venerdì 31 luglio 2015

Il Re Leone e la violenza di genere

Miguel Lorente Acosta, medico forense.


 


Disney è diventato il Samaniego * del XXI secolo, trasformando le favole in film, che spesso usano gli animali per mostrare il volto umano della vita, così assente tra le persone. Cosa che non siamo in grado di apprezzare ogni giorno guardando negli occhi della gente, lo vediamo poi, proiettato in uno schermo protetto dall’oscurità… ma solo durante le due ore che dura la favola e il viaggio di ritorno.
Trascorso questo tempo, lasciamo l’”umanità animale” per tornare alla “brutalità umana”. Almeno questo è quello che si deduce da alcuni dei comportamenti che popolano la nostra giungla sociale.
“ Il Re Leone” è uno dei più grandi successi della Disney, per questo elemento umano che consente di visualizzare una lotta per il potere nel Regno animale.  Non manca nulla, c’è la violenza,  gli omicidi, l’asse del male, il senso di colpa, la minaccia e l'oppressione per evitare di perdere i privilegi di tale ingiustizia, gioia, amicizia, solidarietà, impegno, amore... se non fosse un cartone animato potrebbe essere un documentario sulle scene che accadono ovunque nel mondo.
E anche se fossero poco realisti questi elementi umani del film-favola, tutta la trama ruota intorno all'idea patriarcale su quello che dovrebbe essere la struttura sociale, in cui il potere e il riconoscimento ruotano intorno al macho-uomo, e le donne rimangono nel luogo secondario della maternità e come “carta regalo”, dell’essere la compagna del leader.
 La fiction non supera mai del tutto la realtà, così ora abbiamo un chiaro esempio di questo confine tra l’una e l’altra con la morte di "Cecil", il leone (ovviamente macho) "più grande" dello Zimbabwe.
Come se si trattasse di un film "Tarzan della giungla", "Orzowei" o la stessa "George re della giungla", la storia sembra tratta da Hollywood. In essa, c’è uno di quei cattivi cacciatori, tipo Coronel Tapioca, così vile e malvagio che usa gli stessi nativi per sviluppare la sua trappola e incontrarsi da solo con “Cecil”, il Re leone del posto, per ucciderlo in notturna e con una freccia, perché solo con il buio era complicato. La cosa curiosa è che oltre che “ bracconiere innocente” era un dentista negli Stati Uniti e, dico curiosa, perché forse per la sua professione avrebbe dovuto essere più incline per la caccia agli elefanti, per le loro “zanne” e l’avorio. Anche se sembra che ciò che gli piaccia più degli incisivi e i canini siano i premolari e i molari**, per quel sfoggiare e pencolare” davanti  agli altri, facendosi fotografare con il leone abbattuto e la testa tagliata.
Forse per cacciare gli elefanti bisogna essere Re – non so come vada la gerarchia nella caccia – e un dentista nonostante lavori tutto il giorno con la corona dei denti, non smette di essere un plebeo. È possibile che questa confusione tra corona e regalità sia stato il motivo che l’ha portato a cacciare il Re Leone Non lo so.
Il fatto è che Walter J. Palmer, così si chiama il dentista statunitense, ha ucciso Simba-Cecil, e come nel film della Disney, tutto il mondo si è messo alla ricerca dell’autore di questa morte. Nessuna obiezione a questo proposito, poiché se la caccia si è verificata ai margini della legge, la sua ricerca era abbastanza logica e coerente.
Quello che non è così logico né coerente – almeno non dovrebbe esserlo - è ciò che accade in Africa e in tutto il mondo con la violenza di genere.
Secondo l'OMS, in Africa, 36% delle donne ha subito violenza a un certo punto nella loro vita da parte di uomini con cui hanno una relazione di coppia. E come riferiscono i dati delle Nazioni Unite (UNODC), 13.400 donne sono uccise ogni anno da quegli uomini - partner. Se a questi omicidi nella coppia si aggiungono altre forme di violenza di genere (sessuale, derivata da mutilazioni genitali, per l'onore, per la dote, per il matrimonio forzato, per la violenza contro le donne nei conflitti armati ...) le donne uccise nel continente africano per violenza di genere superano molto le 16.000.
Vale a dire, in Africa ogni anno uccidono più di 16.000 donne per violenza di genere e non si produce nessuna reazione in nessun paese del continente e neppure a livello internazionale, che ponga lo sguardo su questa drammatica situazione. Invece, la caccia e l'uccisione di un leone, ha portato a una risposta internazionale che si è conclusa con l'identificazione del cacciatore, che ha ucciso Cecil dello Zimbabwe", e protesta sociale per quello che ha fatto, critica che ancora continua. Se teniamo anche conto che la percentuale degli omicidi irrisolti di donne è in Africa del 30% è facile capire che l'impunità è coperta da quel silenzio, e che i media si dirigono più a risolvere le morti animali per bracconaggio, che gli omicidi di donne per violenza di genere.
La situazione non è molto diversa nel resto del pianeta, cambiano i numeri secondo la popolazione di ogni continente e le circostanze introdotte quotidianamente dalla cultura maschilista, come parte della normalità.  In ogni continente c'è violenza di genere nelle relazioni, nella misura in cui 30 su ogni 100 donne la subiranno durante la loro vita (OMS, 2013). E tra quelle centinaia di migliaia di donne maltrattate, 43.500 donne sono uccise da uomini con i quali condividevano la relazione (UNODC, 2012). Quando si considera tutti gli omicidi per violenza di genere nonostante la grande impunità esistente in questi crimini, l’espressione del dramma si riflette in ciò che ogni 10 minuti una donna è uccisa per violenza di genere in qualche parte del mondo.
E tutto questo non è il risultato di una guerra o di un tempestivo incidente, ma che si ripete ogni anno e da molti anni e continuerà nel tempo se non cambiamo i riferimenti di una cultura machista che pone gli uomini come Re e referenti e le donne come schiave delle decisioni maschili e dei ruoli, tempi e spazi, che la cultura, come se fosse una "riserva paradisiaca" ha dato a esse.
Il messaggio che si lancia ogni giorno sulla violenza di genere è molto simile a quello che si è dato per spiegare la morte del leone Cecil. E’ stato detto del felino che se fosse rimasto nella riserva sarebbe stato  al sicuro perché il problema è nato quando ha lasciato lo spazio limitato della sua vita. Qualcosa di simile si dice per la violenza di genere: le donne la subiscono perché “ qualcosa avranno fatto”, le “ buone donne, spose, madri e casalinghe”, non subiranno alcuna violenza; al contrario, incontreranno sempre un uomo che si porrà come un leone per proteggerle e difenderle.
Felix de Samaniego sarebbe perso oggi, perché, come ha scritto l'eterno Angel Gonzalez in una delle sue poesie ("Introduzione alle favole degli animali"), alla fine dovremo ricorrere a uomini come esempio di ferocia e brutalità verso gli animali, non al contrario com’è stato finora.
Forse per questo l’essere umano, grazie ai suoi machi, è l’unica specie in pericolo di “auto-estinzione”.


* poeta spagnolo, noto soprattutto come autore di favole in versi.

** gioco di parole del termine Molar, che indica il dente molare e i verbi vantarsi, sfoggiare.

Autopsia

(traduzione di Lia Di Peri)



domenica 19 luglio 2015

La lucrosa industria del turismo sessuale. Reportage.









“ Diamo tanto per scontato che la prostituzione sia inevitabile, se non addirittura indifferente dal punto di vista di genere, che siamo incapaci di fare un’analisi culturale dell’istituzione e quindi di vedere i suoi effetti sulla riproduzione dei ruoli. Quando si parla di prostituzione, l'industria ha ottenuto di renderci insensibili." Beatriz Gimeno.


Il turismo sessuale è diventato una categoria di viaggi contemporanei, allo stesso livello del turismo culturale, rurale o da spiaggia. Il termine è stato forgiato per assegnare nome a una realtà in cui milioni di persone viaggiatrici hanno relazioni sessuali pagate nei luoghi di destinazione.
Nel nostro sforzo per costruire realtà con il linguaggio, alla prostituzione turistica abbiamo dato l’etichetta d’industria, una delle cinque più redditizie delle attività illegali e criminali. Un albo d'oro che condivide con la tratta di esseri umani – inseparabile dal turismo sessuale - del narcotraffico, delle armi e della prostituzione. E rimane in una posizione di forza, semplicemente perché prospera in luoghi o con persone che non considerano un reato, lo sfruttamento sessuale.
A livello globale questo tipo di turismo vittimizza milioni di esseri umani registrando un fatturato annuo di 30.000 milioni di dollari (27 milioni di euro). La catena di supermercati Walmart guida la classifica della rivista Fortune delle 550 aziende statunitensi più importanti. Nel 2014, ha gestito 16.363 mila dollari di profitti.

“Il turismo sessuale replica ruoli fondati sulla disuguaglianza”.

In larga misura. L'industria ha bisogno di prodotti, in questo caso, in forma di persone o altri esseri viventi. Il turismo di massa, che non ha nulla a che vedere con le vacanze dei ricchi romani fuori dalle loro città o con il Gran Tour del Rinascimento, divora tutto ciò che incontra nel suo cammino, principalmente donne e bambin* con poche o nessuna risorsa. La globalizzazione della povertà ha trascinato verso questa nuova forma di colonizzazione, come la definisce l’economista Carmen Reinhart.  In questo contesto, "le donne della periferia diventano il bene ultimo (risorsa vergine), che può essere oggetto di commercio senza scrupoli”.  In termini di ruoli, si sottolinea anche la seguente teoria: il Terzo Mondo è psicologicamente forzato al ruolo femminile della schiavitù, di essere penetrato da denaro, contro la sua volontà, mentre il Primo Mondo, che cerca solo la soddisfazione, adotta il ruolo maschile. Gli Stati Uniti sono il più grande consumatore sessuale fuori dai suoi confini. Essendo uno dei principali commerci senza frontiere che sopravvive anche per la diversificazione e interpretazione, diventa qualcosa di molto inafferrabile. I risultati degli studi, però sono definitivi: dal turismo sessuale arrivano lo sfruttamento dei bambini e il traffico di esseri umani. E, poiché, è un consumo massiccio, richiede una disposizione massiccia di prodotti.

"E’ facile tracciare un profilo del turista sessuale”.

No, nessuno vuole essere definito come tale. Gli esperti comprendono questo tipo di persone in almeno due classi, chi arriva in un certo paese e luogo, al fine di mantenere queste relazioni sessuali - avendo canali d’informazione - e coloro che lo fanno occasionalmente. Se durante un viaggio, un uomo d'affari ha pagato un contratto sessuale, è un turista sessuale? Se una donna in un posto turistico lavora, ma riceve compensi regolari da turisti stranieri, è nell’industria del turismo sessuale? Disegnare un profilo non è facile. C'è diversità in termini di nazionalità, genere, età, status socio-economico o etnia. In questo settore, però, risulta pertinente il proverbio "l'occasione fa il ladro", probabilmente perché il turismo sessuale non è visto come un sintomo di prostituzione.  Anche se, ancora una volta di più, i dati ci mostrano che il mercato internazionale della prostituzione replica il percorso del turismo sessuale. Questo aggiunge un nuovo elemento di complessità quando si cercano definizioni, perché in molte occasioni sono le persone impegnate nel turismo sessuale, che hanno viaggiato a questo scopo.
I fattori psicologici che descrivono il comportamento di molti turisti, nel senso di cambiamenti di coscienza associati alle diversità, sono comparati da alcuni esperti, come l’antropologo Nelson Graburn, coni rituali. Più di 600 milioni di persone si spostano ogni anno per sfuggire a una vita definita, per trovare momenti di riposo, di evasione e di libertà. Ma sia in forma tradizionale – pagamento organizzato - o informale, mediante regali o altri benefici, lo scenario è quello della prostituzione, sia la persona prostituita destinataria o no della compensazione. E’ vero che ci sono mille e più interpretazioni o categorizzazioni del perché esista e, a volte, di come combatterla, ma la realtà è che esiste la tratta di persone e che la povertà alimenta questa industria. Dato che questo non è un articolo sulla prostituzione, non ci espandiamo sulla parola magica "consenso". Solo una frase interessante. Lo scorso aprile, la Danimarca ha vietato la zoofilia rendendo più dura la legge che, i difensori degli animali, riteneva promuovesse il turismo sessuale con animali. Il ministro danese dell'Agricoltura, Dan Jorgensen ha rilevato che la legislazione precedente era inadeguata, affermando che “ E’ difficile provare che un animale soffra quando una persona ha un rapporto con lui ed è per questo che dobbiamo dare all’animale, il beneficio del dubbio”. Un beneficio del dubbio che non è dato alle vittime del turismo sessuale. Al contrario, gli effetti della disuguaglianza e gli stereotipi inventano un immaginario compiacente in cui le vittime sono etichettate come persone promiscue.
Seguendo la pista della pubblicità, a volte senza mascheramento, sulle destinazioni sessuali, si riproduce il modello di donna passiva, sottomessa e compiacente. Il linguaggio turistico riflette un’ideologia patriarcale, concentra sulle norme etero-sessuali, come rilevano Nigel Pritchard e Annete Morgan.  Generalmente si replica lo sfruttamento sessuale di donne del sud da parte di uomini del nord: un’impronta dei rapporti di potere internazionali. Modelli sessisti che si riproducono nel nuovo turismo sessuale musulmano. La stampa indiana ha recentemente pubblicato un reportage su un sudanese che ha lasciato la moglie e i due figli a Khartoum per trascorrere un mese di vacanza in India. Per fare questo, ha acquistato una minore del paese, anche se la transazione con i suoi genitori aveva la copertura legale che dà la religione musulmana quando permette matrimoni di tempo molto limitati per disporre sessualmente di una donna e non essere mal visto.



“ Questa industria è solo per gli uomini”
No di certo. Chi non ricorda la splendida Charlotte Rampling nel film di Laurent Cantet, Verso il Sud. L'attrice inglese interpreta una cinquantenne che trascorre le vacanze sulle spiagge di Haiti con il giovane amante locale di diciotto anni. Scene che molte altre donne mature – si registra  la cifra di 600.0000 – riproducono in paesi africani come il Senegal e Kenya o nel Mar dei Caraibi Cuba e Giamaica.  Questi viaggiatori sessuali mantengono ufficialmente rapporti sessuali con saltimpankis, beach boys, bumsters, ratitutes, sanky pankies, eufemismi per indicare i giovani che esercitano la prostituzione.  Le cosiddette sugar mama in Kenia cedono agli stereotipi dei racconti di fiabe dell’infanzia e vestono l’estremo commercio dell’ozio con il bel vestito di un’ avventura sentimentale.  E questo è un altro modo per visualizzare la disuguale costruzione sociale in cui le donne non osano, sono riluttanti a svolgere ufficialmente il ruolo di sfruttatore e padrone del potere, assegnato agli uomini. Anche se i conti di questa grande industria confermano che le donne contribuiscono a renderla più forte, esse sono per la maggior parte dall’altro lato. Il 98% delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale sono donne e ragazze. La Thailandia riceve 9 milioni di visitatori ogni anno, tra il 60% e il 70% sono uomini; quattro su dieci viaggiano da soli.

“Il sesso con i minori è la grande linea rossa”.

Non è così chiaro, regna l'impunità. Se la prostituzione degli adulti è materia di dibattiti e discussioni molto infuocate, quella dei minori è universalmente condannata. Non esiste una definizione giuridica del turismo sessuale, ma esistono norme che puniscono l’abuso infantile. Attraverso questi piccoli corpi si è potuto di spingere a stabilire una forma di regolazione giuridica e di polizia, sviluppando persino le leggi di applicazione extraterritoriale. Più di due milioni di bambini e bambine sono incorporat* ogni anno alla ruota dello sfruttamento sessuale. L'entrata dei turisti in Cambogia è aumentato in un anno del 65%, provocando un forte aumento dello sfruttamento dei bambini. Durante la Coppa del mondo in Sudafrica, nel 2010, la prostituzione infantile è aumentata del 30%. E in Germania, nel 2006, uno studio legò in modo chiaro lo sfruttamento sessuale dei minori, con l'aumento del consumo di alcol. L'UNICEF denuncia che il 30% dei bambini tra i 12 e i 18 anni in Kenya sono coinvolti nell'industria del turismo sessuale. Ma la reale portata di questa piaga non è disponibile. La ricerca sul traffico di bambini raramente distingue tra le vittime con destinazione sessuale e destinazione economica. Inoltre, neppure i rapporti disponibili distinguono tra le donne e i bambini, tra bambine e bambini o tra bambini e adolescenti.
Se in qualche paradiso thailandese, un turista normale ha dubbi circa l'età della persona locale che accompagna un uomo bianco, maturo, normalmente distoglie lo sguardo. In Thailandia pesa molto la tradizione locale di consumo di prostituzione.
Il governo del Paraguay ha presentato lo scorso mese una campagna contro il turismo sessuale minorile che sfoggeranno molti tassisti di Asunción, la capitale. Nelle loro auto porteranno cartellini per far prendere coscienza su questo problema e un numero di telefono per segnalare al funzionario pubblico, i casi di sfruttamento minorile. L'impunità è quindi il terreno fertile perché i pedofili (e non) agiscano in tutto il mondo. Il traffico di bambini e bambine sequestrat* o comprat* dai magnaccia alimentano queste grandi sacche di prostituzione minorile. Questo sfruttamento non distingue tra paesi sviluppati e non, è punito dal Diritto Internazionale e si hanno leggi specifiche in 130 paesi. L' International Air Transport Association (IATA) e l'Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) hanno unito le forze per proteggere i bambini, mentre diversi paesi occidentali hanno adottato leggi per punire questo comportamento dei loro cittadini, anche quando avviene al di fuori dei propri confini. Ma è tutta carta straccia se le aziende turistiche e i loro dipendenti non promuovono la tolleranza zero nei confronti dell’abuso dei minori. I dipendenti di alberghi, bar, discoteche, taxi, reception, sicurezza, tutti loro sono testimoni quotidiani di questi crimini.  Sovente, il turismo sessuale non è sufficientemente condannato.
Inutile dire che, negli Stati con scarsi muscoli democratici, la protezione contro questi abusi non è nelle loro agende. In questi casi, le forze di sicurezza sono parte della rete di sfruttamento, che agisce in molte occasioni alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti. Pertanto, non si muove totalmente in clandestinità, comprese le iniziative come quelle del Parlamento ugandese, che nonostante abbia approvato una legge per criminalizzare il turismo sessuale e la pedofilia ha avuto corto raggio.   La stessa sorte ha il codice etico dell’UNICEF in materia di turismo.
Se la pressione per porre fine all'abuso sui minori raccoglie consensi internazionali, il turismo sessuale con adulti vive in un limbo. Ci sono azioni che hanno avuto successo, ma è difficile conciliar leggi, costumi, disuguaglianze e interessi. Ad esempio, nel 2003, un’ONG ha contribuito alla chiusura di Video Travel, un organizzatore di turismo sessuale con base a Haiti e ha sostenuto l'adozione di una legge regionale che vieta dette attività su questa isola. Le visite del sesso e Internet hanno generato nuovi flussi verso le zone contrassegnate dalla bandiera sessuale. Va notato che questo tipo di turismo si è impiantato anche nell’ambito dell’Unione Europea. I pullman all’entrata di alcuni locali sono la fotografia che anche il Nord esiste. Forse, per diffondersi qui, si preferisce direttamente l’etichetta di prostituzione quando, a essere rigorosi, è turismo sessuale, poiché il consumatore si sposta oltre il loro luogo di residenza con un obiettivo chiaro.

"Questo tipo di turismo serve a risollevare l'economia”.
E’ una mezza verità letale. Il rebus è semplice. Che cosa succede a un paese la cui popolazione, bambini e adolescenti giovani sono prodotti a basso costo? Inutilizzare questo segmento di popolazione non fa altro che condannare il paese a essere poveri per sempre. In Thailandia o l'India, dove lo sfruttamento è dilagante, la popolazione minorile che si ammala dopo mesi o anni di prostituzione, l'abbandona nelle strade senza alcuna protezione. Contagiati dall’AIDS o qualsiasi malattia a trasmissione sessuale, gravidanze, invalidità per la violenza subita o malattie psichiche. E, ovviamente, la loro distruzione come individui e l'accumulo di conseguenze psicologiche gravi e irreversibili. Le conseguenze personali diventano famigliari e, poi, della comunità come osceni vasi comunicanti condannando il paese a essere un emarginato. Forse questo panorama non è sufficiente per le analisi che benedicono le risorse portate dal turismo sessuale e la presunta salvezza economica, che esso rappresenta nelle aree povere ad alta densità turistica.
Nei paesi asiatici come la Thailandia, l'Indonesia e la Malesia la prostituzione contribuisce in modo significativo al PIL (tra il 2% e il 14%). In una perversa spirale, la creazione di queste divise agisce come un muro di contenimento contro i mezzi di repressione destinati alla clientela. La riconversione di questa industria in altra sostenibile e rispettosa dei diritti umani sembrerebbe una chimera. La teoria della scelta razionale, il quadro teorico in cui esseri razionali misurano costo e beneficio, spesso prevale quando qualcuno si dispone a misurare la realtà del turismo sessuale.  Il benessere collettivo, quello del paese, supera qualsiasi sofferenza, secondo questa teoria. Ovviamente.



(traduzione a cura di Lia Di Peri)

venerdì 10 luglio 2015

La libertà è vivere senza paura": Un documentario su Nina Simone



La libertà è vivere senza paura, affermò la cantante e pianista Nina Simone. Paura nella sua vita ne ha avuta in gran quantità e la libertà fu la sua principale destinazione, vivendo sempre alla sua maniera a volte come un’eccentrica milionaria in un palazzo di lusso, un altra come nomade refrattaria a tutta la società stabilita.
Conobbe la miseria, la violenza domestica, l’irragionevolezza, il grado di demenza con cui una persona può fare bene solo una cosa (nel suo caso, suonare il pianoforte meravigliosamente) e male tutte le altre.

“ Mia madre è stata una delle più grandi artiste della storia. Il problema di Nina Simone è che era Nina Simone 24 ore il giorno, non solo quando era sul palco ", dice guardando la telecamera la bellissima e unica figlia di Eunice Kathleen Waymon, nata nel 1933 a Tryon, North Carolina e morta a Carry-le-Rouet, Francia.

Liz Garbus, nota tra le altre opere, per un documentario intorno all’affascinante figura del giocatore di scacchi Bobby Fischer (1943-2208), è responsabile della direzione che presenta il documentario prodotto dalla rete televisiva streaming Netflix, What Happened, Miss Simone?
A momenti struggente, sempre drammatico e a forti tinte, il documentario rivela aspetti sconosciuti di una artista singolare che ha iniziato a suonare il pianoforte all'età di quattro anni e che durante tutta la sua carriera si è sentita in colpa e frustrata per non essersi dedicata alla musica classica.
La sua passione, la sua musica, sono stati sempre velate da un profondo senso di dolore che si annidava nel seno di una donna difficile da capire persino a se stessa, che sposata con un poliziotto di New York, divenuto poi il suo manager e mentore, conobbe la violenza domestica e la sensazione di essere stata sempre sfruttata dal marito e da un apparato musicale che detestava.

La malinconia, i diritti umani.

Il viaggio di Simone fu una continua ascesa nella storia della musica e un declino inarrestabile verso i bassifondi di un carattere esplosivo e imprevedibile, derivato come seppe in età avanzata, da una disfunzione che, oggi, chiamiamo bipolarità e che fu curata con un rimedio che le toglieva motricità e lucidità che, però, allo stesso tempo le salvò la vita nei suoi ultimi anni.
Registrazioni mai prime ascoltate dalla stessa voce dell’artista, che racconta la sua versione della propria storia personale, rivendicando sia l’attenzione sia la comprensione da un pubblico che la adorava ma che non l’ha mai completamente capita, costituiscono la testimonianza epica di un film alla cui produzione ha contribuito anche Lisa Simone Kelly, la figlia dell'artista.
“ Voi non mi capite. Sono stanca. Questo è il mio ultimo concerto jazz. ", dice turbata, al pubblico alla Montreal Jazz Festival in Svizzera nel 1976.
Da allora, Nina Simone aveva attraversato innumerevoli vicissitudini, tra cui una vita di povertà, accettando di suonare in uno squallido bar di Parigi o l’allontanamento dalla sua famiglia per dedicarsi alla lotta per i diritti della sua razza, all’epoca del “militante per amore”, Martin Luther King.
Un'infanzia dedicata alla musica l'ha resa un essere profondamente solitario e malinconico. Quando i bambini giocavano in strada, lei si esercitava per 8 ore il giorno.
Quando diventò una professionista cambiò il suo nome perché credeva che, suonare in antri jazz, fosse una vergogna per i genitori, che sognavano, per la figlia una carriera da concertista classica. "I Loves You Porgy" fu un successo soprattutto tra la classe alta e bianca statunitense, che la adottò come una di loro.
Vi fu però un’interruzione professionale e personale, quando Nina Simone scrisse Mississippi Goddam in memoria delle ragazzine uccise durante un bombardamento di una chiesa nera a Birmingham.
Era il 1963, la canzone fu vietata alla radio e l'artista cominciava a sperimentare gli “istinti assassini” contro il razzismo che uccideva e discriminava senza pietà durante la lotta per i diritti civili negli Stati Uniti.
“ Non mi parlate di pace, non sono una pacifista”, urla a Martin Luther King, che le rispondeva “ No, sorella, non sei pacifista”. Nei suoi concerti, Nina domandava al pubblico se fosse in grado di uscire a uccidere nel caso in cui fosse necessario.
Vicina di Malcom X (1925-1965) a Mount Vernon, New York, la sua casa servì diverse volte come spazio di discussione, dice nel film la figlia dell'attivista ucciso, Ilyasah Shabazz.
Lascia gli Stati Uniti e si stabilisce prima in Liberia, poi Svizzera, Inghilterra e infine in Francia, suo paese di adozione Nei primi anni ’90, le è diagnosticato un disturbo bipolare e il suo nome compare nelle prime  pagine quando spara a due giovani accusandoli di averla molestata mentre riposava nel suo giardino.  La cantante muore nel 2003 a 70 anni di cancro.
Oggi, quando il suo patrimonio musicale e impegno artistico è rivendicato dalle giovani generazioni di jazz e soul, di Erykah Badu Jamie Cullum, la voce di Nina Simone, questa miscela di grave tensione e dolcezza, si fa sentire più contemporanea che mai. Come mostrano le sequenze musicali.
Un’ artista unica sulla scena e, soprattutto, una voce nella quale la musica sembrava scorrere come una corrente elettrica, emersa dal centro più profondo della terra.




sinembargo.mx

elpais.com/a


(trauzione di Lia Di Peri)

domenica 28 giugno 2015

La rivolta nera negli Stati Uniti


Keeanga-Yamattha Taylor, docente alla Princeton University, membro del movimento Black Lives Matter e della International Socialist Organization (ISO).

Per la seconda volta in nove mesi, gli Stati Uniti furono scossi dalla rivolta di giovani afro-americani come risposta all'uccisione da parte della polizia di un giovane nero. Nell’agosto del 2014, la ribellione a Ferguson (Missouri) attirò l'attenzione del mondo sulla crisi che unisce la “applicazione della legge” e il razzismo negli Stati Uniti. Ma se il razzismo della polizia di Ferguson fu al centro della scena politica statunitense, la ribellione di Baltimora (aprile) trasformò questa coscienza generale in una grave crisi politica.

Ferguson, con soli 20.000 abitanti, è una piccola comunità periferica di Saint Louis (320.000), nello stato del Missouri. E 'una città abitata in prevalenza da afro-americani che sono governati brutalmente da un impianto politico bianco. Anche se il 67% della popolazione della città è nera, 50 dei 53 poliziotti di Ferguson sono bianchi. Il sindaco e tutti i consiglieri, ad eccezione di uno, sono bianchi. Pertanto, il confronto si avvicina di più alla dinamica razziale del Sud di Jim Crow (1), che alle esperienze degli afro-americani che vivono nelle principali città degli Stati Uniti. E’ per questa ragione che la rivolta di Baltimora è potenzialmente più pericolosa della lotta di Ferguson. Baltimora non è una piccola (o marginale) comunità di periferia, che può presentarsi come un luogo in cui ha perso il treno del presente. Viceversa, è una delle 26 città più grandi degli Stati Uniti, con una popolazione di 600.000 persone, di cui il 63% sono afro-americani. A differenza di Ferguson, i funzionari e rappresentanti neri (eletti) controllano l'apparato politico di Baltimora. Il sindaco è nero. Il capo della polizia è nero come la metà dei poliziotti. Il direttore delle scuole pubbliche è nero. Il Consiglio Comunale, tra cui il suo presidente, è composto di più della metà da afro-americani. Questo è un elemento cruciale per la crisi politica innescata da questa particolare rivolta. A Ferguson un elemento centrale del dibattito politico e un obiettivo degli attivisti locali era quello di aumentare il numero dei rappresentanti neri in uffici pubblici e l'assunzione di un numero aggiuntivo di poliziotti neri. A Baltimora, tuttavia, sono stati drammaticamente mostrati i limiti di tale strategia, evidenziando la bugia che negli Stati Uniti, non ci sarebbero differenze di razza o, anche, che sarebbe una società post-razziale. L’asserzione che rappresenta gli Stati Uniti come leader del mondo libero è stata minata.

Mentre questi ultimi continuano ad affermare il potere internazionale, prosegue lo spettacolo di poliziotti bianchi che assassinano e abusano uomini e donne nere. L'ipocrisia di Obama si rileva, quando, parla della democrazia americana, come ha fatto il 10 settembre 2014, spiegando la nuova guerra degli Stati Uniti contro lo “Stato islamico”. In quella occasione dichiarò che “ Stati Uniti, i nostri illimitati vantaggi, conferiscono un carico costante. Però noi, statunitensi, accettiamo la responsabilità di guidare. Dall’Europa fino all’Asia, dalle vastità dell'Africa alle capitali devastate dalla guerra del Medio Oriente, ci avviciniamo alla libertà, alla giustizia, alla dignità. Questi sono i valori che hanno guidato la nostra nazione dalla sua fondazione. "Questi commenti non corrispondono alla realtà, e oggi sono completamente assurde. Gli Stati Uniti non hanno un briciolo di credibilità nel momento in cui discutono di libertà, giustizia e dignità.
Questo è ciò che rende la crisi della “applicazione della legge” (azione di polizia) e il razzismo, fenomeni centrali della politica statunitense. Essa invalida la concezione stessa della classe dominante negli Stati Uniti e la democrazia statunitense. Baltimora si trova a circa 50 chilometri dal Campidoglio (la sede della legislatura federale, a Washington) dando ulteriore impulso alle ragioni della rivolta e la colloca al centro della vita politica statunitense. Si tratta di una crisi che probabilmente non finirà presto.  E’ dalle ribellioni degli anni ’60, che non vedevamo tanto fermento nelle città degli Stati Uniti, a pochi mesi di distanza. Le attuali rivolte indicano la possibilità della nascita di un movimento dei neri contro il razzismo e contro il modo di “mantenere l’ordine”. E 'la cosa più importante degli ultimi nove mesi.

Questo movimento è stato chiamato Black Lives Matter, in un hashtag creato durante le proteste contro l'assoluzione di George Zimmerman, la guardia che ammazzò Trayvon Martin, un giovane adolescente nero nel febbraio 2012. Il movimento ha guadagnato impulso per il semplice motivo che la polizia ha continuato a uccidere afroamericani senza essere punita o pochissimo. In tutti gli Stati Uniti, i giovani i neri della classe operaia, marciarono, protestarono si ribellarono contro la dilagante violenza della polizia, le molestie e le uccisioni nei quartieri, dove vivono i neri.  Dire che le comunità nere vivano di sottoccupazione e in condizioni che suggeriscono uno stato di polizia, non è un’esagerazione. E’ un fatto.
Prima di Baltimora: 381 persone uccise dalla polizia.

Il 2 marzo 2015, dopo tre mesi di ricerche il gruppo di lavoro creato dal presidente Barack Obama su "il mantenimento dell'ordine nel XXI secolo", presentò le sue conclusioni. La commissione fu creata sulla prima ondata nazionale di proteste avvenute nel mese di dicembre. Frettolosamente, Obama organizzò la Commissione per creare l’illusione che il governo federale rispondeva alle proteste popolari in modo che i manifestanti abbandonassero le strade. Incontrò giovani attivisti e alcuni di loro furono inclusi nella commissione, per darle un’aria di legittimità. Tre mesi più tardi la commissione presentava le sue conclusioni. Il contenuto, in realtà, non ha importanza alcuna.

La relazione contiene molte constatazioni, alcune utili, altre no; si potrebbero dire molte cose su di esse. Ma quello che forse è l’elemento più rivelatore di tutto ciò che si può trovare nella relazione del gruppo di lavoro, è che 29 giorni dopo dalla sua pubblicazione 111 persone, in più, furono assassinate dalle "forze dell'ordine". Questa cifra supera di 33, il numero delle persone uccise dalla polizia nel mese di febbraio. Alla fine di aprile, prima della ribellione di Baltimora, 381 persone sono state uccise dalla polizia dall'inizio dell'anno.
E questa è solo la punta dell’iceberg. All'inizio di quest'anno, The Guardian (Gran Bretagna) ha pubblicato un rapporto sul modo inconsistente del governo federale di contare le persone assassinate dalle "forze di sicurezza". E’ un modo eufemistico. Perché mentre il governo può dire quanti bambini muoiano d’influenza ogni settimana e il numero di uova deposte da galline ogni mese, nonché la percentuale di uomini bianchi anziani, che consumano noci come spuntino, non può informare su quante persone muoiano vittime delle "forze di sicurezza" in una settimana, mese o anno. Inoltre, non gli è possibile dire la razza o l'etnia di coloro che sono stati uccisi dalla polizia. Ma quando si osservano i numeri ammucchiati, si capisce il perché.
Uno studio del Bureau of Justice Statistics sugli omicidi della polizia per gli anni 2003-2009 e 2011, indica che essa uccise 7.427 persone. Una media di 928 persone l'anno. Confrontate questa cifra con i 58 soldati statunitensi morti in Iraq lo scorso anno. O le 78 persone uccise dalla polizia in Canada nel 2014. O, anche, che tra il 2010 e il 2014, la polizia inglese ha ucciso 4 persone. Mentre in Germania, la polizia non ha ucciso nessuno tra il 2013 e il 2014. In Cina, con una popolazione quattro volte e mezzo superiore a quello degli Stati Uniti, la polizia ha ucciso (dati ufficiali) 12 persone nel 2014.
E questo è solo una frazione di quello che sappiamo. Ci sono 18.000 dipartimenti di polizia negli Stati Uniti e solo 1.000 di loro si preoccupano di informare le autorità federali sul numero di persone uccise ogni anno. Il dipartimento di polizia della città di New York, per esempio, non ha indicato dal 2007 il numero di civili uccisi. Lo Stato della Florida non produce alcun rapporto. Pertanto, abbiamo una visione limitata della portata delle uccisioni di polizia negli Stati Uniti.  A causa della mancanza d’informazioni, non sappiamo quale percentuale di queste vittime siano afro-americani o latine. Ma sappiamo che gli afro-americani devono sottoporsi a un numero sproporzionato di "incontri" con la polizia. Così, si può stimare che la stragrande maggioranza dei morti sono pelle nera o marrone.
Se una cosa del genere fosse avvenuta in un altro paese, si sarebbe chiamato per quello che è realmente: un abuso spregevole di qualsiasi concetto di diritti umani e civili; recanti tutti i segni di uno stato di polizia, autoritaria, dove omicidi e abusi commessi da rappresentanti dello Stato rientrano nella categoria della perdita e dell’introito.   E il deficit è abbastanza alto. La sola Chicago ha speso 500 milioni dollari negli ultimi dieci anni per raggiungere un accordo o pagare un’azione legale a causa della brutalità della polizia nel processo di "morte ingiustificata". Nello stesso periodo, gli accordi giudiziari in processi per la brutalità della polizia o "morte ingiustificata" contro la polizia di New York, ha raggiunto una media di 100 milioni di euro l’anno, superiore a un miliardo di dollari. Qualsiasi altra istituzione pubblica che ha questo tipo di deficit di bilancio, ridurrebbe i servizi o li chiuderebbe. Quando il Consiglio di Chicago ha dichiarato che il suo deficit aveva raggiunto un miliardo di dollari, chiuse semplicemente 52 scuole pubbliche e non tornò indietro.

La polizia, però, è un’istituzione intoccabile negli Stati Uniti. In realtà, è l’istituzione pubblica che opera in ragione del ruolo essenziale di gestire, in modo certo, le conseguenze economiche, sociali e razziali della disuguaglianza nei quartieri dei neri poveri e le classi operaie.

L'eredità persistente della schiavitù

Le ribellioni e il movimento contro il terrorismo della polizia negli Stati Uniti non hanno fatto che amplificare il grado di violenza che lo Stato invoca nel mantenere l'ordine nelle città. In tal modo, si dimostra anche la debolezza anemica della ripresa economica negli Stati Uniti e la drammatica esclusione dei neri dalla nuova “opulenza”.
Ad esempio, la zona di Baltimora, dove Freddie Gray è stato incriminato, arrestato e poi ucciso dalla polizia, è uno delle più povere in tutta la città:
Il 21% sono disoccupati;
Il 25% degli edifici sono abbandonati e sono in condizioni deplorevoli;
L'aspettativa di vita è di sei anni in meno rispetto al resto della città;

Ufficialmente, il 30% vive in povertà;
La mortalità infantile è due volte superiore a quello della città nel suo complesso.
La povertà e la disuguaglianza degli abitanti di Sandtown, a Baltimora, è un indicatore di ciò che sia la vita urbana e nelle periferie delle grandi città per milioni di afro-americani che sono stati relegati al mondo di bassi salari e lavoro precario. Walmart (la compagnia del più grande supermercato del mondo) è il maggiore datore di lavoro dei neri statunitensi. Mentre il governo di Obama fa gargarismi con la ripresa dell'economia statunitense, raramente la maggior parte dei neri la sperimentano.

Il tasso di disoccupazione nera è ancora all’11%, mentre per i bianchi è stata ridotta al 5%.
La povertà, a livello nazionale, ha raggiunto il 30% dei neri.
Il 33% dei bambini neri, vivono in povertà ma questa cifra è del 55% per i bambini neri sotto i cinque anni.

Forse il più significativo indicatore dell’estremo razzismo della società statunitense e le conseguenze sociali che produce, può essere misurato dal fatto che il tasso di suicidi di bambini neri (tra 5 e 11 anni) è raddoppiato negli ultimi 20, mentre nei bambini bianchi è una statistica quasi impercettibile.

In altre parole, indipendentemente dai criteri, gli afro-americani statunitensi, hanno una minore qualità di vita dei bianchi. Questa è l'eredità della schiavitù e di Jim Crow tanto al Sud quanto al Nord, in un paese che ha storicamente confinato i neri nei quartieri poveri, nelle peggiori condizioni abitative e nelle peggiori scuole e posti di lavoro e con i salari più bassi. Questa storia della discriminazione razziale intenzionale continua oggi nella forma di vita dei neri, anche se il razzismo contro i neri non è legale o socialmente accettabile. Anche se il razzismo non è giuridicamente accettabile negli Stati Uniti, rimane in gran parte nei luoghi di lavoro, nell'accesso ai "buoni posti d’impiego" e alle risorse necessarie per migliorare le condizioni di vita.Nel frattempo, si sostiene che la povertà nelle comunità nere sia dovuta al fatto che i neri sono pigri, irresponsabili, e vivono dell’assistenza pubblica. Perciò si stabiliscono le condizioni, affinché i quartieri neri abbiano una maggiore vigilanza e controllo da parte delle "forze di sicurezza". Questo si combina con decenni di "guerra alla droga" (2), così come con le centinaia di strategie di carcerazione di migliaia di giovani neri e latini, uomini e donne, per frenare possibili disordini, mentre si fomenta il razzismo contro i neri. Questo, tra le altre ragioni, spiega perché le comunità nere siano stigmatizzate negli Stati Uniti.


Il “mantenimento dell’ordine” e i bilanci comunali.


Questo fenomeno è attualmente in corso.  E’ stato aggravato dalla svolta neo-liberista del “mantenere l’ordine” negli Stati Uniti. Non basta chiamare la polizia per reprimere e arrestare, ma per applicare la PV (multa di stazionamento, atteggiamenti, ecc.), che sono diventate una fonte importante di reddito per le città. La riluttanza di incrementare le entrate del governo attraverso le tasse ai ricchi, è compensata da un aumento della percentuale di entrate statali e municipali in questi ultimi anni. A Ferguson abbiamo appreso che alcuni degli scontri tra la polizia e la popolazione erano dovuti al fatto che la città si basa su multe e tasse come seconda fonte di reddito comunale. Ferguson, ha avuto, in media, tre PV per famiglia, con un conseguente accumulo di centinaia di dollari in multe pagate dalle famiglie della classe operaia. Ciò corrisponde a uno spostamento del carico fiscale verso i poveri e la classe operaia. Quando queste multe non sono pagate, ha inizio un’odissea giudiziaria difficile da risolvere per la gente comune a causa dell’insopportabile costo.
Quando la polizia di New York ha rallentato il lavoro (sciopero contro le multe, tra le altre cose), perché il sindaco ha timidamente criticato la polizia, dopo che un nero fu strangolato dalla stessa, la crisi ha rivelato l'entità della dipendenza della città verso la polizia, non solo per proteggere la proprietà privata, ma per espropriare il denaro e i beni dei cittadini comuni, mediante un vasto sistema di multe e PV.
La città di New York, nel 2014, ha avuto 10,4 milioni dollari a settimana dai PV (circa 16.000). La città ottiene quasi un miliardo di dollari l'anno derivanti da procedimenti legali, sanzioni pecuniarie penali o sanzioni amministrative di là dai PV, che la polizia cataloga come violazioni alla “qualità della vita”. Questo, naturalmente, crea gli incentivi affinché la polizia punti contro le persone e interi quartieri come fonti di reddito per la città.  Gli “ incontri” di questo tipo con la polizia impressionano. Perché le persone penalizzate dal sistema giudiziario, affrontano problemi nell'ottenere o mantenere l'occupazione, mettendo la loro stabilità economica a rischio.
Gli studi hanno dimostrato che i bianchi con precedenti penali avevano una maggiore probabilità di essere chiamati per un colloquio di lavoro, che i neri senza precedenti penali.  E 'quasi impossibile per un nero con precedenti penali trovare un lavoro.


La nuova sede della "elite nera"

Questo è il contesto in cui il nuovo movimento esplose. In coincidenza con un periodo politico in cui il potere in mani negre non si era mai visto prima. Ciò espone ulteriormente le dinamiche razziali e di classe in questa crisi che vivono gli Stati Uniti. Oggi, c'è un presidente nero, un procuratore generale nero (Loretta Lynch) per non parlare delle migliaia di funzionari e rappresentanti eletti nelle città e stati della nazione. Il Congresso ha 43 membri neri, la cifra più alta nella storia americana. Ovviamente, uno strato di nero è stato completamente assorbito e integrato dal capitalismo americano, come il presidente, che può essere il più appassionato quando si tratta di denunciare gli americani poveri africani e le classi lavoratrici.

La sindaca afroamericana di Baltimora, Stephanie Rawlings-Blake (ricopre la carica dal 2010), dichiarò poco prima della rivolta "molti di quelli sono qui nella comunità nera, sono diventati compiacenti di fronte ai crimini di neri contro altri neri (...) mentre molti di noi sosteniamo le proteste, diventando così il volto attivo di fronte alla cattiva condotta della polizia molti sono anche coloro che voltano le spalle, quando siamo noi a essere uccisi”. Lei, come Obama ovviamente, si riferisce ai giovani della ribellione nera come “teppisti” e “criminali”, due parole che non sono mai state utilizzate dai funzionari bianchi di Ferguson.  Cioè, noi assistiamo a  come funzionari rappresentanti neri eletti, contribuiscano a stigmatizzare la vita degli afroamericani in termini che, i loro colleghi bianchi, potrebbero usare impunemente. Essi rendono i neri responsabili del loro destino attraverso una retorica che enfatizza la cultura, la morale e l'irresponsabilità dei neri come una fonte di disuguaglianza; è un discorso che nasconde il problema principale: il razzismo e il capitalismo. Il divario si sta allargando tra l'elite nera e la classe operaia nera ed è ritornata importante la questione della solidarietà di classe nel movimento. Storicamente, il movimento nero fu sempre inteso attraverso i confini di classe a causa della natura generale del razzismo statunitense. Ma mentre un gran numero di funzionari e rappresentanti furono eletti per governare città e periferie, dove, vivono i lavoratori neri diventa più profondo l’antagonismo che rivela il concetto di solidarietà tra tutti i neri. Quando la sindaca di Baltimora, ha mobilitato l'esercito per occupare i quartieri neri- mentre i bianchi potevano andare e venire liberamente, ignorando quasi la legge marziale imposta ai neri - l'idea che siamo tutti dentro, nello stesso lato della barriera, esplose nella lotta. Il silenzio del movimento operaio e la divisione razziale persistente nella società statunitense e nella percezione della polizia, fa sì che i lavoratori bianchi, non siano visti come alleati naturali dei neri nella lotta contro la polizia.
A causa del movimento ribelle, le cose cominciano a cambiare. Oggi, la situazione rispetto a quella esistente un anno fa, gli atteggiamenti generali sulla polizia negli Stati Uniti stanno cambiando. Dopo la rivolta di Ferguson, lo scorso anno, il 58% dei bianchi ha detto che la razza non ha avuto alcun impatto sul mantenimento dell'ordine, contro il 20% dei neri. Oggi, questa cifra si è portata al 53%.  Nel mese di gennaio 2015, il 56% dei bianchi erano convinti che i rapporti di brutalità della polizia siano stati incidenti isolati, oggi, solo il 36%, la pensa così. Queste cifre sono lontane da quello che dovrebbe essere, ma indicano che le accuse di violenza della polizia, risultato dell’attivismo del movimento hanno la capacità di erodere ulteriormente l'atteggiamento della classe operaia bianca sul razzismo e la "applicazione della legge ".


Estendere il movimento oltre i neri più colpiti.


Dovrebbe estendersi oltre i neri i più colpiti. Perché ciò accada e continuare ad avere un effetto, il movimento deve crescere. Dovrebbe estendersi oltre i neri che sono i più colpiti. Esso dovrebbe coinvolgere altri settori della classe operaia che soffrono anche il razzismo e gli attacchi della polizia: latini, arabi, musulmani, lavoratori senza documenti, donne nere e transessuali, i quali soffrono anche gli abusi della polizia ma passano sovente inosservati a causa della propensione della violenza contro gli uomini neri. Il movimento Occupy, principalmente bianco, tuttavia ha mostrato la velocità con cui lo Stato può passare a usare il razzismo per giustificare l'espansione del suo potere di “mantenere l’ordine” e riprendere subito le sue nuove tecnologie di sicurezza contro ogni minaccia al sistema politico.  Occupy aveva rappresentato una minaccia, che è stato oggetto di grande violenza e abusi della polizia. Inoltre, è necessario fare uno sforzo per coinvolgere i lavoratori organizzati nel movimento, poiché i lavoratori neri rappresentano un numero molto alto di sindacalizzati. Possiamo immaginare le future azioni sul posto di lavoro contro la brutalità della polizia e le uccisioni. Devono essere però organizzate e difese, soprattutto, quando gli organismi ufficiali del movimento sindacale statunitense continuano a stare in silenzio sui temi del razzismo e della violenza della polizia. Questa è la base sulla quale un movimento molto più ampio contro il terrorismo della polizia, può organizzarsi per dare battaglia. Ma questo deve essere parte di una strategia. E 'solo una delle funzioni che deve compiere la sinistra organizzata nei prossimi mesi.

In conclusione (…) Nel mese di agosto si compierà il 50° anniversario della ribellione di Watts a South Central, Los Angeles. A dire il vero, siamo nel periodo del 50 ° anniversario della rivolta nera nel 1960, durante la quale più di 500.000 afro-americani si ribellarono, in primo luogo contro la povertà, la mancanza di dimora, e la brutalità della polizia. Sulle ceneri della Watts Ribellione, è nato a Oakland (California) il Black Panther Party (Black Panther Party). Come auto-difesa contro la polizia. Per se stesse, queste celebrazioni sono anche esempi della  capacità di recupero della lotta dei negri/neri contro il persistente terrorismo della polizia. Non è quasi mai utile, comparare le epoche: è molto meno utile osservare il passato e dire che nulla sia cambiato. Tuttavia, questi anniversari sono esempi di continuità tra passato e presente e ci ricordano che, in alcuni casi, il passato non è passato.



(...)

A l'encontre
(traduzione di Lia Di Peri)

sabato 7 febbraio 2015

Il femminismo digeribile





 
I modesti progressi in tema di diritti (modesti per la loro portata ed "evoluzione" dolorosamente lenta) si mescolano con i segni più crudeli della società patriarcale come i femminicidi e gli stupri, che non diminuiscono. Se non fosse tragico, si potrebbe dire che sia ironico.
In questo contesto, i Media sono diventati il "campo di battaglia” del femminismo della lobby parlamentare, quel femminismo che si conforma al concetto “alcuni diritti per alcune donne, perché il niente sarebbe peggiore”. Detto così potrebbe suonare duro e massimalista, ma celebrando piccole concessioni si trascurano contemporaneamente le richieste urgenti e profonde della maggior parte della metà del mondo. L’eccessiva rappresentazione femminile nel lavoro precario, nella tassa della povertà, la differenza tra la vita e la morte, che significa la criminalizzazione dell'aborto, per citare alcuni esempi.

La roccaforte di questa “battaglia culturale” ha trovato posto in quella tendenza pubblicitaria chiamata "fempowerment" (potenziamento femminile). Aziende come Dove e Always scelgono questa strategia per vendere i loro prodotti, perché gli stereotipi non vendono più come prima. Nonostante che, sopravvivano immagini di casalinga e madre devota, le aziende devono dirigersi verso una generazione di donne che lavorano fuori di casa, che occupano posti di rilievo, guidano organizzazioni e, soprattutto, un importante settore di consumo.
Se molte idee femministe sono visibili nei media, ciò vuol dire che si sono superati pregiudizi machisti e immagini sessiste? In parte sì, ma non è possibile scindere questo “risultato” dalle lotte che le donne hanno dato per decenni e sarebbe ingenuo pensare che il capitalismo non si sia appropriato a suo modo, di queste idee.
Questa riappropriazione non è innocua o disinteressata. Si fabbrica un’immagine di donna che la differenzi dalla casalinga anni ‘50, ma la donna nella pubblicità resta bianca, occidentale, eterosessuale e, naturalmente, di classe media.
L’unica differenza è semplicemente che alla casalinga vendevano un forno che avrebbe fatto felice il marito, oggi, la donna moderna, balla in un supermercato mentre compra lo yogurt e canta “Non mi piace pagare meno”. Questa donna moderna non è una donna qualsiasi. Nulla ha che vedere, per esempio, con le lavoratrici precarie, che sono ironia della sorte le principali destinatarie dei prodotti della casa, dei pannolini, del cibo. Le immagini della sua vita reale resta invisibile.
Le bambine non giocano più  a fare la mamma, adesso, corrono e colpiscono come una “ragazza” (Always), sognano di essere scienziate (Verizon) e non sono condannate ai giocattoli rosa. Anche queste bambine non sono bambine qualsiasi. Non sono le bambine che, in tutto il mondo, ingrossano le fila della povertà, che vedono frustrati i loro sogni, perché non arrivano a finire le medie o che trascorrono lunghe giornate a prendersi cura dei loro fratelli e sorelle e fanno i lavori domestici che le loro madri non possono fare.

Le pubblicità “ femministe” recitano: “Essere una donna non è una cattiva cosa né essere inferiore, essere donna è molte cose”. Questo può essere un messaggio “coraggioso” per milioni di telespettatori, però non combatte né la misoginia né il machismo ed è assolutamente insufficiente.  Che cosa ha a che fare uno yogurt con due secoli di lotte delle donne? Poco o nulla.  Però questa “ guerra culturale”, questo femminismo del “ peggio che niente” sta trasformando la lotta e la critica in agenda “razionale” e accettabile per questa società. Niente di più lontano da qualunque traccia radicale, di quelle lotte che conquistarono i diritti fondamentali.
Non è un risultato logico, non un destino inevitabile. Per il femminismo della prima ondata (inizio del XX secolo), non c’era divisione tra i diritti politici e sociali delle donne.  Questo portò l’ala sinistra del suffragismo a convergere con le lotte operaie. Ci sono diversi esempi: negli Stati Uniti, le suffragette sostennero lo sciopero delle operaie tessili nel 1909; in Inghilterra, l’ala radicale del suffragismo rifiutò i “ diritti per servire” (nella Grande Guerra) e si unì alla lotta delle lavoratrici; in Argentina, suffragette come Julieta Lanteri collaborarono a stretto contatto con le grafiche e le lavandaie nel primo ‘900.
Per il femminismo della seconda ondata (1960-1970) la lotta contro il patriarcato si legava in modo naturale alla messa in discussione del capitalismo e questa non era una visione marginale. Tuttavia, una larga parte si è convertita al femminismo tecnocrate e da Ong, a ritmo della restaurazione conservatrice e si è insediato negli uffici e agenzie governative.
Poiché questi settori hanno lasciato la strada (farla finita con il capitalismo per farla finita con il patriarcato) e la prospettiva anti-capitalista, le classi dirigenti sono stati in grado di attingere a queste idee, addomesticandole. Così fu troncata l’emancipazione con l’integrazione, la tolleranza con la libertà e la liberazione delle donne con il  femminismo "digeribile".
L'idea più pericolosa di detto femminismo è accettare lo stato attuale delle cose, le minime e condizionate concessioni, i diritti limitati per alcune donne, credendo che cedendo qualcosa arriverà il momento in cui, tutti i nostri diritti saranno riconosciuti. Non per essere guastafeste, però il patriarcato è sopravvissuto per secoli, si è adattato a nuove condizioni e la società capitalista ha solo aiutato a perpetuarlo. Non comincerà, di certo, a farci dei favori nel 2015.

La lotta per i diritti delle donne, la lotta contro il machismo, l’emancipazione femminile, non è passata di moda. Quello che è anacronistico è il femminismo che si adegua e si adatta al femminismo digeribile.


la izquierda diario.com

(traduzione di Lia Di Peri)

mercoledì 24 dicembre 2014

Quando non sei quella donna della quale la gente s'innamora...



Mi hanno ripetuto più volte che, il vero amore, dovrebbe essere la priorità numero uno nella mia vita e sono stata condizionata ad accettare e credere che dovrei provare quest’amore, tuttavia, io non sono pronta. Questo è il motivo per cui devo cambiare costantemente, per il quale devo cambiare la mia composizione. Sperando sempre che arrivi qualcuno che mi dica le parole magiche.
Non ho mai sperimentato cosa si provi quando una persona ti confessa il suo amore eterno. Non mi è mai successo che qualcuno abbia fatto qualcosa di così romantico per me, che abbia fatto qualcosa da quasi svenire. Per molto tempo, mi ha causato confusione questa situazione. Ero un adolescente con normali bisogni fisici ed emotivi.
Non è che non mi sia mai innamorata. Anzi, mi sono innamorata con ogni fibra del mio essere. Ma nessuno mi ha mai amato. C’è voluto un po’ per capire perché. Ed è stato molto semplice, quasi ridicolo. Nessuno si è innamorato di me, perché non sono il tipo di donna della quale t’innamori.
Magari fosse questa la donna che rispetti o ammiri. La donna che ti piacerebbe incontrare quando si arriva a casa dal lavoro, la donna che ti costringe a mettere in discussione le prospettive con le quali hai vissuto per anni. La donna che mette fine alle nozioni preconcette, che hai delle cose che ami, la donna che guardi e alla quale chiedi: “ Come"? "Come fare questo?”. La donna che cerchi quando hai bisogno di forza e sostegno, la donna che ti fa capire quanto grande può diventare il mondo. Anche la donna alla quale ti rivolgi per avere consiglio.
Comunque, non sono la donna della quale t’innamori. Non sono la ragazza con la quale vorresti passare ore semplicemente a guardarla. La ragazza che cerchi di far sorridere, la ragazza le cui mani vorresti intrecciare con le tue. Quella ragazza così bella, così delicata, da fa venire voglia di combattere contro il mondo per lei.
Io non sono quella donna che devi proteggere da se stessa perché non sono abbastanza fragile da rompermi per un nonnulla. E sono indurita, ho cicatrici di battaglie che, forse somigliano alle tue.  Non mi vergogno dei segni, macchie e contusioni che si possono trovare nel mio corpo e nella mia mente, sono mie e sono parte della mia storia. Non voglio camminare umilmente dietro di te, voglio camminarti accanto. Voglio spingerti così come spingo me stessa.
Questo fa di me una persona difficile da amare, perché non puoi prendere semplicemente il mio amore e tuffarti dentro. No, dovrai anche dare e ciò ti costerà. Alla fine, potrai anche andar via perché incontrai una donna che ti rende felice, invece di una donna che ti fa pensare.
Non
sono la donna di cui t’innamori, sono la donna dalla quale impari ad amare.
E mi sento bene, perché so che quando qualcuno mi dirà “ Ti amo, sono innamorato di te”, lui saprà esattamente ciò che quelle parole significano. Non saranno cose che si dicono la mattina quando sei ancora mezzo addormentato. Saranno parole vere e brilleranno alla luce del sole. Sarà qualcosa che è reciproca e mi nutre.
Sarà un amore per cui valga la pena lottare.

(traduzione di Lia Di Peri)

domenica 19 ottobre 2014

Il femminismo è (anche) una storia di streghe

BEATRIZ SERRANO


Congreghe, incantesimi e maledizioni. Dalle W.I.T.C.H alle Moon Church, la stregoneria diventa un discorso di potenziamento delle donne.





La Felguera, una piccola editoria spagnola, specializzata nel riscatto di storie atipiche o che non furono raccontate, recentemente ha ristampato il libro W.I.T.C.H: La Cospirazione Terroristica Internazionale delle Donne dell’Inferno (Women's International Terrorist Conspiracy from Hell).
Dietro questo nome satanico si nascondeva un collettivo di donne che, dal 1968 fino al 1970 agirono un femminismo di guerriglia in diverse parti degli Stati Uniti. Non avevano un'organizzazione centralizzata, poiché ogni gruppo si formò in modo indipendente ispirandosi alle idee e alle azioni del gruppo precedente. La sua estetica non passava inosservata: lunghi mantelli neri e volti sfigurati da un diabolico trucco, le W.I.T.C.H erano dopo tutto, streghe del ventesimo secolo. Le loro armi erano l’azione diretta, il boicottaggio, i manifesti e, naturalmente, incantesimi e congreghe.

Le W.I.T.C.H nacquero durante la seconda ondata di femminismo dalla divisione del collettivo New York Radical Women in due gruppi distinti. Le W.I.T.C.H era interessate più a un femminismo sociale e politico, di azione diretta, un femminismo di guerriglia: le sue apparizioni pubbliche erano a metà strada tra la protesta e la performance artistica. Furono pioniere nell’unione di testo e immagine con l'intenzione di apparire sulla stampa e viralizzare così il loro messaggio. Come? Agendo da streghe, lanciando maledizioni davanti alla Borsa di Wall Street o mediante congreghe. Creando un’immagine forte e distintiva, ottenevano sempre più attenzione da parte della stampa. Non dobbiamo dimenticare, però, il potente e artistico contenuto fuori dal continente: “W.I.T.C.H. significa rompere il concetto di donna come creatura biologica e sessualmente definita. Comporta la distruzione del feticismo e della passività ", recitava uno dei loro manifesti, presentati pubblicamente come " incantesimi ".

“Hanno cercato di minare il sistema dalla parola" – commentano da Sangre Fucsia, rivista radiofonica femminista, che si può ascoltare attraverso Agora Sol Radio o dal loro sito web - "Oltre a farlo sotto forma di manifesti e di terminare i loro’ incantesimi’ con “Passa la parola, sorella!" ci ricordano la necessità di affiliazione tra donne e la trasmissione del sapere”.
Nonostante la breve durata del gruppo, le W.I.T.C.H sono state le precorritrici dei movimenti femministi come le Guerrilla Girls, o le Femen e le Pussy Riot “. Le russe Pussy Riot, intenzionalmente o non, hanno molto in comune con le W.I.T.C.H", continuano le  Sangre Fucsia. " L'uso del 'travestimento', la messa in scena della performance o l'importanza rituale della parola sono centrali in entrambi i gruppi. Quello che promulgano le Riot come le W.I.T.C.H", è che la femminilità può e deve essere forte. Le Riot come le streghe celebrano in modo ludico che una cosa è essere femminile e un’altra è essere femminista, ma che entrambi non si escludono a vicenda. Inoltre, recuperando la connessione tra musica e poesia, ci riportano ancora una volta al potere della parola, che è il tipo di 'magia' che ci interessa ".
Dalla caccia alle streghe alla rivendicazione femminista.
Attiviste, guerrigliere, femministe e streghe? La scelta di questa estetica non è qualcosa di casuale, alla fine degli anni ‘60, gruppi femministi, come il Movimento per la liberazione delle donne cominciarono a identificarsi con questo maledetto archetipo, che poteva arrivare a spiegare la posizione della donna nella società durante secoli a venire.
Riscattare la figura della strega e il genocidio commesso durante più di due secoli contro le donne che resistevano al potere della Chiesa e dello Stato (la famosa caccia alle streghe) divenne una rivendicazione femminista: "Siamo condannati per omicidio, se pianifichiamo un aborto.  Condannate alla vergogna, se non abbiamo un uomo.  Per cospirazione, se lottiamo per i nostri diritti e bruciate sul rogo, se ci alziamo per lottare”" -  era un altro dei famosi manifesti delle WITCH.
Silvia Federici, scrittrice, docente e attivista femminista, spiega nel suo libro Caliban e la Strega: Donne, corpo e accumulazione primitiva (Traficantes, 2010), l'importanza della caccia alle streghe, per comprendere il ruolo delle donne nella società di oggi. Le streghe erano, secondo Federici, soggetti femminili che si allontanavano dal modello stabilito e sfidavano la struttura di potere, dall’eretica, ostetrica o guaritrice, alla moglie disobbediente, la prostituta, la libertina, l'adultera o la promiscua, in altre parole la strega era qualunque donna che praticasse la sessualità al di fuori dei vincoli del matrimonio e della procreazione. "La caccia alle streghe è stata una guerra contro le donne: un intento coordinato di denigrarle, demonizzarle e distruggere il loro potere sociale", afferma Federici.

“ Fu nei roghi e nelle camere di tortura, che si costruirono i principi borghesi di femminilità e di domesticità così utile, oggi, alle nostre società – dicono le partecipanti Sangre Fucsia. Le morti sul rogo erano lezioni per le sopravvissute, come rileva Federici nel suo libro, donne che per paura di essere considerate streghe adottarono un nuovo ruolo sottomesso, obbediente, passivo e domestico e nel quale il desiderio sessuale era sinonimo di vergogna e di colpa.
"La figura della strega funziona nel momento di costruire il mondo come un archetipo della donna malvagia, sia strega, puttana, madre cattiva, ribelle o saggia" continuano le Sangre Fucsia.  Questa malvagia donna però sarà sempre consapevole della sua sessualità e consapevole dell'importanza e della necessità di sorellanza con le altre donne", aggiungono.
Nel corso della storia e attraverso narrazioni che costruiscono il nostro immaginario, la strega ha simboleggiato il male primordiale, la donna peccatrice, quella che percorre la cattiva strada, un modo di vivere e, vivere, al di fuori della legge patriarcale: “E’ l'outsider, per questo sono così ammirate nel femminismo "- rilevano le Sangre Fucsia.

Moon Church: Streghe contemporanee

Questo concetto di unione tra le donne per condividere esperienze e diventare più forti come gruppo e individualmente è ciò che ha ispirato Moon Church, un collettivo fondato a Brooklyn nel 2013, che raccoglie l’eredità delle W.I.T.C.H: “ Prima di fondare Moon Church, molte di noi abbiamo partecipato a un gruppo denominato Goddes Circle nel centro di Brooklyn, dove abbiamo imparato l'importanza della sorellanza e del potenziamento femminile, la vulnerabilità e la guarigione collettiva. In ogni sessione, ognuna di noi ha avuto un momento per parlare e condividere le sue esperienze, raccontano le Moon Church.

Il collettivo è nato in origine, come spazio fisico in cui le donne potevano incontrarsi, sentirsi liberi e, a volte, protette. Un luogo dove trovare la connessione con donne affini, condividere saggezza e pratiche rituali: "Cerchiamo di creare un'esistenza più creativa, compassionevole, consapevole e rispettosa del mondo che ci circonda." Il gruppo è cresciuto rapidamente e oggi, oltre a Brooklyn, si trova anche a Los Angeles: “ Ci hanno ispirate un gran numero di voci femministe e collettive, le W.I.T.C.H è chiaramente uno di loro” Riteniamo di essere parte di una lunga stirpe di attiviste femministe e ci appassiona continuare questa eredità. Crediamo nell'importanza della riunione di donne che s’identificano tra di loro e della magia che passa quando iniziamo a condividere esperienze all'interno di questo contesto. "
Le W.I.T.C.H credevano nell’importanza della sorellanza, come le Moon Church, non erano escludenti e ogni donna poteva aderire al movimento: "Se sei una donna e hai il coraggio di guardare dentro di te, sei una strega, " era un altro dei loro manifesti. La filosofia delle Moon Church è simile "Noi crediamo che quando un gruppo di donne connetta tra sé, in un modo tanto intimo e libero, il mondo diventi un luogo molto più amabile. Sempre ci siamo identificate con la figura della strega, in particolare con la congrega come rappresentazione di una unione di donne. La strega è da sempre sinonimo di potenza e di forza, le donne che vivono al di fuori della norma, cercano la saggezza dentro di esse e la condividono con le loro sorelle invece di permettere che il patriarcato decida il loro stile di vita e le loro convinzioni “.

Molte delle rivendicazioni delle W.I.T.C.H continuano a essere valide, ancora oggi: "Una delle azioni delle W.I.T.C.H. fu di ribellarsi ai concorsi di bellezza che mercificano le donne”, ricordano le Sangre Fucsia. 
Mujeres Creando en Bolivia, por esempio,
hanno compiuto azioni simili che ne denunciano il messaggio. Campagne come "I'm not bossy, I'm the boss"rese popolare da Beyoncé rivelano che le donne che riescono professionalmente sono guardate ancora con sospetto.

Abbiamo fatto qualche progresso dal 1970? "In questioni concernenti i propri sforzi o rapporti tra noi, abbiamo fatto progressi - dichiarano le Sangre Fucsia. “Empowerment, sorellanza, visibilità, trasmissione del sapere, libertà sociale o integrazione nel mondo del lavoro. Nelle questioni che hanno a che fare con l'ideologia o la volontà della trama sociale, molto meno: l'aborto, il nostro posto nell'esercizio del lavoro, i diritti umani o l’uguaglianza nella pratica”.

C'è ancora un lungo cammino, gruppi come Moon Church ci ricordano che l'eredità di WITCH non è stato dimenticata e questa figura della strega, maltrattata per anni, continua a ispirare le donne a lottare per un vero cambiamento sociale:
"Come non riconoscere la strega, come la donna che può andare ovunque, in cerca di giustizia storica? - dicono le Sangre Fuchsia. "l'indomabile, una che non si arrende. Una femminista".



(traduzione di Lia Di Peri)