mercoledì 14 marzo 2012

Che cos'è il Patriarcato?

Il Patriarcato è una forma di organizzazione politica, economica,religiosa e sociale basata sul concetto di autorità e leadership del maschile, nella quale si ha il predominio degli uomini sulle donne, del marito sulla moglie,del padre sulla madre e sui figli e figlie e della discendenza paterna su quella materna. Il Patriarcato è nato dall'insediamento del potere storico da parte degli uomini, i quali si sono appropriati della sessualità e riproduzione delle donne e del suo prodotto, i figli e le figlie, creando allo stesso tempo un ordine simbolico mediante i miti e la religione che lo hanno perpetuato come unica struttura possibile. Il Patriarcato è il costrutto primario sul quale poggia l'intera società attuale.

L'ordine patriarcale crea un'impostura fondata sul principio dell'Assoluto Maschile (Unico, Solo) che esclude le donne. Per questo  ciò che è stato riportato, scritto e interpretato  nel passato del genero umano è solo un'annotazione parziale, che ha omesso la metà dell'umanità. Anche le donne hanno "fatto la storia", quantunque non ci sia alcuna traccia di essa, al di là di quello che attualmente le donne hanno riscattato. Le donne sono state sistematicamente escluse dal compito di elaborare sistemi di simboli, filosofie scienze e diritto.
Va sottolineato che attualmente esistono diversi gradi di oppressione patriarcale sostanzialmente differenti a seconda dell'evoluzione e sviluppo di ciascuna società nella storia, che trovano parallelismo nella maggiore o minore accettazione e rispetto della " Dichiarazione dei Diritti Umani" approvata e proclamata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948.

Nelle analisi sul Patriarcato esistono quattro caratteristihe importanti da rilevare:

1 - Il Patriarcato non è SCRITTO nelle nostre società.
Essendo una istituzione iscritta ma non SCRITTA così come lo sono il Codice di Hammurabi, i Dieci Comandamenti, il Corano o le Costituzioni dei paesi moderni, esso non prevale nella memoria collettiva universale. In altre parole, la sua esistenza è invisibile e, pertanto,si inibisce alla memoria e al lavoro educativo.
In questo modo la parola e il concetto " Patriarcato" è escluso dal linguaggio comune. Quasi mai affiora sulla bocca di filosofi, politici, ecc., proprio perché non fa parte della convenzione.

Il Femminismo è l'antitesi del Patriarcato, ma non è il contrario dell'Androcentrismo, anche se il concetto è ampiamente diffuso.
Il Femminismo è un movimento sociale e politico differente dal progetto patriarcale, e cerca un cambiamento del paradigma globale con alternative di sviluppo umano e di libertà tanto per le donne che per gli uomini. E' evidente che sia in questo secolo come negli ultimi decenni del secolo scorso è stata una delle tra le più grandi rivoluzioni di tutti i tempi,socialmente, politicamente e culturalmente. Oltre ad essere stata l'unica che si è prodotta in modo incruento.

2 - La mascolinità è EGEMONICA o Oggettivazione del dominio maschile

L'universalizzazione dell"io" maschile è uno dei fondamenti del dominio patriarcale. La sua mascolinità egemonica afferma la sua oggettività.
L'uomo si presenta come un termine neutro, oggettivo, soggetto universale, fagocitando la donna. Nel processo di formazione di questo ordine, l'uomo ha creato un mondo a sua immagine, che genera a sua volta, la patologia sia dell'"uno" come dell'"altro" polo della differenza sessuale. Questa svalutazione simbolica delle donne in relazione all'"Altro" è diventata una delle metafore fondamentali della maggior parte delle civiltà del mondo. Il concetto di virilità e di lignaggiosi si collega al concetto di "Onore" versus " Verginità nella donna". La maggior parte dei crimini contro le donne hanno questa origine.
Un problema attuale e universale come l'abuso sulle donne e i crimini di "onore" non si risolveranno definitivamente senza estirpare prima la radice del nucleo che li genera. Tutto ciò senza disprezzare le politiche preventive e l'applicazione delle leggi che su queso tema sono in corso e sono necessarie.
Attraverso le " sopravvivenze culturali" questa sottomissione delle donne si vede come naturale e ri-torna quindi invisibile. Questa naturalizzazione è stata istituzionalizzata e normativizzata.
La violenza simbolica e strutturale che si trasmette nella società patriarcale come "inavvertito culturale" o " inconscio collettivo" attraverso la Filosofia, i Miti, le Religioni, la Scienza serve a legittimare la presenza universalmente riconosciuta delle sue strutture sociali, produttive e ri-produttive fondate sulla divisione sessuale. La somma totale di norme e valori che dominano in una data società integrate nelle sue istituzioni, si traduce nelle relazioni umane.

3 - Si UNIVERSALIZZA il nucleo primario della relazione gerarchica.

Il Dis-ordine nella prima gerarchia uomo-donna genera il nucleo delle altre patologie sociali. La classificazione tra " superiore" e "inferiore" tradotta in "uomo" e "donna" si estende mimeticamente ad altri gruppi basandosi sulla differenza gerarchizzata dell'"uno" contro l'"altro".

La prima discriminazione è pertanto la matrice che permette le altre discriminazioni e, a sua volta, in tutte queste si ri-trova la prima. Infatti, in ogni classe o gruppo antagonista,la donna è oppressa dall'uomo.
La sua azione predatoria fa sì che l'ordine patriarcale si ramifichi oltre l'indicibile.
Essendo il Patriarcato , una società Agonistica (di lotta e competitività) la sua ricerca è diretta verso un'egemonia di ordine piramidale.

4 - Il Patriarcato  NON E' INAMOVIBILE

Il Patriarcato giace inscritto nella civiltà umana da migliaia di anni. Si è avuto  prima della formazione della proprietà privata e della società di classe. Nasce a partire da un'epoca determinata, dopo le società anteriori chiamate da alcuni storici "matriarcali" che non erano il contrario del patriarcato, anche se del loro studio non ci se ne occupa in questo momento, ci dobbiamo riferire ad esse per contrastare l'idea di un patriarcato astorico,invisibile,eterno, immutabile e, pertanto, inamovibile. Il Patriarcato essendo una convenzione culturale e sociale è soggetto a revisione, riforma o sostituzione con altro costrutto culturale e sociale.
Se vogliamo cambiare e sostituire questo Ordine Patriarcale e tirare fuori dall'invisibilità la logica del dominio che assimila sia il dominatore che il dominato è necessario fare due passi importanti: Nominarlo/Riconoscerlo secondo la sua Esegesi, che in pratica consentirebbe:

1) l'accettazione della sua esistenza/ passando dall'essere INSCRITTO a SCRITTO;

2) La  SPIEGAZIONE e divulgazione per la sua eliminazione ( aggiunta al testo dell'autora)


Mujer del mediterraneo

Fonte: Breve spiegazione del Patriarcato

(traduzione di Lia Di Peri)











                                                                                             
                                                                        


domenica 11 marzo 2012

Il capitalismo rende la donna più vulnerabile alla violenza.

Durante la sua partecipazione al seminario Sul femminicidio a La Casa Encendida (Madrid) a fine febbraio, Rosa Cobio, docente incaricata di Sociologia di Genere all'Università di A Coruña ( Galizia) è stata intervista sulla definizione di femminicidio e della sua esistenza in Americana Latina ed in Europa.

di Elena La Porta

- Si dice che il femminicidio sia ancora una  categoria in costruzione. Qual è la sua posizione in merito?

- Rosa Cobo:  Il femminicidio è un concetto coniato dalla teoria femminista per visibilizzare una realtà che esiste in diversi contesti e nelle diverse società. Da qui l'utilità di questa categoria, che dà conto di un tipo di violenza contro le donne che non era stata identificata dal punto di vista analitico né dal punto di vista politico.

Il femminicidio è un tipo di violenza sessuale contro le donne, che si  accompagna spesso alla crudeltà e tortura. Allo stesso tempo, questo tipo di violenza è frequentemente impersonale,in quanto gli aggressori solitamente non conoscono le loro vittime, semplicemente le aggrediscono e uccidono perché sono donne e perché ricevono una qualche utilità nel farlo.

In situazioni di conflitto armato,in più, le violenze, torture e le uccisioni hanno l'obiettivo di distruggere il tessuto sociale delle comunità del nemico. Le donne vengono considerate oggetti di transazione delle lotte tra gli uomini di entrambi le parti. Nella misura in cui esse rappresentano simbolicamente la proprietà indiscussa degli uomini, torturarle e ucciderle mira a distruggere una proprietà fondamentale di questi uomini,disgregare la comunità e rompere il patto sessuale che afferma che ogni uomo sarebbe il padrone indiscusso di una donna.

- A livello internazionale si parla più dei femminicidi nei paesi come il Guatemala o il Messico. Ritiene che esistano femminicidi in Spagna o in Europa?- RC.: Credo che esistano oggettivamente femminicidi nei paesi europei ,perché ogni volta che si uccide una donna dopo aver esercitato contro di lei, violenza sessuale, tortura, crudeltà e spersonalizzazione siamo di fronte ad un femminicidio. Da questo punto di vista, non sarei d'accordo a chiamare femminicidio  tutti gli omicidi di donne da parte degli uomini nel contesto di una relazione di coppia. Ora, se ci atteniamo alle caratteristiche di cui sopra possiamo dire, senza dubbio, che esistono femminicidi nei paesi più ricchi del mondo.
Per quanto riguarda la Spagna è evidente che il concetto non è consolidato. Probabilmente, l'essere il femminicidio una realtà  molto meno rilevante nel nostro paese, il femminismo non ha sentito la necessità di dargli un nome e, forse, per questo non ci si è appropriati di questo concetto.

Verso una qualificazione giuridica internazionale del femminicidio.

 - Ritiene necessario qualificare internazionalmente il femminicidio?

- RC.: Il femminicidio è una categoria utile per l'analisi femminista e per la pratica politica, ma sarebbe una tipologia molto meno efficace se non si traducesse in un reato penale. Le violenze estreme contro le donne devono essere punite e le società debbono prendere coscienza che queste brutali aggressioni, meritano di essere punite.

- Quale impatto ha la crisi globale del capitalismo sulla violenza contro le donne?

- RC: Non sono sicura che si debba parlare di crisi del capitalismo, ma piuttosto di crisi degli Stati e, in particolare, di crisi indotta degli Stati del Benessere. Il capitalismo sta avendo il suo momento storico migliore, perché si è sbarazzato delle politiche redistributive keynesiane, che sono state imposte dopo la Seconda Guerra Mondiale. La voracità del capitalismo neoliberista sta iniziando a rompere  la propria idea di soggetto, in quanto il soggetto Moderno si caratterizzava per avere più diritti che doveri; oggi assistiamo ad un processo inverso: i diritti si riducono e gli obblighi aumentano.

In questa situazione, chi ha i diritti meno consolidati, come le donne, sono coloro che devono sopportare maggiori obblighi così come la riduzione dei diritti e risorse. Le donne sono la maggioranza dei salari di povertà, dei part-time, del lavoro nero... Questi elementi rendono la donna più vulnerabile davanti alla violenza da parte dei settori dominanti della società,che in questo caso sono gli uomini.

Feminicidio.net

(traduzione di Lia Di Peri)









mercoledì 7 marzo 2012

Il linguaggio non sessista nel Corano

di M. Laure Rodríguez Quiroga

Non mi sorprendono le facce perplesse di quelle persone che non danno credito quando affermo che l'ascesa dell'Islam è stata una rivoluzione liberale in chiave egualitaria.Ovviamente le loro riflessioni si rifuggiano nell'ignoranza. Per questo dedicono questo articolo al mostrare e dimostrare che per qindici secoli nel contesto islamico si sono utilizzati rivendicazioni femministe per costruire un linguaggio inclusivo nei confronti delle donne.

Il linguaggio è lo strumento per delimitare e costruire l'identità sociale degli esseri umani. Pensiamo con parole,immaginiamo la realtà e la società che ci circonda in base alla rappresentazione cognitiva che abbiamo di essa attraverso il linguaggio. Quindi, la nostra idea di realtà si basa sul modo in cui ne parliamo,su ciò che scriviamo di essa,sulla base di ciò che leggiamo sulla stessa.

Storicamente,il linguaggio si è costruito da una prospettiva androcentrica, definendo e nominando la realtà secondo i suoi interessi. La nostra identità di genere si costruisce attraverso il nome che la società ci assegna, da come ci include o ci ignora, di ciò che si dice sugli uomini e di ciò che si dice sulle donne. Questo è il potere del patriarcato essendo riuscito a invisibilizzare le donne, degradarle ed escluderle dal linguaggio e perciò stesso dalla socializzazione storica.

E' proprio qui che mi ritrovo a riflettere sui discorsi femministi emersi dalla rivelazione coranica. Mi torna in mente l'esempio potente di una donna piena di iniziativa e ribelle, Umm Salama, che fece una domanda chiave al profeta Maometto: "Perché si citano gli uomini nel Corano e le donne no?"

Come risposta nasce una prima rivelazione assolutamente rivoluzionaria, risultato di un'agitazione delle donne e che ha segnato il preludio delle altre in chiave di uguglianza:

" I mussulmani e le mussulmane, gli uomini e le donne credenti,gli uomini onesti e le donne oneste,gli uomini sinceri e le donne sincere, gli uomini pazienti e le donne pazienti,gli uomini consapevoli di Allah e le donne consapevoli di Allah, gli uomini che fanno l'elemosina e le donne che fanno l'elemosina, gli uomini che digiunano e le donne che digiunano, quelli che proteggono e quelle che proteggono le loro parti intime, quelli che invocano molto Allah e quelle che fanno lo stesso,/ Per essi -esse Allah ha disposto perdono e grande ricompensa" (Corano 33:35).

Continuo avvertendo della differenza tra il Corano ( testo originale in arabo) e le traduzioni interpretative che si attuano del testo, le cui tendenze si centrano nell'uso del maschile generico, dando l'impressione che i suoi versi si dirigano esclusivamente agli uomini. Nulla di più lontano dalla realtà.
Come ha detto Shirín Ebadi, Premio Nobel per la Pace " Per essere femminista non c'è bisogno di smettere di essere mussulmana", perché l'essenza islamica contiene anche le chiavi per eliminare tutti i tipi di diseguaglianza, compreso il linguaggio sessista.


mlaurerodriguezquiroga.wordpress.com

(traduzione di Lia Di Peri)


venerdì 2 marzo 2012

Dichiarazione della Marcia Mondiale delle Donne.

Questo 8 marzo, le donne della Marcia Mondiale delle Donne, stiamo lottando, resistendo e costruendo un mondo per noi, gli altri, i popoli, per gli esseri viventi e la Natura. Queste azioni continuano a subire le aggressioni del paradigma mortale del capitalismo, con le sue false uscite dalla crisi e di una ideologia fondamentalista e conservatrice.


Viviamo una crisi del sistema capitalista, razzista e patriarcale che, per sostenersi, impone  brutali " misure di austerità" che costringono noi donne, i popoli, a pagare per una crisi che non abbiamo provocato: i  tagli ai bilanci di tutti i servizi sociali, la riduzione dei salari e delle pensioni, l'incoraggiamento alla guerra e la mercificazione di tutte le sfere della vita.

Noi donne paghiamo il prezzo più alto: siamo le prime ad essere respinte e in aggiunta ai compiti domestici abituali, siamo obbligate ad assumere le funzioni precedentemente svolte dai servizi sociali.
Tali misure sono l'espressione dell'ideologia patriarcale, capitalista e razzista e rappresentano l'incentivo per il nostro ritorno a casa, che incoraggia anche lo sviluppo della prostituzione e la vendita delle donne, l'aumento della violenza contro di noi, la tratta e la migrazione.

Denunciamo la continua imposizione degli accordi di libero scambio, che cercano di trasformare i beni comuni come la salute, l'istruzione, l'acqua in merce, per creare un mercato di sfruttamento della manodopera a basso costo nei paesi del Sud.
Rifiutiamo la cultura del consumismo che impoverisce ancor di più le comunità generando dipendenza e sterminando le produzioni locali.

Solidarizziamo con le donne in lotta in Europa, specialmente in Grecia, ma anche in Portogallo, Galizia, Spagna, Italia e Macedonia, che si stanno organizzando per resistere all'offensiva neoliberale e retrograda, promossa dalle istituzioni finanziarie e politiche e dai loro governi, per servire gli interessi delle multinazionali.
Solidarizziamo
anche con le donne del Sud del mondo che soffrono la fame, l'impoverimento, la schiavitù lavorativa e la violenza, ma continuano a costruire la loro forza e resistenza.

Denunciamo l'avanzamento della militarizzazione in tutto il mondo come strategia di controllo dei nostri corpi, delle nostre vite, movimenti e dei territori e garantisce il neo-colonialismo, il nuovo saccheggio e appropriazione del capitale delle risorse naturali e il mantenimento dell'arricchimento dell'industria degli armamenti di fronte alla crisi. Constatiamo con timore la minaccia del ritorno del militarismo e autoritarismo come valori  nella società di diversi paesi del mondo come in Medio Oriente, Tunisia, Libia, Egitto, dove le donne e i popoli continuano a lottare contro ogni tipo di dittatura fondamentalista e per una reale democrazia; In Palestina dove le donne combattono contro il colonialismo e sionismo;  nei diversi paesi africani - come in Senegal dove il governo utilizza la forza dell'esercito per interessi elettorali o in Mali, dove gruppi armati terrorizzano la popolazione civile e la sua lotta per il controllo della regione nord; in Honduras, Messico, Guatemala e Colombia dove si assiste ad un processo di ri-militarizzazione e nei diversi paesi in Asia - Oceania dove si rafforza la presenza delle truppe militari degli Stati Uniti.

Solidarizziamo con le donne e i popoli  resistenti e in lotta in tutti i territori in guerra, sotto controllo militare o a rischio di esserlo o che vivono gli effetti devastanti di una presenza militare straniera. Tuttavia, noi donne, continueremo a difendere il nostro territorio, il corpo e  la terra dallo sfruttamento degli eserciti regolari ed irregolari, statali e privati.

Denunciamo la strategia concertata dai mezzi di comunicazione globalizzati che cerca di rivitalizzare i dogmi e valori conservatori che minacciano le conquiste e i progressi delle donne nel mondo.  Si chiudono gli spazi di partecipazione, si criminalizza la protesta e si limita il nostro diritto a decidere sui nostri corpi.

La nostra autodeterminazione riproduttiva è minacciata laddove l'abbiamo conquistata, come per esempio, nei diversi paesi europei ( come Poertogallo e Spagna) e in Nord America dove l'aborto è legalizzato, ma dove questo diritto viene attaccato in pratica, dai parlamenti dei bilanci pubblici che colpiscono gli ospedali e i servizi di interruzione della gravidanza.
In molti altri paesi come in America Latina e altri paesi dell'Asia- Oceania, le donne che abortiscono vengono criminalizzate, come in Brasile, Giappone e Vanuatu. In Messico si legalizza l'aborto a Città del Messico e lo si criminalizza nel resto del paese. In Honduras la pillola contraccettiva del giorno dopo è stata proibita. In Nicaragua, l'aborto stesso in situazioni di pericolo di vita per la madre o di stupro, si trasforma in un reato grazie ad una Riforma Costituzionale. In Russia segue l'esempio la moglie del presidente con la campagna di vietare l'aborto in qualunque situazione. I Gruppi autodenominati " Pro Vita" sostengono in realtà l'uccisione delle donne,insultano gli operatori sanitari in Nord- America, premono in Parlamento per rivedere la legge in Sud Africa ed impediscono qualunque discussione in Pakistan.

Solidarizziamo con tutte le donne che continuano a lottare e affrontano gli attacchi della polizia, dei funzionari pubblici e della giustizia ingiusta, così come quelle che affrontano la violenza contro di esse.

Davanti a queste situazioni, noi scendiamo per le strade, abbiamo alternative e le stiamo vivendo. Ribadiamo che continueremo a fortificarci nei nostri corpi e territori in resistenza e difendendoli, approfondendo i nostri sogni di trasformazioni strutturali nelle nostre vite e andando avanti fino a quando tutt@ saremo liberi.

Chiamiamo all'articolazione dei nostri movimenti e alle alleanze con altri movimenti, perché solo così potremo costruire un mondo libero.

generoconclase.blogspot.com

(traduzione di Lia Di Peri)



mercoledì 22 febbraio 2012

" In Europa c'è il Femmi-Genocidio da parte della Tratta."

L'accademica argentina Rita Laura Segato, che ha coniato il termine femmigenocidio, riferito a determinati omicidi di donne per motivi di genere, avverte che questo crimine cresce in modo allarmante. E' a Madrid per tenere un corso.

Tra nervosismo,timidezza e stanchezza, Rita Laura Segato ha concesso una recente intervista appena giunta a Madrid. In questi giorni partecipa al corso " Femminicidio e conflitto armato: verità, giustizia e risarcimento contro l'impunità" che si svolge alla Casa Encendida. Mancano pochi minuti  alla presentazione di  " Femmigenocidio: territorio, sovranità e crimini di seconda classe", ma la nevralgia che l'ha colpito durante il lungo viaggio dall'Argentina non le lascia tregua.

Maria Rita Segato è professora di Antropologia e Bioetica della Cattedra UNESCO dell'Università di Brasilia ( Brasile) e membro del Consiglio Nazionale per la Scienza e la Tecnologia del Brasile. Promotrice del termine "femmigenocidio", ne parla in questa intervista oltre a esprimersi sulle leggi, giustizia e Stati,sulle donne che subiscono la violenza nei modi più impensabili.


Definisce il Femminigenocidio come quei" crimini che comportano la distruzione del corpo delle donne con mezzi sessuali, la tortura sessuale fino alla morte, compiuta da molteplici violentatori e la tratta come una forma di rapina e predazione del corpo delle donne" Per questo afferma categoricamente e in opposizione a coloro che sostengono che in Europa non esistono i femminicidi,che la Tratta delle persone a fini di sfruttamento sessuale sia pre-dominante nel nostro Continente,ma in realtà, " anche  Europa ci sono i femminigenocidi".

Durante la conversazione, evidenzia un momento cruciale per la sua vita professionale: il suo rapporto con il (ex) giudice Baltasar Garzón. Quando l'Università di Quilmes,in Argentina ha  consegnato la laurea Honoris Causa al giudice Garzon, la Segato è stata d'accordo. Fu sotto la direzione di Garzon che venne pubblicato il suo saggio sui Diritti Umani " Le strutture elementari della violenza". In seguito fu invitata da  Baltasar Garzon come relatora nel 2003 ad un Corso di Verano " E lì incontro Ciudad Juarez: fu l'intervento del giudice Garzon che mi ha  portato a  Ciudad Juarez”, ricorda Rita Laura Segato visibilmente emozionata " è stato deplorevole ciò che è successo a Garzon. Non dico che fosse un giudice perfetto, ma il giudizio contro di lui è una vergogna mondiale per la Spagna".

I CRIMINI DI CIUDAD JUAREZ SONO INCOMPRENSIBILI, NON OBBEDISCONO AI MOTIVI PIU' NOTI DEI CRIMINI DI GENERE.
Dopo l'incontro con la città messicana, ha lavorato con le organizzazioni e associazioni delle donne, soprattutto con " Nuestras hijas de regreso a casa”, l'organizzazione guidata da Norma Andrade, che recentemente è stata costretta a lasciare Ciudad Juarez dopo l'ennesima aggressione nel Distretto Federale.
 I saggi " La scrittura sul corpo delle donne assassinate a Ciudad Juarez" sono il frutto della ricerca di Rita Segato durante quel periodo.

Sebbene Ciudad Juarez non è il posto del mondo dove vi è più femminigenocidio, l'antropologa sottolinea l'importanza dell'attivismo che fatto sì, che per la prima volta, questi crimini fossero posti all'attenzione mondiale,  "ma anche altrove, come nel  El Salvador, Guatemala e Honduras i numeri sono allarmanti", ha dichiarato.

LE FORZE PATRIARCALI SONO ASSOLUTAMENTE FUNZIONALI AL CAPITALISMO

Tuttavia, nonostante il lungo cammino, Rita Laura Segato si dimostra ottimista, quanto al futuro di questi omicidi; ritiene che la visibilità e il numero di questi  "crimini di massa e genocidi contro le donne" stiano toccando la sensibilità di molta gente,comprese quelle che sono in grado di avanzare proposte a livello internazionale. Però c'è  un grosso ostacolo in questo cammino per l'accettazione del femminigenocidio: l'immaginario collettivo, " c'è una pressione in questo immaginario che tende a privatizzare tutti questi crimini  sessualizzati contro le donne".
L'antropologa ritiene che questo tipo di reati non siano motivati sessualmente " ma " vengono realizzati con mezzi sessuali, la cui paternità è legata al potere". Secondo l'antropologa questi crimini sono vincolati all'economia e alla politica e l'immaginario collettivo fa fatica a crederlo". E' necessario dare una dimensione politica ed economica a questi crimini ", conoscere come sono associati al tardo capitalismo che sta esacerbando la crudeltà e la rapina in relazione al corpo delle donne", ha aggiunto.


ASSOCIAZIONE DELLE DONNE DEL GUATEMALA

Il seminario al quale partecipa Rita Laura Segato è coordinato dall'attivista impegnata nella denuncia internazionale del femminicidio in Guatemala e nativa di questo paese, Mercedes Hernández. Collaborano la Delegazione del Governo per la Violenza di Genere e l'Associazione delle Donne del Guatemala. Si aggiungono le presenze delle teoriche, Rosa Cobo ( "La politica sessuale e la violenza estrema contro le donne"), Victoria Sanford ("Dal genocidio al femminicidio, istituzionalizzazione della politica di sterminio"), Luz Mendez ("La memoria delle donne  Maya sopravvissute alla violenza sessuale durante il conflitto armato e la ricerca della verità, la riparazione e la giustizia ") e Carlos Castresana (" Crimini transnazionali e la lotta contro l'impunità ").
Per tre giorni, sessanta  persone (la maggior parte donne) parteciperanno al Corso, che sarà esteso al pubblico con una tavola rotonda, oggi, 22 febbraio alle 18:30.


L'associazione delle Donne del Guatemala è un'organizzaione femminista,non governativa senza fini di lucro che lavora per una reale ed effetiva uguaglianza e per l'eliminazione della violenza di genere in tutte le sue forme e in particolare per i femminicidi.

Promuove inoltre la difesa e promozione dei Diritti Umani con prospettiva di genere e interculturalità, denuncia le violazioni dei Diritti Umani delle donne, rafforza la presenza sociale delle donne attraverso l'empowerment, promuove e supporta processi di formazione e di istruzione, gestisce e canalizza risorse per la realizzazione dei progetti di cooperazione per lo sviluppo in America Latina, sostiene il popolo guatemalteco e latino che vive in Spagna e visibilizza la situazione delle donne in Guatemala attraverso flussi informativi.
Feminicidio.net


traduzione di Lia Di Peri








lunedì 20 febbraio 2012

Movimenti

OCCUPY Dignità delle Donne














La lotta per l'uguaglianza di genere in Iraq

traduzione per Rebelion di Loles Oliván

Mentre il Presidente Obama elogiava lo " straordinario risultato" delle truppe statunitensi, una volta lasciato l'Iraq lo scorso dicembre, le continue proteste contro la repressione governativa e contro i disastrosi servizi di base demolivano la finzione del successo di una transizione democratica. Yanar Muhammad la presidente dell'Organizzazione per la Libertà delle Donne in Iraq ( OLMI), contribuiva da tempo, a far sì che le molte irachene espremessero la loro rabbia. Dalla " Giornata dell'indignazione irachena" nel febbraio del 2011,migliaia di iracheni di tutto il paese rivendicarono posti di lavoro, una equa distribuzione della ricchezza petrolifera dell'Iraq  e la fine dell'occupazione, Muhammad ha partecipato all'organizzazione delle manifestazioni settimanali in Piazza Tahir a Baghdad. Ha criticato apertamente sia l'occupazione guidata dagli Stati Uniti, che i gruppi fondamentalisti ai quali si è dato potere.

Il 10 giugno 2011, Muhammad ed altre attiviste dell'OLMI sono state aggredite sessualmente mentre manifestavano. Nonostante le continue minacce ed intimidazioni ha continuato  la sua opera in difesa  delle donne irachene, contro la violenza familiare e il traffico sessuale, così come promuove le voci e rivendicazioni delle donne nella lotta per un Iraq davvero democratico. Lo scorso dicembre  ha rilasciato un intervista a These Time da  Toronto dove era in visita da parenti.


These Time (ITT): Le truppe statunitensi si sono ritirate; tuttavia restano 5.000 contractor privati. Quanto è importante questo momento per gli iracheni?

Yanar Muhammad (YM): Risulta impossibile concentrarci sul ritiro, perché la nostra insicurezza si è aggarvata. Ci sono più attacchi. E non riusciamo a capire dopo otto anni ciò che abbiamo ottenuto con questa occupazione. Sappiamo che gli Stati Uniti sono stati incapaci di formare un governo che funzioni. Sappiamo che abbiamo perso l'eleganza delle nostre città.  Baghdad è completamente distrutta.
Sappiamo che attualmente il livello di vita è tanto basso quanto costoso, che una famiglia di classe media non può farvi fronte,né può portare in tavola un  cibo salutare.

ITT : Si continua l'occupazione con altri mezzi?

YM: Anche se le truppe statunitensi si sono ritirate ci hanno lasciati una società fortemente militarizzata. Quasi un milione di iracheni sono stati assunti come personale per l'esercito e le agenzie di sicurezza. Viviamo in un grande accampamento militare - l'unica differenza è che si indossano uniformi irachene. Abbiamo quasi 10 titpi di forze di sicurezza, alcune sono anti-sommosse, altre sono dei servizi di intelligence e altri ancora sono gruppi di sicurezza privati. Nessuno di loro pensa di dover dar conto del proprio operato.

ITT: Come sono cambiate le cose per le donne dal rovesciamento di Saddam?

 
YM: Le condizioni sono peggiorate. Quando Saddam era al potere, c'erano molte obiezioni, ma le leggi garantivano alcuni diritti fondamentali alle donne. Dopo la cosiddetta liberazione, una bambina può essere sposata all'età di 11 anni. Questo è legale perché la Costituzione irachena ha un articolo che stabilisce che gli iracheni sono liberi di scegliere  sotto quale tipo di legge ricondurre la sua vita civile. Molti funzionari statunitensi hanno descritto la Costituzione come la più democratica del mondo arabo, ma come se  scegli una bambina di 11 anni dal tipo di legge che la prevede?

ITT: Com'è nata l'OLMI?

YM:All'inizio dell'occupazione vivevo in Canada. Nel maggio del 2003 sono andata in Iraq, mi sono incontarata con alcune donne e abbiamo fondato la OLMI. Il nostro obiettivo era quello di costruire una società di piena uguaglianza per tutti nel solco di una costituzione laica e non etnica. Abbiamo cominciato con poche volontarie. Una di esse era una giovane che era fuggita per la minaccia di un crimine d'onore. Le abbiamo dato una casa all'ultimo piano dell'edificio e installato la sede dell'organizzazione sul piano principale. E' così che è cominciato il primo rifugio per le donne in Iraq. La nostra attuale sede si trova a Baghdad, ma abbiamo molte famiglie che hanno aperto le loro case a donne che sono sotto la minaccia di delitti d'onore o fuggite da altri tipi di abusi. La OLMI difende le donne senza compromettere nessuno - né i gruppi tribali dell'Iraq, che considerano la donna come una proprietà, né i gruppi religiosi che reclamano la scena politica per se stessi, né i gruppi nazionalisti sotto i quali è trascorsa tutta la nostra vita e che vedono gli uomini come gli eroi della società.

ITT: Si considera femminista?
YM: Certamente.  Del femminismo che incoraggia l'uguaglianza anche quando si tratta del genere. Le diseguaglianze non possono prosperare nel terzo millennio ed è perciò che il mondo sta nelle strade. Le femministe, in particolar modo nel mondo arabo sono una significativa presenza nelle piazze pubbliche della lotta politica, perché le donne sono il volto del cambiamento.

IIT: La sua organizzazione ha recentemente pubblicato un un messaggio di solidarietà con (la campagna) Occupy Wall Street. I media parlano spesso della violenza in Iraq, ma rare volte fanno riferimento alla disuguaglianza e all'aumento della disocuppazione. C'è un nuovo 1% in Iraq?

YM: Anche se le truppe statunitensi si sono ritirate hanno lasciato  un 1% di iracheni che governa impietosamente. Un membro del parlamento riceve un compenso annuo pari a 102.000 dollari, mentre un lavoratore nel settore  pubblico in Iraq guadagna tra i 200 e i 300 dollari al mese come stipendio iniziale. Questa è la società della diseguaglianza.

ITT: A differenza delle rivoluzioni di Egitto o Tunisia che hanno rivendicato il rovesciamento di un dittatore, le manifestazioni popolari di febbraio erano dirette contro un governo che era stato eletto. Cosa si sprigiona da questo sulla democrazia irachena?

YM: Ci chiedono  spesso perché protestiamo contro un governo eletto. Durante l'occupazione, tutto il sostegno politico e finanziario è andato ai gruppi di estrema destra dell'Iraq. Le lezioni sono il risultato finale di otto anni di occupazione statunitense.
Il governo ha annunciato davanti alle manifestazioni che avrebbero messo il coprifuoco: erano terrorizzati. Tuttavia la gente è scesa  e ha protestato. Nessuno scontro: non si sono prodotti scontri settari in quella piazza. Ma alla fine della giornata tutto è cambiato. L'esercito, i gruppi di sicurezza  e le truppe antisommossa ci  hanno circondato e hanno cominciato a sparare. Non sembrava proprio un paese democratico. La gente continua nel corso tutti i venerdì.  Ma se si va a manifestare a Piazza Tahir ( nel centro di Baghdad), il primo ministro Nuri al-Maliki tiene pronte le milizie attorno alla piazza per prenderti.

ITT: Ci sono state partecipanti della OLMI che sono state colpite e aggredite sessualmente quando manifestavano contemporaneamente alle altre manifestanti in Egitto. Perché le donne sono molestate in questo modo?

YM: Volevano farci vergognare. La nostra organizzazione ha fatto in modo che queste proteste avessero il volto di donna. Avevamo i nostri slogans, le nostre bandiere, che portavamo ogni venerdì. Il governo di Al-Maliki non l'ha permesso. E nella società araba, se una donna si espone alla vergogna la si espelle dal pubblico.Speravano che non mostrassimo il volto a nessuno. Allo stesso modo con cui le donne sono state costrette ad auto-immolarsi o ad essere vittime dei delitti d'onore hanno voluto imporci il disonore politico per distruggerci politicamente.

ITT: Come stanno oggi le donne che furono attaccate in Piazza Tahrir?

YM: Tutte sono ritornate in Piazza. Tuttavia, facciamo molta attenzione. Quando vediamo le forse di sicurezza andiamo via dalla piazza. Non siamo disposte a farci torturare un'altra volta.

ITT: State lavorando per riuscire ad ottenere che le donne siano elette direttamente al Parlamento?

YM
:In Iraq, il 25% dei membri del Parlamento devono essere donne,che è cosa buona. Però più  della metà delle donne che sono in parlamento rappresentano la destra religiosa. Quando hanno colpito 25 di noi, a Piazza Tahrir, neppure una sola parlamentare si è pronunciata. In altre parole, queste donne sono marionette.

ITT: Lei è stata minacciata di morte.Perché continua a fare questo lavoro?

YM
: Il governo ci sta minacciando di non rinnovare la registrazione della nostra organizzazione. Ma io ricordo sempre gli occhi delle giovani del nostro rifugio e al fatto che la vita le  ha dato una seconda possibilità per essere scappate al delitto d'onore imposto ad esse per essere state violentate o abusate. Questa seconda opportunità  di vita è importante per queste donne.  Mai lascerò questo mandato, anche se mi colpiscono o qualche ministro corrotto mi dichiara illegale. L'occupazione statunitense ha messo tutte le risorse dell'Iraq in mano ai misogini. Le femministe possono promuovere un futuro migliore per l'Iraq. Siamo in attesa di udire le femministe statunitensi e i progressisti di tutto il mondo.
Vogliamo che ci aiutino a prendere il sopravvento in Iraq.

rebelion.org

traduzione di Lia Di Peri