giovedì 29 settembre 2011

Il trattamento giornalistico della violenza di genere .

Crimine passionale, spazio domestico e i diritti fondamentali delle donne.

da María Isabel Menéndez Menéndez

I media sono un elemento chiave nella formazione dell'opinione pubblica, creano modelli e  offrono forme comportamentali: oggi le persone costruiscono la loro specifica percezione del mondo dalle informazioni provenienti dai mass-media.

Tuttavia, le donne appaiono ancora con modelli stereotipati e relegate in uno spazio marginale, escluso dalla informazione prestigiosa, prestando poca attenzione alla problematica considerata tradizionalmente come femminile. In altre parole, non sono presenti nelle agende dei mass-media e non vengono considerate come audience.
 I media della comunicazione, per nascondere le notizie sulle aggressioni alle donne utilizzano pregiudizi e valutazioni paternalistiche, presentando gli eventi come fatti isolati e non come parte della violenza generalizzata e accettata dalla società. Non si mette mai in discussione la struttura sociale come veicolo di questa patologia né l'aggressore come prodotto di questa struttura.
Questa divisione è particolarmente importante perché è l'argomento adottato per giustificare la tolleranza sociale del maltrattamento delle donne, e che queste  aggressioni sono fatti privati da risolvere all'interno della casa.

Questa specifica forma di violenza di genere è riconosciuta in Spagna laddove all'articolo 153 del Codice Penale si fa riferimento all'abituale abuso, articolo che, tuttavia, è poco utilizzato data la difficoltà di dimostrare detta abitudine per le vittime e anche in tutti i casi, per l'assenza di informatizzazione delle denunce, dell'inesistenza di un registro statistico o di una Procura speciale per i casi di abuso.

Va tenuto presente, che oltre agli abusi esiste una violenza di genere basata sulla costruzione culturale che condanna le donne e giustifica gli uomini violenti. Questa cultura rafforzata dai detti popolari è riprodotta dai media, soprattutto da parte degli opinionisti. Le persone che creano correnti di opinione sulle pagine dei giornali sovente banalizzano il problema o si permettono il lusso di dichiarare che si esagera quando si parla della violenza di genere.
Il cliché più impiegato è quello di incolpare la vittima sollevando dalla responsabilità gli aggressori. La ricerca della giustificazione degli atti violenti è una costante nella maggior parte degli articoli d'opinione, inclusa la informazione giornalistica.

Analisi delle caratteristiche degli articoli sulla violenza di genere:

- Motivi inprecisati come cause delle aggressioni.

- Contraddizione tra il titolo della notizia e il corpo della stessa.

- Stereotipi e pre-giudizi che giustificano le aggressioni e normalizzano il comportamento violento maschile.

- Utilizzazione di luoghi comuni e affermazioni di detti popolari.

- Minimizzazione dell'aggressione e incidenza della cosiddetta " relazione d'amore" come causa delle lesioni.

Molte notizie insistono sulla presentazione dell'aggressione come un fatto isolato, come se fosse una logica conseguenza della passione amorosa di alcuni soggetti e non come un attacco ai diritti fondamentali delle vittime; attacco che è parte di un continum di violenza che subiscono le donne a tutti i livelli sociali. Gli aggressori, nella maggior parte dei casi,né sono persone che vivono in ambiti marginali, né sono esseri patologici.

La violenza sessuale è messa a tacere nella nostra società il che ci rende complici di un'ideologia che vede la donna come essere inferiore e subordinato. Mentre la definizione di mascolinità  continua a fondarsi sulla forza fisica, il dominio e il disprezzo della/per la donna e gli abusi sessuali concepiti ancora come una prova di forza e di potenza.


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)

martedì 27 settembre 2011

Femminicidio in Guatemala : Cronologia dell'impunità

di Mercedes Hernandez

Maria Isabel Veliz Franco di 15 anni fu rapita e assassinata nel dicembre del 2001.Il suo corpo martoriato da stupri e torture multipli venne abbandonato in un terreno.
Questo non è un caso isolato. Rientra tra i cinquemila casi di femminicidi commessi in meno di un decennio in Guatemala,un paese nel quale l'impunità raggiunge il tasso del  98% secondo la Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala.

Questa realtà solitamente taciuta e occultata nel panorama della violenza quotidiana, rivela l'enorme misoginia e capacità operativa degli assassini che hanno la sicurezza di non essere sottoposti a giudizio o di essere puniti.

Tuttavia sempre più, grazie alle voci di centinaia di attivist* una domanda comincia a porsi: perché questi uomini si organizzano per torturare e uccidere donne nella forma più spietata possibile per poi esporre i loro corpi in determinate zone?

Le risposte cominciano ad esserci in seguito alle analisi cronologiche determinate da due punti essenziali: il primo è descritto dal termine stesso di femminicidio che la sua autora Marcela Lagarde definisce come " una frattura dello Stato di diritto che favorisce l'impunità".
Il secondo punto è che qualsiasi sistema ideologico-autoritario e patriarcale necessita di imporre i suoi principi come verità indiscutibili.

Secondo Walda Barrios, accademica ed attivista per i diritti delle donne in Guatemala, tradizionalmente, la maggior parte delle donne sono state considerate proprietà di un uomo, padre, marito, fratello, fidanzato, autorità religiosa o qualunque uomo al quale è stata delegata la sua tutela. Questi guardiani sono legittimati socialmente e -in alcune occasioni - legalmente a decidere sul comportamento produttivo e ri-produttivo, sull'accesso sessuale e ad altri ruoli di controllo sulle donne che considerano di loro proprietà.

Questo senso di proprietà ha fatto sì che in tutto il mondo " la casa è il luogo più pericoloso per le donne", perché a porte chiuse si decide sulla sua vita e sulla sua morte. Negli ultimi anni la violenza contro le donne è stata utilizzata come arma di terrore dai gruppi criminali per intimidire la popolazione.
Sui corpi delle donne si sono sugellati patti di sangue e si sono mandati molteplici messaggi ai gruppi avversari e agli abitanti dei territori contesi.
In questi casi il legame tra gli aggressosri e le loro vittime era inesistente (...) Storicamente questi crimini e il loro utilizzo come strategia di guerra hanno un importante precedente nel conflitto armato interno che ha devastato il Guatemala per quarant'anni,dove fu proprio lo Stato che definì le donne come un nemico interno.
Sui corpi delle donne indigene venne firmato il discorso dei gruppi di potere, si stabilì la sconfitta e il genocidio del popolo Maya,ordinato dalle più alte cariche dello Stato. Il passato non è svincolato dal presente.

Malgrado gli allarmanti dati di oggi, i femminicidi sono stati una costante in Guatemala. L'oggettivizzazione dei corpi delle donne è stata la regola e non l'eccezione storica, come afferma l'antropologa Marcela Gereda : " Prima i loro corpi sono stati invasi e ingravidati dalla pelle bianca ed europea. Poi furono trasportati in camion come bestiame e sfruttati per tagliare il caffé nella grandi cascine (...) Negli anni ottanta i loro corpi furono in molti casi, massacrati, bruciati o fatti sparire dall'esercito".
Come spiega  Caterina Mackinnon - non c'è mai  stato un tempo di pace per le donne. Al patriarcato centroamericano pre-colombiano hanno fatto seguito le forme di subordinazione fondate sulla dominazione razziale imposta dall'invasione spagnola.
Durante il conflitto armato interno le forze dello Stato usarono la violenza sessuale come una pratica di sterminio individuale e collettivo. Come in altri genocidi, la violenza sessuale divenne prassi  ricorrente per sottomettere i popoli e forze avversarie mediante il corpo delle donne con la complicità della leadership  del Governo.

La ricerca Breaking the Silence( Rompendo il silenzio) del 2006, del Consorzio Actoras de cambio ( Agenti del cambiamento) rilevò che in molte comunità i soldati violentarono le sopravvissute dopo il massacro degli uomini, mentre in altre, le donne furono violentate e torturate pubblicamente davanti ai familiari e alla popolazione, prima di essere assassinate. Nelle comunità dove gli uomini erano fuggiti o erano stati uccisi, alcune vedove e orfani rimasero per anni come schiave sessuali dei comandanti dell'Esercito e delle Pattuglie di Autodifesa Civile (PAC) " Essi non solo arrivarono,ma istallarono degli avamposti e a noi vedove, perché avevano ucciso o giustiziato i nostri mariti, ci costrinsero a preparargli da mangiare. Siamo state messe in gruppi con turni per preparare il pranzo e dopo aver assolto a tutto ciò che ordinavano ci hanno violentate una ad una" ( Testimonianza di una delle sopravvissute dinnanzi al Tribunale della Coscienza contro la violenza sessuale durante il conflitto armato. Marzo, 2010).
La violenza sessuale fu una pratica di massa, sistematica e pianificata dentro la strategia contro-insurrezione dello Stato, diretta in modo particolare contro la popolazione indigena durante la politica della terra bruciata (1982-1983). Secondo la Commissione del Chiarimento Storico (CEH) il 99% delle vittime furono donne e di esse l'88,7% erano maya.

Sui loro corpi furono praticati ogni tipo di umiliazioni sessuali destinate "ad alzare il morale della truppa". Come ha rilevato Kate Doyle nella sua analisi sill'Operazione Sofia,un'offensiva militare dell'esercito guatemalteco nell'Area Ixil (formata da tre Comuni, Nebai, Cotzal e Chajul nel dipartimento di Quiché) tra luglio e agosto del 1982, con l'obiettivo di sterminare gli/le indigeni/ne considerati sovversivi : " le operazioni dei soldati sul campo furono una conseguenza diretta degli ordini degli ufficiali superiori che quelli eseguirono molto accuratamente..." Nelle conclusioni della Corte di Coscienza si legge "La violenza sessuale fu commessa in combinazione con altri gravissimi delitti, come il genocidio e altri crimini contro i doveri di umanità"
Si tratta di fatti imputabili direttamente allo Stato , perché furono commessi da funzionari o dipendenti pubblici e da organismi statali, militari e civili ai quali si delegò di fatto e di diritto, il potere di agire in suo nome.
Tuttavia, la violenza sessuale è stata una politica di Stato che la maggior parte delle analisi ha minimizzato e travisato come una pratica isolata commessa da ufficiali militari in cerca di piacere.

Dopo trentasei anni di conflitto armato che ha causato oltre 200.000 vittime e che generato la diaspora di più di mezzo milione di persone, arrivò la firma tanto attesa degli accordi di pace nel 1996. Purtroppo i carnefici hanno beneficiato di norme giuridiche e sociali che possono essere considerate il punto finale che ha permesso che neanche uno degli autori intellettuali o materiali di questi delitti siano stato processato o punito.


Le vecchie forme di femminicidio sono alimentate da nuove modalità e motivazioni.


Se nel passato la capacità produttiva delle donne fu sfruttata nei latifondi dei coloni e dei criollos(?) insediatisi in Guatemala, oggi non lo è meno per gli eredi di questi, né per i nuovi offerenti di lavoro nelle fabbriche e domestico, dove le donne sono pezzi intercambiabili e corpi ai quali si può accedere sessualmente con facilità, sempre sostituibili e con caratteristiche simili. Allo stesso tempo l'economia criminale trasforma le donne in prodotti vendibili, così come le si usano per manodopera a basso costo. Migliaia di donne sono trasformate ogni anno in merce del mercato della prostituzione, in esattore delle tasse di guerra stabilite dalle bande,in corriere della droga,in uteri produttori di bambini/ne per l'adozione(la maggior parte illegale), in tratta, così come fornitrici dei propri e altrui organi.
Attualmente queste corporazioni nazionali ed internazionali sono formate da gruppi della criminalità organizzata, da certi settori dell'oligarchia tradizionale guatemalteca, dalla polizia e dell'esercito,compresi alcuni membri dei partiti politici. I corpi delle donne sono distrutti ed esibiti come un meccanismo di dialogo tra i destinatari - diretti e indiretti - delle zone in contesa, messaggi letali carichi di misoginia dimostrata dall'autore o dagli autori di questi crimini contro le donne. Torture che sono iniziate in forma pubblica durante il conflitto armato e che non terminavano con la morte,perché si proibiva di seppellire i cadaveri, esibendoli a tutta la comunità e oggi pratiche utilizzate  nelle stesse forme dalle bande ed altri gruppi criminali.
Oggi i ricavi ottenuti mediante il terrorismo sessuale sono la conquista del territorio,la sconfitta morale del nemico attraverso la depositaria dell'onore della famiglia o del gruppo, il dialogo e la coesione delle fratrie criminali,mediante i patti di sangue con i quali si uccidono  donne giovani e lavoratrici e le donne che hanno il coraggio di uscire di casa ed occupare lo spazio pubblico, donne come Maria Isabel sono sacrificate tutti i giorni. Il silenzio e l'impunità percorrono i tempi come guardiani dello status quo.

La trasmissione e il dominio della conoscenza sui loro corpi e sulla loro sessualità sono state storicamente negate alle donne con l'imposizione del silenzio come garanzia del non sapere (Consorcio Actoras del cambio, 2010).
(...) Per questa ragione, rompere il silenzio è estremamente pericoloso per lo status quo, dato che come sostiene Ana Carcedo: "può sovvertire il rapporto di dipendenza che pianifica la sottomissione e l'obbedienza al potere supremo".

L'impunità fomentata dallo Stato,utilizzando il silenzio e l'occultamento di informazioni essenziali per l'approccio e il trattamento del femminicidio rimane una costante.
Non ci sono informazioni attendibili,neanche sulla quantità di donne assassinate ogni anno. Secondo l'esperta Hilda Morales direttora dell'Ufficio Assistenza alla Vittime del Ministero Pubblico : " c'è irresponsabilità dello Stato nel  fornire dati statistici affidabili"
 (...)
Carlos Castresana, ex direttore della Commissione Internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG) dichiarò nel suo intervento davanti al Tribunale della Coscienza: " L'impunità è un invito alla ripetizione dei reati. I crimini che non si puniscono sono crimini che prima o poi si ripetono (...)  Con i crimini del conflitto armato succede la stessa cosa. Se le persone che hanno commesso questi abusi durante il conflitto armato non sono stati puniti sono liberi e continuano con gli abusi".

Politica femminicida: istituzionalizzare la misoginia per atto od omissione.

... Nell'informazione occultata dallo Stato del Guatemala si nasconde un sottotesto comuni a molti paesi, che rivela che l'egemonia del potere maschile si sta sgretolando perché le donne occupano ogni volta di più e in modi diversi, lo spazio pubblico.
Secondo Giovanna Lemus, directora del Grupo Guatemalteco de Mujeres: " Queste resistenze statali sono evidenti quando esiste un rifiuto diretto a porre l'eguaglianza di genere come uno degli elementi centrali del programma politico" Questo programma incompiuto, volontariamente pendente, istituzionalizza la misoginia nei settori del potere.


(...)

La violenza contro le donne aumenta in scenari dove lo Stato è debole. In Guatemala una delle grandi cause di questo declino risiede nella privatizzazione. Molte delle obbligazioni statali sono state spostate, tacitamente o esplicitamente e formalmente ad individui e gruppi di persone estranei ai settori ufficiali. Come spiega Naomi Klein,con gli attacchi strutturali si sono eliminati o limitati determinate funzioni, adempiute storicamente dagli Stati, tra queste possedere il monopolio della violenza  e la protezionere dei suoi membri. Una buona parte di funzionari statali, allo stesso tempo, costituiscono una risosrsa integrata nello Stato al servizio dei gruppi criminali privati. "La polizia nazionale civile è considerata oggi la principale fonte delle violazioni dei diritti umani" ( Yakin Erturk, 2006).
La privatizzazione funge anche da scudo ai femminicidi quando permette che vengano messi a tacere - con ciò li depoliticizzandoli - e trasformandoli in crimini sessuali.   Questo spostamento delle funzioni statali ha contribuito a creare l'emergenza e la proliferazione delle mafie e del mercato privato della sicurezza nazionale.

A questa privatizzazione si unisce il cerchio dei familiari delle vittime e della società in generale, che si aspettano che si parli il meno possibile delle vessazioni sessuali e preferiscono mantenere questa informazione nella più stretta intimità per evitare una sanzione sociale che continua ad infierire sulla vittima anche dopo la sua morte.

" Niente è più difficile quanto parlare della violenza commessa su una figlia. Solo la sua assenza e l'impunità della sua morte sono un dolore più grande", ha dichiarato Rosa Franco, madre di Maria Isabel.

Le politiche femminicide consentono il collasso istituzionale dove lo Stato è responsabile per i crimini misogini : per azione, quando i suoi agenti eseguono femminicidi e per omissione quando non si implementano politiche di prevenzione, punizione ed eliminazione della violenza contro le donne. La politica femminicida  è rinuncia costante alla volontà di verità e di obiettività che devono guidare le indagini.
Porre fine all'impunità generata dalle politiche femminicide richiede lo smantellamento dei meccanismi del silenzio: devono aprirsi dibattiti circa l'utilizzo del corpo delle donne, ciò che Rita Segato ha definito " il linguaggio del femminicidio" o che Victoria Sanford definisce come le minacce dirette ad un individuo o ad un gruppo mediante i corpi delle donne nel loro ambiente.

Per combattere l'impunità del femminicidio è necessario capire che la violenza esercitata sul corpo delle donne "soprattutto nelle zone di guerra non è violenza sessuale, ma violenza mediante mezzi sessuali.
Julia Monàrrez che si dedica ad analizzare i femminicidi da oltre dieci anni, afferma: " Per capire come nascono i femminicidi è indispensabile comprendere come funziona la politica della sessualità nel sistema patriarcale" i quali sono meccanismi che generano queste forme sessualizzate di aggressione, che devono essere deprivatizzate per svelare le identità delle fazioni che dominano le giurisdizioni in contesa, la cui superiorità si afferma mediante la combinazione dei crimini di lesa umanità con l'uccisione di bambine e donne - che come Maria Isabel  - sono state utilizzate per inviare un messaggio che, dopo nove anni, la giustizia guatemalteca non riesce ancora a decifrare,né tanto meno punire chi lo ha emesso attraverso la distruzione del corpo di Isabel e del suo femminicidio.


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)


domenica 25 settembre 2011

Mettere in dubbio il genere

di Regina Martínez

Il termine genere racchiude una serie di caratteristiche e norme di comportamento associati al maschile e femminile.

"Non nasciamo donne, lo diventiamo" Queste parole di Simon de Beauvoir (Il secondo sesso, 1949) immaginiamo  furono un cruciale affronto al determinismo che cercava di giustificare la disguaglianza sulla base delle differenze fisiche.

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Più paziente,più sensibile, più dedita alla cura.Le caratteristiche associate alla femminilità cercano di giustificare la diseguaglianza esistente e i ruoli che la società ci assegna. Ma la realtà è in funzione del momento storico, del contesto culturale e della classe sociale che  hanno creato diverse aspettative e situazioni.

Marx diceva che le idee dominanti nella società sono le idee della classe dominante. Mentre alla fine del XIX e parte del XX secolo si imponeva il ruolo della donna come " angelo del focolare" (pura, credente, delicata, innocente) le lavoratrici venivano sfruttate in condizioni abominevoli...
Attualmente gli sforzi e le ossessioni per ottenere un corpo perfetto tormenta molte donne, risponde più alla mercificazione ( cosmetica, pornografia, moda) del corpo e al cliché della donna ricca ( quella che si presenta come un bene in più per suo marito) che agli interessi delle donne comuni. Sojouner Truth, schiava afroamericana abolizionista, lo illustrava brillantemente: " Gli uomini affermano che la donna ha bisogno di aiuto per salire su un'auto. Nessuno mi ha aiutata a salire su una  macchina, che forse non sono donna? Guardate le mie braccia! Ho arato e piantato e raccolto la vendemmia e non c'è uomo che possa superarmi in questo,  che forse non sono una donna? [...]”.

Gli stereotipi di genere si trasformano in una prigione: un uomo sensibile è debole , una donna aggressiva non è femminile. Però succede che si mescolino con l'orientamento sessuale  e una donna "poco femminile" si percepisce come lesbica, mentre un uomo "molto mascolino" rientra nell'eterosessualità.

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 Come si è più volte ribadito né la sessualità né il genere sono concetti fissi, ma dipendono dalla cultura e dal momento storico.
Infatti il termine omosessuale nacque in un momento molto specifico in Occidente e in altre culture troviamo differenti tipologie della combinazione sesso-genere. Per esempio i berdache di alcune società nativi americani nascono uomini, si vestono da donna, hanno uno status di tutto rispetto e un ruolo spirituale nella società e si sposano con uomini non berdache, che a loro volta non sono considerati "gay".
Pertanto se tralasciamo  un poco di vederci come ombelico dell'occidente, ci accorgeremo che neppure le classificazioni che includono l'eterosessualità, omosessualità e bisessualità sono universali. Nè lo è l'ossessione alla medicalizzazione di quelle persone intersessuali che alla nascita si pensa non abbiano quelle caratteristiche fisiche che definiscono una donna o un uomo e si interviene chirurgicamente con perdita del piacere e l'affettazione identitaria che comporta.
Anche coloro che non soddisfano gli stereotipi eteronormativi, vengono stereotipati. Il capitalismo quando non può schiacciare le differenze o il dissenso cerca di assorbili a suo vantaggio.
Dopo la liberazione sessuale degli anni '60, si produce la sessualizzazione brutale della donna sotto il neoliberismo; dopo le vittorie del movimento LGBT irrompe in seguito la cosiddetta 'valuta' rosa.
Le lotte hanno fatto avanzare moltissimo, ma non possiamo fermarci perché il sistema cerca di fagocitarci costantemente.


Auto-designazione

Negli anni '90 arriva una nuova visione che mette in dubbio i precetti dei due movimenti sociali cruciali per la  questione sessuale.
In primo luogo la messa in discussione del femminismo della differenza, che assumendo le caratteristiche del femminile, favorisce la identificazione della donna come classe o genere separato dall'uomo, ma allo stesso tempo come un tutt'uno omogeneo che lascia fuori i non occidentali e i transessuali.
Dall'altra parte questa nuova visione sfida anche  la prospettiva dei gruppi LGBT che guidano movimenti separatisti per l'identità accettando implicitamente che essere omosessuali sia qualcosa di atipico.

La teoria Queer rivoluziona il panorama, sfidando la nozione di sessualità come qualcosa di rigido e incasellato. Come spiega Judith Butler (fiosofa e docente americana):

"Queer è un ternime che mira ad evitare di dover presentare la carta d'identità prima di entrare ad una riunione […], è un argomento contro una certa normatività".

Non esiste una classificazione valida,tutte le identità sociali sono egualmente anomale.

Per coloro che utilizzano il marxismo come strumento analitico di lotta, quest'analisi è condivisibile: i confini tra le identità sessuali sono una mera costruzione sociale. Il rifiuto ad essere etichettato e stigmatizzato è altamente rivoluzionario perché evita almeno concettualmente la segregazione. Tuttavia risiede qui uno dei problemi. Gran parte di questa teoria (queer) nasce dal post strutturalismo e dal post-modernismo, che nega l'esistenza della classe lavoratrice e rileva il linguaggio e la politica, come strutture del potere contemporaneo, senza offrire una spiegazione dell'origine e della oppressione sessuale e di genere. D'altra parte con la semplicità tipica delle generalizzazioni, dato che vi sono collettivi e movimenti più radicali e anticapitalisti , la strategia di lotta parte dall'auto-designazione, dai cambiamenti nello stile di vita e dagli eventi culturali.

La de-costruzione del genere presuppone la possibilità di costruire un movimento unitario nella più ricca diversità. E questa unità si ottiene a partire dalla lotta anticapitalista, dato che il sistema perseguita quelle tendenze e sessualità che non soddisfano la riproduzione a buon mercato e garantita della classe operaia promossa dalla famiglia nucleare, che come hanno detto molti attivisti prima di essere un rito ultracattolico è radioattiva. 


(traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)

sabato 24 settembre 2011

Femminicidio: Trovata morta Gabriela Arlene Benítez Ybarra, la studentessa desaparecida a Jalapa.

Per tre mesi i parenti della giovane e le organizzazioni cittadine avevano cominciato a cercarla immediatamente. 
Il procuratore di giustizia dello Stato di Veracruz minimizzò la vicenda dichiarando che Gabriela aveva abbandonato la sua casa stufa dei rimproveri della madre.

Ieri, 23 settembre, il corpo di Gabriela è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione con segni evidenti di violenza sessuale e mutilazioni. 
La minore è stata assassinata dopo essere stata a lungo oltraggiata sessualmente e seppellita nel Santuario de las Garzas, luogo dove sono state assassinate altre donne soprattutto minorenni i cui assassini sono rimasti tuttora sconosciuti.
 el sexenio

 
 

venerdì 23 settembre 2011

Colombia: Uccisa la giudice che indagava su un sottotenente accusato di stupro e di omicidio di tre bambini.

Sono intoccabili i militari in Colombia?

Ieri, 22 settembre è stata assassinata Gloria Constanza Gaona, la giudice istruttore di Saravena, Auraca (Colombia) che stava indagando su di un sottoufficiale dell'esercito per la morte di tre bambini e lo stupro di una di essi.
Diversi  altri casi nei quali vedono coinvolti membri delle Forze Armate, gli investigatori hanno subito minacce, attacchi, o molestie da fonti non sempre identificate ( o identificabili).
Anche se ciò non si verifica in tutte le indagini che vedono coinvolti militari o  sono accusati dei militari,eppur vero che in diverse occasioni chiunque abbia iniziato a processarli ha avuto problemi.

Questo ultimo caso si aggiunge agli altri in cui giudici, pubblici ministeri e testimoni che hanno avuto un ruolo contro i militari sono andati incontro ad un fatale destino.


Gloria Gaona Constanza


La giudice uccisa che si occupava  di processi per terrorismo e ribellione nella regione, aveva raggiunto notorietà quando iniziò ad occuparsi del caso di tre bambini uccisi lo scorso anno ad Arauca.

Nell'ottobre del 2010 due fratelli, rispettivamente di 6 e  9 anni e la loro sorella di 14 anni furono trovati morti in una fossa comune nel villaggio di Caño Tembladores. Il corpo della ragazza mostrava segni di violenza sessuale. Il padre dei bambini, Alvaro Torres, ha sempre  sostenuto  che l'assassino e stupratore faceva parte dell'Esercito e che poco prima dell'assassinio aveva ricevuto una visita sospetta da membri dell'unità militare di Tame. Il 3 novembre, un sottotenente della Brigada Móvil No. 5, Raúl Muñoz, confessò di avere avuto rapporti sessuali con la ragazza uccisa e con un'altra bambina,Flor Amarillo di 13 anni sostenendo che erano stati rapporti consensuali e che nulla aveva a che fare con l'omicidio. Dopo la confessione fu arrestato dagli agenti del CTI del procuratore.

Nel mese di dicembre, il Pm che aveva avviato l'inchiesta a fine ottobre, rinviò a giudizio Munoz davanti al Tribunale penale Circuito Saravena. Da allora  la giudice Gaona si occupò del caso. Respinse  la domanda degli avvocati della Difesa militare di applicazione della scadenza dei termini e li accusò di utilizzare tattiche dilatorie, alla fine due degli avvocati rinunciarono al mandato. Inoltre 'rimproverò' pubblicamente la difesa di usare "trucchi". Per questo pochi giorni fa aveva annunciato che avrebbe inviato copie dei fascicoli  al Consiglio Superiore di Giustizia affinché indagasse sugli avvocati di Mundoz, membri del Difesa Militare DEMIL.

Il Mediatore del Popolo, Volmar Perez, aveva chiesto che il processo venisse spostato in altro paese per motivi di sicurezza, ma la giudice Gaona non aveva segnalato minacce o chiesto una protezione. Il governo ha offerto una ricompensa di 500 milioni a chi fornirà informazioni sugli assassini,mentre Luis Eduardo Ataya, Governatore  di Arauca, ha dichiarato che è stato identificato già il killer responsabile.

Gli altri casi

Maria Stella Jara

E' stata la giudice che ha condannato a trent'anni di carcere il colonello Alfonso Plazas Vega nel giugno dell'anno scorso quando era giudice della Terza Sezione Penale Specializzata di Bogotá. Dopo questa sentenza sono aumentate le minacce cominciate nel 2009, quando il caso era arrivato a lei. Nell'agosto di quest'anno è stata costretta ad esiliare. Aveva denunciato  pubblicamente nel 2009  di essere vittima  di intimidazioni  per influenzarla nella decisione finale nel caso di Plazas Vega.  Degli sconosciuti avevano tentato di penetrare nella sua casa. Nel settembre dello stesso anno aveva  riferito che le intimidazioni erano divenute minacce. Ha ricevuto un epitaffio per il suo funerale e una lettera attribuita ad un paramilitare che le faceva le condoglianze per la sua morte e  quella della sua famiglia allegando una colonna dove criticava la sua parzialità nel processo.
Era inoltre apparso un rapporto falsificato nel quale un presunto testimone aveva dichiarato che una rete di narco-trafficanti aveva corrotto la giudice Jara affinché si pronunciasse a favori dei suoi membri. A gennaio del 2010 furono stabilite misure di protezione per la giudice e la sua famiglia che però sono diventate esecutive quando la giudice denunciò i suoi problemi di sicurezza in una pubblica udienza. inoltre la stessa Jara ha dichiarato che è dovuta ricorrere alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani per chiedere misure cautelari, dato che in Colombia nessuno credeva che la sua vita fosse in pericolo. Due settimane dopo la sentenza è esiliata in Germania da dove ha criticato la persecuzione che subisce il potere giudiziario.

I Procuratori dei falsi positivi.

Alla fine del 2008 si scoprì che dal 2003 alcuni membri dell'esercito camuffavano i civili morti come scontri con guerriglieri in maniera da aumentare le statistiche di efficacia e l'accesso a determinati benefici. Diversi organismi di controllo hanno cominciato ad investigare  e dal 2009 la Procura sta indagando su 943 persone e il procuratore 1043 casi. Nel marzo del 2010,Christian Salazar rappresentante in Colombia dell'Alto Commissario per i diritti umani presso le Nazioni Unite, ha presentato il  rapporto  del 2009 sulla situazione dei diritti umani in Colombia. La relazione indica che in quell'anno ci furono minacce di morte e la pressione sui pubblici ministeri e investigatori relative a cause di falsi positivi, così come dichiarato da alcuni soldati che hanno deciso di collaborare con il processo.

Ángela María Buitrago

Buitrago è stata la procuratora incaricata davanti alla Commissione di Giustizia dal 2005. Ha sbloccato  il processo e chiesto la condanna a trent'anni di Alfonso Plazas Vegas. Per la fermezza con la quale ha condotto questo caso, i media l'hanno soprannominata " la procuratora di ferro". Nel settembre dello scorso anno è stata sollevata dall'incarico per ordine del procuratore Guillermo Mendoza Diago nel momento in cui la Buitrago chiamò a deporre tre generali in pensione per l'omicidio del giudice Carlos Horacio Uran durante il ritorno al  Palazzo di Giustizia.
Mendoza Diago ha dichiarato che la giudice è stata sollevata a causa della sua inefficienza, perché aveva 54 indagini che non aveva toccato dal 2008 anche se si è scoperto che la congestione della sua attività non era maggiore a quella di altre procure.

Javier Giraldo

Nel 2005 un Comitato di procuratori dell'Unità nazionale dei Diritti Umani  si era recato a a San Jose de Apartado, Antioquia, due mesi dopo la strage nella quale vennero uccisi tre bambini e cinque adulti e fu ricevuto a colpi di fucile e fuochi di mortaio, mentre cercava di investigare sul fatto.
Inoltre la ex sindaca Gloria Cuartas e il sacerdote gesuita Javier Giraldo resero pubbliche le minacce alla loro vita dopo aver denunciato il coinvolgimento dei militari nel massacro.  Giraldo ha anche accusato nel 2008,il generale  in pensione Rito Alejo del Rio di complicità in almeno 200 crimini commessi dall'esercito nella zona di Uraba. Dal 2008 la Commissione interclessiastica di Giustizia e Pace della quale fa parte Giraldo subisce minacce. In più nel 2010 sono apparsi graffiti a Bogotà nei quali si chiede la morte di Giraldo acusandolo di "Curia marxista".

Jorge Lara

Nel 2002 fu assassinato a  Medellín il giudice penale militare Jorge Lara. Lara era capo responsabile dell'indagine sulla morte di sei bambini per un errore militare a Puerto Rico, Antioquia. Per due anni, l'esercito aveva accusato la guerriglia per l'uccisione di bambini, però tre mesi prima dell'assassinio di Lara i militari confessarono la loro responsabilità.


Kaos en la red

(Traduzione di Anita Lia Di Peri Silviano)



Gaona, la giudice assassinata

martedì 20 settembre 2011

Terremoti giapponesi

Una bella pagina di storia della libertà femminile.


Terremoti giapponesi

di Riccardo Venturi 

Itō Noe era nata il 21 gennaio 1895 a Imajuku, sull'isola di Fukuoka. La aspettava, come tutte le giapponesi, una vita di obbedienza assoluta ad ogni tipo di autorità in una società rigidamente gerarchica, codificata, ritualizzata. Giapponesi come geishe, come complemento portafigli, come prigioniere, come escluse; Itō è una deviazione.

Dotata di temperamento artistico, si iscrive alla scuola femminile di Ueno, a Tokyo; non le sarebbe del resto stato possibile fare altrimenti, in un'epoca in cui non esistono classi miste (né in Giappone, e né altrove). A 15 anni, mentre è ancora a scuola, sposa un tale Fukutaro, di vent'anni più vecchio di lei; costui si impegna a sostenere la sua formazione artistica e culturale, ma non è minimamente in grado di tenere fede a quanto sottoscritto. Del resto, Itō non era minimamente innamorata di lui; lo aveva sposato con la speranza di emigrare negli Stati Uniti. In seguito, confiderà alla sorella che, una volta arrivati in America, lo avrebbe immediatamente lasciato. Poco dopo il matrimonio, Itō stringe una grande amicizia con il suo insegnante di inglese, Jun Tsuji.

Jun Tsuji è a sua volta uno che ha preso un'altra strada, e assolutamente impervia. E' un anarchico dichiarato, e il primo traduttore in giapponese dell'Unico e la sua proprietà di Makusu Sutiruneru, vale a dire Max Stirner. Una sedicenne giapponese che si avvicina all'anarchismo è qualcosa di assolutamente impensabile nel Giappone dei primi anni del '900; l'amicizia con Jun Tsuji si trasforma in amore e impegno politico. Diplomatasi a 17 anni, Itō Noe entra nella Seitō-sha, una scuola artistica semiuniversitaria femminile; quasi immediatamente inizia a collaborare con la rivista di blanda avanguardia pubblicata dalla scuola, e che reca lo stesso nome.

A 18 anni e mezzo lascia il marito, che non è più nemmeno in grado di sostenerla economicamente; sei mesi dopo sposa Jun Tsuji, dal quale ha due figli. A vent'anni è già redattrice capo della rivista, alla quale imprime subito una svolta radicale. Da blanda rivista artistica femminile, seppure "tenuta d'occhio" e invisa alle autorità, Seitō diviene una pubblicazione di critica sociale radicale e femminista. Uno dei primi atti, è la traduzione e la pubblicazione di The Tragedy of Woman's Emancipation di Emma Goldman; nel frattempo, Itō ha conosciuto uno dei principali anarchici giapponesi, Osugi Sakae, che la aiuta nella traduzione e nella pubblicazione. Osugi è, a sua volta, il redattore capo della rivista libertaria Heimin Shinbun ("Giornale dell'uomo del popolo"), in sostituzione del suo fondatore, Sanshiro Ishikawa. Lo sostituisce perché Sanshiro si trova in carcere, fin dal 1908, per atti sovversivi e incitamento alla rivolta sociale. Nel 1916 la rivista viene chiusa d'autorità, e Itō Noe ne prende le difese dalle pagine di Seitō. 

Traducendo insieme Emma Goldman, Itō Noe e Osugi Sakae (che hanno rispettivamente, all'epoca, 21 e 30 anni) instaurano un rapporto basato sul libero amore, che trova coerentemente d'accordo anche Jun Tsuji. Nel Giappone tradizionale e conservatore, quello che piace tanto ai fascisti di casa nostra, la cosa provoca un autentico terremoto; lo scandalo si accresce ancora quando Osugi viene ferito a coltellate in una casa del thè dalla sua prima amante, Masaoka Itsuko, a sua volta militante femminista. Osugi era peraltro sposato; ma sua moglie, Hori Yasuko, era amica di Itō Noe.

Come è prevedibile attendersi, se lo scandalo non risparmia nessuno dei protagonisti, un accanimento ancor maggiore viene riservato a Itō Noe, per l'elementare fatto che si tratta di una donna. Invece delle cazzate sulla preparazione del thè, costei si dedica alla fondazione e alla crescita del movimento femminista anarchico giapponese; nel 1921 fonda un gruppo di donne socialiste a Sekirankai, e continua a tradurre le opere di Emima Goruduman e di Kuropotikin (Kropotkin). Il movimento anarchico giapponese assume ad un certo punto dimensioni tali da preoccupare seriamente le autorità; e quando le autorità sono preoccupate, la cosa fa rima con liquidazione.

Il 1° settembre 1923, Tokyo viene rasa al suolo da un terremoto che provoca oltre 100.000 morti; una delle primissime preoccupazioni del governo e delle forze armate giapponesi è quella di dichiarare ai superstiti che gli anarchici ne avrebbero approfittato per prendere il potere e rovesciare l'Imperatore. Nelle ore immediatamente successive al disastroso sisma, squadre della polizia militare vengono inviate non a prestare soccorso, ma a dare la caccia ai pericolosi sovversivi; una di esse raggiunge Itō Noe e Osugi Sakae.

La squadra è guidata dal tenente Masahiko Amakasu, che arresta Itō, Osugi e il nipotino di costui, un bambino di soli sei anni. Il 16 settembre, tutti e tre sono ammazzati di botte; i cadaveri vengono gettati in un pozzo, dove vengono ritrovati il giorno dopo. Succede qualcosa di difficilmente immaginabile fino a poco prima: pur nel caos del dopo terremoto, il Giappone intero insorge per l'assassinio dei due anarchici e di un bambino. Le autorità, prese alla sprovvista, sono costrette ad arrestare il tenente Amakasu, che viene condannato a dieci anni di carcere da scontare nel penitenziario di Chiba. Dopo soli due anni, però, Amakasu viene liberato, beneficiando dell'amnistia generale in occasione dell'ascesa al trono dell'imperatore Hiro Hito.

Il fatto viene definito, naturalmente, un incidente. Così, infatti, è passato alla storia: l'Incidente di Amakasu. Per fare fronte all'indignazione popolare, le autorità militari giapponesi ricorsero ad espedienti che è facile immaginare: mele marce, episodio isolato, tragica fatalità; vorrei dedicare tutto questo a chi si diletta, ancora oggi, a cianciare ammirato di Giappone tradizionale, di "codici d'onore", di Bushido e di Yukyo Mishima.

La storia sarebbe finita qui; ci sono però da dire due o tre altre piccole cose.

Il tenente Amakasu, una volta liberato, fu alla chetichella mandato in Francia a studiare; nel 1931 lo ritroviamo, con la sua bella faccina di merda da dalai lama, a Mukden, in Manciuria. Non è un posto a caso: proprio con un altro incidente (l'incidente di Mukden, appunto), il Giappone ne ha approfittato per invadere la Cina e per instaurare lo stato-fantoccio del Manchukuo. Direttamente alle dipendenze del locale capo dello spionaggio giapponese, Kenji Doihara, Amakasu si occupa della produzione e dello spaccio di oppio e del contrabbando di ogni sorta di generi nel resto della Cina. Ad un certo punto prende ad occuparsi di altre due cose solo apparentemente molto diverse l'una dall'altra: organizza la polizia nella nuova capitale del Manchukuo, Hsinking, e diviene il capo della Manchukuo Film, potentissimo strumento di propaganda.

Non è un caso se la figura di Masahiko Amakasu, il liquidatore extragiudiziale degli anarchici giapponesi, si ritrova quindi in un celebre film: sto parlando, naturalmente, de L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, dove è interpretato dall'attore Ryuichi Sakamoto. Lo stesso Amakasu, del resto, ebbe un ruolo decisivo nel mettere sul trono del Manchukuo l'ultimo imperatore della dinastia Qing, Aisin Gioro Pu Yi. Il 20 agosto 1945 Masahiko Amakasu si suicidò; nel film di Bertolucci si spara un colpo alla testa, mentre in realtà ingerì del cianuro di potassio.

Nel 1969, la vicenda di Itō Noe e Osugi Sakae era stata trasposta in un film che è considerato uno dei primi capolavori della New Wave nipponica. Diretto da Yoshishige Yoshida, si intitola Erosu purasu gyakusatsu, ovvero "Eros e massacro". Nel film, considerato all'epoca una sorta di terremoto in Giappone, due studenti svolgono una ricerca storica sui fatti, riflettendo soprattutto sulle tematiche del libertarismo e del libero amore. Ad un certo punto, i personaggi del passato e del presente si mischiano impegnandosi in quelle tematiche; Itō Noe ritorna, e assieme a lei una storia che ci presente un Giappone lontanissimo dai samurai e dai luoghi comuni.