venerdì 31 maggio 2013

L'Europa senza mezzi né coordinazione nella lotta contro la violenza di genere.

di ANNA FLOTATS

 La maggioranza degli Stati membri dispongono di piani nazionali contro la violenza sessista, ma pochi garantiscono il sostegno legale e assistenziale alle donne che ne hanno bisogno.E' impossibile contabilizzare le situazioni mortali a causa della mancanza di dati comparabili.

                                                                                    



A metà aprile,a Madrid, si è tenuto il Vertice europeo sulle Migliori Pratiche per Eliminare la Violenza di Genere. I rappresentanti di 18 paesi hanno messo in comune- seppure a porte chiuse - le loro principali politiche contro la violenza sessista. Lo scoglio principale di questa lotta a livello europeo è apparso subito nelle parole della ministra della Sanità, Servizi Sociali e l'Uguaglianza, Ana Mato : "E 'impossibile sapere quante donne muoiono per violenza di genere in Europa ".

In effetti non è possibile analizzare la violenza di genere in Europa, perché le statistiche fornite dai pochi paesi che dispongono di dati al riguardo non possono essere confrontati. Il primo problema è che in molti stati, la maggior parte dei casi di violenza machista non sono segnalati alla polizia,così essi sono invisibili nelle statistiche. Per esempio, in Germania, solo il 25% delle donne vittime di violenza di genere denunciano e, in Belgio, la percentuale non arriva al 20%. Sono dati dell'ultimo rapporto dell'European Institute for Gender Equality (EIGE) che segnala un altro ostacolo per la visibilità della violenza machista in Europa: i dati sui decessi non sono paragonabili in quanto non tutti i paesi li documentano nello stesso modo.

Solo un terzo degli Stati membri ha registrato i reati di violenza specificamente sessista.Si tratta di Belgio, Estonia, Irlanda, Spagna, Italia, Lituania, Romania, Slovacchia e Svezia. Altri 14 includono le morti per violenza machista sotto il titolo di "violenza familiare",quindi non si tratta della violenza di genere, cioè, quella esercitata dagli uomini contro le donne. Usano questa classificazione  la Bulgaria, la Germania, l'Ungheria, l'Austria e il Regno Unito, che non raccolgono dati sulla violenza extradomestica. A causa di queste differenze nel modo di rappresentare e classificare la violenza, l'EIGE può solo dire che negli Stati membri "le donne che soffrono violenza domestica fisica sono tra il 12 e il 35%".
Maurizio Mosca uno dei tecnici di EIGE ha espresso durante la sua visita in Spagna lo scorso mese l'urgente necessità di "unificare le definizioni della violenza di genere in Europa" per "integrare tutti i dati allo stesso modo"In questo senso, Mosca ha riconosciuto che la legge contro la violenza di genere in Spagna " è un esempio efficace che dovrebbe servire come ispirazione politica e culturale per l'intera Unione europea."

Il Consiglio d'Europa e la Commissione europea si sono impegnati a combattere la violenza contro le donne e la prova è, per esempio, la Carta delle donne (2010),nella Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015, approvato dalla Commissione europea. Questo testo esorta gli Stati a fornire e finanziare  servizi specializzati a breve e lungo termine per le vittime della violenza maschile. Ma la ricerca dello EIGE dimostra che il sostegno dei paesi dell'UE non è sufficiente.

Mentre quasi tutti gli Stati hanno centri e servizi di consulenza per le vittime, il rapporto rivela che soltanto otto (Germania, Irlanda, Cipro, Lussemburgo, Malta, Slovenia, Svezia e Regno Unito) e la Croazia rispettano la proporzione raccomandata di un centro di assistenza ogni 50.000 donne. La Spagna è fuori da questo elenco, ma è uno dei sei paesi dell'UE (insieme a Danimarca, Italia, Austria, Svezia e Regno Unito), che ha una linea di assistenza telefonica gratuita e disponibile 24 ore al giorno, 365 giorni anno. E' uno degli aspetti sottolineato dalla Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione della violenza di genere, meglio nota come Convenzione di Istanbul.

Inoltre, anche se la maggior parte dei paesi dell'Unione europea applicano piani nazionali per combattere la violenza contro le donne, solo tre (Spagna, Germania e Lussemburgo) valutano periodicamente le misure e le riforme giuridiche realizzate e solo in quattro (Spagna, Francia, Portogallo e Svezia) è stato introdotta nel codice penale una definizione della violenza basata sul genere.


Publico.es

(libera traduzione di Lia Di Peri)


                             

domenica 26 maggio 2013

Femminicidio e femicidio: concettualizzazione ed appropriazione

di Rita Laura Segato*



   




Per poter iscrivere il reato di " femminicidio"nel lessico della legge sono necessari due requisiti.
Il primo è quello di identificare una dimensione generica e sistematica completa di questi crimini, e il secondo ,il compito di ridefinire la guerra dai nuovi scenari bellici che si moltiplicano nel mondo contemporaneo.
La prima dimensione risponde all'imperativo della sistematicità e carattere generico che richiede la definizione del reato nel Diritto Penale Internazionale, per poter accogliere il concetto di "femminicidio" come " l'insieme di violenze rivolte specificatamente all'eliminazione delle donne, per la loro condizione di donne". Questo sarà possibile solo, come ho sostenuto in precedenza (Segato 2006 e 2007), se saremo in grado di:

1. accedere cognitivamente al fatto che sebbene il mezzo dell'aggressione è sessuale, la sua finalità non è di ordine sessuale, ma dello sterminio o eliminazione di una categoria o genere di persone;

2. fondare la sua "impersonalità" caratterizzando la sua dimensione soggettiva in termini di un'intenzione generica e non personalizzabile, sia in relazione ai motivi e personalità dell'aggressore sia in relazione alla sua vittima.
Dobbiamo cioè sviluppare una strategia retorica per convincere i giudici, i pubblici ministeri e la gente che i femminicidi sono un reato contro il genere.

Un problema sorge, pertanto,come motivo per un dibattito tra le fila dei femminismi:  dobbiamo includere nella categoria femminicidio tutti gli omicidi di donne, sia domestici, sia seriali, sia quelli che ho denominato "pubblici" o dobbiamo selezionare specificamente i "pubblici"affinché la categorizzazione possa essere efficace?  Naturalmente è possibile sostenere che,tutti e ognuno dei crimini di genere hanno una dimensione di impersonalità e antagonismo generico che proviene dalla struttura del potere gerarchico e patriarcale.

Questa struttura che chiamiamo " relazioni di genere"è per se stessa, violenta-genica e potenzialmente genocida, per la supremazia della posizione maschile, l'unica che deve essere riprodotta e potenzialmente genocida per la posizione privilegiata del maschile, che esercita più dimensioni di dominio in forme intrecciate: sessuale, intellettuale,economica, bellica. Questo fa sì che la mascolinità come attributo,comprovata e ribadita ciclicamente (e, per garantire questo fine, quando la posizione di dominio appare minacciata da un comportamento che può nuocerle), sospende l'emozionalità individuale e l'affetto che può esistere in un rapporto tra un uomo e una donna nel vincolo "amoroso". Il ricorso all'aggressione, pertanto, anche in ambito domestico,implica la sospensione di qualunque altra dimensione personale del legame,per dar vita  al suo  mandato di dominio. Ed è questo che ci fa dubitare insieme a Katherine MacKinnon, che per il genere esistano " tempi di pace. 3

Tuttavia,a meno di sfoggiare una capacità retorica, finora sconosciuta, sarà difficile nel nostro lavoro convincere in questa direzione. D'altra parte,anche a volere includere questi crimini familiari nella categoria giuridica del "femminicidio"provandone il carattere impersonale e sistemico,dovrebbe essere chiesto - per raggiungere la necessaria efficacia investigativa -  protocolli dettagliati e in grado di acquisire informazioni differenziati per identificare gli  autori - tipo ( domestico-coniugale, sociopatici seriali e sistemici di tipo impersonale).
Pertanto,penso ad una più efficace selezione delle caratteristiche per tipificare il reato di femminicidio, che possa caratterizzarlo agli occhi del senso comune (patriarcale) dei giudici, procuratori e  il pubblico come un reato comune, sistematico, impersonale.

Il secondo elemento da prendere in considerazione sono i cambiamenti degli scenari bellici nel mondo di oggi. Una più accurata discriminazione  della categoria "femminicidio"come un particolare tipo di crimine di sterminio contro le donne diventa evidente nei cambiamenti delle pratiche belliche e delle conseguenze per i corpi delle donne. Occorre pertanto capire e rappresentare le rotture storiche nel campo dei conflitti.

Le nuove forme di guerra, descritti come non convenzionale, di terza o quarta generazione, informali, non contemplano né uniformi, né distintivi o bandiere, né territori di Stato definiti,né rituali e cerimonie di vittoria e sconfitta e queste ultime sono sempre provvisorie ed instabili. I gruppi che si scontrano  in questo nuovo tipo di guerra sono bande, fazioni, gruppi tribali, mafia e forze para-statali e statali di vario tipo.

Il diritto internazionale dovrà contemplare i crimini di guerra che questo di scontro bellico genera, in particolare le forme sistematiche di aggressione al corpo delle donne, che abitano le giurisdizioni in disputa. Ciò che accade in questo tipo di scenario non è l'annessione o l'occupazione dei corpi delle donne, come parte dei territori conquistati,ma la sua tortura e distruzione.
In queste guerre di bassi livelli di formalizzazione, sembra diffondersi un codice: l'affermazione della letalità delle fazioni in lotta in quello che ho chiamato "la scrittura sul corpo delle donne", 4  in forma generica e per la sua associazione con la giurisdizione nemica, come documento efficace dell'effimera vittora sulla morale dell'antagonista.
Perché sulle donne e attraverso le forme sessualizzate di aggressione? Perché è con la violenza esercitata per via sessuale che si afferma la distruzione morale del nemico,quando non può essere rappresentato dalla firma pubblica di un documento formale di resa.In questo contesto, il corpo femminile è il telaio o il supporto nel quale si scrive la sconfitta morale del nemico. È necessario ricordare e ribadire che questi  non sono crimini sessualmente motivati, come i media e le autorità insistono sempre per banalizzare le pratiche, ma crimini di guerra,di una guerra che deve essere urgentemente ridefinita.

Concludo ribadendo la convinzione che è necessario elevare la categoria del femminicidio al rango equivalente del "genocidio".5
Per questo si rende necessario fare uno sforzo per chiarire questa categoria. Precisarla significa assumere il requisito dell'impersonalità che ci consente di evidenziare giuridicamente l'intenzione di uno sterminio delle donne per il solo fatto di esserlo, come gruppo,come categoria, come genere di ordine sessuale.


* Docente del Consiglio Nazionale di Ricerca Scientifica e Tecnologica del Brasile


NOTE


(Libera traduzione di Lia Di Peri)


lunedì 29 aprile 2013

Le donne,le grandi assenti nei libri di testo


 di Cristina E. Lozano






 I libri di testo servono e sono serviti sempre a trasmettere conoscenze, valori e modelli di comportamento. Ma qual è il ruolo che hanno in essi le donne? Sebbene la legislazione scolastica difenda l'uguaglianza, molto del materiale didattico continua a trasmettere stereotipi di genere relegando le donne ad una chiara marginalità. E' la conclusione della ricerca Presenza e trattamento della donna nei libri di testo : Invisibilità, trasversalità o miscuglio politicamente corretto realizzata dalla storica Judit Gutiérrez Sánchez e diretta dalla anch'essa storica María Jesús González Hernández, titolare della cattedra di Storia Contemporanea presso l'Università di Cantabria,che i suoi allievi sicuramente ricorderanno per la passione con la quale spiegava l'evoluzione del movimento suffragista femminile.

Gutiérrez Sánchez dà buona prova del diverso trattamento che ricevono le une e gli altri nei materiali scolastici. Nelle sue pagine, la presenza delle donne raggiunge solamente il 16,3( rispetto all'8,7% raggiunto dall'uomo), mentrela più recente ricerca da lei consultato dichiara che mentre essi appaiono con il nome proprio in una proporzione di 67 su 100, esse lo fanno solo del 7,6 per cento).

"Non si tratta di compiere una distribuzione paritaria della quantità, ma di includere le donne nel discorso storico. L'assenza della donna nel linguaggio,nelle immagini e nelle problematiche delle quali è la protagonista non è solo un fatto, ma si presume che sia normale. Quando appaiono è come un'aggiunta, una pezza, o 'quota'che sembra non collegarsi al resto del testo. E,a volte, neppure compare. Il contributo delle donne alla società è considerato di scarsa importanza e non è fondamentale  per la spiegazione che si sviluppa" -spiega la  ricercatrice. La quale ad un certo punto si domanda - così anche Rosa Peñalver Pérez - "come può insegnarsi la Storia, il Pensiero, la Letteratura, senza Ipazia di Alessandria,senza Maria l'ebrea, senza Rosa Luxemburg, senza Leonor Lopez de Cordoba, senza Mary Shelly senza Emilia Pardo Bazán, senza Virginia Wolf,tra la lunghissima lista di donne indiscusse al giorno d'oggi per qualsiasi manuale con un minimo di rigore storico e intellettuale ". E i dati non sono migliori riguardo alle illustrazioni: le donne appaiono spesso nelle immagini all'interno di una coppia o in un gruppo misto. E, per quanto riguarda le professioni ", il genere femminile è mostrato più spesso in ambito domestico,culturale-artistico ( più come consumatrici,che come produttrici), economico (in generale come realizzatrici di attività di consumo) e religioso, mentre il maschile si dedica alla politica,la cultura e la produzione scientifica.

"Si tratta di un'evidente separazione sessuata degli ambiti tra la sfera pubblica - più apprezzata- e quella privata collegata al domestico. Non è solo che gli uomini sono nominati nei testi in maggior misura rispetto alle donne, ma si trasmette che il loro specifico contributo alla costruzione del mondo è di maggiore rilevanza ", puntualizza Gutiérrez Sánchez.

Questa storica sa che i suoi futuri alunni e alunne troveranno nei libri non solo la conoscenza, ma anche riferimenti: "Durante l'adolescenza si cerca lo specchio dove riflettersi e nei libri di testo, per le ragazze, quello che c'è sono miraggi. O dobbiamo affermare che  una giovane di oggi deve identificarsi con una beata medievale come Santa Teresa di Gesù, una delle figure femminili che si ripete frequentemente nel materiale didattico?"

                                                                                                                           


Gutiérrez Sánchez riserva comunque un pò di spazio alla speranza."La legislazione -dichiara - la storica-  in tutti i settori legati all'istruzione sostiene l'uguaglianza, ma questo non si verifica. E' necessario che gli accademici si assumano la responsabilità"

 
E' possibile utilizzare materiali didattici non sessisti che completino le spiegazioni del testo e si possono eseguire attività.
La storica è convinta che i libri di testo sono migliorati nel tempo, ma che ancora c'è molto da fare: " Adesso non si usano più immagini, parole o frasi che sono denigratorie per la donna,ma non è abbastanza. Abbiamo bisogno di eliminare, gli esempi, le espressioni e i contenuti discriminatori e dobbiamo parlare della discriminazione esistente nei libri. L'uso del linguaggio le appare fondamentale: "abbiamo talmente interiorizzato il discorso maschile che a volte è dificile un linguaggio che includa con naturalezza la donna, che non comporti uno sforzo ulteriore.  Si può parlare di gruppo misti,le nostre risorse linguistiche lo permettono. In questo modo eviteremo due ordini di problemi:  l'esclusione del femminile e le confusioni causate dall'uso generico del maschile. Dobbiamo  finirla di giustificare l'uso del maschile  generico adducendo la scusa dell'economia della lingua".

Gutiérrez Sánchez è convinta che " devono essere affrontate nelle aule le spiegazioni delle divisioni dei ruoli che hanno causato la superiorità maschile nella storia e i movimenti emancipatori che hanno dato origine al femminismo". Dobbiamo far sì che il femminismo sia qualcosa di vicino e che si capisca, anche se tarderà ad essere condiviso nella società. Dobbiamo ottenere che il femminismo  sia una cosa naturale e che il femminile non venga valutato negativamente"- sottolinea.
Lei lo ha chiaro: "Se ci insegnano una visione del mondo senza donne, un mondo pieno di protagonisti maschili che fanno grandi scoperte e conquiste per l'umanità, ci stanno insegnando un mondo in cui la donna non conta. E non è giusto privarci della nostra memoria, della nostra identità e della nostrea storia, perché di questo si tratta: di giustizia"



pikara magazine

(libera traduzione di Lia Di Peri)



 

lunedì 22 aprile 2013

Il sesso senza sesso




Nella società post moderna si è creata tutta un'ideologia giustificatrice della globalizzazione che va sotto il nome di multiculturalismo. Fondamentalmente è l'accettazione di tutte le culture, le tradizioni e le credenze come uguali ed intercambiabili.Non c'è una cultura superiore ad un'altra, né nessun criterio che possa comprenderle tutte, ognuno ha un valore proprio ed incomparabile. Quindi la cosa da fare è accettarle acriticamente, senza cercare di cambiare nulla in esse,ogni tentativo di critica è a sua volta qualificato come prepotenza ideologica ed escludente.Nessuno può pretendere, in base a questa nuova ideologia, di giudicare le culture,né tanto meno di squalificarle. Ciò che si può e si deve fare è accettarle come sono senza emettere nessun giudizio su di esse.


Questa nuova ideologia è pericolosa per quello che tenta di nascondere, non di evidenziare. Gli interessi economici e politici che essa copre la fanno oggetto di un interessante studio.Come tutto il post-modernismo,cerca di coprire una situazione di ingiustizia  globale dietro la maschera della tolleranza e del rispetto dell'altro. E l'altro è diventato un vuoto riferimento, un riflesso dell'Io che desidera incontrare se stesso guardando allo specchio il volto  dell'Altro s-vuotato della sua alterità. L'altro è un'immagine creata dall'io solipsta post-moderno. L'immagine più reale dell'altro è Benetton,il marchio di abbigliamento italiano. Nella sua pubblicità appaiono giovani di diverse razze, culture e religioni diverse, ma tutti con lo stesso look, il look Benetton. Sotto la maschera della diversità, tutti sono gli stessi, sono tutti lo stesso Io consumistico post-moderno, senza una vera caratteristica che li differenzi: solo una mera facciata.

Nel mercato post-moderno troviamo tutta una serie di prodotti privati delle loro nocive proprietà, prodotti che sono tutti uguali esternamente:  nel colore, sapore, odore ... però sono stati eliminati tutto ciò che li rende potenzialmente pericolosi per la salute. Il caffé senza caffeina, la birra senza alcool o la crema senza grassi, sono alcuni dei prodotti più conosciuti. Questi prodotti sono gli stessi degli altri, che non sono stati privati della loro essenziale proprietà, ma non sono la stessa cosa. Che cos'è il caffé senza caffeina? Probabilmente non si può continuare a nominarlo così, visto che la caffeina è ciò che rende il caffé degno di tale nome, per cui si vende un prodotto che non è quello che è, cioè non lo è in assoluto. Questa è l'essenza del post-modernismo: mantenere l'apparenza ed eliminare l'essenza.
Con le culture accade la stessa cosa, si mantiene l'apparenza dell'essere diversi, ma si annulla l'effettiva alterità, il che la rende un'altra cultura e non più la mia. Ciò che abbiamo evidenziato per i vuoti prodotti può estendersi alle situazioni sociali. Così il sesso è svuotato del suo essenziale rapporto personale attraverso le reti della Rete, rimanendo sesso virtuale, sesso senza sesso; la guerra grazie ai mass-media è diventata un'estensione dei video-giochi, una guerra senza guerra, senza nessuna conseguenza per noi; anche l'esperienza dell'alterità multiculturale, che accetta l'altro senza la sua diversità, senza che lo faccia essere l'altro è la cultura senza cultura, cioè,è l'involucro folcloristico, senza il processo di coltivazione che presuppone la cultura - cultus- coltura. Si stacca tutta la tradizione che c'è dietro una cultura e la si utilizza  per estendere il dominio globale. Le culture sono utilizzate come cavalli di Troia per l'invasione di popoli.

Il multiculturalismo agisce come ideologia che giustifica la presunta intangibilità delle culture, ma in fondo, ciò che fa è svuotarle del loro contenuto, prima di assumerle. Le culture che ci vengono rappresentate sono state convenientemente svuotate dei loro contenuti differenziatori ed asetticamente integrate nella nostra civiltà post-moderna.Un esempio chiaro può essere la Grande Mela, dove dove si possono trovare
tutti i tipi di culture, credenze e idee diverse, ma il tutto integrato in un unico mercato. Potete mangiare in un ristorante giapponese,vestire con costume tipicamente indiano e bere Coca Cola mentre investite in Borsa mediante il cellulare di ultima generazione. Tutto è possibile se si accetta lo stile di vita post-moderno, qualsiasi cultura può integrarsi senza essere giudicata, però, questo sì, opportunamente soffocata.

genero con clase

(traduzione di Lia Di Peri)




giovedì 18 aprile 2013

Il femminismo di José Luis Sampedro

 Lidia Falcón, avvocata e scrittice. Leader del Partito Femminista


                                                                                 

                                                                              
José Luis Sampedro non solo era una persona buona, simpatica, gentile e compassionevole,lucido economista, ottimo insegnante, intelligente analista critico della attuale politica e  buon scrittore,ma era anche femminista. Ideologia che non pochi dei suoi esegeti dovrebbero avvalorare, visto che nulla risulta nell'elogio funebre che ho letto.

Ho conosciuto Sampedro in una intervista televisiva condotta da Mercedes Milá, nei giorni in cui questa riuniva personaggi del paese che avrebbero portato cultura ed intelligenza nei dibattiti televisivi e fu un amore a prima vista quel che sentì per lui, perché se lo meritava. Era incredibile in quei nefasti anni Ottanta che un uomo della sua età difendesse con la passione che lo caratterizzava, le idee più avanzate sulla condizione e i diritti della donna. Così è stato per tutta la sua vita.

Fu davvero generoso venire a casa mia, una soffitta nel centro di Madrid,avendo dovuto salire quattro piani a piedi,per fargli un'intervista da pubblicare nel numero dedicato all'amore nella rivista Potere e Libertà del Partito Femminista.  Le sue risposte su tutte le delicate  e importanti questioni circa i sentimenti, la sessualità, le relazioni tra donne e uomini e tra padri e figli furono le più riuscite ed originali tra tutte quelle datemi dai diversi intellettuali intervistati per quel numero. Non solamente perché accettava l'eguaglianza tra una donna ed un uomo, il  diritto della donna ad una sessualità libera e  gioiosa,al controllo delle nascite e all'interruzione della gravidanza non desiderata e rifiutava sdegnosamente il machismo dominante nella maggior parte degli uomini, ma perché era capace di comprendere la sensibilità femminile, le loro speranze e le frustrazioni e dolersi dell'oppressione che pativano le donne nel mondo intero, con una tenerezza che commoveva. Quell'intervista dovrebbe essere studiata nei college e nelle università, come insegnamento agli studenti e docenti,nelle quali tanti intellettuali che oggi mostrano un antifemminismo pecorone e ripetitivo.

Il suo femminismo era accoppiato e intrecciato - come dovrebbe essere - ai suoi principi rivoluzionari. Ricordo la notte  che alcuni fedeli militanti ci riunimmo a Plaza de Colón per esprimere il nostro appoggio all'Esercito Zapatista del Messico che aveva fatto la sua prima apparizione pubblica. Ci parlò, con la sua caratteristica indignazione, del male intrinseco del sistema capitalista. E lo diceva dalla sua esperienza di cinquanta anni di cattedra in economia, dalle sue osservazioni e viaggi in numerosi paesi. E ci mise in guardia " Non aspettatevi niente dal capitalismo! Niente più che sfruttamento, guerra e morte! All'interno del capitalismo non si può chiedere nessuna giustizia, nessuna distribuzione della ricchezza, nessuna pietà per i più deboli". Ed egli che per la sua ascendenza familiare e per le sue relazioni sociali avrebbe potuto ottenere profitti politici, sociali ed economici, così  come tanti personaggi di meno valore godono attualmente, fu sempre fedele alla sua ideologia, difese sempre pubblicamente le sue critiche ad un sistema, benedetto in tutte le cattedre e sedi e mai convenne, né tollerò la menzogna della propaganda ufficiale.

La sua coerenza con i pensieri e gli ideali che difendeva la di-mostrava con il suo comportamento. Quando l'ho incontrato aveva da poco perso la moglie e il profondo dolore che gli causò segnò per tutta la vita. Era stata la sua compagna,amante, amica e parlava di lei come pochi uomini sanno fare della moglie con la quale hanno vissuto per molti anni. Cambiò casa, perché mi confessò non sopportava di continuare nello stesso ambiente nel quale l'aveva avuta vicina, annegato nella solitudine e nella perdita della sua compagna. Mi raccontò come aveva scritto il romanzo La Sonrisa Etrusca, mentre la moglie era ricoverata in ospedale andandola  a trovare  e leggendole ciascun capitolo, di come lei si entusiasmava e commentava. La Sonrisa Etrusca, una deliziosa cronaca della evoluzione dell'uomo elementare e machista verso la comprensione delle questioni femminili ,analizza e critica, meglio di molti saggi,le radici del machismo e i conflitti tra i sessi .Io ho diffuso il suo lavoro tra le compagne femministe e la sua lettura generò adpti e amiche con le quali è rimasto in corrispondenza  fino alla fine della sua vita.

Ma è nella sua opera più originale L'amante lesbica,che si esprime in tutta la sua profondità e trascendenza la complessità dei ruoli sessuali degli esseri umani. E' inaudito che un autore di ottant'anni,nella scagliosa Spagna di sempre,possa pensare e difendere i principi espressi nel romanzo, con la particolarità che chi scrive, lo fa in prima persona,senza che gli importi delle scandalizzate critiche che poteva ricevere dai più reazionari e misogini scrittori che formano la cupola dell'attuale  letteratura spagnola. Ci felicitammo io e Carlos París, quella volta che abbiamo saputo dell'ammirazione che aveva suscitato in tanti lettori e lettrici ed egli, lucidamente ci ricordò che il criterio  delle classi dominanti, compreso quello culturale, non corrisponde a larghi strati del popolo, molte volte più avanzati e rivoluzionari. Sia il movimento femminista,come quello LGBT, dovremmo rendergli  quell'omaggio che con tanta tircheria è stato negato.
Da parte mia, ho reso  il mio umile tributo dedicandogli la mia opera teatrale ¡Vamos a por Todas!ed egli mi ha ringraziato con una lettera che è un gioiello.

José Luis Sampedro si mostrava particolarmente irritato con le regole e i dogma della chiesa cattolica,soprattutto in relazione a divieti, la segregazione e il disprezzo con i quali tratta le donne e lo esprimeva in tutte le  possibili occasioni, nelle conferenze, interviste e programmi televisivi, con una chiarezza e fermezza che non ha la maggior parte degli intellettuali e politici di sinistra del nostro paese, sempre così pusillanimi e melliflui nei loro giudizi sulla Chiesa.

José Luis Sampedro, fino alla fine ha sempre risposto alle mie lettere, sempre letto i miei libri. Di lui conservo come un tesoro l'elogio che mi fece quando lo chiamai la prima volta,per disturbarlo, chiedendogli di partecipare alle azioni che stavo organizzando, non  negandomi nulla,  perché era una persona che aveva sempre ammirato la mia coerenza.

 Ma, l'ammirato e amato per la sua, per il suo coraggio,per la sua lucidità, per la sua indipendenza e per il suo femminismo era lui.

publico.es

(traduzione di Lia Di Peri)

mercoledì 17 aprile 2013

Quelle donne immorali : le femministe

di Mercedes Rodríguez, docente di Psicologia dell'Università di Puerto Rico



                                             
                                                                    





Accusare di immoralità le donne in generale e le femministe in particolare è stato un referente in molte discussioni circa i diritti umani delle donne, nel corso della storia,in ogni tempo e in ogni luogo il mondo.
I paladini della morale politica e religiosa hanno messo in guardia la gente su ciò che chiamano le nostre " agende segrete" e le descrivono pericolose,perverse, promiscue, anti-famiglia,pedofile e "bestialiste" - atti in apparenza immorali.  Non è un caso la "confusione", né l'insulto : bollare di immoralità una persona,un gruppo, una famiglia, è una grave offesa che mira ad annientare la dignità e credibilità di coloro che vengono attaccati. L'insulto  è inoltre pianificato per paralizzare, mettere a tacere ed annullare le azioni.
Dagli anni '70 (per citare il tratto che ho più fresco nella memoria della partecipazione) le femministe sono state attaccate, giudicate, derise, scuoiate e in tanti modi perseguitate e represse per essersi espresse, riunite ed organizzate per denunciare i pregiudizi e le ingiustizie, per difendere il valore supremo della persona e per voler rivendicare i diritti di tutti gli esseri umani e delle umane. Mettendo in prospettiva le lotte sul corpo delle donne, penso all'agenda "delle immoralità"che abbiamo sviluppata e appoggiata nel corso degli ultimi 40 anni. Per grandi linee e senza pretesa di esaustività, nell'"agenda segreta" ho incluso:


- Convalidare le esperienze, le prospettive e le voci delle donne e loro importanza in tutti i settori dello sviluppo umano.

- Spiegare e promuovere nelle università e Centri di studio, così come nella gestione sociale e governativa, l'integrazione della prospettiva di genere: una nuova categoria di analisi, di ricerca, di discussione e di approccio, dalla quale si sono ripensati e trasformati tutti i saperi e le discipline accademiche che formano il modo di intendere la/le storia/e dell'umanità.

- Visibilizzare e denunciare le manifestazioni di discriminazione per ragioni di genere delle strutture patriarcali insieme ai diversi casi di violenza sessuale, collegandole con altre diseguaglianze, come la discriminazione nei confronti dei bambini, degli anziani; la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale che colpisce la vita di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, la discriminazione a causa della disabilità, razza, colore, origine, nazionalità o lo status di immigrazione  ...
Promuovere emendamenti alla legislazione per superare le esclusioni nella loro lingua e le disposizioni  e di chiarire e garantire l'inclusione nelle protezioni legali.


- Rivendicare l'uso di un linguaggio non sessista che elimini stereotipi e pregiudizi e proporre modelli che integrino la prospettiva di genere e dei diritti umani nei curricula e pratiche educative, che promuovano il rispetto per il valore e la dignità di tutte le persone e che coinvolgano gli individui e gruppi con l'"impegno" di costruire la pace con giustizia in tutti gli scenari di convivenza.

- Sostenere strategie globali,multidisciplinarie e multisettoriali per la prevenzione della discriminazione e la violenza e per la promozione della pace con giustizia.

- Denunciare la violenza machista e colonialista in tutte le sfere della vita, dal quotidiano allo strutturale esigendo il rispetto delle libertà civili, sociali e politiche e la piena partecipazione delle donne.

- Difendere il diritto alla salute e l'autonomia sessuale delle donne, compresi i loro diritti riproduttivi e il diritto alla pianificazione familiare, con accesso a tutti i servizi necessari prima, durante e dopo la gravidanza, così come il diritto di scegliere  un aborto sicuro e legale, se deciderà di interromperla.

- Denunciare la femminilizzazione della povertà, esigire giustizia salariale  ed economica, sostegno, alloggio, occupazione e opportunità di sviluppoper le capo-famiglia e le sue figlie e i figli.

- Combattere la violenza di genere nei media.

- Promuovere, pubblicare e distribuire materiale educativo (libri,giornali,volantini) su tematiche legate alle questioni di genere per l'orientamento e la formazione delle donne e della comunità.

- Favorire lo sviluppo di sensibilità, atteggiamenti e pratiche militanti delle "donne che aiutano le donne"nella denuncia di discriminazione, di violenza e disuguaglianze di genere e la promozione della benessere  personale  collettivo.


L'"immoralità" femminista oltrepassò i limiti cambiò la privacy e la pace familiare portò alla luce comportamenti come l'incesto e la violenza sessuale, psicologica e fisica nelle relazioni di coppia. Il personale diventò politico rivelando che le regole patriarcali di "casa dolce casa" stavano non solamente nascondendo la violenza ma anche la riproducevano.Si è scoperto che questa "tradizione di famiglia" ereditata, quasi di nascosto, di generazione in generazione provoca danni,spesso irreparabili, nelle famiglie più vulnerabili e,  conseguentemente,di tutto l'intero tessuto sociale.

Grazie alle nostre "immorali" denunce abbiamo messo  sotto accusa la promessa matrimoniale di stare insieme "finché morte non ci separi",sigillata dal rito religioso. Abbiamo rivelato che, per molte donne,questa promessa diventava una reale minaccia di morte per il comportamento, non molto cristiano,dei mariti aggresssori e  ancor peggio,per l'indifferenza delle istituzioni sociali, religiose e giuridiche che,di fronte a segnali letali distolgono lo sguardo alleati del machismo istituzionalizzato nella famiglia tradizionale.
 Nulla è stato nascosto. Tutto ciò che veniva occultato sotto il mantello dell'unità familiare è stato rivelato dalle testmonianze delle donne che trovavano nei progetti femministi la fiducia, il sostegno e la protezione per condividere le verità più intime e dolorose. Gli sguardi femministi si puntarono sulle richieste del rispetto per la vita delle donne, per la loro integrità e dignità, per la pace con giustizia. Di fronte ad un concetto patriarcale dell'amore di coppia e dell'unità familiare dove trovava ampio spazio la violenza, assumemmo una risposta inequivovabile di rifiuto.

Cambiare " il mondo" dal micro-spazio personale e familiare, così come gli spazi collettivi e politici diventò un imperativo della coscienza individuale e collettiva per le donne che  trovavano nel femminismo i fondamenti etici, gli strumenti e la solidarietà per rifiutare la violenza di genere e promuovere la partecipazione delle donne e la pace con giustizia in tutti i settori.
(...)

Mentre il patriarcato difende l'integrità della famiglia ( con la violenza nascosta e banalizzata), il femminismo difende l'integrità della vita delle persone che costituiscono le famiglie.
Mentre il patriarcato vuole delegittimare ed escludere come famiglie quelle persone e coppie che non siano eterosessuali, il femminismo accoglie tutte le diversità e chiama all'amore e rispetto dei diritti umani di tutte le persone.
Mentre il patriarcato squalifica maternità e paternità esercitate responsabilmente e amorevolmente dalle coppie dello stesso sesso, il femminismo dà il benvenuto alla generosità e libertà dell'amore,sia biologico che non, che accoglie, protegge,cura, l'infanzia.
Mentre patriarcato sostiene di essere il custode e guardiano della morale sessuale di comodo che nasconde e la violenza ed esclude, il femminismo la denuncia ed assume l'etica sociale della solidarietà, l'etica della giustizia dell'inclusione e la difesa delle famiglie e di tutti i suoi membri con rispetto e senza violenza.
Ovviamente, le femministe, queste "donne immorali" hanno fatto qualcosa di brutto: hanno sovvertito  il sistema e minacciano di fare la pace con giustizia; inoltre,amano, proteggono, difendono, accompagnano, sostengono,rinnovano e annunciano speranzose  un altro modo di essere, umano e libero... è possibile.
" Brilleremo"...con tutte le diversità, tutte le voci,tutte le vite: siamo tutte e siamo "una donna".
Immoralmente imperdonabili!

80grados





(traduzione di Lia Di Peri)

lunedì 15 aprile 2013

Wounded Knee e la memoria collettiva

Capo Joseph Brings Plenty*
The New York Times

La parola sioux lakota takini significa " morire e tornare", però spesso la si traduce semplicemente come " sopravvivere". E'una parola sacra che è stata per molto tempo associata con il massacro perpetrato dai soldati del Settimo Reggimento di Cavalleria degli Stati Uniti contro un gran numero di uomini,donne e bambini inermi Lakota, nell'inverno del 1890.
Wounded Knee è stata definita l'ultima battaglia della guerra americana contro i popoli nativi. Ma non fu una battaglia, fu un massacro.

Le truppe dell'esercito intercettarono e catturarono un gruppo di centinaia di Lakota sotto la guida di Big Foot, un capo dei Sioux Mnicoujou,mentre si dirigevano alla Riserva di Pine Ridge in cerca di cibo e riparo.Dopo aver passato la notte bevendo,la mattina successiva quando le camicie azzurre stavano disarmando i guerrieri lakota partì un colpo.I soldati aprirono il fuoco con i loro fucili Hotchkiss. Rimasero uccisi, circa 150 Lakota,anche se altre stime parlano di 300 e più.
La nostra lotta per sopravvivere come popolo continua ancora oggi, per preservare non solo la nostra cultura e la nostra lingua, ma anche la nostra storia e la nostra terra. Anche se attualmente vivo ad ovest della Riserva Indiana del Río Cheyenne sono cresciuto a Pine Ridge,con la mia gente Oglala, a pochi chilometri da Wounded Knee. Un membro della mia famiglia è sopravvissuto al massacro, tutti gli altri sono morti.

La carneficina continua a suscitare grande  emozione tra il nostro popolo  - ricordi di corpi assiderati e in forme contorte, di coloro che furono inseguiti e uccisi mentre scappavano e di quelli che fuggirono nel freddo glaciale per le pianure battute dal vento.Queste storie, tramandate dagli antenati vivono in noi.

Una storia che mi ricordo chiaramente, me la raccontò quando avevo 8 anni, un'anziana, la cui madre da piccola sopravvisse al massacro. La madre le raccontò che quando cominciarono a volare proiettili, sua madre l'ha protetta con il proprio corpo. In quel momento un giovane guerriero a cavallo la sollevò tra le su braccia allontanandola dal pericolo. Quando la piccola si voltò indietro, vide la madre cadere con il petto lacerato dai proiettili. Mi disse che sempre  ricordato il sapore salato delle lacrime. L'anziana nativa mi raccontò questo, dopo che avevo preso una saliera. Il sale da sempre era associato alla madre.
Ci sono molte storie come questa. Il potere spirituale di Wounded Knee spiega perché i membri del Movimento dei Nativi Americani tornarono sul posto nel 1973 per richiamare l'attenzione sull'ingiustizia economica e culturale commessa contro i nostri fratelli e le nostre sorelle dei popoli nativi.
Adesso, la nostra eredità è in pericolo di ridursi ad una transazione immobiliare: un altro lotto della nostra terra va al miglior offerente.
Le urla degli assassinati tuttavia riecheggiano tra le colline, le grida che risuonano nei nostri cuori ogni giorno della nostra vita.Ma, forse, saranno soffocate con i bulldozer e con il tintinnio delle monete commerciali.
Wounded Knee è passato dal controllo del popolo Oglala a mani private, attraverso un processo conosciuto come parcellizzazione, che è iniziato alla fine del del XIX secolo, con la quale il governo federale ha diviso la terra tra gli indigeni e ha consegnato altre particelle a soggetti esterni alla comunità. Lo scopo era quello di  trasferire il controllo delle nostre terre collettive ad altre persone e insegnare ai Lakota e ad altri popoli nativi il concetto estraneo di proprietà privata.Per noi, questa misura era semplicemente un'altra forma di furto.Il proprietario del sito di Wounded Knee che detiene il titolo di proprietà del lotto di 40 acri dal 1968, vuole venderlo per 3.9 milioni di dollari. Se gli Oglalas di Pine Ridge non lo compreranno entro il 1° maggio verrà messo all'asta.
La Riserva di Pine Ridge è uno dei luoghi più poveri degli Stati Uniti e gli Oglala sono afflitti da debiti, quindi sarà molto difficile ottenere questa quantità di denaro. Gli anziani giustamente chiedono, perché dovrebbero pagare. Il governo federale dovrebbe comprare questa terra e il presidente Obama dovrebbe ordinare che lo si preservi come monumento nazionale, come ha fatto il mese scorso con cinque siti federali del paese, tra cui uno in Maryland in onore di Harriet Tubman e la Underground Railroad.

Il luogo della strage ha un significato di grande importanza non solo per il popolo Lakota, ma per tutti i popoli nativi e degli abitanti del paese. Wounded Knee deve rimanere un luogo sacro nel quale le voci dei danzatori degli spiriti che da oltre un secolo danzano per il ritorno delle antiche forme di vita, continuino a risuonare tra i pini; nel quale  gli spiriti dei grandi continuino a camminare per le colline.  E nel quale Takini conservi il suo significato: la sopravvivenza della memoria collettiva.

Jefe Joseph Brings Plenty* ex direttore della tribù Sioux, docente di cultura Lakota nella scuola Takini della Riserva Indigena di Rio
Cheyenne.
rebelion.org









(traduzione in italiano di Lia Di Peri)