martedì 4 settembre 2012

Judith Butler: "Affermo un ebraismo non associato alla violenza di Stato"

La risposta di Judith Buttler, inviata alla rivista digitale  Palestina libre, ad un gruppo di israeliani che si oppongono all'aggiudicazione  di un prestigioso premio per il suo sostegno al boicottaggio di Israle.


Il Jerusalem Post ha di recente pubblicato un articolo dove afferma che alcune organizzazioni si oppongono a che mi venga assegnato il Premio Adorno,un premio che si dà ogni tre anni, ad una persona nella tradizione della teoria critica in generale. Le accuse contro di me sono che sostengo Hamas e Hizbolá ( che non è vero) che appoggio il BDS (parzialmente vero) e che sono antisemita ( palesemente falso). Forse non dovrebbe sorprendermi che coloro che si oppongono al ricevimento del Premio Adorno ricorrano a queste accuse infamanti e diffamatorie, senza alcun fondamento per esprimere il loro punto di vista. Io sono un'accademica che è arrivata all'introduzione della filosofia  attraverso il pensiero ebraico e mi considero difensora e continuatora di una tradizione etica ebraica che comprende figure come Martin Buber e Hannah Arendt. Ho ricevuto un'educazione ebraica a Cleveland, Ohio, nel tempio, sotto la guida del rabbino Daniel Silver dove ho sviluppato forti convinzioni etiche sulla base del pensiero filosofico ebraico. Ho appreso e sono arrivata ad accettare che siamo chiamati per gli altri e per noi stessi a reagire e attenuare la sofferenza. Ma per farlo abbiamo bisogno di ascoltare la chiamata, trovare le risorse con le quali rispondere e, talvolta, subire le conseguenze del nostro parlare. Nel cammino della mia educazione ebraica mi hanno insegnato che non è accettabile rimanere in silenzio davanti all'ingiustizia. Questo comando è qualcosa di difficile, perché non ci dice esattamente quando e come parlare o come parlare in modo da non creare un'altra ingiustizia o del come parlare in una forma che venga ascoltata e interpretata in modo corretto. Questi detrattori non ascoltano la mia attuale posizione e, forse, non deve sorprendermi, visto che la loro tattica consiste nel distruggere le condizioni del percettibile.

Ho studiato filosofia nell'Università di Yale e ho continuato a riflettere sul tema dell'etica ebraica durante tutta la mia educazione. Sento ancora gratitudine per queste risorse etiche, per la formazione ricevuta e che mi incoraggia. E 'falso, assurdo e doloroso per chiunque sostenere che formulare una critica allo stato di Israele è essere antisemiti o, se sei ebreo, sei uno che odia se stesso. Queste accuse cercano di demonizzare una persona che esprime un punto di vista critico e, quindi, squalificare in anticipo la sua opinione. E' la tattica del silenziamento : questa persona è squalificata e qualunque cosa dica si scarta in anticipo o la si distorce in modo tale che da annullare l'atto di espressione. L'accusa si rifiuta di prendere in considerazione il punto di vista,per discuterne la validità,a prendere in considerazione i mezzi di prova e raggiungere una solida conclusione sulla base dell'ascolto della ragione. L'accusa non è solamente un attacco alla persona che ha un punto di vista che alcuni trovano sgradevole, ma che è un attacco allo scambio ragionevole,alla possibilità stessa di ascoltare e parlare in un contesto che potrebbe davvero prendere in considerazione ciò che l'altro ha da dire.Quando un gruppo di ebrei cataloga un altro gruppo di ebrei col marchio "antisemita", sta cercando di monopolizzare il diritto a parlare in nome degli ebrei. Così che realmente l'accusa di antisemitismo è un coperchio di una disputa interna ebraica.

Negli Stati Uniti mi ha allarmata la quantità di ebrei che essendo indignati per la politica di Israele, compresa l'occupazione, le pratiche di detenzione a tempo indefinito e il bombardamento delle popolazioni civili a Gaza,tentano di rifiutare il loro ebraismo. Commettono l'errore di pensare che lo Stato d'Israele rappresenti il giudaismo del nostro tempo e che, se si identifica come Ebreo, sostiene Israele e le sue azioni.Eppure, ci sono sempre state tradizioni ebraiche che si oppongono alla violenza di Stato, affermando la coesistenza multiculturale e difendendo i principi di uguaglianza. Questa tradizione etica viene dimenticata o messa da parte, ciascuno di noi accetta Israele come la base di identificazione ebraica o dei suoi valori. Così, da un lato, gli ebrei che criticano Israele pensano che non possono continuare a dirsi ebrei se Israele rappresenta il giudaismo e, dall'altra parte, quelli che cercano di distruggere chiunque critichi Israele identificandolo con il giudaismo, che li porta alla conclusione che il critico è antisemita o un ebreo che odia se stesso.I miei sforzi accademici e pubblici sono stati diretti ad uscire da questo pasticcio. Secondo il mio giudizio esistono forti tradizioni ebraiche, comprese quelle del primo sionismo,che avvalorono la convivenza e offrono modi di opporsi alla violenza di qualsiasi tipo, compresa quella di Stato.E' importante che queste tradizioni vengano rivalutate e incoraggiate,perché rappresentano i valori della diaspora, le lotte per la giustizia sociale e l'importantissimo concetto di " riparare il mondo"(Tikun).

E' chiaro che le forti passioni coinvolte in questi problemi sono ciò che rende così difficle ascoltare e parlare. Si prendono poche parole fuori dal contesto, si distorce il loro significato portando ad etichettare o a marchiare un individuo. Questo accade a molte persone quando offrono una visione critica di Israele, sono accusati di antisemitismo o di collaboratori dei nazisti. Questo tipo di accuse hanno l'obiettivo di rendere stabili le forme più persistenti e tossiche  di stigmatizzazione e di demonizzazione. Accusano la persona estrapolando le sue parole fuori dal contesto, invertendone il senso e facendo che permangano al posto della persona, annullando di fatto, il punto di vista di quella persona, senza tener conto dei contenuti di quel punto di vista. Per quelli di noi che sono discendenti di ebrei europei che furono distrutti durante l'Olocausto (la famiglia di mia nonna fu distrutta in una piccola città a sud di Budapest), l'insulto più doloroso e dannoso è essere chiamato complice dell'odio verso gli ebrei o essere qualificata come una persona che odia se stessa. E ancora più difficile da sopportare il dolore di questa accusa quando si cerca di affermare ciò che è più prezioso nel pensiero ebraico circa l'etica contemporanea,comprendendo  la relazione etica con i diseredati della terra e il diritto all'autodeterminazione, con coloro che cercano di mantenere viva la memoria della loro oppressione, a coloro che cercano di vivere una vita che sta per essere, e dovrebbe essere degna di essere sofferta. Io sostengo che tutti questi valori derivano da importanti fonti ebraiche, che non vuol dire che derivano solo da queste fonti. Ma per me, data la storia di cui provengo, è della massima importanza come ebrea denunciare l'ingiustizia e combattere ogni forma di razzismo. Questo non fa di me una ebrea che odia se stessa.  Ciò mi fa diventare in qualcuna che vuole affermare un ebraismo che non si identifica con la violenza di Stato e che si identifica con l'ampia lotta per la giustizia sociale.


Le mie osservazioni su Hamas e Hizbolá sono state estrapolate dal contesto e distorti i miei punti di vista. Sono sempre stata a favore dell'azione politica non violenta e questo principio ha caratterizzato sempre le mie opinioni. Un membro di una pubblica accademia mi chiese qualche anno fa se credevo che Hamas e Hezbollah appartenessero alla "sinistra mondiale" e gli ho risposto con due punti. Il primo era puramente descrittivo. Queste organizzazioni politiche sono definite come anti-imperialista e l'anti-imperialismo è una caratteristica della sinistra mondiale, così su questa base potrebbero descriversi come parte della sinistra mondiale. Poi il secondo punto fu critico.  Come per qualsiasi gruppo a sinistra, si deve decidere se si è a favore o contro questo gruppo, per il quale si deve valutare criticamente la sua posizione. Non accetto né approvo tutti i gruppi della sinistra mondiale.Di fatto, a queste osservazioni seguì quella notte  una chiaccherata  dove sottolineai l'importanza del dolore pubblico e delle pratiche politiche della non violenza, un principio che ho elaborato e difeso nei miei tre libri più recenti,Precarious Life , Frames of War y Parting Ways.Altre pubblicazioni di Internet mi hanno intervistata circa le mie opinione sulla non violenza e queste opinioni sono facili da rintracciarsi se qualcuno vuole conoscere la mia posizione su queste questioni. In realtà, a volte,le persone si burlano del mio essere di sinistra, le quali appoggiano forme di resistenza violenta e pensano che non capisco queste pratiche. E' vero: non sostengo le pratiche di resistenza violenta e ancora meno la violenza di Stato. Questo punto di vista forse mi fa più ingenua che pericolosa, ma è la mia opinione. Pertanto mi è sempre parso assurdo che si si tergiversasero i miei commenti in direzione del sostegno o appoggio ad Hamas e Hizbolá! Non ho mai preso una posizione su nessuna delle due organizzazioni, così come non ho mai appoggiato nessuna organizzazione che potrebbe far parte della sinistra mondiale. Non dò il mio pieno sostegno a tutti i gruppi che oggi costituiscono la sinistra mondiale.Affermare che queste organizzazioni appartengono a sinistra non significa che è  necessario appartenerne, o darne approvazione o supporto in qualsiasi forma.

Aggiungo due punti.Sostengo il movimento  per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) in modo molto specifico. Rifiuto alcune versioni e ne accetto altre. Per me, il BDS significa che sono contraria agli investimenti in imprese che fabbricano attrezzature militari la cui finalità è la demolizione della case. Ciò significa anche che non parlo con le istituzioni israeliane a meno che non prendano una ferma posizione contro l'occupazione. Non accetto nessuna versione del BDS che discrimini gli individui sulla base della cittadinanza nazionale e mantengo stretti rapporti di lavoro con molti accademici israeliani.Un motivo per il quale sostengo il BDS e non approvo Hamas e Hizbolá è che BDS è il più grande movimento civico e politico non violento che cerca di stabilire l'uguaglianza e i diritti all'autodeterminazione per i palestinesi. La mia opinione è che i popoli di quei territori, ebrei e palestinesi devono trovare un modo per convivere in condizioni di uguaglianza. Come molti altri, aspiro ad una politica veramente democratica in quelle terre e affermo i principi dell'autodeterminazione e la convivenza  di entrambi i popoli, di fatto, di tutti i popoli. E il mio desiderio, come il desiderio di un numero crescente di ebrei e non-ebrei è che l'occupazione volga al termine,che cessi la violenza di ogni tipo e che una nuova struttura politica assicuri i diritti politici sostanziali per tutte le persone su questa terra.

Il gruppo che promuove questo allarmismo è  Accademici per la Pace in Medio Oriente che afferma nel suo sito web, che " l'Islam" è una religione "intrinsecamente antisemita (sic)". Non è come ha riportato il  Jerusalem Post,di un folto gruppo di studiosi,ebrei in Germania, ma di una organizzazione internazionale con sede in Australia e California. E' un'organizzazione di destra e, pertanto, è parte di una guerra civile ebraica. Un ex membro del consiglio di amministrazione, Gerald Steinberg, è noto per attaccare entrambe le organizzazioni per i diritti umani in Israele, come Amnesty International e Human Rights Watch.

In ultimo, io non sono uno strumento di nessuna "ONG": appartengo  al comitato consultivo di Jewish Voice for Peace, sono membro della Sinagoga Kehillah a Oakland, in California, e membro esecutivo del Facoltà di pace israelo-palestinese negli Stati Uniti e il Teatro di Jenin, in Palestina. Le mie idee politiche hanno affrontato una serie di argomenti non limitati al Medio Oriente o allo Stato di Israele. Ho anche scritto sulla violenza  e ingiustizia nelle altre parti del mondo e mi sono concentrata principalmente sulle guerre intraprese dagli Stati Uniti. Ho anche scritto sulla violenza contro le persone transgender in Turchia, la violenza psichiatrica,la tortura a Guantánamo e sulla violenza della polizia contro i manifestanti pacifisti negli Stati Uniti,solo per citare alcuni argomenti. Ho anche scritto  contro l'antisemitismo in Germania e contro la discriminazione razziale negli Stati Uniti.


Judith Butler è docente “Maxine Elliot”nei Dipartimenti di Retorica e Letteratura comparata e co-direttora del Programma di Teoria Critica presso l'Università della California, Berkeley. E anche docente " Hannah Arendt"di Filosofia presso la European Graduate School a Saas-Fee, Svizzera. Ha scritto molti libri, tra i più recenti, Il potere della religione nella vita pubblica.

palestina libre.org

(traduzione di Lia Di Peri)


                                                                     

lunedì 3 settembre 2012

Chi ha paura del Cappuccetto Rosso cattivo?


Il femminismo, fin dagli albori, è stato spesso oggetto di scherno e di attacchi viscerali da parte di un conformismo machista e sessista. Negli ultimi anni assistiamo a una vera e propria recrudescenza dell'odio verso il femminismo, soprattutto quello militante, che proviene non solo dalle storiche sacche di maschilismo (ambiti cattolici, conservatori, di destra), ma anche da settori più radicali (v. complottisti, dietrologi e rossobruni) o meno sospetti (v. mass media). Il mondo dei social network e dei blog non è immune a questa tendenza. Ma che cos'è che fa così paura del femminismo organizzato?


Chi ha paura del Cappuccetto Rosso cattivo?


Le Arrabbiate








sabato 25 agosto 2012

Corano, Femminismo e Manipolazione Patriarcale

di Nasreen Amina

Sono mussulmana, perché sono femminista. Dopo tre anni di studi dell'Islam, di ricerca sull'ermeneutica e l'esegesi del Corano,posso affermare in tutta tranquillità che le sole idee come religione misogina e radicata in un machismo vendicativo nei confronti delle donne, provengono da due fonti extra-coraniche: l'ignoranza della gente e gli sforzi del patriarcato per assicurare la sua egemonia dentro le nostre comunità. L'Islam è l'unica religione che stabilisce espressamente la parità tra uomo e donna e regola norme di convivenza con persone di altre religioni.Tuttavia l'Islam è stato oggetto di manipolazione da parte di quei potenti alleati con i veri nemici dell'uguaglianza.Ad una parte del mondo conviene una immagine dell'Islam come nemico per antonomasia dei diritti umani e come principale oppressore delle donne; questa idea può essere usata per  giustificare così,invasioni, occupazionie l'esportazione dell'ideologia  " Democrazia-cerca-petrolio" che non ha portato né sviluppo, né pace né più rispetto dei diritti umani, né tantomeno ha migliorato la situazione delle donne mussulmane.


D'altra parte  a certi potenti mussulmani conviene questa idea dell'Islam, perché così mantengono il loro  business del petrolio, che a sua volta, alimenta le guerre e gli permette la supremazia politica, ideologica e finanziaria nel mondo islamico. La sfrontatezza con la quale si manipola l'Islam nei confronti del suo messaggio è avvolta da uno strato di petrolio e fondata su accordi geo-politici.

Non c'è alcuna contraddizione tra Islam e femminismo. Può essere contraria al femminismo una religione che stabilisce l'uguaglianza tra i membri dell'umanità come base fondamentale della convivenza sociale? Può essere in contrasto con l'Islam una prospettiva a favore della Giustizia Sociale di Genere?  Credo di no, assolutamente no. Questa idea è un trucco del patriarcato in cui cadono, purtroppo, molte donne, con l'unico risultato che alcune escludono altre e promuovono la diffidenza nei confronti di quelle che sono diverse.

Di seguito mostro alcuni miti sull'Islam,la verità del Corano e l'insegnamento su di essi. Mi baso per questo di un articolo sul tema, al quale ho aggiunto le mie considerazioni.

1. Islam come una religione intollerante.

Il Corano dice che " nessuno ha il diritto di imporre agli altri le asserzioni di fede. Inoltre, la stessa citazione coranica  stabilisce che il Profeta durante la sua missione condannò un mussulmano per avere ucciso un cristiano ed esiste un hadith (detto del Profeta),che afferma " il mussulmano che si comporta male nei confronti di un non-mussulmano non odorerà il paradiso". L'islam infatti dice che " uccidere un essere umano è come uccidere tutta l'umanità".La violenza e l'intolleranza non fanno parte della nostra etica. L'unica volta in cui un mussulmano è autorizzato a rispondere alla violenza è per legittima difesa e per causa manifesta. Tutti coloro che non la pensano come noi non sono nemici, quindi, tutti gli atti di violenza, provocazione e il terrorismo, sono fuori dalla nostra fede.


2. La jihad o yihad,e la guerra santa
Il termine Jihad in arabo significa sforzo. Il Profeta chiese ai suoi compagni un patto con il quale essi si impegnavano a fare jihad, cioè lo sforzo di resistere alle aggressioni sia morali che fisiche.  Il Corano parla di jihad sempre in questo senso, non ha nessun legame con la Guerra.La jihad è una lotta interiore contro gli aspetti del nostro essere che ci impediscono di vivere pienamente e in armonia con il resto della creazione. Purtroppo, questo concetto è stato manipolato per strumentalizzare la rabbia e il risentimento degli strati più poveri ed emarginati delle popolazioni mussulmane, per fargli credere che sono gli altri e non i propri governanti i colpevoli della loro miseria e, pertanto, l'unica soluzione giusta per uscirne è la violenza " per la causa di Allah", morendo in nome  del fondamentalismo religioso, per andare in Paradiso, dove troverà il cibo che non hanno nella vita reale.

3. Il velo e il burqa.

Il velo appare solo una volta nel Corano come raccomandazione all'interno del  comportamento della decenza. Ma questa raccomandazione serve allo stesso tempo,sia per gli uomini che per le donne. Il problema risiede nella sua interpretazione maschilista, imponendo che il velo è un principio fondamentale per una "buona" moglie mussulmana, quando invece il Corano non specifica nulla in merito. Gli uomini e le donne devono essere liberi di utilizzarlo o no,  ed è per questo che  anche la proibizione del velo è contro il diritto di decidere sul corpo.
Essere donna musulmana va al di là di un pezzo di stoffa.
Il concetto di hijab è più che  il velo islamico. Riguarda la modestia nel comportamento, il rispetto della vita privata, e con il tenere un atteggiamento dignitoso in ogni momento. Il velo è solo un modo di esteriorizzare un elemento dell'identità della donna mussulmana; non ha il potere magico di proteggerla contro le cattive intenzioni delle persone - come dicono alcuni - né di trasformarla automaticamente in una persona pia -  come sostengono altri. Solamente il patriarcato piò creare queste cose e si dedica a promuoverle con lo stesso entusiamo - che vorrei -  usasse per porre fine a pratiche che non sono islamiche, anche se vengono identificate con l'Islam, come le mutilazioni genitali femminili e il matrimonio forzato delle bambine. 

Per quanto riguarda il burqa, è una tradizione che esisteva prima dell'arrivo dell'Islam, e quindi ha nulla a che fare con la religione. Nessun testo del Corano parla sull'uso del burqa. Infatti, per l'algerina Wassyla Tamazli, la sua origine non è che un simbolo di dominazione e di privazione della libertà delle donne.

 4. Islam e violenza contro le donne

Il 17 marzo 2012, centinaia di donne sono scese per le strade di Rabat per denunciare la legge che obbliga le minori a sposare il loro stupratore. La settimana prima, Amina, di 17 anni, si suicidò  per essere stata costretta a sposare un uomo che l'aveva violentata.I suoi genitori preferivano questo matrimonio, ad avere una figlia disonorata. . Il Corano condanna lo stupro e lo stupratore, tuttavia, il marito di Amina è libero e senza nessuna  accusa. Questo a causa di una legge che colpevolizza la vittima e lascia in libertà lo stupratore.

In Spagna ha suscitato molto clamore il caso dell'imam di Fuengirola, che dalla moschea autorizzava a picchiare le donne con stracci bagnati per non lasciare segni.Queste azioni, seppur realizzate in nome dell'Islam non hanno nulla a che vedere con l'Islam. Secondo il Corano, le ultime parole del Profeta prima di morire furono : trattare bene le donne", promuovere l'uguaglianza tra donne ed uomini, il rispetto e la tolleranza. Nulla a che vedere con la religione elaborata dal Corano che, viceversa, condanna la violenza contro le donne e questo tipo di azioni.
Ma c'è di più. Il sonetto ayat (versetto) 04:34 dove secondo alcuni si ordina di battere le donne è la conseguenza di una cattiva traduzione dell'arabo. La parola araba usata nell'originale è Daraba, un verbo polisemico  con oltre 300 significati; solamente uno di questi è picchiare. Dall'esegesi dell'ayat in particolare e della sua comparazione con l'uso della parola Daraba in altre ayat del Corano, con lo spirito generale dello stesso e con l'esempio di vita del Profeta Muhammad, la logica conclusione è che mai il significato possa essere "picchiatele".
Piuttosto ciò che sembra suggerire il Corano è che se come conseguenza del disaccordo coniugale non c'è possibilità di comprensione è possibile " dare una impressione". E che tipo di impressione? L'esempio del Profeta è la guida per l'interpretazione. Davanti ad un momento di grave disaccordo con le sue spose egli si ritirò a meditare lontano da esse, senza visitarle, parlarle, né cercarle e in questo modo ha dato  ad esse modo di riflettere. Se anche i problemi continuano il Corano dà la possibilità di divorziare, quindi, la violenza non è mai la soluzione accettabile. Lo scorso febbraio, 34 imam insieme a diversi leader islamici legati al Supremo Consiglio Islamico del Canada hanno emesso una fatwa dove si spiegava che la violenza contro le donne è contro i principi islamici:" Ricordare ai mussulmani che i delitti d'onore, la violenza domestica e l'odio contro le donne sono atti non mussulmani, che sono considerati dall'Islam come crimini [...]Questi crimini sono grandi peccati all'interno dell'Islam e  vengono censurati dai tribunali e da Allah l'Onnipotente. "

5. La poligamia
I versetti 3 e 129 della sura quarto del Corano, An-Nisa, danno all'uomo la possibilità di sposare le orfani e le vedove per proteggere i loro interessi e proprietà con giustizia.
Questo frammento è stato rivelato dopo la battaglia di Uhud, quando secondo il Corano, molti compagni del Profeta furono martirizzati. Così, la poligamia ha senso in questo caso, perché promuove lo spirito di giustizia e protezione. Ma non in tutti i casi, in quanto il Corano afferma anche  che si può avere più di una moglie, ma solamente se si trattano in modo euguale. Qualcosa che è raro che avvenga. Allo stesso modo,  il Corano afferma (al-Ahsad: 4):" Dio non ha dato a nessun uomo due cuori in un solo corpo". il Profeta si riferisce al fatto che un uomo non può amare due donne in modo euguale, dimostrando così che per il Corano, la poligamia non sempre è giusta visto che non offre uguaglianza a tutte le spose. In conclusione, la poligamia potrebbe essere accettata solamente nel caso che le donne fossero orfane o vedove dovendo proteggerle e salvaguardare i loro interessi e la giustizia sociale.

6. Sesso e Omosessualità
Il Corano dice che  sia gli uomini che le donne hanno il diritto alla soddisfazione sessuale.  In tema di omosessualità ci  sono molte idee diverse.  La società sessista e patriarcale ha sempre detto che l'omosessualità è vietata dall'Islam e alludono alla storia di Sodoma, come dimostrazione che Dio non approva l'omosessualità. Ma  vi sono altri studiosi musulmani che credono che l'Islam e l'omosessualità siano perfettamente compatibili.  Amanullah De Sondy, professore di teologia di origine pakistana, dopo una ricerca in materia, ha concluso che la storia Sodoma non domostra che Dio non approva l'omosessualità, ma  che Dio non approva lo stupro.  E l'Imam Muhsin Hendricks, ha un'opinione simile a favore dell'omosessualità nell'Islam: ""Nella storia coranica su Lot e la sua gente, gli uomini rappresentati sono eterosessuali e sposati con donne che disprezzavano per un desiderio guidato dalla cupidigua e avidità. La distruzione divina di Sodoma aveva più a che fare con il fatto che erano politeisti, ladri, intrusi ..." L'Imam afferma che nella storia di Sodoma spiegata dal Corano i suoi abitanti furono condannati da Dio perché cattive persone non perché omosessuali.

7. Matrimonio
L'Islam permette il matrimonio tra musulmani, cristiani ed ebrei, mentre vi è rispetto tra le religioni (sura 5, versetto 5). L'interpretazione sessista del Corano afferma che solamente gli uomini mussulmani possono sposarsi con donne di altre religioni e non viceversa, perché se il marito non è mussulmano non rispetterà  le credenze della moglie. Questa è un'interpretazione machista ed erronea, dato che il matrimonio deve basarsi secondo il Corano,nel rispetto e quindi in un matrimonio in cui entrambe le parti si rispettano reciprocamente.

8. Divorzio
Ndeye Andujar,  la vice presidente della Giunta Islámica Catalana, coodirettora del Congresso Internazionale sul Femminismo islamico e direttora del corso UNED “Esperto in Cultura e Religión islamica”, ha scritto qualche anno fa un articolo intitolato "Il divorzio e la Legge Islamica"che si occupa di questo argomento.


" La donna deve ottenere l'autorizzazione dell'uomo per includere le condizioni nel contratto matrimoniale e la Talaq ( lasciare libero) può continuare esercitata dal marito senza avocare i tribunali, mediante una semplice formulazione unilaterale. Pertanto, la donna non ha il diritto di divorziare in modo completo ed autonomo ".

Il diritto alla casa e alla manutenzione è molto meno sicuro. La maggior parte dei codici di famiglia non rispettano questo diritto anche se è stabilito nel Corano e nella Sunna.E 'incredibile che tali leggi così importanti come quelle che fanno riferimento ai diritti delle donne divorziate che si basano sul Hadith siano manipolate nascondendo il loro vero senso, come è la storia di Fatima bint Qays ".

Per coloro che vogliono  recuperare il messaggio di liberazione che ha segnato l'arrivo di Islam è un dovere esigere la parità tra uomini e donne. Il che non significa distruggere la famiglia islamica, al contrario,ciò che si tenta è rimuovere tutto ciò che è stato aggiunto nel corso dei secoli e che ha finito per essere codificato in leggi ingiuste e discriminatorie.

La convinzione che il femminismo è un nemico dell'Islam nasce dall'idea che si tratta di un'invenzione occidentale. E se guardiamo da vicino le politiche di genere e la posizione delle donne in molti paesi mussulmani, sembrerebbe che è l'Islam il peggiro nemico delle donne. Entrambe le posizioni sono sbagliate.

Coloro che sostengono la prima tesi sono molto ignoranti sulla loro stessa fede. L'Islam è stata la prima rivoluzione femminista nella storia del genere umano. Grazie alla rivelazione coranica le donne sono passate dall'essere creature vergognose che meritavano di essere sepolte vive ad esseri umani con dignità e pieni diritti. Nell'Islam non vi è alcuna assegnazione di ruoli sociali in base al sesso biologico. L'Islam consacrò prima di qualsiasi legislazione dell'antichità, il diritto della donna all'eredità, al divorzio, a godere dei frutti del loro lavoro, a ricevere l'istruzione e partecipare all'amministrazione della cosa pubblica. Se ciò non fu una rivoluzione femminista, allora che cosa è stata?

I sostenitori della seconda, si sbagliano anche loro. Quello che si vede non è l'applicazione della rivelazione coranica, ma una miscela di regole del patriarcato, errata interpretazione della sharia e leggi occidentali al tempo della colonizzazione europea.

La Sharia non è ciò che vediamo per televisione o quello che ci arriva attraverso le campagne anti-lapidazione.  La Sharia è lo spirito del Corano,che è, Giustizia Sociale,  Ragione, Libertà: questa è la giustificazione della rivelazione. Coloro che accusano la sharia di essere la colpevole dell'oppressione delle donne, in realtà stanno indicando il Fiqh, che è la giurisprudenza, le leggi basata sulla interpretazione della Sharia, le quali naturalmente possiedono un terribile pregiudizio di genere nei confronti delle donne. Il Fiqh che si applica attualmente e che viene identificato con la Sharia ha in alcuni casi, più di quattro secoli. Essendo l'Islam la religione della Fede ragionata e l'etica della vita pratica è assurdo ed inaccettabile che il Fiqh non sia oggetto di revisione e aggiornamento, considerato che questa deliberata negligenza attacca le basi dell'uguaglianza e dignità che il Corano instaurò a favore delle donne.


Mariposa en la tormenta

traduzione di Lia Di Peri

                                                              
                                                                     

giovedì 16 agosto 2012

Come funzionano gli stereotipi di genere?

Itsaso Álvarez

Essere una bambina  o un bambino si impara vivendo.

Vediamo ora come funzionano gli stereotipi di genere:


Quando qualcuno si comporta in forma 'attiva,'se è una bambina si dirà che è una persona nervosa e se è un bambino che è irrequieto.

Quando qualcuno si comporta in modo insistente, se è una bambina è una testarda. Se è un bambino si dirà che è tenace.

Quando qualcuno si mostra sensibile, se è una bambina è delicata. Se è un bambino, effeminato

Quando qualcuno si comporta in modo sbrigativo, se è una bambina è una  scortese. Se è un bambino è sicuro di sé.

Quando qualcuno si comporta in modo disinibito, se è una bambina è una sgualdrinella. Se è un bambino è simpatico.

Quando qualcuno si comporta in modo obbediente, se è una bambina è docile. Se è un bambino è debole.

Quando qualcuno si comporta in forma audace, se è una bambina è impulsiva. Se è un bambino è coraggioso.

Quando qualcuno si comporta in maniera introversa, se è una bambina è timida. Se è un bambino è che pensa bene le cose.


Quando qualcuno dimostra curiosità, se è una bambina è una curiosona e ficcanaso. Se è un bambino è intelligente.

Quando qualcuno è prudente, se è una bambina è giudiziosa. Se è un bambino, un vigliacco.

Quando qualcuno non vuole condividere le sue cose, se è una bambina è egoista. Se è un bambino sta difendendo il suo.

Quando qualcuno non si sottomette, se è una bambina è aggressiva. Se è un bambino è forte.

Quando qualcuno cambia idea, se è una  bambina è capricciosa e volubile. Se un bambino è in grado di riconoscere i suoi errori.

In sintesi, gli stereotipi di genere privano le donne e le bambine della loro autonomia e gli uomini e  i bambini di esprimere della loro affettività.


(Fonti: " Femminismo per principianti di Nuria Varela; Il concetto di genere e la teoria femminista in Agenti di pari opportunità di Luisa Antolín).

elcorreo.com

traduzione di Lia Di Peri


                                                                        


immagine tratta da generoconclase.blogspot.com

                                                                               

lunedì 13 agosto 2012

La chirurgia estetica: un modo di materializzare i corpi

Un'analisi sulla standardizzazione dei corpi nella società messicana è una chiara espressione dei paradossi della tarda modernità.


di  Elsa Muñiz García, antropologa e storica.

La società contemporanea messicana caratterizzata da una crescente domanda di corpi perfetti, belli e sani, ha adottato e prodotto una gamma di modelli di bellezza per uomini e donne, che si traduce nel disconoscimento ed esclusione della diversità sessuale, che promuovono la discriminazione razziale e dei/delle disabili e anche di coloro che non non soddisfano le caratteristiche di bellezza che vengono attribuiti alla pelle bianca, capelli biondi, ai tratti "Caucasici", l'altezza e  l'estrema magrezza.

Gli standard corporali imposti ad una società eterogenea, come quella messicana,è  l'espressione più chiara di uno dei più grandi paradossi della tarda modernità,  che  mentre promuove un riconoscimento della differenza, trasmette gli elementi  discriminatori e di esclusione divenuti quotidiani. Il raggiungimento di tali standard di bellezza e la  trasformazione  dei loro corpi in "corpi perfetti" è diventato uno degli obiettivi fondamentali della esistenza dei soggetti.  La chirurgia estetica è diventata quindi,una pratica comune in tutti i settori sociali, provocando effetti di vario tipo, dei quali i più  significativi relativi alla auto-percezione delle donne e degli uomini, come i cambiamenti corporali,la modifica delle caratteristiche del viso (naso, guance, occhi, labbra, mento), le modifiche alla massa corporea (liposuzione, protesi), fino al cambio di sesso hanno implicazioni nella soggettività e 'identità. E 'stato riconosciuto, per esempio,che le cosiddette etnochirurgie occupano il primo posto per lo sbiancamento della pelle,per l'ingrandimento degli occhi o per la modifica del "naso meticcio". E''anche importante il dibattito suscitato in gran parte dal femminismo, sull'agenzia delle donne o la loro risposta alla imposizione di modelli attraverso la manipolazione del prorio corpo.


La bellezza non può essere compresa senza tenere  in conto il genere e il potere (Bordo, 1990). Concentrarci sulle pratiche di bellezza, come dieta, esercizio fisico e, in particolare, la  chirurgia estetica, comprese le dichiarazioni e le rappresentazioni,ci permette di esplorare i modi per stabilire il rapporto tra genere, potere e corporeità nella cultura occidentale. Sulla base del concetto di "materializzazione dei corpi", sviluppato da Judith Butler, i discorsi e le pratiche corporee sono atti performativi che materializzano i corpi, decifrabili solamente come corpi femminili o maschili.

In una discussione con i costruttivisti, Judith Butler ha sottolineato l'importanza di non concepire il corpo come una superficie di iscrizione o come un'entità " prediscorsiva". Nella sua nozione scompare l'idea del corpo come biologico,e si impone la cultura per la  quale il corpo è il risultato della capacità produttiva. Il corpo femminile in questo senso,esprime con precisione questi effetti di pratiche e discorsi della femminilità, in particolare da quel dispositivo corporale che  è la chirurgia estetica. I vari modi con cui le donne dovrebbero ornare o alterare i loro corpi lavorano per eliminare le differenze tra esse, producendo  come effetto contraddittorio, l'omogernizzazione. La soppressione dei significati specifici, ruba alle pratiche di bellezza, il loro significato politico e le rende ideali per la normalizzazione della femminilità in tutte le sue forme riducendo così la forza della nozione di corpo come metafora, così caratteristica della nostra epoca.

Le pratiche dirette al mantenimento e miglioramento del corpo vengono percepite come il mezzo per realizzare il progetto personale, così come il modo di sconfiggere la morte e il decadimento individuale. Le pratiche di bellezza, in particolare, la chirurgia estetica, hanno rafforzato l'idea della strumentalità del corpo; la nozione del corpo-macchina modificabile e riparabile si alimenta della convinzione che queste pratiche dimostrano la riconquista del corpo da parte delle donne. Da ciò possiamo comprendere una delle principali discussioni generate dalla diffusione della chirurgia estecica, che mette al centro la"rappresentanza"delle donne tradotta nella domanda femminista del diritto " a decidere sul proprio corpo"
L'idea che il corpo possa essere controllato dal potere, cioè il potere della mente sulla materia rafforza i rapporti gerarchici tra i sessi. Le donne pensano che controllare o contenere i loro corpi mediante  pratiche estetiche, possano fuggire dalla percezione di insufficienza, dall'idea di non essere abbastanza buone o idoneamente belle. Così, nel bel mezzo di un paradosso, le donne  si sentono potenziate o liberate dalle regole e pratiche di bellezza, che le vincolano e schiavizzano, fino ad arrivare,  in molti casi,ad un autentico sacrificio nel quale i loro corpi sono l'offerta.

Bordo (1993) sottolinea l'importanza di considerare la storicità delle pratiche di bellezza per collegare l'individualità ad un contesto più ampio di potere e gerarchie di genere, ma analizzando il complesso e contraddittorio lavoro  dei discorsi sul corpo, il controllo e la femminilità.
Bordo, mostra perché le donne sono particolarmente sensibili alle lusinghe del sistema bellezza, sollevando inoltre, la questione che le pratiche di bellezza non sono semplicemente un artefatto del consumo capitalista, della femminilizzazione della cultura o delle contraddizioni della modernità,  ma sono fondamentali per la riproduzione delle relazioni di dominio e subordinazione, per perpetuare le limitazioni e gli effetti disciplinari della femminilità.
Oggi,la chirurgia estetica è diventata un fenomeno di massa,  per cui la consideriamo come una pratica di democratizzazione. Tuttavia,dobbiamo porre attenzione alla sua natura biopolitica, in quanto diretta al controllo del corpo collettivo della società, non solo creando modelli estetici per le donne,ma generando nuove e non tanto nascoste forme di discriminazione (razziali, di classe, di età).



                                                         



sabato 11 agosto 2012

Quante bestie ha zio Tobia?

da Medea

Sono giorni che su facebook gira una foto di Federica Pellegrini con una battuta per didascalia.
Noi, come altri gruppi, abbiamo denunciato quello che la foto in realtà rappresenta, non una battuta per far ridere ma un commento (neanche troppo sottile) sessista.
Come si può vedere dallo screenshot seguente il commento banale di un uomo non poteva mancare.

Personalmente non ho simpatia per Federica Pellegrini così come non ho simpatia per Daniela Santanchè.
Ciò non toglie che l'una e l'altra meritano di essere messe in discussione per i meriti o demeriti che hanno e che sicuramente non dipendono dalle posizioni sessuali scelte o dalla frequenza con la quale decidono di fare sesso.
E questo comportamento non è femminismo ma pura e semplice civiltà.

Le donne che fanno parte di questo collettivo hanno più volte attaccato le immagini sessiste indipendentemente dal fatto che venissero da destra o da sinistra perchè non hanno mai nascosto la testa sotto la sabbia e hanno riconosciuto che i “compagni” non sono migliori dei “camerata” quando ci si rivolge ad una donna.
Chi ha seguito le olimpiadi saprà che il compagno di Pellegrini, Filippo Magnini, non ha conseguito eccellenti risultati alle olimpiadi eppure non ho visto girare foto con didascalie a sfondo sessuale.
Mi chiedo: Filippo Magnini a rana, delfino e pecora non dà il meglio di sé?
Oppure Filippo Magnini a rana, delfino e pecora non fa ridere?
Qualcuno ha pensato bene di fare battute sulla sua disciplina (stile libero nelle distanze brevi) e la brevità dei suoi rapporti sessuali?

Ovviamente no.
Non ci sarebbe stato nulla da ridere, così come non c'è nulla da ridere su Pellegrini o Santanchè o Carfagna o le veline (e potrei continuare ad oltranza).
E se qualche mente brillante avesse concepito una battuta così divertente Le Arrabbiate l'avrebbe denunciata come sessista perché il sessismo non è solo contro le donne ma anche contro gli uomini e spesso perpetrato dagli stessi uomini.

Non cogliamo la provocazione del commento sul '68 (anno in cui non ero neanche nei pensieri di mia madre, ancora bambina) né sul cercarsi le battute (alcune donne hanno già risposto in modo intelligente sottolineando l'ignoranza di chi crede che una minigonna attiri lo stupro o una vita sessuale serena attiri sessismo) ma approfittiamo per ampliare il discorso e farci-farvi delle domande.
Torniamo sulla coppia Pellegrini-Magnini.
Scarse prestazioni sportive per entrambi, sulla prima si fa del sessismo (per gli intolleranti alle parole del femminismo vagamente sessantottino la chiamiamo ironia sessuale) sul secondo no.
Perché? Perché l'umiliazione della donna in campo sessuale diverte e sollazza il patriarcato?

Eppure la posizione della pecora è la più agognata, ho visto uomini supplicare come bambini capricciosi davanti ad una gelateria per poterne avere un assaggio.
Francamente apprezzo la pecora, apprezzerei anche la rana e il delfino se sapessi farli, apprezzo qualunque cosa possa rendere piacevole lo scambio di effusioni con l'uomo che scelgo di frequentare, che dia piacere a me e che dia piacere a lui.
Perché trasformarla in offesa, in cosa disdicevole?

E badate bene che il motivo non è molto distante dalla minigonna e lo stupro.
La posizione della pecora o la minigonna diventano armi e offese perché il sesso non è cosa da donne.
Una donna che vive liberamente la propria sessualità non solo per il compagno ma anche per se stessa, che non ha pudore nell'esplorare e nell'esplorarsi fa paura.
Terrorizza perché il sesso è un campo maschile, perché finché il sesso rimane una cosa da uomini gli uomini pigri ed egoisti non devono sforzarsi più di tanto in creatività e fantasia dal momento che loro non hanno bisogno di un sesso ragionato, basta un buco e un po' di sù e giù ma soprattutto perché una donna che sconfina il territorio del sesso diventa Soggetto e forse potrebbe voler guidare anziché lasciarsi condurre.

Qual è l'unico modo per tenere fuori una donna da un territorio?
Rivoltare la paura, come lo specchio riflesso quando si litigava da bambini.
Se quello che mi spaventa lo rifletto sull'Altro ottengo una traslazione della paura.
E in questo modo la pecora e la puttana diventano svilenti, offese, cose impure di cui vergognarsi e da cui ri-fuggire.

Capito il meccanismo ci vuol poco a ri-abilitare le parole abusate.

Quindi, cara Pellegrini, a pecora sei brava, ma è a rana e delfino che dai il meglio.


Le Arrabbiate


                                                                           

martedì 7 agosto 2012

Giornaliste messicane in pericolo di vita

Il Messico è tra i primi paesi al mondo in cui la libertà di stampa è in grave pericolo. Le giornaliste, in particolare, sono doppiamente vulnerabili, per la loro professione e per il fatto di essere donne: l'arma della violenza sessuale si aggiunge alle altre forme di silenziare chi si dedica a investigare e a informare.



                                                                               
Le Arrabbiate