lunedì 29 aprile 2013
Le donne,le grandi assenti nei libri di testo
di Cristina E. Lozano
I libri di testo servono e sono serviti sempre a trasmettere conoscenze, valori e modelli di comportamento. Ma qual è il ruolo che hanno in essi le donne? Sebbene la legislazione scolastica difenda l'uguaglianza, molto del materiale didattico continua a trasmettere stereotipi di genere relegando le donne ad una chiara marginalità. E' la conclusione della ricerca Presenza e trattamento della donna nei libri di testo : Invisibilità, trasversalità o miscuglio politicamente corretto realizzata dalla storica Judit Gutiérrez Sánchez e diretta dalla anch'essa storica María Jesús González Hernández, titolare della cattedra di Storia Contemporanea presso l'Università di Cantabria,che i suoi allievi sicuramente ricorderanno per la passione con la quale spiegava l'evoluzione del movimento suffragista femminile.
Gutiérrez Sánchez dà buona prova del diverso trattamento che ricevono le une e gli altri nei materiali scolastici. Nelle sue pagine, la presenza delle donne raggiunge solamente il 16,3( rispetto all'8,7% raggiunto dall'uomo), mentrela più recente ricerca da lei consultato dichiara che mentre essi appaiono con il nome proprio in una proporzione di 67 su 100, esse lo fanno solo del 7,6 per cento).
"Non si tratta di compiere una distribuzione paritaria della quantità, ma di includere le donne nel discorso storico. L'assenza della donna nel linguaggio,nelle immagini e nelle problematiche delle quali è la protagonista non è solo un fatto, ma si presume che sia normale. Quando appaiono è come un'aggiunta, una pezza, o 'quota'che sembra non collegarsi al resto del testo. E,a volte, neppure compare. Il contributo delle donne alla società è considerato di scarsa importanza e non è fondamentale per la spiegazione che si sviluppa" -spiega la ricercatrice. La quale ad un certo punto si domanda - così anche Rosa Peñalver Pérez - "come può insegnarsi la Storia, il Pensiero, la Letteratura, senza Ipazia di Alessandria,senza Maria l'ebrea, senza Rosa Luxemburg, senza Leonor Lopez de Cordoba, senza Mary Shelly senza Emilia Pardo Bazán, senza Virginia Wolf,tra la lunghissima lista di donne indiscusse al giorno d'oggi per qualsiasi manuale con un minimo di rigore storico e intellettuale ". E i dati non sono migliori riguardo alle illustrazioni: le donne appaiono spesso nelle immagini all'interno di una coppia o in un gruppo misto. E, per quanto riguarda le professioni ", il genere femminile è mostrato più spesso in ambito domestico,culturale-artistico ( più come consumatrici,che come produttrici), economico (in generale come realizzatrici di attività di consumo) e religioso, mentre il maschile si dedica alla politica,la cultura e la produzione scientifica.
"Si tratta di un'evidente separazione sessuata degli ambiti tra la sfera pubblica - più apprezzata- e quella privata collegata al domestico. Non è solo che gli uomini sono nominati nei testi in maggior misura rispetto alle donne, ma si trasmette che il loro specifico contributo alla costruzione del mondo è di maggiore rilevanza ", puntualizza Gutiérrez Sánchez.
Questa storica sa che i suoi futuri alunni e alunne troveranno nei libri non solo la conoscenza, ma anche riferimenti: "Durante l'adolescenza si cerca lo specchio dove riflettersi e nei libri di testo, per le ragazze, quello che c'è sono miraggi. O dobbiamo affermare che una giovane di oggi deve identificarsi con una beata medievale come Santa Teresa di Gesù, una delle figure femminili che si ripete frequentemente nel materiale didattico?"
Gutiérrez Sánchez riserva comunque un pò di spazio alla speranza."La legislazione -dichiara - la storica- in tutti i settori legati all'istruzione sostiene l'uguaglianza, ma questo non si verifica. E' necessario che gli accademici si assumano la responsabilità"
E' possibile utilizzare materiali didattici non sessisti che completino le spiegazioni del testo e si possono eseguire attività.
La storica è convinta che i libri di testo sono migliorati nel tempo, ma che ancora c'è molto da fare: " Adesso non si usano più immagini, parole o frasi che sono denigratorie per la donna,ma non è abbastanza. Abbiamo bisogno di eliminare, gli esempi, le espressioni e i contenuti discriminatori e dobbiamo parlare della discriminazione esistente nei libri. L'uso del linguaggio le appare fondamentale: "abbiamo talmente interiorizzato il discorso maschile che a volte è dificile un linguaggio che includa con naturalezza la donna, che non comporti uno sforzo ulteriore. Si può parlare di gruppo misti,le nostre risorse linguistiche lo permettono. In questo modo eviteremo due ordini di problemi: l'esclusione del femminile e le confusioni causate dall'uso generico del maschile. Dobbiamo finirla di giustificare l'uso del maschile generico adducendo la scusa dell'economia della lingua".
Gutiérrez Sánchez è convinta che " devono essere affrontate nelle aule le spiegazioni delle divisioni dei ruoli che hanno causato la superiorità maschile nella storia e i movimenti emancipatori che hanno dato origine al femminismo". Dobbiamo far sì che il femminismo sia qualcosa di vicino e che si capisca, anche se tarderà ad essere condiviso nella società. Dobbiamo ottenere che il femminismo sia una cosa naturale e che il femminile non venga valutato negativamente"- sottolinea.
Lei lo ha chiaro: "Se ci insegnano una visione del mondo senza donne, un mondo pieno di protagonisti maschili che fanno grandi scoperte e conquiste per l'umanità, ci stanno insegnando un mondo in cui la donna non conta. E non è giusto privarci della nostra memoria, della nostra identità e della nostrea storia, perché di questo si tratta: di giustizia"
pikara magazine
(libera traduzione di Lia Di Peri)
lunedì 22 aprile 2013
Il sesso senza sesso
Nella società post moderna si è creata tutta un'ideologia giustificatrice della globalizzazione che va sotto il nome di multiculturalismo. Fondamentalmente è l'accettazione di tutte le culture, le tradizioni e le credenze come uguali ed intercambiabili.Non c'è una cultura superiore ad un'altra, né nessun criterio che possa comprenderle tutte, ognuno ha un valore proprio ed incomparabile. Quindi la cosa da fare è accettarle acriticamente, senza cercare di cambiare nulla in esse,ogni tentativo di critica è a sua volta qualificato come prepotenza ideologica ed escludente.Nessuno può pretendere, in base a questa nuova ideologia, di giudicare le culture,né tanto meno di squalificarle. Ciò che si può e si deve fare è accettarle come sono senza emettere nessun giudizio su di esse.
Questa nuova ideologia è pericolosa per quello che tenta di nascondere, non di evidenziare. Gli interessi economici e politici che essa copre la fanno oggetto di un interessante studio.Come tutto il post-modernismo,cerca di coprire una situazione di ingiustizia globale dietro la maschera della tolleranza e del rispetto dell'altro. E l'altro è diventato un vuoto riferimento, un riflesso dell'Io che desidera incontrare se stesso guardando allo specchio il volto dell'Altro s-vuotato della sua alterità. L'altro è un'immagine creata dall'io solipsta post-moderno. L'immagine più reale dell'altro è Benetton,il marchio di abbigliamento italiano. Nella sua pubblicità appaiono giovani di diverse razze, culture e religioni diverse, ma tutti con lo stesso look, il look Benetton. Sotto la maschera della diversità, tutti sono gli stessi, sono tutti lo stesso Io consumistico post-moderno, senza una vera caratteristica che li differenzi: solo una mera facciata.
Nel mercato post-moderno troviamo tutta una serie di prodotti privati delle loro nocive proprietà, prodotti che sono tutti uguali esternamente: nel colore, sapore, odore ... però sono stati eliminati tutto ciò che li rende potenzialmente pericolosi per la salute. Il caffé senza caffeina, la birra senza alcool o la crema senza grassi, sono alcuni dei prodotti più conosciuti. Questi prodotti sono gli stessi degli altri, che non sono stati privati della loro essenziale proprietà, ma non sono la stessa cosa. Che cos'è il caffé senza caffeina? Probabilmente non si può continuare a nominarlo così, visto che la caffeina è ciò che rende il caffé degno di tale nome, per cui si vende un prodotto che non è quello che è, cioè non lo è in assoluto. Questa è l'essenza del post-modernismo: mantenere l'apparenza ed eliminare l'essenza.
Con le culture accade la stessa cosa, si mantiene l'apparenza dell'essere diversi, ma si annulla l'effettiva alterità, il che la rende un'altra cultura e non più la mia. Ciò che abbiamo evidenziato per i vuoti prodotti può estendersi alle situazioni sociali. Così il sesso è svuotato del suo essenziale rapporto personale attraverso le reti della Rete, rimanendo sesso virtuale, sesso senza sesso; la guerra grazie ai mass-media è diventata un'estensione dei video-giochi, una guerra senza guerra, senza nessuna conseguenza per noi; anche l'esperienza dell'alterità multiculturale, che accetta l'altro senza la sua diversità, senza che lo faccia essere l'altro è la cultura senza cultura, cioè,è l'involucro folcloristico, senza il processo di coltivazione che presuppone la cultura - cultus- coltura. Si stacca tutta la tradizione che c'è dietro una cultura e la si utilizza per estendere il dominio globale. Le culture sono utilizzate come cavalli di Troia per l'invasione di popoli.
Il multiculturalismo agisce come ideologia che giustifica la presunta intangibilità delle culture, ma in fondo, ciò che fa è svuotarle del loro contenuto, prima di assumerle. Le culture che ci vengono rappresentate sono state convenientemente svuotate dei loro contenuti differenziatori ed asetticamente integrate nella nostra civiltà post-moderna.Un esempio chiaro può essere la Grande Mela, dove dove si possono trovare
tutti i tipi di culture, credenze e idee diverse, ma il tutto integrato in un unico mercato. Potete mangiare in un ristorante giapponese,vestire con costume tipicamente indiano e bere Coca Cola mentre investite in Borsa mediante il cellulare di ultima generazione. Tutto è possibile se si accetta lo stile di vita post-moderno, qualsiasi cultura può integrarsi senza essere giudicata, però, questo sì, opportunamente soffocata.
genero con clase
(traduzione di Lia Di Peri)
giovedì 18 aprile 2013
Il femminismo di José Luis Sampedro
Lidia Falcón, avvocata e scrittice. Leader del Partito Femminista
José Luis Sampedro non solo era una persona buona, simpatica, gentile e compassionevole,lucido economista, ottimo insegnante, intelligente analista critico della attuale politica e buon scrittore,ma era anche femminista. Ideologia che non pochi dei suoi esegeti dovrebbero avvalorare, visto che nulla risulta nell'elogio funebre che ho letto.
Ho conosciuto Sampedro in una intervista televisiva condotta da Mercedes Milá, nei giorni in cui questa riuniva personaggi del paese che avrebbero portato cultura ed intelligenza nei dibattiti televisivi e fu un amore a prima vista quel che sentì per lui, perché se lo meritava. Era incredibile in quei nefasti anni Ottanta che un uomo della sua età difendesse con la passione che lo caratterizzava, le idee più avanzate sulla condizione e i diritti della donna. Così è stato per tutta la sua vita.
Fu davvero generoso venire a casa mia, una soffitta nel centro di Madrid,avendo dovuto salire quattro piani a piedi,per fargli un'intervista da pubblicare nel numero dedicato all'amore nella rivista Potere e Libertà del Partito Femminista. Le sue risposte su tutte le delicate e importanti questioni circa i sentimenti, la sessualità, le relazioni tra donne e uomini e tra padri e figli furono le più riuscite ed originali tra tutte quelle datemi dai diversi intellettuali intervistati per quel numero. Non solamente perché accettava l'eguaglianza tra una donna ed un uomo, il diritto della donna ad una sessualità libera e gioiosa,al controllo delle nascite e all'interruzione della gravidanza non desiderata e rifiutava sdegnosamente il machismo dominante nella maggior parte degli uomini, ma perché era capace di comprendere la sensibilità femminile, le loro speranze e le frustrazioni e dolersi dell'oppressione che pativano le donne nel mondo intero, con una tenerezza che commoveva. Quell'intervista dovrebbe essere studiata nei college e nelle università, come insegnamento agli studenti e docenti,nelle quali tanti intellettuali che oggi mostrano un antifemminismo pecorone e ripetitivo.
Il suo femminismo era accoppiato e intrecciato - come dovrebbe essere - ai suoi principi rivoluzionari. Ricordo la notte che alcuni fedeli militanti ci riunimmo a Plaza de Colón per esprimere il nostro appoggio all'Esercito Zapatista del Messico che aveva fatto la sua prima apparizione pubblica. Ci parlò, con la sua caratteristica indignazione, del male intrinseco del sistema capitalista. E lo diceva dalla sua esperienza di cinquanta anni di cattedra in economia, dalle sue osservazioni e viaggi in numerosi paesi. E ci mise in guardia " Non aspettatevi niente dal capitalismo! Niente più che sfruttamento, guerra e morte! All'interno del capitalismo non si può chiedere nessuna giustizia, nessuna distribuzione della ricchezza, nessuna pietà per i più deboli". Ed egli che per la sua ascendenza familiare e per le sue relazioni sociali avrebbe potuto ottenere profitti politici, sociali ed economici, così come tanti personaggi di meno valore godono attualmente, fu sempre fedele alla sua ideologia, difese sempre pubblicamente le sue critiche ad un sistema, benedetto in tutte le cattedre e sedi e mai convenne, né tollerò la menzogna della propaganda ufficiale.
La sua coerenza con i pensieri e gli ideali che difendeva la di-mostrava con il suo comportamento. Quando l'ho incontrato aveva da poco perso la moglie e il profondo dolore che gli causò segnò per tutta la vita. Era stata la sua compagna,amante, amica e parlava di lei come pochi uomini sanno fare della moglie con la quale hanno vissuto per molti anni. Cambiò casa, perché mi confessò non sopportava di continuare nello stesso ambiente nel quale l'aveva avuta vicina, annegato nella solitudine e nella perdita della sua compagna. Mi raccontò come aveva scritto il romanzo La Sonrisa Etrusca, mentre la moglie era ricoverata in ospedale andandola a trovare e leggendole ciascun capitolo, di come lei si entusiasmava e commentava. La Sonrisa Etrusca, una deliziosa cronaca della evoluzione dell'uomo elementare e machista verso la comprensione delle questioni femminili ,analizza e critica, meglio di molti saggi,le radici del machismo e i conflitti tra i sessi .Io ho diffuso il suo lavoro tra le compagne femministe e la sua lettura generò adpti e amiche con le quali è rimasto in corrispondenza fino alla fine della sua vita.
Ma è nella sua opera più originale L'amante lesbica,che si esprime in tutta la sua profondità e trascendenza la complessità dei ruoli sessuali degli esseri umani. E' inaudito che un autore di ottant'anni,nella scagliosa Spagna di sempre,possa pensare e difendere i principi espressi nel romanzo, con la particolarità che chi scrive, lo fa in prima persona,senza che gli importi delle scandalizzate critiche che poteva ricevere dai più reazionari e misogini scrittori che formano la cupola dell'attuale letteratura spagnola. Ci felicitammo io e Carlos París, quella volta che abbiamo saputo dell'ammirazione che aveva suscitato in tanti lettori e lettrici ed egli, lucidamente ci ricordò che il criterio delle classi dominanti, compreso quello culturale, non corrisponde a larghi strati del popolo, molte volte più avanzati e rivoluzionari. Sia il movimento femminista,come quello LGBT, dovremmo rendergli quell'omaggio che con tanta tircheria è stato negato.
Da parte mia, ho reso il mio umile tributo dedicandogli la mia opera teatrale ¡Vamos a por Todas!ed egli mi ha ringraziato con una lettera che è un gioiello.
José Luis Sampedro si mostrava particolarmente irritato con le regole e i dogma della chiesa cattolica,soprattutto in relazione a divieti, la segregazione e il disprezzo con i quali tratta le donne e lo esprimeva in tutte le possibili occasioni, nelle conferenze, interviste e programmi televisivi, con una chiarezza e fermezza che non ha la maggior parte degli intellettuali e politici di sinistra del nostro paese, sempre così pusillanimi e melliflui nei loro giudizi sulla Chiesa.
José Luis Sampedro, fino alla fine ha sempre risposto alle mie lettere, sempre letto i miei libri. Di lui conservo come un tesoro l'elogio che mi fece quando lo chiamai la prima volta,per disturbarlo, chiedendogli di partecipare alle azioni che stavo organizzando, non negandomi nulla, perché era una persona che aveva sempre ammirato la mia coerenza.
Ma, l'ammirato e amato per la sua, per il suo coraggio,per la sua lucidità, per la sua indipendenza e per il suo femminismo era lui.
publico.es
(traduzione di Lia Di Peri)
José Luis Sampedro non solo era una persona buona, simpatica, gentile e compassionevole,lucido economista, ottimo insegnante, intelligente analista critico della attuale politica e buon scrittore,ma era anche femminista. Ideologia che non pochi dei suoi esegeti dovrebbero avvalorare, visto che nulla risulta nell'elogio funebre che ho letto.
Ho conosciuto Sampedro in una intervista televisiva condotta da Mercedes Milá, nei giorni in cui questa riuniva personaggi del paese che avrebbero portato cultura ed intelligenza nei dibattiti televisivi e fu un amore a prima vista quel che sentì per lui, perché se lo meritava. Era incredibile in quei nefasti anni Ottanta che un uomo della sua età difendesse con la passione che lo caratterizzava, le idee più avanzate sulla condizione e i diritti della donna. Così è stato per tutta la sua vita.
Fu davvero generoso venire a casa mia, una soffitta nel centro di Madrid,avendo dovuto salire quattro piani a piedi,per fargli un'intervista da pubblicare nel numero dedicato all'amore nella rivista Potere e Libertà del Partito Femminista. Le sue risposte su tutte le delicate e importanti questioni circa i sentimenti, la sessualità, le relazioni tra donne e uomini e tra padri e figli furono le più riuscite ed originali tra tutte quelle datemi dai diversi intellettuali intervistati per quel numero. Non solamente perché accettava l'eguaglianza tra una donna ed un uomo, il diritto della donna ad una sessualità libera e gioiosa,al controllo delle nascite e all'interruzione della gravidanza non desiderata e rifiutava sdegnosamente il machismo dominante nella maggior parte degli uomini, ma perché era capace di comprendere la sensibilità femminile, le loro speranze e le frustrazioni e dolersi dell'oppressione che pativano le donne nel mondo intero, con una tenerezza che commoveva. Quell'intervista dovrebbe essere studiata nei college e nelle università, come insegnamento agli studenti e docenti,nelle quali tanti intellettuali che oggi mostrano un antifemminismo pecorone e ripetitivo.
Il suo femminismo era accoppiato e intrecciato - come dovrebbe essere - ai suoi principi rivoluzionari. Ricordo la notte che alcuni fedeli militanti ci riunimmo a Plaza de Colón per esprimere il nostro appoggio all'Esercito Zapatista del Messico che aveva fatto la sua prima apparizione pubblica. Ci parlò, con la sua caratteristica indignazione, del male intrinseco del sistema capitalista. E lo diceva dalla sua esperienza di cinquanta anni di cattedra in economia, dalle sue osservazioni e viaggi in numerosi paesi. E ci mise in guardia " Non aspettatevi niente dal capitalismo! Niente più che sfruttamento, guerra e morte! All'interno del capitalismo non si può chiedere nessuna giustizia, nessuna distribuzione della ricchezza, nessuna pietà per i più deboli". Ed egli che per la sua ascendenza familiare e per le sue relazioni sociali avrebbe potuto ottenere profitti politici, sociali ed economici, così come tanti personaggi di meno valore godono attualmente, fu sempre fedele alla sua ideologia, difese sempre pubblicamente le sue critiche ad un sistema, benedetto in tutte le cattedre e sedi e mai convenne, né tollerò la menzogna della propaganda ufficiale.
La sua coerenza con i pensieri e gli ideali che difendeva la di-mostrava con il suo comportamento. Quando l'ho incontrato aveva da poco perso la moglie e il profondo dolore che gli causò segnò per tutta la vita. Era stata la sua compagna,amante, amica e parlava di lei come pochi uomini sanno fare della moglie con la quale hanno vissuto per molti anni. Cambiò casa, perché mi confessò non sopportava di continuare nello stesso ambiente nel quale l'aveva avuta vicina, annegato nella solitudine e nella perdita della sua compagna. Mi raccontò come aveva scritto il romanzo La Sonrisa Etrusca, mentre la moglie era ricoverata in ospedale andandola a trovare e leggendole ciascun capitolo, di come lei si entusiasmava e commentava. La Sonrisa Etrusca, una deliziosa cronaca della evoluzione dell'uomo elementare e machista verso la comprensione delle questioni femminili ,analizza e critica, meglio di molti saggi,le radici del machismo e i conflitti tra i sessi .Io ho diffuso il suo lavoro tra le compagne femministe e la sua lettura generò adpti e amiche con le quali è rimasto in corrispondenza fino alla fine della sua vita.
Ma è nella sua opera più originale L'amante lesbica,che si esprime in tutta la sua profondità e trascendenza la complessità dei ruoli sessuali degli esseri umani. E' inaudito che un autore di ottant'anni,nella scagliosa Spagna di sempre,possa pensare e difendere i principi espressi nel romanzo, con la particolarità che chi scrive, lo fa in prima persona,senza che gli importi delle scandalizzate critiche che poteva ricevere dai più reazionari e misogini scrittori che formano la cupola dell'attuale letteratura spagnola. Ci felicitammo io e Carlos París, quella volta che abbiamo saputo dell'ammirazione che aveva suscitato in tanti lettori e lettrici ed egli, lucidamente ci ricordò che il criterio delle classi dominanti, compreso quello culturale, non corrisponde a larghi strati del popolo, molte volte più avanzati e rivoluzionari. Sia il movimento femminista,come quello LGBT, dovremmo rendergli quell'omaggio che con tanta tircheria è stato negato.
Da parte mia, ho reso il mio umile tributo dedicandogli la mia opera teatrale ¡Vamos a por Todas!ed egli mi ha ringraziato con una lettera che è un gioiello.
José Luis Sampedro si mostrava particolarmente irritato con le regole e i dogma della chiesa cattolica,soprattutto in relazione a divieti, la segregazione e il disprezzo con i quali tratta le donne e lo esprimeva in tutte le possibili occasioni, nelle conferenze, interviste e programmi televisivi, con una chiarezza e fermezza che non ha la maggior parte degli intellettuali e politici di sinistra del nostro paese, sempre così pusillanimi e melliflui nei loro giudizi sulla Chiesa.
José Luis Sampedro, fino alla fine ha sempre risposto alle mie lettere, sempre letto i miei libri. Di lui conservo come un tesoro l'elogio che mi fece quando lo chiamai la prima volta,per disturbarlo, chiedendogli di partecipare alle azioni che stavo organizzando, non negandomi nulla, perché era una persona che aveva sempre ammirato la mia coerenza.
Ma, l'ammirato e amato per la sua, per il suo coraggio,per la sua lucidità, per la sua indipendenza e per il suo femminismo era lui.
publico.es
(traduzione di Lia Di Peri)
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mercoledì 17 aprile 2013
Quelle donne immorali : le femministe
di Mercedes Rodríguez, docente di Psicologia dell'Università di Puerto Rico
Accusare di immoralità le donne in generale e le femministe in particolare è stato un referente in molte discussioni circa i diritti umani delle donne, nel corso della storia,in ogni tempo e in ogni luogo il mondo.
I paladini della morale politica e religiosa hanno messo in guardia la gente su ciò che chiamano le nostre " agende segrete" e le descrivono pericolose,perverse, promiscue, anti-famiglia,pedofile e "bestialiste" - atti in apparenza immorali. Non è un caso la "confusione", né l'insulto : bollare di immoralità una persona,un gruppo, una famiglia, è una grave offesa che mira ad annientare la dignità e credibilità di coloro che vengono attaccati. L'insulto è inoltre pianificato per paralizzare, mettere a tacere ed annullare le azioni.
Dagli anni '70 (per citare il tratto che ho più fresco nella memoria della partecipazione) le femministe sono state attaccate, giudicate, derise, scuoiate e in tanti modi perseguitate e represse per essersi espresse, riunite ed organizzate per denunciare i pregiudizi e le ingiustizie, per difendere il valore supremo della persona e per voler rivendicare i diritti di tutti gli esseri umani e delle umane. Mettendo in prospettiva le lotte sul corpo delle donne, penso all'agenda "delle immoralità"che abbiamo sviluppata e appoggiata nel corso degli ultimi 40 anni. Per grandi linee e senza pretesa di esaustività, nell'"agenda segreta" ho incluso:
- Convalidare le esperienze, le prospettive e le voci delle donne e loro importanza in tutti i settori dello sviluppo umano.
- Spiegare e promuovere nelle università e Centri di studio, così come nella gestione sociale e governativa, l'integrazione della prospettiva di genere: una nuova categoria di analisi, di ricerca, di discussione e di approccio, dalla quale si sono ripensati e trasformati tutti i saperi e le discipline accademiche che formano il modo di intendere la/le storia/e dell'umanità.
- Visibilizzare e denunciare le manifestazioni di discriminazione per ragioni di genere delle strutture patriarcali insieme ai diversi casi di violenza sessuale, collegandole con altre diseguaglianze, come la discriminazione nei confronti dei bambini, degli anziani; la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale che colpisce la vita di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, la discriminazione a causa della disabilità, razza, colore, origine, nazionalità o lo status di immigrazione ...
Promuovere emendamenti alla legislazione per superare le esclusioni nella loro lingua e le disposizioni e di chiarire e garantire l'inclusione nelle protezioni legali.
- Rivendicare l'uso di un linguaggio non sessista che elimini stereotipi e pregiudizi e proporre modelli che integrino la prospettiva di genere e dei diritti umani nei curricula e pratiche educative, che promuovano il rispetto per il valore e la dignità di tutte le persone e che coinvolgano gli individui e gruppi con l'"impegno" di costruire la pace con giustizia in tutti gli scenari di convivenza.
- Sostenere strategie globali,multidisciplinarie e multisettoriali per la prevenzione della discriminazione e la violenza e per la promozione della pace con giustizia.
- Denunciare la violenza machista e colonialista in tutte le sfere della vita, dal quotidiano allo strutturale esigendo il rispetto delle libertà civili, sociali e politiche e la piena partecipazione delle donne.
- Difendere il diritto alla salute e l'autonomia sessuale delle donne, compresi i loro diritti riproduttivi e il diritto alla pianificazione familiare, con accesso a tutti i servizi necessari prima, durante e dopo la gravidanza, così come il diritto di scegliere un aborto sicuro e legale, se deciderà di interromperla.
- Denunciare la femminilizzazione della povertà, esigire giustizia salariale ed economica, sostegno, alloggio, occupazione e opportunità di sviluppoper le capo-famiglia e le sue figlie e i figli.
- Combattere la violenza di genere nei media.
- Promuovere, pubblicare e distribuire materiale educativo (libri,giornali,volantini) su tematiche legate alle questioni di genere per l'orientamento e la formazione delle donne e della comunità.
- Favorire lo sviluppo di sensibilità, atteggiamenti e pratiche militanti delle "donne che aiutano le donne"nella denuncia di discriminazione, di violenza e disuguaglianze di genere e la promozione della benessere personale collettivo.
L'"immoralità" femminista oltrepassò i limiti cambiò la privacy e la pace familiare portò alla luce comportamenti come l'incesto e la violenza sessuale, psicologica e fisica nelle relazioni di coppia. Il personale diventò politico rivelando che le regole patriarcali di "casa dolce casa" stavano non solamente nascondendo la violenza ma anche la riproducevano.Si è scoperto che questa "tradizione di famiglia" ereditata, quasi di nascosto, di generazione in generazione provoca danni,spesso irreparabili, nelle famiglie più vulnerabili e, conseguentemente,di tutto l'intero tessuto sociale.
Grazie alle nostre "immorali" denunce abbiamo messo sotto accusa la promessa matrimoniale di stare insieme "finché morte non ci separi",sigillata dal rito religioso. Abbiamo rivelato che, per molte donne,questa promessa diventava una reale minaccia di morte per il comportamento, non molto cristiano,dei mariti aggresssori e ancor peggio,per l'indifferenza delle istituzioni sociali, religiose e giuridiche che,di fronte a segnali letali distolgono lo sguardo alleati del machismo istituzionalizzato nella famiglia tradizionale.
Nulla è stato nascosto. Tutto ciò che veniva occultato sotto il mantello dell'unità familiare è stato rivelato dalle testmonianze delle donne che trovavano nei progetti femministi la fiducia, il sostegno e la protezione per condividere le verità più intime e dolorose. Gli sguardi femministi si puntarono sulle richieste del rispetto per la vita delle donne, per la loro integrità e dignità, per la pace con giustizia. Di fronte ad un concetto patriarcale dell'amore di coppia e dell'unità familiare dove trovava ampio spazio la violenza, assumemmo una risposta inequivovabile di rifiuto.
Cambiare " il mondo" dal micro-spazio personale e familiare, così come gli spazi collettivi e politici diventò un imperativo della coscienza individuale e collettiva per le donne che trovavano nel femminismo i fondamenti etici, gli strumenti e la solidarietà per rifiutare la violenza di genere e promuovere la partecipazione delle donne e la pace con giustizia in tutti i settori.
(...)
Mentre il patriarcato difende l'integrità della famiglia ( con la violenza nascosta e banalizzata), il femminismo difende l'integrità della vita delle persone che costituiscono le famiglie.
Mentre il patriarcato vuole delegittimare ed escludere come famiglie quelle persone e coppie che non siano eterosessuali, il femminismo accoglie tutte le diversità e chiama all'amore e rispetto dei diritti umani di tutte le persone.
Mentre il patriarcato squalifica maternità e paternità esercitate responsabilmente e amorevolmente dalle coppie dello stesso sesso, il femminismo dà il benvenuto alla generosità e libertà dell'amore,sia biologico che non, che accoglie, protegge,cura, l'infanzia.
Mentre patriarcato sostiene di essere il custode e guardiano della morale sessuale di comodo che nasconde e la violenza ed esclude, il femminismo la denuncia ed assume l'etica sociale della solidarietà, l'etica della giustizia dell'inclusione e la difesa delle famiglie e di tutti i suoi membri con rispetto e senza violenza.
Ovviamente, le femministe, queste "donne immorali" hanno fatto qualcosa di brutto: hanno sovvertito il sistema e minacciano di fare la pace con giustizia; inoltre,amano, proteggono, difendono, accompagnano, sostengono,rinnovano e annunciano speranzose un altro modo di essere, umano e libero... è possibile.
" Brilleremo"...con tutte le diversità, tutte le voci,tutte le vite: siamo tutte e siamo "una donna".
Immoralmente imperdonabili!
80grados
(traduzione di Lia Di Peri)
Accusare di immoralità le donne in generale e le femministe in particolare è stato un referente in molte discussioni circa i diritti umani delle donne, nel corso della storia,in ogni tempo e in ogni luogo il mondo.
I paladini della morale politica e religiosa hanno messo in guardia la gente su ciò che chiamano le nostre " agende segrete" e le descrivono pericolose,perverse, promiscue, anti-famiglia,pedofile e "bestialiste" - atti in apparenza immorali. Non è un caso la "confusione", né l'insulto : bollare di immoralità una persona,un gruppo, una famiglia, è una grave offesa che mira ad annientare la dignità e credibilità di coloro che vengono attaccati. L'insulto è inoltre pianificato per paralizzare, mettere a tacere ed annullare le azioni.
Dagli anni '70 (per citare il tratto che ho più fresco nella memoria della partecipazione) le femministe sono state attaccate, giudicate, derise, scuoiate e in tanti modi perseguitate e represse per essersi espresse, riunite ed organizzate per denunciare i pregiudizi e le ingiustizie, per difendere il valore supremo della persona e per voler rivendicare i diritti di tutti gli esseri umani e delle umane. Mettendo in prospettiva le lotte sul corpo delle donne, penso all'agenda "delle immoralità"che abbiamo sviluppata e appoggiata nel corso degli ultimi 40 anni. Per grandi linee e senza pretesa di esaustività, nell'"agenda segreta" ho incluso:
- Convalidare le esperienze, le prospettive e le voci delle donne e loro importanza in tutti i settori dello sviluppo umano.
- Spiegare e promuovere nelle università e Centri di studio, così come nella gestione sociale e governativa, l'integrazione della prospettiva di genere: una nuova categoria di analisi, di ricerca, di discussione e di approccio, dalla quale si sono ripensati e trasformati tutti i saperi e le discipline accademiche che formano il modo di intendere la/le storia/e dell'umanità.
- Visibilizzare e denunciare le manifestazioni di discriminazione per ragioni di genere delle strutture patriarcali insieme ai diversi casi di violenza sessuale, collegandole con altre diseguaglianze, come la discriminazione nei confronti dei bambini, degli anziani; la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale che colpisce la vita di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, la discriminazione a causa della disabilità, razza, colore, origine, nazionalità o lo status di immigrazione ...
Promuovere emendamenti alla legislazione per superare le esclusioni nella loro lingua e le disposizioni e di chiarire e garantire l'inclusione nelle protezioni legali.
- Rivendicare l'uso di un linguaggio non sessista che elimini stereotipi e pregiudizi e proporre modelli che integrino la prospettiva di genere e dei diritti umani nei curricula e pratiche educative, che promuovano il rispetto per il valore e la dignità di tutte le persone e che coinvolgano gli individui e gruppi con l'"impegno" di costruire la pace con giustizia in tutti gli scenari di convivenza.
- Sostenere strategie globali,multidisciplinarie e multisettoriali per la prevenzione della discriminazione e la violenza e per la promozione della pace con giustizia.
- Denunciare la violenza machista e colonialista in tutte le sfere della vita, dal quotidiano allo strutturale esigendo il rispetto delle libertà civili, sociali e politiche e la piena partecipazione delle donne.
- Difendere il diritto alla salute e l'autonomia sessuale delle donne, compresi i loro diritti riproduttivi e il diritto alla pianificazione familiare, con accesso a tutti i servizi necessari prima, durante e dopo la gravidanza, così come il diritto di scegliere un aborto sicuro e legale, se deciderà di interromperla.
- Denunciare la femminilizzazione della povertà, esigire giustizia salariale ed economica, sostegno, alloggio, occupazione e opportunità di sviluppoper le capo-famiglia e le sue figlie e i figli.
- Combattere la violenza di genere nei media.
- Promuovere, pubblicare e distribuire materiale educativo (libri,giornali,volantini) su tematiche legate alle questioni di genere per l'orientamento e la formazione delle donne e della comunità.
- Favorire lo sviluppo di sensibilità, atteggiamenti e pratiche militanti delle "donne che aiutano le donne"nella denuncia di discriminazione, di violenza e disuguaglianze di genere e la promozione della benessere personale collettivo.
L'"immoralità" femminista oltrepassò i limiti cambiò la privacy e la pace familiare portò alla luce comportamenti come l'incesto e la violenza sessuale, psicologica e fisica nelle relazioni di coppia. Il personale diventò politico rivelando che le regole patriarcali di "casa dolce casa" stavano non solamente nascondendo la violenza ma anche la riproducevano.Si è scoperto che questa "tradizione di famiglia" ereditata, quasi di nascosto, di generazione in generazione provoca danni,spesso irreparabili, nelle famiglie più vulnerabili e, conseguentemente,di tutto l'intero tessuto sociale.
Grazie alle nostre "immorali" denunce abbiamo messo sotto accusa la promessa matrimoniale di stare insieme "finché morte non ci separi",sigillata dal rito religioso. Abbiamo rivelato che, per molte donne,questa promessa diventava una reale minaccia di morte per il comportamento, non molto cristiano,dei mariti aggresssori e ancor peggio,per l'indifferenza delle istituzioni sociali, religiose e giuridiche che,di fronte a segnali letali distolgono lo sguardo alleati del machismo istituzionalizzato nella famiglia tradizionale.
Nulla è stato nascosto. Tutto ciò che veniva occultato sotto il mantello dell'unità familiare è stato rivelato dalle testmonianze delle donne che trovavano nei progetti femministi la fiducia, il sostegno e la protezione per condividere le verità più intime e dolorose. Gli sguardi femministi si puntarono sulle richieste del rispetto per la vita delle donne, per la loro integrità e dignità, per la pace con giustizia. Di fronte ad un concetto patriarcale dell'amore di coppia e dell'unità familiare dove trovava ampio spazio la violenza, assumemmo una risposta inequivovabile di rifiuto.
Cambiare " il mondo" dal micro-spazio personale e familiare, così come gli spazi collettivi e politici diventò un imperativo della coscienza individuale e collettiva per le donne che trovavano nel femminismo i fondamenti etici, gli strumenti e la solidarietà per rifiutare la violenza di genere e promuovere la partecipazione delle donne e la pace con giustizia in tutti i settori.
(...)
Mentre il patriarcato difende l'integrità della famiglia ( con la violenza nascosta e banalizzata), il femminismo difende l'integrità della vita delle persone che costituiscono le famiglie.
Mentre il patriarcato vuole delegittimare ed escludere come famiglie quelle persone e coppie che non siano eterosessuali, il femminismo accoglie tutte le diversità e chiama all'amore e rispetto dei diritti umani di tutte le persone.
Mentre il patriarcato squalifica maternità e paternità esercitate responsabilmente e amorevolmente dalle coppie dello stesso sesso, il femminismo dà il benvenuto alla generosità e libertà dell'amore,sia biologico che non, che accoglie, protegge,cura, l'infanzia.
Mentre patriarcato sostiene di essere il custode e guardiano della morale sessuale di comodo che nasconde e la violenza ed esclude, il femminismo la denuncia ed assume l'etica sociale della solidarietà, l'etica della giustizia dell'inclusione e la difesa delle famiglie e di tutti i suoi membri con rispetto e senza violenza.
Ovviamente, le femministe, queste "donne immorali" hanno fatto qualcosa di brutto: hanno sovvertito il sistema e minacciano di fare la pace con giustizia; inoltre,amano, proteggono, difendono, accompagnano, sostengono,rinnovano e annunciano speranzose un altro modo di essere, umano e libero... è possibile.
" Brilleremo"...con tutte le diversità, tutte le voci,tutte le vite: siamo tutte e siamo "una donna".
Immoralmente imperdonabili!
80grados
(traduzione di Lia Di Peri)
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lunedì 15 aprile 2013
Wounded Knee e la memoria collettiva
Capo Joseph Brings Plenty*
The New York Times
La parola sioux lakota takini significa " morire e tornare", però spesso la si traduce semplicemente come " sopravvivere". E'una parola sacra che è stata per molto tempo associata con il massacro perpetrato dai soldati del Settimo Reggimento di Cavalleria degli Stati Uniti contro un gran numero di uomini,donne e bambini inermi Lakota, nell'inverno del 1890.
Wounded Knee è stata definita l'ultima battaglia della guerra americana contro i popoli nativi. Ma non fu una battaglia, fu un massacro.
Le truppe dell'esercito intercettarono e catturarono un gruppo di centinaia di Lakota sotto la guida di Big Foot, un capo dei Sioux Mnicoujou,mentre si dirigevano alla Riserva di Pine Ridge in cerca di cibo e riparo.Dopo aver passato la notte bevendo,la mattina successiva quando le camicie azzurre stavano disarmando i guerrieri lakota partì un colpo.I soldati aprirono il fuoco con i loro fucili Hotchkiss. Rimasero uccisi, circa 150 Lakota,anche se altre stime parlano di 300 e più.
La nostra lotta per sopravvivere come popolo continua ancora oggi, per preservare non solo la nostra cultura e la nostra lingua, ma anche la nostra storia e la nostra terra. Anche se attualmente vivo ad ovest della Riserva Indiana del Río Cheyenne sono cresciuto a Pine Ridge,con la mia gente Oglala, a pochi chilometri da Wounded Knee. Un membro della mia famiglia è sopravvissuto al massacro, tutti gli altri sono morti.
La carneficina continua a suscitare grande emozione tra il nostro popolo - ricordi di corpi assiderati e in forme contorte, di coloro che furono inseguiti e uccisi mentre scappavano e di quelli che fuggirono nel freddo glaciale per le pianure battute dal vento.Queste storie, tramandate dagli antenati vivono in noi.
Una storia che mi ricordo chiaramente, me la raccontò quando avevo 8 anni, un'anziana, la cui madre da piccola sopravvisse al massacro. La madre le raccontò che quando cominciarono a volare proiettili, sua madre l'ha protetta con il proprio corpo. In quel momento un giovane guerriero a cavallo la sollevò tra le su braccia allontanandola dal pericolo. Quando la piccola si voltò indietro, vide la madre cadere con il petto lacerato dai proiettili. Mi disse che sempre ricordato il sapore salato delle lacrime. L'anziana nativa mi raccontò questo, dopo che avevo preso una saliera. Il sale da sempre era associato alla madre.
Ci sono molte storie come questa. Il potere spirituale di Wounded Knee spiega perché i membri del Movimento dei Nativi Americani tornarono sul posto nel 1973 per richiamare l'attenzione sull'ingiustizia economica e culturale commessa contro i nostri fratelli e le nostre sorelle dei popoli nativi.
Adesso, la nostra eredità è in pericolo di ridursi ad una transazione immobiliare: un altro lotto della nostra terra va al miglior offerente.
Le urla degli assassinati tuttavia riecheggiano tra le colline, le grida che risuonano nei nostri cuori ogni giorno della nostra vita.Ma, forse, saranno soffocate con i bulldozer e con il tintinnio delle monete commerciali.
Wounded Knee è passato dal controllo del popolo Oglala a mani private, attraverso un processo conosciuto come parcellizzazione, che è iniziato alla fine del del XIX secolo, con la quale il governo federale ha diviso la terra tra gli indigeni e ha consegnato altre particelle a soggetti esterni alla comunità. Lo scopo era quello di trasferire il controllo delle nostre terre collettive ad altre persone e insegnare ai Lakota e ad altri popoli nativi il concetto estraneo di proprietà privata.Per noi, questa misura era semplicemente un'altra forma di furto.Il proprietario del sito di Wounded Knee che detiene il titolo di proprietà del lotto di 40 acri dal 1968, vuole venderlo per 3.9 milioni di dollari. Se gli Oglalas di Pine Ridge non lo compreranno entro il 1° maggio verrà messo all'asta.
La Riserva di Pine Ridge è uno dei luoghi più poveri degli Stati Uniti e gli Oglala sono afflitti da debiti, quindi sarà molto difficile ottenere questa quantità di denaro. Gli anziani giustamente chiedono, perché dovrebbero pagare. Il governo federale dovrebbe comprare questa terra e il presidente Obama dovrebbe ordinare che lo si preservi come monumento nazionale, come ha fatto il mese scorso con cinque siti federali del paese, tra cui uno in Maryland in onore di Harriet Tubman e la Underground Railroad.
Il luogo della strage ha un significato di grande importanza non solo per il popolo Lakota, ma per tutti i popoli nativi e degli abitanti del paese. Wounded Knee deve rimanere un luogo sacro nel quale le voci dei danzatori degli spiriti che da oltre un secolo danzano per il ritorno delle antiche forme di vita, continuino a risuonare tra i pini; nel quale gli spiriti dei grandi continuino a camminare per le colline. E nel quale Takini conservi il suo significato: la sopravvivenza della memoria collettiva.
Jefe Joseph Brings Plenty* ex direttore della tribù Sioux, docente di cultura Lakota nella scuola Takini della Riserva Indigena di Rio Cheyenne.
rebelion.org
(traduzione in italiano di Lia Di Peri)
The New York Times
La parola sioux lakota takini significa " morire e tornare", però spesso la si traduce semplicemente come " sopravvivere". E'una parola sacra che è stata per molto tempo associata con il massacro perpetrato dai soldati del Settimo Reggimento di Cavalleria degli Stati Uniti contro un gran numero di uomini,donne e bambini inermi Lakota, nell'inverno del 1890.
Wounded Knee è stata definita l'ultima battaglia della guerra americana contro i popoli nativi. Ma non fu una battaglia, fu un massacro.
Le truppe dell'esercito intercettarono e catturarono un gruppo di centinaia di Lakota sotto la guida di Big Foot, un capo dei Sioux Mnicoujou,mentre si dirigevano alla Riserva di Pine Ridge in cerca di cibo e riparo.Dopo aver passato la notte bevendo,la mattina successiva quando le camicie azzurre stavano disarmando i guerrieri lakota partì un colpo.I soldati aprirono il fuoco con i loro fucili Hotchkiss. Rimasero uccisi, circa 150 Lakota,anche se altre stime parlano di 300 e più.
La nostra lotta per sopravvivere come popolo continua ancora oggi, per preservare non solo la nostra cultura e la nostra lingua, ma anche la nostra storia e la nostra terra. Anche se attualmente vivo ad ovest della Riserva Indiana del Río Cheyenne sono cresciuto a Pine Ridge,con la mia gente Oglala, a pochi chilometri da Wounded Knee. Un membro della mia famiglia è sopravvissuto al massacro, tutti gli altri sono morti.
La carneficina continua a suscitare grande emozione tra il nostro popolo - ricordi di corpi assiderati e in forme contorte, di coloro che furono inseguiti e uccisi mentre scappavano e di quelli che fuggirono nel freddo glaciale per le pianure battute dal vento.Queste storie, tramandate dagli antenati vivono in noi.
Una storia che mi ricordo chiaramente, me la raccontò quando avevo 8 anni, un'anziana, la cui madre da piccola sopravvisse al massacro. La madre le raccontò che quando cominciarono a volare proiettili, sua madre l'ha protetta con il proprio corpo. In quel momento un giovane guerriero a cavallo la sollevò tra le su braccia allontanandola dal pericolo. Quando la piccola si voltò indietro, vide la madre cadere con il petto lacerato dai proiettili. Mi disse che sempre ricordato il sapore salato delle lacrime. L'anziana nativa mi raccontò questo, dopo che avevo preso una saliera. Il sale da sempre era associato alla madre.
Ci sono molte storie come questa. Il potere spirituale di Wounded Knee spiega perché i membri del Movimento dei Nativi Americani tornarono sul posto nel 1973 per richiamare l'attenzione sull'ingiustizia economica e culturale commessa contro i nostri fratelli e le nostre sorelle dei popoli nativi.
Adesso, la nostra eredità è in pericolo di ridursi ad una transazione immobiliare: un altro lotto della nostra terra va al miglior offerente.
Le urla degli assassinati tuttavia riecheggiano tra le colline, le grida che risuonano nei nostri cuori ogni giorno della nostra vita.Ma, forse, saranno soffocate con i bulldozer e con il tintinnio delle monete commerciali.
Wounded Knee è passato dal controllo del popolo Oglala a mani private, attraverso un processo conosciuto come parcellizzazione, che è iniziato alla fine del del XIX secolo, con la quale il governo federale ha diviso la terra tra gli indigeni e ha consegnato altre particelle a soggetti esterni alla comunità. Lo scopo era quello di trasferire il controllo delle nostre terre collettive ad altre persone e insegnare ai Lakota e ad altri popoli nativi il concetto estraneo di proprietà privata.Per noi, questa misura era semplicemente un'altra forma di furto.Il proprietario del sito di Wounded Knee che detiene il titolo di proprietà del lotto di 40 acri dal 1968, vuole venderlo per 3.9 milioni di dollari. Se gli Oglalas di Pine Ridge non lo compreranno entro il 1° maggio verrà messo all'asta.
La Riserva di Pine Ridge è uno dei luoghi più poveri degli Stati Uniti e gli Oglala sono afflitti da debiti, quindi sarà molto difficile ottenere questa quantità di denaro. Gli anziani giustamente chiedono, perché dovrebbero pagare. Il governo federale dovrebbe comprare questa terra e il presidente Obama dovrebbe ordinare che lo si preservi come monumento nazionale, come ha fatto il mese scorso con cinque siti federali del paese, tra cui uno in Maryland in onore di Harriet Tubman e la Underground Railroad.
Il luogo della strage ha un significato di grande importanza non solo per il popolo Lakota, ma per tutti i popoli nativi e degli abitanti del paese. Wounded Knee deve rimanere un luogo sacro nel quale le voci dei danzatori degli spiriti che da oltre un secolo danzano per il ritorno delle antiche forme di vita, continuino a risuonare tra i pini; nel quale gli spiriti dei grandi continuino a camminare per le colline. E nel quale Takini conservi il suo significato: la sopravvivenza della memoria collettiva.
Jefe Joseph Brings Plenty* ex direttore della tribù Sioux, docente di cultura Lakota nella scuola Takini della Riserva Indigena di Rio Cheyenne.
rebelion.org
(traduzione in italiano di Lia Di Peri)
venerdì 12 aprile 2013
Neo-machismi: nuove aggressioni, nuove risposte
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un ulteriore rafforzamento dei discorsi machisti che relativizzano e avallano in forma esplicita o sottile le diseguaglianze di genere, la violenza contro le donne e le sessualità normative.
(...)
Questa nuova ondata di discorsi sessisti si inseriscono nel contesto di femminilizzazione della povertà e consolidamento del capitalismo con significativi tagli nelle politiche di parità.
Ma cos'ha di "nuovo" questo machismo? Diversi analist* concordano sul fatto che questi discorsi non sono per nulla nuovi, ma sono il risultato dell'aggornamento attraverso modalità e canali diversi della logica patriarcale di dominio e di sfruttamento piuttosto consolidata nel tempo. Una logica che continua ad operare attraverso i canali tradizionali ai quali si aggungono adesso i nuovi media nel regno del virtuale (blog, social network, piattaforme, forum).
Le analisi femministe coincidono con queste analisi sociali sul machismo che sono in parte una reazione alla creazione e sviluppo delle politiche di uguaglianza (leggi sull'aborto, leggi contro la violenza di genere, leggi del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ecc.), ma soprattutto costituiscono una risposta sociale al cambiamento nelle relazioni di genere che, grazie ai movimenti femministi ha portato a maggiori quote di uguaglianza/libertà per le donne.
Mutazioni del Patriarcato: nuovi attacchi machisti.
Come segnalano Nieves Salobral y Soraya G. Guerrero nell'articolo " Violenza machista a dibattito" i discorsi neo-machisti hanno in comune una minimizzazione dell'importanza della violenza maschile e della diseguaglianza strutturale tra uomini e donne, una costante critica alle politiche di parità istituzionale ed un importante messa in discussione degli atteggiamenti delle donne e femministe alle quali si addossa la responsabilità della reazione aggressiva degli uomini. In più, dichiarano che il contesto è fortemente favorevole alle donne e arrivano a percepire l'uomo come una vittima degli eccessi femminili e della lotta per la libertà delle donne.
L'associazione Ioé, nello studio sugli atteggiamenti della popolazione di fronte alla violenza di genere in Spagna,distingue tra "machismo risentito", "difensivo", "magnanimo e antiautoritario"e "egualitarista irrilevante". All'incrocio con questa classificazione possiamo distinguere diverse articolazioni delle risposte sessiste alle lotte femministe:
Da un lato, abbiamo movimenti di uomini presumibilmente colpiti dalle leggi di genere. Le diverse associazioni che confermano questi movimenti insieme a gruppi di uomini divorziati e per l'affidamento congiunto riassumono il modo con il quale il patriarcato si ri-articola nel contesto della crisi capitalista e di instabilità dei legami familiari tradizionali.
Nuovi miti, come le false accuse di violenza di genere o della PAS sono tutta "una risposta
neomachista per fronteggiare penalmente la violenza" come afferma la psicologa Fátima Urzanqui che si aggiunge ai vecchi discorsi sulla violenza machista. In questo caso risultano paradigmatiche le recenti dichiarazioni del deputato spagnolo dell'UPD, Toni Cantó,che si fa così "portavoce dei discorsi neo-machisti" o di proposte così misogine, androcentrici e antifemministi come quelle del sedicente Ministero dell'equilibrio.
In linea con i precedenti troviamo piattaforme cattoliche e / o di destra che hanno coniato il concetto di "ideologia di genere"per far riferimento ad una presunta offensiva di de-binarizzazione della popolazione (diluendo la divisione "naturale" tra uomini e donne), attacco all'eterosessualità, minaccia alla famiglia nucleare e distruzione dei "legittimi" valori (cattolici).
In questo senso vi è un tentativo continuo di appropriazione del concetto "femminismo"per disattivare la sua connotazione sovversiva ed associarlo ad un'acritica ed insipida "uguaglianza" dei diritti e delle opportunità che non considera le relazioni di potere genderizzate né l'organizzazione eteropatriarcale delle società.
(...) Risulta molto interessante, ma anche problematico assistere al modo in cui si stanno sviluppando tutta una serie di teorie cospirazioniste sulle origini e sviluppo dei movimenti femministi che sono identificati come delle lobby o si arriva ad associarli a Rockefeller o ad organizzazioni come la CIA.
Queste teorie complottiste profondamente antifemministe si stanno anche sviluppando, anche se in modo relativamente marginale,nei movimenti sociali autonomi. Autor* di dubbia credibilità con la feroce critica al femminismo di Stato (nel quale includono tutto il femminismo) associano il movimento femminista allo sviluppo del capitalismo e sfruttamento, arrivando ad identificare il femminicidio con lo "sterminio delle donne "che, dicono, realizzi lo stesso femminismo.
D'altra parte, nella sfera del virtuale troviamo non solamente discorsi chiaramente machisti e di consenso e oppressione sessista, ma anche tutta una serie di aggressioni virtuali più o meno organizzate (messaggi offensivi e umilianti, minacce di violenza fisica e sessuale) contro donne femministe che svolgono una importante attività politica nella Rete. In questa direzione, casi come la moletia sofferta da Anita Sarkeesian negli USa,in ragione del suo progetto “Feminist Frequency” o nel contesto spagnolo ,il caso di Alicia Murillo che dal sito Forocoches ha aperto il dibattito su come affrontare i " "cyber-attacchi" e come sviluppare nuove strategie dai femminismi.
A livello più spontaneo e senza un'organizzazione espressamente politica troviamo i trolls sessist iche agiscono individualmente o collettivamente in Rete. Forum, facebook, twitter, youtube, blog e anche l'e-mail sono i loro canali di aggressione. Secondo l'esaustivo articolo " Trol machista, astiosi virtuali "l'anonimato, la tolleranza al troll che si ha nella rete, la difficoltà nello stabilire i limiti al "trollismo" e la minaccia sono alcuni fattori che rendono gli ambienti virtuali un campo fertile per il trol machista".Tra i trolls vi sono differenze significative, ma possiamo grosso modo classificarli di due tipi : Forococheros e buonisti.
I primi(che prendono il nome dal forum di provenienza) sono troll che localizzano e diffondono pubblicazioni e progetti femministi nella rete affinché i loro utenti accorrano in massa a boicottare l'iniziativa. Questi troll fanno discorsi violenti, volgari e apertamente machista" "quello che vi serve è un buon cazzo", "puttane", "depilati", a lavare"ecc. Allo stesso modo usano cliché triti e ritriti contro le femministe, come " grasse amareggiate" "lesbiche", "pelose", "streghe","malscopate" ecc..
Che succede quando i discorsi non provengono dalla destra, dalla Chiesa o dalla socialdemocrazia, ma dall'altro lato del campo di battaglia, che sono spazi liberali, di sinistra o dei movimenti sociali, presumibilmente legati al femminismo? Abbiamo i trolls benpensanti, politicamente corretti o " buonisti".
Questi troll non agiscono in massa, ma individualmente, ma tutti condividono lo stesso discorso, con poche sfumature tra loro. I loro interventi sono più elaborati, lunghi e raffinati e pretendono di avere più spessore intellettuali dei troll forococheros. Una delle loro caratteristiche principali è che eseguono una chiamata per salvare le forme. Sotto il ricorrente " Ti parlo con rispetto" si coprono le spalle contro una possibile forte risposta femminista, che abitualmente identificano come attacco, insulto o, nel caso che non gli si dedichi tutta l'energia e il tempo che essi vogliono, viltà.
I buonisti usano fare un discorso progressista che condanna il machismo più marcio e recalcitrante in alcuni casi è anche legato alla politiche di parità,però difettano di conoscenza sulla teoria e pratica femminista. Tuttavia, si sentono autorizzati a dare lezione, giudicare e mettere in discussione le strategie e forme di espressione delle femministe. Collezionano un argomentario fondato su topici e nozioni che negano le relazioni di potere e di dominio patriarcale preesistente " tutti siamo uguali" " io non guardo al genere, ma alla persona" "voglio l'armonia tra i sessi".
Nonostante questo discorso sia stato ripetuto fino alla nausea alle femministe, per pacificare le loro lotte e strategie, ad essi appare sempre originale, innovativo e illuminante.
Abitualmente attaccano alcune femministe con termini come "radicale", "embrista" o "estremista" e sostengono che esse realizzano un machismo inverso ("perché il femminismo non è quello vostro, ma un movimento molto dignitoso, che si batte per la parità") o riducono la lotta femminista ad una mera guerra tra i sessi.
Alcune frasi e luoghi comuni del machista "buonista"
"In questo modo, non va bene", "Così non arrivate alla gente", "State macchiando l'immagine del femminismo" "il vero e corretto femminismo è...", "Io credo nella parità, nelle persone,non in questo nazifemminismo/embrismo", "Sono d'accordo con ciò che dici, ma..." e soprattutto" parlo con rispetto".
Vediamo come si produce un aggiornamento dei classici aggettivi per delegittimare le femministe (pazza, isterica, strega, cattiva, cagna) attraverso l'impiego reiterato di altri termini: nazifemministe, embriste, anti-uomini,radicali, estremiste o violente. Un'analisi interessante per capire come il concetto di "embrismo" sta operando - come antecedentemente fece il termine "femminismo"- per dividere le femministe in buone e cattive lo troviamo nell'intestazione " 3 giorni: nazi-femministe e hembristas".
Continua.
diagonalperiodico.net
(traduzione di Lia Di Peri)
(...)
Questa nuova ondata di discorsi sessisti si inseriscono nel contesto di femminilizzazione della povertà e consolidamento del capitalismo con significativi tagli nelle politiche di parità.
Ma cos'ha di "nuovo" questo machismo? Diversi analist* concordano sul fatto che questi discorsi non sono per nulla nuovi, ma sono il risultato dell'aggornamento attraverso modalità e canali diversi della logica patriarcale di dominio e di sfruttamento piuttosto consolidata nel tempo. Una logica che continua ad operare attraverso i canali tradizionali ai quali si aggungono adesso i nuovi media nel regno del virtuale (blog, social network, piattaforme, forum).
Le analisi femministe coincidono con queste analisi sociali sul machismo che sono in parte una reazione alla creazione e sviluppo delle politiche di uguaglianza (leggi sull'aborto, leggi contro la violenza di genere, leggi del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ecc.), ma soprattutto costituiscono una risposta sociale al cambiamento nelle relazioni di genere che, grazie ai movimenti femministi ha portato a maggiori quote di uguaglianza/libertà per le donne.
Mutazioni del Patriarcato: nuovi attacchi machisti.
Come segnalano Nieves Salobral y Soraya G. Guerrero nell'articolo " Violenza machista a dibattito" i discorsi neo-machisti hanno in comune una minimizzazione dell'importanza della violenza maschile e della diseguaglianza strutturale tra uomini e donne, una costante critica alle politiche di parità istituzionale ed un importante messa in discussione degli atteggiamenti delle donne e femministe alle quali si addossa la responsabilità della reazione aggressiva degli uomini. In più, dichiarano che il contesto è fortemente favorevole alle donne e arrivano a percepire l'uomo come una vittima degli eccessi femminili e della lotta per la libertà delle donne.
L'associazione Ioé, nello studio sugli atteggiamenti della popolazione di fronte alla violenza di genere in Spagna,distingue tra "machismo risentito", "difensivo", "magnanimo e antiautoritario"e "egualitarista irrilevante". All'incrocio con questa classificazione possiamo distinguere diverse articolazioni delle risposte sessiste alle lotte femministe:
Da un lato, abbiamo movimenti di uomini presumibilmente colpiti dalle leggi di genere. Le diverse associazioni che confermano questi movimenti insieme a gruppi di uomini divorziati e per l'affidamento congiunto riassumono il modo con il quale il patriarcato si ri-articola nel contesto della crisi capitalista e di instabilità dei legami familiari tradizionali.
Nuovi miti, come le false accuse di violenza di genere o della PAS sono tutta "una risposta
neomachista per fronteggiare penalmente la violenza" come afferma la psicologa Fátima Urzanqui che si aggiunge ai vecchi discorsi sulla violenza machista. In questo caso risultano paradigmatiche le recenti dichiarazioni del deputato spagnolo dell'UPD, Toni Cantó,che si fa così "portavoce dei discorsi neo-machisti" o di proposte così misogine, androcentrici e antifemministi come quelle del sedicente Ministero dell'equilibrio.
In linea con i precedenti troviamo piattaforme cattoliche e / o di destra che hanno coniato il concetto di "ideologia di genere"per far riferimento ad una presunta offensiva di de-binarizzazione della popolazione (diluendo la divisione "naturale" tra uomini e donne), attacco all'eterosessualità, minaccia alla famiglia nucleare e distruzione dei "legittimi" valori (cattolici).
In questo senso vi è un tentativo continuo di appropriazione del concetto "femminismo"per disattivare la sua connotazione sovversiva ed associarlo ad un'acritica ed insipida "uguaglianza" dei diritti e delle opportunità che non considera le relazioni di potere genderizzate né l'organizzazione eteropatriarcale delle società.
(...) Risulta molto interessante, ma anche problematico assistere al modo in cui si stanno sviluppando tutta una serie di teorie cospirazioniste sulle origini e sviluppo dei movimenti femministi che sono identificati come delle lobby o si arriva ad associarli a Rockefeller o ad organizzazioni come la CIA.
Queste teorie complottiste profondamente antifemministe si stanno anche sviluppando, anche se in modo relativamente marginale,nei movimenti sociali autonomi. Autor* di dubbia credibilità con la feroce critica al femminismo di Stato (nel quale includono tutto il femminismo) associano il movimento femminista allo sviluppo del capitalismo e sfruttamento, arrivando ad identificare il femminicidio con lo "sterminio delle donne "che, dicono, realizzi lo stesso femminismo.
D'altra parte, nella sfera del virtuale troviamo non solamente discorsi chiaramente machisti e di consenso e oppressione sessista, ma anche tutta una serie di aggressioni virtuali più o meno organizzate (messaggi offensivi e umilianti, minacce di violenza fisica e sessuale) contro donne femministe che svolgono una importante attività politica nella Rete. In questa direzione, casi come la moletia sofferta da Anita Sarkeesian negli USa,in ragione del suo progetto “Feminist Frequency” o nel contesto spagnolo ,il caso di Alicia Murillo che dal sito Forocoches ha aperto il dibattito su come affrontare i " "cyber-attacchi" e come sviluppare nuove strategie dai femminismi.
A livello più spontaneo e senza un'organizzazione espressamente politica troviamo i trolls sessist iche agiscono individualmente o collettivamente in Rete. Forum, facebook, twitter, youtube, blog e anche l'e-mail sono i loro canali di aggressione. Secondo l'esaustivo articolo " Trol machista, astiosi virtuali "l'anonimato, la tolleranza al troll che si ha nella rete, la difficoltà nello stabilire i limiti al "trollismo" e la minaccia sono alcuni fattori che rendono gli ambienti virtuali un campo fertile per il trol machista".Tra i trolls vi sono differenze significative, ma possiamo grosso modo classificarli di due tipi : Forococheros e buonisti.
I primi(che prendono il nome dal forum di provenienza) sono troll che localizzano e diffondono pubblicazioni e progetti femministi nella rete affinché i loro utenti accorrano in massa a boicottare l'iniziativa. Questi troll fanno discorsi violenti, volgari e apertamente machista" "quello che vi serve è un buon cazzo", "puttane", "depilati", a lavare"ecc. Allo stesso modo usano cliché triti e ritriti contro le femministe, come " grasse amareggiate" "lesbiche", "pelose", "streghe","malscopate" ecc..
Che succede quando i discorsi non provengono dalla destra, dalla Chiesa o dalla socialdemocrazia, ma dall'altro lato del campo di battaglia, che sono spazi liberali, di sinistra o dei movimenti sociali, presumibilmente legati al femminismo? Abbiamo i trolls benpensanti, politicamente corretti o " buonisti".
Questi troll non agiscono in massa, ma individualmente, ma tutti condividono lo stesso discorso, con poche sfumature tra loro. I loro interventi sono più elaborati, lunghi e raffinati e pretendono di avere più spessore intellettuali dei troll forococheros. Una delle loro caratteristiche principali è che eseguono una chiamata per salvare le forme. Sotto il ricorrente " Ti parlo con rispetto" si coprono le spalle contro una possibile forte risposta femminista, che abitualmente identificano come attacco, insulto o, nel caso che non gli si dedichi tutta l'energia e il tempo che essi vogliono, viltà.
I buonisti usano fare un discorso progressista che condanna il machismo più marcio e recalcitrante in alcuni casi è anche legato alla politiche di parità,però difettano di conoscenza sulla teoria e pratica femminista. Tuttavia, si sentono autorizzati a dare lezione, giudicare e mettere in discussione le strategie e forme di espressione delle femministe. Collezionano un argomentario fondato su topici e nozioni che negano le relazioni di potere e di dominio patriarcale preesistente " tutti siamo uguali" " io non guardo al genere, ma alla persona" "voglio l'armonia tra i sessi".
Nonostante questo discorso sia stato ripetuto fino alla nausea alle femministe, per pacificare le loro lotte e strategie, ad essi appare sempre originale, innovativo e illuminante.
Abitualmente attaccano alcune femministe con termini come "radicale", "embrista" o "estremista" e sostengono che esse realizzano un machismo inverso ("perché il femminismo non è quello vostro, ma un movimento molto dignitoso, che si batte per la parità") o riducono la lotta femminista ad una mera guerra tra i sessi.
Alcune frasi e luoghi comuni del machista "buonista"
"In questo modo, non va bene", "Così non arrivate alla gente", "State macchiando l'immagine del femminismo" "il vero e corretto femminismo è...", "Io credo nella parità, nelle persone,non in questo nazifemminismo/embrismo", "Sono d'accordo con ciò che dici, ma..." e soprattutto" parlo con rispetto".
Vediamo come si produce un aggiornamento dei classici aggettivi per delegittimare le femministe (pazza, isterica, strega, cattiva, cagna) attraverso l'impiego reiterato di altri termini: nazifemministe, embriste, anti-uomini,radicali, estremiste o violente. Un'analisi interessante per capire come il concetto di "embrismo" sta operando - come antecedentemente fece il termine "femminismo"- per dividere le femministe in buone e cattive lo troviamo nell'intestazione " 3 giorni: nazi-femministe e hembristas".
Continua.
diagonalperiodico.net
(traduzione di Lia Di Peri)
martedì 12 febbraio 2013
Perché sono un uomo femminista
Come un uomo è passato da aggressore a difensore dei diritti delle donne.
di Byron Hurt*
Quando ero piccolo, mio padre e mia madre discutevano molto. Certe mattine mi svegliavo al suono allarmante delle grida dei miei genitori.La discussione continuava fino a quando mio padre urlava: "E' questo è tutto!Non voglio continuare più a parlare di questo". La disputa finiva lì. Mia madre non ha mai avuto l'ultima parola. Le urla di mio padre facevano rabbrividire mi madre; io volevo fare qualcosa per fermare la furia contro di lei. In quei momenti, mi sentivo impotente perché ero troppo giovane per affrontare mio padre. Ho imparato presto che la forza e il potere intimidivano mia madre. Non ho mai visto mio padre colpirla, ma ho assistito ai dannosi colpi verbali che cadevano sulla psiche di mia madre.
Mio padre non maltrattava sempre di mia madre, ma quando lo faceva, mi identificavo con il suo dolore,non con l'aggressività di lui. Quando le faceva male, faceva male anche a me. Con mia madre avevamo un legame molto speciale. Era divertente, intelligente, amorevole e bella. Era un'ottima ascoltatrice e mi faceva sentire importante. Ogni volta che le cose si mettevano male, lei era la mia roccia e il mio pilastro.
Una mattina, dopo le grida di mio padre durante una discussione,lei ed io, ci siamo chiusi in bagno, soli, preparandoci per il giorno davanti a noi. La tensione nella casa era spessa come una nube di fumo nero. Sapevo che mi madre era nauseata. " Ti voglio bene mamma,ma vorrei che tu avessi un pò più di coraggio quando discuti con papà", le dissi a voce bassa, perché non potesse sentirmi.Lei mi guardò, mi accarezzò la schiena e si sforzò di sorridere.
Avevo tanto desiderio che mia madre difendesse se stessa...Non capivo perché doveva arrendersi ogni volta che discutevano. Chi era lui per mettere le regole in casa? Che cosa lo rendeva tanto speciale?
Sono cresciuto risentito del dominio di mio padre in casa, anche se gli volevo tanto bene quanto ne volevo a mia madre. La sua rabbia e la sua intimidazione impedirono che mia madre, mia sorella ed io, potessimo esprimere la nostra opinione ogni qualvolta fosse in contrasto con la sua. Qualcosa nella disuguaglianza della loro relazione mi sembrava ingiusta, ma in un'età così giovane,non sapevo dire cosa.
Un giorno, mentre eravamo seduti al tavolo della cucina dopo una delle loro discussioni, mia madre mi disse: "Byron mai, trattare una donna come tuo padre tratta me." Vorrei averla ascoltata.
Quando sono diventato grande ed ho avuto le mie relazioni con le ragazze e le donne,a volte, mi sono comportato come ho visto comportare mio padre. Anch'io sono diventato verbalmente aggressivo ogni volta che una ragazza o una donna con le quali uscivo, mi criticava o sfidava. Screditavo le mie compagne controllando il loro peso o l'abbigliamento che avevano scelto di indossare. In una relazione in particolare, ai tempi dell'università, usavo spesso la mia corpulenza per intimidire la mia ragazza, gettandomi su di lei e urlandole per difendere il mio punto di vista.
Avevo assimilato ciò che avevo visto a casa e mi stavo lentamente trasformando in ciò che avevo disprezzato fin da piccolo. Anche se mia madre aveva cercato di insegnarmi il meglio io, come molti ragazzi ed uomini,mi sentivo in diritto di maltrattare il genere femminile.
Dopo la laurea,avevo bisogno di un lavoro. Seppi di un nuovo programma di sensibilizzazione che si stava lanciando. Si chiamava i Mentori nel Progetto di Prevenzione della Violenza. Essendo uno studente-atleta avevo fatto sensibilizazione comunitaria in precedenza e questo Progetto mi sembrava un buon piano,mentre aspettavo di lavorare nel mio campo, il giornalismo.
Fondato da Jackson Katz, il progetto MPV fu creato per usare il prestigio degli atleti nel rendere inaccettabile la violenza di genere. Quando mi incontrai con Katz non sapevo che il progetto era un programma di prevenzione della violenza di genere. Se lo avessi saputo, probabilmente non sarei andato al colloquio.
Così quando Katz mi spiegò che stava cercando un uomo per aiutarlo ad istituzionalizzare il progetto basato sulla prevenzione della violenza di genere, nelle scuole ed università di tutti i paesi, quasi me ne stavo andando da dove ero venuto. Però durante l'intervista,Katz, mi pose una interessante domanda: “Byron, secondo te,quali vantaggi può ricevere la nostra comunità,dalla violenza degli afro-americani sulle afro-americane?"
Nessuno mai mi aveva posto questa domanda. Come uomo afro-americano profondamente preoccupato delle questioni di razza, non avevo mai pensato del come l'abuso emotivo, le percosse, le violenze sessuali, le molestie per strada e le violazioni, colpissero un'intera comunità così come il razzismo.
Il giorno dopo, partecipai ad un seminario sulla prevenzione alla violenza di genere organizzato da Katz, il quale pose agli uomini in sala, la seguente domanda: " Che cosa avete fatto per proteggervi dall'essere violentati o aggrediti sessualmente?"
Non un solo uomo, me compreso, potè rispondere prontamente alla domanda. Infine,un uomo alzò la mano e disse: "Niente."
Poi, Katz domandò alle donne: " Che cosa avete fatto per proteggervi dall'essere violentate o aggredite sessualmente? Quasi tutte le donne in sala alzarono la mano. Una dopo l'altra ciascuna donna testimoniò:
"Non stabilisco nessun contatto visivo con uomini, quando cammino per la strada" disse una.
"Non lascio incustodito il mio bicchiere alle feste" disse un'altra.
"Attraverso la strada quando vedo un gruppo di ragazzi che vengono verso di me"
"Uso le mie chiavi come una potenziale arma"
" Porto con me uno spray da difesa"
" Guardo ciò che mi metto".
Le donne hanno continuato per qualche minuto, fino a quando la parte della loro lavagna era completamente riempita. Mentre il lato della lavagna degli uomini era totalmente bianco.
Ero sbalordito. Non avevo mai sentito un gruppo di donne dire queste cose. Ripensai a tutte le donne della mia vita (compresa mia madre, mia sorella, la mia fidanzata) e mi resi conto che avevo molto da imparare riguardo al genere.
Giorni dopo, Katz mi offrì il lavoro di specialista consigliere-formatore ed io lo accettai. Anche se non ero ben informato, da un punto di vista professionale, imparai rapidamente sul lavoro. Lessi libri e saggi di Bell Hooks, Patricia Hill Collins, Angela Davis ed altre scrittore feministe.
Come la maggior parte degli uomini avevo assorbito lo stereotipo che tutte le femministe erano bianche, lesbiche, attacca-maschi, poco attraenti, che odiavano gli uomini. Ma dopo aver letto le opere di tutte queste femministe nere, mi resi conto che ciò era lontano dalla realtà. Dopo aver indagato a fondo il loro lavoro, arrivai a rispettare davvero l'intelligenza, il coraggio e l'onestà di queste donne.
Le femministe non odiavano gli uomini. Infatti li amavano. Ma,come mio padre aveva messo a tacere mia madre durante le loro discussioni per non sentire le sue lamentele, gli uomini avevano messo a tacere le persone femministe screditandole e facendo orecchie da mercanti su chi siamo realmente.
Ho imparato che le femministe hanno prodotto una critica importante di una società dominata dagli uomini che normalmente e universalmente trattavano le donne come cittadine di seconda classe.
Esse dicevano la verità e, pur essendo un uomo, la loro verità mi stava parlando. Attraverso il femminismo, ho sviluppato un linguaggio che mi ha aiutato ad esprimere meglio cose che avevo sperimentato crescendo come uomo.
Gli scritti femministi sul patriarcato, sul razzismo,capitalismo e sessismo strutturale si relazionavano con me, perché ero stato testimone in prima persona del dominio maschilista, che esse sfidavano. L'ho visto da bambino in casa mia e l'ho perpetuato da adulto. Le loro analisi della cultura e comportamento degli uomini mi ha aiutato a porre il patriarcato di mio padre in un più ampio contesto sociale e, al contempo, mi ha aiutato a capire meglio me stesso.
Decisi che mi affascinavano le femministe ed abbracciai il femminismo. Il femminismo non solo dà voce alle donne, ma apre la strada agli uomini per liberarli dal dominio della mascolinità tradizionale. Quando feriamo le donne nelle nostre vite, noi ci feriamo e feriamo anche la nostra comunità.
Una volta diventato adulto, il comportamento di mio padre nei confronti di mia madre cambiò. Si addolcì e smise di essere irrazionale e verbalmente aggressivo. Mia madre arrivò a farsi valere quando erano in disaccordo.
Mi stupì nel sentirla dire l'ultima parola che mio padre ascoltava senza infuriarsi. E' stato un grande cambiamento. Nessuno di loro si considerava femminista,ma credo che entrambi hanno imparato con il tempo a diventare individui più completi, che si trattavano con reciproco rispetto. Quando mio padre morì di cancro nel 2007,portava orgogliosamente per la città un cappellino da baseball che gli avevo regalato e sul quale c'era scritto: " Basta con la violenza sulle donne".
Chi dice che gli uomini non possono essere femministi?
* Byron Hurt, regista, scrittore e produttore musicale.
Proyecto Kahlo.
(traduzione di Lia Di Peri)
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di Byron Hurt*
Mio padre non maltrattava sempre di mia madre, ma quando lo faceva, mi identificavo con il suo dolore,non con l'aggressività di lui. Quando le faceva male, faceva male anche a me. Con mia madre avevamo un legame molto speciale. Era divertente, intelligente, amorevole e bella. Era un'ottima ascoltatrice e mi faceva sentire importante. Ogni volta che le cose si mettevano male, lei era la mia roccia e il mio pilastro.
Una mattina, dopo le grida di mio padre durante una discussione,lei ed io, ci siamo chiusi in bagno, soli, preparandoci per il giorno davanti a noi. La tensione nella casa era spessa come una nube di fumo nero. Sapevo che mi madre era nauseata. " Ti voglio bene mamma,ma vorrei che tu avessi un pò più di coraggio quando discuti con papà", le dissi a voce bassa, perché non potesse sentirmi.Lei mi guardò, mi accarezzò la schiena e si sforzò di sorridere.
Avevo tanto desiderio che mia madre difendesse se stessa...Non capivo perché doveva arrendersi ogni volta che discutevano. Chi era lui per mettere le regole in casa? Che cosa lo rendeva tanto speciale?
Sono cresciuto risentito del dominio di mio padre in casa, anche se gli volevo tanto bene quanto ne volevo a mia madre. La sua rabbia e la sua intimidazione impedirono che mia madre, mia sorella ed io, potessimo esprimere la nostra opinione ogni qualvolta fosse in contrasto con la sua. Qualcosa nella disuguaglianza della loro relazione mi sembrava ingiusta, ma in un'età così giovane,non sapevo dire cosa.
Un giorno, mentre eravamo seduti al tavolo della cucina dopo una delle loro discussioni, mia madre mi disse: "Byron mai, trattare una donna come tuo padre tratta me." Vorrei averla ascoltata.
Quando sono diventato grande ed ho avuto le mie relazioni con le ragazze e le donne,a volte, mi sono comportato come ho visto comportare mio padre. Anch'io sono diventato verbalmente aggressivo ogni volta che una ragazza o una donna con le quali uscivo, mi criticava o sfidava. Screditavo le mie compagne controllando il loro peso o l'abbigliamento che avevano scelto di indossare. In una relazione in particolare, ai tempi dell'università, usavo spesso la mia corpulenza per intimidire la mia ragazza, gettandomi su di lei e urlandole per difendere il mio punto di vista.
Avevo assimilato ciò che avevo visto a casa e mi stavo lentamente trasformando in ciò che avevo disprezzato fin da piccolo. Anche se mia madre aveva cercato di insegnarmi il meglio io, come molti ragazzi ed uomini,mi sentivo in diritto di maltrattare il genere femminile.
Dopo la laurea,avevo bisogno di un lavoro. Seppi di un nuovo programma di sensibilizzazione che si stava lanciando. Si chiamava i Mentori nel Progetto di Prevenzione della Violenza. Essendo uno studente-atleta avevo fatto sensibilizazione comunitaria in precedenza e questo Progetto mi sembrava un buon piano,mentre aspettavo di lavorare nel mio campo, il giornalismo.
Fondato da Jackson Katz, il progetto MPV fu creato per usare il prestigio degli atleti nel rendere inaccettabile la violenza di genere. Quando mi incontrai con Katz non sapevo che il progetto era un programma di prevenzione della violenza di genere. Se lo avessi saputo, probabilmente non sarei andato al colloquio.
Così quando Katz mi spiegò che stava cercando un uomo per aiutarlo ad istituzionalizzare il progetto basato sulla prevenzione della violenza di genere, nelle scuole ed università di tutti i paesi, quasi me ne stavo andando da dove ero venuto. Però durante l'intervista,Katz, mi pose una interessante domanda: “Byron, secondo te,quali vantaggi può ricevere la nostra comunità,dalla violenza degli afro-americani sulle afro-americane?"
Nessuno mai mi aveva posto questa domanda. Come uomo afro-americano profondamente preoccupato delle questioni di razza, non avevo mai pensato del come l'abuso emotivo, le percosse, le violenze sessuali, le molestie per strada e le violazioni, colpissero un'intera comunità così come il razzismo.
Il giorno dopo, partecipai ad un seminario sulla prevenzione alla violenza di genere organizzato da Katz, il quale pose agli uomini in sala, la seguente domanda: " Che cosa avete fatto per proteggervi dall'essere violentati o aggrediti sessualmente?"
Non un solo uomo, me compreso, potè rispondere prontamente alla domanda. Infine,un uomo alzò la mano e disse: "Niente."
Poi, Katz domandò alle donne: " Che cosa avete fatto per proteggervi dall'essere violentate o aggredite sessualmente? Quasi tutte le donne in sala alzarono la mano. Una dopo l'altra ciascuna donna testimoniò:
"Non stabilisco nessun contatto visivo con uomini, quando cammino per la strada" disse una.
"Non lascio incustodito il mio bicchiere alle feste" disse un'altra.
"Attraverso la strada quando vedo un gruppo di ragazzi che vengono verso di me"
"Uso le mie chiavi come una potenziale arma"
" Porto con me uno spray da difesa"
" Guardo ciò che mi metto".
Le donne hanno continuato per qualche minuto, fino a quando la parte della loro lavagna era completamente riempita. Mentre il lato della lavagna degli uomini era totalmente bianco.
Ero sbalordito. Non avevo mai sentito un gruppo di donne dire queste cose. Ripensai a tutte le donne della mia vita (compresa mia madre, mia sorella, la mia fidanzata) e mi resi conto che avevo molto da imparare riguardo al genere.
Giorni dopo, Katz mi offrì il lavoro di specialista consigliere-formatore ed io lo accettai. Anche se non ero ben informato, da un punto di vista professionale, imparai rapidamente sul lavoro. Lessi libri e saggi di Bell Hooks, Patricia Hill Collins, Angela Davis ed altre scrittore feministe.
Come la maggior parte degli uomini avevo assorbito lo stereotipo che tutte le femministe erano bianche, lesbiche, attacca-maschi, poco attraenti, che odiavano gli uomini. Ma dopo aver letto le opere di tutte queste femministe nere, mi resi conto che ciò era lontano dalla realtà. Dopo aver indagato a fondo il loro lavoro, arrivai a rispettare davvero l'intelligenza, il coraggio e l'onestà di queste donne.
Le femministe non odiavano gli uomini. Infatti li amavano. Ma,come mio padre aveva messo a tacere mia madre durante le loro discussioni per non sentire le sue lamentele, gli uomini avevano messo a tacere le persone femministe screditandole e facendo orecchie da mercanti su chi siamo realmente.
Ho imparato che le femministe hanno prodotto una critica importante di una società dominata dagli uomini che normalmente e universalmente trattavano le donne come cittadine di seconda classe.
Esse dicevano la verità e, pur essendo un uomo, la loro verità mi stava parlando. Attraverso il femminismo, ho sviluppato un linguaggio che mi ha aiutato ad esprimere meglio cose che avevo sperimentato crescendo come uomo.
Gli scritti femministi sul patriarcato, sul razzismo,capitalismo e sessismo strutturale si relazionavano con me, perché ero stato testimone in prima persona del dominio maschilista, che esse sfidavano. L'ho visto da bambino in casa mia e l'ho perpetuato da adulto. Le loro analisi della cultura e comportamento degli uomini mi ha aiutato a porre il patriarcato di mio padre in un più ampio contesto sociale e, al contempo, mi ha aiutato a capire meglio me stesso.
Decisi che mi affascinavano le femministe ed abbracciai il femminismo. Il femminismo non solo dà voce alle donne, ma apre la strada agli uomini per liberarli dal dominio della mascolinità tradizionale. Quando feriamo le donne nelle nostre vite, noi ci feriamo e feriamo anche la nostra comunità.
Una volta diventato adulto, il comportamento di mio padre nei confronti di mia madre cambiò. Si addolcì e smise di essere irrazionale e verbalmente aggressivo. Mia madre arrivò a farsi valere quando erano in disaccordo.
Mi stupì nel sentirla dire l'ultima parola che mio padre ascoltava senza infuriarsi. E' stato un grande cambiamento. Nessuno di loro si considerava femminista,ma credo che entrambi hanno imparato con il tempo a diventare individui più completi, che si trattavano con reciproco rispetto. Quando mio padre morì di cancro nel 2007,portava orgogliosamente per la città un cappellino da baseball che gli avevo regalato e sul quale c'era scritto: " Basta con la violenza sulle donne".
Chi dice che gli uomini non possono essere femministi?
* Byron Hurt, regista, scrittore e produttore musicale.
Proyecto Kahlo.
(traduzione di Lia Di Peri)
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