domenica 7 luglio 2013

Il fascismo e le donne

di Alba Carosio, docente, direttrice del Centro Studi Donne dell'Università Centrale del Venezuela.




                                                                     
Il fascismo ha avuto storicamente origine in Europa nel XX secolo. Ma il fascismo non è specificamente un problema tedesco o europeo,ma esso pone in pericolo le attuali tendenze della società nel suo insieme e, in particolare, canalizza le ataviche paure delle classi medie: la paura del disordine. Utilizza sentimenti di paura e frustrazioni collettiva per esacerbare  attraverso la violenza,la repressione e la propaganda contro un nemico comune reale o immaginario, interno od esterno, che funge da capro espiatorio nei confronti del quale scarica tutta la sua irrazionale aggressività.

Preservare l'ordine è collegato al mantenimento di scale gerarchiche. Come dimostrò Ebenstein: "Nel codice fascista, gli uomini sono superiori alle donne, i soldati ai civili,i membri del partito a coloro che non lo sono, la propria nazione alle altre, i forti ai deboli e i vincitori della guerra ai vinti" (1).
In questa visione il "posto della donna" è fondamentalmente la casa, all'interno della quale deve svolgere il ruolo di riproduttrice della razza, la maternità come dovere patriottico,conformandosi e servendo la famiglia,così come conservandone e trasmettendone i valori culturali.
La sua vita doveva essere confinata alla sfera privata, perché le mancava il talento per la vita pubblica, per la creatività e la sintesi. Per Mussolini, la donna  doveva essere passiva e Hitler dichiarò nel 1942 : "Ho orrore delle donne impegnate in politica e se entrano negli affari militari ciò è insopportabile"

L'attuale fascismo non è un regime politico, ma sociale e civilizzatore; è uno strumento di ordine ancorato ai pregiudizi contro coloro che ritiene sovvertano lo già stabilito e alle credenze che nel mondo accadano cose sfrenate e pericolose. In questo modo di pensare le donne devono mantenere il loro ruolo tradizionale e nella loro sottomissione si mostra l'ordine sessuale come fondamento dell'ordine sociale.  Così il fascismo promuove una corretta femminilita, disciplinata, una donna che adempie al ruolo sociale di educatrice e curatrice senza rivendicare diritti. Il fascismo vuole le donne dotate" per natura" di spirito di sacrificio, modestia e rassegnazione.
Pertanto avvalora il controllo delle attività femminili sia nella sfera produttiva che riproduttiva, perché non c'è nulla di più antifascista della sovranità delle donne sui loro corpi.

Note

William Ebenstein (1910 - 1976) docente di Scienze politiche, austriaco.


Aporrea.org
(libera traduzione di Lia Di Peri)










                                                                                 




                                                                                      




giovedì 13 giugno 2013

Marcela Lagarde : Le donne devono imparare a non educare tiranni


mercoledì 5 giugno 2013

Bisogna dirlo che la vittima è una prostituta ed africana?

di June Fernandez


                        





Un maestro di arti marziali ha ridotto in coma una sex worker migrante a Bilbao. June Fernández afferma la necessità che il giornalismo precisi in che modo i rapporti di potere intervengono nelle aggressioni sessiste.


Un uomo ha picchiato una donna a Bilbao lasciandola in coma. Inoltre, la polizia ha anche trovato i resti del corpo di un'altra donna nella palestra da lui diretta. La stampa racconta anche che l'uomo ha confessato di aver ucciso la scorsa settimana un'altra donna. Due giornali hanno trattato il caso in modo diverso, El Correo e Naiz richiamano entrambi l'attenzione sul fatto he l'aggressore è un maestro di arti marziali. Tuttavia, mentre El Correo ha dettagliato che la donna in coma è una prostituta di origine africana, Naiz ha scelto di ignorare entrambi i dati. Ho la sensazione che l'ha fatto non perché non li conoscesse, ma perché probabilmente chi ha scritto il pezzo, ha considerato che l'unico dato rilevante, che spiega l'aggressione, è che la vittima fosse una donna.
Un mio amico mi ha esposto la sua preoccupazione circa i dati pubblicati (che la donna fosse una prostituta e africana)spostando l'attenzione dalla natura di aggressione machista, favorendo di fatto il sensazionalismo. Gli ho risposto che ero favorevole a quei dati, come un modo per inquadrarli in una determinata relazione di potere. Ho anche detto che,contrariamente alla tendenza di ridurre la violenza di genere agli omicidi di donne nel contesto di coppia, mi sembrava positivo parlare di violenza machista in altri contesti.

Per chiarire le idee ho aperto il dibattito sulla mia bacheca di Facebook. Pubblico con il loro consenso alcune opinioni che riassumono per grandi linee ciò che espongo in questo articolo:

Ander Izaguirre: Si, il fatto di essere migrante e prostituta presuppone una maggiore possibilità di essere aggredita, di essere più vulnerabile,quindi, bisogna spiegarlo. Dobbiamo richiamare l'attenzione su questo fatto.
Carmen Romero Bachiller: Credo che la questione sia di chiarire ciò che è invisibile. Perché si dice che sia una prostituta e nera e non si dice che il maestro di arti marziali ha nazionalità spagnola ed è bianco? Il fatto che la vittima è identificata come prostituta e  nera la disumanizza in qualche modo e attenua il suo status di vittima? Di contro,come si costruisce la "umanità"del professore di arti marziali? Forse, potrebbe influenzare la categorizzazione, ma assumendocene la responsabilità, cioè,  il modo in cui il fatto che sia nera e prostituta si interseca con il fatto di essere donna e con il minor valore datole da una società razzista e sessista.
Joana Garcia Grenzner: In questo caso sia le origini che la professione sono rilevanti,perché spiegano la loro maggiore vulnerabilità alla violenza machista: per le  barriere della legge sull'immigrazione, da un lato, per la stigmatizzazione e impotenza che vivono molte prostitute.  E questi fattori dovrebbero essere affrontati in qualche modo nel testo. Altra cosa sarebbe stata nel caso che l'aggressore fosse stato migrante, perché si sarebbe implicitamente relazionato il suo status di migrante con la predisposizione al machismo. come generalmente si fa passare...

Come scrive Ander, il ruolo del giornalismo è quello di spiegare al pubblico ciò che sta accadendo e perché. Pertanto, non si tratta solo di informare sui crimini machisti, ma di portare dati e riflessioni che consentano alle persone di capire perché la violenza contro le donne è un poblema sociale - strutturale. Un elemento chiave per spiegare la violenza sono i rapporti di potere. Spesso si raffigurano gli aggressori come esseri con impulsi incontrollabili che uccidono o violentano in un momento di raptus. Ma, come dice un altro commento, se la violenza non ha nulla a che vedere con questi rapporti di potere,il maestro Shaolin avrebbe potuto prendersela con qualunque cliente che non aveva pagato la retta mensile della palestra.E 'una coincidenza che, per quello che ne sappiamo - abbia scelto come vittime le donne, che in più sono migranti ed esercitano una professione che è stigmatizzata? Come dice Carmen, la verità è che le vite di queste donne, in una società sessista, classista e razzista, sono meno rilevanti, valgono meno.

Nello stesso modo in cui importa che le vittime fossero donne, migranti, nere e prostitute,importa che l'aggressore sia uomo, autoctono, bianco e imprenditore. Nello stesso modo per cui  tutte le donne siamo a rischio della violenza machista, ma elementi come le origini o il colore della pelle significano maggiore vulnerabilità ed impotenza; dobbiamo ricordare che non esiste un profilo dell'aggressore (contro il pregiudizio che si tratti di  migranti tossici o pazzi), però  una certa posizione sociale può accentuare  il disprezzo nei confronti di persone che considera inferiori e li porrà in una condizione vantaggiosa nel procedimento giudiziario.

Che significa tutto ciò?  Che media come El Correo non ci spiegano queste cose, ma che la messa a fuoco -  come è successo  nel caso di Diego Yllanes, assassino di Nagore Laffage o nel caso dell'atleta Pistorius, si riduce a " com'è possibile che un uomo perbene si riveli essere un assassino". Quando ci poniamo questa domanda dimenticando il machismo (rinforzato dal razzismo o dal classismo), le risposte spesso portano a rafforzare i pregiudizi e persino a giustificare l'aggressore. Nel caso di Yllanes, ci viene detto che Nagore minacciava di distruggere la sua carriera e il povero psichiatra era spaventato e ha reagito facendola fuori. Nei talk show si parlò che Pistorius talvolta era complessato per la sua disabilità. Quando i media non riescono a trovare una spiegazione così peregrina escono il jolly:  l'infermità mentale o la psicopatia, così come nel caso di Jose Bretón," il mostro delle Quemadillas”

L'articolo de El Correo inizia con questa frase: " Nulla sembrava indicare che Juan Carlos Aguilar potesse essere qualcosa di più, che un rispettato  maestro shaolín”. E conclude: Ora dobbiamo trovare il motivo che ha portato questo monaco guerriero, che dichiarò qualche tempo prima di praticare la castità, ad ammanettare una prostituta in una palestra, nella quale a quanto pare conservava resti umani. Risulta chiaro  che, a un certo punto,egli ha  deviato dal sentiero radioso del monaco guerriero ".

E' essenziale che i/le giornalisti/ste rivedano i propri pregiudizi. Ho parlato da poco come attivista di SOS Razzismo, con una redattrice che mi ha chiesto, in linea con questo caso, della situazione delle donne migranti dedite alla prostituzione. Era molto interessata a parlare di mafie. A me sembra che oggi si debba parlare dei machisti autoctoni. Non è stata la mafia nigeriana a ridurre quella donna in fin di vita. Non sono sole le mafie le uniche responsabili che una donna nera, migrante e prostituta sia il facile bersaglio di aggressioni.

Oggi la violenza machista fa notizia.Questo è un notevole progresso. Ma l'unico modo affinché il pubblico capisca perché un omicidio di una donna per mano di un uomo è un fenomeno differente da quello di un uomo ucciso da una donna è quello di  relazionare i crimini machisti ad altre forme di diseguaglianza di genere,discriminazione e violenza sessista. Mostrare che sono le piccole aggressioni machiste quotidiane che passano inosservate,quando non addirittura normalizzate e favorite, che spiegano che viviamo in una società nella quale assistiamo ad uno stilicidio incessante di donne assassinate dagli uomini. Non mi meraviglia che si parli di "piaga"della violenza di genere,come se fosse una epidemia che abbiamo avuto la sfortuna di subire, ma della quale non conosciamo il motivo per cui è apparsa, né come si diffonde, né tanto  meno come sradicarla.
Nel compito  di spiegare la violenza machista è importante assumere una prospettiva intersezionale. La parola d'ordine secondo la quale l'unica cosa importante è che gli aggressori siano uomini e le vittime donne, non aiuta a comprendere i rapporti di potere che intervengono. Dire solo che era "una donna" invisibilizza le situazioni che vivono "le altre", quelle che vengono escluse dal soggetto singolare "donna": le nere, le migranti, le sex-workers, le lavoratrici domestiche,le anziani, le transessuali.
E se la paura di dire che la vittima esercitava la prostituzione ed era africana risiede nel fatto che possa essere percepita come una "delle altre" e, pertanto, provocare meno empatia, indignazione, mobilitazione sociale,allora abbiamo un'altra sfida : fare un giornalismo che denunci l'esistenza di cittadine di prima e seconda categoria(e anche le persone alle quali viene negato lo status di cittadin*). Che parli della realtà delle donne in situazioni di esclusione sociale, senza però che le si riduca a povere vittime, ma rappresentandole come soggetti di diritti. Un giornalismo che invece di impegnarsi ad umanizzare gli aggressori, dia volto e voce alla vittime.
... Quando le vittime della violenza saranno importanti così come altri tipi di vittime nel nostro paese, quando i giornali  prenderanno sul serio il loro ruolo nella costruzione di una società libera dal sessismo, così come si sono coinvolti contro il terrorismo, forse la fine della violenza machista sarà più vicina. 

pikara magazine.

(libera traduzione di Lia Di Peri)


venerdì 31 maggio 2013

L'Europa senza mezzi né coordinazione nella lotta contro la violenza di genere.

di ANNA FLOTATS

 La maggioranza degli Stati membri dispongono di piani nazionali contro la violenza sessista, ma pochi garantiscono il sostegno legale e assistenziale alle donne che ne hanno bisogno.E' impossibile contabilizzare le situazioni mortali a causa della mancanza di dati comparabili.

                                                                                    



A metà aprile,a Madrid, si è tenuto il Vertice europeo sulle Migliori Pratiche per Eliminare la Violenza di Genere. I rappresentanti di 18 paesi hanno messo in comune- seppure a porte chiuse - le loro principali politiche contro la violenza sessista. Lo scoglio principale di questa lotta a livello europeo è apparso subito nelle parole della ministra della Sanità, Servizi Sociali e l'Uguaglianza, Ana Mato : "E 'impossibile sapere quante donne muoiono per violenza di genere in Europa ".

In effetti non è possibile analizzare la violenza di genere in Europa, perché le statistiche fornite dai pochi paesi che dispongono di dati al riguardo non possono essere confrontati. Il primo problema è che in molti stati, la maggior parte dei casi di violenza machista non sono segnalati alla polizia,così essi sono invisibili nelle statistiche. Per esempio, in Germania, solo il 25% delle donne vittime di violenza di genere denunciano e, in Belgio, la percentuale non arriva al 20%. Sono dati dell'ultimo rapporto dell'European Institute for Gender Equality (EIGE) che segnala un altro ostacolo per la visibilità della violenza machista in Europa: i dati sui decessi non sono paragonabili in quanto non tutti i paesi li documentano nello stesso modo.

Solo un terzo degli Stati membri ha registrato i reati di violenza specificamente sessista.Si tratta di Belgio, Estonia, Irlanda, Spagna, Italia, Lituania, Romania, Slovacchia e Svezia. Altri 14 includono le morti per violenza machista sotto il titolo di "violenza familiare",quindi non si tratta della violenza di genere, cioè, quella esercitata dagli uomini contro le donne. Usano questa classificazione  la Bulgaria, la Germania, l'Ungheria, l'Austria e il Regno Unito, che non raccolgono dati sulla violenza extradomestica. A causa di queste differenze nel modo di rappresentare e classificare la violenza, l'EIGE può solo dire che negli Stati membri "le donne che soffrono violenza domestica fisica sono tra il 12 e il 35%".
Maurizio Mosca uno dei tecnici di EIGE ha espresso durante la sua visita in Spagna lo scorso mese l'urgente necessità di "unificare le definizioni della violenza di genere in Europa" per "integrare tutti i dati allo stesso modo"In questo senso, Mosca ha riconosciuto che la legge contro la violenza di genere in Spagna " è un esempio efficace che dovrebbe servire come ispirazione politica e culturale per l'intera Unione europea."

Il Consiglio d'Europa e la Commissione europea si sono impegnati a combattere la violenza contro le donne e la prova è, per esempio, la Carta delle donne (2010),nella Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015, approvato dalla Commissione europea. Questo testo esorta gli Stati a fornire e finanziare  servizi specializzati a breve e lungo termine per le vittime della violenza maschile. Ma la ricerca dello EIGE dimostra che il sostegno dei paesi dell'UE non è sufficiente.

Mentre quasi tutti gli Stati hanno centri e servizi di consulenza per le vittime, il rapporto rivela che soltanto otto (Germania, Irlanda, Cipro, Lussemburgo, Malta, Slovenia, Svezia e Regno Unito) e la Croazia rispettano la proporzione raccomandata di un centro di assistenza ogni 50.000 donne. La Spagna è fuori da questo elenco, ma è uno dei sei paesi dell'UE (insieme a Danimarca, Italia, Austria, Svezia e Regno Unito), che ha una linea di assistenza telefonica gratuita e disponibile 24 ore al giorno, 365 giorni anno. E' uno degli aspetti sottolineato dalla Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione della violenza di genere, meglio nota come Convenzione di Istanbul.

Inoltre, anche se la maggior parte dei paesi dell'Unione europea applicano piani nazionali per combattere la violenza contro le donne, solo tre (Spagna, Germania e Lussemburgo) valutano periodicamente le misure e le riforme giuridiche realizzate e solo in quattro (Spagna, Francia, Portogallo e Svezia) è stato introdotta nel codice penale una definizione della violenza basata sul genere.


Publico.es

(libera traduzione di Lia Di Peri)


                             

domenica 26 maggio 2013

Femminicidio e femicidio: concettualizzazione ed appropriazione

di Rita Laura Segato*



   




Per poter iscrivere il reato di " femminicidio"nel lessico della legge sono necessari due requisiti.
Il primo è quello di identificare una dimensione generica e sistematica completa di questi crimini, e il secondo ,il compito di ridefinire la guerra dai nuovi scenari bellici che si moltiplicano nel mondo contemporaneo.
La prima dimensione risponde all'imperativo della sistematicità e carattere generico che richiede la definizione del reato nel Diritto Penale Internazionale, per poter accogliere il concetto di "femminicidio" come " l'insieme di violenze rivolte specificatamente all'eliminazione delle donne, per la loro condizione di donne". Questo sarà possibile solo, come ho sostenuto in precedenza (Segato 2006 e 2007), se saremo in grado di:

1. accedere cognitivamente al fatto che sebbene il mezzo dell'aggressione è sessuale, la sua finalità non è di ordine sessuale, ma dello sterminio o eliminazione di una categoria o genere di persone;

2. fondare la sua "impersonalità" caratterizzando la sua dimensione soggettiva in termini di un'intenzione generica e non personalizzabile, sia in relazione ai motivi e personalità dell'aggressore sia in relazione alla sua vittima.
Dobbiamo cioè sviluppare una strategia retorica per convincere i giudici, i pubblici ministeri e la gente che i femminicidi sono un reato contro il genere.

Un problema sorge, pertanto,come motivo per un dibattito tra le fila dei femminismi:  dobbiamo includere nella categoria femminicidio tutti gli omicidi di donne, sia domestici, sia seriali, sia quelli che ho denominato "pubblici" o dobbiamo selezionare specificamente i "pubblici"affinché la categorizzazione possa essere efficace?  Naturalmente è possibile sostenere che,tutti e ognuno dei crimini di genere hanno una dimensione di impersonalità e antagonismo generico che proviene dalla struttura del potere gerarchico e patriarcale.

Questa struttura che chiamiamo " relazioni di genere"è per se stessa, violenta-genica e potenzialmente genocida, per la supremazia della posizione maschile, l'unica che deve essere riprodotta e potenzialmente genocida per la posizione privilegiata del maschile, che esercita più dimensioni di dominio in forme intrecciate: sessuale, intellettuale,economica, bellica. Questo fa sì che la mascolinità come attributo,comprovata e ribadita ciclicamente (e, per garantire questo fine, quando la posizione di dominio appare minacciata da un comportamento che può nuocerle), sospende l'emozionalità individuale e l'affetto che può esistere in un rapporto tra un uomo e una donna nel vincolo "amoroso". Il ricorso all'aggressione, pertanto, anche in ambito domestico,implica la sospensione di qualunque altra dimensione personale del legame,per dar vita  al suo  mandato di dominio. Ed è questo che ci fa dubitare insieme a Katherine MacKinnon, che per il genere esistano " tempi di pace. 3

Tuttavia,a meno di sfoggiare una capacità retorica, finora sconosciuta, sarà difficile nel nostro lavoro convincere in questa direzione. D'altra parte,anche a volere includere questi crimini familiari nella categoria giuridica del "femminicidio"provandone il carattere impersonale e sistemico,dovrebbe essere chiesto - per raggiungere la necessaria efficacia investigativa -  protocolli dettagliati e in grado di acquisire informazioni differenziati per identificare gli  autori - tipo ( domestico-coniugale, sociopatici seriali e sistemici di tipo impersonale).
Pertanto,penso ad una più efficace selezione delle caratteristiche per tipificare il reato di femminicidio, che possa caratterizzarlo agli occhi del senso comune (patriarcale) dei giudici, procuratori e  il pubblico come un reato comune, sistematico, impersonale.

Il secondo elemento da prendere in considerazione sono i cambiamenti degli scenari bellici nel mondo di oggi. Una più accurata discriminazione  della categoria "femminicidio"come un particolare tipo di crimine di sterminio contro le donne diventa evidente nei cambiamenti delle pratiche belliche e delle conseguenze per i corpi delle donne. Occorre pertanto capire e rappresentare le rotture storiche nel campo dei conflitti.

Le nuove forme di guerra, descritti come non convenzionale, di terza o quarta generazione, informali, non contemplano né uniformi, né distintivi o bandiere, né territori di Stato definiti,né rituali e cerimonie di vittoria e sconfitta e queste ultime sono sempre provvisorie ed instabili. I gruppi che si scontrano  in questo nuovo tipo di guerra sono bande, fazioni, gruppi tribali, mafia e forze para-statali e statali di vario tipo.

Il diritto internazionale dovrà contemplare i crimini di guerra che questo di scontro bellico genera, in particolare le forme sistematiche di aggressione al corpo delle donne, che abitano le giurisdizioni in disputa. Ciò che accade in questo tipo di scenario non è l'annessione o l'occupazione dei corpi delle donne, come parte dei territori conquistati,ma la sua tortura e distruzione.
In queste guerre di bassi livelli di formalizzazione, sembra diffondersi un codice: l'affermazione della letalità delle fazioni in lotta in quello che ho chiamato "la scrittura sul corpo delle donne", 4  in forma generica e per la sua associazione con la giurisdizione nemica, come documento efficace dell'effimera vittora sulla morale dell'antagonista.
Perché sulle donne e attraverso le forme sessualizzate di aggressione? Perché è con la violenza esercitata per via sessuale che si afferma la distruzione morale del nemico,quando non può essere rappresentato dalla firma pubblica di un documento formale di resa.In questo contesto, il corpo femminile è il telaio o il supporto nel quale si scrive la sconfitta morale del nemico. È necessario ricordare e ribadire che questi  non sono crimini sessualmente motivati, come i media e le autorità insistono sempre per banalizzare le pratiche, ma crimini di guerra,di una guerra che deve essere urgentemente ridefinita.

Concludo ribadendo la convinzione che è necessario elevare la categoria del femminicidio al rango equivalente del "genocidio".5
Per questo si rende necessario fare uno sforzo per chiarire questa categoria. Precisarla significa assumere il requisito dell'impersonalità che ci consente di evidenziare giuridicamente l'intenzione di uno sterminio delle donne per il solo fatto di esserlo, come gruppo,come categoria, come genere di ordine sessuale.


* Docente del Consiglio Nazionale di Ricerca Scientifica e Tecnologica del Brasile


NOTE


(Libera traduzione di Lia Di Peri)


lunedì 29 aprile 2013

Le donne,le grandi assenti nei libri di testo


 di Cristina E. Lozano






 I libri di testo servono e sono serviti sempre a trasmettere conoscenze, valori e modelli di comportamento. Ma qual è il ruolo che hanno in essi le donne? Sebbene la legislazione scolastica difenda l'uguaglianza, molto del materiale didattico continua a trasmettere stereotipi di genere relegando le donne ad una chiara marginalità. E' la conclusione della ricerca Presenza e trattamento della donna nei libri di testo : Invisibilità, trasversalità o miscuglio politicamente corretto realizzata dalla storica Judit Gutiérrez Sánchez e diretta dalla anch'essa storica María Jesús González Hernández, titolare della cattedra di Storia Contemporanea presso l'Università di Cantabria,che i suoi allievi sicuramente ricorderanno per la passione con la quale spiegava l'evoluzione del movimento suffragista femminile.

Gutiérrez Sánchez dà buona prova del diverso trattamento che ricevono le une e gli altri nei materiali scolastici. Nelle sue pagine, la presenza delle donne raggiunge solamente il 16,3( rispetto all'8,7% raggiunto dall'uomo), mentrela più recente ricerca da lei consultato dichiara che mentre essi appaiono con il nome proprio in una proporzione di 67 su 100, esse lo fanno solo del 7,6 per cento).

"Non si tratta di compiere una distribuzione paritaria della quantità, ma di includere le donne nel discorso storico. L'assenza della donna nel linguaggio,nelle immagini e nelle problematiche delle quali è la protagonista non è solo un fatto, ma si presume che sia normale. Quando appaiono è come un'aggiunta, una pezza, o 'quota'che sembra non collegarsi al resto del testo. E,a volte, neppure compare. Il contributo delle donne alla società è considerato di scarsa importanza e non è fondamentale  per la spiegazione che si sviluppa" -spiega la  ricercatrice. La quale ad un certo punto si domanda - così anche Rosa Peñalver Pérez - "come può insegnarsi la Storia, il Pensiero, la Letteratura, senza Ipazia di Alessandria,senza Maria l'ebrea, senza Rosa Luxemburg, senza Leonor Lopez de Cordoba, senza Mary Shelly senza Emilia Pardo Bazán, senza Virginia Wolf,tra la lunghissima lista di donne indiscusse al giorno d'oggi per qualsiasi manuale con un minimo di rigore storico e intellettuale ". E i dati non sono migliori riguardo alle illustrazioni: le donne appaiono spesso nelle immagini all'interno di una coppia o in un gruppo misto. E, per quanto riguarda le professioni ", il genere femminile è mostrato più spesso in ambito domestico,culturale-artistico ( più come consumatrici,che come produttrici), economico (in generale come realizzatrici di attività di consumo) e religioso, mentre il maschile si dedica alla politica,la cultura e la produzione scientifica.

"Si tratta di un'evidente separazione sessuata degli ambiti tra la sfera pubblica - più apprezzata- e quella privata collegata al domestico. Non è solo che gli uomini sono nominati nei testi in maggior misura rispetto alle donne, ma si trasmette che il loro specifico contributo alla costruzione del mondo è di maggiore rilevanza ", puntualizza Gutiérrez Sánchez.

Questa storica sa che i suoi futuri alunni e alunne troveranno nei libri non solo la conoscenza, ma anche riferimenti: "Durante l'adolescenza si cerca lo specchio dove riflettersi e nei libri di testo, per le ragazze, quello che c'è sono miraggi. O dobbiamo affermare che  una giovane di oggi deve identificarsi con una beata medievale come Santa Teresa di Gesù, una delle figure femminili che si ripete frequentemente nel materiale didattico?"

                                                                                                                           


Gutiérrez Sánchez riserva comunque un pò di spazio alla speranza."La legislazione -dichiara - la storica-  in tutti i settori legati all'istruzione sostiene l'uguaglianza, ma questo non si verifica. E' necessario che gli accademici si assumano la responsabilità"

 
E' possibile utilizzare materiali didattici non sessisti che completino le spiegazioni del testo e si possono eseguire attività.
La storica è convinta che i libri di testo sono migliorati nel tempo, ma che ancora c'è molto da fare: " Adesso non si usano più immagini, parole o frasi che sono denigratorie per la donna,ma non è abbastanza. Abbiamo bisogno di eliminare, gli esempi, le espressioni e i contenuti discriminatori e dobbiamo parlare della discriminazione esistente nei libri. L'uso del linguaggio le appare fondamentale: "abbiamo talmente interiorizzato il discorso maschile che a volte è dificile un linguaggio che includa con naturalezza la donna, che non comporti uno sforzo ulteriore.  Si può parlare di gruppo misti,le nostre risorse linguistiche lo permettono. In questo modo eviteremo due ordini di problemi:  l'esclusione del femminile e le confusioni causate dall'uso generico del maschile. Dobbiamo  finirla di giustificare l'uso del maschile  generico adducendo la scusa dell'economia della lingua".

Gutiérrez Sánchez è convinta che " devono essere affrontate nelle aule le spiegazioni delle divisioni dei ruoli che hanno causato la superiorità maschile nella storia e i movimenti emancipatori che hanno dato origine al femminismo". Dobbiamo far sì che il femminismo sia qualcosa di vicino e che si capisca, anche se tarderà ad essere condiviso nella società. Dobbiamo ottenere che il femminismo  sia una cosa naturale e che il femminile non venga valutato negativamente"- sottolinea.
Lei lo ha chiaro: "Se ci insegnano una visione del mondo senza donne, un mondo pieno di protagonisti maschili che fanno grandi scoperte e conquiste per l'umanità, ci stanno insegnando un mondo in cui la donna non conta. E non è giusto privarci della nostra memoria, della nostra identità e della nostrea storia, perché di questo si tratta: di giustizia"



pikara magazine

(libera traduzione di Lia Di Peri)



 

lunedì 22 aprile 2013

Il sesso senza sesso




Nella società post moderna si è creata tutta un'ideologia giustificatrice della globalizzazione che va sotto il nome di multiculturalismo. Fondamentalmente è l'accettazione di tutte le culture, le tradizioni e le credenze come uguali ed intercambiabili.Non c'è una cultura superiore ad un'altra, né nessun criterio che possa comprenderle tutte, ognuno ha un valore proprio ed incomparabile. Quindi la cosa da fare è accettarle acriticamente, senza cercare di cambiare nulla in esse,ogni tentativo di critica è a sua volta qualificato come prepotenza ideologica ed escludente.Nessuno può pretendere, in base a questa nuova ideologia, di giudicare le culture,né tanto meno di squalificarle. Ciò che si può e si deve fare è accettarle come sono senza emettere nessun giudizio su di esse.


Questa nuova ideologia è pericolosa per quello che tenta di nascondere, non di evidenziare. Gli interessi economici e politici che essa copre la fanno oggetto di un interessante studio.Come tutto il post-modernismo,cerca di coprire una situazione di ingiustizia  globale dietro la maschera della tolleranza e del rispetto dell'altro. E l'altro è diventato un vuoto riferimento, un riflesso dell'Io che desidera incontrare se stesso guardando allo specchio il volto  dell'Altro s-vuotato della sua alterità. L'altro è un'immagine creata dall'io solipsta post-moderno. L'immagine più reale dell'altro è Benetton,il marchio di abbigliamento italiano. Nella sua pubblicità appaiono giovani di diverse razze, culture e religioni diverse, ma tutti con lo stesso look, il look Benetton. Sotto la maschera della diversità, tutti sono gli stessi, sono tutti lo stesso Io consumistico post-moderno, senza una vera caratteristica che li differenzi: solo una mera facciata.

Nel mercato post-moderno troviamo tutta una serie di prodotti privati delle loro nocive proprietà, prodotti che sono tutti uguali esternamente:  nel colore, sapore, odore ... però sono stati eliminati tutto ciò che li rende potenzialmente pericolosi per la salute. Il caffé senza caffeina, la birra senza alcool o la crema senza grassi, sono alcuni dei prodotti più conosciuti. Questi prodotti sono gli stessi degli altri, che non sono stati privati della loro essenziale proprietà, ma non sono la stessa cosa. Che cos'è il caffé senza caffeina? Probabilmente non si può continuare a nominarlo così, visto che la caffeina è ciò che rende il caffé degno di tale nome, per cui si vende un prodotto che non è quello che è, cioè non lo è in assoluto. Questa è l'essenza del post-modernismo: mantenere l'apparenza ed eliminare l'essenza.
Con le culture accade la stessa cosa, si mantiene l'apparenza dell'essere diversi, ma si annulla l'effettiva alterità, il che la rende un'altra cultura e non più la mia. Ciò che abbiamo evidenziato per i vuoti prodotti può estendersi alle situazioni sociali. Così il sesso è svuotato del suo essenziale rapporto personale attraverso le reti della Rete, rimanendo sesso virtuale, sesso senza sesso; la guerra grazie ai mass-media è diventata un'estensione dei video-giochi, una guerra senza guerra, senza nessuna conseguenza per noi; anche l'esperienza dell'alterità multiculturale, che accetta l'altro senza la sua diversità, senza che lo faccia essere l'altro è la cultura senza cultura, cioè,è l'involucro folcloristico, senza il processo di coltivazione che presuppone la cultura - cultus- coltura. Si stacca tutta la tradizione che c'è dietro una cultura e la si utilizza  per estendere il dominio globale. Le culture sono utilizzate come cavalli di Troia per l'invasione di popoli.

Il multiculturalismo agisce come ideologia che giustifica la presunta intangibilità delle culture, ma in fondo, ciò che fa è svuotarle del loro contenuto, prima di assumerle. Le culture che ci vengono rappresentate sono state convenientemente svuotate dei loro contenuti differenziatori ed asetticamente integrate nella nostra civiltà post-moderna.Un esempio chiaro può essere la Grande Mela, dove dove si possono trovare
tutti i tipi di culture, credenze e idee diverse, ma il tutto integrato in un unico mercato. Potete mangiare in un ristorante giapponese,vestire con costume tipicamente indiano e bere Coca Cola mentre investite in Borsa mediante il cellulare di ultima generazione. Tutto è possibile se si accetta lo stile di vita post-moderno, qualsiasi cultura può integrarsi senza essere giudicata, però, questo sì, opportunamente soffocata.

genero con clase

(traduzione di Lia Di Peri)