lunedì 12 novembre 2012

Eliminare la misoginia

A Lima (Perù), gli attacchi contro la sindaca Susana Villarán, offrono lo spunto per una riflessione sull'odio di genere.

di  Rosa Montalvo Reinoso


Negli ultimi tempi siamo stati testimoni del trattamento di alcuni mass-media dei casi in cui erano implicate donne,come ad esempio, quello di Rosario Ponce alla quale sembra non sia stato perdonato di essere sopravvissuta in condizioni talmente dure nelle quali invece è morto il fidanzato. Se l'uomo è morto, come mai lei più"debole" vive, sembra essere la domanda che sta dietro la persecuzione di questa ragazza, che non solo ha rotto gli stereotipi di genere, rimanendo in vita, ma in più, affronta in modo altezzoso e quasi insolente gli assalti della procura, del padre del ragazzo, della gente influenzata dall'incalzare dei Media, da più di un anno e che fa del padre del ragazzo un eroe instancabile e in cerca di giustizia. Recentemente la magistrata María del Rosario Lozada, che secondo le dichiarazioni di Rosario, avrebbe detto che cercherà Ciro, (1)come se fosse suo figlio e con  questa agitazione le attività investigative sarebbero andate in direzione favorevoli al padre,ha aperto una nuova inchiesta, riportando il caso nei Media, da dove non era uscito del tutto.

L'ha uccisa perché aveva invidia del pene, come appare scritto nella sentenza per Abencia Meza, condannata a 30 anni di prigione con l'accusa di aver ucciso la sua compagna,reato che non è stato provato in tutti i suoi aspetti." Si stabilisce un primo movente passionale e si parla di una teoria molto discussa di Sigmund Freud: l'invidia del pene. Si presume che Abencia va in collera e decide di uccidere Alicia Delgado perché ha una relazione con un arpista  (Miguel Salas), perché possiede ciò che lei non ha ( un pene), per questo decide di ucciderla, (2) ha commentato l'avvocato della cantante in uno show televisivo, lasciandoci perplessi davanti a questa affermazione della perizia psicologica,eseguita da professionisti che sembrano vivere in epoca vittoriana.


A trent'anni di prigione è' stata condannata anche Eva Bracamonte per la morte della madre, senza che si sia potuto provare esattamente che aveva commesso il reato. Anche in questo caso, la giudice Carmen Choquehuanca aveva chiesto una perizia psicologica e psichiatrica per determinare il suo comportamento sessuale e se era predisposta a commettere crimini. Lesbofobia, manifestata nei comportamenti di coloro che sono stati incaricati della gestione della giustizia in alcuni casi, una chiara evidenza di misoginia in altri,come  nel caso di Rosario Ponce.

La misoginia, questa espressione di odio per le donne, che le considera inferiori,incapaci, anormali, incomplete, mostruose,sorelle di Pandora e prima ancora delle orripilanti Arpie, è una delle espressioni dell'ideologia patriarcale che nutre la nostra società e che si esprime su molti fronti, quasi senza che si noti,si metta in discussione, si rilevi. La misoginia non è esclusiva degli uomini, ma anche di molte donne. Rimproveri come quelli del congressista  Kenji Fujimori al Presidente fanno il giro e generano risate tra il pubblico: " Assuma la leadership e parli con voce più chiara e maschile"  gli disse in uno dei suoi discorsi al Congresso, sottolineando la visione che ha del femminile, senza autorità per il fatto di essere donna,essendo quindi necessario che si alzi la voce dell'uomo per far valere l'ordine stabilito.

L'ordine di genere è così radicato nella nostra mentalità che è molto difficile sottrarsi alla costruzione del femminile come inferiore e svalutato, perpetuando un ordine gerarchico,ingiusto, pagabile solo con la sofferenza, la violenza, mantenendo la sottomissione e bruciando le donne che mangiano la mela, in nuovi e moderni falò, immagini che fomentano il così vecchio,ma tanto vivo patriarcato.

La misoginia è quella che è dietro la ferrea opposizione all'approvazione del protocollo dell'aborto terapeutico,legale dal 1924 e che secondo il Piano per la Parità di Genere 2012-2017, viene lasciato in sospeso fino al 2017, perché incontra resistenza in diversi settori,la maggior parte dominati dagli uomini, che si arrogano le prerogative di controllare i nostri corpi,come se si trattassero dei loro territori. Misoginia è anche aspettarsi che le donne siano sottomesse, devote, riproduttrici fedeli della specie,assoggettate al potere maschile,schiave devote, figlie di Maria.


Per questo, quando una donna esce fuori dalla norma, cioè quando protesta, vuole rompere con una relazione violenta o partecipa a spazi considerati maschili è esposta a diverse forme di violenza, che vanno dalle aggressioni fino al femminicidio. Così abbiamo che,nel paese,secondo quanto denunciato da differenti organizzazioni di donne, due su cinque donne politiche  sono vittime di molestia e violenza politica. Il Centro della Donna Flora Tristán ha rilevato venti casi di aggressione a donne politiche a livello nazionale. Tra queste, l'assessora Ruth Paz,colpita dal sindaco Guido Ayerbe della provincia di  Cotabambas in Apurimac (3) o  Edita Laguna Zerpa,assessora di San Marcos aggredita da un gruppo di coloni alleati del sindaco congedato negli stessi uffici del Comune.(4)


Questa forma di espressione della violenza di genere,non si manifesta solo fisicamente ma forme più sottili, come obbligare ad esempio le consigliere a pulire i bagni o servire uno spuntino,perché queste sono funzioni da donna, insultarle per abbassare l'autostima, viene denominato molestia politica, che è definita nella legge boliviana come lo "atto o un insieme di atti di pressione,persecuzioni, molestie o minacce, commessi da una persona o gruppo di persone, direttamente o tramite terzi,contro le donne candidate, elette, nominate o nell'esercizio della funzione  pubblica-politica o contro le loro famiglie, al fine di ridurre, sospendere, limitare od ostacolare le funzioni del suo ufficio, di indurla o costringerla a eseguire, contro la loro volontà, un atto o un'omissione nell'esercizio sue funzioni o nell'esercizio dei suoi diritti. "(5)

Negli ultimi avvenimenti a Lima alla richiesta di revoca della sindaca,abbiamo visto gli insulti che le sono stati rivolti, chiaro indizio di misoginia collettiva, che ha la sua massima espressione in un gruppo di Facebook " Anch'io firmo per Q S Largue La Vieja Puta De Susana Villaran”,che per fortuna non ha molti seguaci, però ci serve per tracciare come nel caso delle donne la squalificazione che subiscono non riguarda le loro azioni nella gestione politica, ma le si accusa di essere qualcosa che nella società viene considerato abietto, che si riferisce non solo al sesso per denaro, ma alla mala-femminina. Questa espressione accompagnata in più da "vecchia", termine più usato nella rete dagli anoninmi oppositori, configura immagini che ci riportano a ciò che è indesiderabile socialmente, perché il disprezzo che circonda attualmente le persone anziane è in aumento. Si noti che il termine puttana, come espressione carica di misoginia è quella più comunemente usata contro le donne in politica o se escono fuori dal modello di genere o rivendicano i loro diritti. Sandra Fluke,una studente di Washington fu chiamata puttana dall'annunciatore radiofonico ultraconservatore Rush Limbaugh perché rivendicava la copertura sanitaria per la pillola del giorno dopo.
" E' per te, è per te, Cristina puttana, la puttana che ti ha partorito!" gridavano alla presidente argentina in una manifestazione. Puttana è chiamata anche Hilary Clinton in Rete, come anche Michele Bachelet ed ho l'impressione che nessuna donna politica si salvi da questa s-qualifica.

Nel caso della sindaca Susana Villarán sin dall'inizio del suo mandato è stato oggetto di espressioni misogine e di molestia politica da parte di un gruppo di oppositori che vogliono impedire che il suo governo dimostri ciò che le donne possono fare quando c'è impegno ed onestà. Ovviamente non si tratta di fronte alle donne di nascondere le eventuali incapacità, ma di analizzare come, in questo caso gli attacchi alla sindaca, che hanno raggiunto il culmine con la richiesta di revoca sono parte di un piano di destabilizzazione, che risponde  ad interessi politici ed economici,siano l'espressione della squalifica permanente, l'intenzione di minare il suo potere di decisione, di evitare che possa conquistare spazio politico in futuro e con essa altre donne che vorranno partecipare all'azione politica. Pertanto, questo processo di revoca a Lima non è solo una possibilità di combattere per sconfiggere gli interessi economici e politici, che stanno dietro alla richiesta di revoca del mandato,ma anche a sostenere l'eliminazione della misoginia individuale e collettiva che impera nel paese, nei mass-media,nelle reti sociali, nelle aule giudiziarie, nella Chiesa e nelle nostre case.

Note:
1) http://it.wikinoticia.com/lifestyle/socio-critica/98080-peru-la-morte-di-uno-studente-nelle-ande-divide-media-e-social-network


2)   L'avvocato di Abencia Meza: "Accusano la mia cliente con la teoria dell'invidia del pene" http://peru.com/entretenimiento/tv/abogado-abencia-meza-acusan-mi-client...

3) .http://grupoiniciativaanticorrupcionilo.blogspot.com/2012/02/regidora-fu...


4) http://www.primerapaginaperu.com/article/ancash/6804/1/print/

5) Legge contro la molestia politica alle donne, Assemblea Legislativa Plurinazionale
http://constituyentesoberana.org/3/leyesdecretos/042012/190412_1.pdf



La Ciudad de las Diosas

(traduzione di Lia Di Peri)


sabato 10 novembre 2012

25 Novembre: Campagna contro la Violenza sulle donne su Facebook

Campagna: "Mai più violenza contro le donne" su  Facebook.

L'organizzazione 'Estudios de Género en América Latina' è stata testimone dell'epidemia di violenza contro le donne che si produce quotidianamente su facebook : battute che discriminano le donne, che giustificano gli attacchi alla loro integrità fisica, alla loro dignità, alla loro salute mentale, ai loro diritti sessuali e riproduttivi compreso il rischio per la loro vita. Se iil social network è la rappresentazione stessa della nostra vita quotidiana dei nostri paesi, lo è anche perciò che nel mondo sta accadendo in direzione dell' eliminazione del la violenza contro le donne, chiamando i mezzi di comunicazione ad assumersi l'obbligo sociale e politico di fronte a questa sfida.
Per questo l'Associazione Estudios de Género en América Latina' ha deciso di lanciare in vista del 25 novembre, Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne, la Campagna " Mai più violenza contro le donne" su Facebook, il social network più importante del mondo, che ha attualmente una quantità enorme di utenti, soprattutto giovani in età scolare.
... Chiediamo a Facebook di implementare misure di protezione virtuali contro le molestie alle donne, le violenze sessuali, le naturalizzazioni della violenza contro le donne e qualunque pubblicazione che si proponga di riprodurre, naturalizzare o giustificare queste violenze, così come gli atti stessi di violenza contro le donne in questo social-network. Inoltre, chiediamo a Facebook di includere nelle sue politiche di gestione, l'ottica di genere.

Le organizzazioni e le persone che vogliono aderire alla campagna possono farlo: condividendo l'immagine pubblicata nella pagina dei fans, così come apporre la loro firma su::


http://petition.avaaz.org/es/petition/No_mas_Violencia_Contra_las_Mujeres_en_Facebook

domenica 4 novembre 2012

Una scuola di empowerment?

Dialogo tra Elena Simón e  Marcela Lagarde

 

Marcela Lagarde, antropologa femminista ed Elena Simón, analista di genere e scrittora sono state invitate dalla Federación de Asociaciones por la Igualdad de Género Guadalhorce Equilibra (Malaga, Spagna) per discutere sull'empowerment delle donne e le scuole che servono a questo fine.

 Qui di seguito alcune loro riflessioni.

Marcela Lagarde



L'empowerment secondo Marcela Lagarde è il "processo di trasformazione con cui ogni donna, poco a poco o a passi da gigante, non è più un oggetto della storia, della politica,della cultura, né oggetto degli altri e diventa protagonista, soggetto della sua vita. In altre parole, è un processo attraverso il quale ogni donna si potenzia,si qualifica e sviluppa la consapevolezza di avere diritto ad avere diritti, a fidarsi della propria capacità nel raggiungere gli obiettivi. Questo processo è necessario se si tiene conto della continua perdita di potere delle donne e delle difficoltà che incontrano per sentirsi valorizzate e riconosciute".


Elena Simón: Una scuola di empowerment serve per conseguire quell'influenza che manca alle donne nel mondo, tanto nelle piccole, come nelle grandi cerchie. Detto in modo radicale, per sovvertire il patriarcato, per togliergli terreno sotto i piedi,perché la cultura femminista - che è una cultura di giustizia,di equità, di uguaglianza e di libertà - impregni settori sempre più vasti. Una scuola è utile anche perché,per combattere le discriminazioni abbiamo bisogno sia di potenziamento personale, che collettivo.Non si può farlo in solitudine - nonostante a volte,nelle notti insonni e di disperazione, pensiamo a come combattere domani in modo più forte di ieri. Ciò presuppone un eccessivo logoramento individuale, che le scuole di empowerment alleviano, nel trovare metodi congiunti e permettendo di imparare insieme.

Marcela Lagarde: Una scuola di empowerment ha la funzione di insegnare femminismo e promuovere la partecipazione politica e sociale delle donne. Per questo è necessario che le studentesse acquisiscano una coscienza femminista e che siano più presenti nella vita pubblica locale,nelle associazioni di quartiere, della comunità,sport,cultura e, naturalmente, nei partiti politici.

Elena Simón: Negli ultimi anni abbiamo pensato che fosse  essenziale fare numero o essere presenti,ma abbiamo anche continuamente osservato che molte donne, femministe comprese,sono al potere senza potere, come cinghie di trasmissione degli ideali del partito politico alle quali appartengono o affette dalla sindrome di Victoria Kent che consiste, come sappiamo, nel mettere al centro gli interessi degli altri prima dei nostri. In politica ciò significa che il partito viene prima del femminismo e che gli interessi di chi ci facilita l'accesso a posti di responsabilità sono sacri e vengono per primi. Tutte le donne del mondo, tuttavia,sono immerse nel depotenziamento patriarcale. Ci sono molte donne potenziate a livello personale, ma senza potere a livello collettivo.

Sono del parere  che dovrebbero chiamarsi "scuole femministe di empowerment"  perché, in realtà, sono luoghi dove si insegna e si apprende femminismo e,di conseguenza,si incentivano processi di potenziamento. In più non ci sarebbe nessun dubbio al riguardo: parliamo di dove veniamo,dove siamo, ciò a cui aspiriamo,che vogliamo trasformare il mondo e la nostra vita.

e

Elena Simón

Marcela Lagarde: Penso che sia molto bello per il nostro potenziamento, il famoso "mentoring", cioè questa tutoria diretta tra donne, questo insegnamento reciproco che è quasi un'adozione e mediante il quale due donne sono coinvolte.  In diversi giorni della settimana, una accompagna l'altra nella sua vita privata e nella vita pubblica, va ad uan sua riunione universitaria o lavorativa o politica e impara così, dall'altra. Alla fine si riuniscono tutte quelle che hanno fatto questa esperienza e la narrano pubblicamente.
Il mentoring è fondamentale anche per rompere le barriere generazionali, di etnia o nei casi di disabilità.

 Pikara Magazine.

(traduzione di Lia Di Peri)

domenica 28 ottobre 2012

Il Marocco protegge l'Europa dai migranti. Rompendogli ginocchia e caviglie.



Dopo aver tentato senza successo di saltare la recinzione di Melilla diversi migranti, con ferite fresche hanno denunciato che la polizia marocchina ha cercato di rompere loro le ginocchia e le caviglie per " togliergli la voglia di saltare" il muro metallico che separa l'Europa dall'Africa al confine mellilese con il Marocco.

"Hanno sempre colpito,però adesso vogliono romperci le gambe". "Ci picchiano, ci picchiano e ci picchiano.Non parlano,non ti guardano negli occhi, ti colpiscono solamente"  - grida un giovane liberiano  a cui  hanno rotto un dito della mano destra e causato gravi lesioni ad un ginocchio.



 Alba nella frontiera Sud: è  venerdì 26 ottobre, tutto sembra tranquillo. Si distinguono solo due suoni se rimaniamo in silenzio: la chiamata alla preghiera mussulmana del mattino e quello dell'elicottero della Guardia Civile, che sorvola i coseddetti " punti caldi"vicino alla recinzione che separa il Marocco dall'Europa.
Oggi è la Pasqua Grande mussulmana, l'Aid El Kebir. Qui la gente, come da tradizione, si alza  all'alba e viaggia, le famiglie al completo,  al digiuno per le preghiere del mattino prima di preparare il sacrificio dell'agnello e iniziare così tre giorni di festa e di gioia.
Ma non tutti i mussulmani stanno inginocchiati nelle moschee e distesi con gli occhi fissi sul sole del nuovo giorno. Altri rimangono sparsi per le strade che portano al monte Gurugú,in attesa delle ambulanze e dei membri di Medici Senza Frontiere.

"La maggior parte di noi mussulmani sa che giorno è oggi. Ma non abbiamo niente da festeggiare. Siamo ancora vivi, sì. Tuttavia, questa non è vita.Dio non può volere questa vita per nessuno. Ma non  mettiamo di credere in lui. Al-La è buono e misericordioso, Egli ci protegge e lo  benediciamo".
Ieri sera, intorno a 5:30, un gruppo di oltre un centinaio di sub-sahariani, la maggior parte dei quali provenienti da Mali ha cercato di accedere a Melilla superando la doppia recinzione di più di sei metri di altezza, vicino al confine di Barrio Chino ( una delle zone più a sud del perimetro).

Nessuno è riuscito a entrare Melilla, ma i residenti di Altos del Real, il quartiere più vicino a questa parte del recinto- dicono che le urla e le grida di dolore dei giovani subsahariani li hanno fatto  rabbrividire fino ad oltre le sette del mattino.
"E 'stato orribile. Un vero e proprio massacro. I vicini ci hanno chiamati scandalizzati.Siamo venuti appena abbiamo potuto, ma la polizia locale ha impedito il passaggio alla zona. E 'stato terribile. Si sentivano grida e urla che ti mettevano i brividi ", dice José Palazón, segretario e portavoce della Ong Prodein,uno degli attivisti che è stato chiamato " mi hanno svegliato i vicini, con una richiesta di soccorso al cellulare e  si era recato sul luogo  dei fatti, per garantire il rispetto delle leggi ed i diritti umani.



giovedì 25 ottobre 2012

Donne che erano bambine in carcere

Durante la dittatura fanchista la Sezione Femminile sottopose centinaia di bambine a maltrattamenti, percosse, test medici e altre aberrazioni.

Alicia García, Ángela Fernández y Chus Gil fueron internate nel Preventorio de Guadarrama. Foto: David Fernández.

"Nel settembre del 1957, mia sorella, che aveva dieci anni, ed io otto,fummo portate al preventorio (sanatorio) di Guadarrama. I nostri genitori ci portarono lì su consiglio dei capi di mia madre. Le dissero che era un posto molto carino per passare le vacanze" -  ricorda Alicia Garcia Romera.
" Dopo 55 anni  rincontro con tutto questo.Ora so che tutte le ragazze che sono passate per il preventorio di Guadarrama hanno subito le stesse torture "spiega Alice, che da un anno e mezzo ha cominciato ad indagare.  Oggi sono più di 200 le donne che hanno rivelato che da bambine hanno passato da tre a sei mesi nel cosiddetto preventorio di Guadarrama,un edificio situato in montagna, dove erano  sottoposte ad un sistema carcerario  tra maltrattamenti e torture, rimasto in funzione fino al 1975. I cosiddetti sanatori furono creati dal regime franchista come posti dove si "prevenivano le malattie". Si diceva che "il contatto con l'aria fresca delle montagne" impediva il contagio di infezioni alle bambine, in particolare la tubercolosi.

Catturare e rieducare le bambine

" La maggior parte delle bambine erano intercettate nelle scuole da una signorina della Sezione Femminile che dava lezioni alle bambine sul bene che ne proveniva se si andava lì" I militanti  di questa organizzazione franchista reclutavano le piccole con la scusa che, lo Stato, le portava in vacanza. “ Lo facevano passare come una colonia della quale le ragazze potevano goderne. Altre volte i medici lo raccomandavano alle piccole per farle ingrassare ”,spiega Alicia. La sua storia e il resto delle esperienze dielle altre detenute è stata ricostruita grazie alle reti sociali.  Insieme, queste ragazze, oggi adulte hanno messo in comune questa esperienza.

Quando Alicia ha cominciato a cercare informazioni ha scoperto un sito nel quale vi erano già 50 testimonianze come la sua. Chus Gil, ha creato una pagina su  Facebook dove sono circa 200 le donne che raccontano quei terribili giorni della loro infanzia. " Adesso sappiamo che ci furono bambine tra i quattro e i quattordici anni. Ci mettevano in quel enorme recinto e non ne uscivamo più. Neppure, quando i nostri genitori venivano a farci visita,pur essendo in montagna e vicino alla città di Guadarrama. A quel tempo mai andammo in strada". Il soggiorno minimo era di tre mesi, anche se alcune ragazze restarono più a lungo.

Disciplina e ordine

La prima cosa che fecero quando arrivammo fu la "disinfestazione". Ci spogliavano e ci mettevano una polvere in tutto il corpo ed anche in testa, dove ci mettevano uno straccio che dovevamo indossare per due giorni" - racconta l'ex internata "Nude ci mettevano in fila. Molte erano bambine, ma altre erano adolescenti, avevano vergogna e cercavano di coprirsi.Gli accompagnatori ci lavavano una ad una, con un getto di acqua e con uno straccio. Un altro si asciugava con lo stesso asciugamano.Poi, ci vestivano con gli indumenti del preventorio, mentre i nostri scomparivano". Alicia ricorda che erano scene molto tristi e che era vietato parlare.
Conseguenza di questa disciplina, tutti i giorni recitavano il rosario " e dopo le preghiere uscivamo a cantare nel cortile con il viso rivolto al sole. Le bambine eravamo talmente piccole,che non sapevano neanche cosa volesse dire.Passavamo molto tempo fuori al freddo. Ferme con pochi vestiti addosso e con i sandali, mentre le assistenti avevano grandi mantelli". La sorveglianza era costante e non eravamo mai sole " Siamo passate da shock a shock".Quasi ogni giorno ci facevano iniezioni, ma non sappiamo cosa ci hanno iniettato e neppure i nostri genitori".
Tutte queste donne sono alla ricerca di documentazione, ma non compare alcun documento ufficiale sul centro, neppure sulle persone che ci lavoravano. Questo edificio, che si trova nella città di Guadarrama, si è fermato ed è ora un centro per orfani della Guardia Civil, a cui appartiene.

Alicia Garcia assicura che tutte le testimonianze rivelano la stessa cosa: dopo un paio di giorni le ragazze scrivevano ai genitori che le togliessero da lì. Però le lettere venivano censurate dalle assistenti, le qauli dettavano pure ciò che bisognava mettere. Anche le visite erano controllate. " Dovevamo dire che stavamo bene. C'era sempre presente una signorina durante la visita dei genitori e quando questi commentavano qualcosa, essa insisteva nel dire che "cose di ragazza"- dichiara Alicia.

Racconta però che erano piene di lividi:  "ci tiravano i capelli,ci minacciavano,per tutto ci colpivano...in più, dovevamo uscire più ingrassate ed il cibo era terribile. Le bambine che vomitavano hanno dovuto mangiare il loro vomito. Alle altre, più piccole, che pisciavano a letto, le mettevano ortiche nel sedere. Ad una delle più grandi, che insisteva nel volersi lavare da sola,le assistenti la presero per i piedi, le misero la testa nel cesso, ancora e poi ancora".
Alicia conclude "Sappiamo che una volta un uomo fece delle fotografie alle bambine nude sotto la doccia. Stavamo così male... che alcune bambine corsero alle finestre per chiedere aiuto. Alicia e sua sorella furono fortunate. I loro genitori le portarono via dopo due mesi, ma alcune erano così in preda al panico che non raccontavano nulla, perché erano state minacciate.Oggi, alcune di queste donne  uniranno le loro testimonianze nella  causa Argentina che sta giudicando i crimini della dittatura franchista.

Bambini Rubati. Crimini che non hanno prescrizione.

La Corte provinciale di Madrid ha stabilito il 4 ottobre scorso, che il rapimento di bambini è imprescrittibile.  Questa notizia è stata celebrata dalle associazioni interessate al furto dei bambini che chiedono la riapertura di decine di denunce presentate nello Stato spagnolo. Allo stesso tempo, da settembre, il giudice Adolfo Carretero, della corte 47, di Madrid, che istruisce  il caso del presunto rapimento della figlia di Maria Luisa Torres, continua a prendere  dichiarazioni di medici, infermieri ed ex responsabili della Associazione spagnola per la protezione dei Adozione coinvolti nel caso.

Inoltre, il Consiglio di Valencia consegnerà 20.000 euro per quattro anni alla scuola materna di Santa Isabel in quella città,gestita da Suor Juana da oltre 40 anni sospettata di coinvolgimento nel furto dei bambini.
In questa stessa comunità è prevista al più presto l'apertura di tombe di bambini presumibilmente rubati.

Diagonal

(traduzione di Lia Di Peri)

                                     

domenica 14 ottobre 2012

Più di cinque secoli ... la memoria, il linguaggio e le donne di questa Terra.

di Nasreen Amina

12 ottobre. In altri posti la gente si veste con lustrini e pettini nei capelli o fa parate per commemorare il saccheggio e il genocidio della nostra terra e dei nostri antenati, legittimati per falsi motivi di educazione e di evangelizzazione.
Il 12 ottobre in America Latina non c'è molto da festeggiare.

Eduardo Galeano ha scritto: " La scoperta: il 12 ottobre del 1492 l'America scoprì il capitalismo. Cristoforo Colombo, finanziato dai re di Spagna e dei banchieri di Genova,portò la novità alle isole del Mar dei Caraibi. Nel suo diario, l'ammiraglio scrisse 139 volte, la parola oro e 51 volte la parola Dio o Signore. Non poteva affaticare gli occhi col  vedere la lucentezza di quelle spiagge e il 27 novembre profetizzò che tutta la cristianità avrebbe fatto affari con quelle. E in questo non si sbagliò. Colombo credette che Haiti era il Giappone e che Cuba fosse la Cina e credette che gli abitanti di Cina e Giappone fossero indiani dell'India : in questo non sbagliò".













Credo che le donne latinoamericane condividiamo una ricchezza speciale e diversa che costituisce un potenziale di emancipazione a partire dalle nostre identità: la madre terra, alla quale possiamo sempre ritornare, con la quale possiamo sempre collegarci.Questa relazione e la saggezza naturale che ci dà il senso di appartenenza -   in senso geografico, metafisico e spirituale -crea in noi una forza interiore e una spinta alla collaborazione.Anche se appariamo differenti, sangue indigeno scorre nelle nostre vene: siamo tutte figlie del meticciato a seguito della violazione e dell'avidità straniera. Nessuno ha mai parlato della riparazione storica alle donne indigene per i crimini di abuso sessuale e stupro con i quali hanno pagato il prezzo dell'"evangelizzazione, ma è un problema che dovrà prima o poi essere affrontato.

 Questa " Passione tellurica"comune, deve servire per colpire le strutture patriarcali imposte,che ci hanno insegnato ad adorare l'oppressore a disprezzarci, a soffrire a denti stretti, per alzare le nostre voci, recuperare la nostra ancestrale memoria del femminile e il nostro naturale senso di comunità, di essere semplicemente Mapuche ( Gente della Terra) o “Runakuna” (Persona).
Verrà il giorno in cui " avremo  ragazze e donne il cui nome non significherà solamente l'opposto del maschile, ma qualcosa per se stesso. Qualcosa che non faccia pensare al complemento e al limite, ma alla vita e all'esistenza: l'essere umano femminile”.(Rainer María Rilke,Lettara ad un giovane poeta)

Il 12 ottobre : Le donne latinoamericane hanno molte sorelle da visibilizzare, riconoscere e ringraziare.

Mariposa En La Tormenta




(traduzione di Lia Di Peri)