero di poter credere che, l'uomo, l'essere umano sia capace di amministrare la giustizia.
Spero che si possa insegnare ai bambini che la giustizia è possibile se noi tutti la vogliamo.
Spero che negli ultimi cinque secondi della ia vita - se sarò cosciente - sia ancora convinto che per tutto ciò che ho vissuto e perduto in questa causa  sia valsa la pena.


elmuertoquehabla.


(traduzione di Lia Di Peri)




denudata e con i seni bruciati dalla fiamma ossidrica













sabato 17 dicembre 2011

Voci dal Monzambico

 " Voci dal Monzambico"diretto da  Susana Guardiola e Françoise Polo.
Un lungometraggio che recupera le radici del passato per ricostruire un presente, Candidato al premio Goya, 2012, dell'Accademia delle Arti e Scienze Cinematografica di Spagna.

" Voci dal Monzambico riscatta la voce delle donne africane, che lottano quotidianamente per lo sviluppo dell'Africa. 
Cinque storie che rappresentano il ciclo della vita delle donne. E' l'ombra del mito reincarnato in ognuna di esse:
Josina Machel,prima eroina e guerrigliera monzambica, che lottò per l'indipendenza e i diritti della donna.
Donne che continuano rivendicando uno spazio di voce facendo propria la lotta di Josina.

voces desde mozambique


martedì 13 dicembre 2011

Le donne di fronte alla reazione patriarcale . " Verso una nuova politica sessuale"

Il libro, forse, non arriverà mai da noi. Mi interessava far rilevare l'approccio complessivo di temi e argomenti che generalmente vediamo argomentati  separatamente o marginalmente.O, spesso, non trattati.


Nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito come spettatori passivi allo smantellamento dei nostri Stati, sia politicamente che economicamente.
Negli ultimi anni,questa strategia del sistema capitalista si è presentata più dura davanti a nostri occhi. Una strategia malamente chiamata " crisi del capitalismo" dato che si tratta di un'alleanza di più poteri economici a livello mondiale che ha causato una crisi profonda nel modello di società e del welfare che era stato costruito.

In questo contesto di smantellamento dello Stato, si osserva l'esistenza di un grande silenzio, su come influenzuerà e influenza la lotta per la parità tra donne e uomini, occorre chiedersi allora,la natura di questi cambiamenti e gli effetti sulle donne.

Questo è l'inizio del nuovo libro della professora di sociologia dell'Università della Coruña, Rosa Cobos*" Verso una nuova politica sessuale. Le donne davanti alla reazione patriarcale" nel quale mostra che uno degli effetti più categorici dei programmi di aggiustamento strutturale è la crescita del lavoro domestico non retribuito delle donne. Questo è il risultato diretto dei tagli alle prestazioni sociali da parte dello Stato, la rinuncia a quelle funzioni ( tra le altre,  salute, o alimentazione) che ricadono immancabilmente sulla famiglia e nuovamente sono assunte dalle donne.

Anche le politiche macroeconomiche hanno un'influenza significativa sul lavoro non retribuito e sulle condizioni di vita delle donne. Il sistema fiscale, le politiche monetarie e del cambio influiscono sulle condizioni materiali di queste. A tutto questo si aggiunge che le donne lavorano di più e in condizioni peggiori, ed essendo uno dei settori di popolazione più povera sono quelle che più hanno beneficiato dei programmi sociali e perciò sono quelle che più accusano le misure di aggiustamento strutturale, dal momento che a questi servizi vengono applicati i tagli nei bilanci nazionali.

I risultati di queste politiche economiche hanno un impatto immediato e visibile sulla vita delle donne e lo Stato  che ridefinisce ed amplia il "privato" per così rende così invisibili i costi del trasferimento dall'economia retribuita a quella non retribuita. La necessità di estendere il salario per poter far fronte alle necessità fondamentali quasi sempre comporta un aumento del lavoro domestico: più necessità di cucinare o cambiamenti nelle abitudini di acquisto, tra le altre cose. Il lavoro invisibile delle donne aumenta ogni volta che lo Stato non riesce a svolgere le funzioni relative alle prestazioni sociali, visto che sono le donne quelle che sostituiscono lo Stato.

Un altro aspetto negativo che questa sociologa mostra nel suo libro è l'ambigua inclusione delle donne nel mercato del lavoro globale. Ci dimostra come i nuovi sistemi di produzione flessibile, consistenti in un rapido cambiamento di una linea di produzione, richiedono un nuovo profilo di lavoratori/ trici. Devono essere persone flessibili,in grado di adattarsi ai rapidi cambiamenti, che possono essere facilmente licenziati, che siano disposti a orari di lavoro irregolari, ecc. Questo segmento del mercato lavorativo si sta trasformando in forza lavoro eterogenea, flessibile e temporanea, lavoratrici/tori senza posto fisso, mal pagate, con impiego a tempo parziale, lavoratrici/tori a domicilio, lavoratrici/tori a contratto per le piccole aziende semi-informali che si incaricano delle parti decentralizzate dei settori dominanti, ecc.

In tutti i paesi si tende alla deregolamentazione del mercato del lavoro, eliminando le norme di protezione e istituzionali con la scusa che sono ostacoli alla flessibilità e competitività.

Il mercato globale del lavoro mostra una crescente differenziazione tra uno strato di lavoratori,maggiormente uomini,altamente qualificati e con alti redditi e una "periferia" crescente, sempre più rappresentata da donne e migranti con occupazioni non permanenti, a contratto,sotto precarie condizioni lavorative e con un reddito basso ed instabile. In quasi tutte le regioni del mondo, la partecipazione delle donne sul mercato è aumentata, ma le condizioni sotto le quali si inseriscono in quel mercato sono sfavorevoli.
Il libro mostra anche da casi e circostanze concrete, come la globalizzazione, nella sua versione economica e neo-liberale sia un processo  che va sempre più approfondendo il divario tra ricchi e poveri e sta portando al limite la logica del profitto al di sopra di ogni progetto etico e politico di sviluppo umano. In questo contesto di vincitori e vinti, le donne non sono tra i vincitori, perché la loro inclusione nella nuova economia si attua in una zona segnata dalla disuguaglianza di genere.

Il capitalismo neo-liberale sta rinnovando il patto storico e inter-classista con il patriarcato a partire da alcuni nuovi termini.Sta eliminando una gran parte delle clausole,ma lascia intatto il nucleo di tale accordo che si traduce nella sottomissione agli uomini e allo sfruttamento capitalista e patriarcale. Sta gradualmente scomparendo la figura dell'uomo come fornitore economico della famiglia, ma appare una nuova figura, la "fornitrice frustrata" E' la donna che si inserisce nel mercato lavorativo globale, intrappolata in una giornata senza fine, a causa dell'aumento del lavoro domestico gratuito e invisibile ed ora, accede anche,al mercato del lavoro come lavoratrice " generica", flessibile, con la capacità di adattarsi a orari e compiti diversi, sostituta di un'altra che non accetta le condizioni di super-sfruttamento. Due sistemi egemonici - patriarcato e capitalismo neo-liberista- secondo l'autora- hanno patteggiato nuovi e più ampi spazi di lavoro per le donne, che si concretizzano nella rinnovata subordinazione agli uomini e nuove aree di sfruttamento economico e domestico.
In aggiunta a quanto sopra esposto,  troviamo nel libro, un tema che viviamo la maggioranza delle donne nei nostri paesi: la riflessione  sui rapporti tra  differenti culture. Negli ultimi decenni si sono intensificati i dibattiti e le discussioni suule relazioni tra le diverse culture. Il multiculturalismo, lo scontro di civiltà, il dialogo transculturale o la interculturalità, sono diventati oggetto di ricerca  e di discussione politica. La migrazione, l'informazione globalizzata,la povertà o i crescenti processi di uniformità culturale sono fenomeni sociali che stanno alimentando questo dibattito.

L'autora afferma che si sta producendo un rafforzamento delle identità culturali e di altre minoranze come risposta resistente ad una globalizzazione, che sembra voler eliminare qualunque specificità culturale e qualsiasi soggetto collettivo critico. E si interroga sul ruolo che giocano le donne all'interno delle culture e ciò che queste culture chiedono alle donne in esse inserite.

Secondo Rosa Cobos è un fatto che viviamo in una società multiculturale e che le donne sono la rappresentazione metaforica della cultura e su di esse cade il peso di difendere la sopravvivenza della comunità culturale. Esse sono le depositarie della tradizione  e le guardiane dell'essenza culturale. Pertanto risulta importante distinguere tra le pratiche culturali che devono essere rispettate  e protette  da quelle altre che devono essere demolite. Qui il femminismo, per l'autora, è una voce autorevole al momento di rilevare i limiti legittimi della tradizione.

Un altro punto che trova eco nel libro è come perdura, compresa la sua rivitalizzazione, la violenza sessuale. L'autora dichiara che la situazione delle donne è di grande ambivalenza, perché in gran parte del mondo, le donne hanno conquistato formalmente diritti individuali facendone anche uso. L'accesso a forme di indipendenza economica e di autonomia personale hanno permesso ad esse di negare qualche privilegio maschile all'interno delle sue relazioni familiari e di coppia. Le relazioni tra uomini e donne da una prospettiva micro-sociale sono cambiate significativamente in molte parti del mondo.
Ma la reazione del patriarcato si percepisce oggi, vedendo forme inedite di violenza, dal come i settori più intolleranti e fanatici delle società patriarcali stanno rispondendo con inusitata virulenza. Solo così può essere inteso il femminicidio o il diffondersi dello sfruttamento della prostituzione fino al punto di diventare la seconda o terza fonte dei profitti, dopo il commercio di armi e droga nel mondo. O, forse, afferma l'autora, tutto ciò è possibile perché in questo processo di riarmo ideologico del capitalismo e di riarmo ideologico del patriarcato, si sta verificando un processo di re-naturalizzazione della diseguaglianza. La prova di ciò è quel trasmettere attraverso tutti i livelli e mezzi di socializzazione e mediatici, l'iidea che la diseguaglianza è parte della condizione umana.
Sta guadagnando forza il concetto che la diseguaglianza non ha a che vedere con i processi sociali e politici, né con le strutture di dominio,né con il sistema egemonico, ma che la disegualglianza è parte ed è inerente all'esistenza umana.
Questa reazionaria forma di pensare si installa tra noi in modo totalmente silenzioso e sotterraneo, così da rendere possibile la perdita o la riduzione dei diritti lavorativi duramente conquistati o inserire la migrazione come cittadinanza di seconda o terza categoria.
In questo contesto che si sta diffondendo la perversa idea che la prostituzione è una pratica sociale neutra e un lavoro come un altro che non ha alcun rapporto con il patriarcato.

Questo libro dà voce e illumina sul come i cambiamenti che si stanno verificando nelle nostre società in base a questo nuovo dominio capitalista-patriarcale che ha un impatto diretto sulle condizioni di vita, libertà e uguaglianza delle donne. Ci mette in guadia su come l'ideologia della disuguaglianza i stabilisce nella composizione della nostra ssocietà e le conseguenze che ciò comporta.


Professora di Sociologia di genere presso l'Università di A Coruña, fondatora e direttora del Seminario Interdisciplinare di Studi Femministi della stessa Università, tra il 200o e il 2003.
(...)

Editoria Los libros de la Catarata
240 páginas
Formato: 13,5x21 cm
ISBN: 978-84-8319-602-1
Ref: 1CM365


(traduzione di Lia Di Peri )

domenica 11 dicembre 2011

Donne " conservate" all'orbitorio di Juarez

" Hanno tardato molto per decidersi e consegnarla" ha dichiarato nei corridoi della Procuda di Stato una funzionaria pubblica riferendosi al corpo di Adriana Sarmiento Enriquez, scomparsa a Ciudad Juarez, il 18 gennaio 2008. Le autorità locali avevano tenuto il cadavere della ragazza nelle strutture di Medicina Legale per  tutto questo tempo" senza precisare come e, perché, non avessero informato i  familiari

Adriana aveva 15 anni quando fu sequestrata. Lei e la sua amica Griselda  stavano ritornando a casa in autobus. Griselda era scesa due isolati prima di arrivare al centro città dove vive tuttora. Adriana continuò sola, come tutti i giorni, a due isolati più in là sull'autobus, a camminare poi, per un isolato lungo la strada Francisco Javier Mina, per prendere un secondo autobus fino alla colonia Mariano Escobedo dove viveva con i suoi genitori.A casa non arrivò mai. In quel tratto dove sarebbe stata per soli 12 minuti prima di prendere il secondo trasporto,scomparvero altre tre donne giovani e in momenti diversi, due delle quali uccise e tenute all'orbitorio e un'altra identificata  in un programma televisivo a Los Angeles, California, senza dire nulla sulla sua sorte.

La madre di Sarmiento pubblicò in diversi siti digitali la scomparsa della figlia, aiutata da migliaia di richieste per il centro città. Tuttavia, è stata completamente distrutta dal dolore e non potè continuare  insieme alle altre madri che si sono organizzate per continuare a cercare le loro figlie.

Cadaveri conservati per  anni

" Il corpo di Adriana Sarmiento potrebbe essere stato tenuto all'orbitorio per più di un anno" ha dichiarato una fonte a giornale Los Angeles Press e conservato come anonimo per sicurezza. Così è stato  nel caso di Gabriela Rivas Campos, 16 anni, scomparsa nel febbraio del 2008 e uccisa lo stesso anno. Il suo corpo fu trovato al Km 57 della Valle di Juarez e tenuto all'orbitorio per tre anni fino a quando le autorità decisero di comunicarlo alla madre, il 27 settembre e del 2011,  affermando " che dovevano fare i test del DNA e confrontarli  con i campioni che avevano dato i familiari delle vittime".

Carmen Castillo, madre di Monica Liliana Delgado Castillo, ha aspettato molto meno che le autorità le notificassero e consegnassero il corpo della figlia. Monica, 18 anni, scomparsa nel gennaio del 2011.  Il corpo fu anch'esso trovato al Km 57, dal giorno in cui fu assassinata e, consegnato nove mesi, insieme a quello di Hilda Gabriela, lo stesso 27 settembre, in una conferenza stampa organizzata dalle autorità della Procura di Stato di Chihuahua, alla quale Carmen Castillo ha scelto di non partecipare.

Sono stati "conservati" anche sette corpi di donne senza identificazione e senza informare l'opinione pubblica, che erano state trovate in Loma Blanca , nella Valle di Juarez. Sono sconosciuti il tempo e le circostanze per le quali le conservano all'orbitorio,nonostante che le madri  delle scomparse continuino a cercarle, chiedendo alla Procura lo stato delle indagini.
Il corpo di Jasmine Villa Esparza è un altro di quelli conservato nella camera mortuaria. Jasmine scomparve il 3 ottobre 2010 all'età di 13 anni. Fu trovata morta nella città di Sant'Agostino, secondo quanto affermato dal Los Angeles Press, senza che si sappia con precisione quando fu trovata morta, perché è ancora nei locali della camera mortuaria  e perché non è stata consegnata ai familiari.

La madre Isela Esparza Morales, ha contestato alla Procura nel febbraio 2011,di non cercare la figlia, che " a nessuno interessava, perché non si era fatto nessun controllo". Tuttavia, non ricevette nessun aiuto e nessuna informazione  sui progressi delle indagini e il corpo della figlia poteva  essere gia, allora, all'orbitorio.

Quindici corpi in più

Recentemente, hanno trovato altri 15 corpi di donne sepolte in una fossa comune nella Valle di Juarez. Queste informazioni non ufficiali date dalle autorità, tuttavia non dicono il luogo esatto dove sono tate trovate. I corpi restano trattenuti a Medicina Legale, alcuni sono vestiti, altri nudi. L'età oscilla tra i 17 e i 20 anni. Sono corpi che presentano segni di violenza, di sadismo, alcuni violentati.

" Cercano il modo di come consegnarli" rivela la fonte, " ma sembra che vogliano trattenere i corpi , come se non volessero consegnarli. Forse, per diffondere il terrore, ma è la stessa storia del 1993, nulla è cambiato"  ha lamentato la fonte.

La Procura generale dello Stato deve molte risposte alle madri di Juarez. Per il momento le domande più frequenti sono : dove le hanno trovate? Da quanto tempo erano seppelite? Da quanto tempo si trovavano all'orbitorio? Perché le autorità nascondono le informazioni? Perché scompaiono le tracce?  Chi erano in vita questi corpi massacrati?

Los Angeles Press

(traduzione di AnitaLia Di Peri Silviano)